Le pistole-mitragliatrici Shpagin PPSh-41 e Sudaev PPS-43

Padraig McGrath Fort Russ 6 agosto 2018

La mitragliatrice PPS-43 usata dall’Armata Rossa durante la Grande Guerra Patriottica ha una storia abbastanza affascinante. Meno di un mese prima dell’inizio di Barbarossa nel giugno 1941, l’Armata Rossa adottò formalmente la nota pistola-mitragliatrice PPSh-41 (Shpagin), avendo compreso la necessità dei mitra durante la guerra d’invero. La PPSh-41 era camerata per la cartuccia Tokarev da 7,62x25mm. Aveva un rateo di tiro eccezionalmente alto (1000 colpi al minuto). Il maggiore fattore dall’impatto negativo sulla sua affidabilità, e peggior limite nella produzione in serie, era il caricatore a tamburo da 71 colpi. In seguito fu sviluppato un caricatore da 35 colpi più affidabile. Tutte le grandi nazioni belligeranti nella Seconda guerra mondiale svilupparono modelli economici di pistole-mitragliatori da poter produrre in serie con operai e macchine utensili non specializzati nella fabbricazione di armi da fuoco. Ciò significava utilizzare componenti in lamiera stampata e saldata piuttosto che costruirle con le frese. L’esercito degli Stati Uniti in gran parte sostituì il mitra Thompson (decisamente costosa) con l’M3, meglio conosciuta come “pistola per grasso” perché assomigliava alla pistola per grasso dei meccanici. In totale, costò al dipartimento della Guerra degli Stati Uniti solo 19 dollari, un decimo del prezzo di una Thompson. Naturalmente, questo richiese un design eccezionalmente buono. Un’arma ben progettata non è necessariamente il prototipo tecnicamente più sofisticato: l’aspetto più importante del buon design è che il prototipo attraversi la produzione in serie a basso costo rimanendo un’arma affidabile. Ciò significa che la semplicità è quasi sempre virtù. A rischio di sembrare ovvi, molto spesso, i prototipi tecnicamente più sofisticati si rivelano essere le armi più inaffidabili nelle condizioni in battaglia. Di solito, meno parti mobili vi sono, meglio è.
A questo proposito, a parte il problema del caricatore, la PPSh-41 fu un buon progetto. Richiedeva solo 13,9 chilogrammi di materie prime e 7,3 ore di lavoro a macchina per costruirla. Il Comitato per la Difesa dello Stato dell’URSS non fu completamente soddisfatto, desiderando qualcosa di ancora più veloce ed economico da costruire. Ciò portò allo sviluppo della PPS-42 di Aleksej Sudaev, basato su un progetto di Ivan Bezruchko-Vysotskij. Come la Shpagin, anche la PPS era dotato di cartuccia Tokarev da 7,62x25mm. Fu costruita interamente in lamiera d’acciaio comune. La PPS-42 entrò in produzione per la prima volta a Leningrado durante l’assedio tedesco. In totale, la città di Leningrado produsse 46000 pistole-mitragliatrici PPS durante l’assedio. I modelli PPS-42 furono trasportati direttamente dalla Fabbrica Sestroretsk all’impiego sul fronte. Per gli scopi pratici, fu testata per la prima volta in condizioni reali di battaglia, il che ne spiega il rapido miglioramento tecnico e l’eliminazione dei problemi di affidabilità nei mesi successivi. Ciò portò alla designazione PPS-43 che entrò in produzione di serie in tutta l’Unione Sovietica all’inizio del 1943. Mentre la PPSh-41 (Shpagin) richiedeva 13,9 chilogrammi di materie prime e 7,3 ore di lavoro a macchina per la costruzione (efficienza molto impressionante), la PPS-43 richiedeva solo 6,2 chilogrammi di materie prime e 2,7 ore di tempo di lavoro a macchina. Questi risparmi permisero al Comitato per la Difesa dello Stato di costruire 350000 pistole-mitragliatrici all’anno. Inoltre, il suo meccanismo era ancora più semplice della Shpagin, rendendola eccezionalmente affidabile suil campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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