“Frau Morte Nera”, la ragazza che comandò un plotone di Marines

Sergej Juferev, Libertegérie 30 giugno 2018

Evdokija Nikolaevna Zavalij (28 maggio 1924 – 5 maggio 2010) è l’unica donna nella storia a comandare un plotone della Fanteria di Marina durante la Grande Guerra Patriottica. Durante la guerra, il “plotone di Duskin” terrorizzò i soldati nemici, che ne soprannominarono il comandante “Frau Morte Nera”. Evdokija andò in prima linea giovane, iniziando la guerra da infermiera. Partecipò attivamente alle ostilità, quattro volte ferita. Ricevette quattro ordini militari e quasi 40 medaglie.
Secondo altre fonti, Evdokija nacque nel 1926 nel villaggio Novy Bug, nel distretto di Novobugskij, nella regione di Nikolaev. Le variazioni delle date di nascita sorsero perché alcune enciclopedie indicavano il 1924, mentre un certo numero di pubblicazioni riprendevano Zavalij da una sua intervista, in cui ripeteva che all’inizio della guerra non aveva 16 anni. Perciò, la ragazza non fu presa nell’esercito, anche se espresse tale desiderio ed andò diverse volte alla stazione di polizia militare. La coraggiosa figlia di Nikolaev iniziò la carriera militare alla fine di luglio 1941 con l’assistenza volontaria ai soldati feriti dell’Armata Rossa. Il 25 luglio 1941, aerei tedeschi bombardarono il villaggio natale di Novij Bug. Solo allora, quando l’ultimo reparto sovietico abbandonò questa linea il 13 agosto, persuase il comandante a portarla con sé. In guerra seguì la nonna, nota per curare le persone con erbe e predire il destino. La nonna baciò la nipote e preannunciò le quattro ferite e tornò a casa: “Onuchechka! Quattro volte sanguinerai! Ma porterai oche bianche… “”Mia nonna visse 114 anni”, ricordò in seguito la veterana di guerra.
Andò in guerra col Reggimento di cavalleria della 96.ma Divisione di cavalleria del 2.ndo Corpo di cavalleria. Allo stesso tempo, dovette aggiungersi 3 anni, è venne presa. Disse al comandante del reggimento che aveva 18 anni. Nel reggimento, divenne rapidamente infermiera. “Imparai a somministrare ai soldati feriti l’antitetano, e molte altre operazioni mediche affidate a infermieri esperti”, ricordò dopo la guerra.
La prima volta che Evdokija fu ferito, era mentre attraversava il Dnepr vicino all’isola di Khortitsa. La ferita era seria, un frammento di proiettili colpì lo stomaco. Evdokija finì in un ospedale situato nel villaggio di Kurgan, vicino Krasnodar. I medici l’avrebbero dimessa, ma la ragazza insistette a rimanere nell’Armata Rossa. Dopo il completamento delle cure in ospedale, fu inviata al reggimento di riserva, dove compì il suo primo eroismo in guerra. Durante l’attacco tedesco, portò un ufficiale ferito in un luogo sicuro, bendandolo e salvandolo. Per questo, ebbe l’Ordine della Stella Rossa. Allo stesso tempo, divenne un “uomo” per 8 mesi della sua vita. Come disse Evdokija Zavalij dopo la guerra, “acquirenti” di varie unità militari giunsero nel reggimento di riserva per raccogliere i rinforzi per la prima linea. Uno di loro chiamò la ragazza e le diede al sergente maggiore i documenti. Dopo aver letto la voce: “Sergente Zavalij Evdok. (Dato che le sue iniziali furono tagliate all’ospedale), pensò che fosse Evdoki Zavalij, e la ragazza non disse nulla. All’epoca lei non si notava, aveva lavorato per molto tempo con la falce, e all’ospedale tutti erano vestiti nello stesso modo, avendo una tunica normale e una bisaccia. Così Evdokija entrò nella 6.ta Brigata Fanteria di Marina, combattendo nel Caucaso settentrionale. A Mozdok, Evdokija Nikolaevna catturò un ufficiale tedesco, è fu nominata comandante del dipartimento d’intelligence, dove combatté eroicamente. Nell’autunno 1942, si distinse presso il villaggio di Gorjachij Kljuch, consegnando munizioni e provviste inviate sul fiume fino al distaccamento paracadutisti. Evdokija Zavalij passò gli 8 mesi “senza mascherarsi”, facendo la parte del “suo fidanzato”. Tutto fu scoperto dopo un altro grave infortunio. Durante i feroci combattimenti nel Kuban, la zona della stazione della compagnia di Crimea, in cui Evdokija Zavalij serviva, fu circondato. In battaglia, il comandante fu ucciso. Notando che i soldati erano un po’ imbarazzati, Evdokija Nikolaevna (allora caposquadra) si alzò in piedi e gridò: “Rota! Ascoltatemi! Seguitemi!” Andarono all’attacco. I soldati la seguirono e spezzando la resistenza dei tedeschi, evitarono l’accerchiamento. In questa battaglia, la ragazza fu seriamente ferita. Solo allora che “Evdoki” fu smascherato.
La ragazza temeva che potesse essere rimandata nell’infermiera. Tuttavia, la scoperta non influenzò il suo futuro destino da militare. Come ci ricordò Evdokija Zavalij, “Nessuno disse nulla”. Molto probabilmente, tutte le conquiste militari acquisite all’epoca influenzarono. Dopo le cure, la ragazza fu inviata nella città di Frunze (ora Bishkek) nel febbraio 1943 per tirocini di sei mesi da tenente. Dopo aver completato questi corsi nell’ottobre 1943, Evdokija Zavalij fu nominato comandante di plotone di una Brigata di mitraglieri della 83.ma Divisione. Subito dopo la nomina, molti ufficiali e soldati dell’unità la trattarono con ironia, chiamando la sua unità “Plotone Duskin”. Tuttavia, molto rapidamente, l’atteggiamento nei suoi confronti cambiò e il gruppo ricevette un altro soprannome: “Guardia di Duskin”. È incredibile come una ragazza fragile sia riuscita non solo a organizzare i soldati, ma anche a ottenerne sottomissione e rispetto. La ragazza, che nel dopoguerra ricordava che russi avevano più paura dei topi al fronte, decine di uomini eseguivano i suoi ordini da subordinati. Certo, non tutto andò liscio. Per esempio, Vanja Savin, nella sua squadra, subito disse che non le avrebbe obbedito. Tuttavia, nella battaglie di Budapest, coprì Evdokija da un proiettile tedesco che lo colpì al petto. Il ricordo dei combattenti nel suo plotone e che non tornarono dalla guerra, Evdokija lo portò con sé per tutta la vita.
Da comandante di plotone di mitraglieri, la coraggiosa ragazza partecipò alla più grande operazione anfibia della Grande Guerra Patriottica, lo sbarco di Kerch-Eltingensk. Sotto l’intenso fuoco nemico i suoi Fanti di Marina sbarcarono sulla testa di ponte e assicurarono lo sbarco delle forze principali. Per questa operazione ebbe l’Ordine della Guerra Patriottica di I rango. Partecipò alla liberazione di Sebastopoli, nell’assalto al monte Sapun (per cui ebbe l’Ordine della guerra patriottica di II rango). Partecipò alle battaglie di Balaklava, Kerch ed estuario del Dnestr. Il comandante della 83.ma Brigata dei Fanti di Marina Aleksandr Kuzmichev nelle memorie dichiarò: “Il Plotone comandato dal Tenente della Guardia Evdokija Zavalij era sempre in prima linea nella Brigata Combattente, ferro di lancia dei Fanti di Marina. Furono inviati in zone particolarmente difficili. Le sue manovre ed audaci incursioni resero Evdokija e la sua squadra terrore del nemico, tanto che i tedeschi soprannominarono la ragazza “Frau Morte Nera”, dato che chiamavano i commando “commissari neri”. Il Plotone particolarmente distintosi sotto il comando di Zavalij arrivò a Budapest durante l’offensiva. Il suo plotone fu incaricato di occupare il quartier generale del comando tedesco. Arrivarci era semplicemente irrealistico. Ma i Marines trovarono una strada, decidendo di usare un canale parzialmente riempito di liquami. Poiché era molto difficile respirare, il gruppo d’assalto ricevette 18 sacchi d’ossigeno catturati ai soldati, usandoli uno alla volta. Allo stesso tempo, 2 Fanti di Marina vi morirono soffocati e rimasero per sempre nella metropolitana di Budapest. Tuttavia, la maggior parte di loro arrivò al tergo del comando tedesco. Una volta fuori, i soldati eliminarono una squadra di mitragliatrici tedesche e fece irruzione nel bunker fortificato. I tedeschi, che non si aspettavano l’attacco, non opposero resistenza. Il trofeo catturato più prezioso erano le mappe operative nemiche. Avendo “dominato” il bunker, i Marines iniziarono a sparare alle spalle dei nazisti, che si disorganizzarono e il panico si diffuse nelle loro file. Presto, una compagnia di Marines e altre unità delle truppe sovietiche vennero in aiuto del gruppo di Evdokia. Insieme presero il castello in cui si trovavano i quartieri generali tedeschi e liberarono i quartieri vicini.
Riuscirono anche a catturare un generale tedesco, che si rifiutò di credere che gli esploratori si fossero infiltrati nella postazione sotterranea dei tedeschi. Non ci credette prima di vedere i combattenti che non avevano ancora avuto il tempo di lavarsi. La seconda volta, non credette quando scoprì che la ragazza era a capo dell’unità. Il generale ne fu persino offeso, pensando che si stavano prendendo gioco di lui. Poi il Tenente Evdokija Zavalij venne convocata al quartier generale quando fu vista dal generale disse che “Frau Russich è un commissario nero! Gut! Gut!” E le porse la sua “Walter”. Poi i soldati del suo plotone incisero questa pistola. Per questa operazione nell’assalto di Budapest, Evdokija ebbe l’Ordine della Bandiera Rossa.
Durante la guerra, la ragazza fu ferita quattro volte. Ma una volta che la predizione della nonna si avverò, tornò a casa. Allo stesso tempo, durante la guerra, la ragazza fu “sepolta” due volte. La prima volta durante la traversata dell’estuario del Dnestr. Eudokija ricordò per tutta la vita come due soldati tedeschi marciarono sul terreno dove giacevano i cadaveri dei Marines. Uno di essi trafiggeva i corpi con una baionetta, e se il soldato ferito mostrava segni di vita, il secondo tedesco lo finiva con un proiettile in testa. Guardando questa immagine terribile, Evdokija fu costretta ad aspettare il suo destino. Durante l’attacco dopo la traversata, fu scioccata da un proiettile esploso nelle vicinanze, per questo non riuscì nemmeno a muoversi, e non poté prendere le armi. Intuendo che i tedeschi si avvicinavano, cercò di trattenere il respiro e sentì improvvisamente un dolore alla gamba. Uno dei tedeschi la pugnalò con la baionetta per controllare se fosse viva, Evdokija Zavalij miracolosamente riuscito a non reagire. All’alba, quando il suo battaglione scacciò i tedeschi della riva occidentale dell’estuario del Dnestr, la scoprirono sanguinante. In quel momento nel quartier generale della 83.ma Brigata l’avevano data per morta. Sulla fossa comune di Belgorod-Dnestrovskij tra gli altri nomi apparve il suo. La seconda volta che questa incredibile ragazza venne “seppellita”, fu in Bulgaria, il suo nome fu inciso sul monumento, ma riuscì ad ingannare la morte.
Il Tenente comandante Evdokija Zavalij ebbe un glorioso curriculum in battaglia. Fu direttamente coinvolta nella difesa del Caucaso, combatté per la liberazione di Crimea e Bessarabia, nelle battaglie sul Danubio, liberò dai nazisti Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Austria e Cecoslovacchia , a volte di notte andava col suo plotone all’attacco 8-9 volte. Dopo la guerra, la ragazza coraggiosa andò a studiare in una scuola militare, ma risentì delle ferite di guerra, e nel 1947 fu dimessa dalle forze armate andando a vivere a Kiev. I ricordi del passato di guerra non sparirono per anni dopo la guerra, sognava di andare all’attacco urlando, spaventando i vicini. Ma col passare del tempo, passò, ma i suoi commilitoni, specialmente quelli che non tornarono da tale terribile guerra, li ricordò per tutta la vita. Nella capitale dell’Ucraina, la ragazza trovò l’amore e si sposò, avendo due figli, quattro nipoti e altrettanti pronipoti. Dopo la guerra, lavorò come responsabile di una salumeria e partecipò alle attività pubbliche. Visitò numerose città, unità militari e subunità, navi e persino sottomarini, incontrò le giovani generazioni, frequentò le scuole. Evdokija Zavalij visse una lunga vita, morendo il 5 maggio 2010, poco prima del 65° anniversario della Vittoria. Evdokija Zavalij divenne cittadina onorario di otto città, tra cui Burgas, Varna, Belgorod-Dnestrovskij e Novy Bug.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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