Battaglie navali della Rivoluzione del 1905

Alessandro Lattanzio

La rivoluzione russa del 1905 iniziò come conseguenza della devastante guerra russo-giapponese e della sconfitta subita nella battaglia di Tsushima. La rivolta (che coinvolse movimenti comunisti e socialisti) coinvolse diversi ammutinamenti. Gli eventi navali della rivoluzione costituirono una delle imprese storiche più note della guerra sul mare. La Marina Militare sovietica considerò la guerra navale del 1905 fase embrionale della propria formazione.

27 giugno 1905, ammutinamento della corazzata Potjomkin, afflitti da degrado delle condizioni di vita, la rivolta dei marinai si scatenò quando il secondo in comando minacciò di sparare. Durante l’ammutinamento, il secondo in comando fu eliminato dopo aver ucciso uno dei leader degli ammutinati. Alla fine, sette ufficiali morirono durante la presa della nave e gli altri furono prigionieri. I marinai abbatterono le bandiere imperiali e sollevarono la bandiera rossa. Poco dopo la corazzata rivoluzionaria catturò la torpediniera n° 267, facendo prigionieri altri cinque ufficiali. La cattura della n° 267 fu la vittoria navale socialista/comunista sul mare.

28 giugno 1905, la corazzata Potjomkin, presso a Odessa, dove erano sbarcati i marinai per sostenere la rivolta della città, s’impadronì della nave da trasporto militare Vekha.

29 giugno 1905, durante i funerali del marinaio rivoluzionario ucciso durante l’ammutinamento, l’esercito tentò un’imboscata ai marinai. La corazzata Potjomkin sparò 2 colpi da 152 mm contro il teatro dove si riunivano gli ufficiali.

30 giugno 1905, Azione a Odessa; la corazzata Potjomkin salpò da Odessa per affrontare le corazzate imperiali Tri Svjatitelja, Dvenadsat Apostolov e Georgij Pobedonosets. Tuttavia, le 3 navi gli equipaggi si rivoltarono. Un secondo squadrone composto dalle corazzate imperiali Rostislav e Sinop arrivò e la corazzata Potjomkin salpò verso la nuova squadra di navi da guerra, ma non un solo proiettile fu sparato per l’opposizione de marinai sulle altre corazzate. La corazzata Dvenadsat Apostolov tentò lo speronamento, ma i marinai a bordo sventarono la manovra. Mentre la flotta si ritirava, i marinai della Georgij Pobedonosets presero il controllo della nave e si unirono alla Potjomkin (solo un ufficiale si suicidò).

Georgij Pobedonosets

1 luglio 1905, i controrivoluzionari a bordo della Georgij Pobedonosets ripresero il controllo della corazzata, costringendola ad attraccare ad Odessa. Alla fine 3 rivoluzionari furono giustiziati e altri 19 condannati ai lavori forzati. Allo stesso tempo, il trasporto Vekha rimase ad Odessa senza seguire le navi rivoluzionarie (il suo equipaggio accettò solo il controllo rivoluzionario, proteggendo gli ufficiali). Lo stesso giorno, l’equipaggio del posamine Prut si ammutinò e aderì alla Rivoluzione, tuttavia scoprirono che la Potjomkin aveva Odessa: i marinai decisero di navigare verso Sebastopoli per ispirare l’ammutinamento sulle altre navi, ma la torpediniera imperiale Stremitelnyj lo catturò. Quattro marinai del Prut (incluso il leader rivoluzionario) furono giustiziati.

Prut

2 luglio 1905, la torpediniera rivoluzionaria n° 267 ha tentato di entrare nel porto rumeno di Costanza assieme alla Potjomkin per chiedere carburante. L’incrociatore protetto rumeno Elisabeta aprì il fuoco contro la 267 che ritornò dalla Potjomkin. In seguito, i rumeni si rifiutarono di rifornire i marinai rivoluzionari costringendo le due navi a salpare per Teodosia.

6 luglio 1905, a Teodosia, i marinai della corazzata Potjomkin tentarono di catturare tre barconi carichi di carbone, ma furono attaccati dall’esercito che sparò dalla riva (22 marinai furono uccisi e 8 catturati). I marinai organizzarono uno sbarco dalla Potjomkin e dalla n° 267. Il giorno precedente il governatore della città offrì cibo ma non carbone. Allo stesso tempo, alcuni marinai della torpediniera n° 267 tentarono l’ammutinamento, ma fallirono.

7 luglio 1905, la corazzata rivoluzionaria Potjomkin raggiunse Costanza, dove i marinai consegnarono la nave in cambio dell’asilo politico. L’equipaggio semiaffondò la corazzata. Il leader della rivolta Afanasij Matjushenko tornò in Russia ma fu arrestato e giustiziato (incontrò anche Lenin, ma non era affine agli anarchici). La torpediniera n° 267 decise di arrendersi a Sebastopoli.

Fonte: Soviet Empire

Precedente Battaglie navali della Repubblica russa del 1917 Successivo Quando l'Aeronautica nordcoreana combatté Israele