Pilota ex-sovietico insiste che il volo KAL 007 spiasse

Michael R. Gordon, NYT 9 dicembre 1996

Gennadij Osipovich teneva le sue grandi mani per mostrare come, 13 anni fa, manovrò il suo caccia Su-15 per abbattere un Boeing 747 coreano. Era la mattina del 1° settembre 1983 e l’aereo del Tenete-Colonnello Gennadi Osipovich si era allontanata dalla base segreta sull’isola di Sakhalin per intercettare un intruso. Dopo aver tracciato l’aereo non identificato a più di 60 miglia, il pilota sovietico si avvicinò per dare un’occhiata. “Ero proprio accanto, alla stessa quota, a 150-200 metri di distanza”, ricordava a un giornalista. Dalle luci lampeggianti e dalla configurazione delle finestre, riconobbi l’aereo come civile, disse. “Vidi due file di finestre e sapevo che era un Boeing. Sapevo che si trattava di un aereo civile. Ma questo non significava niente. È facile trasformare un aereo civile in uno militare”. Qualche minuto dopo lanciò due missili aria-aria, abbattendo il Volo 007 della Korean Air Lines con 269 persone e provocando ciò che Boris N. Eltsin definì la peggiore tragedia della guerra fredda. Tredici anni dopo l’abbattimento del KAL 007, il dibattito continua a imperversare sul fatto che l’Aeronautica Militare sovietica mostrasse disinteresse per la vita umana e perché l’aereo coreano fosse così lontano dalla rotta. Nella prima intervista a un giornalista nordamericano, il pilota affrontò alcuni misteri che ancora circondano l’incidente, anche se la questione centrale del perché l’aereo, in rotta da Anchorage, in Alaska, a Seoul, in Corea del Sud, fosse così fuori rotta è ancora dibattuto. Comunista che vive nel Caucaso, il colonnello Osipovich insiste sul fatto che l’aereo di linea fosse impegnato in una missione di spionaggio e che non c’erano passeggeri civili a bordo. Si considera anche fortunato per aver raggiunto una certa celebrità distruggendo il Volo 007. Una delle poche lamentele è che le autorità sovietiche gli diedero un bonus per aver abbattuto l’aereo inferiore più di quanto sperasse:: 200 rubli meno una piccola tassa per le spese postali. Il militare che per primo rilevò l’aereo sul radar ricevette un bonus di 400 rubli, si lamentava. “Chi non prese parte a questa operazione ricevette il doppio della mensilità”, diceva. ”A quel tempo, la paga mensile era di 230 rubli. Quindi mi aspettavo almeno 400 rubli”.
Per anni, gli esperti discussero se il pilota sovietico fosse consapevole di aver abbattuto un aereo civile o di aver scambiato il 747 con un aereo da ricognizione militare statunitense RC-135. Ma il Colonnello Osipovic dice che sapeva di non avere dubbi sul fatto che avesse a che fare con un aereo civile e non un RC-135. Visto col prisma della guerra fredda, il pilota trattò l’aereo non come di linea perdutosi, ma in nefasta missione contro la Patria sovietica. Il Colonnello Osipovich rivelò che nella pressione del momento, non descrisse completamente l’intruso ai controllori di terra sovietici. “Non dissi a terra che si trattava di un aereo Boeing”, ricordava, “Non me lo chiesero”. Comunque, disse ai controllori di terra sovietici che l’aereo aveva luci lampeggianti accese, il che dice che indicava che poteva trattarsi di un aereo da trasporto.
Nato in Siberia, il Colonnello Osipovich non volle inizialmente essere pilota, ma marinaio, passò all’aviazione dopo essere entrato in un club di volo locale. Il suo tocco di notorietà iniziò quando fu richiamato dalle vacanze nell’agosto del 1983 e assunse incarico temporaneo. Per diversi giorni visse in una piccola casa alla fine della pista presso la Bse segreta Sokol. Il 1° settembre, la sua unità ricevette l’ordine urgente di decollare. Un aereo sconosciuto aveva sorvolato la Kamchatka e si dirigeva su Sakhalin. “Per noi questo era tutto”, disse, ricordando l’ordine. “Significa che dovevamo solo decollare ed abbattere qualcuno”. Il Colonnello Osipovich era diretto verso l’intruso e intercettò l’aereo a circa 95 miglia dallo spazio aereo sovietico. Manovrò dietro l’aereo e da una distanza di 13 chilometri lo mise nel mirino. “Era enorme”, disse. “Lo vidi tutto, comprese le luci lampeggianti sopra e sotto”. Il suo primo pensiero fu che si fosse un aereo da trasporto sovietico utilizzato per testare la prontezza delle forze della Difesa Aerea. “Pensavo fosse una specie di ispezione, perché mai prima d’ora avevo visto volare aerei stranieri con quelle luci lampeggianti”, disse. Mentre gli aerei dell’intelligence statunitense volavano comunemente lungo la periferia sovietica, le compagnie aeree commerciali occidentali non si avvicinarono mai alla regione sovietica militarizzata, seguendo rotte a centinaia di chilometri di distanza. Contrarie le denunce dei superiori che l’esortavano ad essere cauto, il Colonnello Osipovich disse che era pronto a sparare all’aereo non appena violasse il confine e si rammarica ancora che non gli fu permesso di farlo. “Chiesi a terra cosa fare”’, disse. “Si spaventarono e mi dissero di farlo atterrare, fu il nostro grave errore”. Se l’aereo si fosse schiantato sul territorio sovietico, disse, le autorità avrebbero recuperato la prova che si trattava di una missione di spionaggio.
Avvicinandosi all’obiettivo, il Colonnello Osipovoich mise il suo caccia Su-15 a fianco del 747 a una quota di circa 11000 metri. La doppia fila di finestre del 747 era visibile, disse. Ma il pilota sovietico non poteva vedere nell’abitacolo dell’aereo coreano o i passeggeri attraverso i finestrini. Alcuni esperti ritengono che molte tendone sulle finestre sarebbero state tirate a quell’ora della notte. Per provare ad avvertire l’aereo, sparò col cannone tre volte in totale di 520 colpi. Ma i proiettili non erano traccianti e non erano visibili di notte. Disse che i piloti coreani avrebbero dovuto vedere i lampi dell’arma e che lo notarono quando il Su-15 accese le luci. Quello, disse, era il segnale di seguire l’intercettatore sovietico nella base o rischiare l’abbattimento. ” L’avrei fatto atterrare sul nostro aeroporto, e lo volevo”, disse. “Crede che volessi abbatterli? Avrei preferito berci assieme”. Ma non provò a usare la radio per chiamarla, dicendo che non c’era tempo e che l’intruso non avrebbe capito il russo. “Come potevo parlargli?”, disse. “Deve conoscere la lingua”. Il Colonnello Osipovich affermava di aver usato la procedura standard per assicurarsi che non stesse abbattendo un aereo da trasporto sovietico. Il suo caccia Su-15 emise segnali elettronici che avrebbero comportato una risposta da un aereo sovietico identificandolo come amico. Gli aerei commerciali occidentali non sono attrezzati per rispondere ai segnali militari sovietici e non fu ricevuta alcuna risposta “amichevole”. A quel punto, il grosso problema dei sovietici non era più stabilire l’identità dell’intruso, ma piuttosto il tempo, disse. L’aereo intruso sarebbe presto sorvolato l’Isola di Sakhalin rientrando nello spazio aereo internazionale. Preoccupato che l’intruso potesse andarsene, il pilota sovietico si preoccupò quando rallentò a 350 nodi, facendo sì che l’aviogetto del Colonnello Osipovich superasse la preda.
Il Colonnello Osipovich osservò il rallentamento come indicazione che l’aereo coreano l’avesse visto e cercasse di eluderlo. Alcuni esperti ritengono che l’aereo coreano semplicemente iniziò l’ascesa pianificata in conformità col piano di volo. Ma il Colonnello Osipovich insiste sul fatto che il 747 non ascese o scese. In ogni caso, gli fu ordinato di abbatterlo. Compiendo una manovra che i piloti russi chiamano “serpente”, scese e sparò dietro l’intruso due missili. “Grazie a Dio, lo colpirono”, ricordò. Quando il KAL 007 fu abbattuto, c’erano solo 20-25 secondi dal raggiungere il territorio neutrale, disse il che avrebbe impedito il lancio. Per anni, al pilota fu precluso parlare alla stampa. Divenne navigatore di un reggimento e corse un pericolo quando il guasto al motore lo costrinse ad eiettarsi ferendosi alla schiena e impedendogli di volare. Lasciò il servizio militari nel 1986 sottotono. Ora a 52 anni, coi capelli bianchi, il Colonnello Osipovich, come molti ex-militari, si affida a una piccola pensione di circa 150 dollari al mese. Ma col governo a corto di denaro, affermava che non poteva ricordare l’ultima volta che l’aveva ricevuta, dipendendo dal piccolo orto per il cibo. I cetrioli sono uno dei suoi spuntini principali. È ancora trattato con rispetto. In un recente seminario a Mosca sponsorizzato dal quotidiano di sinistra Trud, che organizzò il viaggio del Colonnello Osipovich nella capitale, l’ex-pilota ebbe un brindisi al ricevimento.
Povero e diffamato in occidente, è orgoglioso della propria fama, che comportano ancora numerose richieste di interviste. Sorseggiando un bicchiere di vodka, disse a un visitatore: “Sono fortunato”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “Pilota ex-sovietico insiste che il volo KAL 007 spiasse

  1. Marco Escarotico il said:

    Guarda caso il pilota dell’aereo sudcoreano era un ex militare, forse il pilota personale del presidente Chun Doo-hwan (come riportato nel libro di Maurizio Riotto “Storia della Corea”).

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