| |
| |
11 Settembre
- Intervista a Kurt Sonnenfeld
|
|
| |
Introduzione
Kurt Sonnenfeld si è laureato all’Università del Colorado
(USA) alla facoltà di Affari Internazionali ed Economici, nonché
in Letteratura e Filosofia. Ha lavorato per il governo degli Stati Uniti
come videografo ufficiale ed è stato Direttore delle Operazioni
di Trasmissione per il National Emergency Response Team della FEMA (
Federal
Emergency Management Agency [1]). In più, Kurt Sonnenfeld
è stato assunto da varie altre agenzie e progetti governativi per
operazioni segrete e “
delicate” in installazioni
scientifiche e militari sparse per gli Stati Uniti.
Dopo l’11 settembre 2001, la zona conosciuta come “
Ground
Zero” venne chiusa agli sguardi del pubblico. A Sonnenfeld,
tuttavia, venne garantito accesso senza restrizioni, il che gli consentì
di raccogliere documenti per le indagini (che non ebbero mai luogo) e
di fornire alcuni filmati “
epurati” a quasi tutti
i network televisivi del mondo. I nastri che rivelano alcune delle anomalie
che egli potè notare a
Ground Zero sono ancora in suo
possesso.
Accusato di un crimine mai avvenuto in un’operazione fatta apposta
per incastrarlo, Kurt Sonnenfeld ha subito persecuzioni attraverso più
continenti. Dopo molti anni di paura, ingiustizia e isolamento ha deciso
di schierarsi apertamente contro la versione ufficiale del governo ed
è pronto a sottoporre il suo materiale al vaglio di esperti affidabili.
Intervista
Voltaire Network: Il suo libro autobiografico “El Perseguido”
(Il perseguitato) è stato recentemente pubblicato in Argentina,
dove lei vive in esilio dal 2003. Ci dica chi la sta perseguitando.
Kurt Sonnenfeld: Anche se è autobiografico, non è la storia
della mia vita. E’ piuttosto la storia degli eventi straordinari
che sono accaduti a me e alla mia famiglia, per mano delle autorità
statunitensi, nell’arco di più di sette anni e nello spazio
di due emisferi, dopo il mio periodo di lavoro a Ground Zero che mi
aveva trasformato in un testimone scomodo.
Voltaire Network: Lei ha spiegato che la sua richiesta dello status
di rifugiato, presentata ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951,
è ancora al vaglio del Senato argentino, mentre nel 2005 le è
stato concesso l’asilo politico, sebbene su base provvisoria.
Ciò la rende probabilmente il primo cittadino americano in questa
situazione! Ed è senza dubbio il primo funzionario del governo
americano, avente contatto diretto con eventi legati all’11 settembre,
che abbia deciso di rompere il silenzio. E’ questo che l’ha
costretta all’esilio?
Kurt Sonnenfeld: Un rifugiato è una persona che è
stata costretta ad andarsene per sempre (o a restare temporaneamente
lontano) dal proprio paese per motivi di persecuzione. E’ innegabile
che molte persone siano state perseguitate a causa delle leggi e delle
politiche semi-fasciste introdotte dopo l’11 settembre 2001 e
che anch’esse meritino lo status di rifugiati. Ma il problema
è che richiedere lo status di rifugiati è un passo azzardato
e pericoloso da compiere. L’America è l’unica “superpotenza”
rimasta nel mondo e il dissenso viene represso con grande efficacia.
Qualunque persona che richieda lo status di rifugiato per motivi politici
compie per definizione un gesto di dissenso estremo. E se la tua richiesta
viene respinta, cosa fai? Una volta fatta la richiesta non si torna
più indietro.
Personalmente, non sono stato costretto a lasciare gli Stati Uniti e
di certo non sono “fuggito”. A quell’epoca
ero ancora abbastanza ignaro di ciò che si stava tramando contro
di me. Non avevo ancora collegato i puntini; perciò quando partii
nel 2003 avevo tutta l’intenzione di ritornare. Ero venuto in
Argentina per avere un attimo di respiro, per cercare di riprendermi
dopo tutto ciò che mi era accaduto. Sono venuto qui in piena
libertà, con il mio passaporto e usando le mie carte di credito.
Ma a causa di un’incredibile serie di avvenimenti, da allora sono
stato costretto all’esilio e non sono più tornato indietro.
Voltaire Network: A che tipo di avvenimenti si riferisce?
Kurt Sonnenfeld: Sono stato colpito da false accuse di “reati”
che dimostrabilmente non sono mai stati commessi, sono stato incarcerato
abusivamente e torturato a causa di quelle accuse, ho dovuto subire
calunnie oltraggiose sulla mia reputazione, minacce di morte, tentativi
di sequestro e varie altre violazioni dei diritti umani e civili garantiti
dagli accordi internazionali. Il mio ritorno negli Stati Uniti mi esporrebbe
non solo alla perpetuazione di queste violazioni, ma anche alla separazione
– forse permanente – da mia moglie e dalle mie gemelle di
tre anni, gli unici motivi che mi restano per vivere. Inoltre, vista
l’impossibilità di avere un processo equo per un crimine
che non è mai avvenuto, rischierei anche la pena di morte.
Voltaire Network: Nel 2005 il governo americano ha presentato una richiesta
per la sua estradizione, che è stata respinta dal Giudice Federale.
Poi nel 2007 la Corte Suprema di Argentina – in una manifestazione
d’integrità e indipendenza – ha respinto la richiesta
di appello, ma il suo governo non desiste. Può fare un po’
di luce su questa situazione?
Kurt Sonnenfeld: Nel 2008 il governo americano ha richiesto un
nuovo appello, stavolta senza averne il minimo fondamento legale, alla
Corte Suprema, con il quale di certo impugnerà le già
inattaccabili ordinanze del Giudice Federale. In queste ordinanze si
faceva notare, tra l’altro, che ci sono troppe “sombras”,
cioè ombre, sul mio caso. C’erano molte, molte evidenti
mistificazioni nell’ordine di estradizione inviato dalle autorità
USA e, fortunatamente, siamo riusciti a dimostrarlo. Anzi, le mistificazioni
erano così numerose che sono poi servite da sostegno alla mia
richiesta di asilo. Siamo anche riusciti a dimostrare di aver subito
una campagna di vessazioni e intimidazioni da parte dei servizi segreti
americani. Come risultato, da quel momento in poi alla mia famiglia
è stato assegnato un servizio di scorta della polizia che opera
24 ore su 24. Come un senatore ha fatto notare riguardo al mio caso:
“E’ il loro comportamento che tradisce le loro vere
motivazioni”.
Voltaire Network: Per essere un “crimine mai avvenuto”
la stanno cercando con molta ostinazione! Come spiega un simile accanimento?
Come funzionario della FEMA lei doveva godere della fiducia del suo
governo. Quand’è che la situazione si è capovolta?
Kurt Sonnenfeld: Guardandomi indietro, mi rendo conto adesso che la
situazione si era capovolta molto prima che io comprendessi che si era
capovolta. All’inizio, le false accuse contro di me erano completamente
irrazionali e io ne fui totalmente distrutto. E’ già abbastanza
difficile dover affrontare il suicidio di una persona che ami, ma essere
accusato del suo omicidio è troppo da sopportare. Il caso fu
chiuso sulla base di una montagna di prove che mi assolvevano in maniera
irrefutabile (Nancy, mia moglie, aveva lasciato una lettera prima di
suicidarsi, teneva un diario in cui registrava i suoi propositi suicidi,
aveva una tradizione di suicidi in famiglia, ecc.). L’accusa volle
essere certa al 100% della mia innocenza prima di chiedere il rigetto
delle imputazioni.
Ma il fatto che io rimanessi in carcere anche DOPO che era stato emesso
l’ordine di scarcerazione mi fece capire che stava accadendo qualcosa
sotto la superficie. Venni tenuto in carcere per QUATTRO MESI dopo che
i miei avvocati erano stati informati del mio proscioglimento e venni
infine liberato nel giugno del 2002. Durante quel periodo, iniziarono
a verificarsi una serie di strani avvenimenti. Mentre ero ancora in
carcere, ebbi una conversazione telefonica con alcuni funzionari della
FEMA [1] tentando di risolvere la mia questione,
e lì mi resi conto che mi consideravano “compromesso”.
Mi fu detto che tutti erano d’accordo sul fatto che “l’agenzia
andava protetta”, soprattutto alla luce degli sconvolgimenti
che incombevano con il varo del “Patriot Act [2]”
e l’atteso trasferimento di competenze che sarebbe avvenuto con
la nuova Homeland Security [3]. Dopo tutti
i pericoli che avevo corso, tutte le traversie e le difficoltà
che avevo affrontato per loro negli ultimi 10 anni, mi sentii tradito.
Fu una cosa che mi lasciò un vuoto nell’anima.
In seguito a questo abbandono, dissi loro che non avevo più i
nastri, che li avevo dati a “un burocrate” di New
York e che avrebbero dovuto attendere la mia scarcerazione per poter
ritrovare qualunque documento in mio possesso. Poco tempo dopo quella
conversazione, la mia casa fu “sottoposta a sequestro”,
le serrature furono cambiate e i vicini videro alcuni uomini che entravano
nella casa, anche se il tribunale non ha trascritto su nessun verbale
le loro testimonianze, come sarebbe stato obbligato a fare. Quando finalmente
fui rilasciato, scoprii che il mio ufficio era stato messo a soqquadro,
il computer era sparito, la videoteca che tenevo nel seminterrato era
stata perquisita e mancavano molte videocassette. C’erano uomini
perennemente parcheggiati nella strada dietro casa mia, il mio sistema
di sicurezza era stato “violato” più di
una volta, le luci di sicurezza esterne erano state disattivate, ecc..
A questo punto me ne andai a stare nella casa di montagna di alcuni
amici, e PERFINO QUESTA fu saccheggiata.
Chiunque cerchi la verità dovrà riconoscere che vi è
stata una sconcertante serie di irregolarità in questo caso e
che una mostruosa ingiustizia è stata perpetrata contro di me
e i miei cari. Questa intensa campagna per riportarmi sul suolo americano
è un falso pretesto che cela motivi più oscuri.
Voltaire Network: Lei ha fatto capire di aver visto a Ground
Zero alcune cose che non concordano con la versione ufficiale.
Ha fatto o detto qualcosa che potesse sollevare sospetti in questo senso?
Kurt Sonnenfeld: In quella stessa telefonata dissi che avrei
“reso pubblici” i miei sospetti, non solo riguardo
ai fatti dell’11 settembre 2001, ma anche riguardo a vari altri
contratti su cui avevo lavorato in passato.
Voltaire Network: Su cosa erano fondati i suoi sospetti?
Kurt Sonnenfeld: Ripensandoci, c’erano molte cose a Ground
Zero che non quadravano. Era strano, a mio avviso, che mi fosse
stato comunicato di andare a New York ancora prima che il secondo aereo
colpisse la Torre Sud, quando i media parlavano ancora di un “piccolo
aereo” entrato in collisione con la Torre Nord; una catastrofe,
fino a quel punto, di dimensioni troppo ridotte per poter interessare
la FEMA. Invece la FEMA fu mobilitata in pochi minuti, mentre ci vollero
dieci giorni per inviarla a New Orleans dopo l’uragano Kathrina,
nonostante l’abbondante preavviso! Era strano che ogni videocamera
fosse severamente proibita entro il perimetro di sicurezza di Ground
Zero, che l’intera zona fosse dichiarata “scena
del delitto”, ma poi tutte le “prove”
all’interno della scena del delitto venissero rimosse e distrutte
con grande rapidità. Infine trovai molto strano che la FEMA e
altre agenzie federali si fossero già posizionate nel loro centro
operativo al Molo 91 il 10 settembre 2001, il giorno prima
degli attacchi!
Ci si chiede di credere che tutte e quattro le “indistruttibili”
scatole nere dei due jet che colpirono le Twin Towers non siano
mai state ritrovate perché completamente vaporizzate, eppure
io ho girato alcune riprese delle ruote di gomma del carrello di atterraggio
degli aerei rimaste quasi intatte, così come i sedili, parte
della fusoliera e una turbina, che non si erano per nulla vaporizzate.
Detto questo, trovo piuttosto strano che tali oggetti possano essere
usciti intatti da un disastro che ha trasformato gran parte delle Twin
Towers in polvere sottile. E nutro seri dubbi sull’autenticità
di una “turbina di jet”, di gran lunga troppo piccola
per appartenere a uno dei Boeing!
Ciò che accadde all’Edificio 7 [4]
è poi incredibilmente sospetto. Ho dei video che mostrano che
il cumulo di macerie era incredibilmente piccolo e che gli edifici ai
due lati non erano stati toccati dall’Edificio 7 durante il crollo.
Non era stato colpito da nessun aereo, aveva subito solo danni minori
quando le Twin Towers crollarono e c’erano solo piccoli
incendi su un paio di piani. Quell’edificio non poteva implodere
in quel modo senza una demolizione controllata. Eppure il crollo dell’Edificio
7 fu scarsamente menzionato dai media e sospettamente ignorato dalla
Commissione sull’11 Settembre.
Voltaire Network: Stando ai rapporti, i piani sotterranei del WTC7
contenevano materiali d’archivio importanti e indiscutibilmente
compromettenti. Si è imbattuto in qualcuno di questi materiali?
Kurt Sonnenfeld: I Servizi Segreti [5], il
Dipartimento della Difesa [6], l’FBI [7],
l’Internal Revenue Service [8], la Commissione
Sicurezza e Scambi [9] e il “Centro Crisi”
dell’Ufficio per la Gestione delle Emergenze [10]
vi occupavano ampi spazi che si estendevano per diversi piani dell’edificio.
Anche altre agenzie federali avevano lì i propri uffici. Dopo
l’11 settembre si scoprì che nascosta nell’Edificio
7 c’era la più grande centrale nazionale clandestina della
Central Intelligence Agency [11] al di fuori
di Washington, DC, una base operativa dalla quale si potevano spiare
diplomatici delle Nazioni Unite e si preparavano missioni di antiterrorismo
e controspionaggio.
Al WTC7 non c’erano parcheggi sotterranei. E non c’erano
camere blindate sotterranee. Le agenzie federali con sede al WTC7 tenevano
i loro veicoli, documenti e materiali nell’edificio dei loro associati,
al di là della strada. Al di sotto del piano terra dell’US
Customs House (Edificio 6 [12]) c’era
un ampio garage, separato dal resto dell’area sotterranea del
complesso e tenuto sotto stretta sorveglianza. Era qui che le agenzie
governative parcheggiavano le loro auto a prova di bomba e le limousine
blindate, i finti taxi e i finti furgoni della compagnia telefonica
usati per la sorveglianza e le operazioni segrete, i furgoni specializzati
e altri veicoli. Inoltre da quell’area di parcheggio si poteva
accedere al sottolivello in cui si trovava la camera blindata dell’Edificio
6.
Quando crollò la Torre Nord, la US Customs House (Sede
della Dogana, nell’Edificio 6) rimase schiacciata e fu totalmente
ridotta in cenere. Gran parte degli stessi livelli sotterranei rimasero
distrutti. Ma c’erano dei vuoti. E fu in uno di quei vuoti, appena
scoperto, che io scesi a investigare insieme ad una speciale Task
Force. Fu lì che trovammo, gravemente danneggiata, l’anticamera
di sicurezza alla camera blindata. In fondo all’ufficio di sicurezza
c’era la grande porta d’acciaio che dava accesso alla camera
blindata; di fianco ad essa, sul muro di cemento, c’era una tastiera
a combinazione. Ma il muro era lesionato e parzialmente crollato e la
porta era stata forzata ed era aperta. Così entrammo dentro con
le torce. A parte diverse file di scaffali vuoti, nella camera non c’era
altro che polvere e macerie. Era stata svuotata. Ma perché era
stata svuotata? E quando?
Voltaire Network: E’ questo che le fece suonare un campanello
d’allarme?
Kurt Sonnenfeld: Sì, ma non subito. Con tutto quel caos
era difficile ragionare. Fu solo dopo aver elaborato tutto che il “campanello
d’allarme” iniziò a suonare.
L’Edificio Sei era stato evacuato dodici minuti dopo che il primo
aereo aveva colpito la Torre Nord. Le strade si erano immediatamente
intasate di camion dei pompieri, auto della polizia e traffico in tilt
e la camera blindata era così grande (15 metri per 15, secondo
la mia stima) che ci sarebbe voluto almeno un grosso camion per portar
via tutto il suo contenuto. Dopo il crollo delle torri e la distruzione
di buona parte del livello sotterraneo, una missione per recuperare
il contenuto della stanza blindata sarebbe stato impossibile. La stanza
deve essere stata svuotata prima dell’attacco.
Ho ampiamente descritto tutte queste cose nel mio libro ed è
evidente che tutto il materiale importante è stato portato al
sicuro molto prima degli attacchi. Per esempio, la CIA non sembrava
troppo preoccupata per la perdita. Quando fu scoperta l’esistenza
del loro ufficio clandestino nell’Edificio 7, un portavoce dell’agenzia
disse ai giornali che un gruppo speciale era stato inviato a frugare
fra le macerie alla ricerca di documenti segreti e relazioni d’intelligence,
anche se c’erano milioni, se non miliardi, di fogli che svolazzavano
per le strade. Nonostante ciò il portavoce sembrava molto fiducioso:
“Non dev’esserci poi così tanta carta in giro”,
disse.
La Dogana, in un primo momento, affermò che tutto era andato
distrutto. Che il calore era stato così intenso da ridurre in
cenere tutto ciò che si trovava nella cassaforte a vista. Ma
pochi mesi dopo annunciarono di aver sgominato una cellula del riciclaggio
di denaro e del narcotraffico colombiano grazie al miracoloso ritrovamento
di alcuni documenti cruciali che si trovavano in cassaforte, incluse
fotografie di sorveglianza e cassette (sensibili al calore) delle intercettazioni
telefoniche. E quando traslocarono nella nuova sede di Penn Plaza 1,
a Manhattan, appesero orgogliosamente nell’atrio la loro Placca
della Corporazione e la grande insegna rotonda del Servizio Doganale
degli Stati Uniti, anch’essi miracolosamente recuperati, in eccellenti
condizioni, dal loro ex ufficio schiacciato e incenerito al World
Trade Center.
Voltaire Network: Lei non era il solo funzionario assegnato
a Ground Zero. Gli altri non hanno notato le stesse anomalie?
Sa se anche loro sono stati minacciati?
Kurt Sonnenfeld: In effetti c’erano alcune persone che conobbi
in due diverse esplorazioni. Alcuni di noi, in seguito, ne discussero.
Essi sanno a chi mi riferisco e spero che si facciano avanti, ma sono
certo che sono molto preoccupati di ciò che potrebbe succedergli
se lo fanno. Lascio a loro la decisione, ma la forza sta nei numeri.
Voltaire Network: Con la pubblicazione del suo libro lei è
diventato un “whistleblower”: un altro passo da
cui non si torna indietro! Devono esserci molte persone che abbiano
una conoscenza diretta di ciò che realmente accadde, o non accadde,
quel giorno fatale. Eppure nessuno è ancora uscito allo scoperto,
o almeno nessuno che fosse direttamente coinvolto a livello ufficiale.
E’ questo che rende il suo caso così singolare. A giudicare
dalle sue traversie, non è difficile immaginare che cosa stia
trattenendo questa gente dal parlare.
Kurt Sonnenfeld: In verità ci sono molte altre persone intelligenti
e credibili che stanno parlando. Solo che vengono screditate e ignorate.
Alcune vengono minacciate e perseguitate, com’è successo
a me.
La gente è paralizzata dalla paura. Tutti sanno che se si mette
in discussione l’autorità degli Stati Uniti, si va incontro
a problemi, in un modo o nell’altro. Come minimo si verrà
screditati e disumanizzati. Più probabilmente ci si ritroverà
indiziati per qualcosa di completamente irrelato, come evasione fiscale,
o qualcosa di peggio, come nel mio caso. Guardi ad esempio cosa è
successo alla “gola profonda” dei Servizi Segreti,
Abraham Bolden [13], o al campione di scacchi Bobby
Fischer [14] dopo avere espresso il loro sdegno
per gli Stati Uniti. Gli esempi sono innumerevoli. In passato ho chiesto
ad amici e colleghi di testimoniare a mio favore per contrastare tutte
le menzogne che venivano pubblicate dai media, e tutti erano terrorizzati
per le conseguenze che questo avrebbe potuto generare per loro e le
loro famiglie.
Voltaire Network: A che livello le sue scoperte a Ground
Zero potrebbero evidenziare il coinvolgimento del governo in quegli
avvenimenti? Lei è a conoscenza delle indagini condotte da numerosi
scienziati e professionisti qualificati che non solo corroborano le
sue scoperte, ma si spingono molto più in là? Lei considera
queste persone come “pazzi complottisti”?
Kurt Sonnenfeld: Ai più alti livelli di Washington qualcuno sapeva
cosa stava per accadere. Desideravano così tanto una guerra che
come minimo lo hanno lasciato succedere, ma più probabilmente
hanno contribuito agli eventi.
A volte mi sembra che i “pazzi” siano coloro che
si aggrappano a ciò che gli viene detto con un fervore quasi
religioso, nonostante tutta l’evidenza del contrario: coloro che
non prendono neppure in considerazione l’idea che possa esservi
stato un complotto. Ci sono così tante anomalie nelle indagini
“ufficiali” che non si può dare la colpa
solo alla distrazione o all’incompetenza. Conosco bene gli scienziati
e i professionisti qualificati a cui lei si riferisce e le loro scoperte
sono convincenti, credibili e presentate nel rispetto del protocollo
scientifico; in netto contrasto con le scoperte delle indagini “ufficiali”.
in più, numerosi funzionari dell’intelligence [15]
e del governo hanno ora espresso la ben informata opinione che la Commissione
sull’11/9 [16] fosse una farsa nel migliore
dei casi, una copertura nel peggiore. La mia esperienza a Ground
Zero non è altro che un ennesimo pezzo del puzzle.
Voltaire Network: Questi avvenimenti sono ormai 8 anni alle nostre
spalle. Lei ritiene che scoprire la verità sull’11/9 continui
a essere un obiettivo importante? E perché?
Kurt Sonnenfeld: E’ di assoluta importanza. E lo sarà
ancora tra 10 e anche tra 50 anni se la verità non sarà
ancora stata rivelata. E’ un obiettivo importante perché,
in questa fase della storia, molte persone sono troppo disposte a credere
qualunque cosa venga detto dalle autorità e troppo disposte a
seguirle. Una persona in stato di shock cerca una guida. Le persone
che hanno paura sono manipolabili. E la possibilità di manipolare
le masse si traduce in benefici inimmaginabili per un pugno di individui
molto ricchi e potenti. La guerra è estremamente costosa, ma
il denaro deve pur andare da qualche parte. C’è una minoranza
per cui la guerra è assai remunerativa. E in qualche modo i loro
figli finiscono sempre a Washington DC, a prendere decisioni e scrivere
budget, mentre i figli dei poveri e di chi è privo di contatti
finiscono sempre sulle linee nemiche, a prendere ordini e combattere
le loro battaglie. Gli enormi fondi neri del Ministero della Difesa
americano rappresentano una fonte di denaro senza limiti per il complesso
militar-industriale, con cifre che raggiungono i multi-trilioni di dollari,
e continuerà così finché le masse non si sveglieranno,
recupereranno il loro scetticismo e chiederanno attendibilità.
Le guerre (e i falsi pretesti per la guerra) non cesseranno finché
la gente non comprenderà le vere cause della guerra e non smetterà
di credere alle spiegazioni “ufficiali”.
Voltaire Network: Ciò che si è soliti definire
il Movimento per la Verità sull’11/9 [17]
ha richiesto una nuova indagine indipendente su quegli avvenimenti.
Lei pensa che da questo punto di vista l’amministrazione Obama
dia adito a qualche speranza?
Kurt Sonnenfeld: Lo spero, ma sono un po’ scettico. Perché
mai la leadership di un qualsiasi governo dovrebbe volontariamente intraprendere
un’azione che si tradurrebbe in un grave danno per la sua autorità?
Preferiranno mantenere lo status quo e lasciare le cose come sono. Il
conducente del treno è cambiato, ma il treno ha per questo cambiato
il suo percorso? Ne dubito. La spinta deve venire dal pubblico, non
solo a livello nazionale, ma internazionale, come sta cercando di fare
il nostro gruppo.
Voltaire Network: Parecchi gruppi attivisti e per i diritti
umani stanno sostenendo il suo appello, non ultimo il vincitore del
Premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel [18].
In generale, come ha risposto il popolo argentino alla sua situazione?
Kurt Sonnenfeld: Con un’incredibile valanga di sostegno.
La dittatura militare è un evento ancora fresco nella memoria
collettiva della gente di qui, insieme con la consapevolezza che la
dittatura (insieme a tutte le altre dittature sudamericane dell’epoca)
era supportata dalla CIA, guidata all’epoca da George Bush Senior.
Si ricordano bene dei centri di tortura, delle prigioni segrete, delle
migliaia di persone “scomparse” a causa delle loro
opinioni, del vivere quotidianamente nella paura. Sanno che gli Stati
Uniti farebbero oggi la stessa cosa se ciò andasse a loro vantaggio,
che invaderebbero un paese per perseguire i loro obiettivi politici
ed economici e poi manipolerebbero i media con un “casus belli”
fabbricato ad arte per giustificare le loro conquiste.
Io e la mia famiglia siamo onorati di avere Adolfo Pérez Esquivel
e i suoi colleghi del Servicio de Paz y Justicia [19]
(SERPAJ) tra i nostri più cari amici. Abbiamo lavorato insieme
su molte questioni, inclusi i diritti dei rifugiati, i diritti delle
donne, i bambini senza famiglia e i bambini malati di HIV/AIDS. Siamo
anche onorati di avere il sostegno di: Abuelas de Plaza de Mayo
[20]; Madres de Plaza de Mayo, Línea
Fundadora [21]; Centro de Estudios Legales
y Sociales [22] (CELS); Asamblea Permanente
de Derechos Humanos [23] (APDH); Familiares
de Detenidos y Desaparecidos por Razones Políticas [24];
Asociación de Mujeres, Migrantes y Refugiados Argentina (AMUMRA)
[25]; Comisión de Derechos Humanos
de la Honorable Cámara de Diputados de la Provincia de Buenos
Aires [26]; Secretaría de Derechos
Humanos de la Nación [27]; e del
Programa Nacional Anti-Impunidad [28]. A livello
internazionale, Amicus Curiae [29] è
stato presentato a nostro favore da REPRIEVE [30]
in Gran Bretagna, con la collaborazione di NIZKOR [31]
in Spagna e Belgio. In più, mia moglie Paula e io siamo stati
ricevuti al Congresso dalla Comisión de Derechos Humanos
y Garantías de la Honorable Cámara de Diputados de La
Nación. [32]
Voltaire Network: Come si diceva, decidere di scrivere questo libro
e di esporsi al pubblico è stato un passo importante. Come si
è deciso a compierlo?
Kurt Sonnenfeld: Per salvare la mia famiglia. E per far sapere al mondo
che le cose non sono come sembrano.
Voltaire Network: Ultimo ma non meno importante: cosa ne farà
dei suoi nastri?
Kurt Sonnenfeld: Sono convinto che i miei nastri rivelino molte più
anomalie di quante io sia in grado di riconoscerne, viste le mie limitate
qualifiche. Cercherò pertanto di collaborare in ogni modo che
posso con esperti seri e affidabili nello sforzo comune di rivelare
la verità.
Voltaire Network: Grazie mille!
Note
[1] Federal
Emergency Management Agency
[2] Patriot
Act
[3] Homeland
Security
[4]
Edificio 7
[5] Servizi
Segreti
[6] Dipartimento
della Difesa
[7] FBI
[8] Internal
Revenue Service
[9] Commissione
Sicurezza e Scambi
[10] “Centro
Crisi” dell’Ufficio per la Gestione delle Emergenze
[11] Central
Intelligence Agency
[12] Edificio
6
[13] Abraham
Bolden
[14] Bobby
Fischer
[15] funzionari
dell’intelligence
[16] Commissione
sull’11/9
[17] Movimento
per la Verità sull’11/9
[18] Adolfo
Pérez Esquivel
[19] Servicio de Paz
y Justicia
[20] Abuelas de
Plaza de Mayo
[21] Madres
de Plaza de Mayo, Línea Fundadora
[22]
Centro de Estudios Legales y Sociales
[23] Asamblea
Permanente de Derechos Humanos
[24] Familiares
de Detenidos y Desaparecidos por Razones Políticas
[25] Asociación
de Mujeres, Migrantes y Refugiados Argentina (AMUMRA)
[26] Comisión
de Derechos Humanos de la Honorable Cámara de Diputados de la
Provincia de Buenos Aires
[27] Secretaría
de Derechos Humanos de la Nación
[28] Programa
Nacional Anti-Impunidad
[29] Amicus
Curiae
[30] REPRIEVE
[31] NIZKOR
[32] Honorable
Cámara de Diputados de La Nación.
[33] Voltairenet.org
[34] Image