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Le prospettive di
Gazprom in Africa
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Traduzione a cura di Lorenzo Salimbeni |
Roman Tomberg è diplomato al Centro
per gli Studi Energetici dell’Istituto per l’Economia Mondiale
e per le Relazioni Internazionali dell’Accademia Russa di Scienze
ed esperto della Fondazione Culturale Strategica.
Il continente africano possiede enormi riserve di gas naturale che
sono stimate a 14,56 trilioni di metri cubi, ovvero il 7,9% del totale
mondiale. Le riserve accertate in Nigeria ed Algeria (5,22 e 4,5 trilioni
di metri cubi rispettivamente) sono inferiori a quelle di Russia (43,3
trilioni di metri cubi), Iran (29,61), Qatar (25,46), Turkmenistan (7,94),
Arabia Saudita (7,57) ed Emirati Arabi Uniti (6.43), ma superiori a
quelle della Norvegia (2,91), che è uno dei paesi-chiave nell’esportazione
di gas. Tuttavia, i livelli di produzione e consumo di gas naturale
in Africa sono abbastanza bassi. La produzione di gas nel 2008 è
stata di 214,8 bilioni di metri cubi, ovvero il 7% del totale mondiale
(un incremento di 4,85 rispetto al 2007). Il Sudamerica è stato
l’unico continente a produrre meno gas naturale nel medesimo anno.
Il consumo di gas naturale nel 2008 in Africa è stato di 94,9
bilioni di metri cubi ovvero il 3,1% del totale mondiale (un 6,1% di
crescita rispetto al 2007), che è il livello più basso
su scala mondiale.
Oltre il 50% del gas naturale prodotto in Africa – 115,6 bilioni
di metri cubi – viene esportato, per lo più come gas naturale
liquefatto (62,18 bilioni di metri cubi). La quota dei paesi africani
(Algeria, Nigeria, Egitto, Libia, Guinea Equatoriale e Mozambico) nella
fornitura globale di gas è del 14,2%, ma lo stesso livello di
gas naturale liquefatto è molto più alto – 27,5%.
Gazprom è principalmente orientata verso il mercato
europeo, e consolidare le proprie posizioni in Africa sarebbe per lei
importante al fine di diversificare le sue forniture all’Europa.
Attualmente il gigante energetico russo affronta una dura competizione
in Africa, soprattutto con compagnie europee. Per esempio, le posizioni
africane dell’ENI sono più solide di quelle della Gazprom,
ancorché le due compagnie progettino di cooperare nel progetto
South Stream e, di conseguenza, potrebbero raggiungere un accordo
inerente i loro altri progetti. Per esempio, Gazprom ed ENI
non avrebbero bisogno di coinvolgere ulteriori partner per costruire
assieme il secondo tratto dell’oleodotto che collega la Libia
alla Sicilia.
Oggi come oggi, Russia ed Africa settentrionale, assieme alla Norvegia,
sono i maggiori fornitori dell’Europa di gas naturale. La dipendenza
dal gas importato dalla Russia è ampiamente considerata nell’UE
come un rischio per la sicurezza energetica europea. Causa questa percezione
l’amministrazione dell’UE sta osservando con ansia l’espandersi
delle operazioni di Gazprom in Africa, preoccupandosi del fatto
che l’avvento della compagnia russa nelle regioni a sud dell’Europa
le consentirebbe di accerchiare l’UE ed assumere una posizione
più aggressiva nei negoziati per la fornitura di gas ed in particolare
nelle questioni dei prezzi. L’UE sta facendo quel che può
per ostacolare la realizzazione di quest’ipotetico scenario.
La realtà è più complessa, comunque, ed i paesi
UE sono ancora estremamente divisi riguardo l’importazione di
gas naturale dalla Russia. Malgrado la preoccupazione paneuropea riguardo
la presa crescente della Russia sul mercato energetico europeo, le tedesche
BASF ed E.ON AG sono coinvolte in North Stream di Gazprom
ed in South Stream dell’italiana ENI.
Il fallimento dei tentativi di convincere la Russia a sottoscrivere
la Carta dell’Energia, dalla quale l’UE vorrebbe ottenere
un aumento del controllo sulla rete di oleodotti della Russia, ha fatto
crescere l’attivismo di Bruxelles sul mercato africano del gas.
Nell’estate del 2007 l’UE stipulò un nuovo importantissimo
piano per la fornitura del gas con l’algerina Sonatrach,
che al tempo stesso dichiarò che il suo memorandum di collaborazione
con Gazprom sarebbe cessato. Il fulcro del nuovo accordo fra Algeria
e UE è che il gas della prima sarebbe a disposizione di tutti
i paesi di quest’ultima, non solo di Spagna e Francia in quanto
paesi vicini all’esportatore. Riferimenti alla destinazione delle
forniture di gas sono stati lasciati cadere completamente dai testi
di tutti gli accordi fra Algeria ed UE come anche le clausole generali
che vietavano di riesportare, le quali quand’erano ammesse, ostacolavano
la competizione.
Inoltre, Sonatrach riceverà una quota degli introiti
delle vendite di gas algerino da parte di rivenditori europei e sarà
autorizzata a distribuire gas naturale liquefatto all’Europa tramite
navi gasiere. Tali misure promuovono il mercato comune europeo del gas
e riducono considerevolmente la dipendenza energetica europea dalla
Russia.
Poco dopo la sottoscrizione del contratto con Sonotrach Bruxelles svelò
una nuova iniziativa concernente la cooperazione con l’Africa
– il progetto di costruire il gasdotto Trans-sahariano. Tale conduttura
di 4.128 kilometri con una portata annuale di 30 bilioni di metri cubi
servirebbe a collegare il Sahara con la Nigeria e l’Algeria. Il
costo del progetto è stimato in 13 bilioni di dollari, ripartiti
in 10 bilioni per la costruzione della struttura ed altri 3 in agevolazioni
per la costruzione di cisterne per il gas. La conduttura s’interfaccerebbe
con la rete nordafricana in Algeria e in definitiva il gas naturale
verrà fornito all’Europa passando lungo il fondo del Mediterraneo,
Spagna, Sicilia ed in futuro attraverso la Sardegna. Le riserve nigeriane
di gas sono stimate attorno ai 5,22 trilioni di metri cubi, che è
abbastanza per fornire l’Europa per un decennio. La costruzione
inizierà nel 2011 e sarà completata nel 2015.
Considerando la complessità del progetto – le aree della
Nigeria e del Niger sono montagnose, il Sahara è una zona con
un clima terribile, e l’intera regione è afflitta da costante
instabilità politica – il costo totale preventivato sembra
estremamente basso, quasi metà del South Stream, il
cui costo è valutato in 25 bilioni di dollari.
Aspetto importante, l’oleodotto trans-sahariano è il progetto
proposto dall’UE che assumerà pure il ruolo di suo maggior
finanziatore. L’Europa difficilmente consentirà a Gazprom
di investirci fino a una quota consistente, nonostante la compagnia
russa abbia segnalato il suo interesse a parteciparvi. Il presidente
russo D. Medvedev ha confermato l’interesse della Russia al progetto
nel corso della sua visita del giugno 2009 in Nigeria, come era stato
dichiarato in precedenza durante i colloqui fra il CEO della Gazprom
A. Miller ed il Direttore Generale della Corporation Nazionale del Petrolio
Nigeriana Abubakar Yar’Adua. In quella circostanza le parti si
accordarono per costituire una joint venture per costruire
un oleodotto di 360 km verso la Nigeria.
Nonostante gli ovvi rischi, la Russia può ottenere enormi profitti
economici e politici dal progetto. D’altro canto, attualmente
Gazprom è coinvolta in un vasto programma di costosi
progetti e abbastanza probabilmente la quota d’investimento che
sarebbe in grado di versare nella partecipazione all’oleodotto
trans-sahariano sarebbe alquanto limitata.