Sulla visita di Medvedev in Serbia

Dragan Mraovic, 26 ottobre 2009
Mraovic, Dragan, ex console jugoslavo in Italia, è docente presso l’Università di Bari. Contributi pubblicati in Eurasia: Intervista (nr. 2/2006, pp. 197-211), Geopolitica recente, attuale e futura nei territori dell’ex Jugoslavia (nr. 1/2007, pp. 149-162).
La visita del presidente russo, Dmitrij Medvedev, in Serbia da molti è definita “storica”. Il termine ormai è logorato, perché troppi si danno importanza vana autodefinendosi “storici”. Questa volta forse gatta ci cova.
Il presidente serbo Tadic ha dichiarato, in tale occasione, che la Serbia sarà la miglior amica della Russia nell’Europa Unita, ma c’è chi dice (e forse è più vicino alla verità) che la Serbia invece sarà la miglior spia russa nell’Europa occidentale.
Scherzi a parte, è certo che Medvedev vuole impostare una posizione energetica russa di primo livello in Europa, indicando la Serbia come un centro di tutta l’area e dal quale la Russia potrà controllare l’area stessa, ampliando la sua influenza economica e politica. Il messaggio importante è che la Serbia è il partner principale della Russia nella regione, e che l’appoggio politico della Russia alla Serbia, nel Consiglio della Sicurezza dell’ONU, non mancherà mai, soprattutto per quanto riguarda il Kosovo e Metochia. Un messaggio politico forte è anche il finanziamento russo di un miliardo di euro, tenendo presente che la Russia stessa subisce la crisi economica mondiale.
L’accordo energetico tra la Russia e Serbia sul gasdotto SouthStream, che partendo dalla “mammina russa”, come i Serbi chiamano la Russia per amore, attraversa la Serbia per arrivare all’occidente, è uno degli accordi economici ma anche strategici, più grandi di tutti i tempi. La Serbia sarà non solo territorio di transito, come altri paesi, ma il crocevia di questo gasdotto, con grandi serbatoi per enormi riserve nel territorio serbo, che garantiranno alla Serbia stessa, ma anche all’Occidente, la regolarità degli approvvigionamenti nei casi come quello dell’Ucraina, quando gli Ucraini bloccarono il trasporto del gas per l’Unione Europea.
Inoltre, quest’accordo relega in serie B il gasdotto americano Nabucco, che dovrebbe aggirare la Serbia e vendere all’Europa Unita il gas molto più costoso di quello russo-serbo, poiché gli Americani devono comprarlo dalla Russia e ciò comporta prezzi più alti alla distribuzione, o dovranno occupare l’Iran con la scusa delle bombe atomiche, per appropriarsi del gas iraniano. In tal caso però niente è sicuro, perché l’Iran diverrebbe un nuovo Vietnam per gli Americani, vedi il caso dell’Iraq o dell’Afganistan, e le cose comunque si trascinerebbero troppo a lungo per avere effetti economici positivi.
Molti dicono che, in questo momento, la visita di Medvedev ha più importanza sul piano economico che su quello politico, ma si sa che la politica e l’economia vanno a braccetto e se si aggiunge la fratellanza storica dei due popoli slavi, i giochi sono fatti. Per porre l’accento su tale amicizia, non per caso Medvedev è giunto a Belgrado il 20 ottobre, cioè nel giorno della liberazione di Belgrado dall’occupazione nazista, dovuta all’azione militare eseguita insieme dalle truppe russe e serbe, nel 1944.
La Serbia potrebbe avere un ruolo importante nel nuovo sistema di sicurezza collettiva che Medvedev sta sviluppando, ma anche nelle relazioni tra Bruxelles e Mosca via Belgrado.
Oltre al gasdotto, gli elementi pratici della visita di Medvedev sono: la Serbia è il partner strategico della Russia e il partner principale di Mosca in tutta l’area, un segnale di sostegno politico, anche attraverso la concessione del finanziamento di un miliardo di euro, tenendo presente che la Russia ha recentemente respinto simili finanziamenti all’Ucraina e alla Bielorussia; il gasdotto già citato; la metropolitana di Belgrado; l’autostrada, cioè il cosiddetto Corridoio 10 che collega l’Occidente all’Oriente attraverso la Serbia; la ricostruzione delle ferrovie serbe; la partecipazione delle aziende russe nei progetti di infrastrutture, centrali idroelettriche, ecc. Inoltre, tra la Russia e la Serbia non esistono tasse doganali per i prodotti nazionali o almeno nazionalizzati a più del 50%.
Oltre a questi grandi temi, sono stati fatti accordi per rinforzare i legami culturali, e nasceranno molti nuovi centri di cultura russi in Serbia, gli scambi culturali tra i due paesi saranno molto rinforzati, per dare una risposta all’influenza culturale filoatlantica praticata, dal dopo Milosevic a oggi, dai governi serbi filoatlantici, ad eccezione di quello di Kostunica, che fu il primo promotore di South Stream quando era primo ministro. Perciò, in occasione della visita di Medvedev, e per dare il via simbolico al rilancio dei rapporti culturali tra le due nazioni, l’Associazione degli scrittori russi e quella serba hanno inaugurato un monumento al grande poeta russo Pushkin.
Le falsità del comportamento atlantico nei confronti della Serbia, diventano evidenti se si conosce che i ricatti di Bruxelles, soprattutto dell’Olanda, sono stati alquanto allentati l’anno scorso, solo dopo che si è saputo che la Serbia e la Russia stavano progettando uno scudo missilistico russo nella montagna serba di Kopaonik. Per evitare tale minaccia, Bruxelles e Washington diedero una mano a Boris Tadic, il presidente serbo filoamericano, autorizzandolo a mantenersi al potere, formando una coalizione per costituire un governo con i socialisti di Milosevic, odiatissimi fino a quel momento. Ora però, c’è un’altra novità del genere, perché i Serbi hanno ormai capito che cedere sempre ai ricatti di Bruxelles e di Washington, non porta a nulla.
Nell’ambito della visita di Medvedev, dunque, si è fatto anche un accordo per costruire una grande base serbo-russa chiamata, per ora, Centro umanitario comune per le operazioni di protezione civile nei casi di grandi incendi, terremoti, inondazioni, ma anche per intervenire nei disastri tecnologico-chimici, per eliminare i campi minati e per le azioni antiterroristiche. Forse perché destinato anche alle attività antiterroristiche, questo centro sarà situato a Nis, città natale di Costantino il Grande, a poca distanza dal Kosovo e Metochia e dalla base americana Bondstil. Nella base serbo-russa è prevista anche la presenza continua dei soldati russi delle unità speciali addestrati allo sminamento, e degli elicotteri e aerei antincendio russi. Pure i profani capiscono che nel caso in cui fosse necessario, il centro si può trasformare facilmente e velocemente in una base militare. Le unità antiterroristiche russo-serbe, che saranno continuamente stazionate nella base, ne sanno qualcosa. Un piano simile esisteva anche ai tempi di Milosevic, nel 1998-1999, quando si pensava di costituire una base russa militare di rimontaggio, sempre a Nis, per garantire la sicurezza della Serbia; ma Eltsin, il presidente russo dell’epoca, tradì la Serbia e non se ne fece niente. Ora con i Russi veri, Putin e Medvedev, le cose cambiano.
La Serbia risponde all’ironia della NATO, che definì la sua aggressione illegale, “angelo misericordioso” e “guerra umanitaria”, con un’altra ironia detta “centro umanitario”, che poi sarà non solo umanitario ma anche militare, perché servirà ad agire anche nei casi di attacchi terroristici contro la Serbia, da parte di qualsiasi aggressore, con particolare riguardo ai terroristi albanesi e alle loro pretese di appropriarsi anche dell’area Presevo-Medvedja-Bujanovac, un territorio tra Nis e la Bondstil americana.
La NATO ormai può sognarsi di bombardare di nuovo la Serbia, e Bruxelles e Washington possono sognarsi di avare alcun effetto su Belgrado, con i loro giochetti e continui ricatti. Anche perché, la Russia ha già dimostrato di essere decisa nei casi dell’Abkhazia e Ossetia. Perciò, o si cambia radicalmente politica nei confronti della Serbia, o si perdono grossi affari.
Qualcuno l’ha già capito. L’ENI italiana sarà il partner principale della Russia e della Serbia nella realizzazione del gasdotto South Stream. Inoltre, molti industriali occidentali hanno capito bene come vanno le cose, e stipulano contratti proficui con la Russia, servendosi della mediazione delle società serbe, perché “i Serbi sanno trattare meglio con i Russi”.
Sapiens satis!
EurAsia