| |
|
In questa
mappa, RSF ha denunciato il malvagi censori d’Internet.
Un elenco che non corrisponde alla realtà, ma serve
a denigrare gli avversari degli Stati Uniti. |
|
Pessima Propaganda
Le menzogne di Reporters sans frontières su
Cuba
|
Salim Lamrani Parigi (Francia) Voltairenet
30 maggio 2009
|
Traduzione di
Alessandro Lattanzio |
Salim Lamrani: Docente presso l'Università
Paris-Descartes e Università Paris-Est Marne-la-Vallée e
giornalista francese, specialista in relazioni tra Cuba e Stati Uniti.
Autore di Cuba di fronte all'Impero: la propaganda, la guerra economica
e il terrorismo di Stato, l'ultimo libro pubblicato in francese: Double
Morale. Cuba, l'Union européenne et les droits de l'homme.
Una reportage con telecamera nascosta, ampiamente pubblicizzato dalla
televisione occidentale mostra la direzione del Melia Cohiba a L'Avana
che vieta l’accesso a Internet ai cubani, riservandolo agli ospiti.
Ciò è alla base di una campagna di Reporter senza frontiere
per denunciare la censura politica Castrista. Problema: questa impostazione
è contraddetta da altri documenti citati dalla pseudo-ONG.
Il 20 maggio 2009, Reporters sans frontières ha rilasciato una
dichiarazione su Cuba, in cui si afferma che "chiunque può
navigare in Internet ... a meno che non sia cubano." Per sostenere
il suo punto, RSF presenta un video, girato con una telecamera nascosta,
in cui a un cubano è vietato l’accesso a Internet in un
hotel [1]. L'organizzazione aggiunge che un "utente rischia
fino a 20 anni di carcere se si pubblica un articolo 'contro-rivoluzionario'
(articolo 91) sui siti Internet e cinque anni se effettua illegalmente
la connessione a Internet."
Infine, RSF ha affermato che "Cuba è la seconda prigione
al mondo per i giornalisti, dopo la Cina", sottolineando che
"24 professionisti dei media", sono "in
carcere sotto il falso pretesto di essere 'mercenari al soldo degli
Stati Uniti'"[2].
E' facile mettere RSF davanti alle sue contraddizioni. Infatti, mentre
l'organizzazione di Parigi dice che nessun cubano non può collegarsi
a Internet, mette il link ... "testo della blogger Yoani Sanchez”,
che vive a Cuba e che si pronuncia apertamente contro il governo de
L'Avana tramite Internet. Come fa Sanchez ha esprimersi se non ha accesso
a Internet? Il suo ultimo discorso è del 27 maggio 2009. Ha inoltre
scritto il 25 maggio, 23 maggio, 22 maggio, 19 maggio, 18 maggio, 16
maggio, 15 maggio, 13 maggio, 10 maggio, 9 maggio, il 7 maggio 6 maggio,
4 maggio, 2 maggio, 29/28/27/26/25 aprile, 23 aprile e il 21 aprile
2009. Così, nei mesi che precedono la pubblicazione della dichiarazione
di RSF su Internet a Cuba, Yoani Sanchez è stata in grado di
connettersi a Internet, da Cuba, almeno 18 volte[3].
RSF non ha esitato a contraddire una pubblicazione con un’altra.
Così, in una relazione del marzo 2008 sui giornalisti indipendenti
a Cuba, l'entità di Parigi, sottolinea che "il blog
di Yoani Sánchez è parte di un più ampio portale,
Consenso/Desdecuba.com”, sostenuto da cinque blogger e con
la consulenza di una Redazione di sei persone. Il suo scopo è
principalmente di commentare l’attualità politica del paese.
Il sito pretendere di aver superato i 1,5 milioni di clic nel febbraio,
dopo un anno di esistenza, di cui 800000 sono nel blog Generación
Y. Più impressionante, il 26% dei visitatori sono domiciliati
a Cuba, al terzo posto dopo Stati Uniti e Spagna [4]. Una semplice domanda:
Com’è che "il 26% dei suoi lettori sono cubani"
possono vedere il blog di Sanchez su Internet, se è vietato?[5]
RSF ha utilizzato un caso isolato di un hotel cubano, con il trucco
della telecamera nascosta, per generalizzare il divieto di Internet
all'intera isola e stigmatizzare le autorità cubane. Ironia della
storia, nella sua dichiarazione del 23 maggio 2009, Yoani Sánchez
dice che "ha condotto un sondaggio con una dozzina di blogger
in oltre quaranta alberghi in città. Con l'eccezione dell’Occidental
Miramar, tutti affermano di non essere a conoscenza del regolamento
che ai cubani è vietato l'accesso a Internet". La blogger
preferita dei media occidentali ha così palesemente in contraddetto
le asserzioni di RSF [6].
RSF afferma poi che chiunque pubblichi un articolo critico nei confronti
del governo cubano è punito con la reclusione di 20 anni e cita
a sostegno il suo articolo 91, senza fornire ulteriori dettagli. Che
cosa dice l'articolo 91 del Codice Penale cubano? Eccolo nella sua interezza:
"colui che, a nome di uno Stato estero, svolge un atto al fine
di compromettere l'indipendenza dello Stato cubano o la sua integrità
territoriale, è tenuto alla pena della privazione della libertà
da dieci a venti anni o la pena di morte". Come è facilmente
verificabile, RSF non esita a mentire sfacciatamente. L'articolo in
questione non vieta per nulla la pubblicazione di analisi eterodosse
su Internet. Non limita la libertà di espressione. Punisce gli
atti di tradimento della patria [7].
Con ciò, ricorrendo all'articolo 411-2 del codice penale francese
("Il fatto di offrire a una potenza straniera, o a un’organizzazione
estera o sotto controllo estero, o ai loro agenti o soldati appartenenti
alle forze armate francesi, in tutto o in parte il territorio del paese,
è punibile con la detenzione per la vita e 750000 euro d’ammenda")
o alla sezione 411-4 ("Il fatto di avere intelligenza con una
potenza straniera, o con una organizzazione straniera o sotto controllo
estero o con i loro agenti, per generare ostilità od atti di
aggressione contro la Francia, è punito con trenta anni di detenzione
e l’ammenda di euro 450000. E’ soggetto alle stesse sanzioni
per la fornitura a una potenza straniera, impresa estera od organizzazione
di proprietà estera o dei loro agenti dei mezzi per avviare le
ostilità o compiere atti di aggressione contro la Francia"),
si può accusare il governo di Nicolas Sarkozy di repressione
contro gli Internauti [8].
Inoltre, basta visitare il blog di Yoani Sánchez, estremamente
critico nei confronti della autorità cubane o leggere gli scritti
degli avversari per rendersi conto della mancanza di merito della denuncia
da parte dell'organizzazione do Parigi.
RSF attesta inoltre che tutti i cubani sono passibili di "cinque
anni se si collegano ad Internet illegalmente”. Qui, l'ente
francese si limita a rilasciare una dichiarazione perentoria, senza
nemmeno prendersi la briga di citare una legge che, ovviamente, non
esiste. Ancora una volta, RSF spara contro la verità.
Infine, RSF ripete la stessa manfrina, assicurando che “24
lavoratori dei media" sono “in carcere sotto il
falso pretesto di essere 'mercenari al soldo degli Stati Uniti'”.
L'organizzazione non è in grado di mostrare coerenza e rigore
nei propri documenti. Infatti, nella versione spagnola di questo articolo,
non parla di più di "19 detenuti" [9]. Ma
i numeri non importano, la beffa è ancora una volta raddoppia.
Da un lato, sui "24 professionisti dei media" citati
dall’organizzazione, uno è un vero giornalista: Oscar Elias
Biscet. Gli altri non avevano mai fatto questo lavoro prima di entrare
nel mondo del dissenso.
D'altro canto, questi individui non sono stati condannati per aver emesso
una sovversiva produzione intellettuale, ma per aver accettato soldi
offerti da Washington, così passando dallo status di oppositore
ad agente stipendiato da una potenza straniera, commettendo allo stesso
tempo, un reato grave punibile non solo da parte della legislazione
cubana, ma dal codice penale di ogni paese nel mondo. Le prove a questo
riguardo sono molteplici: gli Stati Uniti riconoscono di finanziare
l'opposizione interna a Cuba, e i loro documenti ufficiali l’hanno
dimostrato, i dissidenti confessano di ricevere sostegno finanziario
da Washington e anche Amnesty International afferma che i detenuti sono
stati condannato "per aver ricevuto fondi o attrezzature dal
governo degli Stati Uniti per attività percepite da parte delle
autorità come sovversive o dannose per Cuba” [10].
RSF non è una organizzazione degna di credito perché la
sua agenda è soprattutto politica e ideologica. Come si è
osservato, è facile mettere l’organizzazione di Parigi
di fronte alle sue contraddizioni e rivelarne le sue manipolazioni.
D'altronde, RSF non può avere legittimità, perché
riconosce di essere finanziata dal National Endowment for Democracy
(NED) [11] che non è altro che lo schermo ufficiale della CIA,
come il New York Times del marzo 1997 ha osservato, la NED "è
stata creata 15 anni fa per svolgere pubblicamente ciò che la
Central Intelligence Agency (CIA), ha fatto per decenni di nascosto"
[12].
Note
[1] «Restricción del acceso a Internet para cubanos
en el hotel Melia Cohíba», YouTube
[2] Reporters sans frontières, «N'importe qui peut
naviguer sur Internet… sauf s'il est cubain», 20 mai
2009 (sito letto il 20 maggio 2009).
[3] Yoani Sánchez, Generación Y (sito letto il
24 maggio 2009).
[4] Claire Vœux, Cuba. Cinq ans après le «Printemps
noir», les journalistes indépendants font de la résistance,
Reporters sans frontières, mars 2008. (sito letto il 20 maggio
2009).
[5] Reporters sans frontières, «Cuba: rapport 2008»
(sito accessibile 20 maggio 2009).
[6] Yoani Sánchez, «'Sentada' blogger»,
Generación Y, 23 mai 2009 (sito letto il 27 maggio 2009).
[7] Ley n°62, Código Penal de Cuba, Libro II, Artículo
91, 29 décembre 1987. Documento scaricabile (sito letto il 24
maggio 2009).
[8] Codice penale francese, parte legislativa, libro IV, titolo 1, capitolo
1, sezioni 1 e 2.
[9] Reporters sans frontières, «Cualquiera puede navegar
por Internet...salvo los cubanos», 20 mai 2009 (letta 26
maggio 2009).
[10] Amnesty International, «Cuba. [10] Amnesty International,
"Cuba. Cinq années de trop, le nouveau gouvernement doit
libérer les dissidents emprisonnés», 18 mars
2008 (sito letto il 23 aprile 2008).
[11] «La NED, nébuleuse de l'ingérence "démocratique"»,
par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire , 22 janvier 2004.
[12] Salim Lamrani, Cuba. Ce que les médias ne vous diront
jamais (Paris: Editions Estrella, 2009), di prossima pubblicazione.