Per iniziare quest’analisi dobbiamo prendere in considerazione il territorio dove si è consumato il colpo di stato – l'Honduras – (un piccolo paese centroamericano con appena 112,492 km², confina con il Guatemala, il mare dei Caraibi, El Salvador, Nicaragua e l’oceano Pacifico, con una popolazione di 7.800.000 abitanti). Da un punto di vista storico, dall’inizio del secolo XX l’Honduras, come la maggior parte dei paesi della regione, è stato oggetto della brama degli Stati Uniti, in un primo momento con la politica del "big stick” (diplomazia del bastone) praticata dal presidente Theodore Roosevelt per imporre le compagnie nordamericane della frutta nel “cortile di casa”, il che ha fatto assumere a queste piccole repubbliche l’epiteto di “repubbliche delle banane” per via della loro dipendenza economica e politica dagli USA, poiché le oligarchie locali convenirono con gli americani l’imposizione di questo ruolo e, in seguito, con la Guerra Fredda e il trionfo della rivoluzione cubana, la loro dipendenza divenne maggiore. La base principale della CIA si stabilì a Tegucigalpa al fine di monitorare tutti i movimenti ribelli dei Caraibi. L’esercito dell’Honduras possiede una lunga relazione di formazione e dipendenza con la politica strategica del Pentagono, anzi, il generale Vásquez, il quale ha capeggiato il golpe honduregno, in due occasioni ha partecipato alla Scuola delle Americhe: nel 1976 e nel 1984. Il generale della Forza Aerea, Luis Javier Prince Suazo, che ha anche partecipato al golpe, ha ricevuto l’addestramento nella Scuola delle Americhe nel 1996 (l’odierna nuova struttura della vecchia Scuola delle Americhe, dove si sono formati migliaia di militari del continente, è stata ribattezzata con il nome di Istituto dell’Emisfero Occidentale per la Cooperazione nella Sicurezza, WHINSEC, secondo l’acronimo inglese). Con questi precedenti, questo golpe di tipo classico che prende spunto dagli antichi manuali militari e che non si vedeva sin dalla ricomparsa della “Democrazia formale”, non è molto attraente; il tiranno cileno Pinochet asseriva che nel Cile non si muoveva una foglia senza che lui non lo venisse a sapere e allora, cosa è successo in Honduras? dove l’influenza nordamericana è molto forte e, sicuramente, i militari honduregni non avrebbero mai osato dare un colpo di stato senza una “autorizzazione” da parte di qualche potere USA, lo stesso si dica da parte dei settori economici e politici, addirittura, tutti i mezzi di comunicazione di massa appoggiano il golpe (qui sorge un altro dubbio, cosa succede con la SIP che non denuncia la “mancanza di libertà di stampa” nell’Honduras e, ad esempio, sì in Venezuela dove non si è proceduto alla chiusura dei canali radio come in Honduras, dove le radio comunitarie dei padri gesuiti sono state occupate dall’esercito). Anzi, secondo alcune fonti, il cancelliere golpista Ortes Colindres, di fronte all’isolamento internazionale e alla reazione americana, ha definito il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, come “quel negretto che non sa niente di niente”. Dunque arrischiamo due ipotesi due ipotesi di fronte a questo fatto consumato che si risolverà nelle prossime ore, dovuto al forte rifiuto che sostanzialmente sta manifestando la nuova amministrazione di Obama e che condanna in modo energico. La prima ipotesi che solleviamo è quella che alcuni giorni fa ha illustrato lo studioso brasiliano Luís Moniz Bandeira: Obama non possiede le condizioni per fare rientrare l’eredità eredità di Bush e “in termini di direttive politiche, le differenze non sono fondamentali, a causa delle condizioni reali della potenza statunitense. Obama, ad esempio, in pratica, non può tagliare i programmi del Pentagono con lo scopo di ridurre il deficit fiscale degli Stati Uniti che cresce anno dopo anno”. Su questo punto coincidiamo per intero con Moniz Bandeira, il quale ci fa ricordare quello che era accaduto al presidente Kennedy, al momento di assumere il potere, con la questione dell’invasione di Cuba, la quale fu organizzata dalla CIA e pianificata dalla precedente amministrazione di Eisenhower, di cui Kennedy dovette incassare la sconfitta senza esserne d’accordo, così avvenne con l’introduzione di una nuova dottrina che il Pentagono aveva pensato per il continente. Quello che vogliamo dire è che settori interni del potere americano hanno impiegato questi “militari golpisti” per il progetto di “Democrazia formale” imposto nel continente dopo che le dittature hanno dimostrato i propri limiti, proprio nel momento in cui un paese cerca di uscire dall’orbita di Washington e cerca di formare nuovi blocchi o negoziare con i concorrenti degli Stati Uniti. Alcune ore fa un think tank di quelli che appoggiano la politica dura degli USA ha fatto una riflessione dal titolo “Morales trema per l’accaduto a Zelaya”, nel quale si dice di stare attenti, poiché esistono dei limiti che i paesi dipendenti dell’area d’influenza non possono superare. L’altra ipotesi è quella secondo la quale si vuole arrivare, tramite il conflitto bellico (giacché questo è il terreno sul quale i falchi americani detengono ancora la loro superiorità), sacrificando una pedina come nel gioco degli scacchi, a una via senza uscita nei confronti di paesi come il Venezuela e i firmatari dell’ALBA, che si sono direttamente intromessi in Honduras (ricordiamo che in un primo momento Chávez comunicò l’idea di coinvolgersi militarmente in quel conflitto), e in questa modo avere lo spunto che mancava per dimostrare le reali intenzioni perseguite dal presidente bolivariano nell’imporre la sua politica nella regione; quindi, niente di più propizio che attaccare un recente alleato, il presidente Zelaya, uomo che, dobbiamo ricordarlo, è un populista oligarchico che ha recentemente scoperto il socialismo del secolo XXI. Con questa mossa, se i bolivariani dovessero cadere nella trappola, si molti cambiamenti che stanno avvenendo nel nostro continente subirebbero un colpo d’arresto, e i gruppi economici americani, vincolati nella regione e attualmente minacciati dalla grave situazione economica interna e dalla concorrenza estera di nuovi attori economici come Cina e Russia, conserverebbero i privilegi. Al di là di queste due ipotesi, che possono essere state la scintilla del “golpe”, questo, in ogni caso, non può avere futuro, poiché gli USA, l’Unione Europea e i paesi americani hanno rifiutato il putsch, oltre al fatto che questo piccolo paese non potrebbe resistere a un embargo economico come quello che sta cominciando a subire; sicuramente ci sarà una via d’uscita concordata: già si hanno notizie di negoziati segreti per ripristinare la situazione precedente al golpe (nella quale non ci saranno né vincitori né vinti). Ma rimane in piedi una domanda a cui rispondere: chi ha dato il via nella repubblica imperialista per il tentativo di colpo di stato? |
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