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Da Arbenz
a Zelaya: Chiquita (United Fruit) in America
Latina
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Traduzione dallo spagnolo per
Resistenze
a cura di F.R. del Centro di Cultura e Documentazione Popolare |
Nikolas
Kozloff è
autore di “Revolution! South America and the Rise of
the New Left” (Palgrave-Macmillan, 2008) |
Quando i militari honduregni hanno abbattuto il governo democraticamente
eletto di Manuel Zelaya, due settimane fa, nelle sale del consiglio d’amministrazione
della
Chiquita ci sarà stato un sospiro di sollievo. La
nota azienda produttrice di banane, con sede a Cincinnati, all’inizio
di quest’anno si era lamentata insieme all’azienda Dole del
governo di Tegucigalpa, il motivo era l’aumento (60%) del salario
minimo. Secondo l’azienda, le nuove regole danneggiavano i profitti,
rendendo più costosa la produzione (20 centesimi in più
per una cassa di ananas e 10 centesimi in più per una cassa di
banane), più che in Costa Rica.
Le riforme del lavoro di Zelaya colpivano gli interessi della
Chiquita,
che in Honduras produce circa 8 milioni di casse di ananas e 22 milioni
di casse di banane.
Quando è comparso il decreto sul salario minimo,
Chiquita
si è appellata al Consiglio Honduregno di Impresa Privata (COHEP).
Amílcar Bulnes, presidente del gruppo, dichiarava che se il governo
continuava così, gli imprenditori si vedevano costretti a licenziare
lavoratori, aumentando la disoccupazione nel paese.
COHEP riunisce 60 associazioni imprenditoriali e camere di commercio,
rappresentando tutti i settori dell’economia honduregna. Secondo
il suo sito Internet, COHEP è il braccio politico e tecnico del
settore privato honduregno, appoggia gli accordi commerciali e fornisce
“
una piattaforma critica al sistema democratico”.
Il presidente di COHEP, Amilcar Bulnes, afferma che la comunità
internazionale non dovrebbe imporre sanzioni al governo golpista di Tegucigalpa,
perché non fanno che peggiorare i problemi sociali del paese. Nel
suo nuovo ruolo di portavoce dei poveri dell’Honduras, dichiara
che il paese ha già patito terremoti, piogge torrenziali e la crisi
finanziaria globale. Prima di castigare il regime con misure punitive,
la COHEP ritiene che l’ONU e l’OEA dovrebbero inviare squadre
di osservatori per valutare come le sanzioni colpirebbero il 70% circa
degli honduregni che vivono in povertà.
Intanto, Bulnes ha espresso il suo sostegno al regime golpista di Roberto
Micheletti e argomenta che le condizioni politiche in Honduras non sono
idonee al ritorno di Zelaya.
Chiquita: Da Arbenz a Bananagate
Non sorprende che Chiquita cerchi e si allei con forze sociali e politiche
più retrograde.
COLSIBA, l’organismo di coordinamento dei lavoratori delle piantagioni
di banane in America Latina, dice che la compagnia non ha fornito ai
suoi dipendenti gli strumenti di sicurezza necessari e che ha ritardato
la firma di accordi collettivi in Nicaragua, Guatemala e Honduras, e
arriva a paragonare le condizioni di lavoro infernali nelle piantagioni
Chiquita con i campi di concentramento.
E’ un confronto azzardato, ma ha un fondo di verità. Le
donne che lavorano nelle piantagioni Chiquita in America Centrale, lavorano
dalle 6.30 del mattino alle 7,00 della sera, con le mani che bruciano
dentro guanti di gomma. Alcuni dei lavoratori hanno solo 14 anni. I
lavoratori delle piantagioni di banane hanno denunciato che Chiquita
li espone a DBCP, un pericoloso pesticida che causa sterilità,
cancro e difetti congeniti nei bambini.
Chiquita, prima nota come United Fruit Company e
United Brands, ha una lunga e sordida storia politica in America
Centrale. Diretta da Sam “The Banana Man” Zemurray,
United Fruit entró negli affari delle banane nel XX
secolo.
Zemurray una volta dichiarò: “In Honduras, un mulo
costa più di un parlamentare”. Negli anni venti United
Fruit controllava 263.000 ettari della terra migliore dell’Honduras,
circa un quarto della terra coltivabile del paese. Ma controllava anche
strade e ferrovie. In Honduras, le aziende di frutta estesero la loro
influenza a tutti settori della vita, politica e forze armate comprese.
Per quelle tattiche hanno preso il nome di “polpi”.
Quelli che non accettavano il gioco delle corporazioni finivano stesi
nelle piantagioni. Nel 1904, l’umorista O. Henry coniò
la definizione “Repubblica delle banane” riferendosi
alla tristemente celebre United Fruit Company e le
sue attività in Honduras.
In Guatemala, United Fruit appoggiò il golpe patrocinato
dalla CIA nel 1954, contro il presidente Jacobo Arbenz, un riformista
che cercò di realizzare una riforma agraria. L’abbattimento
di Arbenz portò a più di trent’anni d’instabilità
e di guerra civile.
In seguito, nel 1961, United Fruit prestó le sue navi
agli esiliati cubani appoggiati dalla CIA che cercarono di far cadere
Fidel Castro a Playa Girón.
Nel 1972, United Fruit (ribattezzata United Brands)
portò al potere il generale hondureño Oswaldo López
Arellano, che dovette lasciare dopo l’infame scandalo “Bananagate”.
Un teste dell’accusa statunitense, accusò la United
Brands di pagare Arellano con 1,25 milioni di dollari e la promessa
di altri 1,25 milioni se il militare avesse attuato la riduzione delle
tasse sull’esportazione della frutta. Durante il Bananagate,
il presidente di United Brands cadde da un grattacielo di New
York, in un apparente suicidio.
Gli anni Go-Go dei Clinton Years e Colombia
United Fruit si è stabilita anche in Colombia e durante
i suoi movimenti in questo paese sudamericano la sua immagine è
stata meno negativa. Nel 1928, 3.000 lavoratori in sciopero per chiedere
migliori condizioni, prima si videro negare la trattativa e poi accogliere
alcune rivendicazioni. Altri punti, però vennero dichiarati “illegali”
o “impossibili”. Quando gli scioperanti rifiutarono
di disperdersi, i militari spararono contro i lavoratori ammazzandone
molti. Invece di ripensare le sue politiche del lavoro, Chiquita
alla fine degli anni Novanta ha cominciato ad allearsi con forze insidiose,
in particolare con i paramilitari destroidi. Chiquita ha dato
loro più di un milione di dollari, dichiarando che lo faceva
per avere protezione.
Nel 2007, Chiquita ha pagato 25 milioni di dollari per dirimere un’indagine
del Dipartimento di Giustizia su quei pagamenti.
Chiquita è stata la prima azienda nella storia degli USA
condannata per aver avuto rapporti finanziari con una specifica organizzazione
terroristica. In un processo contro Chiquita, delle vittime della
violenza paramilitare affermarono che l’azienda incitava a commettere
atrocità, compresi atti di terrorismo, crimini di guerra e contro
l’umanità. Un avvocato disse che il rapporto di Chiquita
con i paramilitari “riguardava tutti gli aspetti della distribuzione
e vendita di banane mediante un regno del terrore”.
Charles Lindner era stato un grande finanziatore del Partito Repubblicano,
ma quando cambiò bandiera cominciò a finanziare Bill Clinton.
Clinton ricompensò Lindner diventando un cruciale sostenitore
militare del governo di Andrés Pastrana, responsabile della proliferazione
degli squadroni della morte. A quell’epoca gli USA spingevano
la sua amichevole agenda di libero commercio verso le corporazioni in
America Latina, una strategia realizzata dal vecchio amico d’infanzia
di Clinton, Thomas “Mack” McLarty. Alla Casa Bianca,
McLarty ricoprì l’incarico di Capo di Gabinetto e di Inviato
Speciale per l’America Latina. Un personaggio affascinante che
merita guardare più da vicino.
Holder-Chiquita
A causa della storia poco limpida di Chiquita in Centroamerica
e Colombia, non sorprende che l’azienda abbia in seguito cercato
di allearsi con COHEP in Honduras. A parte guidare le associazioni imprenditoriali
in Colombia, Chiquita ebbe anche rapporti con importanti studi
legali a Washington. Secondo il Center for Responsive Politics, Chiquita
negli ultimi tre anni ha speso 70.000 dollari per pagare le spese dello
studio Covington and Burling.
Covington è un potente studio legale che assiste corporazioni
multinazionali. Eric Holder, l’attuale Fiscal General [Ministro
della Giustizia], co-presidente della campagna di Obama ed ex Fiscal
General aggiunto con Bill Clinton, fu fino a poco fa socio dello studio.
In Covington, Holder ha difeso Chiquita in qualità
di avvocato principale nel caso col Dipartimento di Giustizia. Dall’alto
del suo elegante ufficio in Covington, nei pressi dell’edificio
del New York Times a Manhattan, Holder ha preparato Fernando
Aguirre, direttore esecutivo di Chiquita, per un’intervista
con “60 Minuti” sugli squadroni della morte colombiani.
Holder fece sì che la compagnia si dichiarasse colpevole di “transazioni
con organizzazioni terroristiche globali”.
Ma l’avvocato, che in Covington percepiva un salario considerevole
nell’ordine di più di 2 milioni di dollari, ottenne un
patteggiamento in cui Chiquita pagava solo una multa di 25 milioni di
dollari nell’arco di 5 anni. Scandalosamente, nemmeno uno dei
6 funzionari della compagnia che approvarono i pagamenti vennero condannati.
Il curioso caso di Covington
Se si osserva bene, si scopre che Covington non rappresenta solo Chiquita,
ma che serve come nesso per la destra politica che vuole propugnare
una politica estera aggressiva in America Latina.
Covington ebbe un’importante alleanza strategica con Kissinger
(famoso per il Cile nel 1973) e McLarty Associates (sí, lo stesso
Mack McLarty dei giorni di Clinton), uno studio molto conosciuto a livello
internazionale per consulenze e assistenza strategica.
John Bolton dal 1974 al 1981 è stato socio in Covington. Come
ambasciatore USA all’ONU con George Bush, Bolton fu un feroce
critico dei latinoamericani di sinistra come Hugo Chavez.
John Negroponte recentemente è diventato vicepresidente di Covington.
Negroponte è un ex segretario aggiunto di Stato, direttore dei
servizi segreti e rappresentante degli USA all’ONU.
Come ambasciatore statunitense in Honduras dal 1981 fino al 1985, Negroponte
ha avuto un ruolo importante nell’aiuto dei Contras sostenuti
dagli USA che volevano far cadere il regime sandinista in Nicaragua.
Gruppi per i diritti umani hanno duramente criticato Negroponte per
aver omesso gli abusi contro i diritti umani commessi dagli squadroni
della morte honduregni che furono finanziati e parzialmente addestrati
dalla CIA. Di certo, quando Negroponte è stato ambasciatore,
il suo palazzo a Tegucigalpa si era trasformato in uno dei maggiori
centri nevralgici della CIA in America Latina, e decuplicò il
suo personale.
Anche se non vi sono evidenze che leghino Chiquita al recente golpe
in Honduras, vi sono abbastanza confluenze di personaggi sospetti e
di politici influenti per giustificare più indagini.
Da COHEP a Covington, fino a Holder e Negroponte e McLarty, Chiquita
ha selezionato amici nei posti importanti, amici che non apprezzano
le politiche progressiste a favore dei lavoratori di Zelaya a Tegucigalpa.