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Il colpo
di stato in Honduras: modello per
un assalto emisferico alla democrazia |
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L'autore è un cittadino nicaraguense nato in Canada,
che divide il proprio tempo tra due paesi. E' un membro dell'FSLN e direttore
aggiunto di Socialist Voice. Desidera esprimere
riconoscenza alle fonti analitiche di notizie che informano questo articolo,
inclusi Radio Globo (Honduras), Radio La Primerisima
(Nicaragua), El19, Pagina 12 (Buenos Aires), La Jornada
(Messico, D.F.), Rebelion, il giornalista latinoamericano-australiano
Fred Fuentes (Green Left Weekly), Tortilla con Sal (Nicaragua),
Via Campesina, Honduran Resists e Rights Action.
frebooter
Il popolo dell'Honduras ha ora subito più di 40 giorni di governo
militare. Il colpo di stato dei generali del 28 giugno, crudelmente confezionato
sotto una maschera costituzionale, ha rimosso il governo eletto del paese
e scatenato un'intensa, mirata ed implacabile repressione.
Le proteste della gente comune hanno confrontato il regime in resistenza
e lo hanno superato in appoggio politico all'interno del paese ed internazionalmente.
La loro portata e durata sono senza precedenti nella storia dell'Honduras.
La resistenza popolare è il fattore principale che agisce sulle
forze internazionali che tentano di influenzare il risultato della crisi
di governo. Grava pesantemente sulle menti degli autori del golpe e dei
loro sostenitori internazionali.
Come ha documentato (1) in modo convincente Eva Golinger, gli Stati Uniti
hanno preso parte all'ideazione, alla pianificazione ed alla preparazione
del golpe. L'ambasciatore USA a Tegucigalpa, Hugo Llorens, ha coordinato
una squadra di ufficiali di alto grado USA ed honduregni, e di creature
della vecchia amministrazione Bush, utilizzando la base aerea USA di Soto
Cano (Palmerola).
Ma quando l'esercito, con le mitragliatrici che sparavano a ripetizione,
ha assalito la casa del presidente Zelaya, lo ha rapito e lo ha scaricato
in Costa Rica – ancora in pigiama – la sua azione ha forgiato
una unità senza precedenti in America Latina e nei Caraibi contro
il regime golpista e fatto infuriare centinaia di migliaia di persone
all'interno del paese.
L'unità latinoamericana
Nei primi giorni dopo il colpo di stato, pareva che il mondo intero
denunciasse i generali honduregni ed i loro uomini di facciata civili.
L'ALBA – l'alleanza bolivariana di nove paesi avviata da Venezuela
e Cuba – ha preso l'iniziativa nell'unire i governi latinoamericani
attorno ad una posizione comune. La capitale del Nicaragua, Managua,
è diventata la capitale temporanea di America Nostra. Molti presidenti
latino americani sapevano troppo bene che potevano presto subire il
destino di Zelaya.
Cristina Fermandez dell'Argentina ha dedicato il suo intero discorso
a questo tema all'assemblea generale dell'OSA, che ha preso una posizione
unanime contro i golpisti. Questo è stato seguito rapidamente
da una riunione dell'assemblea generale dell'ONU, convocata dal suo
presidente padre Miguel d’Escoto (un leader sandinista nicaraguense
veterano), che ha pure approvato una risoluzione unanime che respinge
il golpe e riconosce Zelaya come legittimo presidente dell'Honduras.
Fronteggiato da questa realtà, il governo USA si è affrettato
a ritrarsi come un oppositore chiave della presa di controllo dei militari
ed un sostenitore del ritorno del presidente Zelaya. Era politicamente
urgente per il regime Obama, non soltanto in America Latina ma all'interno,
negare il coinvolgimento nel golpe.
Vi sono state molte congetture che Obama dissenta con l'ingannevole
politica del suo governo sul golpe e naturalmente questo non può
escludersi. Ma ciò che conta per il popolo dell'Honduras e dei
suoi sostenitori non sono le possibili opinioni private di Obama ma
le azioni del suo governo. Il suo passo ha tradito i suoi pronunciamenti.
Gli USA non hanno agito per togliere il terreno sotto i piedi al regime
golpista. Potrebbero rovesciare il colpo di stato con una telefonata
di cinque minuti che includesse poche cifre in dollari alla fine. Le
sue parole, come il tempo ha dimostrato, erano principalmente di inganno
e manipolazione delle diverse forze che agiscono nella crisi honduregna.
I principali obiettivi del colpo di stato
Washington ha organizzato il colpo di stato per promuovere numerosi
obiettivi strettamente collegati:
Inferire un colpo all'alleanza ALBA, rimuovendo il suo presunto "anello
debole" – l'Honduras ed il suo governo membro guidato
da Zelaya.
Preparare un assalto al Venezuela rivoluzionario, introdotto dall'annuncio
di nuove basi militari USA che convertiranno la Colombia in una gigantesca
portaerei e piattaforma per organizzare operazioni ostili contro paesi
dell'ALBA, con anche Ecuador e Bolivia in cima alla lista.
"Riprendere" l'Honduras ed usarlo di nuovo come una piattaforma
per eliminare presidenze di sinistra e movimenti di massa in Guatemala,
El Salvador e Nicaragua e per demoralizzare e scoraggiare l'appoggio
della gente comune per quei regimi disobbedienti o ribelli.
Esaminare le acque turbolente dell'America Latina per il risorgere dei
golpe in America Latina e nei Caraibi ed utilizzarla come laboratorio
per colpi di stato nelle condizioni del 21° secolo. Questo comprende
tentare di reispirare e riorganizzare sostenitori politici e militari
di destra da una parte all'altra dell'emisfero. Ha anche provato dove
starebbe la potente Chiesa Cattolica. (Una Bibbia gratuita, se indovinate
giusto!)
Sondare il "ventre molle" del Sud America –
principalmente Brasile e Cile – per vedere se siano disponibili
ad un accordo o almeno possano essere corrotti al silenzio. L'obiettivo
è di spingere un cuneo tra l'Alleanza ALBA ed i cosiddetti regimi
di centrosinistra (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Cile).
Da allora, molta acqua è passata sotto il Rio Coco (tra Honduras
e Nicaragua).
Il regime golpista ha minacciato di diventare un grave peso attorno
al collo di Washington ed ostacola la sua rinnovata spinta a trovare
influenza e punti d'appoggio, specialmente in Sud America. Quindi i
tentativi di Washington di plausibile diniego e la mancanza di scrupoli
sul lasciare i golpisti a deperire se necessario.
L'unità dell'America Latina viene ora dolorosamente messa alla
prova dalla decisione provocatoria di localizzare basi aeree e navali
USA in Colombia. Mentre entrambe Brasile e Cile si sono piegati con
riluttanza con l'argomento che la questione è una decisione "sovrana"
della Colombia, altre, come Bolivia, Nicaragua, Ecuador, Uruguay, Venezuela
e Cuba, hanno denunciato la mossa.
Una resistenza efficace
Nel frattempo, la resistenza honduregna ha avuto un impatto immenso
sulla popolazione, sul regime, sull'economia nazionale e regionale e
sull'opinione pubblica internazionale. Questo risultato atterrisce la
classe dominante locale e Washington.
L'economia honduregna è a brandelli. L'attività di import-export
è giù di uno stimato 20%. Zelaya ha riferito in una conferenza
stampa a Città del Messico che erano state erette più
di 200 barricate stradali, la maggior parte delle quali represse pesantemente
dall'esercito nel tentativo di continuare a trasferire i prodotti. Dal
golpe le scuole pubbliche non hanno funzionato a causa di scioperi degli
insegnanti e di boicottaggi degli studenti. I lavoratori della sanità
hanno mantenuto un lungo sciopero e molti altri centri di lavoro sono
stati colpiti da scioperi e rallentamenti più brevi.
Il governo di fatto non è stato in grado di pagare gli stipendi
dei dipendenti ed i profitti delle dieci famiglie dominanti cominciano
a decrescere. ADIDAS, NIKE e GAP – ammiraglie del settore dell'assemblaggio
– hanno esortato il governo USA ad accelerare il ritorno di Zelaya
poiché i loro prodotti non vengono esportati e stanno perdendo
milioni. La crisi colpisce anche le imprese di import-export di Nicaragua
e El Salvador che dipendono dal porto del nord dell'Honduras di Cortés
per il commercio con gli USA orientali e meridionali e con l'Europa.
Tuttavia, nonostante la ferma resistenza e le sorprese sul fronte internazionale,
il "governo" del presidente di fatto Roberto Micheletti
non è crollato. La sua arma principale, a parte i sermoni della
Chiesa Cattolica ed il pratico controllo del monopolio dei media, è
stata quella degli assassini mirati e degli arresti di dimostranti disarmati,
che nelle loro azioni non portano nulla eccetto che convinzione, coraggio
e segnali di picchetto. Le sparizioni e la tortura vengono eseguite
selettivamente, il diritto al libero movimento è permanentemente
violato ed il coprifuoco viene spesso allungato.
Il regime ora si è mosso a chiudere Globo Radio, l'unica stazione
che ha osato opporsi al golpe, sostenere Zelaya come legittimo presidente
del paese e dare una voce alla resistenza. Al 6 agosto è ancora
sull'etere, circondata da centinaia di sostenitori come guardie di difesa.
Se il regime rimane saldo, probabilmente sarà chiusa anche TV
Cholusat Sur (Canali 36/34) che opera strettamente con Globo.
Il piano Arias
Il piano del presidente del Costarica Oscar Arias per porre fine al
golpe e restituire "stabilità" all'Honduras
dovrebbe essere chiamato il "Piano Obama-Clinton-Lula".
Santiago O’Donnell, giornalista dipendente dell'argentino Pagina
12, il 26 luglio ha scritto che il Piano Arias è stato rintracciato
ad un incontro a Mosca tra Lula ed Obama. Secondo O’Donnell, "Lula
voleva che Zelaya ritornasse ed Obama voleva che non restasse al potere.
Così arrivarono ad un accordo: Zelaya sarebbe ritornato ma non
sarebbe rimasto al potere". L'intenzione evidente ma non dichiarata
del piano era di impedire a Zelaya di esercitare qualsiasi vero potere
e di bloccare qualsiasi possibile ritorno alla carica in futuro. E,
soprattutto, indebolire il movimento di resistenza di massa. I due presidenti
si incontrarono di nuovo al vertice del G-8 in Italia.
Il segretario di stato USA Hillary Clinton ha scelto Arias, le cui abilità
nel servire l'imperialismo gli hanno fatto vincere un premio Nobel per
la pace, per ospitare i colloqui tra il governo Zelaya (in esilio) ed
i leader del colpo di stato. Ha "mediato" a San José
tra rappresentanti di "entrambe le parti". Con l'OSA
spinta fuori dal quadro, i colloqui si sono spostati via dalla richiesta
dell'immediato ed incondizionato ritorno di Zelaya ad una struttura
di ritorno condizionato e ritardato (e quindi il ritiro condizionato
e ritardato del regime di fatto).
I colloqui sono iniziati come un mezzo per ritardare il ritorno di Zelaya
e di guadagnare tempo per il regime golpista, nella speranza che possa
stabilizzare il suo dominio all'interno del pase. Zelaya ha accettato
il Piano come base per la discussione. Ma i colloqui si sono presto
rotti perché il regime golpista ha respinto categoricamente il
ritorno di Zelaya. Un secondo tentativo di Arias è fallito per
la stessa ragione.
Allora Zelaya si è allontanato dall'attività di Arias
e ha cominciato nuovamente a riconcentrarsi sul costruire la resistenza
e sul risultato diplomatico. Il suo governo in esilio opera principalmente
sul confine Honduras-Nicaragua (Ocotal) ed all'ambasciata honduregna
a Managua.
L'impatto della resistenza
L'opposizione di massa è ricominciata, ispirata dai tentativi
di ritorno di Zelaya attraverso la frontiera nicaraguense e dall'efficace
opera svolta da sua moglie (Xiamara Castro de Zelaya) all'interno del
paese. Ciò ha avuto il suo effetto. Obama ha dichiarato più
apertamente che il regime golpista doveva accettare il ritorno di Zelaya
attraverso la via San José-Arias. Il Brasile ed il Messico hanno
appoggiato questa posizione, come ha fatto il segretario generale dell'OSA
Insulza.
Il regime golpista continua a respingere questa linea. In seguito alla
dichiarazione di Obama, Jose Miguel Insulza, Oscar Arias ed il vicepresidente
spagnolo Maria Teresa Fernandez de la Vega hanno proposto di inviare
in Honduras una delegazione di livello ministeriale dell'OSA per cercare
di convincere il regime militare ad accettare il ritorno di Zelaya e
forse per tentare di estrarre più denti da Zelaya. Il leader
golpista Micheletti ha dichiarato che avrebbe accettato una simile delegazione
soltanto se non era incluso nessun ministro dei paesi dell'ALBA. La
missione, che arriverà l'11 agosto, è formata dai ministri
degli esteri di Argentina, Messico, Canada, Costa Rica, Giamaica e Repubblica
Dominicana, accompagnati da José Miguel Insulza dell'OSA.
Nel frattempo, Zelaya ha acconsentito a maggiori concessioni. Ha accettato
il principio di un governo di unità nazionale, il cui compito
principale sarebbe di stabilizzare il paese, mettere nuovamente in moto
l'economia, ripristinare i servizi come istruzione e sanità ed
organizzare le elezioni nazionali di novembre.
In sostanza, il gruppo di Zelaya sente di non avere nessuna scelta che
accettare un accordo che lo lascerà indebolito e con le mani
legate, in un governo che comprende i personaggi principali del golpe.
Gli autori del Piano Arias sperano che questo lasci la classe dominante
e l'esercito con un'influenza significativa per sconfiggere politicamente
il movimento di massa e la corrente di Zelaya nelle prossime elezioni.
Questo non è certo.
Ad una conferenza stampa durante la sua visita di stato questa settimana,
Zelaya ha inviato un messaggio a Washington e ad altri governi dell'emisfero
– o il golpismo da parte dell'estrema destra sarà contenuto
o rinascerà il movimento guerrigliero di sinistra in America
Latina. Ha nuovamente asserito il diritto del popolo all'insurrezione
sotto condizioni di dittatura militare.
Alla società a livello locale
Chiunque lasci fuori dai suoi calcoli il movimento di massa può
venir fuori svantaggiato. Il movimento di resistenza è emerso
come una nuova forza, molto più sofisticata e potente di prima
del 28 giugno. Gli attivisti hanno superato una scuola particolarmente
intensa e brutale di lotta di classe. La crescente unità tra
i popoli meticcio, indigeno ed afro-honduregno augura bene. I loro legami
internazionali sono più vari e forti di prima.
La stessa corrente di Zelaya non è la stessa di prima del golpe.
Vi sono tutte le possibilità che il periodo di interim, con o
senza il ritorno di Zelaya, possa essere utilizzato per maturare e consolidare
questo movimento e per costruire la sua capacità di affrontare
la classe dominante nel processo elettorale e nella battaglia in corso
per i cuori e le menti della grande maggioranza del paese.
La prossima Giornata d'azione è l'11 agosto, quando marce da
tutto l'Honduras convergeranno sul centro industriale di San Pedro Sula
e sulla capitale Tegucigalpa. Il Fronte di Resistenza Nazionale dell'Honduras
si è appellato a proteste di solidarietà simultanee in
tutto il mondo quel giorno.
Il risultato dipende, soprattutto, dalla capacità della gente
comune di restare in guardia ed attiva nella lotta politica. La sua
attività probabilmente si distenderà sotto la doppia bandiera
di una campagna elettorale e di costruire il sostegno per convocare
una Assemblea Costituente.
I combattenti antimperialisti dovrebbero concentrarsi sul difendere
il movimento di massa ed i suoi leader in Honduras e l'obiettivo dell'unità
continentale di America Nostra contro il dominio imperiale.
Il colpo di stato in Honduras del 28 giugno è stato una prova
generale, una prova per gli istigatori del golpe e per tutta l'America
Latina. Soprattutto, il golpe è una scuola per la società
a livello locale honduregna. Non importa quali pieghe e svolte a breve
termine possano prendere le forze contendenti. Gli honduregni non saranno
mai più gli stessi.