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Traduzione dallo spagnolo di V.
Paglione |
Le conseguenze del militarismo dittatoriale ha provocato gravi rotture
nella società argentina. Questo fatto, se sommato all’indifferenza
politica, rende impossibile la modernizzazione e il perfezionamento del
suo sistema di difesa.
Sempre più si sta facendo strada l’ipotesi che i conflitti
del secolo XXI riguarderanno il cibo, l’acqua, l’energia
e l’interesse verso le regioni scarsamente popolate, ma molto
produttive. Questi scenari fanno sì che alcuni paesi latinoamericani
agiscano per rafforzare i propri sistemi di difesa.
Per quanto concerne l’Argentina, una delle risorse naturali più
importanti che possiede è l’acquifero Guaraní. Questa
riserva di acqua dolce, la più grande del mondo, comprende i
quattro paesi del Mercosur. La sua superficie è di circa un milione
centonovantamila chilometri quadrati. In Argentina abbraccia quasi la
totalità del litorale, occupando le province di Misiones, Corrientes
ed Entre Ríos; ci sono persino degli esperti che valutano che
si espandi verso il Sud della regione pampeana e il Nord di quella patagonica.
Nel Nord del Brasile occupa una superficie di circa 850.000 chilometri
quadrati; in Paraguay 700.000 e verso Est, in Uruguay, 45.000 chilometri
quadrati.
L’acquifero Guaraní possiede una quantità d’acqua
tale da rifornire a tutta la popolazione del mondo, sei mila milioni
di abitanti, durante duecento anni.
Nello stesso tempo, nel mese di aprile di quest’anno il governo
argentino ha presentato alle Nazioni Unite (ONU) la relazione sui limiti
della piattaforma continentale argentina, di là delle duecento
miglia dalle sue coste, con l’intento che le sia riconosciuta
la legalità delle proprie acque giurisdizionali e della loro
Zona Economica Esclusiva fino a 350 miglia.
L’importanza economica di quest’area risiede nel suo potenziale
peschereccio e nella superficie oceanica, dove, si stima, esiste una
quarta parte del petrolio e del gas del pianeta.
In un’intervista esclusiva ad APM, Carlos Pereyra Mele, esperto
in geopolitica e geostrategia e membro del Centro Studi Strategici Sudamericani,
ha spiegato l’importanza che possiede l’Argentina nel perfezionare
il suo sistema di difesa.
“L’argomento difesa nel nostro paese è un tema
tabù perché lo s’identifica con il militarismo o
la dittatura, il che è un grave errore. Purtroppo pagheremo le
conseguenze di questo ideologismo caduco”, ha dichiarato
Pereyra Mele.
“Nessun paese – ha segnalato – che si
vanti di essere serio è privo di sistemi d’intelligenza,
che è la prima cosa da sostenere per conformare un pensiero geopolitico
e un sistema di difesa conforme agli obiettivi nazionali permanenti.
Rappresenta la forma di utilizzare correttamente le risorse economiche
e tecnologiche con quell’obiettivo”.
Inoltre, ha aggiunto: ”Quali sono i nostri alleati e i nostri
avversari?. Dove dobbiamo avere una maggiore presenza e competenza nella
difesa dei nostri legittimi interessi? Sono domande che ci dobbiamo
fare in quanto nazione”.
Nel secolo XX l’unico governo argentino che ha avuto un pensiero
geopolitico e di difesa autentica fu quello capeggiato dal presidente
Juan Domingo Perón, il quale si prodigò a non svolgere
il ruolo che gli aveva assegnato da prima il Regno Unito e successivamente
la potenza che lo rimpiazzò, gli Stati Uniti.
Per quanto concerne l’importanza che gli diede il governo peronista
allo sviluppo delle politiche di difesa, Pereyra Mele ha spiegato che
“si è implementata l’occupazione definitiva della
Patagonia e si è rafforzata la nostra presenza nell’Antartico,
con la creazione della Direzione Nazionale dell’Antartico”.
“Si è sviluppato il complesso industriale militare –
ha precisato Pereyra Mele -, rafforzando le aziende leader:
quella aerospaziale con aerei a reazione, aerei con ala a freccia e
missili telecomandati; quella navale con la costruzione di navi attrezzature
e la petrolchimica, con autonomia nella somministrazione dei prodotti
che si ottenevano solo negli Stati Uniti”.
“Si è implementata la dottrina della Nazione in Armi, non
come un paese dallo sviluppo imperialista, bensì come un paese
per l’integrazione regionale. In questo quadro, le Forze Armate
hanno agito in campagne volte all’eliminazione delle malattie
endemiche e nella lotta contro le piaghe che danneggiavano intensamente
la nostra economia agricola e zootecnica”.
Nel 1952 Juan Perón progettò l’Unione del Cono Sud
mediante l’alleanza di Argentina, Brasile e Chile, conosciuta
come Progetto ABC. La formazione di questo blocco aveva come scopo contrastare
l’appetito egemonico degli Stati Uniti.
In un discorso realizzato l’11 novembre 1953, nella Scuola Nazionale
di Guerra, Perón affermava: “Pensiamo che la lotta
del futuro sarà economica (…) la Repubblica Argentina da
sola non possiede l’unità economica; neanche il Brasile
da solo possiede un’unità economica; il Cile da solo, nemmeno;
ma questi tre paesi uniti conformano, forse, adesso, e soprattutto nel
futuro, una straordinaria unità economica”.
Su quest’aspetto, Pereyra Mele ha sostenuto che “gli
intenti di implementare un accordo integrazionista con il Progetto ABC
sono stati avversati dagli Stati Uniti, seguendo la geopolitica di post
guerra che aveva tracciato Nicolas John Spykman, il quale con chiarezza
espose che gli Stati Uniti non dovevano consentire il sorgere di nessun
blocco nelle Americhe”.
Pereyra Mele ha aggiunto: “Ellis Brigs, direttore dell’Ufficio
per gli Affari delle Repubbliche Americane del Dipartimento di Stato,
in un memorandum del 20 marzo 1947, osservava: “Esiste il pericolo
che l'Argentina aspiri a organizzare un blocco nel Cono Sud, sotto la
sua guida politica ed economica”. Allo stesso tempo manifestava
che gli Stati Uniti dovevano opporsi a ogni possibilità che potesse
facilitare la formazione di tale blocco”.
Attualmente, l’Argentina affronta grandi sfide come quella di
proteggere le sue riserve di acqua dolce (Acquifero Guaraní e
i ghiacciai continentali). Rammentiamo che quella sarà la risorsa
naturale che provocherà più tensioni nei prossimi anni,
fatto che obbliga dover tracciare politiche di difesa adeguate.
Dovrà ugualmente controllare il nuovo spazio marittimo che si
è incorporato con il riconoscimento delle 350 miglia, per il
quale si richiedono forti investimenti e sistemi di controllo efficaci.
Al riguardo, Pereyra Mele ha opinato che “le ipotesi di conflitti
attuali sono varie, la più grave è la nostra vulnerabilità
verso il Mare Argentino e le sue risorse. Argentina è un paese
aggredito da una potenza occupante e ciò non rappresenta un’ipotesi.
Osserviamo che i nostri mari sono depredati nelle sue risorse pescherecce
con autorizzazione del Regno Unito, Stato che, per di più, è
alla ricerca di risorse minerali”.
“Stanno rafforzando la base militare delle Malvine con aerei
di ultima generazione e attrezzatura elettronica sofisticata. Recentemente,
esperti inglesi hanno offerto consulenza all’Organizzazione del
patto del Nord Atlantico (NATO), sostenendo che la stessa deve rafforzare
le sue basi oltremare, ossia, nello stretto che separa le Malvine”,
ha aggiunto.
“La navigazione nello stretto di Drake sicuramente s’incrementerà
per via delle difficoltà che trovano i giganti de mare nell’utilizzo
del canale di Panama. Allo stesso tempo deve essere presa in considerazione
le mire sull’Antartide secondo quanto esposto recentemente nella
Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare”, ha
rilevato.
A seguito di quanto esposto in precedenza, l’attuale governo argentino
ha adottato alcune misure per rafforzare il suo sistema di difesa nazionale.
Il 10 luglio 2008, la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner
annunciò l’attivazione del master in Difesa Nazionale e
Strategia che si svolgerà nell’Università Nazionale
Tres de Febrero.
In quella circostanza, la presidentessa asseverò che “un
sistema di difesa nazionale si deve articolare intorno a un modello
di sviluppo economico e sociale e deve possedere un forte contenuto
regionale, perché altrimenti può non essere efficiente
ed efficace”.
Per concludere, Pereyra Mele ha manifestato che: “Possiamo
vedere che, in materia di difesa, l’Argentina sta facendo dei
passi molto lenti per quanto concerne il recupero del complesso industriale
militare. È necessario proporre un quadro idoneo, affinché
le Forze Armate difendano le risorse naturali, il che implica una nuova
redistribuzione degli effettivi militari nelle aree più critiche
di nostro interesse nazionale”.