Le Interviste di Eurasia
Dal vertice di Annapolis alla questione iraniana: Liliana Boranga intervista il prof. Enrico Galoppini
Radio Base Popolare Network
Mentre ancora non si placano le polemiche dopo il vertice di Annapolis e in Palestina continua la guerra, la questione iranianna tiene banco a livello internazionale. Liliana Boranga, direttore di Radio Base, ha intervistato il prof. Enrico Galoppini , esperto del vicino medio Oriente, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici.

Ascolta la trasmissione:
Parte Prima
Parte Seconda

Tiberio Graziani intervistato da Radio Rai 3
6 Dicembre 2007
Il direttore di Eurasia - rivista di studi geopolitici, Tiberio Graziani, è stato intervistato da Radio Rai 3 in merito alle relazioni tra USA e Russia, dopo la pubblicazione del rapporto dell’intelligence americana che smentirebbe le accuse dell'amministrazione Bush contro Teheran.

L'intervista è stata trasmessa alle ore 13:45 del 5/12/2007, ma può essere riascoltata cliccando QUI.

Cosa succede in Georgia? Liliana Boranga (Radio Base Popolare) intervista Tiberio Graziani e Luca Bionda
14 Gennaio 2008

Liliana Boranga - Radio Base Popolare Netwok
Linea diretta del 14 gennaio ha voluto approfondire la questione della Georgia con Tiberio Graziani e Luca Bionda partendo da un articolo scritto da quest'ultimo (Una Georgia politicamente immobile corre verso la NATO).

Ascolta la trasmissione

Aldo Braccio presenta Eurasia 3/2007 - Il risveglio dell'America indiolatina
16 Gennaio 2008 Arcoiris TV Milano

Aldo Braccio presenta il terzo numero del 2007 della rivista di geopolitica Eurasia. Questo numero è interamente dedicato all'America indiolatina, di cui delinea la situazione attuale e i possibili scenari futuri.

Vedi il filmato

Kosovo: Stefano Vernole intervistato da Radio Alma - Bruxelles
22 Febbraio 2008 Radio Alma
Per ascoltare l'intervista a cura di Alessandra Falcinelli di Radio Alma a Stefano Vernole, specialista di questioni balcaniche e autore de La lotta per il Kosovo, Edizione all'insegna del Veltro, 2007, cliccare qui.

Perche' andarsene dal Libano? come chiede l'ex ministro Martino
17-03-08
Liliana Boranga intervista Claudio Moffa e Dagoberto Bellucci sul Libano - Radio base popolare
Parte prima
Parte seconda

Presentazione del numero Geopolitica e diritto internazionale
9 Maggio 2008
Presentazione di "Eurasia. Rivista di studi geopolitici" 4/2007
Il dr. Federico Roberti intervista il prof. Claudio Mutti sull'ultimo numero della rivista di studi geopolitici "Eurasia" dedicato a "Geopolitica e diritto internazionale".
Per vedere ed ascoltare il filmato clicca qui.

Enrico Galoppini ("Eurasia") intervistato da Radio Italia (Teheran) sullo "scontro di civiltà"
IRIB - Audio dell'intervista

Vista la tendenza dei media a creare notevole confusione su quel che concerne i rapporti tra l'Islam e l'Occidente al fine di far accettare l'ormai famoso teorema dello "Scontro di civiltà" imposto da chi sta scatenando una guerra dopo l'altra (e non accenna a fermarsi), per discutere in maniera più approfondita di tutto questo abbiamo parlato con il Prof. Enrico Galoppini, studioso del mondo arabo-islamico e redattore della rivista di Studi geopolitici "Eurasia".

- Secondo Lei, dove ha le radici questa recente campagna di antislamismo ma anche di islamofobia in Europa?
- In questo momento l'islamofobia rappresenta, se vogliamo, una necessità da parte degli Stati Uniti, perché si trovano ad operare in un teatro strategico come quello vicino e mediorientale occupato da popolazioni in maggioranza arabo-musulmane. Quindi l'esigenza primaria è quella di creare delle opinioni pubbliche nei Paesi da essi controllati, delle correnti del pensiero certamente ostili, nel peggiore dei casi, o comunque che reputino la religione islamica e tutto quello che le è correlato un "problema". Si tratta ovviamente della creazione della giustificazione di ciò che gli Usa intendono già operare, però non potendolo fare naturalmente, spudoratamente, senza una giustificazione, costruiscono una copertura ideologica.
Secondo me, se dovessero operare su altri teatri, per esempio il teatro del sud-est asiatico, probabilmente mostrerebbero come qualcosa di grave e terribile, quello che oggi presentano come un cultura eccezionale, il Buddismo, solo perché fa comodo al fine della demonizzazione della Cina. Si tratta di quel vecchio trucco che consiste nel crearsi delle giustificazioni come è stato ai tempi della "Guerra fredda": l'anticomunismo viscerale (e teatrale) che giustificava un'intera politica (economica, soprattutto, come rilevato da John Kleeves in Vecchi trucchi, Il Cerchio, Rimini 1991).

- Allora, Lei vede forse un legame tra l'islamofobia e le strategie geopolitiche atlantiche?
- Direi che il legame è necessario! L'ultimo capitolo del mio libro "Disinformazione e Islam: attori, tattiche e finalità", che verrà pubblicato dalle Edizioni all'insegna del Veltro, s'intitola Islamofobia e strategie geopolitiche atlantiche: un legame necessario, e dimostra che le due cose - le strategie geopolitiche atlantiche e l'islamofobia - non vanno assolutamente disgiunte; anzi, l'islamofobia, o comunque l'agitare un "problema islamico" è una necessità sostanziale in questa fase della politica mondiale degli Usa.
Che poi l'islamofobia, e quindi la creazione di uno stato d'animo di allarmismo verso l'Islam ed i musulmani, sia un paravento ed una giustificazione lo dimostra il fatto che in fondo gli Usa ed il cosiddetto Occidente (ovvero quella parte d'Europa inserita in tutta una serie di organizzazioni, in primis la NATO) non trovano nessuno scrupolo a trattare con realtà come gli Emirati del Golfo o l'Arabia Saudita.
Se dovesse trattarsi davvero di una questione di principio (ovvero l'Islam come "religione terribile, fanatica e sanguinaria"), tutti costoro non dovrebbero assolutamente nemmeno essere visti con il binocolo!
Invece, gli Stati Uniti (questi maestri della recitazione) hanno con quegli emirati, sultanati, regni ecc., delle relazioni d'interessi privilegiate. Quindi la necessità per gli Stati Uniti è quella di creare un'islamofobia funzionale puntando di volta in volta all'obiettivo che s'intende perseguire. Prima lo si è visto con l'Iraq (e tutte le invenzioni propagandistiche per invaderlo), adesso il clima ostile verso l'Iran... in Libano il "problema" è Hezbollah, mentre in Palestina, sfruttando sempre questo clima di islamofobia selettiva, è stata creata mediaticamente una situazione per cui adesso il "problema" è Hamas (che tra l'altro presiedeva un governo legittimamente eletto dal popolo palestinese).

- Professore, alcuni dicono che l'Islam non cura la propria immagine, né promuove la sua conoscenza in Occidente, e che neppure si difende. Secondo Lei, l'Islam, quello vero, è paziente, indifferente oppure assente?
- È un pò dura definire "l'Islam vero"... Certo è che l'immagine dell'Islam forse dovrebbe essere un pò più curata, non dico dagli Stati, perché ogni Stato fa la sua politica...
Per quanto riguarda l'immagine dell'Islam presso un pubblico non musulmano, nello specifico il pubblico europeo o euroccidentale, la questione è da porre nei termini di un'azione che andrebbe svolta dalle organizzazioni rappresentative di un'ampia gamma di Paesi musulmani, per esempio l'Organizzazione della Conferenza Islamica (anche se non m'illudo sulla natura super partners di tali organizzazioni), e non dai singoli Stati che sono impegnati, ciascuno, nella propria Realpolitik per cui ciascuno pensa ai propri interessi. Queste organizzazioni dovrebbero curare maggiormente la diffusione di una corretta immagine della cultura, della religione e dell'Islam tramite, ad esempio, le pubblicazioni e la creazione di case editrici apposite che non siano solamente di nicchia. Mentre quello che si nota è differente.
Probabilmente si dovrebbe conoscere certi retroscena, perché ci sta non possano muoversi più di tanto in realtà controllate da altri (tipo l'Italia, colonia degli Stati Uniti); comunque si nota una certa di remissività che deriva, non mi si fraintenda, da una sorta di "fatalismo", soprattutto quando da parte dei musulmani si sostiene che la "vittoria finale" sarà dell'Islam malgrado tutte le mosse che potrà mettere in opera l'avversario.
Ovviamente questo dal punto di vista rigorosamente islamico quadra perfettamente, quindi è logico che non sia avvertita l'esigenza della diffusione di una migliore immagine dell'Islam presso un pubblico europeo attraverso i normali strumenti ai quali esso è abituato (documentari, pubblicazione dei testi ecc.).
Per farla breve, dal punto di vista islamico, grazie alla certezza nella "vittoria finale" si giustifica quella strategia per cui basta nient'altro che diffondere in tutto il mondo i principali testi religiosi, in primis il testo sacro dei musulmani, il Corano, e poi impegnarsi non più di tanto in un'opera di sensibilizzazione a livello culturale in senso più ampio. Altrimenti un gran lavoro ci sarebbe da fare!
Penso alla messa in opera di stazioni televisive, come una sorta di Aljazeera rivolta ad un pubblico non solo di lingua inglese, ma anche di lingua italiana, di lingua francese ecc. Credo comunque che i mezzi non manchino, e potrebbero essere coinvolti nei lavori anche quei molti studenti di materie arabo-musulmane che escono laureati in Lingua araba ma poi non trovano uno sbocco professionale proprio a causa di quel clima d'islamofobia che viene creato per i motivi summenzionati sinteticamente e che sinceramente li lascia un pò delusi una volta usciti dall'università.

A cura di Soroor - Audio dell'intervista

Home