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L’Amministrazione
USA vuole fare del Pakistan uno Stato precario
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Traduzione in italiano di Belgicus
dalla versione francese di Michèle Mialane |
L’esercito pakistano, inquadrato dagli Stati Uniti, ha tentato di
schiacciare i Talebani nell’ex principato di Swat. I combattimenti,
particolarmente incerti, hanno provocato l’esodo di 2 milioni di
persone. Secondo Rashid Zubair, i Talebani di Swat hanno incarnato innanzi
tutto una rivolta dei poveri, mentre la strategia USA li strumentalizzerebbe
per provocare una guerra civile e giustificare una confisca delle armi
atomiche.
Quando, oltre un anno fa, cadde il governo Musharraf, molti Pakistani
sperarono di vedere l’apertura di una nuova era politica –
una speranza amaramente delusa.
Una delle principali ragioni dell’impopolarità del governo
Musharraf era il suo filo-americanismo e la destituzione del giudice
supremo del Pakistan, Iftikhar Shaudhry.
Ma l’attuale governo non ha più rispettato il mandato popolare.
Esso ha addirittura polverizzato tutti i record di docilità nei
confronti degli Stati Uniti. Il governo del PPP (Pakistan Peoples
Party, Partito del popolo pakistano) è arrivato ad inviare
blindati ed aerei nel Nord del Pakistan contro il proprio popolo, cosa
che nemmeno Musharraf quand’era al potere aveva osato fare. Il
via libera agli attacchi dei droni che sono costati la vita a centinaia
di Pakistani va messo sul conto del PPP. Secondo le dichiarazioni ufficiali
e quelle degli Statunitensi, sarebbero stati uccisi alcuni combattenti
di Al Qaïda, ma questo non è stato provato. E anche se fosse
vero, si trattava di persone talmente insignificanti da non figurare
sulle liste del FBI.
Secondo alcune informazioni di origine statunitense, i droni sono partiti
dal territorio pakistano, fatto confermato dal ministero della Difesa
pakistano, mentre quello degli Esteri lo contesta. Queste contraddizioni
hanno scosso la fiducia della popolazione nel governo del PPP. Prima
ancora dell’escalation di violenza del mese di maggio, circa 12.000
Pakistani, tutti civili, aveva perso la vita in attacchi pakistani o
statunitensi.
E, sempre prima di tale escalation, si contavano 800.000 profughi dall’interno,
per la maggior parte assistiti in maniera insufficiente. L’estensione
del conflitto ha reso il dramma dei profughi un’autentica catastrofe.
Il Presidente Zardari ha ottenuto tutti i poteri speciali, tra cui il
diritto di sciogliere il Parlamento a suo giudizio. Da una parte milioni
di Pakistani sono vittime dell’aumento del prezzo dell’energia
e dei prezzi in generale, dall’altra parte i Pakistani contano
non meno di 60 ministri. Si tenta di soddisfare, a spese del popolo,
tutti i partner della coalizione e i compagni di partito.
La situazione nella valle di Swat
I media occidentali avevano a lungo lasciato intendere che il governo
pakistano aveva lasciato la valle di Swat ai Talebani, ma questo non
è del tutto vero. Per capire bene la situazione, bisogna conoscerne
la genesi.
Fino al 1969 Swat aveva goduto di un’amministrazione autonoma
di giurisdizione islamica (sharia). La popolazione ne era soddisfatta
perché le decisioni rese erano rapide ed eque. Dopo la sua incorporazione
nel Pakistan [con la dissoluzione del Principato nel 1969, NdR] Swat
non dispose più di alcun sistema giuridico funzionale.
Nel 1989 il mollah Sufi Mohammed, sostenuto da gran parte della popolazione,
chiede il ripristino della sharia. Il suo movimento non è militante
e sopravvive a due governi pakistani consecutivi. Sufi Mohammed viene
in aiuto di due governi laici convincendo alcuni gruppi armati, anch’essi
sostenitori della sharia, a non prendere le armi contro le forze di
sicurezza governative. Ottiene dai militanti la liberazione di preziosi
ostaggi e contribuisce a far togliere il blocco su degli assi stradali
e su alcuni aeroporti. In queste due occasioni gli viene promesso in
cambio il ripristino della sharia, promesse non seguite da fatti concreti.
Poi l’Afghanistan è attaccato dagli Stati Uniti e Sufi
Mohammed vi si reca per combattere gli occupanti. Al suo ritorno, è
imprigionato dal governo di Pervez Musharraf. È liberato nel
2008 in segno di buona volontà da parte del nuovo governo, diretto
dall’ANP (Awami National Party).
Durante la cattività di Sufi Mohammed suo genero, un ex ascensorista,
prende in mano la situazione. Tenta d’imporre con le armi un’amministrazione
parallela nella valle di Swat, cosa che provoca mesi di conflitto con
le forze di sicurezza nazionali e causa molte vittime tra la popolazione
civile. Sufi Mohammed prende le distanze dalle azioni condotti da suo
genero, ma non può influire sul corso degli eventi. Il governo
del NAP prega allora Sufi Mohammed di ristabilire la pace a Swat in
cambio della reintroduzione della sharia, che la popolazione tanto desidera,
come dimostrano le manifestazioni di massa del 12 gennaio 2008.
In cambio, Sufi Mohammed promette di disarmare i militanti talebani,
di ripristinare l’autorità dello Stato pakistano e di non
creare né amministrazioni né giurisdizioni parallele.
Dopo l’approvazione di tale accordo, la vita a Swat torna alla
normalità: scuole e bazar sono aperti ed il quotidiano riprende
il suo corso.
Gli USA di fronte ai Talebani: due pesi e due misure
La NATO e gli USA mostrano quale ritrosia, ma il capo dell’ANP,
Asfan Yar Wali, difende l’accordo ed il governo del distretto
sottolinea che esso è perfettamente legale. Il capo del governo
distrettuale, Hoti, minaccia di dimettersi se Islamabad vi si opporrà.
L’ex Primo ministro Nawas Sharif ed il ministro dell’Interno
sotto Musharraf mettono in guardia contro le disastrose conseguenze
che avrebbe il mancato rispetto degli accordi conclusi. Il portavoce
dell’esercito pakistano dichiara che la situazione a Swat si sta
evolvendo in maniera positiva.
Molti Pakistani non capiscono i «due pesi, due misure
» degli Stati Uniti con i Talebani. Quando essi negoziano direttamente
con loro, è legale, ma se il governo pakistano fa altrettanto,
è quasi un tradimento.
Hamid Mir, stimato giornalista pakistano e collaboratore di Geo,
la più popolare delle catene private, ha scritto il 23 febbraio
2008 sul giornale Jang: "Le città della famiglia principesca
di Swat soni vuote ed abbandonate, ma Musrat Begum, una vedova appartenente
a quella famiglia, vive con il suo servitore in un angolo del palazzo.
Accoglie donne senza tetto e in stato di necessità. Viene chiamata
«la madre di Swat». La sharia non le fa paura. La mia conversazione
con lei mi ha lasciato l’impressione che sia favorevole ai Talebani.
Lo stesso vale per Ghulam Faroog, l’editore del giornale regionale
Shamal. Gli ho chiesto perché la popolazione di Swat sia in maggioranza
favorevole ai Talebani ed ostile all’esercito pakistano. I Talebani
provengono dallo strato oppresso della popolazione, come loro stessi.
I ricchi sono ostili ai Talebani, perché questi fanno parte della
plebaglia. La scintilla che ha acceso la ribellione contro i ricchi,
che sono chiamati khawanin (i nobili), risale agli anni 70. Per timore
di disordini l’amministrazione di allora unì Swat al Pakistan.
Questa conversazione mi ha ricordato il romanzo, uscito nel 2003 scritto
da Ahmed Bashir su Swat. A pagina 763 vi si può leggere: «I
poveri di Swat sono pronti a combattere fino alla morte. Quando comincerà
la loro lotta, compariranno delle organizzazioni.»
Ahmed Bashir ignorava che quest’organizzazione si sarebbe chiamata
«i Talebani». Ho avuto l’occasione di vedere con i
miei occhi diversi teatri di combattimento. Anche se fornito di artiglieria
pesante, di blindati e di aerei da battaglia, l’esercito pakistano
non ha potuto venire a capo dei Talebani. La sola spiegazione è
che i poveri del paese spalleggiano i Talebani. Gli abitanti di Swat
ne avevano abbastanza di ingiustizie che duravano da anni, la politica
di aggressione degli Stati Uniti ha gettato benzina sul fuoco. La miscela
esplosiva di collera contro l’ingiustizia e di odio contro gli
Stati Uniti ha dato vita ad un movimento di resistenza estremista."
Agenti stranieri camuffati da Talebani
Quanto precede fornisce una possibile risposta alla domanda dei media
USA: «Come è accaduto che 12.000 soldati pakistani
non hanno potuto venire a capo di 3.000 insorti?» Un’altra
può essere trovata nelle dichiarazioni del maggiore Athar Abbas,
portavoce dell’esercito pakistano: «Dietro i disordini
nella valle di Swat e nelle vicine zone tribali si trovano dei servizi
segreti stranieri che armano e finanziano gli estremisti. Secondo il
giornale Jang, le forze di sicurezza pakistane hanno arrestato nelle
zone tribali 200 agenti stranieri camuffati da Talebani. Molti Pakistani
si chiedono perché nella zona di frontiera pakistano-afghana
si trovino 29 consulenti di paesi vicini. Questo spiegherebbe anche
il gran numero di atti di crudeltà imputati ai Talebani. Non
è escluso che numerose atrocità commesse contro le forze
di sicurezza siano finalizzate a vendicare dei parenti, vittime dell’assalto
contro la Moschea Rossa o degli attacchi pakistano-americani.»
La maggioranza dei Pakistani non considera la presunta «guerra
contro il terrorismo» come la sua guerra, ma come una guerra
statunitense per procura. Finché il governo pakistano sarà
agli ordini degli USA, non ci sarà pace. Gli Statunitensi vogliono
destabilizzare il Pakistan. Il Pakistan deve essere considerato uno
Stato precario, al fine di poter requisire il suo arsenale nucleare.
L’esercito USA dispone già di un’unità speciale
per questo compito.
Swat ha conosciuto un breve periodo di pace. In passato sono stati spesso
conclusi con i Talebani, in zone diverse, degli accordi di pace poi
vanificati da «incidenti». Ora, laggiù si
è di nuovo scatenata la guerra. La si imputa ai Talebani, ma
questo è quanto si dice nelle cerchie governative, non esiste
libertà d’informazione.
Ammettendo che i Talebani siano i colpevoli, le vittime delle operazioni
militari restano dei membri della popolazione. L’introduzione
della sharia era stata chiesta dalla popolazione, ma essa desiderava
che essa fosse un fatto del governo e non dei Talebani. Il governo non
voleva autorizzare i Talebani a stabilire un’amministrazione parallela,
ma la semplice forza delle armi non basta ad impedirlo. Per questo ci
vorrebbe una strategia multilaterale ed un consenso nazionale e, sfortunatamente,
il governo Zardari non dispone né dell’una né dell’altro.
I media hanno annunciato che «i Talebani erano alle porte
di Islamabad» o che «nelle mani dei Talebani potrebbero
cadere delle armi nucleari». Si tratta solo di buone battute.
Bisogna sapere che i Talebani controllano solo il 3,4 % del Pakistan.
La popolazione totale delle zone tribali non rappresenta che il 2 %
della popolazione pakistana e non tutti sono Talebani. I 2,5 milioni
di persone che popolano le zone tribali – e non sono tutti Talebani
– non possono controllare 157 milioni di Pakistani. I Pakistani
non accetteranno mai un Islam come lo vogliono i Talebani. Quanto alle
bombe atomiche, esse non sono dei petardi di Capodanno da poter tenere
in tasca. 80 ogive nucleari necessitano di 70.000 uomini trai quali
alcune migliaia di scienziati.
Lo spaventoso Talebano non è che un pretesto. Gli Stati Uniti
mirano a ben altro. Ne è una prova il fatto che negli ultimi
mesi del suo governo il generale Musharraf si lamentasse perché
l’ISI (I servizio segreto pakistano, ndt.) informava gli USA dei
diversi luoghi in cui si trovava Baitullah Mehsud, il capo dei Talebani,
ma essi non intraprendevano nessuna azione contro di lui.
Il ministro dell’interno pakistano ha detto che gli estremisti
erano finanziati ed armati dall’Afghanistan. Ma la domanda è
: chi arma e finanzia i Talebani in Afghanistan?
Non si può essere sicuri di quello che gli USA tramano nell’ombra.
Ma una cosa è certa: è sempre la popolazione a pagare
il conto. La forza armata non risolverà mai i problemi di questa
regione.