Guerra Pakistana e Asia centrale

Aleksandr Shustov Strategic Culture Foundation - 09.06.2009
Traduzione di Alessandro Lattanzio
Pochi giorni dopo le recenti provocazioni armate in Uzbekistan, nella regione di Andijan, provocazioni di cui un misterioso gruppo della Jihad islamica ha reclamato la responsabilità, diverse agenzie di stampa hanno subito offerto un suggerimento su chi avrebbe potuto esserci dietro tali sviluppi. In base a ciò che si legge, quelli che hanno attaccato il palazzo del Consiglio di sicurezza nazionale e il locale Dipartimento degli Affari Interni della città di Hanabad, il 26 maggio 2009, erano giunti dalle aree tribali del Pakistan, che confinano con l'Afghanistan. Ora, se le ipotesi avanzate sono vere, allora sono sia l’Uzbekistan chee altri paesi dell'Asia centrale, che si trovano ad affrontare la minaccia della destabilizzazione politica e militare.
Inoltre, l’evolversi della situazione nei paesi limitrofi dell'Asia centrale e del Medio Oriente, fino agli scontri armati ad Hanabad, indica la "connessione pakistana". All'inizio di maggio l’esercito del Pakistan ha intensificato la lotta contro i taliban della valle dello Swat, nel nord-ovest del paese. La situazione di crisi nel Pakistan del nord-ovest, al confine con l'Afghanistan, è stata in gran parte provocata dalla nuova guerra del 2001 in Afghanistan.
Quando la pressione sui taliban è aumentata, hanno iniziato a muoversi nelle aree tribali del Pakistan, che godono di ampi poteri di auto-governo e sono tutte sotto un debole controllo del governo centrale, sin da quando s’impose l'impero britannico. Sia i membri del movimento dei taliban afgani che i residenti delle Aree tribali sono prevalentemente di etnia pashtun, così vi hanno facilmente stabilito un contatto.
Nelle Aree tribali i taliban hanno istituito una rete di centri di formazione per addestrare combattenti contro il governo afgano e per le azioni in Asia centrale e del Caucaso settentrionale. Secondo N. Zamarayeva dell’Istituto di Studi Orientali della Accademia Russa delle Scienze, i cittadini stranieri arabi e di origine dell'Asia centrale, costituiscono quasi il 20% della forza dei taliban. Ai taliban si sono unite le unità armate del Movimento islamico dell'Uzbekistan di Tahir Yuldashev, unità che hanno combattuto a fianco dei taliban contro gli Stati Uniti e le truppe della NATO, fin dal 2001. Sono quei taliban che hanno cominciato a scontrarsi con l’esercito del Pakistan. Ma il Generale Pevez Musharraf, alla guida del Pakistan dal 1999 al 2008, teme un aggravamento delle contraddizioni interne e scelse di non intensificare l'azione militare contro i taliban, concludendo, invece, dei trattati di pace con i comandanti sul campo, quando possibile.
Ma la tensione tra esercito del Pakistan e combattenti taliban ha iniziato a crescere a partire dal 2005, perché i taliban erano divenuti più forti da allora, da un lato, e perché l'US Air Force ha intrapreso sempre più spesso attacchi aerei contro i santuari dei taliban nelle Aree tribali, dall'altra. Dal settembre 2006 i taliban e Al-Qaeda avevano stabilito il controllo su gran parte delle province del Nord e del Sud Waziristan e proclamatovi la creazione dello stato del Waziristan basato sulla sharia islamica. Un’altra operazione militare contro i taliban da parte di riluttanti unità dell’esercito del Pakistan si era nuovamente dimostrata inutile.
Nel settembre 2006, Islamabad e i capi tribali del Waziristan hanno concluso una pace con la firma di un accordo con il quale sostenitori dei taliban non si impegnavano a fornire rifugi ai combattenti stranieri, sospendevano l’attraversamento della frontiera afghano-pakistana e gli attacchi alle truppe pakistane, mentre il governo di Islamabad si impegnava a terminare l’operazione militare contro i taliban e a liberare tutti i combattenti in carcere. Tuttavia, il numero dei combattenti che attraversano la frontiera per attaccare le truppe della coalizione era notevolmente aumentato.
Ma sotto il nuovo presidente Asif Ali Zardari, le autorità pakistane erano troppo riluttanti per accordarsi con i taliban. A metà del mese di aprile 2009 il Presidente Zardari ha firmato un accordo di pace con i taliban in cui la legge islamica della sharia doveva entrare in vigore nella valle dello Swat, mentre i taliban si sono impegnati a cessare i combattimenti e non fare alcun tentativo per conquistare altre regioni del Pakistan. Ma poco dopo l'accordo di pace è stato rotto e i Taliban hanno tentato di stabilire il controllo di aree a soli 100 chilometri da Islamabad. L’esercito Pakistano ha effettuato ritorsioni mediante il lancio di una vasta operazione militare, il 2 maggio, per avere il controllo della valle dello Swat. Aspri combattimenti scoppiarono nella più grande della città della valle, Mingora, che i taliban difesero ferocemente. Secondo fonti ufficiali, circa 1.000 combattenti sono stati uccisi per metà maggio, mentre il numero dei profughi ha raggiunto i 2 milioni.
Gli scontri nella valle dello Swat, ovviamente, hanno provocato delle reazioni nell'Asia centrale, da parte delle unità del Movimento islamico dell'Uzbekistan e dell’opposizione Tagika, che ha respinto i termini dell'accordo di pace. E così sono venuti fuori aspetti chiarificatori della situazione attuale in Tagikistan.
Il 15 maggio le autorità tagike hanno lanciato l'operazione Papavero-2009 per lottare contro la coltivazione dell’oppio e contro il traffico di droga nella valle Rasht, a circa 150 chilometri dalla capitale della repubblica, Dushanbe. Nel frattempo, il sito "Eurasianet" citava "alcuni osservatori locali", che avrebbero affermato che in realtà ha causato l'operazione era stato il ritorno nella valle del comandante Mullo Abdullo (Abdullo Rahimov), che ha acquisito rilievo durante la guerra civile in Tagikistan e che ultimamente si era nascosto in Pakistan. Si dice che abbia portato con se circa 100 combattenti. Dopo la conclusione dell’accordo di pace del 1997, Mullo Abdullo si trasferisce in Afghanistan, ma ovviamente è stato costretto a spostarsi più a sud, in Pakistan, dopo che gli Stati Uniti hanno iniziato le loro operazioni militari contro i taliban e AlQaida. Questo è il vero motivo dell’operazione Papavero-2009; il ritorno di Mullo Abdullo in Tagikistan, dice "Eurasianet", corroborata dall’arresto, il 17 maggio, dell'ex attivista dell’opposizione unita tagika Muzaffar Nuriddinov, il periodo insolitamente lungo richiesto dall’operazione (fino a fine novembre) e anche il fatto che il papavero da oppio non è mai stata coltivato nella valle Rasht, a causa del clima negativo.
Non è improbabile che una volta che essi si siano scontrati con le forze di sicurezza tagike, le unità che hanno combattuto insieme con i taliban abbiano cercato di aprirsi la strada verso l’Uzbekistan e - molto probabilmente – verso il Kirghizistan. Almeno questo è stato lo scenario degli sviluppi avutisi nell’agosto 2000, quando le unità armate del Movimento Islamico dell'Uzbekistan, ammontanti a circa 700, ha invaso il distretto di Batken del Kirghizistan dal Tagikistan, e quindi hanno combattuto in Uzbekistan, una lotta che si è svolta a soli 70 chilometri dalla capitale, Tashkent. Dato che il numero di combattenti nelle Aree tribali del Pakistan raggiunge i 4000 o 5000, con cittadini stranieri che rappresentano il 20% della forza, la forza dei combattenti che è potenzialmente in grado di attraversare l’Asia centrale, può essere stimata in diverse centinaia. Questo tipo di unità, senza aerei o carri armati, non può certo costituire una grave minaccia per gli eserciti regolari delle nazioni della regione. Ma queste unità da combattimento sono perfettamente in grado di provocare un conflitto armato e di agire come una ben organizzata e addestrata forza militare per la conquista del potere, se si svilupperà una situazione socio-politica instabile in ogni nazione della regione.
EurAsia