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Putin da scacco matto
alla Clinton
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Traduzione di Alessandro Lattanzio |
Per i circoli d’informazione (occidentali), ciò che s’è
ricavato dalla visita in Russia, di questa settimana, della Segretaria
di Stato USA, Hillary Clinton, è un appello "
per la cooperazione"
e una "
sfida" alla Russia ad aprire il suo sistema
politico, abbracciare la “
diversità” e a mettere
via la mentalità da guerra fredda.
Chi abusa chi? Si potrebbe essere perdonati per la marea di risate che
sono echeggiate nei corridoi del Cremlino – innaffiate, in seguito,
con vodka
Stolichnaya - se si considera la pietosa reputazione
di Washington nel mondo, e dei suoi soliti sospetti “
valori
dell’occidente", e il fatto che l'intellighenzia russa
ha osservato che, in realtà, sono i falchi di Washington a crogiolarsi
da anni nella guerra fredda. Che peccato che Hillary, la belligerante
anti-Iran, non ha incrociato il percorso del maestro di scacchi Vladimir.
Il primo ministro Vladimir Putin aveva di meglio da fare, era a Pechino
per una riunione dell'Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO).
Dopo Pechino, Putin ha detto apertamente agli Stati Uniti di non esercitare
pressioni sull'Iran, sottolineando che nuove sanzioni sarebbero state
"
premature". Sarebbe necessario un "
accordo".
Hillary è stata messa al tappeto dall’esperto di judo Putin,
e lei non se n’è nemmeno accorta. Eppure, Hillary faceva
ancora propaganda, alla televisione americana, dicendo che se la "
comunità
internazionale" approvava nuove sanzioni contro l'Iran, la Russia
l’avrebbe seguita.
Non è questo che Putin - o il ministro degli affari esteri russo
Sergej Lavrov - ha detto, né ciò che pensano i leader di
Pechino.
Lavrov, anche se un po' più diplomatico di Putin, ha stabilito
che le sanzioni sono "
controproducenti". E' sempre
così, la pensano, in fondo, Putin e Pechino. Per quanto riguarda
il presidente russo Dmitrij Medvedev, può avere accennato al fatto
che non si sarebbe opposto ad ulteriori sanzioni, ma solo alla fine e
nel lontano, lontano, futuro e non nel traguardo di dicembre, che lampeggia
di rosso nelle menti di Washington.
Lavrov è andato dritto al punto dicendo: "
Vogliamo risolvere
tutte le questioni riguardanti il programma nucleare iraniano, in modo
che questo paese possa esercitare tutti i suoi diritti quale membro non
nucleare del Trattato di non proliferazione, e possa godere di tutte le
opportunità connesse all'uso pacifico dell'energia nucleare".
Ciò significa che "
ogni sforzo deve essere fatto per mantenere
il processo negoziale”, e non per avanzare un termine minaccioso
europeo-statunitense, avvolto dalla solita demonizzazione dell'Iran.
Putin gioca al ‘Pipelineistan’
Come architetto della seduzione della Cina da parte del monopolio del
gas russo Gazprom, Putin aveva cose più urgenti da fare
a Pechino che sentire piagnucolare Hillary a Mosca. Non era un eufemismo
quando disse: "La Cina è un mercato enorme. La diversificazione
degli approvvigionamenti è una direzione molto importante per
Gazprom". Più di ogni altro, Putin sa che il nome di
questo (nuovo grande) gioco è “Pipelineistan”.
Gazprom è volta alla cooperazione globale strategica
con Pechino. Non solo riguardo al Pipelineistan, che estenderà
alla Cina un oleodotto dalla Siberia occidentale, pronto entro il 2015,
e un altro dalla Siberia orientale, che richiede parecchi investimenti
cinesi. Tale piano prevede l'espansione di progetti comuni in Siberia
e anche in altri paesi.
Questo rientra in ciò che è noto, in tutta l'Asia, come
rete della sicurezza energetica asiatica. Un elemento di questa rete
è ciò che i russi hanno chiamato ‘Programma
Gasifero Orientale-Pipelineistan gasifero’, dalla produzione
alla consegna, coordinato da Gazprom, non solo verso la Cina, ma verso
tutte le regioni dell'Asia-Pacifico. Un altro fronte sono gli oleodotti
della Siberia orientale/Pacifico.
Molto è stato detto su un disaccordo tra Mosca e Pechino, riguardo
al prezzo (Putin ha smentito, annunciando un accordo imminente per stabilire
il prezzo secondo un paniere petrolifero asiatico). Comunque, questa
è solo una questione tecnica. In termini geopolitici, il pezzo
più redditizio è che Gazprom è pronto
ad avviare con la Cina quasi la metà del volume di gas che attualmente
esporta verso l'Europa occidentale, e ciò mentre anche i cinesi
completano un gasdotto dal Turkmenistan. A differenza del petrolio -
4 milioni di barili al giorno - la Cina non importa molto gas naturale.
Ma lo farà, perché ne ha bisogno, e la Russia lo sa.
Eppure non tutto è roseo. Aleksandr Lukin, direttore del Centro
di Studi sull'Asia Orientale e della SCO per l'Università Statale
per le Relazioni Internazionali di Mosca avverte, "la Russia
non diverrà altro che un'appendice della Cina per le materie
prime, come lo è diventata con l'Europa."
Qual è il vero problema, ora? Il consenso chiave per la SCO:
No a nuove sanzioni volute dagli Stati Uniti contro l'Iran, cosa che
lega fortemente gli interessi di Russia, Cina e Iran. L'Iran ha lo status
di osservatore presso la SCO. Per la SCO, l'importanza della rete della
sicurezza energetica asiatica è di fondamentale importanza.
Questo va direttamente in contrasto con i disegni egemonici americani
in Asia centrale e in Iran, perseguiti dal Pentagono, per dominarne
ogni ambito. E' stato Putin che aveva suggerito, in primo luogo, che
l'Iran arricchisse l'uranio in Russia; cosa che ora è un modo
tangibile per uscire dalla situazione di stallo sul nucleare iraniano.
Quanto a Hillary, poteva fare di peggio che annegare le sue lamentele
nella vodka.