La spudorata e palesemente falsa propaganda agitata dai mass media occidentali contro Mosca, che viene presentata come l’orso imperialista della Guerra Fredda (e anche dei tempi precedenti), serve principalmente a cercare di nascondere, presso il pubblico mondiale, le responsabilità dell’inizio di questa ennesima Guerra d’Agosto, ma serve anche a capovolgere la sconfitta sul terreno, in vittoria mediatica sui video. Il virtuale, è oramai, l’ultimo campo dove l’occidente ‘vince’ le sue battaglie. I leader occidentali hanno riversato su Mosca cumuli di accusa ridicole e grottesche. Valga per tutti l’accusa di uso ‘eccessivo’ della forza, accusa lanciata da notori pacifisti e mediatori ‘culturali’, come Condoleeza Rice e lo stesso G.W. Bush. Prontamente, il fantasma dell’’Euroimperialismo’ (vaneggiamento di certe sette ‘marxistoidi’), ovvero i neocon e filo-sionisti Merkel, Sarkozy/Kouchner, Brown/Milliband, con seguito di monarchi svedesi e olandesi e salmerie massmediatiche, hanno sostenuto lo sbarramento antirusso innalzato dalla NATO. Uno sbarramento, o meglio, un paravento con cui nascondere le ‘vergogne’ della NATO. 1. Il sostegno acritico, e la sfacciata apologia ‘democraticista’, indirizzati a favore del dittatorucolo, mafioso e necon, Mikheil Saakhashvili. A fronte delle accuse, reiterate quanto fasulle, di brogli elettorali e mancanza di legittimità democratica e popolare, verso i legittimi governi della Federazione Russa, Bielorussia, Iran, Venezuela, per esempio, fatti oggetto di attacchi inverecondi da tutta la panoplia ONGista e sedicente ‘dirittoumanitarista’ (dal fazioso Reporters sans Frontières al paludato Amnesty International); queste stesse agenzie hanno prontamente silenziato qualsiasi critica verso il regime neocon e revanscista di Tbilissi. In ciò rendendo chiaro, una volta di più, la funzione e il ruolo che esse svolgono nel panorama della contesa mondiale tra asse atlantista e potenze eurasiatiche. 2. Il contrattacco dell’esercito russo spariglia le carte alla setta sion-con di Washington/TelAviv. Saakhasvili è stato aizzato contro Tskhinvali, perché i suoi pupari credevano che Mosca, con un presidente giovane appena eletto e un premier a Beijing per i Giochi Olimpici, non sarebbe stata capace di una reazione rapida ed efficace. Mal gliene incolse. Innanzitutto, la milizia Osseta è stata capace di bloccare le truppe d’elite georgiane, che hanno bombardato proditoriamente di notte, Tskhinvali, causando centinaia, se non migliaia, di vittime tra i civili (1500/2000). Ciò ha permesso all’esercito russo di intervenire attraverso il tunnel di Rokhi, l’unica via che collega Ossezia del sud e Federazione Russa. Nell’arco di 24/48 ore intervenivano a sostegno della resistenza osseta, unità delle truppe aerolanciate e degli spetznaz, mentre l’aviazione russa, subendo la perdita di soli 4 velivoli e due elicotteri, spazzava via l’aeronautica e la marina georgiana, e liquidava le colonne blindate gorigane. L’esercito georgiano, vanto e orgoglio, secondo le stesse parole dei ministri di Tbilissi, dei mille contractors israeliani e dei circa 100 consiglieri USA/NATO, veniva sbriciolato dalla sola forza aerea russa. I soldati georgiani, dopo aver visto centinaia di loro commilitoni morire sotto le bombe dell’offensiva aerea russa, sono sbandati ed hanno abbandonato sul terreno, veicoli, equipaggiamenti e armi. L’esercito russo ha potuto, così, occuparsi di presidiare le zone e punti strategici (il porto di Poti, da cui passa il carburante che alimenta i resti delle forze armate georgiane), e assicurare la salvaguardia delle minoranze Osseta ed Abkahza. La questione della pipeline BTC, tirata fuori per giustificare la guerra caucasica (in funzione della propaganda anti-russa), non ha molto senso, poiché l’oleodotto, già in grave deficit di gestione, era stato bloccato a causa di attentati compiuti in Turchia dal PKK curdo. Ma questa scusa viene agitata per non fare vedere che l’operazione dell’8 agosto era solo il primo passo per un ulteriore sconvolgimento e frammentazione del Caucaso. 3. Difatti, Baku, era interessata all’operazione di revanscismo armato di Tbilissi. Ma non per la solita solfa dell’oleodotto BTC. La questione riguardava come Mosca, e il resto del mondo, avrebbe reagito di fronte a un atto di annessione violenta di un territorio indipendentista. Baku è interessata a riprendersi, con tutti i mezzi, la regione del Nagorno-Karabakh, ora amministrata da Erevan. Se l’operazione Osseta fosse riuscita, Baku avrebbe aggredito al più presto il Nagorno-Karabakh e, di conseguenza, l’Armenia. L’Abkhazija sarebbe divenuta il prossimo e immediato obiettivo dell’asse Tbilissi/Bruxelles/TelAviv. Certamente sarebbero esplose le azioni terroristiche in Cecenia, Inguscezia, Ossezia del nord e Daghetsan. Si sarebbero prodotte altre pulizie etniche ed altri profughi: azioni benedette dalle autorità del fantasma europeo e ignorate dai corifei massmediatici propagandistici occidentali (ove si distinguono, soprattutto, i media e i professionisti di ‘sinistra’). L’intervento pronto ed efficace delle forze armate russe, ha impedito tutto ciò. Il piano sion-con di Saakhasvili è fallito. 4. Il fallimento di tutto ciò, ha suscitato, presso i circoli atlantisti, sbandamento, confusione e reazioni colleriche ed isteriche. Reazioni che stanno portando l’occidente ad effettuare dei passi arrischiati. Innanzitutto, sul terreno dei rapporti internazionali, l’occidente atlantista ha deciso di espungere Mosca dagli organismi di prestigio (OMC, G-8), organismi, in verità, da parata ed ineffettuali sul piano dell’attività concreta economico-diplomatica. È più un favore che una punizione. Inoltre, Condy Rice ha imposto ai ‘partner’ europei della NATO, l’interruzione della collaborazione con Mosca. Un vero e proprio passo suicida per l’Europa (o i suoi fantasmi ‘euro-imperialista’ e ‘euro-vaticano’). Infine, il tocco magistrale, la stipula del Trattato ABM (erroneamente denominato ‘Scudo Spaziale’), tra Washington e Varsavia; si tratta del passo più azzardato e carico di gravissime conseguenze. Prevede l’installazione di dieci missili antimissili in territorio polacco, in cambio della modernizzazione, da parte statunitense, dell’equipaggiamento delle forze armate polacche (caccia F-16 e/o F-18, missili Patriot, ecc.) Gravissime conseguenze si avranno anche per Tel Aviv, che ha scherzato troppo con il fuoco caucasico. Israele aveva ottimi rapporti con Mosca. Erano in fondo amici. Si pensi alla fortissima comunità russa e russofona, residente in Israele. Ma dopo lo ‘scherzetto’ giocato l’8 agosto, contro la Federazione Russa, le cose cambieranno, anche qui, in modo assai drastico. Tanto che gli stessi israeliani, edotti da ciò che stavano combinando, hanno cercato di porre riparo, sospendendo (quando ormai era troppo tardi) l’invio di armi in Georgia e, poi, sconfessando i mercenari e le spie inviate a Tbilissi, per addestrare la milizia di Saakhasvili e dei suoi amici (molti ministri georgiani sono anche cittadini d’Israele). Le risposte di Mosca Note da ricordare (ovvero anche quest’anno degli ‘aerei
cadono’) Per approfondimenti: Ossetia |
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