Guerra nel Caucaso:
Fine della Pantomima

Alessandro Lattanzio, Catania 25/08/2008
Le conseguenze dell’aggressione della Georgia di Saakhshvili contro la Repubblica Autonoma dell’Ossezia del Sud saranno ampie, tanto da ripercuotersi a livello mondiale.
La spudorata e palesemente falsa propaganda agitata dai mass media occidentali contro Mosca, che viene presentata come l’orso imperialista della Guerra Fredda (e anche dei tempi precedenti), serve principalmente a cercare di nascondere, presso il pubblico mondiale, le responsabilità dell’inizio di questa ennesima Guerra d’Agosto, ma serve anche a capovolgere la sconfitta sul terreno, in vittoria mediatica sui video. Il virtuale, è oramai, l’ultimo campo dove l’occidente ‘vince’ le sue battaglie.
I leader occidentali hanno riversato su Mosca cumuli di accusa ridicole e grottesche. Valga per tutti l’accusa di uso ‘eccessivo’ della forza, accusa lanciata da notori pacifisti e mediatori ‘culturali’, come Condoleeza Rice e lo stesso G.W. Bush. Prontamente, il fantasma dell’’Euroimperialismo’ (vaneggiamento di certe sette ‘marxistoidi’), ovvero i neocon e filo-sionisti Merkel, Sarkozy/Kouchner, Brown/Milliband, con seguito di monarchi svedesi e olandesi e salmerie massmediatiche, hanno sostenuto lo sbarramento antirusso innalzato dalla NATO. Uno sbarramento, o meglio, un paravento con cui nascondere le ‘vergogne’ della NATO.
1. Il sostegno acritico, e la sfacciata apologia ‘democraticista’, indirizzati a favore del dittatorucolo, mafioso e necon, Mikheil Saakhashvili. A fronte delle accuse, reiterate quanto fasulle, di brogli elettorali e mancanza di legittimità democratica e popolare, verso i legittimi governi della Federazione Russa, Bielorussia, Iran, Venezuela, per esempio, fatti oggetto di attacchi inverecondi da tutta la panoplia ONGista e sedicente ‘dirittoumanitarista’ (dal fazioso Reporters sans Frontières al paludato Amnesty International); queste stesse agenzie hanno prontamente silenziato qualsiasi critica verso il regime neocon e revanscista di Tbilissi. In ciò rendendo chiaro, una volta di più, la funzione e il ruolo che esse svolgono nel panorama della contesa mondiale tra asse atlantista e potenze eurasiatiche.
2. Il contrattacco dell’esercito russo spariglia le carte alla setta sion-con di Washington/TelAviv. Saakhasvili è stato aizzato contro Tskhinvali, perché i suoi pupari credevano che Mosca, con un presidente giovane appena eletto e un premier a Beijing per i Giochi Olimpici, non sarebbe stata capace di una reazione rapida ed efficace. Mal gliene incolse. Innanzitutto, la milizia Osseta è stata capace di bloccare le truppe d’elite georgiane, che hanno bombardato proditoriamente di notte, Tskhinvali, causando centinaia, se non migliaia, di vittime tra i civili (1500/2000). Ciò ha permesso all’esercito russo di intervenire attraverso il tunnel di Rokhi, l’unica via che collega Ossezia del sud e Federazione Russa. Nell’arco di 24/48 ore intervenivano a sostegno della resistenza osseta, unità delle truppe aerolanciate e degli spetznaz, mentre l’aviazione russa, subendo la perdita di soli 4 velivoli e due elicotteri, spazzava via l’aeronautica e la marina georgiana, e liquidava le colonne blindate gorigane. L’esercito georgiano, vanto e orgoglio, secondo le stesse parole dei ministri di Tbilissi, dei mille contractors israeliani e dei circa 100 consiglieri USA/NATO, veniva sbriciolato dalla sola forza aerea russa. I soldati georgiani, dopo aver visto centinaia di loro commilitoni morire sotto le bombe dell’offensiva aerea russa, sono sbandati ed hanno abbandonato sul terreno, veicoli, equipaggiamenti e armi.
L’esercito russo ha potuto, così, occuparsi di presidiare le zone e punti strategici (il porto di Poti, da cui passa il carburante che alimenta i resti delle forze armate georgiane), e assicurare la salvaguardia delle minoranze Osseta ed Abkahza. La questione della pipeline BTC, tirata fuori per giustificare la guerra caucasica (in funzione della propaganda anti-russa), non ha molto senso, poiché l’oleodotto, già in grave deficit di gestione, era stato bloccato a causa di attentati compiuti in Turchia dal PKK curdo. Ma questa scusa viene agitata per non fare vedere che l’operazione dell’8 agosto era solo il primo passo per un ulteriore sconvolgimento e frammentazione del Caucaso.
3. Difatti, Baku, era interessata all’operazione di revanscismo armato di Tbilissi. Ma non per la solita solfa dell’oleodotto BTC. La questione riguardava come Mosca, e il resto del mondo, avrebbe reagito di fronte a un atto di annessione violenta di un territorio indipendentista. Baku è interessata a riprendersi, con tutti i mezzi, la regione del Nagorno-Karabakh, ora amministrata da Erevan. Se l’operazione Osseta fosse riuscita, Baku avrebbe aggredito al più presto il Nagorno-Karabakh e, di conseguenza, l’Armenia. L’Abkhazija sarebbe divenuta il prossimo e immediato obiettivo dell’asse Tbilissi/Bruxelles/TelAviv. Certamente sarebbero esplose le azioni terroristiche in Cecenia, Inguscezia, Ossezia del nord e Daghetsan. Si sarebbero prodotte altre pulizie etniche ed altri profughi: azioni benedette dalle autorità del fantasma europeo e ignorate dai corifei massmediatici propagandistici occidentali (ove si distinguono, soprattutto, i media e i professionisti di ‘sinistra’).
L’intervento pronto ed efficace delle forze armate russe, ha impedito tutto ciò. Il piano sion-con di Saakhasvili è fallito.
4. Il fallimento di tutto ciò, ha suscitato, presso i circoli atlantisti, sbandamento, confusione e reazioni colleriche ed isteriche. Reazioni che stanno portando l’occidente ad effettuare dei passi arrischiati. Innanzitutto, sul terreno dei rapporti internazionali, l’occidente atlantista ha deciso di espungere Mosca dagli organismi di prestigio (OMC, G-8), organismi, in verità, da parata ed ineffettuali sul piano dell’attività concreta economico-diplomatica. È più un favore che una punizione. Inoltre, Condy Rice ha imposto ai ‘partner’ europei della NATO, l’interruzione della collaborazione con Mosca. Un vero e proprio passo suicida per l’Europa (o i suoi fantasmi ‘euro-imperialista’ e ‘euro-vaticano’). Infine, il tocco magistrale, la stipula del Trattato ABM (erroneamente denominato ‘Scudo Spaziale’), tra Washington e Varsavia; si tratta del passo più azzardato e carico di gravissime conseguenze. Prevede l’installazione di dieci missili antimissili in territorio polacco, in cambio della modernizzazione, da parte statunitense, dell’equipaggiamento delle forze armate polacche (caccia F-16 e/o F-18, missili Patriot, ecc.)
Gravissime conseguenze si avranno anche per Tel Aviv, che ha scherzato troppo con il fuoco caucasico. Israele aveva ottimi rapporti con Mosca. Erano in fondo amici. Si pensi alla fortissima comunità russa e russofona, residente in Israele. Ma dopo lo ‘scherzetto’ giocato l’8 agosto, contro la Federazione Russa, le cose cambieranno, anche qui, in modo assai drastico. Tanto che gli stessi israeliani, edotti da ciò che stavano combinando, hanno cercato di porre riparo, sospendendo (quando ormai era troppo tardi) l’invio di armi in Georgia e, poi, sconfessando i mercenari e le spie inviate a Tbilissi, per addestrare la milizia di Saakhasvili e dei suoi amici (molti ministri georgiani sono anche cittadini d’Israele).

Le risposte di Mosca
Mosca ha calcolato, ovviamente, che l’occidente non sarebbe stato zitto ed inerte, a fronte della debacle del suo manichino caucasico. Perciò reagisce con adeguate contromosse:
1. La Russia e la Bielorussia hanno deciso di firmare un accordo che mira a creare una difesa antiaerea comune tra i due paesi.
2. Si prepara a sostenere la secessione di Ossezia ed Abkhazia. Mosca deve dimostrarsi forte e decisa, per sventare velleità che minacciano l’integrità territoriale della Federazione Russa.
3. La Russia è pronta a fornire alla Siria armi difensive, come ha affermato il ministro degli affari esteri russo Lavrov, dopo una riunione fra i due capi di stato a Sochi, sul Mar Nero. Inoltre la Siria acconsente anche all'installazione dei sistemi missilistici di teatro Iskander-M, missili con cui si può minacciare Israele.
4. Come per la Siria, anche per l’Iran, Mosca prevede di inviare sistemi di difesa aerea strategica (S-300), non foss’altro che per difendere gli investimenti russi per la centrale elettronucleare di Bushehr.
5. La mossa centrale, e più importante, nella prevedibile risposta di Mosca, alle minacce atlantiste sarà, probabilmente, il definitivo abbandono del trattato START II. Tale trattato prevedeva lo smantellamento di buona parte dell’arsenale strategico russo, l’abbandono degli ICBM pesanti e l’obbligo di dotare i restanti ICBM con testate singole. Ora, la prima mossa sarà il recupero dei missili strategici pesanti RS-20, (gittata da 11000 a 16000 km) e la sostituzione delle testate singole con Veicoli di Rientro Multiplo Autonomo (MARV), sistemi che permettono ai missili di trasportare fino a 10 testate nucleari, assieme a falsi veicoli ed altri sistemi elettronici, volti ad ingannare i sistemi antimissili.
6. Si accelereranno i programmi di ammodernamento della componente subacquea delle forze strategiche russe. Mentre la componente aerea ed i missili nucleari di teatro verranno dislocati nella regione di Kaliningrad e in Belarus. Probabilmente, in futuro, potrebbe essere riesumato il programma degli Euromissili (RSD-10), mentre i bombardieri di teatro Tu-22M3, Su-24 e Su-34, che impiegano armi e missili nucleari, possono minacciare tutta l’Europa.
7. Abbandono definitivo del CFE, il trattato per la limitazione degli armamenti convenzionali in Europa. Il trattato, finora, ha operato solo a svantaggio della Federazione Russa. Con intere zone della Russia occidentale, in pratica, smilitarizzate, a fronte della continua avanzata della NATO e delle guerre di aggressione da essa condotta (Jugoslavia, Bosnia, Afghanistan, ecc.)
Nuove unità dell’esercito russo verrebbero ricostituite e spostate in Russia occidentale. Mentre l’accordo per rifornire le truppe dell’ISAF, in Afghanistan, passando per le vie di comunicazione russe, salterebbe, aggravando la situazione logistica delle truppe NATO presenti in Afghanistan, visto il peggiorare della situazione nelle retrovie pakistane.
8. Mosca avrebbe poi un'altra carta, tutt’altra che aggressiva, ma egualmente efficace: aspettare un paio di mesi l’arrivo dell’inverno.
Non male, come situazione, voluta e cercata dal fantasma dell’'imperialismo europeo’, al solo scopo di compiacere i padroni atlantisti di Washington-Londra-TelAviv.

Note da ricordare (ovvero anche quest’anno degli ‘aerei cadono’)
Quest’agosto è stato funestato, oltre che dalla guerra revanscista georgiana, da due incidenti aerei. Guarda caso i due incidenti colpiscono due paesi come la Spagna e il Kirghizistan. La Spagna non ha preso posizione riguardo alla campagna aggressiva di Saakhashvili e dei suoi mentori, verso gli Osseti e Mosca. Invece, in Kirghizistan, alla vigilia dei giochi olimpici di Beijing, mentre, sempre casualmente, venivano compiuti dei sanguinosi attentati nella confinante provincia cinese del Xinjiang, la polizia locale pescava 12 marines degli USA e due addetti dell’ambasciata statunitense, a Bishkek, con un arsenale di 53 pistole, 26 fucili d'assalto M-16, quattro mitragliatrici pesanti, quattro fucili di precisione, due fucili Winchester, circa quindicimila proiettili, esplosivi, micce e equipaggiamenti radio. Inoltre, presso Manas, la base kirghiza utilizzata dall’USAF, è stata trovata un fossa comune con 27 cadaveri. Chi erano? E perché sono morti così vicino ad una base della libertà e della democrazia?
Tutto ciò avviene in mezzo alla debacle totale della campagna anticinese (sempre mediatica), imbastita per infastidire e infangare la XXIX.ma Olimpiade di Beijing. Operazione svolta da molte, delle su accennate, ONG atlantiste strategiche (Reporters sans Fronières, Partito Radicale, TG3, Alleanza Nazionale, tra gli altri). Anche l’Open Society, del miliardario statunitense, genocida e filantropofago, George Soros, ha racimolato un’altra sconfitta sul terreno, dopo il fallito tentato golpe colorato in Mongolia: ha fatto fare una figura barbina alla sua pedina più importante, il Dalai Lama, che ha urlato di massacri di tibetani, ad opera dei cinesi, senza il benché minimo straccio di prove e indizi, al solo scopo di distogliere l’attenzione del pubblico mondiale dal successo di Beijing 2008. Ovviamente, per salvare la residuale credibilità del Dalai-lama, ed evitare spiacevoli conseguenze diplomatiche, l’entourage lamaista ha dovuto smentire il proprio capo e rimangiarsi le accuse insensate. Con gran scorno dei pagliacci mediatici che appestano il mondo dell’‘informazione’, nostrana ed occidentale tutta.

Per approfondimenti: Ossetia

EurAsia