Quattro sono i partiti politici che hanno preso parte alla battaglia elettorale per il rinnovo del Parlamento: il Partito Popolare, il partito Unità, il Partito Comunista ed il partito socialista repubblicano – Patria (Fydybæstæ). Il ritiro georgiano dai territori occupati progressivamente prima della guerra dell’Agosto 2008 ha permesso al governo locale di svolgere le attività elettorali su tutte le quattro provincie dell’Ossezia del Sud ed anche all’estero: si è votato infatti anche presso la nuova sede diplomatica osseta a Mosca, gestita da Dmitrij Medoev. I risultati complessivi hanno premiato il partito “Unità” (oltre il 44% dei voti totali), sostenuto anche dal Presidente Eduard Kokojty; è significativo ricordare che il simbolo del partito “Unità” (Edinstvo) rappresenta l’immagine dell’Ossezia riunificata, testimonianza degli obiettivi politici a lungo termine e degli stretti legami etnici ed umani che uniscono Vladikavkaz alla piccola Tskhinval. Solo i tre partiti maggiori hanno ottenuto seggi nel nuovo Parlamento (17 Deputati ad “Unità”, 8 al Partito Comunista, 9 al Partito Popolare) mentre Fydybæstæ, a causa della soglia di sbarramento al 7%, è rimasto escluso per pochissimi voti. Da notare anche la partecipazione alle elezioni di alcuni esponenti delle principali minoranze etniche del paese, composte soprattutto da Russi, Armeni ed anche Georgiani. Al di là dei risultati ottenuti dai singoli partiti politici, è senza dubbio degno di nota il significato di “normalizzazione” politica che la stessa competizione elettorale rappresenta: un chiaro segnale alla Georgia, a cui Kokojty manda a dire che gli Osseti non torneranno mai più con Tbilisi. Le elezioni costituiscono anche un segnale rivolto alla Russia, alla quale la dirigenza di Tskhinval vuole dimostrare di essere un partner affidabile e dotato di strutture governative moderne e funzionali, in grado cioè di meritarsi il supporto delle istituzioni di Mosca e Vladikavkaz. Particolarmente importanti le parole del locale Ministro degli Esteri, Murat Dioev, il quale ha dichiarato che l’Ossezia del Sud è pronta a diventare un soggetto operativo all’interno della comunità internazionale. Dioev ha voluto tuttavia sottolineare che il paese non indietreggerà di fronte alle critiche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti sulla legalità delle elezioni, poiché l’indipendenza è stata acquisita con la volontà del popolo osseto e tale aspetto non potrà mai essere messo in discussione. Al monitoraggio delle elezioni hanno preso parte numerosi osservatori internazionali provenenti da 15 paesi, gran parte dei quali giunti da diverse aree della Federazione Russa e dalla CSI. Osservatori sono arrivati anche da Germania, Polonia ed Italia, tra cui giornalisti, politologi e importanti personaggi politici. Tutti i reportage dei giornalisti ed i commenti degli osservatori sono stati complessivamente positivi ed hanno lodato l’organizzazione precisa e trasparente messa in campo dal governo osseto. Dunque, una buona prova del rafforzamento delle istituzioni democratiche in Ossezia del Sud, la quale prosegue il percorso iniziato all’indomani del ritiro dell’esercito georgiano da Tskhinval. La capitale dell’Ossezia del Sud si avvia a mantenere la memoria di “città martire” di ieri, per diventare un simbolo concreto della pace possibile oggi nella regione caucasica. Recentemente, secondo il giornale tedesco Der Spiegel, la Commissione di Inchiesta creata dall’Unione Europea per indagare sulle responsabilità del recente conflitto avrebbe individuato nell’élite politica georgiana il principale responsabile della disastrosa escalation militare della scorsa estate. L’Europa ha quindi riacquistato la vista? Si tratta di un primo passo importante e certamente positivo; ora non resta che attendere la relazione finale di Heidi Tagliavini, responsabile generale dell’inchiesta, per capire se l’Europa avrà finalmente il coraggio di far sentire anche la propria voce, esprimendosi a favore della popolazione aggredita dell’Ossezia del Sud. |
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| EurAsia |