11 SETTEMBRE: QUANTI SONO
I RESPONSABILI?

Douglas Herman Rense19.10.2006
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Alcenero
Veterano dell'aviazione Usa e scrittore di romanzi gialli, Douglas Herman ha scritto The Guns of Dallas e contribuisce regolarmente a Rense. Titolo originale dell’articolo: “911 Conspirators: "10,000 Men?" Or A Few Top Insiders & Highly-Trained Commandos?
Un cattivo governo mente come forma di politica ufficiale. Non ci si può fidare che un cattivo governo dica la verità. Un cattivo governo non è affidabile per quel che riguarda la salute dei suoi cittadini o dei cittadini di altre nazioni. Un cattivo governo agisce sempre in modo malvagio, egoistico e nascosto. Un cattivo governo sopprime l'informazione, censura la verità e attacca chi osa dirla. Un cattivo governo deve essere sempre forzato, se possibile, a fare la cosa giusta. Che tipo di governo abbiamo noi ora?
Contrariamente alla versione ufficiale del governo, l'attacco dell'11-9 somiglia a un piano furbo e diabolico, compiuto con successo da un pugno di infiltrati in posti chiave del governo e da diverse dozzine di commandos di alto livello. Chiameremo questo gruppo, per semplicità di discussione, La Rete.
La loro era una quadruplice missione. (1) Creare un evento terroristico indimenticabile di cui poter incolpare un gruppo islamico. (2) Creare una serie di spettacolari catastrofi che simbolizzassero un attacco contro l'America ma che servissero anche come azioni diversive. (3) Compiere una rapina da molti milioni di dollari in oro che avvenisse contemporaneamente agli eventi terroristici. (4) Creare, subito dopo gli eventi terroristici, una rete di leggi e agenzie draconiane che distruggessero il diritto individuale, e creare un'atmosfera per un'infinita guerra imperiale. E, ovviamente, rendere difficile o impossibile una qualunque reinvestigazione dell'11-9.
L'attacco dell'11-9 somiglia quindi a un'ingegnosa operazione diversiva per nascondere un piano generale di invasione e occupazione di paesi mediorientali e, simultaneamente, porre in effetto costose e draconiane misure di sicurezza governative, ma non prima di aver rapinato diverse centinaia di milioni in lingotti d'oro. I 19 dirottatori potrebbero essere stati autentici islamici, agenti doppi israeliani, membri della CIA--o componenti periferici della Rete. I dirottatori sono l'aspetto meno importante del piano.
Secondo questo scenario, la Rete avrebbe avuto bisogno di aerei con controllo remoto che somigliassero ai jumbo jet della Boeing. Una gran quantità di aerei--disponibili ed economici--raccolgono ormai la polvere nei deserti della California e dell'Arizona. Avrebbero avuto bisogno della tecnologia per adattare gli aerei. (Gli aerei a controllo remoto sono in circolazione da più di 40 anni). Avrebbero avuto bisogno di una sufficiente quantità di denaro-- una grande quantità di denaro--per assoldare i commandos. Sia il denaro che gli uomini erano facilmente disponibili tramite legami di alto livello al Pentagono con la loro rete di fornitori. Non sorprendentemente, il Pentagono dichiarò miliardi in passivo--il 10 settembre 2001 -- cioè un giorno prima dell'attacco.
Non sorprendentemente, l'uomo che controllava il denaro al Pentagono, Dov Zakheim, godeva anche di connessioni con aziende di elettronica specializzate nell'aviazione a controllo remoto. La Rete aveva bisogno di diverse dozzine di commandos stranieri di alto livello che non fossero fedeli ad alcun paese, e certamente non fossero fedeli all'America. Approssimativamente 200 israeliani furono catturati immediatamente dopo l'11-9. Alcuni furono fermati in camioncini diretti verso Manhattan. Alcuni furono arrestati mentre celebravano la distruzione delle torri gemelle. Alcuni furono fermati e scoperti in possesso di elementi significativamente simili a quelli collegati all'attacco dell'11-9. Tutti questi fatti furono riferiti dei principali mezzi di informazione immediatamente dopo l'11-9. Ma raramente sono stati riportati successivamente.
L’FBI interrogò è intervistò coloro che furono arrestati vicino a Manhattan. Prima che sospetti vennero rilasciati non fu riferita dall’ FBI alcuna confessione, nessun risultato, nessun test della macchina della verità (e nessuna tortura). “The Terror Enigma” di Justin Raimondo guarda più in profondità a queste caratteristiche sospette, riguardanti il possibile uso di agenti doppi di Israele e di commandos del Mossad cammuffati da trasportatori, artisti e studenti. Prima dell'11-9, questi “artisti” avevano cercato di infiltrare stabilimenti ed edifici governativi protetti. È piuttosto probabile che facessero parte della Rete.
Diversi uomini devono essere serviti per assemblare e impiantare esplosivi nelle settimane, o forse nei mesi, richiesti per compiere a dovere il lavoro. Secondo un esperto finlandese di demolizioni: “Ordinare, preparare e trasportare le cariche per la demolizione del WTC: solamente per i pilastri di acciaio della cerchia più esterna sarebbero servite 40 x 240 cariche, cioè, per ciascuna torre, circa 10.000 cariche da demolizione ognuna del peso di 50 libbre. Per il WTC 7 sarebbero servite almeno 4000 cariche.... bisogna scoprire la misura giusta e le dimensioni delle cariche da demolizione adatte e poi ordinarne 24.000 pezzi. Si deve allo stesso tempo ordinare i giusti detonatori (di cui ne sarebbe servita una quantità molto maggiore). Detonatori adatti solitamente si trovano già nei magazzini delle forze armate (o della C.I.A.). Il tempo di consegna è in ogni caso di diversi mesi. Tutti i detonatori devono essere equipaggiati con un qualche meccanismo di sicurezza da rimuovere con un segnale radio nel momento decisivo.”
Dopo di ciò, le cariche verrebbero installate nei locali selezionati che non erano in uso. Alcuni di questi locali possono allo stesso modo servire come magazzini temporanei per le cariche da usare altrove. Dopo di ciò l'appartamento viene restaurato e girato ai clienti nel WTC. Qualcuno deve continuamente assemblare circa cinque cariche da demolizione all’ ora. Con 10 assemblatori si possono installare 350 cariche al giorno. Inoltre serve chi trasporti i rifornimenti, i restauratori e le guardie. Forse c'è bisogno di circa 20 persone in più (delle quali cinque sanno cosa sta succedendo e 15 non lo sanno). Questa operazione per l'installazione delle cariche richiede non meno di quattro mesi con l'impiego di 30 uomini.”
Non 10.000 uomini, e nemmeno 1000. Solo degli uomini appositi che conoscono l'importanza della loro missione. La Rete avrebbe poi bisogno di specialisti di alto livello nell'aviazione e nell'elettronica per controllare quei jumbo mentre sono in volo. Dispositivi di segnalazione remota possono essere stati impiantati anche negli edifici. Ci sarebbe stato bisogno di un paio di dozzine di uomini al massimo--probabilmente meno--certamente non di migliaia di uomini. Avrebbero avuto bisogno di uomini che non fossero fedeli ad alcuna ideologia, ma fedeli solamente alla missione e alle ricompense immediate.
Ancora una volta la missione era composta di quattro parti. Creare un evento terroristico di cui poter incolpare un gruppo islamico e che giustificasse l'invasione di paesi stranieri. Creare una serie di spettacolari catastrofi che simbolizzassero un attacco contro l'America ma che servissero anche come azioni diversive. Compiere una rapina da molti milioni di dollari in oro che avvenisse contemporaneamente agli eventi terroristici. (La rapina dell’ oro potrebbe essere stata una sorta di ricompensa, una carota su di un bastone). Creare, subito dopo gli eventi terroristici, una rete di leggi e agenzie draconiane che distruggessero il diritto individuale e creare un'atmosfera per un'infinita guerra imperiale. Molto probabilmente le persone coinvolte godevano di vaste capacità di intelligence. Molto probabilmente comprendevano ex o attuali membri del Mossad, della C.I.A., del Pentagono, e possibilmente pure dell'FBI. Infatti gli agenti anticrimine delle FBI che NON erano a conoscenza del piano--come gli agenti speciali dell'FBI John O'Neill o Coleen Rowley-- cercarono di avvertire i loro superiori, cercarono di avvertire il governo Usa, ma furono ostacolati. Invece la rete operava come un'entità separata e succube. E nessun funzionario di polizia, nessun comune ufficiale militare, nessun comune funzionario del governo godeva dell'accesso al piano segreto.
Da qualche parte lungo il cammino vennero compromessi tre punti chiave nella sicurezza. L'aeroporto Logan, il NORAD, e il WTC-7. La Rete ebbe accesso a tutti e tre questi siti guadagnandone l'ingresso grazie a legami interni. L'aeroporto Logan tramite la compagnia di sicurezza israeliana che lo gestiva; il NORAD e il comando dell'aviazione Usa grazie a Dick Cheney l'11-9; il WTC-7 tramite la CIA, la Silverstein Properties o la Securacom, la compagnia guidata da Marvin Bush. Non deve sorprendere che solo pochi membri di alto livello erano necessari per accedere a ciascun sito. Non decine di migliaia, come i “debunkers” [coloro che si dedicano a screditare e criticare le cosiddette “teorie del complotto” n.d.t.] affermano costantemente. Forse nemmeno centinaia, ma poche dozzine di uomini altamente addestrati eseguirono i loro compiti alla perfezione nelle settimane precedenti l’ 11-9. Al Qaeda--o i 19 dirottatori--avrebbero in qualche modo potuto compromettere qualcuno dei tre punti chiave e ottenerne l'accesso? No. Un gruppo di infiltrati di alto livello nel governo e i loro commandos mercenari avrebbero potuto accedere a questi tre luoghi? Sì, facilmente.
La rete avrebbe potuto fare affidamento su aerei a controllo remoto sin dall'inizio. Perché affidare un'operazione così complessa a 19 scarti delle scuole di volo che spendevano più tempo negli strip club che sui simulatori di volo? Lo scenario più semplice prevedrebbe aerei a controllo remoto, coperti da veloci aerei guida. L'aereo bianco non identificato di cui hanno parlato diversi testimoni vicino a Shanksville potrebbe essere stato uno di quegli aerei. Ma cosa è successo ai voli originali e ai passeggeri scomparsi? Lo sanno con certezza solo gli sfuggenti membri della Rete. Ciò che rimane di più peculiare, e perciò di più sospetto, sono i quattro voli stessi. Non solo i quattro voli erano quasi vuoti, ma un paio degli aerei-- dati per distrutti l'11-9--erano ancora registrati e adibiti al volo mesi più tardi!
Sì, vi erano dei punti deboli nel piano. Gli incendi del WTC-7 che sono stati molto probabilmente accesi da un team di commandos in un qualche momento dopo mezzogiorno dell'11 settembre, hanno convinto molti cittadini creduloni ed esperti governativi che una grossa esplosione aveva danneggiato la struttura. Eppure il semplice fatto che il WTC-7 fu incendiato e poi demolito sembra ovvio. L'edificio 7 doveva essere bruciato e poi fatto crollare in una demolizione controllata, non solo come diversivo, ma anche per distruggere importanti documenti della Security & Exchange su processi in corso riguardanti miliardi di dollari. Non sorprendentemente i piani che ospitavano i registri della SEC furono i primi a bruciare misteriosamente.
Allo stesso tempo, al di sotto del livello stradale, una rapina degna di Hollywood stava avendo luogo. Di quanti uomini c'è stato bisogno per spostare diverse centinaia di milioni in lingotti d'oro? Fate voi il conto. Probabilmente non di migliaia di uomini; probabilmente nemmeno centinaia. Le guardie della sicurezza potrebbero aver ricevuto l’ordine di allontanarsi--dopotutto l'edificio sette stava per crollare. L'alimentazione al sistema di allarme potrebbe essere stata spenta. Chi l'avrebbe riaccesa, pure se qualche guardia onesta avesse riferito che era stata disabilitata? Dunque, l'11-9 è stato una rapina cucita attorno ad un attacco terroristico, o un attacco terroristico cucito attorno ad una rapina? Se l'oro è scomparso, quanto ne manca esattamente? Quanto ne avrebbe potuto prendere Al Qaeda? Sarebbe molto imbarazzante per la città di New York o per funzionari del governo Usa ammettere che alcuni milioni di dollari sono stati presi, perché molti cittadini potrebbero concluderne logicamente dell'11-9 è stato un affare interno. E se un gruppo di ladri non affiliato o collegato ai terroristi ha preso l'oro, perché non sono mai stati catturati? Due camion d'oro sono stati recuperati, schiantati in un tunnel, al di sotto del complesso del WTC. Quanti camion sono sfuggiti?
Al giorno d'oggi abbiamo molti eccellenti telefilm gialli in televisione ma molti pochi detective quando ne abbiamo veramente bisogno. Se il luogo del WTC fosse stato trattato come la scena di un crimine subito dopo una settimana di lavoro di recupero, l'ingegnosità del crimine sarebbe potuta essere svelata. Quel che è successo è che l'11-9 è stato venduto al pubblico come un atto di terrorismo straniero sin dal primo giorno e qualunque prova che potesse essere scoperta è stata rapidamente rimossa e distrutta o riciclata. Gli anni passano e Il Crimine del Secolo--l'11-9--non è mai stato né pienamente risolto né adeguatamente indagato. I lettori mi mandano e-mail chiedendomi quali prove io abbia di questo scenario? Solo buon senso e istinto. Se qualcosa sembra la scena di un crimine e vi è gente che ne ha guadagnato immensamente, penso che un qualunque buon detective sarebbe ugualmente sospettoso. E se chiedo a coloro che credono nella versione del governo dei fatti dell'11-9 quali prove abbiano riguardo? essi mi citano la testimonianza di esperti approvati dal governo. Mi mostrano un confuso videotape di qualcuno identificato come Osama bin Ladin. Mi parlano di un passaporto bruciacchiato trovato miracolosamente pochi isolati dalle rovine del WTC. Non abbastanza prove da poter essere contenute in una scatola da scarpe o da poter reggere in un'aula di giustizia. Inoltre prendere in parola un cattivo governo, noto per non aver mai detto la verità, non è una buona abitudine.

Link utili:
The 9/11 Operation: A Summary
9/11 Security Courtesy of Marvin Bush
9-11 Review: Precious Metals Stored Beneath the World Trade Center
Amazon.com: Terror Enigma: 9/11 And the Israeli Connection: Books ...
Crossing the Rubicon: Simplifying the case against Dick Cheney

11/9: IL GIORNO PIU' FORTUNATO DI LUCKY LARRY SILVERSTEIN
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Laura
Bisogna proprio essere fortunati per fare 4 miliardi di dollari con un bel colpo su un investimento di 6 mesi da 124 milioni di dollari.
Larry Silverstein è il magnate immobiliare newyorkese che acquistò l’intero complesso del World Trade Center proprio 6 mesi prima degli attacchi dell’11 settembre. Quella fu la prima volta che nei 33 anni di storia del complesso vi fu un cambio di proprietà.
Il primo ordine del giorno di Mr. Silverstein in qualità di nuovo proprietario fu di sostituire la compagnia responsabile della sicurezza del complesso. La nuova compagnia che venne ingaggiata fu la Securacom (ora Stratasec). Il fratello di George W. Bush, Marvin Bush, era nel consiglio d’amministrazione, e il cugino di Marvin, Wirt Walzer III, ne era il direttore generale. Secondo documentazioni pubbliche, la Securacom, non solo forniva sicurezza elettronica al World Trade Center, ma forniva copertura al Dulles International Airport e alla United Airlines, due protagonisti chiave negli attacchi dell’11/09.
La compagnia era appoggiata da una società d’investimenti, la Kuwait-American Corp., anch’essa legata per anni alla famiglia Bush.
La KuwAm fu legata finanziariamente alla famiglia Bush fin dalla Guerra del Golfo. Uno dei direttori e membro della famiglia reale del Kuwait, Mishal Yousef Saud al Sabah, fece parte del consiglio della Stratasec.
Facciamo ora una considerazione: i membri di una esigua cricca possedevano il WTC, ne controllavano la sicurezza dei sistemi elettronici, e anche la sicurezza non solo di una delle linee aeree i cui velivoli vennero dirottati l’11/09, ma dell’aeroporto dal quale provenivano.
Un’altra piccola “coincidenza” – Mr. Silverstein, che diede un acconto di 124 milioni di dollari su questo complesso da 3,2 miliardi di dollari, lo assicurò prontamente per la cifra di 7 miliardi di dollari. Non solo, assicurò il complesso contro “attacchi terroristici”.
A seguito degli attacchi, Silverstein presentò due richieste di indennizzo per la cifra massima della polizza (7 mld. di dollari), basate, secondo il parere di Silverstein, su due attacchi separati. La compagnia assicurativa Swiss Re, diede a Mr. Silverstein un risarcimento di 4.6 miliardi di dollari – un principesco compenso per un investimento relativamente misero di 124 milioni di dollari.
C’è dell’altro. Vedete, le World Trade Towers non erano proprio quell’affare immobiliare che siamo portati a credere. Da un punto di vista economico, il Trade center – sovvenzionato fin dall’inizio dal New York Port Authority – non ha mai funzionato, né si intendeva farlo funzionare, indifeso nel disordinato mercato immobiliare. Come non faceva a esserne al corrente il Gruppo Silverstein?
Le torri avevano bisogno di ristrutturazione e migliorie per un totale di 200 milioni di dollari, gran parte dell’ammontare relativo alla rimozione e rimpiazzo dei materiali edilizi dichiarati rischiosi per la salute fin già negli anni quando le torri vennero costruite. Era ben risaputo dalla città di New York che il WTC era una bomba all’amianto. Per anni il Port Authority trattò l’edificio come un vecchio dinosauro, cercando in diverse occasioni di ottenere i permessi per demolire la costruzione per motivi liquidità, mai concessi a causa dei risaputi problemi riguardanti l’amianto. Inoltre si sapeva benissimo che l’unico motivo per cui la costruzione stava ancora in piedi fino all’11/09 era perché sarebbe stato troppo costoso smantellare le Twin Towers piano per piano dato che al Port Authority venne impedito legalmente di demolire gli edifici.
Il costo stimato per smontare le torri: 15 miliardi di dollari. Solo il materiale da impalcatura per l’operazione venne stimato sui 2.4 miliardi di dollari!
In poche parole, le Twin Towers erano strutture condannate. Che cosa conveniente un attacco “terroristico” che demoliva completamente gli edifici.
L’edificio 7 era parte del complesso del WTC, e coperto dalla stessa polizza assicurativa. Questa struttura di 47 piani, in acciaio, che non venne colpita da un aereo, crollò misteriosamente su se stesso a caduta libera , otto ore più tardi nello stesso giorno – esattamente nello stesso modo delle Twin Towers.
Come è potuto accadere? Mr. Silverstein diede al mondo la risposta durante un’intervista al canale PBS, un anno dopo l’11/09/2002:
Mi ricordo di aver ricevuto una chiamata dal… comandante dei vigili del fuoco, che mi informava di non esser sicuro che sarebbero stati in grado di contenere l’incendio, e io dissi, ‘abbiamo avuto un numero tremendo di vittime, forse la cosa più intelligente da fare è di tirarlo giù’ . E presero questa decisione e assistemmo al crollo dell’edificio”.
Chiunque ne sappia un po’ sulle costruzioni può affermare: “tirar giù” nel gergo industriale sta per demolizione controllata.
Una cosa è certa, la decisione di “tirar giù” il WTC 7 avrebbe reso felici molte persone.
Specialmente perché era stato riferito che migliaia di dati sensibili riguardanti alcune delle più grandi truffe finanziarie della storia – comprese Enron e WorldCom - erano depositate negli uffici di alcuni inquilini dell’edificio:
- US Secret Service
- NSA
- CIA
- IRS
- BATF
- SEC
- NAIC Securities
- Salomon Smith Barney
- American Express Bank International
- Standard Chartered bank
- Provident Financial Management
- ITT Hartford Insurance Group
- Federal Home Loan Bank
La Security and Exchange Commission [SEC: Commissione di controllo sui titoli e la borsa n.d.t.] non ha quantificato il numero di casi effettivi nei quali dati sostanziali vennero distrutti dal crollo del WTC 7.
L’agenzia di stampa Reuters e il Los Angeles Times pubblicarono resoconti che li stimavano tra i 3.000 e i 4.000. Includevano la più importante tra le inchieste dell’agenzia sui metodi con i quali le banche d’affari si spartivano le azioni più appetibili appena immesse sul mercato durante il periodo del boom dell’high-tech. … “Le investigazioni in corso al New York SEC ne verranno influenzate clamorosamente perché gran parte del loro è un lavoro di documentazione intensivo”, disse Max Berger della Bernstein Litowitz Berger & Grossman di New York. “Per quei casi è una sventura”.
Citygroup afferma che alcune delle informazioni che la commissione sta cercando (circa WorldCom) vennero distrutte nell’attacco terroristico dell’11 settembre al World Trade Center. Salomon aveva degli uffici nell’edificio 7 del World Trade Center. La banca riferì che i nastri delle registrazioni delle e-mail della società a partire dal settembre 1998 fino al dicembre 2000 erano archiviate nell’edificio e distrutte nell’attacco.
Nell’edificio 7 del WTC vi era il più grande ufficio del territorio dei Servizi Segreti USA, con più di 200 dipendenti: “tutte le prove che avevamo archiviato e che si trovavano nell’edificio 7, in tutti i casi, sono crollate con l’edificio”, secondo l’agente speciale dei servizi segreti US David Curran.
Che perfetto, completo e fortuito susseguirsi di eventi fu l’11 settembre.
Casualmente, vale la pena notare che uno degli amici più intimi di Lucky Larry – una persona con la quale, si dice, parli al telefono quasi tutti i giorni – è niente meno che l’ex primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Altro ancora su quella piccola intima relazione prossimamente…

GLI AEREI DELL'11 SETTEMBRE SUPERARONO I LORO LIMITI SOFTWARE
Jim Heikkila View Zone
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Alcenero(Marcoc)
Due degli aerei l’11-9 superarono i loro limiti software.
I Boeing 757 e 767 sono equipaggiati con la capacità di volare in maniera completamente autonoma, essi sono gli unici due velivoli di linea [il termine usato è ‘commuter’ cioè ‘pendolari’, più precisamente adibiti a regolari e continui voli di linea con andata e ritorno consecutive n.d.t.] della Boeing capaci di volo completamente autonomo. Possono essere programmati per decollare, volare sino a destinazione e atterrare, tutto senza un pilota ai comandi.
Sono degli aerei intelligenti, e hanno dei limiti pre-imposti dal software in modo che errori del pilota non possano causare danni ai passeggeri. Sebbene siano fisicamente capaci di manovre ad alto g [cioè con forti accelerazioni, g=9.8 m/s^2 è l’accelerazione di gravità n.d.t.], il software nei loro sistemi di controllo di volo fa in modo che non vengano effettuate manovre ad alto g tramite i controlli dell’abitacolo. Essi sono limitati a circa 1.5 g, ripeto, un g e mezzo. Ciò in modo che un errore del pilota non finisca per spezzare il collo alla nonna.
Non importa ciò che vuole il pilota, non può annullare questa caratteristica.
L’aereo che ha colpito il Pentagono si è avvicinato o ha raggiunto i suoi autentici limiti fisici, personale militare ha calcolato che l’aereo del Pentagono si è spinto tra i 5 e i 7 g nella sua virata finale.
La stessa cosa è vera per il secondo aereo che ha colpito il WTC.
C’è solo un modo perché una cosa simile possa accadere.
Così come per la completa capacità di volo autonomo, i 767 e i 757 sono gli UNICI AEREI DI LINEA PRODOTTI DALLA BOEING CHE POSSONO ESSERE GUIDATI TRAMITE UN CONTROLLO REMOTO. E’ una caratteristica standard per tutti loro, tutti i 757 e i 767 possono fare ciò. Lo scopo è che se c’è un problema ai piloti, il Norad può guidare in remoto gli aeroplani sino ad una destinazione sicura. Solo in questa modalità di volo questi aerei possono eccedere i loro limiti software e volare sino ai loro autentici limiti fisici, perché se viene usata questa modalità di volo si presume che esista già una situazione di emergenza.
(cercate su Google "Raytheon Global Hawk system".)
I terroristi infatti non guidarono quegli aeroplani, è totalmente e completamente impossibile che quegli aeroplani siano stati pilotati in una tale maniera dall'abitacolo. Essi sono aerei di linea, non F-16 e il loro software lo sa.
Un'altra prova decisiva: le registrazioni delle voci sono state ritrovate vuote.
Le scatole nere che sono state ritrovate avevano all'interno nastri che non erano danneggiati, me erano vuoti. C'è un solo modo per cui ciò possa accadere su di un 757 o su di un 767. Quando gli aerei sono comandati tramite il controllo remoto, i microfoni che sono collegati al registratore vocale della cabina sono re-indirizzati verso le persone che operano il controllo remoto, così che le registrazioni di ciò che avviene nella cabina vengano fatte in un posto presumibilmente più sicuro. Ma a causa di un inconveniente del sistema, su di un 757/767, il registratore vocale continua a girare piuttosto che spegnersi quando il microfono è re-indirizzato. I registratori vocali usano ciò che è chiamato un nastro a scorrimento continuo che automaticamente ogni mezz'ora ripassa sopra le testine di registrazione e cancellazione, così che dopo mezz'ora che gira con i microfoni re-indirizzati il nastro sarà vuoto. Proprio come erano i nastri ritrovati. Ancora un'altra prova che nessun pilota ha guidato quegli aerei nell'ultima mezz'ora.
Otto dei dirottatori che dovevano essere su quegli aerei si sono lamentati affermando che invece essi sono ancora vivi. Scommetto che non avete mai sentito del fatto che il nostro ministro degli esteri è volato in Marocco e ha presentato delle scuse ufficiali all'accusato, lo sapevate? No, i terroristi non hanno guidato quegli aeroplani, le storie dei coltelli di plastica e dei taglierini erano infatti troppo ridicole per essere credute. Ognuno degli altri accusati sarà stato ormai cercato e ucciso.
La nostra informazione è controllata.
Le chiamate con i telefoni cellulari dagli aerei non possono essere state fatte. Sono uno specialista di guerra elettronica addestrato dalla National Security Agency, e ho la qualifica per affermare ciò. Il mio titolo ufficiale: MOS33Q10, Electronic Warfare Intercept Strategic Signal Processing/Storage Systems Specialist, [Specialista in guerra elettronica, intercettazione, elaborazione segnali strategici e sistemi di archiviazione dati n.d.t.], è una MOS [Military Occupational Speciality, specializzazione in ambito militare n.d.t.] altamente qualificata che richiede una conoscenza avanzata di molti metodi di comunicazione e di circuiti sin nei minimi dettagli. Sono ufficialmente qualificato a porre un forte dubbio che normali chiamate con telefoni cellulari possano mai essere state fatte dall'aereo.
E' impossibile che ciò sia accaduto, specialmente in un' area rurale, per un gran numero di ragioni.
Quando fate una chiamata con un telefono cellulare, la prima cosa che succede è che il vostro telefono ha bisogna di contattare un trasmettitore. Il vostro telefono ha una potenza massima di trasmissione di cinque watt, tre watt è attualmente la norma. Se un aereo viaggia a cinquecento miglia all'ora il vostro telefono non sarà capace, prima di superare il range di 5 watt, di 1)contattare una torre, 2)dire alla torre dove siete e qual'è il vostro provider, 3)dire alla torre in che modo volete comunicare e 4)stabilire che è in un'area di roaming. Questa procedura, chiamata “electronic handshake” [stretta di mano elettronica n.d.t.] richiede circa 45 secondi per essere completata da un telefono cellulare a partire dall'accensione iniziale in un'area di roaming perchè né il cellulare né il trasmettitore della cella sanno dove si trova il telefono e che modalità usa quando viene acceso. A 500 miglia all'ora, prima che possa avvenire l'handshaking l'aereo percorre tre volte la distanza alla portata del trasmettitore da cinque watt del cellulare. Sebbene sia a volte possibile connettersi durante il decollo o l'atterraggio, nella situazione che è stata affermata le chiamate non erano possibili. Le telefonate dall'aereo sono false, senza se o ma.
Spero di essere stato chiaro, se avete delle domande risponderò se possibile. Se non rispondo cercate voi stessi, cercate nel sito della Boeing, cercate il sito della DARPA [“Defense Advanced Research Projects Agency”, Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata per la Difesa n.d.t.], cercate dove non avete cercato prima. Alcune delle informazioni sono classificate e fatte trapelare da alcuni, e vengono anche cancellate dalla rete. Ho tutti i documenti originali sul mio computer per salvaguardarmi da ciò.
Per piacere non ignorate queste cose, perchè, dato che solo il Norad ha i codici di volo per quegli aerei, l'11-9 lo abbiamo fatto da soli. Hitler ebbe il Reichstag, noi abbiamo l' 11-9. Se l'11-9 non si dimostra sufficiente per convincere i cittadini Americani a mettere da parte i loro diritti per la sicurezza, la gente che ha fatto l'11-9 ha certamente accesso a materiale nucleare. L'11-9 deve essere mostrato per ciò che è prima che quel materiale venga usato.

Nota del traduttore:
Come specificato dall’autore parte delle informazioni tecniche (presumibilmente quelle riguardanti la predisposizione standard al volo con controllo remoto) sarebbero ricavate da materiale classificato, comunque sul sito sono pubblicati sia commenti critici sia possibili elementi di conferma ottenuti dalla documentazione originale della Boeing.

11 SETTEMBRE: OLTRE IL MARCHIO DI APPROVAZIONE

David Montoute Uruknet 11.11.2006
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Filippo Maria Fatiga
"I mass media di oggi... sono il fondamento della 'gestalt' totalitaria che i privilegiati impongono alla mentalità delle masse... un 'marchio di approvazione' che autorizza la realtà degli eventi".
-- Din Vantari

Visto l'impatto degli attacchi terroristici su New York e Washington di cinque anni fa e gli eventi che hanno contribuito a scatenare la dichiarazione di una guerra di cui "potremmo non vedere la fine" e l'accelerazione del programma per uno stato di polizia globale – non è impresa facile individuare o utilizzare delle controtendenze positive. Una certa tendenza, tuttavia, starebbe emergendo. Con il 36% della popolazione statunitense che rifiuta la versione ufficiale dell'11 settembre 2001, qualcosa di inatteso ne sta prendendo il posto. Il crollo della fiducia generale riguardo alla storiella ufficiale della "Guerra al Terrore" potrebbe indicare l'inizio di una più vasta rottura tra le élite del lavaggio del cervello e la sottomissione di massa alla realtà imposta dall'alto. Per questo il nuovo processo non ha interessato solo i media commerciali. Ha provocato un'enorme spaccatura tra i comodi media 'alternativi' della Sinistra statunitense tradizionale, e una nuova, più variegata comunità che porta avanti il compito più arduo di seguire dove portano le prove.
Con il nuovo fenomeno delle pubblicazioni su Internet che consentono un aumento improvviso di media senza controllo, di network che rispondono istantaneamente agli eventi e non sono soffocati dalla censura ufficiale, i ricercatori indipendenti hanno sollevato, soprattutto negli ultimi cinque anni, il coperchio sul finora insabbiato mondo della Politica Profonda.
Peter Dale Scott ha coniato questo termine, definendolo come "la costante, quotidiana interazione tra un governo eletto costituzionalmente e le forze violente, le forze criminali che sembrano essere nemiche di quel governo" (1). Dalle porte comunicanti tra le istituzioni finanziarie di Wall Street e le agenzie di intelligence Usa, alla sponsorizzazione statale di eserciti privati e squadroni della morte, alle società segrete come la Skull & Bones e la P2, alle elezioni truccate e al saccheggio privato di ricchezze nazionali, alla rete di trafficanti di droga protetti dal governo e che riciclano denaro nel sistema bancario globale, è questo il ventre oscuro del nostro 'razionale' mondo moderno. Ma esso è così caratteristico del sistema economico globale quanto lo sono le istituzioni formali che, almeno in teoria, sono soggette alla pubblica inadempienza.
Inoltre, alcuni eventi-chiave hanno aperto una finestra su questo mondo, e sono esattamente gli eventi su cui si sono dette più menzogne, proteggendone la diffusione con la stigmatizzazione di coloro che vi indagano, come 'teorici del complotto'. Se un esame accurato di questo sottosuolo è off limit per i giornali mainstream, i media 'alternativi' tradizionali non hanno avuto meno avversione ad occuparsene. Per spiegare meglio, un contributo inestimabile alla nostra comprensione iniziale degli eventi dell'11 settembre è stato dato dall'economista canadese Michael Chossudovsky con le sue rivelazioni delle collusioni tra la CIA, l'ISI (i servizi segreti pakistani, ndt) e i Talebani. In precedenza, il professore del M.I.T. (Massachussets Institute of Technology, ndt) Noam Chomsky aveva scritto una prefazione ad uno dei libri di Chossudovsky e, sempre lui, il "principale dissidente degli Stati Uniti", ha agito per mesi come se le conclusioni di Chossudovsky e degli altri non esistessero affatto. Quando finalmente gli fu chiesto di punto in bianco un parere sulle loro deduzioni, Chomsky ha considerato l'idea della complicità statunitense "inappellabilmente inconcepibile" e neppure degna di discussione. Parlando del continuo appoggio in sostegno al movimento contro la guerra da parte del Partito Democratico, favorevole alla guerra, l'attivista Charles Shaw vede alcune posizioni come "parte di un più ampio disegno di "resistenza regolata", un sistema in cui il dissenso è attentamente manovrato e forzato da un'auto-censura, chiara o latente; psicologia basata sulla negazione; timore di critiche personali o professionali e di rappresaglie; e pressioni da parte dei poteri sopra indicati, inclusi i funzionari eletti e le fondazioni istituzionali che versano milioni nel settore dell'attivismo no-profit" (2).
Nonostante Chomsky sia noto per il suo Modello di Propaganda dei mass media, dimostrazione di come la proprietà aziendale influisca in modo drammatico sui contenuti, è anche un deciso anti-complottista. Nel mondo di Chomsky, Lee Oswald da solo ha assassinato il presidente Kennedy, Saddam Hussein 'ha frainteso' la posizione degli Usa sul Kuwait nel 1990 e Osama bin Laden ha spezzato i legami con i suoi protettori in seguito alla disfatta sovietica in Afghanistan. Sebbene le star di Hollywood parlino apertamente alla CNN del terrorismo che gli Usa si sono auto-inflitti, Chomsky e i suoi colleghi non hanno cambiato posizione. Per loro, è assiomatico dell'attuale conflitto che a) esiste un'entità nota come 'Al Qaeda' con interessi internazionali e che persegue i propri obiettivi indipendenti dalla politica Usa, b) tale entità è stata responsabile degli attacchi dell'11 settembre e c) esiste una conseguente 'Guerra al Terrore' che, mentre potrebbe essere sfruttata per motivi segreti, ha origine dalla legittima ansia di sicurezza. Indagini approfondite, a volte anche da parte delle fonti tradizionali (3) hanno dimostrato il vuoto totale di quelle affermazioni.
La connivenza della Sinistra chomskyiana nell'occultamento parziale da parte dei media mainstream di eventi problematici, e peggio, la sua incessante ostilità contro interpretazioni alternative, ha condotto il ricercatore Bob Feldman ad indagare sulle fonti di finanziamento dei media 'alternativi'. Le sue scoperte hanno rivelato una complessa pista finanziaria con origine in colossali fondazioni di beneficenza. La Fondazione Ford, il National Endowment for Democracy, la Commissione Trilaterale, George Soros e tanti altri, si sono rivelati generosi sostenitori dei presunti media 'alternativi' negli Usa (4). Quando alcuni aspetti delle indagini indipendenti sull' 11 settembre minacciarono, nel 2002, di penetrare nella consapevolezza generale, la cricca di quei media sottoscrisse un attacco feroce contro le figure-chiave del Movimento per la Verità sull'11 settembre (5). Ma questa Sinistra-custode non è riuscita a soffocare le domande sull'11 settembre tranne che amputandosi una parte dei suoi ex collaboratori e alienando la maggior parte del suo pubblico. Poiché gli estranei al suo gregge (ad esempio Mike Ruppert) potevano essere soggetti a interminabili attacchi ad hominem, il lavoro del professor Chossudovsky sarebbe dovuto essere semplicemente ignorato. Ulteriore conferma degli interessi blindati dei custodi è il fatto che l'aumento della pubblica consapevolezza e l'accettazione di un 11 settembre come 'lavoro interno' non ha influenzato la copertura dei custodi in minimo modo. Dai recenti attacchi a Pacifica Radio (finanziata dai Rockefeller) fino alla scomunica, da parte di Counterpunch, del 'complottista fanatico' Kurt Nimmo, la linea è stata chiaramente tracciata: critica 'responsabile' da una parte, 'teoria del complotto' dall'altra.
Passando sotto il radar di Counterpunch, Anis Shivani (6) ha aggiunto un più benevolo motivo per il rifiuto delle conclusioni 'complottiste' da parte della Sinistra, mostrandolo come lo sforzo di difendere le proprie credenziali di razionalità. Ma siccome ciò ha significato dare il via all'evento che ha permesso l'attuale guerra, è stato, ha osservato Shivani, una mossa perdente. La risposta dei custodi al Movimento della Verità è stata quella di enfatizzare una difettosa "analisi strutturale" della società, l'unica che diminuirebbe l'importanza dei complotti individuali. Il valore dell'analisi strutturale, applicata ai media, è che ci consente di identificare le corporazioni dell'informazione come parte di un palazzo del potere generale, invece che soltanto un altro attore sociale. Ironicamente, quando l'analisi strutturale viene applicata ai media della Sinistra istituzionale, questi ultimi si rivelano essere appena meno compromessi del New York Times o della CNN. Ma alla fine serve a poco qualsiasi analisi che ignori le strutture davvero determinanti del mondo di oggi, ad esempio le potenti dinastie finanziarie che scatenano guerre e destabilizzazione, formano o fanno cadere governi a piacimento.
E' chiaro che tutti i limiti nel dialogo con i custodi della Sinistra aumentano enormemente quando si ha a che fare con i media commerciali. Qui l'interesse personale è un fattore più grande, dal momento che fare carriera nei mass media è subito più proficuo e offre un profilo personale più alto nel mondo. I mass media sono inoltre isolati dalla 'Politica profonda' da decenni di depoliticizzazione ed emarginazione delle idee non-ufficiali. Idee che sono plausibili per ricercatori indipendenti spesso appaiono come deliri e vaneggiamenti per i giornalisti ufficiali.
Robert Fisk è esemplare a riguardo. L'impavido corrispondente dell'inglese Independent ha ottenuto giustamente grande rispetto e ammirazione per il suo decisivo lavoro di reporter sul campo dei più terribili conflitti di oggi. Fisk, tuttavia, ha espresso disprezzo per le 'infantili teorie del complotto' di aerei comandati a distanza, avallate da molti arabi. Certamente il nostro corrispondente non esprime le proprie teorie, così noi non riusciamo a capire bene come piloti amatoriali possano manovrare aerei pazzescamente fuori rotta e, con la sola navigazione a vista, trovare singoli edifici-obbiettivo di città su cui non avevano mai volato, sfrecciando attraverso la rete del traffico aereo civile, le cui rotte non avrebbero potuto essere loro note, per entrare poi nelle no-fly zone più riservate del mondo senza opposizione e senza incidenti. Ma siccome questo è il modo in cui un'amministrazione di noti bugiardi descrive l'evento in questione, cos'altro rimane da credere? E ancora, va ricordato che Fisk rappresenta il limite più estremo del dissenso accettabile nei media commerciali.
Dalle reali origini della Guerra del Golfo allo smembramento precedentemente pianificato dell'ex-Yugoslavia e dell'Iraq, dal riciclaggio di denaro a Wall Street all'assassinio di David Kelly, dall'uranio impoverito al terrorismo 'false flag', c'è adesso una lista senza fine di argomenti tabù a cui i media principali e quelli 'alternativi', finanziati da istituzioni varie, non devono far riferimento. I limiti di Herman e il Modello di Propaganda di Chomsky sono chiari. Le più gravi distorsioni al mondo di oggi non stanno nella 'versione' data agli eventi, ma nella vera 'realtà' di tali eventi. L'impressionante aumento delle 'operazioni segrete' non ci consente il lusso dell'ingenuità quando si valuta una "rivoluzione di popolo" (coup d'etat) come quella orchestrata a Tbilisi nel 2003. Nè omicidi, come quello di Rafik Hariri, possono essere automaticamente attribuiti all'"ovvio" colpevole.
Mentre aumenta la spaccatura tra la percezione popolare e la critica 'responsabile', la crescita di media irregolari potrebbe porre una sfida fondamentale all'organizzazione gerarchica della società, poiché fa sì che ogni singola persona bypassi i canali istituzionali del dibattito e sconfini nei sacrosanti territori del Vero. Nel frattempo, l'irresponsabile dibattuto dei media 'alternativi' finanziati dalle fondazioni, alla fine, sarà delimitato, mentre la sua inefficienza è messa a nudo nell'intensificata crisi. La consapevolezza di essere entrati in una nuova fase storica ha favorito la nascita di una nuova generazione di attivisti. Alzare il dito e guadagnare punti morali non sono strumenti adatti per comprendere l'attuale, complessa situazione. Come dice la massima di Thomas Hardy, va fatto un inventario completo del peggio per ripulire la via verso il meglio; allo stesso modo oggi bisogna sollevare il coperchio sui più sordidi aspetti del nostro mondo agonizzante.
Mentre le operazioni false flag non sono nuove (vedi l'Operazione Gladio), le esigenze belliche nel bacino energetico euroasiatico hanno condotto ad una rapida accelerazione del loro uso. Da Bali a Madrid a Londra, non si può sfuggire ormai alla mano della morte degli agenti dell'intelligence. E a dispetto della tendenza precedentemente analizzata, il processo di comprensione è ancora lento. Isolati, casuali attacchi possono essere infinitamente più utili ai promotori della 'Guerra al Terrore' piuttosto che ai presunti radicali islamici, ma molti abitanti di Madrid e Londra che comprendono la montatura dell'11 settembre negheranno tuttavia con forza che la loro città abbia subito la stessa sorte. Non è mai stato spiegato perché qualcosa che ha funzionato così bene negli Usa non potrebbe ripetersi da qualche altra parte. A questo punto, va compreso il carattere essenzialmente a-nazionale delle élites del pianeta, dal momento che uno stato di polizia negli Usa non può funzionare isolato. Le rapide accelerazioni delle tendenze verso la convergenza nella 'sicurezza nazionale' vanno oltre il consueto concetto di politica. Negli anni Settanta, l'urbanista Paul Virilio ha esaminato la convergenza, e ha identificato la sua conseguenza come un' imminente transizione ad una giurisdizione militare globale' (7).
Nello stesso tempo, quando le élites globali lotteranno per le riserve di idrocarburi in diminuzione, quando terrorizzeranno i loro popoli per sottometterli e scateneranno guerre sempre più distruttive, la lotta vitale per la realtà del consenso è più importante che mai. Il punto non è se la produzione globale di petrolio sta raggiungendo il massimo ora o lo raggiungerà tra 15-20 anni. La classe capitalista globale e i suoi fautori della popolazione-sottomessa stanno rispondendo a ciò ora (8). Se 'puntare troppo in alto' è una realtà obiettiva o solo un'altra fantasia maltusiana, i padroni del mondo agiranno in base al progetto senza considerazione.
Da Baghdad a Caracas, l'Impero è in ritirata. E pertanto ciò rende il ricorso a 'soluzioni' estreme più, non meno, probabili. Secondo Michael Ruppert, l'emergere di uno stato di polizia globale a guida statunitense non è solo per il controllo privato del sistema legale, ma è piuttosto "una transizione - indotta da crisi - da un sistema legale profondamente compromesso a una società in cui l'uso della forza e il controllo soppianteranno completamente quel sistema" (9).
La gravità degli attuali sviluppi non deve essere sottovalutata. Ma mentre la spaccatura tra gli eventi e la loro rappresentazione aumenta sempre più, essa costringe un numero sempre più ampio di persone a riordinare le proprie mappe mentali, aprendo quindi nuove possibilità ad alternative radicali. Per sfruttare e dar forza a questo sviluppo, la comunità basata sulle prove deve evitare guerre di cortile e dispute interne. Ora più che mai è necessario condividere tutto ciò che sappiamo con chiunque conosciamo. Alternative pratiche non potranno emergere finché la maggior parte delle persone sarà addormentata, e questo perché una sistematica decostruzione e demitizzazione degli eventi costituisce il prerequisito per la liberazione e la ricostruzione del nostro mondo.
Quando alla fine cade la maschera, la realtà può essere come noi la rendiamo.

Note:
1. Citato in: From the Wilderness
2. "The Gatekeepers of the So-Called Left", Charles Shaw, Newtopia Magazine, 16 maggio 2005
3. Vedi Adam Curtis, "The Power of Nightmares" The Rise of the Politics of Fear, BBC Television, 2004
4. Gatekeepers
5. Instead of War
6. "Progressive Irrelevance", Anis Shivani
7. Paul Virilio, Popular Defense and Ecological Struggles and Speed and Politic, Semiotext(e) 1990, 1986
8. Kurt Nimmo - American Almanac
"... Esistono solo due modi possibili per evitare un mondo di 10 miliardi di persone. Gli attuali tassi di nascita devono scendere più rapidamente. Oppure gli attuali tassi di mortalità devono aumentare più velocemente. "Non c'è altro modo". Ovviamente vi sono molti modi di far aumentare i tassi di mortalità. In un'era termonucleare, una guerra può fare ciò velocemente e in modo radicale. Carestia e malattie sono antichi freni naturali alla crescita della popolazione, e neanche uno di essi è sparito dalla scena… "Per farla breve: la crescita eccessiva della popolazione è l'unico ostacolo più grande al progresso economico e sociale della maggior parte delle società nel mondo sviluppato" – Robert McNamara, 2 ottobre 1979
9. Michael C. Ruppert, Crossing the Rubicon (pg. 15), New Society Publishers, 2004

L’altro 11 settembre
Maurizio Blondet 23/11/2006
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Era il 21 novembre 1963, il presidente Lyndon B. Johnson uscì da una riunione che si teneva a Dallas, afferrò per le braccia la sua amante Madeleine Duncan Brown, e le disse: «Quei figli di puttana non mi creeranno più guai». Il giorno dopo fu ucciso a Dallas John F. Kennedy, il presidente degli Stati Uniti.
Sono quarant’anni che i «grandi media» trattano da visionari complottisti tutti coloro che non credevano alla versione ufficiale di quel lontano attentato: che un «assassino solitario» di nome Oswald avesse ucciso il presidente.
Ora, quarant’anni dopo, nell’anniversario dell’assassinio, viene fuori la verità.
La dice la stessa amante di Johnson, Madeleine Duncan Brown. (1)
La donna  è morta nel 2002, il 22 giugno; ma la sua immagine e il suo racconto emergono nitidi da una video-intervista di 80 minuti, che le fece un ricercatore indipendente di nome Robert Gaylon Ross.
La Brown aveva raccontato la sua relazione con Jonshon già dagli anni ‘80; ma - stranamente - nessun grande mezzo di comunicazione l’aveva mai intervistata a fondo su quella notte a Dallas.
Lucida, senza alcun odio per il suo antico amante, oggettiva, la Brown racconta nel video che il piano per uccidere Kennedy cominciò a prendere forma nel 1960, già durante la convenzione democratica dove il partito decise di candidare Kennedy alla presidenza, con Johnson come vicepresidente.
Fu H. L. Hunt, un miliardario texano del petrolio ad imporre Johnson, come contrappeso al candidato di quella che i maggiorenti texani chiamavano con dispregio «la mafia cattolico-irlandese», ossia la famiglia dei Kennedy.
La Brown ricorda nel video che camminava a fianco di H.L. Hunt a Dallas mentre costui ricordava il braccio di ferro con Joe Kennedy (il padre del clan) che era riuscito a imporre il figlio: «Abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo la guerra», disse allora Hunt.
Il giorno dell’attentato, tre anni dopo, Hunt disse: «Ecco, abbiamo vinto la guerra».
Per la Brown, il regista dell’esecuzione era appunto Hunt.
«Avevano quel lodge fuori Dallas, si incontravano lì», dice: «Lui sceglieva gente diversa che poteva fare certe cose per lui, e sono sicura che questo cominciò due anni prima dell’assassinio. E’ stato un delitto del tutto politico, e Hunt lo controllava».
Una delle persone che facevano «le cose per Hunt» era Jack Ruby, tenutario di casinò, di bische clandestine, fornitore di ragazze allegre e di altri servizi occulti ai maggiorenti, non esclusi omicidi a contratto; l’uomo che il 24 novembre sparò ad Oswald sotto alle telecamere del mondo. Rievoca la Brown: «Giocavamo al poker al Carousel Club [il night di Ruby] e Jack Ruby arrivò e disse: Sapete che cosa è questo? Guardai, ed era [la mappa del percorso] della sfilata di auto… mi colpì che sapesse dove sarebbe passato il presidente… allora pensavo che fossero intoccabili».
La donna  si riferisce spesso a un «8F group» per indicare il gruppo di individui che gravitava attorno a Johnson e ad Hunt.
Ne facevano parte petrolieri texani, giudici e Edgar Hoover, il direttore dell’FBI.
La sera del 21 novembre ci fu un party a Dallas, nella magione di Clint Murchison, un altro miliardario con buoni agganci con la famiglia mafiosa dei Genovese; Hoover era alla festa, e c’era anche Jack Ruby.
La Duncan Brown era presente, e ricorda parecchi nomi dei partecipanti.
C’era John McCloy, presidente del Council on Foreign Relatiuons, della Chase Manhattan Bank, intimo dei Rockefeller, al tempo consigliere politico di Kennedy.
C’era George Brown, della Brown & Root, grande impresa multinazionale di costruzioni, poi divenuta la Kellogg, Brown  & Root, agenzia di infrastrutture che fornisce anche mercenari ed è stata assorbita dalla Halliburton.
C’era Clyde Tolson vicedirettore dell’FBI.
C’era Richard Nixon.
C’erano numerosi pezzi grossi della mafia, e una quantità di importanti giornalisti di giornali e TV.
La festa cominciò verso le 22, e gli ospiti manifestarono una certa sorpresa quando arrivò Lyndon Johnson, il vicepresidente, direttamente da Houston.
Subito McCloy convocò una riunione a porte chiuse con i più importanti dei presenti.
«Lyndon non restò a lungo nella sala della riunione», racconta la sua amante, «e quando uscì mi afferrò per il braccio e mi disse, con quella sua voce profonda: ‘Dopodomani quei figli di puttana (SOB, sons of a bitch) non mi daranno più guai».
«Se non fosse avvenuto l’assassinio, probabilmente Lyndon Johnson sarebbe finito in galera», rievoca Madeleine Duncan Brown.
Perché, racconta, stavano venendo fuori particolari scottanti sulle tangenti che il vicepresidente prendeva per certi programmi agricoli.
C’erano molti che erano disposti a testimoniare contro di lui; stranamente poi questi testimoni finirono male.
Alcuni furono implicati in scandali omosessuali.
Altri si suicidarono, uno di questi sparandosi alla testa cinque colpi.
Anche la Brown sostiene di essere stata «avvertita».
Suo figlio, il bambino illegittimo che aveva avuto da Johnson, dice, scomparve insieme alla baby sitter.
A quel punto la donna ritenne che sarebbe stata più sicura se avesse reso pubblico quel che sapeva della storia.
Scoprì che i media non erano interessati.
Eppure la versione della Brown è apparsa in un libro di 480 pagine («Blood, power and money - How LBJ killed JFK»), scritto da una personalità alquanto difficile da screditare come complottista visionario: Barry  McClellan, padre di Scott McClellan,  il portavoce della Casa Bianca all’epoca dei Kennedy.
Anche Robert Gaylon Ross, l’uomo che ha intervistato la Brown e ne ha ricavato il video-confessione, non ha l’aria di un visionario assetato di pubblicità.
Ingegnere texano, è stato ufficiale della Army Security Agency, il ramo militare della NSA (National Security Agency) con compiti di decrittaggio dei codici nemici.
Come tale, nel 1956-57, ha coperto l’incarico di comandante di compagnia in un gruppo di controspionaggio stanziato nella zona demilitarizzata fra le due Coree, proprio a ridosso del cessato il fuoco della guerra di Corea.
Può essere contattato alla Ross International Enterprise, la fondazione da lui diretta. (2)
Il video dell’intervista alla Brown è visibile al sito.
Se non sparirà prima.
Quarant’anni dopo: la verità sul complotto che uccise Kennedy emerge quando ormai non ha alcun valore politico, non può più cambiare le cose, è buona al più per i libri di storia.
Accadrà anche per la verità sull’11 settembre 2001: forse fra quarant’anni saranno vendicati tutti i ricercatori che i media bollano come complottisti, visionari, malati psichici da ridurre al silenzio. Quando non servirà più.
Perché attenzione: c’è un filo che collega l’attentato del 1963 a Dallas e quello del 2001 a New York e a Washington.
I mandanti sono gli stessi gruppi d’interesse e i loro eredi d’oggi: complesso militare-industriale, petrolieri texani, pezzi di istituzioni responsabili del più alto livello di sicurezza (FBI),  pezzi grossi le cui aziende sono state assorbite dalla Halliburton.
La Kellogg Brown & Root è molto attiva nell’Iraq occupato, e sta facendo profitti immensi fornendo tutto - mercenari, mense per i soldati, costruzioni - alla forza occupante.
C’è un filo nero che da Lyndon Johnson e Jack Ruby conduce a Bush e a Dick Cheney.
Tanto più grande la colpa, la complicità della stampa.
Avesse denunciato subito la versione ufficiale - che invece ha promosso e diffuso – sull’assassinio di Kennedy, avrebbe evitato all’America anche il colpo di Stato mascherato da «attentato di Al Qaeda», e  le guerre di oggi e i suoi risultati disastrosi per lo stesso prestigio americano.
La rivelazione tempestiva dei fatti poteva «fare la differenza» non solo per allora, ma per il futuro più lontano.
Teniamoli a mente, questi volonterosi carnefici dell’inaudito Reich americano, questi nemici della patria e dell’umanità, che - anche sui media italiani - ci accusano di anti-americanismo.
Teniamo a mente la lezione.
 Nel 1963 non esisteva internet: è la sola cosa che oggi può fare la differenza, far sapere la verità orrenda quando ancora può servire.

Note
1) Paul J. Watson, «LBJ night before JFK assassination: Those SOB’s will never embarrass me again», PrisonPlanet, 30 agosto 2006.
2) What is RIE?

False Flag