Che fine hanno fatto i passeggeri?
Massimo Mazzucco Luogocomune 10 Dicembre 2006
Alex Jones riporta su infowars che ieri è morta, in circostanze ancora da chiarire, la figlia di Charles Burlingame, il pilota della American Airlines che stava ai comandi di AA77, il volo che secondo la versione ufficiale ha colpito il Pentagono.
In effetti, se c'è ancora una "frontiera" che rimane ampiamente inesplorata, nell'indagine collettiva della rete sull'undici settembre, è la risposta alla domanda che viene a tutti naturale porsi: "se gli aerei non erano dei Boeing, che fine hanno fatto passeggeri ed equipaggio?"
Come al solito, l'ostacolo maggiore da superare non sta "là fuori", ma nel metodo deduttivo che noi tutti usiamo per ragionare, e che ci permette, partendo da una premessa certa, di raggiungere una conclusione altrettanto certa. In questo caso noi partiamo dal presupposto che, ad esempio, "il volo UA 175 ha colpito la Torre Sud", oppure che "AA77 ha colpito il Pentagono", e quindi, di fronte al sospetto che quegli aerei non fossero dei Boeing di linea, viene automatico domandarsi "ma allora i passeggeri che fine hanno fatto?"
Ma chi l'ha detto, invece, che quei "passeggeri" siano mai partiti? E chi l'ha detto soprattutto che quegli aerei siano mai partiti? Abbiamo qualche cosa che ce lo provi con certezza? Certo - uno pensa - i familiari delle vittime, no?
Non necessariamente: qualcuno li conosce, i familiari della vittime dei 4 voli? Io ne conosco molto pochi: di certo mi sento di dire che Helen Mariani quel giorno ha perso il marito sul volo UA175, oppure che la mamma di Mark Bingham il figlio lo ha perduto sul volo uA93, caduto in Pennsylvania.
Ma tutto ciò che costoro sanno, in verità, è che il loro caro quel mattino è andato all'aeroporto per imbarcarsi per quei voli. Che sia salito su quell'aereo non possono dirlo di certo. Chi ci dice infatti che al momento di salire sulla navetta che lo portava all'aereo, questa non abbia svoltato dalla parte sbagliata, e sia entrata in un vecchio hangar in disuso, dove lo attendeva qualcosa di molto diverso dalla solita hostess sorridente? Non a caso tornano alla mente notizie di una strano cambiamento all'ultimo momento del gate di partenza di un volo da Boston, che aveva generato fra i passeggeri una improvvisa confusione. (Beato, probabilmente, che nella confusione non ce l'ha fatta a salire sull'aereo).
Sappiamo inoltre che le famose telefonate dal cielo non possomo mai esserci state, poichè tecnicamente impossibili - non a caso i parenti delle vittime hanno raccontato di aver parlato con loro tramite dei centralinisti del numero di emergenza, o della stessa FBI, ma mai direttamente.
D'accordo - dirò allora lo scettico - ma la telefonata della hostess di American 11 c'è stata.
Certo che c'è stata, o almeno, noi la abbiamo sentita, e sembra pure decisamente vera. O almeno, vere sembrano essere le reazioni del personale a terra che la riceve, e che reagisce in maniera davvero difficile da imitare con degli attori. Ma chi chiamava era davvero Amy Sweeney? E se lo era, chiamava davvero dal Boeing della American "dirottato"?
Una volta sequestrata una persona, messala su un altro aereo, e portatala in alto mare - di fronte alla minaccia di essere buttata in pasto agli squali, come hanno fatto per dieci anni coi desaparecidos - è davvero così difficile obbligarla a telefonare e dire "Sono la numero cinque del volo American 11, siamo stati dirottati… in prima classe è stato accoltellato un passeggero, i terroristi erano seduti ai posti numero tale…" e poi, come se fossimo in un filmaccio di serie C, "mio Dio vedo dell'acqua, e vedo dei grattacieli…"?
O avremmo invece finalmente anche una spiegazione decente per un dialogo così altamente improbabile, ma altrettanto reale e - guarda caso, questo si - messo a disposizione di tutti, per intero, e sin dall'inizio? (Chissà perchè per sentire dei pezzettini della presunta colluttazione nella cabina di UA93 abbiamo dovuto aspettare il processo Massaoui, mentre la telefonata della Sweeney ci perseguita fin dal 12 settembre di quell'anno?)
Teoricamente, quindi, le liste passeggeri/equipaggio potevano anche rispecchiare pienamente la verità, senza che nessuno di quegli aerei dovesse per forza essere decollato da uno solo degli aeroporti.
D'altro canto, esiste un ragionamento che impone che i 4 aerei dovessero necessariamente essere telecomandati: mentre è evidente che quei quattro beduini non sarebbero mai stati in grado di guidarli in quel modo, nessun pilota civile porterebbe mai volontariamente un suo aereo a schiantarsi contro una delle Torri Gemelle, o contro un qualunque altro bersaglio civile (persino sotto minaccia di morte, sceglierebbe - lui sì, in quel caso - di abbatterlo piuttosto su una zona disabitata).
E' altrettanto chiaro che i beduini su quegli aerei non ci sono mai saliti, altrimenti i loro video agli imbarchi li conosceremmo tutti a memoria. (Chi mai rinuncerebbe, dal punto di vista della psy-op, al poderoso effetto che si ottiene nel passare e ripassare all'infinito delle immagini in cui lo spettatore fa automaticamente l'associazione arabo=terrorista? Sai che libidine, per uno come Aschcroft, avere del materiale simile a disposizione? Te lo farebbe proiettare anche quando dormi. Invece, niente). E' doppiamente chiaro che quei video non sono mai esistiti, e che quindi nessun arabo è mai salito su quegli aerei.
La cosa è anche confermata dal fatto che sulle liste passeggeri, diramate alle agenzie poco dopo gli attentati, non comparisse un solo nome arabo.
Nè compare un solo nome arabo, volendo, fra quelli delle famose analisi del DNA che avrebbero portato all'identificazione dei resti di "tutti" i passeggeri a bordo e di "tutte" le vittime che lavoravano nel Pentagono, "meno cinque".
Ma come si fa a stabilire che tutti i resti non identificati appartengano a cinque persone, e non a otto, a tre, oppure a trentadue? Se anche ci si trovasse con 5 "firme genetiche" che non corrispondono a nessuno - il che escluderebbe se non altro che i terroristi fossero di meno, ma non che fossero di più - sarebbe prima necessario "fare la spunta" di tutti gli altri resti identificati con il nome sulla lista passeggeri.
Jones… Jones. Anderson… Anderson. Ok, Chi avanza?
Ma la American Airlines ha diramato una lista con 56 nomi, mentre sulla lista dell'Istituto Militare di Patologia ne risultano identificati 58!
Robert e Zandra Ploger sono i nomi delle due persone che sarebbero state identificate, ma che secondo la American sull'aereo non sono mai salite (Attivissimo direbbe che, siccome il Pentagono è molto vicino all'aeroporto di Dulles, forse loro sono venuti a piedi). Dov'è quindi il margine di cinque, che ci permetterebbe almeno di riconoscere gli alias con cui i dirottatori si sarebbero imbarcati? Mettendo a confronto queste due liste, risulta che i dirottatori sul Volo 77 non erano cinque, ma "meno due".
E' il caso qui di ricordare che le liste passeggeri non sono delle opinioni, ma dei documenti ufficiali, necessariamente precisi, che risultano da un controllo incrociato fra prenotati e partenti effettivi: chi ha viaggiato in aereo saprà che una volta seduti i passeggeri vengono tutti contati, e se per caso la cifra non corrisponde a quelli che risultano aver fatto il check-in l'aereo non parte. Se ce ne sono in eccesso, ognuno deve tirare fuori il biglietto e dimostrare che non si è infilato a bordo a sbafo. Se invece ne mancano bisogna scendere tutti, le valigie vengono scaricate sull'asfalto, e ciascuno riconosce la propria, che solo allora viene ricaricata nel vano bagagli. (Altrimenti chiunque può fare il check-in con una valigia piena di dinamite, e poi andare a sedersi sulla terrazza dell'aeroporto a godersi lo spettacolo di un aereo che esplode in volo).
In conclusione: Anche se le liste passeggeri non fossero in gran parte inventate - come si sospetta - questo non significa che i passeggeri siano morti per forza su quegli aerei, nè quindi che quegli aerei debbano necessariamente essere partiti.
In ogni caso, i presunti dirottatori arabi su quegli aerei non ci debbono mai essere saliti.
(Tutto questo puzza fortemente di un complotto, non credete?)


Svelato il segreto della mancata difesa
Massimo Mazzucco Luogocomune 16 Dicembre 2006
Quante volte avremo sentito dire "chissà quante persone bisogna coinvolgere per riuscire a tenere a terra un intero sistema di difesa come quello americano?"

La risposta pare essere sorprendente: una sola persona, in realtà.
Facciamo un piccolo passo indietro: nel giugno del 2001, nonostante da dieci anni non si fosse verificato un solo caso di dirottamento nei cieli americani, il nuovo Ministro della Difesa Donald Rumsfeld decide di cambiare certe procedure che riguardano proprio i dirottamenti nei cieli di casa propria.
Ecco l'ordine, datato 1 giugno 2001, e indirizzato al capo delle forze armate congiunte (Joints Chief of Staff). Come si vede al punto 2, il documento "cancella" di fatto un ordine precedente, che risaliva al 1997.
Al punto 4 è chiarito che l'Aviazione Civile (FAA) ha la piena responsabilità nel dirigere gli interventi delle forze dell'ordine nel caso di dirottamenti (che prima condivideva con il NORAD, cioè la difesa militare), e che il punto di coordinamento per tali operazioni diventa il Comando Militare Centralizzato (NMCC), che sta sotto il DoD (Department of Defense/ Ministero della Difesa).
Il fatto è confermato da Robin Hordon, un controllore di volo che fa parte del gruppo "pilotsfor911truth.org", in questa sua intervista, che ci riserva in coda una sorpresa non da poco (segue traduzione):
"L'elemento chiave dell'intera giornata sta nel fatto che c'erano stati alcuni cambiamenti nelle procedure di emergenza, e cioè che da quel giorno bisognava chiamare telefonicamente il Pentagono di Rumsfeld, e sarebbe poi stato il Pentagono a prendere le decisioni.  Beh, [quando abbiamo chiamato] per American 11 il Pentagono non ha risposto al telefono. Per United 175 non ha riposto al telefono. Io ritengo che non abbiamo risposto al telefono fino a quando non si sono sentiti assolutamente imbarazzati per il fatto di non rispondere, e questo risale circa al momento in cui United 93 e American 77 risultavano dirottati (dopo le 9 circa). E' questo il momento in cui c'è stato il primo contatto formale [con il Pentagono]."
Praticamente, se non si fosse capito bene, prima Rumsfeld ha detto "da ora in poi se c'è un dirottamento chiamate me", e poi quando è successo lui non c'era per rispondere. Più semplice di così…!
Torna ora alla mente un altro episodio particolarmente "torbido", che sembra incastrarsi alla perfezione con quanto appreso dall'intervista di Hordon: dopo aver passato davanti agli schermi radar una giornata da incubo come quella dell'undici settembre, i sei controllori assegnati al quadrante di Boston (quello che ha registrato i primi due dirottamenti), si sono riuniti in una saletta privata, e hanno deciso di mettere su nastro le loro impressioni a caldo, prima di dimenticarsi magari di qualche particolare importante. Hanno cosi inciso una preziosa cassetta di circa un'ora, nella quale ciascuno di loro ha raccontato per filo e per segno tutto quello che ricordava di aver detto o fatto durante i momenti cruciali della mattinata.
Ma quella cassetta purtroppo non l'ha mai potuta ascoltare nessuno, perchè un solerte manager "responsabile della qualità" della FAA ha deciso un giorno di distruggerlo, senza farne fare prima nemmeno una trascrizione. Come racconta l'articolo del New York Times del 6 maggio 2004, "that manager crushed the cassette in his hand, shredded the tape and dropped the pieces into different trash cans around the building", "quel manager stritolò la cassetta con le mani, fece a pezzi il nastro e ne gettò le varie parti in diversi cestini della spazzatura nell'edificio."
La motivazione ufficiale che il manager diede per questo suo gesto un pò "nervosetto" era che "erano state violate le norme di procedura dell'aviazione civile, poichè le dichiarazioni di quel tipo vanno fatte su carta e non vanno registrate su cassette audio". Oh, ragazzi, con le regole mica si scherza.
Pensate che divertente: un supervisore qualunque spunta fuori dal nulla e distrugge per violazione delle procedure un nastro che in tutta probabilità conteneva delle testimonianze di violazione di procedure, di ben altra importanza naturalmente. (Un pò come Ruby che uccide Oswald "perchè aveva provocato a Jaqueline un dolore indicibile").
Ma tanto cosa c'era su quel nastro ormai lo abbiamo capito tutti.

QUI l'intervista completa di Hordon. Grazie ad Ashoka per la segnalazione.
QUI la pagina della Sez. 9/11 relativa al cambio di procedura.

False Flag