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COSA
SAPEVA ISRAELE DEI PIANI PER
L'11 SETTEMBRE?
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Christopher
Ketcham è un giornalista freelance,
ha scritto per Harper's e Salon. Molti dei suoi
scritti, incluso lo scoop sugli studenti d'arte israeliani. |
Nonostante abbia recentemente attaccato il 9-11 truth movement e i
cosiddetti 'cospirazionisti', finalmente anche la celebre newsletter Counterpunch
si decide a pubblicare un pezzo di indagine indipendente sull' 11 Settembre.
Christopher Ketcham, entrando personalmente in contatto con fonti giornalistiche,
dell' FBI e della CIA, ripercorre la storia dei cittadini israeliani arrestati
come sospetti per gli attentati e la vicenda della rete di spionaggio
israeliana che seguiva da vicino i presunti dirottatori. Sebbene lo scenario
rimanga confuso e oscuro, mettendo insieme gli spiragli di verità
che emergono si delineano sempre più i contorni di una gigantesca
operazione 'false flag' che ha probabilmente coinvolto membri dei settori
operativi di agenzie di intelligence di più paesi con lo scopo
di creare il pretesto per la presente escalation di guerre imperialiste
e repressione. N.d.R.
Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 un dispaccio dell'FBI noto come
BOLO - "be on lookout" [“state all’erta”
n.d.t]-fu emesso a riguardo di tre uomini sospetti che quella mattina
erano stati visti lasciare il litorale del New Jersey pochi minuti dopo
che il primo aereo aveva colpito la torre 1 del World Trade Center.
I funzionari delle forze dell'ordine in tutta l'area di New York-New
Jersey furono avvertiti via radio di cercare un “veicolo possibilmente
collegato all'attacco terroristico di New York”:
Un furgone Chevrolet 2000 bianco con l'insegna 'Urban Moving Systems'
sul retro è stato visto al Liberty State Park di
Jersey City, NJ, al momento del primo impatto di un aereo contro il
World Trade Center. Tre individui che erano col furgone sono stati visti
festeggiare dopo il primo impatto e la successiva esplosione. Il Newark
Field Office dell’ FBI richiede che, se viene individuato il furgone,
vengano trattenuti gli individui per l'identificazione e arrestati.
Alle 3.56 del pomeriggio, 25 minuti dopo l'emissione dell’FBI
BOLO, agenti del dipartimento di polizia di East Rutherford fermarono
il furgone riconoscendolo dal numero di targa. Secondo il rapporto della
polizia l’ agente Scott DeCarlo e il sergente Dennis Rivelli si
avvicinarono al furgone fermo e chiesero al guidatore di uscire dal
veicolo. Il guidatore, il ventitreenne Sivan Kurzberg, si rifiutò
e “gli fu chiesto diverse altre volte [ma] sembrava stare
armeggiando con una borsa simile a un portamonete di pelle nera”.
Tirate fuori le pistole i poliziotti hanno poi “fisicamente
rimosso” Kurzberg mentre altri quattro uomini-quindi altri
due uomini sembravano essersi uniti al gruppo rispetto a quella mattina-furono
anche rimossi dal furgone, ammanettati, posti su un'aiuola vicina e
gli vennero letti i loro diritti.
Non gli venne detta la ragione del loro arresto. Eppure, secondo il
rapporto di DeCarlo, “al presente agente venne detto dal guidatore
[Sivan Kurzberg], senza che gli fosse posta domanda, ‘ noi siamo
israeliani. Non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono
i nostri problemi. I palestinesi sono il problema.’”
Dall'interno del veicolo gli agenti, che erano stati rapidamente raggiunti
da agenti dell’ FBI, sequestrarono diversi passaporti e $ 4700
nascosti in un calzino. Secondo il Bergen Record del New Jersey,
che il 12 settembre riferì dell'arresto dei cinque israeliani,
un investigatore molto in alto nella gerarchia della polizia di Bergen
County affermò che gli agenti avevano anche scoperto nel
veicolo “mappe della città con alcuni posti sottolineati.
Sembrava che avessero a che fare con questo fatto”, disse
la fonte al Record riferendosi agli attacchi dell'11 settembre. “Sembrava
che mentre erano al Liberty State Park sapessero cosa stava per succedere.”
I cinque uomini erano infatti cittadini israeliani. Essi affermarono
di essere nel paese per lavorare come trasportatori per la Urban
Moving Systems Inc., che gestiva un magazzino e un ufficio a Weehawken,
New Jersey. Essi furono trattenuti per 71 giorni in un carcere federale
a Brooklyn, New York, e durante questo periodo furono più volte
interrogati da squadre antiterrorismo dell’ FBI e della CIA, che
facevano riferimento agli uomini chiamandoli gli "high-fivers"
[letteralmente “quelli che si danno il cinque”
n.d.t.] a causa del loro comportamento di festeggiamento presso il litorale
di New Jersey. Alcuni vennero messi in isolamento per almeno 40 giorni;
alcuni vennero sottoposti per almeno sette volte alla macchina della
verità. Uno degli israeliani, Paul Kurzberg, fratello di Sivan,
per 10 settimane rifiutò di sottoporsi al test della macchina
della verità. Poi non lo passò.
Nel frattempo due giorni dopo che gli uomini erano stati arrestati,
il proprietario della Urban Moving Systems, Dominik Suter cittadino
israeliano di 31 anni, abbandonò la sua compagnia e lasciò
gli Stati Uniti per andare in Israele. La partenza di Suter fu improvvisa,
si lasciò dietro tazze di caffè, sandwiches, telefoni
cellulari e computers sparsi sui tavoli dell'ufficio e migliaia di dollari
di materiale in custodia. Suter fu successivamente messo dall' FBI sulla
stessa lista di sospetti in cui era il capo dirottatore dell'11 settembre
Mohammed Atta e altri dirottatori e sospetti simpatizzanti di al Qaeda,
suggerendo così che le autorità Usa ritenevano che Suter
potesse sapere qualcosa degli attacchi. Il sospetto, col proseguire
nelle indagini, fu che gli uomini che lavoravano per la Urban Moving
Systems fossero delle spie. Chi esattamente li stesse manovrando,
e chi o cosa fosse il loro obiettivo, non era ancora chiaro.
Il rispettato settimanale ebraico di New York, The Forward,
riferì questa storia nella primavera del 2002, dopo mesi di indagini.
The Forward riferì che l’FBI aveva alla fine concluso
che almeno due degli uomini erano agenti che lavoravano per il Mossad,
l'agenzia di intelligence israeliana, e che la Urban Moving Systems,
l'azienda che apparentemente dava lavoro ai cinque israeliani, era una
copertura. Due ex ufficiali della CIA mi hanno personalmente confermato
ciò, facendomi notare che i furgoni dei trasportatori sono una
usuale copertura dell’ intelligence. The Forward fece
anche notare che il governo israeliano stesso aveva ammesso che gli
uomini erano delle spie. Un “ex ufficiale americano dell'intelligence
di alto livello”, che affermava “di essere regolarmente
aggiornato sulle indagini da due diversi ufficiali di polizia”,
disse al giornalista Marc Perelman che dopo che le autorità americane
si erano confrontate con Gerusalemme alla fine del 2001, il governo
israeliano aveva riconosciuto l'operazione e si era scusato per non
essersi coordinato con Washington. Oggi, Perelman sostiene ancora quanto
aveva scritto. Gli ho chiesto se le sue fonti del Mossad avessero negato
la storia. “Nessuno ha smesso di parlarmi”, ha
detto.
Nel giugno del 2002 il programma 20/20 di ABC News proseguì una
sua indagine sulla questione, raggiungendo le stesse conclusioni di
The Forward. Vincent Cannistraro ex capo delle operazioni di
antiterrorismo della C.I.A., ha detto a 20/20 che alcuni dei nomi dei
cinque uomini apparivano nell'elenco dei ricercati del database nazionale
dell' FBI. Cannistraro mi ha detto che l'interrogativo che più
turbava gli agenti dell’FBI nelle settimane e mesi dopo l'11 settembre
era se gli israeliani fossero arrivati sul luogo dei loro “festeggiamenti”
sapendo che stava per esserci un attacco. Secondo Cannistraro sin dall'inizio
“l'indagine dell’ FBI agiva presumendo che gli israeliani
avessero una conoscenza anticipata degli attacchi”. Un altro
ex funzionario dell'antiterrorismo della C.I.A. che aveva seguito da
vicino il caso, ma che ha parlato a condizione di rimanere anonimo,
mi ha detto che gli investigatori stavano seguendo due ipotesi. “Una
era che [gli israeliani] fossero apparsi al Liberty State Park subito
dopo che il primo aereo aveva colpito. L'altra ipotesi era che essi
fossero già nel parco”. In ogni caso, gli investigatori
volevano sapere esattamente che cosa stavano aspettando gli uomini quando
arrivarono lì.
Prima che tali questioni fossero pienamente esplorate, però,
le indagini furono chiuse. In base a quanto riferito da ABC News vi
furono “negoziati di alto livello tra funzionari governativi
israeliani e americani”, e fu raggiunto un accordo per il
caso dei cinque sospetti della Urban Moving Systems. Evidentemente vi
erano state forti pressioni politiche. Lo stimato quotidiano israeliano
Ha'aretz ha riferito che per l'ultima settimana di ottobre 2001, circa
sei settimane dopo che gli uomini erano stati arrestati, il vicesegretario
di Stato Richard Armitage e due non meglio identificati “importanti
membri di New York del congresso” stavano facendo forti pressioni
per il loro rilascio. Secondo una fonte di ABC News vicina al programma
20/20, l'importante avvocato penalista Alan Dershowitz si era fatto
avanti come negoziatore in favore degli uomini per appianare le divergenze
col governo Usa. (Dershowitz si è rifiutato di commentare per
questo articolo). E così, alla fine del novembre 2001, con la
motivazione che essi stavano solamente lavorando illegalmente nel paese
come trasportatori, in violazione dei loro visti, gli uomini vennero
astradati in Israele.
Ancora oggi le cruciali domande sollevate da questa vicenda rimangono
senza risposta. Vi sono sufficienti ragioni- per quanto riferito dalla
stampa, per le affermazioni di ex e attuali ufficiali dell'intelligence,
per un insieme di prove circostanziali e per il citato riconoscimento
da parte del governo israeliano- per credere che nei mesi prima dell'11-9,
Israele stesse gestendo una propria rete spionistica all'interno degli
Stati Uniti che aveva come obiettivi estremisti islamici. Date le preoccupazioni
di Israele per quel che riguarda il terrorismo islamico, così
come la sua lunga storia di spionaggio in territorio Usa, questo non
sembra affatto sorprendente. Ciò che è esplosivo è
l'idea -appoggiata, anche se non dimostrata, da diverse prove- che gli
israeliani avessero saputo qualcosa dell'11-9 in anticipo ma non avevano
condiviso ciò che sapevano con gli ufficiali americani. Le questioni
sono abbastanza gravi da richiedere un'indagine del Congresso.
Eppure nessuna di queste informazioni arrivò al rapporto del
comitato del Congresso sugli attacchi terroristici, e non è stata
nemmeno sfiorata nelle quasi 600 pagine nel rapporto finale della Commissione
sull'11 Settembre. Nemmeno un grande network informativo ha seguito
le rivelazioni di The Forward e ABC News per fare altre indagini.
“E non vi erano nemmeno servizi che affermassero che si trattava
di stupidaggini”, dice Perelman di The Forward.
“Onestamente, sono rimasto sorpreso”. Invece, la
storia è scomparsa nella nebbia delle teorie del complotto anti-israeliane
sull'11-9.
Non è un piccolo regalo per il governo Usa che la storia dello
spionaggio israeliano legato all'11 settembre sia stata così
accantonata: la storia non si adatta alle chiare linee del racconto
ufficiale degli attacchi. Porta alla luce preoccupazioni non solo sul
divieto per Israele di fare spionaggio all'interno degli Stati Uniti,
il suo maggior benefattore, ma anche sulla possibilità che esso
non abbia fornito agli Usa avvertimenti adeguati di un imminente devastante
attacco sul suolo americano. Inoltre le prove disponibili minano l'immagine
attentamente coltivata di santità che circonda la relazione tra
Usa e Israele. Questi sono tutti fattori che aiutano a spiegare la scomparsa
della storia, e sono tutti motivi per rivederla ora.
Il siluramento delle indagini dell’FBI
Tutti i cinque futuri dirottatori del volo 77 American Airlines, che
ha colpito il Pentagono, avevano indirizzi o erano attivi in città
in un raggio di sei miglia dagli israeliani impiegati alla Urban
Moving Systems. Le contee di Hudson e Bergen, le aree in cui gli
israeliani stavano presumibilmente conducendo la loro sorveglianza,
erano il territorio dei dirottatori del volo 77 e dei loro complici
di al-Qaeda. Mohammed Atta aveva un recapito postale e faceva visita
ad amici nel Nord del New Jersey; i suoi contatti in quel luogo comprendevano
Hani Hanjour, il pilota suicida del volo 77, e Majed Moqed uno dei complici
che hanno aiutato Hanjour ad impadronirsi dell'aereo. Può essere
che gli israeliani, che sapessero o meno dei piani dei terroristi, stessero
seguendolo gli uomini che presto avrebbero dirottato il volo 77?
In dichiarazioni pubbliche, sia il governo israeliano che l’FBI
hanno negato che gli uomini della Urban Moving Systems fossero
coinvolti in un'operazione di intelligence negli Stati Uniti. “Nessuna
prova suggerisce che alcuno di questi israeliani avesse una conoscenza
anticipata degli attacchi dell'11-9, e questi israeliani non sono sospettati
di lavorare per il Mossad”, mi ha detto il portavoce dell’
FBI Jim Margolin. (L'ambasciata israeliana non ha risposto a domande
per questo articolo). Secondo la fonte di ABC News, gli investigatori
dell’ FBI erano irritati per gli ostacoli posti dai loro superiori.
“C'è molta frustrazione all'interno del bureau per
questo caso”, mi ha detto la fonte. “Pensano che
le alte sfere abbiano silurato l'indagine sulla cellula israeliana del
New Jersey. Le tracce non sono state pienamente investigate”.
Tra queste tracce perse vi è la figura di Dominik Suter, che
apparentemente le autorità Usa non hanno mai cercato di contattare.
L'esperto di intelligence e scrittore James Bamford mi ha detto che
vi è una simile frustrazione all'interno della C.I.A.: “le
persone con cui ho parlato all'interno della C.I.A. erano indignate
per quello che stava accadendo. Pensavano fosse scandaloso che non vi
fosse stata una vera indagine e che i fatti rimanessero lì senza
alcuna conclusione.”
Eppure, ciò che è “assolutamente certo”,
secondo Vincent Cannistraro, è che cinque israeliani facevano
parte di una rete di sorveglianza nell' area di New York- New Jersey.
Lo scopo della rete era di seguire estremisti islamici e/o supporter
di gruppi palestinesi come Hamas o la Jihad Islamica. L'ex e funzionario
dell'antiterrorismo della C.I.A., che parla in anonimato, mi ha detto
che gli investigatori dell’FBI avevano scoperto che i sospetti
israeliani svolgevano il ruolo di interpreti dall’arabo alle prese
con “operazioni tecniche” nelle estese comunità
islamiche del New Jersey settentrionale. L'ex funzionario della C.I.A.
mi ha detto che queste operazioni comprendevano spionaggio telefonico,
piazzamento di microfoni nelle stanze e sorveglianza mobile. La fonte
di ABC News è d'accordo: “la nostra conclusione fu
che erano esperti di arabo coinvolti in operazioni di sorveglianza,
cioè di sorveglianza elettronica. Membri dell’ FBI sono
d'accordo con questa conclusione”. La fonte di ABC News ha
anche aggiunto, “ciò che abbiamo sentito è che
gli israeliani potessero aver ascoltato conversazioni sul fatto che
stava per accadere qualcosa la mattina dell'11-9”.
L'ex ufficiale dell'antiterrorismo della C.I.A. mi ha detto: “non
c'è dubbio che [l'ordine di chiudere le indagini] provenisse
dalla Casa Bianca. Fu immediatamente compreso nei quartieri generali
della C.I.A. che questo insabbiamento stava avvenendo in modo che gli
israeliani non fossero in alcun modo coinvolti nell'11 settembre. Tenete
in mente che questa era una questione politica, non una questione di
polizia o di intelligence. E’ come se qualcuno avesse detto ‘non
vogliamo che gli israeliani vengano coinvolti in ciò-sappiamo
che stavano spiando alla grande contro di noi, sappiamo che forse avevano
informazioni anticipate sugli attacchi, ma affrontare questo sarebbe
politicamente un incubo’” .
Gli “Studenti d’Arte” Israeliani
Vi è una seconda parte di prove che suggeriscono che gli agenti
israeliani stessero spiando al Qaeda negli Stati Uniti. È la
strana vicenda degli “studenti d'arte” israeliani,
raccontata dal sottoscritto per Salon.com nel 2002, in seguito alla
soffiata di un memorandum interno fatto circolare dall' Office of Security
Programs [ufficio dei programmi di sicurezza n.d.t.] della Drug
Enforcement Administration [agenzia anti-droga, DEA, n.d.t.]. Il
memorandum del giugno 2001, emesso quindi tre mesi prima degli attacchi
dell'11-9, riportava che più di 120 giovani cittadini israeliani,
che fingevano di essere studenti d'arte che vendevano per strada quadri
economici, avevano ripetutamente -in modo apparentemente inspiegabile-
cercato di penetrare negli uffici della DEA e di altre agenzie di polizia
e del Dipartimento della Difesa in tutto il paese. Il rapporto della
DEA affermava che gli israeliani potevano avere a che fare con “un'attività
organizzata di raccolta di intelligence”, il cui fine gli
investigatori Usa, nel giugno 2001, non poterono determinare. Il memorandum
sollevò brevemente la possibilità che gli israeliani fossero
coinvolti nel traffico di ecstasy. Secondo il memorandum “la
maggiore attività era stata riportata nello Stato della Florida”
durante la prima metà del 2001, dove la città di Hollywood
sembrava essere “un punto centrale per questi individui che
avevano diversi indirizzi nell'area”.
A posteriori il fatto che un grande numero di “studenti d'arte”
operassero a Hollywood è quanto meno intrigante. Durante il 2001,
questa città, appena a Nord di Miami, era un punto caldo dell'attività
di al Qaeda e serviva come uno dei maggiori luoghi di addestramento
per il dirottamento degli aerei contro il World Trade Center e dell'aereo
schiantatosi in Pennsylvania; ospitava tra i 15 e i 19 futuri dirottatori,
nove a Hollywood e sei nell'area circostante. Tra le 120 sospette spie
israeliane che fingevano di essere studenti d'arte, più di 30
vivevano nell'area di Hollywood e 10 proprio a Hollywood. Come notato
nel rapporto della DEA, molti di questi giovani uomini e donne erano
addestrati come funzionari per l’intercettazione elettronica dell'esercito
israeliano-addestramento ed esperienza molto superiori a quelli obbligatori
in base alla legge israeliana. “Il fatto che viaggiassero
attraverso gli Stati Uniti vendendo arte non sembrava accordarsi con
il loro background”, in base al rapporto della DEA.
Uno “studente d'arte”, un ex ufficiale dell'intelligence
militare di nome Hanan Serfaty, prese in affitto due appartamenti a
Hollywood vicini alla casella postale e all'appartamento di Mohammed
Atta e di quattro altri dirottatori. Serfaty stava spostando grandi
quantità di denaro: portava con sé documenti bancari che
mostravano che aveva depositato più di $ 100.000 tra il dicembre
del 2000 e il primo quarto del 2001; altri documenti bancari mostravano
prelievi di circa $ 80.000 durante lo stesso periodo. Gli appartamenti
di Serfaty, che servivano come dormitorio per almeno altri due “studenti
d'arte”, erano localizzati al numero 4220 di Sheridan Street
e al numero 701 di South 21st Avenue. Il capo di dirottatori Mohammed
Atta aveva la sua cassetta della posta al numero 3389 di Sheridan Street--a
circa 900 metri dall'appartamento di Serfaty in Sheridan Street. Sia
Atta che Marwan al-Shehhi, il pilota suicida del volo 175 United Airlines
che ha colpito la torre 2 del World Trade Center, vivevano in un appartamento
in affitto al numero 1818 di Jackson Street a circa 600 m dall'appartamento
di Serfaty nella South 21st Avenue.
Difatti, una improbabile serie di coincidenze emerge da un'attenta lettura
del memorandum del 2001 della DEA, dalle affermazioni dello staff e
del rapporto finale della Commissione sull'11-9, dalle liste dei sospettati
dell’FBI e del Dipartimento di giustizia, dalla cronologia dei
dirottatori compilata dai maggiori media e dalle affermazioni del personale
delle forze dell'ordine locali, statali e federali. In almeno sei centri
urbani, sospette spie israeliane e dirottatori dell'11 settembre e/o
sospetti legati ad al Qaeda vivevano e operavano l'uno vicino all'altro
in alcuni casi a meno di mezzo miglio di distanza, per diversi periodi
nel 2000-2001 durante la preparazione degli attacchi. In aggiunta al
New Jersey e a Hollywood, Florida, questi centri comprendevano Arlington
e Fredericksburg, Virginia; Atlanta; Oklahoma City; Los Angeles; e San
Diego.
Gli “studenti d'arte” israeliani rivelano anche
vicini a sospetti terroristi dentro e attorno a Dallas, Texas. Un venticinquenne
studente d'arte di nome Michael Calmanovic, arrestato e interrogato
da gente texani della DEA nell'aprile del 2001, aveva il recapito postale
al numero 3575 della North Beltline Road a meno di 300 metri dall'appartamento
di Ahmed Khalefa al numero 4045 della North Beltline Road, un sospetto
terrorista per l’FBI. Dallas e i suoi dintorni, specialmente la
città di Richardson, Texas pulsavano di attività degli
“studenti d'arte”. Richardson è nota per
essere la patria della Holy Land Foundation, un'organizzazione
di carità islamica indicata come finanziatrice del terrorismo
dall'Unione Europea e dal governo Usa nel dicembre 2001. Alcune fonti
nel 2002 hanno detto al The Forward, in un articolo non legato
alla questione degli studenti d'arte, che “l'intelligence
israeliana ha avuto un grande ruolo aiutando l'amministrazione Bush
a sconfiggere le organizzazioni islamiche di carità sospettate
di fornire denaro a gruppi terroristi, specialmente la Holy Land Foundation
di Richardson, Texas, nello scorso dicembre [2001]”. È
plausibile che le informazioni che hanno permesso di chiudere la Holy
Land Foundation provenissero dagli studenti d'arte - spie dell'area
di Richardson.
Altri tra gli studenti d'arte avevano specifiche conoscenze in sorveglianza
elettronica o intelligence militare, o erano associati con aziende israeliane
di sorveglianza e intercettazione, che causarono ulteriori preoccupazioni
tra gli investigatori Usa. Per esempio gli agenti della DEA descrissero
Michael Calmanovic come “un operatore di intercettazione elettronica
dell'esercito israeliano recentemente congedato”. Lior Baram,
interrogato vicino a Hollywood, Florida, nel gennaio 2001 disse che
aveva prestato servizio per due anni nell'intelligence israeliana “lavorando
con informazioni classificate”. Hanan Serfaty che gestiva
gli appartamenti di Hollywood vicino ad Atta e ai suoi complici, aveva
prestato servizio nell'esercito israeliano tra i 18 e i 21 anni. Serfaty
si rifiutò di dichiarare le sue attività tra le età
di 21 e 24 anni, comprese quelle successive al suo arrivo negli Usa
nel 2000. Il quotidiano francese Le Monde ha nel frattempo riportato
che sei studenti d'arte stavano apparentemente usando telefoni cellulari
che erano stati acquistati da un ex vice console israeliano negli Usa.
La sospetta spia israeliana Tomer Ben Dor, interrogata all'aeroporto
Fort Worth di Dallas nel maggio 2001, lavorava per la compagnia israeliana
di intercettazione e sorveglianza elettronica NICE Systems Ltd
(la sussidiaria americana della NICE Systems Ltd. La NICE Systems
Inc., è collocata vicino a Rutherford, New Jersey, non lontano
dal luogo di East Rutherford dove vennero arrestati i cinque “trasportatori”
israeliani il pomeriggio dell'11 settembre). Ben Dor portava nel suo
bagaglio un foglio stampato al computer che faceva riferimento a “gruppi
della DEA”. Come egli abbia acquisito informazioni sui cosiddetti
“gruppi della DEA” -ad esempio tramite il suo impiego
con un'azienda israeliana di intercettazione-non è mai stato
determinato, a quanto affermano i documenti della DEA.
Lo “studente d'arte” Michal Gal, arrestato dagli
investigatori della DEA a Irving, Texas, nella primavera del 2001 fu
rilasciato grazie a una cauzione di $ 10.000 inviata da Ophir Baer,
impiegato della compagnia israeliana di software per le telecomunicazioni
Amdocs Inc., che fornisce tecnologie di fatturazione telefonica a clienti
che comprendono alcune delle maggiori compagnie telefoniche negli Stati
Uniti così come ad agenzie governative Usa. La Amdocs, il cui
consiglio di amministrazione è pieno di membri in carica o in
pensione del governo e dell'esercito israeliano, è stata indagata
almeno due volte negli scorsi 10 anni da autorità Usa con l'accusa
di spionaggio per la perdita di dati che l'azienda aveva certificato
come sicuri. (La compagnia nega fortemente ogni addebito).
Secondo l'ex funzionario dell'antiterrorismo C.I.A. a conoscenza delle
indagini sullo spionaggio israeliano legato all'11 settembre, quando
ufficiali delle forze dell'ordine esaminarono il fenomeno degli “studenti
d'arte”, vennero alla provvisoria conclusione che “probabilmente
gli israeliani hanno in corso negli USA una grossa operazione di spionaggio
e che erano riusciti a identificare un certo numero di dirottatori”.
Il quotidiano tedesco Die Zeit pervenne alla stessa conclusione
nel 2002, riferendo che “agenti del Mossad negli Usa stavano
con tutta probabilità sorvegliando almeno quattro dei 19 dirottatori”.
Anche il canale televisivo Fox News aveva riportato che gli investigatori
Usa sospettavano che gli israeliani stessero spiando militanti islamici
negli Stati Uniti. “Non vi è indicazione che gli israeliani
fossero coinvolti negli attacchi dell'11 settembre, ma gli investigatori
sospettano che gli israeliani potessero aver preventivamente raccolto
intelligence riguardante gli attacchi senza condividerla”,
ha riferito il corrispondente della Fox Carl Cameron in una
serie di servizi del dicembre 2001 che fu la prima grande esposizione
al pubblico delle accuse di spionaggio israeliano legato all'11-9. “Un
investigatore molto alto in grado ha detto che vi sono dei ‘legami’.
Ma quando gli sono stati chiesti dei dettagli si è fermamente
rifiutato di esporli dicendo che ‘ le prove che legano questi
israeliani all'11-9 sono classificate. Non posso dirle nulla sulle prove
che sono state raccolte. Sono informazioni classificate.’”
Un elemento delle accuse non è mai stato chiaramente compreso:
se gli “studenti d'arte” fossero stati davvero
spie che avevano come obiettivo gli estremisti islamici tra cui quelli
di al Qaeda, perché stavano anche sorvegliando agenti della DEA
in modo così compromettente? Perché, in altre parole,
delle spie straniere si sarebbero dovute introdurre a frotte in uffici
federali col rischio di esporre la loro operazione? Una spiegazione
è che un certo numero degli studenti d'arte erano, di fatto,
giovani israeliani coinvolti in semplici truffe di arte e che inconsapevolmente
fornivano una copertura per le vere spie. Il giornalista investigativo
John Sugg, che come editore anziano della rivista Creative Loafing
riferì degli studenti d'arte nel 2002, mi ha detto che gli investigatori
con cui parlò all'interno dell’ FBI pensavano che la cerchia
degli studenti d'arte funzionava come un'ampia copertura che nella sua
ovvietà era anti-intuitiva. Per esempio gli investigatori della
DEA scoprirono prove che legavano gli studenti d'arte israeliani a note
operazioni di traffico di ecstasy a New York e in Florida. Secondo Sugg
queste erano informazioni false. “La spiegazione è
che quando i nostri ragazzi dell’ FBI iniziarono ad interessarsi
a questi tizi [gli studenti d'arte] -e quando arrivarono troppo vicini
a quale fosse il loro scopo-gli israeliani si gettarono in un giro di
ecstasy”, mi ha detto Sugg. “L'idea era che se
i nostri agenti avessero pensato che gli israeliani erano coinvolti
in un giro di spaccio allora non avrebbero visto il vero scopo dell'operazione”.
Sugg che sta scrivendo un libro che esplora la questione degli “studenti
d'arte”, mi ha detto che diverse fonti all'interno dell’FBI,
ed almeno una fonte che faceva parte dell'intelligence israeliana, hanno
suggerito che “l'aspetto delle effrazioni [negli uffici governativi]
da parte degli studenti d'arte era intenzionale”.
Quando scrissi di questa vicenda per Salon.com nel 2002, un
agente operativo veterano dell'intelligence Usa con esperienza di lavori
sia per la C.I.A. che per la NSA suggerì una possibilità
simile. “Era un'operazione chiassosa”, mi disse
il veterano dell'intelligence. L'agente mi citò il film Victor,
Victoria. “Riguardava una donna che fingeva di essere un uomo
che a sua volta fingeva di essere una donna. Forse bisognerebbe pensare
a questa questione sotto quest'aspetto e chiedersi se stavamo cercando
qualcosa che era sotto i nostri occhi ma che non aveva senso e che non
era possibile attribuire a loro”. L'agente dell'intelligence
aggiunse, “guardala in questo modo: come potevano gli esperti
pensare che ciò potesse avere un qualche valore? non avrebbero
accantonato ciò che vedevano?” I funzionari americani
e israeliani, negando le accuse di spionaggio come “mito metropolitano”,
hanno pubblicamente affermato che gli “studenti d'arte”
israeliani erano solamente colpevoli di lavorare in territorio Usa senza
le giuste autorizzazioni. Le forti smentite emesse dal Dipartimento
di Giustizia sono state ampiamente pubblicizzate sullo Washington
Post e altrove, e la nota finale da parte di ambienti ufficiali
e nei media dell'establishment nella primavera del 2002 fu che gli studenti
d'arte erano stati arrestati ed espulsi semplicemente per colpa di innocue
violazioni del visto. L’FBI da parte sua, si rifiuta di confermare
o smentire la storia di spionaggio degli “studenti d'arte”.
Il portavoce Jim Margolin mi ha detto che “per quel che riguarda
le indagini sugli studenti d'arte israeliani, l’FBI non può
fare alcun commento su nessuna di esse”. Come per gli israeliani
del New Jersey, l'indagine sugli “studenti d'arte”
israeliani sembra essere stata fermata dall'alto. L’agente veterano
per la CIA e l’ NSA mi ha detto nel 2002 che vi era una “grande
pressione per screditare questa storia, screditare le connessioni e
impedire agli investigatori di andare oltre. Si è detto alla
gente di starsene ferma. Il nome dell'agenzia l’hai già
detto tu, a loro venne detto di fermarsi”. L’agente
aggiunse, “le persone che si pensava stessero indagando [su
questa questione] si trovarono improvvisamente sotto tiro da tutte le
direzioni. L'interesse da parte della burocrazia non era che ci fosse
stata una infrazione nella sicurezza ma che qualcuno si fosse messo
a indagare su tale infrazione. Questa era la paura”.
Il Soffocamento della Copertura Giornalistica
Vi fu una simile pressione contro i media che avevano osato riferire
le accuse sullo spionaggio israeliano riguardante l'11-9. Un ex impiegato
della ABC News ben introdotto nella redazione del network mi disse che
quando ABC News aveva mandato in onda il suo reportage nel giugno 2002
sugli israeliani che festeggiavano nel New Jersey, “venne
fatta un'enorme pressione da parte di organizzazioni pro Israele”-
e queste pressioni iniziarono mesi prima che il pezzo fosse pronto per
andare in onda. La fonte mi disse che i suoi colleghi di ABC News si
chiedevano “come [le organizzazioni pro Israele] avessero
scoperto che stavamo lavorando su questa storia. Persone a favore di
Israele chiamavano il presidente di ABC News. Barbara Walters veniva
bombardata di chiamate. La storia fu una questione difficile ma ABC
News ne venne fuori isolando i giornalisti dalle pressioni ricevute
dai dirigenti”.
L'esperienza di Carl Cameron, capo dei corrispondenti da Washington
per Fox News Channel e primo giornalista mainstream Usa a presentare
le accuse di sorveglianza israeliana sui dirottatori dell'11-9, è
stata forse più tipica, sia nei particolari che nel seguito.
L'attacco contro Cameron e Fox News fu guidato da un gruppo
di lobbysti pro Israele chiamato Committee for Accuracy in Middle
East Reporting in America (CAMERA) [comitato per l'accuratezza
in America dei servizi sul medio oriente n.d.t.], che operava in tandem
con le due e più potenti e visibili lobby filo israeliane, la
Anti-Defamation League (ADL) [lega anti-diffamazione, ADL n.d.t.]
e la American Israel Public Affairs Committee [comitato per
le questioni pubbliche Israele-americane AIPAC, n.d.t.] (essa stessa
attualmente implicata in uno scandalo spionistico legato al Dipartimento
della difesa e all'ambasciata israeliana). Carl Cameron mi disse nel
2002 che “CAMERA ci tirò addosso di tutto”,
riferendosi a un bombardamento di e-mail che finì per mandare
in tilt i server di Fox News.com. Lo stesso Cameron ricevette 700 pagine
di messaggi e-mail praticamente identici da centinaia di cittadini (sebbene
sospettasse che questi fossero nomi inventati per fare spam). Il portavoce
di CAMERA Alex Safian mi ha successivamente detto che il fatto che Cameron
forse cresciuto in Iran, dove il padre aveva viaggiato come archeologo,
aveva reso il giornalista “molto favorevole alla parte araba”.
Safian aggiunse: “io penso che Cameron ha personalmente qualcosa
contro Israele”- un linguaggio in codice per dire che Cameron
è un antisemita. Cameron è rimasto indignato dall'accusa.
Secondo una fonte di Fox News Channel, il presidente della
ADL, Abraham Foxman, telefonò ai dirigenti della società
proprietaria di Fox News, la News Corp., per chiedere
una smentita subito dopo il reportage di Cameron. La fonte ha detto
che Foxman disse ai dirigenti di News Corp.: “guardate, voi
in genere siete stati molto equilibrati con Israele. Come vi viene in
mente di far uscire queste cose? così ci state uccidendo”.
La fonte a Fox News ha continuato, “come sono soliti fare,
davanti a un buon caffè a Manhattan i ragazzi si sono chiesti,
‘bene che facciamo con tutto questo?’ alla fine, Fox News
ha detto, ‘fermate l'invio di e-mail. Smettete di criticarci.
Smettete di venirci contro e noi smetteremo di venire contro di voi-
togliendo la storia dal Web. Non la ritratteremo; non la smentiremo;
la difendiamo. Ma almeno la leviamo dal Web’”. Dopo
questo incontro, meno di quattro giorni dopo che la serie di servizi
di Cameron era stata messa su Fox News.com, la trascrizione è
scomparsa, sostituita dal messaggio, “questa storia non esiste
più” [ma sul web c’è chi l’ha salvata
e riproposta: a questo link
si trovano la trascrizione del servizio di Cameron e vari altri articoli.
Basta cercare su Google per ottenere articoli riguardanti la vicenda,
ad esempio il dettagliato articolo
di Wayne Madsen o la ricostruzione del sito What
Really Happened. Nelle reti peer to peer (ad esempio quella
basata sul metodo Bittorrent) è molto facile trovare pure il
filmato originale di Fox News. N.d.t]
Cosa sapeva il Mossad e ha detto agli USA?
Che le spie israeliane sapessero o no in anticipo degli attacchi dell'11-9,
le autorità israeliane sapevano abbastanza da avvertire il governo
Usa nell'estate del 2001 che era in vista un attacco. Il britannico
Sunday Telegraph ha riportato il 16 settembre 2001 che due agenti anziani
del Mossad erano stati mandati a Washington all'agosto del 2001 “per
avvertire la C.I.A. e l’FBI dell'esistenza di una cellula di almeno
200 terroristi che stava preparando una grossa operazione”.
Il Telegraph ha citato un “ufficiale anziano della
sicurezza israeliana” che avrebbe affermato che gli esperti
del Mossad “non avevano informazioni specifiche su ciò
che veniva pianificato”. Eppure, l'ufficiale disse al Telegraph
che i contatti del Mossad “avevano collegato l'operazione
a Osama Bin Laden”. Allo stesso modo il corrispondente Oliver
Schröm di Die Zeit ha riferito che il 23 agosto del 2001
il Mossad “consegnò alla sua controparte americana
una lista di nomi di terroristi che risiedevano negli USA e che stavano
presumibilmente pianificando di lanciare un attacco nel prossimo futuro”.
Anche Carl Cameron di Fox News, nel maggio 2002, ha riferito
di avvertimenti da parte di Israele: “basandosi sulla sua
intelligence, il governo israeliano fornì informazioni ‘generali’
agli Stati Uniti la seconda settimana di agosto sul fatto che un attacco
di al Qaeda era imminente”. Il governo Usa ha successivamente
affermato che questi avvertimenti non erano abbastanza specifici da
permettere di poter intraprendere alcuna azione preventiva. L'esperto
sul Mossad, Gordon Thomas, autore di Gideon's Spies, afferma
che fonti dell'intelligence tedesca gli hanno detto già nell'agosto
del 2001 che spie israeliane negli Stati Uniti avevano intrapreso contatti
di sorveglianza “con noti adepti di Bin Laden negli Usa. Sono
stati questi i contatti di sorveglianza che successivamente sollevarono
la domanda: quanta conoscenza anticipata aveva il Mossad e a quale stadio?”
Secondo Die Zeit, il Mossad fornì al governo Usa i nomi
dei sospetti terroristi Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi, che avrebbero
dirottato l'aereo che finì contro il Pentagono. Bisogna notare
che Mihdhar e Hazmi erano tra i dirottatori che operavano in prossimità
degli “studenti d'arte” israeliani a Hollywood,
Florida e agli israeliani della Urban Moving Systems nel New Jersey
settentrionale. Inoltre, Hazmi e almeno tre “studenti d'arte”
hanno visitato Oklahoma City quasi nelle stesse date, dal primo al 4
aprile 2001. Il 24 agosto 2001, il giorno dopo l'incontro con il Mossad,
Mihdhar e Hazmi vennero posti nella lista di sospetti terroristi della
C.I.A.; inoltre fu solo dopo l'avvertimento del Mossad, per quanto riferito
da Die Zeit, che la C.I.A., il 27 agosto, informò l'FBI della
presenza dei due terroristi. Ma per quel giorno la cellula era già
nascosta preparandosi per l'attacco.
La CIA, insieme alla Commissione sull'11 settembre che ha adottato la
versione della CIA, afferma che Mihdhar e Hazmi vennero messi sulla
lista dei sospetti solamente grazie agli sforzi dell'agenzia senza alcun
aiuto da parte del Mossad. La loro spiegazione di come la coppia venne
posta sulla lista, però, non è affatto credibile e potrebbe
essere servita come copertura per nascondere l'incontro con il Mossad
[leggete l'altro articolo di Ketcham "The Kuala Lumpur Deceit"].
Ciò fa emergere la possibilità che la C.I.A. potesse essere
a conoscenza dell'esistenza dei presunti agenti israeliani e della loro
missione ma ha cercato naturalmente di non renderla nota. Un secondo
e più inquietante scenario è che la C.I.A. possa avere
impiegato il Mossad, dato che l'agenzia non può per legge condurre
operazioni di intelligence in territorio Usa e mancava anche di una
squadra di agenti capaci di parlare correntemente l'arabo. In tale scenario,
le C.I.A. potrebbe avere lavorato attivamente con gli israeliani e può
avere tranquillamente consentito un'operazione indipendente in territorio
Usa. Nel suo libro investigativo sull'11-9, The Looming Tower,
l'autore Lawrence Wright nota che gli agenti dell'antiterrorismo dell’
FBI, infuriati per il fatto che la C.I.A. non aveva condiviso le informazioni
su Mihdhar e Hazmi, ipotizzavano che “l'agenzia stesse proteggendo
Mihdhar e Hazmi perché sperava di reclutarli”. I due
uomini di al Qaeda, fa notare Wright, “devono essere sembrate
due ghiotte opportunità; eppure una volta entrati negli Stati
Uniti erano competenza dell' FBI…” Wright osserva inoltre
che la reticenza della C.I.A. a condividere le sue informazioni era
dovuta alla paura che “processi risultanti da particolari
informazioni di intelligence potessero compromettere il suo rapporto
con servizi stranieri”. Quando nella primavera del 2002 lo
scenario dell'impiego da parte della C.I.A. di intelligence straniere
è stato esposto al veterano agente della CIA e dell’NSA
con cui ho parlato diffusamente, egli non lo ha rigettato immediatamente.
L'agente ha notato che in anni recenti le risorse di intelligence umana
della C.I.A., note come "humint" - agenti sul terreno
che conducono sorveglianza, creano contatti e infiltrano il nemico-
erano state “smembrate” in favore della meno pericolosa
"sigint" della NSA, l'operazione di intelligence
dei segnali, cioè l'intercettazione remota delle comunicazioni
elettroniche. Come risultato “l'intelligence Usa si ritrova
a dover ricorrere a fonti a cui non vorresti mai ricorrere ma che ora
sono indispensabili” ha detto l’agente veterano dell'intelligence.
“È un fatto che non ci piace ma le nostre strutture
di humint non esistono più. Mentre la humint dell'intelligence
israeliana è forte come non mai. Se si ha un buco nell'intelligence
non lo si può tappare in un attimo. Servono anni e anni di lavoro
diligente, un alto grado di sicurezza, persone di talento che se ne
occupino, una direzione volenterosa e una mano ferma. Non è un
lavoro divertente, e certamente non è senza rischi. Se si perde
questa capacità le organizzazioni si trovano a dover fare un
patto col diavolo. Il problema [per l'intelligence USA] è davvero
grande”.
Se un tale accordo esisteva tra C.I.A. e Mossad a riguardo dei membri
di al Qaeda negli Usa, la complicità potrebbe spiegare un certo
numero di stranezze: spiegherebbe la ricostruzione da parte della C.I.A.
abbastanza incoerente, e forse appositamente ingannevole, degli eventi
che hanno portato Mihdhar e Hazmi nella lista dei sospettati; potrebbe
pure spiegare l'evidente stranezza del comportamento della cellula israeliana
del New Jersey che festeggiava la mattina dell'11-9 (protetti dalla
C.I.A. erano liberi di comportarsi come volevano). Spiegherebbe anche
l'affermazione in uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth,
che nei mesi precedenti all'11-9, mentre gli studenti d’arte israeliani
venivano identificati e catturati, la C.I.A. “promuoveva attivamente
la loro espulsione”. Ciò che viene suggerito dall'articolo
di Yedioth Ahronoth è che semplicemente la C.I.A. non se ne curava,
non cercando di far scappare gli israeliani fuori dal paese in sicurezza.
A questo punto non possiamo esserne certi.
Lo spionaggio israeliano contro gli Usa è naturalmente fermamente
negato da entrambi i governi. Nel 2002, rispondendo alle mie domande
sugli “studenti d'arte”, il portavoce dell'ambasciata
israeliana Mark Rege ha sollevato un netto rifiuto. “Israele
non spia gli Stati Uniti” mi disse Regev. Le dichiarazioni
ufficiali sono strettamente pro forma, dal momento che non è
un segreto che lo spionaggio di Israele contro gli Stati Uniti è
sempre stato ampio e spudorato. Un rapporto del 1996 del General Accounting
Office, per esempio, trovò che Israele “ conduce la più
aggressiva operazione di spionaggio contro gli Stati Uniti mai compiuta
da un alleato Usa”. Più recentemente, un ex ufficiale dell'intelligence
ha riferito al Los Angeles Times, nel 2004, che “vi è
un enorme, aggressivo insieme di attività israeliane in corso
contro gli Stati Uniti”. E' anche routine che lo spionaggio
israeliano venga ignorato o minimizzato dal governo Usa (il caso della
spia Jonathan Pollard arrestata e condannata all'ergastolo nel 1986
è una drammatica eccezione). Secondo American Prospect, negli
ultimi 20 anni almeno sei incriminazioni sono state effettuate contro
individui che presumibilmente stavano spiando “per Israele”,
ma i casi sono stati risolti “tramite canali diplomatici e
di intelligence” piuttosto che con udienze pubbliche nei
tribunali. Ufficiali dell'intelligence e membri del Dipartimento di
Giustizia che seguono lo spionaggio israeliano hanno riferito al Prospect
“di una frustrazione di lunga data tra gli investigatori e
i procuratori che pensano che dei casi che potevano essere portati con
successo contro spie israeliane non sono mai stati condotti in tribunale
o che delle indagini sono state chiuse prematuramente”.
Domande senza risposta
È notevole il fatto che gli israeliani della Urban Moving
Systems, quando sono stati interrogati dall’ FBI, abbiano
spiegato i motivi dei loro “festeggiamenti” sul
litorale di New Jersey in termini Macchiavellici di geopolitica-festeggiamenti
che consistevano in risate, rallegramenti, riprese con fotocamere e
telecamere e, secondo l’FBI, “dandosi il cinque”.
La spiegazione del perché fossero felici, mi ha detto il portavoce
dell'FBI Margolin, “era che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati
a combattere il terrorismo [mediorientale], e che gli americani avrebbero
avuto comprensione ed empatia per la situazione di Israele, e che in
fin dei conti gli attentati erano una buona cosa per Israele”.
Quando dei giornalisti la mattina dell'11-9 chiesero all'ex primo ministro
israeliano Benjamin Netanyahu quale effetto avrebbero avuto gli attacchi
sulle relazioni tra Israele e l'America, egli rispose istintivamente
con un'analisi simile: “E’ una buona cosa”,
notò. Poi specificò la sua affermazione: “Beh,
non è una buona cosa ma genererà immediatamente simpatia
[per Israele da parte degli americani]”.
Ciò che forse è più inquietante è il fatto
che i festeggiamenti degli israeliani sul litorale del New Jersey siano
avvenuti nei primi 16 minuti dopo l'impatto iniziale, quando nessuno
era a conoscenza che si trattava di un attacco terroristico. In altre
parole dal momento in cui il primo aereo colpì la torre Nord,
alle 8.46 del mattino, al momento in cui il secondo aereo colpì
la torre sud, alle 9.02, l'assunzione prevalente da parte dei mezzi
d'informazione dei funzionari del governo era che l'impatto dell'aereo
fosse semplicemente un terribile incidente. Fu solo dopo che il secondo
aereo ebbe colpito che furono sollevati dei sospetti. Eppure se quegli
uomini si stavano rallegrando per motivi politici, come avrebbero detto
all’ FBI, ovviamente credevano di stare assistendo a un atto terroristico
e non a un incidente.
Dopo essere ritornati sani e salvi in Israele nel tardo autunno del
2001, tre dei cinque israeliani del New Jersey hanno parlato in un talk
show nazionale. Oded Ellner che il pomeriggio dell'11 settembre aveva,
con i suoi compatrioti, protestato per l'arresto con il sergente Dennis
Rivelli dicendo “noi siamo israeliani”, ha ammesso
all'intervistatore: “noi proveniamo da un paese che assiste
giornalmente ad atti di terrorismo. Il nostro scopo era di documentare
quell'evento”. Per sua stessa ammissione quindi, Ellner si
trovava sul litorale del New Jersey per documentare con filmati e fotografie
un attacco terroristico prima che chiunque altro sapesse che si trattava
di un attacco terroristico.
Un'ovvia domanda sorge nella mente di tutti noi: se questi uomini erano
stati addestrati con me spie professioniste, perché hanno esibito
un tale scandaloso comportamento nel momento della verità sul
litorale? La fonte della rete ABC vicina al reportage e del programma
20/20 mi ha fatto notare una delle più inquietanti spiegazioni
pronunciate dagli investigatori del controspionaggio dell’FBI:
“gli israeliani sapevano che in un certo senso la loro intelligence
aveva funzionato-cioè stavano festeggiando il loro acume e capacità
come agenti dell'intelligence”.
Le domande abbondano: gli israeliani della Urban Moving Systems,
pronti a “documentare l'evento” erano arrivati
sul litorale prima che il primo aereo arrivasse da Nord? e se sono arrivati
subito dopo, perché pensavano che si trattasse di un attacco
terroristico? E cosa dire della strana storia degli “studenti
d'arte”? si trattava di semplici faccendieri, come hanno
affermato, che sono finiti solo per coincidenza ad attraversare ripetutamente
la strada di agenti federali e a vivere accanto a gran parte di dirottatori
dell'11 settembre? le autorità israeliane avevano scoperto sugli
imminenti attacchi più di quanto hanno condiviso con le loro
controparti Usa? o gli agenti israeliani sul terreno avevano solo intercettato
vaghi discorsi che, secondo loro, non valeva la pena condividere al
costo di perdere l'anonimato? D'altra parte, il governo Usa ha ricevuto
più informazioni anticipate sugli attacchi dalle autorità
israeliane rispetto a quanto sia disposto ad ammettere? Cosa dire del
fatto che la commissione sull'11-9 ha glissato su i noti avvertimenti
israeliani che possono aver portato Mihdhar e Hazmi sulla lista dei
sospetti? Gli avvertimenti israeliani sono stati di proposito cancellati
dalla storia? la C.I.A. sapeva dello spionaggio israeliano prima dell'11-9
più di quanto ha ammesso?
Lo sfortunato fatto è che la verità potrebbe non venire
mai alla luce, non per vie ufficiali e certamente non grazie a una stampa
passiva. James Bamford che in un grande colpo giornalistico, durante
gli anni 80, rivelò le trame interne della NSA nel suo libro
The Puzzle Palace, indica un “problema chiave”:
“gli israeliani sono stati tutti espulsi dal paese”,
afferma Bamford. “Non è rimasto nessun legame. L’FBI
non può semplicemente andare a bussare a delle porte in Israele.
Ha bisogno di lavorare col Dipartimento di Stato. Hanno bisogno di rogatorie,
in cui si chiede a un governo di un paese straniero di potere ottenere
risposte da cittadini che si trovano in tale paese”. Il governo
israeliano probabilmente non acconsentirà. Così ogni indagine
“è ora molto complicata”, dice Bamford.
Egli ricorda una storia che aveva prodotto per ABC News riguardante
due sospetti assassini -cittadini Usa- che erano fuggiti in Israele
e avevano evitato l'estradizione per 10 anni. “Gli israeliani
non fecero nulla a riguardo finchè io non andai in Israele, bussando
alle porte e trovando alla fine i due sospetti. Penso sarebbe una grande
idea ritornare lì e bussare alle loro porte” afferma
Bamford.
I sospettati non ci sono più. La pista è fredda. Eppure
molti degli eventi chiave e dei promettenti indizi si trovano liberamente
sul Web, negli archivi, salvi nei cassetti di 20/20, The
Forward e Die Zeit. Un investigatore vicino a questa questione
afferma che tutto ciò gli ricorda il film "Blow-Up"
di Antonioni, che parla di un fotografo che scopre la prova di un omicidio
nascosta proprio sotto i suoi occhi nell'immagine di una fotografia
ingrandita. È un mistero che nessuno sembra ansioso di risolvere.
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Mentana spieghi questo
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Maurizio Blondet
10/03/2007 |
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Vari lettori mi hanno segnalato l'ennesima puntata di
Matrix
che ha cercato di demolire il documentario «
Inganno Globale»
di Massimo Mazzucco, che pone seri dubbi sulla versione ufficiale dell'11
settembre.
Per Mentana pare diventata un'ossessione, una questione personale.
Ossessivamente, continua a concentrarsi sugli aspetti diciamo così
fisico-tecnici dell'attentato: è normale che il carburante abbia
rammollito i 38 pilastri d'acciaio delle Torri.
E' normale che due grattacieli, anzi tre (l'Edificio 7) colpiti lateralmente,
cadano verticalmente in modo perfetto.
Sicuramente è stato un aereo a colpire il Pentagono…
Qualcuno dovrebbe avvisare Mentana (che non pare uomo di vaste letture)
che le polemiche tecniche sono solo una parte della questione.
Che la versione ufficiale sia falsa, lo suggeriscono una quantità
di indizi di natura diversa, ossia giudiziaria e investigativa, raccolti
dalla polizia americana.
Il caso più celebre - di cui Mentana impedisce di parlare fulminando
con accuse di «
antisemitismo» - è quello dei
cosiddetti «
israeliani danzanti».
Chi s'è informato - io ne ho parlato nel mio «
11 settembre,
colpo di Stato in USA» - sa di cosa si tratta.
Una donna di servizio messicana, che stava facendo le pulizie in un condominio
del New Jersey
(a
Liberty State Park), notò tre individui che, dal fronte
d'acqua dello Hudson, assistettero al primo impatto dell'aereo contro
la Torre.
All'esplosione, furono visti esultare, fare segni di «
vittoria»
con le dita, fotografarsi a vicenda tenendo sullo sfondo il grattacielo
in fiamme.
Poi partirono su un camion di traslochi.
La benemerita cameriera si segnò la targa e avvisò la polizia
di New York.
Ora, Christopher Ketcham su
Counterpunch (1) fornisce particolari
prima ignorati - e del massimo interesse - su questo fatto, tutti «
tratti
dai rapporti ufficiali degli agenti» che procedettero al fermo
dei «
festeggianti».
Atti ufficiali di pubblici ufficiali.
Mentana provi a demolire questi.
Si apprende che (evidentemente dopo la segnalazione della donna) l'FBI
diramò alle pattuglie un comunicato BOLO («
Be on
lookhout», ossia «
Tenete gli occhi aperti»)
a proposito di tre individui su «
un veicolo che può essere
collegato con l'attentato terrorista», e che erano stati visti
lasciare la banchina costiera del New Jersey pochi minuti dopo il primo
impatto.
Nel comunicato si indicava il veicolo così: «
Furgone
bianco, Chevrolet del 2000 con la scritta 'Urban Moving System sul retro.
Visto a Liberty State Park, Jersey City, N J al momento del primo impatto
dell'aereo contro il World Trade Center. Tre individui con il furgone
sono stati visti a celebrare dopo l'impatto e la seguente esplosione.
L'ufficio di Newark dell'FBI richiede che, se il furgone è identificato,
gli individui vengano detenuti e rilevate le impronte (digitali)».
Alle ore 15.56, venti minuti dopo la diffusione del comunicato, agenti
del dipartimento di polizia East Rutheford bloccano il camion, identificato
dalla targa.
Gli agenti, ufficiale Scott De Carlo e il sergente Dennis Rivelli, raccontano
così il fermo nel loro rapporto successivo.
Bloccano il veicolo e chiedono al guidatore di scendere.
Il guidatore, poi identificato come Silvan Kurzberg di anni 23, «
rifiuta,
e la richiesta deve essere ripetuta più volte mentre egli armeggia
dentro una borsa di pelle nera a forma di sacco. I due agenti, revolver
in pugno, devono 'rimuovere fisicamente Kurzberg'; altri quattro
individui (evidentemente, due si sono aggiunti ai tre visti dalla cameriera)
vengono fatti anch'essi scendere, ammanettati e allineati sull'aiuola
spartitraffico, dove vengono loro letti i loro diritti».
Benchè non venga comunicato loro il motivo dell'arresto - nota
De Carlo nel suo rapporto - «
il sottoscritto agente si sente
dire dal guidatore [Kurzberg]: 'Siamo israeliani, non siamo noi il vostro
problema. I vostri problemi sono gli stessi nostri. Il problema sono i
palestinesi'».
Già sapevano la «versione ufficiale», prima ancora
che la dichiarasse la Casa Bianca.
Un altro dei cinque fermati, senza essere interrogato, dice all'ufficiale
De Carlo: «
Eravamo sulla West Side Highway a New York City durante
l'incidente».
Particolare falso.
Accorrono agenti dell'FBI ad affiancare i due poliziotti locali, del New
York Police Department. Trovano nel camion «
diversi passaporti
e 47.000 dollari in contanti dentro una calza».
Tutte le circostanze sono conservate nel registro della polizia della
Contea di Bergen (New Jersey), insieme ad altri particolari.
Fra cui questo: gli agenti hanno trovato nel veicolo anche «
mappe
della città con certi luoghi sottolineati».
Secondo un dirigente della Bergen County, «
sembra che quelli
sapessero ciò che stava per avvenire quando si trovavano al Liberty
State Park».
Ossia erano arrivati sulla riva dell'Hudson nel New Jersey, con splendida
vista su Manhattan, proprio dirimpetto al
World Trade Center che
si ergeva dall'altra parte del fiume, per godersi lo spettacolo.
Dai documenti, si accerta che i cinque sono israeliani.
Dichiarano di essere in USA per lavorare come facchini della
Urban
Moving System, ditta di traslochi che ha uffici e magazzino a Weehawken,
in New Jersey.
Tutti vengono detenuti per 71 giorni nel centro di detenzione federale
di Brooklyn, dove vengono ripetutamente interrogati da agenti dell'FBI
e della CIA (che li chiamano cumulativamente «
the high-fiver»,
ossia «
gli esultanti»).
Alcuni di loro sono tenuti in isolamento per 40 giorni; alcuni sono sottoposti
a più prove della macchina della verità.
Uno di loro, Paul Kurzberg, fratello del guidatore Silvan, rifiuta a lungo,
per dieci settimane, di assoggettarsi alla prova del
lie-detector,
e alla fine non la supera.
Il proprietario della ditta di traslochi risulta essere Dominik Suter,
israeliano, 31 anni.
Egli ha abbandonato precipitosamente gli USA per tornare in Israele.
Nei locali della
Urban Moving System gli agenti trovano ancora
i computer accesi e i cellulari sotto carica, bicchieri di carta con il
caffè ancora dentro, sandwiches non consumati e, nel magazzino,
mobili per migliaia di dollari.
Suter è stato inserito dall'FBI nella lista dei ricercati in relazione
all'attentato, nella stessa lista in cui appaiono Mohamed Atta e gli attentatori
presunti dell'11 settembre.
Il primo a rendere nota la vicenda, nella primavera del 2002, è
stato il settimanale ebraico di New York, «
Forward»,
dopo mesi di ottime ricerche dei suoi cronisti.
Secondo Forward, il FBI era giunto alla conclusione che almeno due dei
fermati erano agenti del Mossad, e che la
Urban Moving System per
cui lavoravano era una «
facciata» del Mossad.
Lo stesso governo israeliano ha ammesso che i due erano spie.
«
Il governo israeliano ha riconosciuto l'operazione e si è
scusato di non averla coordinata con Washington», ha scritto
Marc Perelman, il giornalista di «
Forward».
Anche oggi Perelman conferma il suo articolo.
Ha le sue fonti nel Mossad, ha detto a Ketcham, «
e nessuno ha
smesso di parlare con me».
A Ketcham, due ex agenti CIA hanno spiegato che la mascheratura di una
compagnia di traslochi è un classico nello spionaggio: i furgoni
coperti possono girare dovunque e portare qualunque cosa voluminosa sotto
il telone senza suscitare sospetti.
Nel giugno del 2002 la vicenda è ripresa dalla catena televisiva
ABC nel programma «
20/20».
La TV intervista Joseph Cannistraro, ex capo dell'antiterrorismo nella
CIA: egli rivela che i nomi dei cinque non erano sconosciuti; una ricerca
li ha trovati già registrati in un precedente database dell'FBI
su presunte spie.
Ricontattato da Ketcham, Cannistraro ha confermato tutto, anzi di più:
gli agenti dell'FBI, ha detto, hanno cercato di stabilire se gli israeliani,
quando erano arrivati sulla banchina dell'Hudson dove erano stati notati
dalla cameriera, sapessero quel che stava per accadere.
Fin dal principio «
l'inchiesta dell'FBI fu condotta assumendo
che gli israeliani sapessero in anticipo».
E cercavano di farsi dire «
che cosa aspettavano quegli uomini
quando arrivarono lì».
Ma prima che l'inchiesta fosse conclusa, è stata bloccata e chiusa
dall'alto.
La ABC News ha riferito di «
trattative di alto livello tra funzionari
governativi di Israele ed USA» che avevano portato alla chiusura.
Il settimanale
Haaretz ha fatto il nome di Richard Armitage,
ebreo, noto neoconservatore e vice-segretario di Stato (ossia vice-ministro
degli Esteri) come uno di quelli che hanno fatto le più autorevoli
pressioni per la liberazione dei cinque, insieme a «
due importanti
membri del Congresso di New York» non nominati (sicuramente
ebrei, come tutte le persone importanti di New York), sei settimane dopo
che i facchini erano stati arrestati.
Ad occuparsi della vicenda intervenne anche un noto avvocato penale, Alan
Dershowitz (ebreo).
Un luminare di Harvard, «
sostenitore fervente di Israele»
e sostenitore delle leggi speciali di Bush, compresa l'autorizzazione
alla tortura, che ha cercato di difendere sul piano giuridico.
Dershowitz ha rifiutato di parlare con Ketcham della vicenda.
Le pressioni della nota lobby hanno avuto un ineluttabile successo.
I cinque israeliani, a fine novembre del 2002 sono stati espulsi e rimandati
in Israele con la motivazione di aver lavorato illegalmente negli USA,
in violazione del loro visto turistico.
E' indicativo che la strana vicenda degli «
israeliani danzanti»
davanti alle Torri in fiamme non sia citata nel voluminoso rapporto della
Commissione che ha «
fatto luce», per così
dire, sull'11 settembre.
Eppure le imprese dei traslocatori festeggianti sono descritte in documenti
ufficiali e di valore giudiziario, opponibili un processo, come i citati
rapporti di polizia.
Fatto anche più strano, nemmeno altri grandi media, a parte
Forward
e la ABC, hanno più ripreso la notizia.
«
Nemmeno per dire che erano tutte falsità»,
si stupisce Perelman, il giornalista di Forward: «
Onestamente
lo trovo strano».
Si stupirà mai Mentana?
Magari qualcuno può avvertirlo, poiché sicuramente non legge
Counterpunch, e nemmeno questo sito.
Le sue informazioni sono generalmente lacunose.
Così, per dargli quello che nelle sue TV si dice «
un
aiutino», lo informiamo di altre circostanze, anch'esse agli
atti.
Tutti i futuri presunti dirottatori del volo American Airlines 77 (quello
del Pentagono) hanno abitato o operato nelle contee di Bergen e Hudson,
ossia in località che stanno in un raggio di 10 chilometri dalla
sede della
Urban Moving System.
Mohamed Atta visitava spesso questi amici, e aveva una cassetta postale,
nella parte nord del New Jersey, ossia nella medesima zona.
Forse gli israeliani tenevano sotto sorveglianza gli aspiranti «
terroristi
suicidi»: ma allora perché non hanno detto nulla alle
autorità USA?
Mentana potrebbe intervistare Vincent Cannistraro, l'ex dirigente CIA
antiterrorismo,
il quale ha detto a Ketcham di essere «
assolutamente certo»
che i cinque danzatori fossero parte di una rete di sorveglianza di estremisti
islamici tra New York e New Jersey.
Magari, Ketcham potrà dare a Mentana l'indirizzo dell'altro funzionario
CIA che, anonimamente, gli ha detto che i cinque israeliani erano «
linguisti
arabi» che contribuivano a intercettare telefoni, piazzare
microfoni e operare pedinamenti nella zona, abitata da una folta popolazione
musulmana.
O magari spontaneamente Mentana potrebbe intervistare (con interprete
simultanea) Marc Perelman, il bravo giornalista di «
Forward»:
fonte ebraica e quindi insospettabile di complottismo antisionista.
Sarebbe uno scoop o no?
Glielo diamo gratis.
Tanto più che potrebbe non esaurirsi in una sola puntata.
Per esempio, si potrebbe rivangare la strana storia degli «
studenti
d'arte israeliani» beccati dalla DEA a cercare di vendere quadri
che sostenevano fatti da loro (in realtà
Made in China)
ad alti ufficiali americani, e intanto curiosavano nelle loro case.
E' accaduto nel 2001 qualche mese prima dell'11 settembre.
Questi studenti operavano in Florida, nella zona di Hollywood (non quella
californiana sobborgo a nord di Miami) là dove abitavano, guarda
caso, 15 dei 19 dirottatori arabi che si addestravano nelle scuole di
volo locali.
Questi «
studenti d'arte» secondo la DEA (c'è
il rapporto, Mentana) avevano ricevuto addestramento specifico nell'armata
israeliana come esperti di intelligence ed elettronica.
Particolarmente interessante su uno di questi studenti, di nome Hanan
Serfaty.
Mentre si guadagnava stentatamente qualche dollaro cercando di vendere
i quadretti, Serfaty (risulta alla DEA, caro Mentana) movimentava grosse
somme: depositava in banca, tra il dicembre del 2000 e l'aprile del 2001,
ben centomila dollari; e ne ritirava nello stesso periodo altri 80 mila.
Serfaty aveva affittato più di un appartamento, per sé e
gli altri «
studenti» israeliani, al numero 4220 di
Sheridan Street.
Mohamed Atta aveva un recapito postale nella stessa Sheridan Street, al
numero 3389, meno di un chilometro dalla casa di Serfaty.
Questo Serfaty ha servito nell'esercito israeliano dai 18 ai 21 anni;
si è rifiutato di raccontare alla DEA cosa abbia fatto dopo, dai
21 ai 24, e negli USA.
Ma lui e gli altri «
studenti» avevano ed usavano
telefonini che risultano acquistati in blocco da un ex viceconsole israeliano
in America.
In più nel New Jersey, precisamente a Rutheford, ha sede una ditta
israeliana specializzata nelle intercettazioni elettroniche, che si chiama
NICE Systems Inc, e in cui lavorava un'accertata spia sionista,
Tomer Ben Dor, inquisito dall'FBI.
Ora, Rutheford è a un tiro di schioppo dal luogo dove la cameriera
messicana notò i cinque della Urban Moving System.
Magari tutti questi «
lavoratori» e «
studenti»
sorvegliavano solo dei sospetti terroristi islamici. Magari non avevano
capito in anticipo quello che i terroristi preparavano.
Ma perché allora, assistendo all'orrendo impatto l'11 settembre,
festeggiarono, si congratularono, si abbracciarono e fotografarono davanti
alle Torri incendiate?
Avrebbero dovuto fare il contrario: pestare i piedi, alzare i pugni in
gesti di rabbia e di dispetto, gridare insulti ai «
terroristi
arabi» che avevano giocato loro, i geniali israeliani, e tutta
la loro rete di sorveglianza.
Perché tutto il loro lavoro era fallito, se mirava a sorvegliare
per prevenire attentati.
La gioia incontenibile che mostrarono si giustifica solo se lo scopo della
sorveglianza era un altro. Significa, quella gioia, che la missione era
stata compiuta.
O forse Mentana ha un'altra ipotesi?
La chieda ad Attivissimo, quel suo dilettante che ha trasformato nel «
massimo
esperto».
Note
1) Christopher Ketcham, «What did Israel know in advance of
the 9/11 attack?», Counterpunch, 7 marzo 2007.
Dal giorno in cui fece la sua prima comparsa sulla pubblica scena,
William Rodriguez ha fatto decisamente molta strada. Anche fisicamente,
visto che di questi tempi gira il mondo instancabile, per raccontare a
tutti le sue drammatiche ore dentro e fuori dalle Torri che crollavano.
Questo filmato si potrebbe tranqullamente dedicare a tutti coloro che
ancora insistono ad ignorare le testimonianze delle esplosioni avvenute
alla base delle Torri Gemelle, molto prima che queste crollassero.
Oltre a Goldstein, si ringraziano Marco M, Elflaco, Orwell e Breakdown
per aver contribuito ad una sottotitolatura non certo semplice e rapida
come questa.
Questa è la trascrizione completa del filmato (tradotta in italiano):
ALEX JONES: Ci sono cosi tanti eroi qui oggi. Fulgidi
esempi della resistenza alla tirannia; del dire la verità nonostante
le avversità...
Ne ho accennato brevemente ieri, William Rodriguez, custode del World
Trade Center 1... aveva la chiave maestra, gli edifici erano in fiamme,
rimane lì coi pompieri, li accompagna in cima, scorta personalmente
centinaia di persone fuori – spingendo fisicamente 50 persone
fuori dalla porta.. torna dentro, e il palazzo crolla sopra di lui,
ed è l'ultimo, soccorritori di emergenza a parte, ad essere tirato
fuori dalle macerie.
Ma qui non è dove finisce il coraggio – è dove comincia.
William Rodriguez fu poi sballottato dalla Casa Bianca alla TV Nazionale,
centinaia di show – era dappertutto. Era trattato come un grande
eroe; i Repubblicani lo volevano far correre per il Congresso, gli furono
offerti milioni di dollari – ma poi lui continuò a raccontare
delle esplosioni che ci furono; c'era gente con la pelle bruciata ai
piani inferiori prima che gli edifici crollassero... Gli dissero di
starsi zitto e prendersi i milioni.
Quanti di voi avrebbero risposto: “Non mi interessano i milioni?”
Lui lo ha fatto.
Non ha solamente salvato quella gente dal WTC, ma ha anche rifiutato
tutti quei soldi... loro hanno pagato molte delle vittime, ma lui ha
detto di no. Ed ora sta girando il mondo, dal Venezuela alla Malaysia
passando per il Giappone – in dozzine di paesi è andato
alla tv nazionale a parlare alla gente. Il blackout mediatico non è
globale.
E' stato in Germania, Inghilterra, Italia e Russia – in tutto
il mondo. Ora è qui per voi, oggi, a Los Angeles, e mi ha detto
che è una delle ultime volte che parlerà in America, egli
è convinto che può avere un effetto maggiore agendo globalmente.
Uno dei veri eroi dell'11 Settembre – non era un pompiere, non
era un poliziotto – non si è nemmeno mai arruolato. Eppure
è entrato lì, nell'edificio in fiamme. E' entrato li'
e ci è rimasto fino al crollo.
E così sono onorato di avere con noi oggi, William Rodriguez.
William ?
WILLIAM RODRIGUEZ: Sono appena tornato dalla Malaysia.
Abbiamo raccontato la nostra storia al Dr. Mahathir Mohamad, l'uomo
più influente del paese, che ci ha aperto possibilità
in tutta la nazione. E' stato un momento storico – perchè
è stata la prima volta che un sopravvissuto si è recato
di persona in un paese Musulmano per parlare dell'11 Settembre... Ha
avuto un forte effetto su di loro. Abbiamo criminalizzato e demonizzato
il mondo Islamico per l'11-9. Quindi, che l'ultimo sopravvissuto sia
andato là a raccontare loro cosa accadde veramente, è
stato illuminante per loro.
C'erano il Dr. Mohamed, e un consigliere delle Nazioni Unite, nel secondo
incontro. E la copertura mediatica è stata nazionale; siamo stati
ospiti di ogni show televisivo, siamo stati presenti per 10 giorni –
in prima serata, alle news d'apertura, ogni singola notte. E quando
sono andato via, venerdì scorso, l'opinione corrente nel telegiornali
nazionali era che l'atteggiamento dei Malesi verso l'11-9 fosse cambiato
per sempre, dopo la nostra visita.
Prima di questo viaggio sono stato in Venezuela, dove mi sono incontrato
direttamente col secondo uomo al potere dopo Hugo Chavez, Nicolas Maduro,
Presidente dell'Assemblea Nazionale, che era veramente molto preoccupato
della mia sicurezza. Mi ha dato protezione ufficiale in Venezuela, mi
ha detto: “tu sei in una situazione molto rischiosa qui...
ricorda che, forse non hai avuto modo di sentire le notizie, un agente
dell'FBI è venuto in hotel per chiedere una lista degli ospiti
dell'hotel” dove io mi trovavo. E quando lo hanno saputo
ci hanno dato cinque guardie del corpo giorno e notte perchè
hanno detto: “c'è una possibilità che potrebbero
farti qualcosa nel nostro paese e incolpare noi.” “Allora
ti proteggeremo” e hanno voluto che venisse filmato sullo
sfondo del palazzo un documentario sulla mia vita. Ho partecipato alle
riprese per cinque giorni così avranno del materiale di valenza
storica se mi accadrà qualcosa. Quindi, è solo in questo
paese, che non sono stato trattato così.
Quella è la marcia contro la guerra a cui ho partecipato; a New
York fui aspramente criticato, nei programmi televisivi locali, sono
l'unico esperto dell'11-9 per Telemundo, Univision, e la CNN spagnola,
e fui molto criticato per quella marcia. Così' dissi loro: "Ok,
ok, nessun problema, non ci andrò! La settimana prossima, però."
Quel camion... dopo il crollo della Torre Nord fui estratto da sotto
quel camion, vedete quel piccolo buco nero sotto il camion? E' da lì
che fui tirato fuori. Ok, ok, non fatemene una colpa; e ricordate –
non potevo saperlo... quando vi definiscono un eroe nazionale o qualcosa
del genere vedete di squagliarvela.
Ho fatto l'esperto per svariati giornali e tv, ho steso legislazioni...
Ero solo un custode al WTC ! E ho scritto leggi, ho fatto la Legge sugli
Sgravi Fiscali per le vittime del terrorismo, ci ho lavorato molto duro,
ho poi lavorato ad una legislazione per programmi scolastici per le
vittime ed i sopravvissuti, e sono state approvate tutte, bhè
almeno siamo riusciti a fare qualcosa di positivo, come in fondo era
nostro dovere
Ora inizierò a parlare dell'11 Settembre.
Mi sentite? Ok. Bhè, per quelli che non mi conoscono il mio nome
è William Rodriguez. Ho lavorato nell'edificio per 20 anni. Per
20 anni della mia vita ho fatto il custode, avevo il compito di pulire
tutte le rampe delle scale della Torre Nord.
Dei 20 anni che ho lavorato nell'edificio, per 10 ho lavorato per l'Ufficio
del Governatore, il Governatore Cuomo, in carica prima di Pataki, ed
ero la persona che teneva pulito il suo ufficio, organizzavo le conferenze
stampa, e... credo che per l'osmosi di aver passato dieci anni lì,
ho imparato tutti i procedimenti, come allestire una conferenza stampa,
dopo l'11-9, e come preparare.. i progetti di legge, per attuare le
legislazioni, perchè sono stati 10 anni nei quali ho ascoltato
e imparato, senza rendermene praticamente conto, come comportarsi coi
politici, e penso che si sia trattato di come Dio ti prepari davvero,
e ti assegna una missione, ti assegna veramente una missione.
Ora... sono cinque anni, cinque anni della mia vita dedicati a questo.
cinque anni che sono stato, da quando fui tirato fuori dalle macerie
fino ad ora, impegnato a combattere per i diritti degli immigrati, per
i diritti delle vittime, per la verità sull'11 Settembre, per
la gestione dei disastri, voglio dire, una questione dopo l'altra...
e contro la guerra in Iraq... questo è quello che fanno gli attivisti,
passano da una questione all'altra, fino a che ottengono un cambiamento.
E dopo l'11 Settembre, quella meravigliosa idea di "attivismo"
degli anni '60 è stata cancellata del tutto, a causa del Patriot
Act. Il Patriot Act ha completamente eliminato 50 anni
di diritti civili.
Ora, quando loro sfruttano l'11-9, la nostra tragedia, la nostra disperazione,
per implementare questa politica, questa agenda, contro la gente, qui
e all'estero – ovviamente io avevo una responsabilità di
aprire la bocca e parlare.
Arrivai tardi al lavoro, e ripeto credo veramente che ci fosse una missione
per me quel giorno perchè se fossi arrivato al solito orario,
alle 8, mi sarei trovato in cima all'edificio al Windows of the
World e sarei morto.
Allora, arrivai tardi, alle 8.30. Mi trovavo nei sotterranei, l'edificio
aveva 6 livelli di sotterranei: B1, B2, B3, fino ad arrivare a B6. Al
livello B1 c'erano tutte le compagnie di supporto che avevano a che
fare con il WTC – la mia era la ABM (American Building Maintenance.)
Questa compagnia aveva contratti strutturali, meccanici e di verniciatura.
Quindi il nostro ufficio era al livello B1.
Stavo chiacchierando con un supervisore alle 8:46 e all'improvviso abbiamo
sentito "BOOM!"
Un'esplosione così potente che ci ha sbalzati in alto. In alto!
Io lavoravo da 20 anni nell'edificio, tenetelo a mente, e quella veniva
dal seminterrato tra il livello B2 ed il B3. Al momento pensai fosse
la sala macchina dove ci sono tutte le pompe ed i generatori per l'edificio
- pensai che forse era esploso un generatore nei sotterranei.. Ora...
20 anni nell'edificio - sai riconoscere la differenza tra qualcosa che
viene dal basso e qualcosa che viene dall'alto
In quel momento tutti iniziarono ad urlare - l'esplosione fu così
potente che i muri creparono e il soffitto ci cadde addosso. Si attivò
il sistema antincendio.
Quando stavo per gridare "è stato il generatore"
sentimmo "BOOM" - L'impatto dell'aereo nella parte
alta dell'edificio.
Due eventi distinti. Due momenti distinti.
In seguito, pensai che probabilmente non sincronizzarono bene la cosa.
Che sarebbe venuto fuori dalle indagini che l'esplosione doveva indebolire
la base e le fondamenta dell'edificio - ed essere sincronizzata con
l'aereo nella parte alta così da cadere automaticamente - ma
non successe.
Ora... quando tutto ciò accadde... urla dappertutto - una persona
arriva correndo nell'ufficio e comincia a gridare "Esplosione,
esplosione, esplosione!" Le sue mani erano tirate e la pelle
staccata dalle braccia... tutta sui polpastrelli... e penzolava da entrambe
le mani. Ed io non sapevo cosa fosse. Pensavo fosse un pezzo di vestito.
Poi mi resi conto che era la sua pelle e dissi "Cos'è
successo? Cos'è successo?"... e quando lo guardai finalmente
in faccia - mi accorsi che gli mancavano dei pezzi di faccia.
Felipe David, un uomo di colore dall'Honduras - che non conoscevo -
lavorava per la Aramark, una compagnia che provvedeva alla manutenzione
dei distributori automatici, e al loro rifornimento, si trovava al livello
B2 quando ci fu l'esplosione, e si mise le braccia sul volto perchè
c'era fuoco. Così le braccia gli si bruciarono.Questo è
Felipe David. Come vedete tutta questa parte penzolava. Anche dall'altra
parte, ma voi non lo vedete, era bruciato.
Cosi in quel momento gli dissi: "non ti muovere"
- stavo andando a telefonare all'unità medica d'emergenza (EMS)
che si trovava all'edificio 2, la Torre Sud. L'edificio 1 ed il 2 sono
collegati tramite i sotterranei... e quando stavo prendendo il telefono
sentii un'altra esplosione.[21] E fu così pesante che l'edificio
oscillò così tanto che i muri si spaccarono ancora.
Le persone pensarono fosse stato un terremoto, perchè andarono
sotto le arcate delle porte pensando fosse un terremoto ed io dissi
- "No! Per me è una bomba." Ed il motivo per
cui lo dissi – osmosi, ancora - è che sono sopravvissuto
all'esplosione del 1993.[22] Nel 1993 rimasi bloccato in un ascensore
per quattro ore. Dovettero rompere un muro per tirarci fuori. Quindi
- automaticamente, pensai ad una bomba. Dissi "dobbiamo uscire"-
così presi quelle 15 persone e le condussi fuori dall'ufficio,
tramite il montacarichi, verso la collina, fuori dall'edificio, col
Signor Felipe David sulle spalle... finchè vidi un'ambulanza.
La fermai e ci misi dentro mr Felipe David. Va in coma. Ed è
lì che sentii "Un aereo ha colpito l'edificio! Un aereo
ha colpito l'edificio!" C'era un addetto alla sicurezza vicino
a me, e la sua radio diceva: "Un aereo ha colpito l'edificio!
Un aereo ha colpito l'edificio!"
Sono alla base dell'edificio, e mi giro indietro. Avete presente cosa
significhi essere alla base e non vedere la sommità? E' proprio
quello che è accaduto Ho visto il buco, il fuoco, il fumo - ed
all'improvviso mi resi conto di non riuscire a vedere l'antenna in cima
all'edificio. Ciò che mi venne in mente fu "Oh mio Dio,
la gente del Windows of the World, il ristorante che stava in alto nell'edificio,
al piano 106. Faccio colazione con quella gente tutte le mattine. Comincio
sempre a pulire le scale dalla cima. Hanno un dipendente alla cucina,
e parlo con quelle persone sempre. Le 76 persone che morirono lì,
le conoscevo tutte. Così quando vidi la scena cominciai ad urlare
"dobbiamo tornare indietro, dobbiamo tornare indietro!"
Nessuno voleva tornare indietro. Il supervisore disse: "No
Rodriguez - tu resti qui." Un tizio grande tre volte me, un
pesista, e mi sta dicendo di "restare qui". Ed io dico "No!
Dobbiamo tornare dentro - dobbiamo aiutare quelle persone!"
Ma lui insisteva "No, no, no tu adesso stai qui!"
Presi la radio dalla guardia della sicurezza e corsi nell'edificio attraverso
i sotterranei - un'altra volta ancora, nella Torre Nord. C'era acqua
dappertutto, per via del sistema antincendio - perché si attivò
il sistema antincendio nel seminterrato mentre invece l'aeroplano aveva
colpito in cima? Pensateci. Ha un senso? No. Trovai acqua ovunque, corsi
dritto verso la Torre Sud dove c'è l'OCC (Centro di Controllo
Operativo) che fu creato dopo il 1993. Hanno speso 155 milioni di dollari
per ristrutturare l'edificio, e si presume per rinforzarlo dopo l’attentato
del 1993, e per installare tutto il sistema di sicurezza, e lì
in realtà c'era il centro di controllo. Quando arrivai lì
e cominciai a colpire la finestra non c’era nessuno. Non c’era
nessuno lì – il centro di controllo, dove ci sono tutte
le telecamere, e le registrazioni. Trovai un tipo di nome Jimmy Barrett
che era nell’altro edificio e non sapeva cosa stesse accadendo,
così gli urlai “devi uscire, devi uscire!”
. Questo vi può dare un'idea. Era nel seminterrato della Torre
Sud.
Questo vi dà un'idea di come molta gente sia morta nell'altra
torre senza nemmeno sapere cosa era accaduto...nei sotterranei. È
successo appena sono venuto su dai sotterranei. Ho trovato una signora
che lavorava per l'hotel Marriott che stava in piedi vicino ad un banco
come questo ad un'entrata per gli impiegati del Marriot. Aveva sentito
tutto. Ho detto: "Che sta facendo qui, esca fuori, subito!"
... e voi sapete che cosa ha detto? "non posso - sono una nuova
impiegata, non voglio essere licenziata." Era solo l'ignoranza,
perchè non sapeva. Così l'ho spinta fuori, sono corso
all'altra Torre, la Nord - c'era acqua dappertutto.
Ho trovato un tipo che lavorava per un'azienda di riciclaggio e mi ha
detto: "sento delle grida." Il WTC aveva 150 ascensori
nel complesso. Appoggiai un orecchio contro uno di essi e ascoltai gridare
due persone che chiedevano aiuto e dicevano "stiamo annegando!"
Anzi, "Stiamo per annegare!" Il che non aveva senso
- sto cercando di capire cosa sta accadendo. Pensavo... cosa? Era tutta
l'acqua del sistema antincendio che scendeva giù nel pozzo dell'ascensore
e loro erano chiusi perché l'ascensore era sceso giù fra
il livello B2 e il B3 - e loro avevano l'acqua fino alla vita. Così
in quel momento... e lasciate che vi dica una cosa. Io non sono mai
stato credente. Ero agnostico. Non credevo a nulla. E in quel momento
ho detto: "Dio ti prego aiutami!"
Mi sono guardato intorno e ho trovato un tubo di metallo in una zona
che doveva essere sgombra da residui di costruzione, e ho preso quel
tubo e l'ho messo fra i portelli dell'ascensore, e con l'aiuto di Barrett
abbiamo aperto i portelli. I portelli si sono aperti in questo modo,perché
era un ascensore da carico. Quando il portello inferiore ha colpito
il pavimento, tutta l'acqua che era dalla mia parte è confluita
velocemente dentro con più forza. E le grida aumentarono. Quando
ho guardato giù era troppo profondo e ho detto ancora: "Dio
ti prego aiutami!" E all'improvviso mi sono ricordato che nella
zona dove ci sono i compattatori di rifiuti, gli elettricisti hanno
sempre delle scale che usano per cambiare le lampadine e per i cablaggi,
le tengono sempre legate con delle catene nella piattaforma di carico
e scarico. Le legavano perché qualcuno sarebbe potuto andare
lì con un camion e rubarle. Penso: "fammene trovare
una, fammene trovare almeno una." Signore e signori, ce n'era
una sola non legata ed era la più grande di tutte. E' stato un
miracolo. Era là per essere usata.
Ho preso quella scala e me la sono messa sulle spalle, sono andato nel
pozzo dell'ascensore e l'ho calata dentro, sono entrato, ho aperto la
griglia e ho tirato fuori queste due persone, uno era Salvatore Giambanco,
un imbianchino della Port Authority, che ugualmente non conoscevo,
e l'altro un fattorino. Mi dice che c'era stata un'enorme esplosione
nei sotterranei, c'era fuoco, e per cercare riparo.... sono entrati
nell'ascensore, si è chiuso il portello e hanno cominciato a
scendere ed è andata via la corrente. Queste sono state le sue
testuali parole. Li ho tirati fuori dall'edificio,li ho messi in un'ambulanza
e sono rientrato di nuovo dentro. Tutti dicevano "non andare,
sei pazzo?" Io dicevo "non capisco, non capisco.”
Sono tornato nel sotterraneo e ho trovato una persona. L'ufficiale di
polizia David Lim - lui era incaricato dell'unità cinofila e
di tutte le operazioni di soccorso della Port Authority. E ha detto:
"Willie, hai la chiave?" Ho risposto di sì, intendeva
la chiave maestra. C'erano soltanto 5 chiavi maestre in tutto il complesso.
La Port Authority aveva le altre 4. Erano addestrati per panico,
evacuazioni, primo soccorso, salvataggio. Sono stati tra i primi a scappare.
Questa è la chiave maestra,signore e signori. Noi la chiamiamo
la chiave della speranza, perché ha dato speranza a tante persone.
Ho detto, "andiamo." Andiamo dai sotterranei all'ingresso
e quando arriviamo lì troviamo i vigili del fuoco, che stanno
aspettando con la chiave di accesso degli incendi - la chiave che mettono
in ogni ascensore e se l'ascensore sta di sotto andrà su e se
è in alto andrà giù per tirarli fuori. Ho detto
loro: "Perché aspettate? Non c'è nessun ascensore
- seguitemi, conosco la via migliore per salire." Abbiamo
iniziato a salire le scale. Era così dura per quella povera gente,
perché tengono così tanta attrezzatura sulle spalle, 7da
70 a 125 libbre [32-56 kg] di attrezzatura sulle spalle! Mentre salivamo,
hanno cominciato a urtare contro di noi a causa della gente che scendeva,
perché le scale non erano larghe abbastanza. Guardate. Credevo
di avere una foto delle scale. Ad ogni modo.. La cercherò dopo.
Iniziamo a salire, e salendo sentiamo delle piccole esplosioni in zone
diverse: "Pah... pah..." Ho chiesto ai pompieri:
"Cosa sono?" ed uno di loro ha risposto: "penso
le bombole di gas delle cucine." Ciò non aveva senso
perché era una costruzione di Classe A e tutt e le cucine erano
elettriche. Tutte le cucine erano elettriche, quindi non aveva senso.
Da dove venivano quelle esplosioni?
Ora, di nuovo, perchè questa chiave maestra è così
importante? Perché questa chiave universale è così
importante? Perché la codifica di Classe A a New York è
che per ogni grattacielo, tre porte non si aprono sulle scale - e una
si apre. Tre non si aprono - una si apre. Quindi dovevamo andare ad
aprire tutte le porte che non si aprivano. Nel 1993, i vigili del fuoco
persero tanto tempo per rompere le porte, tentando di arrivare ai piani,
ecco perché questa chiave era così importante.
Il motivo per cui ho ottenuto questa chiave è perché nel
1996 sono caduto per le scale e non ricevetti aiuto per diverse ore,
per 3 o 4 ore, non riuscivano a trovarmi. Così ho fatto causa
alla Port Authority e ho chiesto la chiave e l'ho ottenuta
- ho vinto. Deduco che quella fu l'occasione che mi donò l'esperienza
per citare in giudizio... Diciamo giusto che con le cause successive
sono migliorato. Apriva tutto il complesso. Così ho fatto causa
alla Port Authority e ho chiesto la chiave e l'ho ottenuta
- ho vinto. Mentre saliamo - una cosa di cui la gente non parla è
che...... e mi spezza il cuore... è quante grida sentivo di persone
chiuse negli ascensori - che non potevamo aiutare. Persone che gridano
aiuto. Se mi chiedete qual'è l'incubo più grande che ho
- ne ho due, e questo è probabilmente... quello a cui penso quasi
ogni giorno. Ogni volta che entro in un ascensore – come se salgo
su alla mia stanza qui - è nella mia mente. Sentire quelle persone
che gridano aiuto. E ti spezza il cuore - davvero. Quella gente non
ha mai avuto una possibilità.
Quindi continuo a salire e qualcuno mi chiede... "C'è
un uomo sulla sedia a rotelle... al 27esimo piano che ha bisogno d'aiuto."
Risposi ai vigili del fuoco che sarei sceso di due piani per far sapere
loro che c'era uno sulla sedia a rotelle... ..questa è la ragione
per cui sono sceso. Ricordatevi che non tenevo equipaggiamento sulle
spalle. Non avevo nessun giubbotto ignifugo, non avevo niente e facevo
le scale tutti i giorni. Quindi ero, in quel momento, in migliori condizioni
fisiche. persino degli stessi vigili del fuoco. Perchè era la
mia abitudine, era il mio lavoro. Quando scesi il vigile del fuoco mi
disse... "noi lasciamo sempre i portatori di handicap per ultimi...
così non intralciano i soccorsi della maggior parte della gente."
Abbiamo continuato e quando siamo arrivati al 27° piano l'intera
equipe di vigili del fuoco crollò a terra lungo il corridoio
uno dopo l'altro, perchè non erano più in grado di continuare
a salire. Fu fisicamente impossibile per loro continuare. Si tolsero
l'equipaggiamento, i giubbotti, gli stivali, e crollarono esausti a
terra. Un momento davvero scioccante per me perchè dissi... "O
mio Dio! Sento che ora mi toccherà continuare da solo."
David Lim mi chiese: "Willie,conosci questo piano?"
Risposi: "Si, lo conosco." Mi chiese: "Dove
possiamo trovare dell'acqua?" Gli risposi: "Dall'altra
parte, c'è un distributore." Allora disse: "Andiamo",
ruppe il distributore e cominciammo a portare bottiglie d'acqua in cesti
della spazzatura, ai vigili del fuoco. Per dissetarli.
Ricordo che chiamai mia madre, da un telefono che ancora funzionava
in quell'ufficio. Mia madre è a Puerto Rico. Ma io volevo farle
sapere che c'era stato un incidente, nel caso avesse sentito qualcosa
alle news. Che io stavo bene. Quando rispose mi disse "Cosa
sta facendo lì?" Tutti, nel mondo,sapevano quello che
stava succedendo tranne noi. Lei disse: "Esci subito da lì!"
E io risposi: "Non posso." "Sto aiutando queste
persone.loro non conoscono l'edificio... ma non ti preoccupare"
e mentendo le dissi "Arriverò fino a un certo punto...
ma non alla zona con gli incendi." In realtà
la mia vera intenzione era arrivare al "Windows of the World"
e aiutare i miei amici. Questa era la mia motivazione, la forza che
mi ha spinto ad andare in cima all'edificio. Perchè sapevo che
quella gente era bloccata lì. Alzai il telefono e avevo le chiamate
dal mio supervisore che diceva: "Rodriguez, lascia subito l'edificio!
Lascia subito l'edificio!" E gli dissi... "Non posso,
sto aiutando i vigili del fuoco." Lui mi rispose: "Quello
non è il tuo lavoro, vieni fuori di lì subito!"
Spensi la radio e continuai a salire... per conto mio aprendo le porte,
facendo uscire la gente finchè non arrivai al 33° piano...
Quando arrivai al 33° piano, e andai lì perchè c'era
un mio ripostiglio, con degli attrezzi. Ogni 16 piani avevo un piccolo
ripostiglio con degli attrezzi. Volevo prendere delle mascherine per
darle alla gente che stava uscendo dato che c'era del fumo che usciva
dalle trombe delle scale. Era un fumo acre. Era come ammoniaca e chiudeva
la gola. Ne ho parlato al Professor Jones. Ho parlato anche con altri
esperti che dicono che sembrerebbe nitrato di ammonio. Non sono esperto
di queste cose. Nel momento che sono andato a prendere le maschere ho
trovato una donna seduta per terra che tremava
Sono andato nella zona dove c'era questo ponte che collegava la Torre
Nord al World Financial Center che crollò sopra i camion
dei pompieri. Scendo di sotto e vedo due stivali, li prendo e rimango
con questi in mano. E quando vedo là dentro noto le gambe di
un pompiere. Allora inizio a urlare e tutti i pompieri arrivano ed iniziano
a salvare quel corpo perchè non c'era nient'altro lì.
Sono rimasto lì per tre ore – sono uscito solo per prendere
un po' d'acqua. E' stato in quel momento che appresi le notizie ed erano
le stesse notizie che avete sentito in tutto il mondo per tre giorni.
Hanno iniziato a farmi delle interviste e ho iniziato a raccontare delle
esplosioni che sentii, di quello sulla sedia a rotelle, di tutto quanto.
Quel giorno non riuscii a dormire. E neanche il giorno seguente. Ricevevo
continuamente chiamate da tutto il mondo. Ed il problema fu che la tipa
di Global Vision del Brasile diffuse un comunicato stampa con
il mio numero di telefono. Col mio numero di telefono! Allora iniziai
a ricevere chiamate da Montevideo dall'Argentina, dal Kuwait –
da ogni parte del mondo. Mi dissi, e ora come la pago questa bolletta!
Comunque, dopo che mi riconobbero iniziò quel periodo in cui
organizzai i familiari delle vittime, e fondai il gruppo delle vittime
ispaniche perchè vidi che la comunità ispanica non stava
ricevendo la stessa distribuzione dei fondi per le vittime.
Allora andai al Congresso con un gruppo di familiari per chiedere che
venisse istituita una commissione per investigare l'11 Settembre. E
quando andammo là, vi ricordate, il Presidente disse: “Non
ci serve un'investigazione, sappiamo chi è stato.”
E quella era la cosa sbagliata da dire alle famiglie perchè lottammo
molto e alla fine ce la facemmo. Il problema è che noi volevamo
che ci fosse un membro delle famiglie nella Commissione e loro risposero
“Non se ne parla." E non lo hanno mai voluto. Non
c'è stato niente da fare. Poi, creammo il Comitato dei Familiari
delle Vittime, fornimmo alla Commissione 167 domande da rispondere,
e diedero risposta a 27. Cosa successe alle altre domande ? Allora,
io fui una delle ultime persone a testimoniare, ma vollero che io testimoniassi
a porte chiuse. Tutti stavano testimoniando sull'11 Settembre alla TV
Nazionale. Vi ricordate quelle audizioni? Testimoniai, e fino ad allora
pensavo che stessero per agire correttamente. Quando uscì il
rapporto finale – che sorpresa: la mia testimonianza non c'era,
anche se mi avevano servito e riverito. Ventidue persone che io resi
disponibili – pompieri, vittime, e sopravvissuti che avevano avuto
esperienze simili alle mie non furono mai chiamate.
Signore e signori,
Stavamo pulendo nei sotterranei della Torre 1 del World Trade Center.
Sentimmo come una bomba. Poi andò via la luce. Vicino la porta
d'uscita ci fu questa palla di fuoco che venne giù e ci buttò
a terra. Fummo investiti dall'aria bollente. La stanza era piena di
fumo. In quel momento io pensai fosse stata una bomba. Dissi, “Chino,
andiamo fuori di qui.” [e Chino rispose] “Non posso
uscire perchè la mia gamba è stata ferita,”
Sentii che ci fu stata una esplosione. C'era aria calda, mi bruciacchiò
i capelli.
Questo era Jose Sanchez. Voleva testimoniare – era nei sotterranei.
Non è stato mai chiamato. Neanche questo Chino, che io non conoscevo,
fu chiamato.
Felipe David è sopravvissuto ma è poi rimasto in coma
per tredici settimane. Diede un'intervista alla televisione nazionale,
e la sua storia si diffuse in tutto il mondo – ma in spagnolo.
Vedete, la nostra versione in Spagnolo era perfetta. Ci dissero rilasciatela
e la riporteremo. In Inglese venne totalmente editata: sistematicamente.
Salvatore Giambanco è sopravvissuto. La sua storia non è
stata mai raccontata anche se rilasciò un'intervista alla TV
nazionale. Il Poliziotto David Lim è sopravvissuto.
Questa è la ragione per la quale facciamo tutto questo.
Dobbiamo la verità alle vittime, ai sopravvissuti e a tutti quelli
colpiti dall'11 Settembre.
La ragione per la quale faccio questo è che ho perso 200 amici
l'11 Settembre. Duecento persone che non possono chiedere la verità.
Non hanno voce. Ed io sono vivo per miracolo. Fui mandato all'istituto
del governo che prepara alle cariche governative. Quando iniziai a fare
domande, cambiarono completamente atteggiamento. Capite, non volevano
più stare dalla mia parte. Allora.. la motivazione, l'inclinazione
e l'entusiasmo – non mi importa di nient'altro – è
per la verità. Mi hanno offerto di tutto, come è già
stato detto. Uno show televisivo alla PBS, a New York. Mi hanno offerto
film, libri, qualunque cosa – io dissi “no, dimenticatevelo.”
Non volevo dei soldi. Non avevo nemmeno una casa, raccolsi 122 milioni
di dollari. E non dovete credermi, andate in Internet, ricercate voi
stessi. Le informazioni le troverete lì. Feci annunci pubblici
per la comunità per raccogliere fondi. Non ho mai ricevuto un
solo penny. Mi sono trovato a vivere sotto un ponte. Non fatevi ingannare,
questo è lo stesso abito che avevo ieri. L'unica cosa che ho
cambiato è la cravatta. Faccio tutto questo grazie alle donazioni.
Viaggio in tutto il mondo. Ci serve avere la verità. Quindi per
favore, fatevi sentire, chiedete le vere domande in direzione di un
cambiamento. Serve più attivismo. Ci serve voglia di fare. Ci
serve che voi chiediate a chi comanda di raccontarvi cosa è veramente
accaduto.
Loro hanno un'agenda. Hanno usato la nostra tragedia per creare questa
“guerra al terrorismo” che è solamente una
fallacia. Chiunque altro nel mondo è più preparato ed
ha più informazioni sull'11 Settembre di noi [Americani.] Allora,
per favore, Informatevi. E che Dio vi benedica.