COSA SAPEVA ISRAELE DEI PIANI PER
L'11 SETTEMBRE?

Christopher Ketcham Counterpunch 07.03.2007
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Alcenero
Christopher Ketcham è un giornalista freelance, ha scritto per Harper's e Salon. Molti dei suoi scritti, incluso lo scoop sugli studenti d'arte israeliani.
Nonostante abbia recentemente attaccato il 9-11 truth movement e i cosiddetti 'cospirazionisti', finalmente anche la celebre newsletter Counterpunch si decide a pubblicare un pezzo di indagine indipendente sull' 11 Settembre. Christopher Ketcham, entrando personalmente in contatto con fonti giornalistiche, dell' FBI e della CIA, ripercorre la storia dei cittadini israeliani arrestati come sospetti per gli attentati e la vicenda della rete di spionaggio israeliana che seguiva da vicino i presunti dirottatori. Sebbene lo scenario rimanga confuso e oscuro, mettendo insieme gli spiragli di verità che emergono si delineano sempre più i contorni di una gigantesca operazione 'false flag' che ha probabilmente coinvolto membri dei settori operativi di agenzie di intelligence di più paesi con lo scopo di creare il pretesto per la presente escalation di guerre imperialiste e repressione. N.d.R.

Nel pomeriggio dell'11 settembre 2001 un dispaccio dell'FBI noto come BOLO - "be on lookout" [“state all’erta” n.d.t]-fu emesso a riguardo di tre uomini sospetti che quella mattina erano stati visti lasciare il litorale del New Jersey pochi minuti dopo che il primo aereo aveva colpito la torre 1 del World Trade Center. I funzionari delle forze dell'ordine in tutta l'area di New York-New Jersey furono avvertiti via radio di cercare un “veicolo possibilmente collegato all'attacco terroristico di New York”:
Un furgone Chevrolet 2000 bianco con l'insegna 'Urban Moving Systems' sul retro è stato visto al Liberty State Park di Jersey City, NJ, al momento del primo impatto di un aereo contro il World Trade Center. Tre individui che erano col furgone sono stati visti festeggiare dopo il primo impatto e la successiva esplosione. Il Newark Field Office dell’ FBI richiede che, se viene individuato il furgone, vengano trattenuti gli individui per l'identificazione e arrestati.
Alle 3.56 del pomeriggio, 25 minuti dopo l'emissione dell’FBI BOLO, agenti del dipartimento di polizia di East Rutherford fermarono il furgone riconoscendolo dal numero di targa. Secondo il rapporto della polizia l’ agente Scott DeCarlo e il sergente Dennis Rivelli si avvicinarono al furgone fermo e chiesero al guidatore di uscire dal veicolo. Il guidatore, il ventitreenne Sivan Kurzberg, si rifiutò e “gli fu chiesto diverse altre volte [ma] sembrava stare armeggiando con una borsa simile a un portamonete di pelle nera”. Tirate fuori le pistole i poliziotti hanno poi “fisicamente rimosso” Kurzberg mentre altri quattro uomini-quindi altri due uomini sembravano essersi uniti al gruppo rispetto a quella mattina-furono anche rimossi dal furgone, ammanettati, posti su un'aiuola vicina e gli vennero letti i loro diritti.
Non gli venne detta la ragione del loro arresto. Eppure, secondo il rapporto di DeCarlo, “al presente agente venne detto dal guidatore [Sivan Kurzberg], senza che gli fosse posta domanda, ‘ noi siamo israeliani. Non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema.’” Dall'interno del veicolo gli agenti, che erano stati rapidamente raggiunti da agenti dell’ FBI, sequestrarono diversi passaporti e $ 4700 nascosti in un calzino. Secondo il Bergen Record del New Jersey, che il 12 settembre riferì dell'arresto dei cinque israeliani, un investigatore molto in alto nella gerarchia della polizia di Bergen County affermò che gli agenti avevano anche scoperto nel veicolo “mappe della città con alcuni posti sottolineati. Sembrava che avessero a che fare con questo fatto”, disse la fonte al Record riferendosi agli attacchi dell'11 settembre. “Sembrava che mentre erano al Liberty State Park sapessero cosa stava per succedere.”
I cinque uomini erano infatti cittadini israeliani. Essi affermarono di essere nel paese per lavorare come trasportatori per la Urban Moving Systems Inc., che gestiva un magazzino e un ufficio a Weehawken, New Jersey. Essi furono trattenuti per 71 giorni in un carcere federale a Brooklyn, New York, e durante questo periodo furono più volte interrogati da squadre antiterrorismo dell’ FBI e della CIA, che facevano riferimento agli uomini chiamandoli gli "high-fivers" [letteralmente “quelli che si danno il cinque” n.d.t.] a causa del loro comportamento di festeggiamento presso il litorale di New Jersey. Alcuni vennero messi in isolamento per almeno 40 giorni; alcuni vennero sottoposti per almeno sette volte alla macchina della verità. Uno degli israeliani, Paul Kurzberg, fratello di Sivan, per 10 settimane rifiutò di sottoporsi al test della macchina della verità. Poi non lo passò.
Nel frattempo due giorni dopo che gli uomini erano stati arrestati, il proprietario della Urban Moving Systems, Dominik Suter cittadino israeliano di 31 anni, abbandonò la sua compagnia e lasciò gli Stati Uniti per andare in Israele. La partenza di Suter fu improvvisa, si lasciò dietro tazze di caffè, sandwiches, telefoni cellulari e computers sparsi sui tavoli dell'ufficio e migliaia di dollari di materiale in custodia. Suter fu successivamente messo dall' FBI sulla stessa lista di sospetti in cui era il capo dirottatore dell'11 settembre Mohammed Atta e altri dirottatori e sospetti simpatizzanti di al Qaeda, suggerendo così che le autorità Usa ritenevano che Suter potesse sapere qualcosa degli attacchi. Il sospetto, col proseguire nelle indagini, fu che gli uomini che lavoravano per la Urban Moving Systems fossero delle spie. Chi esattamente li stesse manovrando, e chi o cosa fosse il loro obiettivo, non era ancora chiaro.
Il rispettato settimanale ebraico di New York, The Forward, riferì questa storia nella primavera del 2002, dopo mesi di indagini. The Forward riferì che l’FBI aveva alla fine concluso che almeno due degli uomini erano agenti che lavoravano per il Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana, e che la Urban Moving Systems, l'azienda che apparentemente dava lavoro ai cinque israeliani, era una copertura. Due ex ufficiali della CIA mi hanno personalmente confermato ciò, facendomi notare che i furgoni dei trasportatori sono una usuale copertura dell’ intelligence. The Forward fece anche notare che il governo israeliano stesso aveva ammesso che gli uomini erano delle spie. Un “ex ufficiale americano dell'intelligence di alto livello”, che affermava “di essere regolarmente aggiornato sulle indagini da due diversi ufficiali di polizia”, disse al giornalista Marc Perelman che dopo che le autorità americane si erano confrontate con Gerusalemme alla fine del 2001, il governo israeliano aveva riconosciuto l'operazione e si era scusato per non essersi coordinato con Washington. Oggi, Perelman sostiene ancora quanto aveva scritto. Gli ho chiesto se le sue fonti del Mossad avessero negato la storia. “Nessuno ha smesso di parlarmi”, ha detto.
Nel giugno del 2002 il programma 20/20 di ABC News proseguì una sua indagine sulla questione, raggiungendo le stesse conclusioni di The Forward. Vincent Cannistraro ex capo delle operazioni di antiterrorismo della C.I.A., ha detto a 20/20 che alcuni dei nomi dei cinque uomini apparivano nell'elenco dei ricercati del database nazionale dell' FBI. Cannistraro mi ha detto che l'interrogativo che più turbava gli agenti dell’FBI nelle settimane e mesi dopo l'11 settembre era se gli israeliani fossero arrivati sul luogo dei loro “festeggiamenti” sapendo che stava per esserci un attacco. Secondo Cannistraro sin dall'inizio “l'indagine dell’ FBI agiva presumendo che gli israeliani avessero una conoscenza anticipata degli attacchi”. Un altro ex funzionario dell'antiterrorismo della C.I.A. che aveva seguito da vicino il caso, ma che ha parlato a condizione di rimanere anonimo, mi ha detto che gli investigatori stavano seguendo due ipotesi. “Una era che [gli israeliani] fossero apparsi al Liberty State Park subito dopo che il primo aereo aveva colpito. L'altra ipotesi era che essi fossero già nel parco”. In ogni caso, gli investigatori volevano sapere esattamente che cosa stavano aspettando gli uomini quando arrivarono lì.
Prima che tali questioni fossero pienamente esplorate, però, le indagini furono chiuse. In base a quanto riferito da ABC News vi furono “negoziati di alto livello tra funzionari governativi israeliani e americani”, e fu raggiunto un accordo per il caso dei cinque sospetti della Urban Moving Systems. Evidentemente vi erano state forti pressioni politiche. Lo stimato quotidiano israeliano Ha'aretz ha riferito che per l'ultima settimana di ottobre 2001, circa sei settimane dopo che gli uomini erano stati arrestati, il vicesegretario di Stato Richard Armitage e due non meglio identificati “importanti membri di New York del congresso” stavano facendo forti pressioni per il loro rilascio. Secondo una fonte di ABC News vicina al programma 20/20, l'importante avvocato penalista Alan Dershowitz si era fatto avanti come negoziatore in favore degli uomini per appianare le divergenze col governo Usa. (Dershowitz si è rifiutato di commentare per questo articolo). E così, alla fine del novembre 2001, con la motivazione che essi stavano solamente lavorando illegalmente nel paese come trasportatori, in violazione dei loro visti, gli uomini vennero astradati in Israele.
Ancora oggi le cruciali domande sollevate da questa vicenda rimangono senza risposta. Vi sono sufficienti ragioni- per quanto riferito dalla stampa, per le affermazioni di ex e attuali ufficiali dell'intelligence, per un insieme di prove circostanziali e per il citato riconoscimento da parte del governo israeliano- per credere che nei mesi prima dell'11-9, Israele stesse gestendo una propria rete spionistica all'interno degli Stati Uniti che aveva come obiettivi estremisti islamici. Date le preoccupazioni di Israele per quel che riguarda il terrorismo islamico, così come la sua lunga storia di spionaggio in territorio Usa, questo non sembra affatto sorprendente. Ciò che è esplosivo è l'idea -appoggiata, anche se non dimostrata, da diverse prove- che gli israeliani avessero saputo qualcosa dell'11-9 in anticipo ma non avevano condiviso ciò che sapevano con gli ufficiali americani. Le questioni sono abbastanza gravi da richiedere un'indagine del Congresso.
Eppure nessuna di queste informazioni arrivò al rapporto del comitato del Congresso sugli attacchi terroristici, e non è stata nemmeno sfiorata nelle quasi 600 pagine nel rapporto finale della Commissione sull'11 Settembre. Nemmeno un grande network informativo ha seguito le rivelazioni di The Forward e ABC News per fare altre indagini. “E non vi erano nemmeno servizi che affermassero che si trattava di stupidaggini”, dice Perelman di The Forward. “Onestamente, sono rimasto sorpreso”. Invece, la storia è scomparsa nella nebbia delle teorie del complotto anti-israeliane sull'11-9.
Non è un piccolo regalo per il governo Usa che la storia dello spionaggio israeliano legato all'11 settembre sia stata così accantonata: la storia non si adatta alle chiare linee del racconto ufficiale degli attacchi. Porta alla luce preoccupazioni non solo sul divieto per Israele di fare spionaggio all'interno degli Stati Uniti, il suo maggior benefattore, ma anche sulla possibilità che esso non abbia fornito agli Usa avvertimenti adeguati di un imminente devastante attacco sul suolo americano. Inoltre le prove disponibili minano l'immagine attentamente coltivata di santità che circonda la relazione tra Usa e Israele. Questi sono tutti fattori che aiutano a spiegare la scomparsa della storia, e sono tutti motivi per rivederla ora.

Il siluramento delle indagini dell’FBI
Tutti i cinque futuri dirottatori del volo 77 American Airlines, che ha colpito il Pentagono, avevano indirizzi o erano attivi in città in un raggio di sei miglia dagli israeliani impiegati alla Urban Moving Systems. Le contee di Hudson e Bergen, le aree in cui gli israeliani stavano presumibilmente conducendo la loro sorveglianza, erano il territorio dei dirottatori del volo 77 e dei loro complici di al-Qaeda. Mohammed Atta aveva un recapito postale e faceva visita ad amici nel Nord del New Jersey; i suoi contatti in quel luogo comprendevano Hani Hanjour, il pilota suicida del volo 77, e Majed Moqed uno dei complici che hanno aiutato Hanjour ad impadronirsi dell'aereo. Può essere che gli israeliani, che sapessero o meno dei piani dei terroristi, stessero seguendolo gli uomini che presto avrebbero dirottato il volo 77?
In dichiarazioni pubbliche, sia il governo israeliano che l’FBI hanno negato che gli uomini della Urban Moving Systems fossero coinvolti in un'operazione di intelligence negli Stati Uniti. “Nessuna prova suggerisce che alcuno di questi israeliani avesse una conoscenza anticipata degli attacchi dell'11-9, e questi israeliani non sono sospettati di lavorare per il Mossad”, mi ha detto il portavoce dell’ FBI Jim Margolin. (L'ambasciata israeliana non ha risposto a domande per questo articolo). Secondo la fonte di ABC News, gli investigatori dell’ FBI erano irritati per gli ostacoli posti dai loro superiori. “C'è molta frustrazione all'interno del bureau per questo caso”, mi ha detto la fonte. “Pensano che le alte sfere abbiano silurato l'indagine sulla cellula israeliana del New Jersey. Le tracce non sono state pienamente investigate”. Tra queste tracce perse vi è la figura di Dominik Suter, che apparentemente le autorità Usa non hanno mai cercato di contattare. L'esperto di intelligence e scrittore James Bamford mi ha detto che vi è una simile frustrazione all'interno della C.I.A.: “le persone con cui ho parlato all'interno della C.I.A. erano indignate per quello che stava accadendo. Pensavano fosse scandaloso che non vi fosse stata una vera indagine e che i fatti rimanessero lì senza alcuna conclusione.”
Eppure, ciò che è “assolutamente certo”, secondo Vincent Cannistraro, è che cinque israeliani facevano parte di una rete di sorveglianza nell' area di New York- New Jersey. Lo scopo della rete era di seguire estremisti islamici e/o supporter di gruppi palestinesi come Hamas o la Jihad Islamica. L'ex e funzionario dell'antiterrorismo della C.I.A., che parla in anonimato, mi ha detto che gli investigatori dell’FBI avevano scoperto che i sospetti israeliani svolgevano il ruolo di interpreti dall’arabo alle prese con “operazioni tecniche” nelle estese comunità islamiche del New Jersey settentrionale. L'ex funzionario della C.I.A. mi ha detto che queste operazioni comprendevano spionaggio telefonico, piazzamento di microfoni nelle stanze e sorveglianza mobile. La fonte di ABC News è d'accordo: “la nostra conclusione fu che erano esperti di arabo coinvolti in operazioni di sorveglianza, cioè di sorveglianza elettronica. Membri dell’ FBI sono d'accordo con questa conclusione”. La fonte di ABC News ha anche aggiunto, “ciò che abbiamo sentito è che gli israeliani potessero aver ascoltato conversazioni sul fatto che stava per accadere qualcosa la mattina dell'11-9”.
L'ex ufficiale dell'antiterrorismo della C.I.A. mi ha detto: “non c'è dubbio che [l'ordine di chiudere le indagini] provenisse dalla Casa Bianca. Fu immediatamente compreso nei quartieri generali della C.I.A. che questo insabbiamento stava avvenendo in modo che gli israeliani non fossero in alcun modo coinvolti nell'11 settembre. Tenete in mente che questa era una questione politica, non una questione di polizia o di intelligence. E’ come se qualcuno avesse detto ‘non vogliamo che gli israeliani vengano coinvolti in ciò-sappiamo che stavano spiando alla grande contro di noi, sappiamo che forse avevano informazioni anticipate sugli attacchi, ma affrontare questo sarebbe politicamente un incubo’” .

Gli “Studenti d’Arte” Israeliani
Vi è una seconda parte di prove che suggeriscono che gli agenti israeliani stessero spiando al Qaeda negli Stati Uniti. È la strana vicenda degli “studenti d'arte” israeliani, raccontata dal sottoscritto per Salon.com nel 2002, in seguito alla soffiata di un memorandum interno fatto circolare dall' Office of Security Programs [ufficio dei programmi di sicurezza n.d.t.] della Drug Enforcement Administration [agenzia anti-droga, DEA, n.d.t.]. Il memorandum del giugno 2001, emesso quindi tre mesi prima degli attacchi dell'11-9, riportava che più di 120 giovani cittadini israeliani, che fingevano di essere studenti d'arte che vendevano per strada quadri economici, avevano ripetutamente -in modo apparentemente inspiegabile- cercato di penetrare negli uffici della DEA e di altre agenzie di polizia e del Dipartimento della Difesa in tutto il paese. Il rapporto della DEA affermava che gli israeliani potevano avere a che fare con “un'attività organizzata di raccolta di intelligence”, il cui fine gli investigatori Usa, nel giugno 2001, non poterono determinare. Il memorandum sollevò brevemente la possibilità che gli israeliani fossero coinvolti nel traffico di ecstasy. Secondo il memorandum “la maggiore attività era stata riportata nello Stato della Florida” durante la prima metà del 2001, dove la città di Hollywood sembrava essere “un punto centrale per questi individui che avevano diversi indirizzi nell'area”.
A posteriori il fatto che un grande numero di “studenti d'arte” operassero a Hollywood è quanto meno intrigante. Durante il 2001, questa città, appena a Nord di Miami, era un punto caldo dell'attività di al Qaeda e serviva come uno dei maggiori luoghi di addestramento per il dirottamento degli aerei contro il World Trade Center e dell'aereo schiantatosi in Pennsylvania; ospitava tra i 15 e i 19 futuri dirottatori, nove a Hollywood e sei nell'area circostante. Tra le 120 sospette spie israeliane che fingevano di essere studenti d'arte, più di 30 vivevano nell'area di Hollywood e 10 proprio a Hollywood. Come notato nel rapporto della DEA, molti di questi giovani uomini e donne erano addestrati come funzionari per l’intercettazione elettronica dell'esercito israeliano-addestramento ed esperienza molto superiori a quelli obbligatori in base alla legge israeliana. “Il fatto che viaggiassero attraverso gli Stati Uniti vendendo arte non sembrava accordarsi con il loro background”, in base al rapporto della DEA.
Uno “studente d'arte”, un ex ufficiale dell'intelligence militare di nome Hanan Serfaty, prese in affitto due appartamenti a Hollywood vicini alla casella postale e all'appartamento di Mohammed Atta e di quattro altri dirottatori. Serfaty stava spostando grandi quantità di denaro: portava con sé documenti bancari che mostravano che aveva depositato più di $ 100.000 tra il dicembre del 2000 e il primo quarto del 2001; altri documenti bancari mostravano prelievi di circa $ 80.000 durante lo stesso periodo. Gli appartamenti di Serfaty, che servivano come dormitorio per almeno altri due “studenti d'arte”, erano localizzati al numero 4220 di Sheridan Street e al numero 701 di South 21st Avenue. Il capo di dirottatori Mohammed Atta aveva la sua cassetta della posta al numero 3389 di Sheridan Street--a circa 900 metri dall'appartamento di Serfaty in Sheridan Street. Sia Atta che Marwan al-Shehhi, il pilota suicida del volo 175 United Airlines che ha colpito la torre 2 del World Trade Center, vivevano in un appartamento in affitto al numero 1818 di Jackson Street a circa 600 m dall'appartamento di Serfaty nella South 21st Avenue.
Difatti, una improbabile serie di coincidenze emerge da un'attenta lettura del memorandum del 2001 della DEA, dalle affermazioni dello staff e del rapporto finale della Commissione sull'11-9, dalle liste dei sospettati dell’FBI e del Dipartimento di giustizia, dalla cronologia dei dirottatori compilata dai maggiori media e dalle affermazioni del personale delle forze dell'ordine locali, statali e federali. In almeno sei centri urbani, sospette spie israeliane e dirottatori dell'11 settembre e/o sospetti legati ad al Qaeda vivevano e operavano l'uno vicino all'altro in alcuni casi a meno di mezzo miglio di distanza, per diversi periodi nel 2000-2001 durante la preparazione degli attacchi. In aggiunta al New Jersey e a Hollywood, Florida, questi centri comprendevano Arlington e Fredericksburg, Virginia; Atlanta; Oklahoma City; Los Angeles; e San Diego.
Gli “studenti d'arte” israeliani rivelano anche vicini a sospetti terroristi dentro e attorno a Dallas, Texas. Un venticinquenne studente d'arte di nome Michael Calmanovic, arrestato e interrogato da gente texani della DEA nell'aprile del 2001, aveva il recapito postale al numero 3575 della North Beltline Road a meno di 300 metri dall'appartamento di Ahmed Khalefa al numero 4045 della North Beltline Road, un sospetto terrorista per l’FBI. Dallas e i suoi dintorni, specialmente la città di Richardson, Texas pulsavano di attività degli “studenti d'arte”. Richardson è nota per essere la patria della Holy Land Foundation, un'organizzazione di carità islamica indicata come finanziatrice del terrorismo dall'Unione Europea e dal governo Usa nel dicembre 2001. Alcune fonti nel 2002 hanno detto al The Forward, in un articolo non legato alla questione degli studenti d'arte, che “l'intelligence israeliana ha avuto un grande ruolo aiutando l'amministrazione Bush a sconfiggere le organizzazioni islamiche di carità sospettate di fornire denaro a gruppi terroristi, specialmente la Holy Land Foundation di Richardson, Texas, nello scorso dicembre [2001]”. È plausibile che le informazioni che hanno permesso di chiudere la Holy Land Foundation provenissero dagli studenti d'arte - spie dell'area di Richardson.
Altri tra gli studenti d'arte avevano specifiche conoscenze in sorveglianza elettronica o intelligence militare, o erano associati con aziende israeliane di sorveglianza e intercettazione, che causarono ulteriori preoccupazioni tra gli investigatori Usa. Per esempio gli agenti della DEA descrissero Michael Calmanovic come “un operatore di intercettazione elettronica dell'esercito israeliano recentemente congedato”. Lior Baram, interrogato vicino a Hollywood, Florida, nel gennaio 2001 disse che aveva prestato servizio per due anni nell'intelligence israeliana “lavorando con informazioni classificate”. Hanan Serfaty che gestiva gli appartamenti di Hollywood vicino ad Atta e ai suoi complici, aveva prestato servizio nell'esercito israeliano tra i 18 e i 21 anni. Serfaty si rifiutò di dichiarare le sue attività tra le età di 21 e 24 anni, comprese quelle successive al suo arrivo negli Usa nel 2000. Il quotidiano francese Le Monde ha nel frattempo riportato che sei studenti d'arte stavano apparentemente usando telefoni cellulari che erano stati acquistati da un ex vice console israeliano negli Usa.
La sospetta spia israeliana Tomer Ben Dor, interrogata all'aeroporto Fort Worth di Dallas nel maggio 2001, lavorava per la compagnia israeliana di intercettazione e sorveglianza elettronica NICE Systems Ltd (la sussidiaria americana della NICE Systems Ltd. La NICE Systems Inc., è collocata vicino a Rutherford, New Jersey, non lontano dal luogo di East Rutherford dove vennero arrestati i cinque “trasportatori” israeliani il pomeriggio dell'11 settembre). Ben Dor portava nel suo bagaglio un foglio stampato al computer che faceva riferimento a “gruppi della DEA”. Come egli abbia acquisito informazioni sui cosiddetti “gruppi della DEA” -ad esempio tramite il suo impiego con un'azienda israeliana di intercettazione-non è mai stato determinato, a quanto affermano i documenti della DEA.
Lo “studente d'arte” Michal Gal, arrestato dagli investigatori della DEA a Irving, Texas, nella primavera del 2001 fu rilasciato grazie a una cauzione di $ 10.000 inviata da Ophir Baer, impiegato della compagnia israeliana di software per le telecomunicazioni Amdocs Inc., che fornisce tecnologie di fatturazione telefonica a clienti che comprendono alcune delle maggiori compagnie telefoniche negli Stati Uniti così come ad agenzie governative Usa. La Amdocs, il cui consiglio di amministrazione è pieno di membri in carica o in pensione del governo e dell'esercito israeliano, è stata indagata almeno due volte negli scorsi 10 anni da autorità Usa con l'accusa di spionaggio per la perdita di dati che l'azienda aveva certificato come sicuri. (La compagnia nega fortemente ogni addebito).
Secondo l'ex funzionario dell'antiterrorismo C.I.A. a conoscenza delle indagini sullo spionaggio israeliano legato all'11 settembre, quando ufficiali delle forze dell'ordine esaminarono il fenomeno degli “studenti d'arte”, vennero alla provvisoria conclusione che “probabilmente gli israeliani hanno in corso negli USA una grossa operazione di spionaggio e che erano riusciti a identificare un certo numero di dirottatori”. Il quotidiano tedesco Die Zeit pervenne alla stessa conclusione nel 2002, riferendo che “agenti del Mossad negli Usa stavano con tutta probabilità sorvegliando almeno quattro dei 19 dirottatori”. Anche il canale televisivo Fox News aveva riportato che gli investigatori Usa sospettavano che gli israeliani stessero spiando militanti islamici negli Stati Uniti. “Non vi è indicazione che gli israeliani fossero coinvolti negli attacchi dell'11 settembre, ma gli investigatori sospettano che gli israeliani potessero aver preventivamente raccolto intelligence riguardante gli attacchi senza condividerla”, ha riferito il corrispondente della Fox Carl Cameron in una serie di servizi del dicembre 2001 che fu la prima grande esposizione al pubblico delle accuse di spionaggio israeliano legato all'11-9. “Un investigatore molto alto in grado ha detto che vi sono dei ‘legami’. Ma quando gli sono stati chiesti dei dettagli si è fermamente rifiutato di esporli dicendo che ‘ le prove che legano questi israeliani all'11-9 sono classificate. Non posso dirle nulla sulle prove che sono state raccolte. Sono informazioni classificate.’”
Un elemento delle accuse non è mai stato chiaramente compreso: se gli “studenti d'arte” fossero stati davvero spie che avevano come obiettivo gli estremisti islamici tra cui quelli di al Qaeda, perché stavano anche sorvegliando agenti della DEA in modo così compromettente? Perché, in altre parole, delle spie straniere si sarebbero dovute introdurre a frotte in uffici federali col rischio di esporre la loro operazione? Una spiegazione è che un certo numero degli studenti d'arte erano, di fatto, giovani israeliani coinvolti in semplici truffe di arte e che inconsapevolmente fornivano una copertura per le vere spie. Il giornalista investigativo John Sugg, che come editore anziano della rivista Creative Loafing riferì degli studenti d'arte nel 2002, mi ha detto che gli investigatori con cui parlò all'interno dell’ FBI pensavano che la cerchia degli studenti d'arte funzionava come un'ampia copertura che nella sua ovvietà era anti-intuitiva. Per esempio gli investigatori della DEA scoprirono prove che legavano gli studenti d'arte israeliani a note operazioni di traffico di ecstasy a New York e in Florida. Secondo Sugg queste erano informazioni false. “La spiegazione è che quando i nostri ragazzi dell’ FBI iniziarono ad interessarsi a questi tizi [gli studenti d'arte] -e quando arrivarono troppo vicini a quale fosse il loro scopo-gli israeliani si gettarono in un giro di ecstasy”, mi ha detto Sugg. “L'idea era che se i nostri agenti avessero pensato che gli israeliani erano coinvolti in un giro di spaccio allora non avrebbero visto il vero scopo dell'operazione”. Sugg che sta scrivendo un libro che esplora la questione degli “studenti d'arte”, mi ha detto che diverse fonti all'interno dell’FBI, ed almeno una fonte che faceva parte dell'intelligence israeliana, hanno suggerito che “l'aspetto delle effrazioni [negli uffici governativi] da parte degli studenti d'arte era intenzionale”.
Quando scrissi di questa vicenda per Salon.com nel 2002, un agente operativo veterano dell'intelligence Usa con esperienza di lavori sia per la C.I.A. che per la NSA suggerì una possibilità simile. “Era un'operazione chiassosa”, mi disse il veterano dell'intelligence. L'agente mi citò il film Victor, Victoria. “Riguardava una donna che fingeva di essere un uomo che a sua volta fingeva di essere una donna. Forse bisognerebbe pensare a questa questione sotto quest'aspetto e chiedersi se stavamo cercando qualcosa che era sotto i nostri occhi ma che non aveva senso e che non era possibile attribuire a loro”. L'agente dell'intelligence aggiunse, “guardala in questo modo: come potevano gli esperti pensare che ciò potesse avere un qualche valore? non avrebbero accantonato ciò che vedevano?” I funzionari americani e israeliani, negando le accuse di spionaggio come “mito metropolitano”, hanno pubblicamente affermato che gli “studenti d'arte” israeliani erano solamente colpevoli di lavorare in territorio Usa senza le giuste autorizzazioni. Le forti smentite emesse dal Dipartimento di Giustizia sono state ampiamente pubblicizzate sullo Washington Post e altrove, e la nota finale da parte di ambienti ufficiali e nei media dell'establishment nella primavera del 2002 fu che gli studenti d'arte erano stati arrestati ed espulsi semplicemente per colpa di innocue violazioni del visto. L’FBI da parte sua, si rifiuta di confermare o smentire la storia di spionaggio degli “studenti d'arte”. Il portavoce Jim Margolin mi ha detto che “per quel che riguarda le indagini sugli studenti d'arte israeliani, l’FBI non può fare alcun commento su nessuna di esse”. Come per gli israeliani del New Jersey, l'indagine sugli “studenti d'arte” israeliani sembra essere stata fermata dall'alto. L’agente veterano per la CIA e l’ NSA mi ha detto nel 2002 che vi era una “grande pressione per screditare questa storia, screditare le connessioni e impedire agli investigatori di andare oltre. Si è detto alla gente di starsene ferma. Il nome dell'agenzia l’hai già detto tu, a loro venne detto di fermarsi”. L’agente aggiunse, “le persone che si pensava stessero indagando [su questa questione] si trovarono improvvisamente sotto tiro da tutte le direzioni. L'interesse da parte della burocrazia non era che ci fosse stata una infrazione nella sicurezza ma che qualcuno si fosse messo a indagare su tale infrazione. Questa era la paura”.

Il Soffocamento della Copertura Giornalistica
Vi fu una simile pressione contro i media che avevano osato riferire le accuse sullo spionaggio israeliano riguardante l'11-9. Un ex impiegato della ABC News ben introdotto nella redazione del network mi disse che quando ABC News aveva mandato in onda il suo reportage nel giugno 2002 sugli israeliani che festeggiavano nel New Jersey, “venne fatta un'enorme pressione da parte di organizzazioni pro Israele”- e queste pressioni iniziarono mesi prima che il pezzo fosse pronto per andare in onda. La fonte mi disse che i suoi colleghi di ABC News si chiedevano “come [le organizzazioni pro Israele] avessero scoperto che stavamo lavorando su questa storia. Persone a favore di Israele chiamavano il presidente di ABC News. Barbara Walters veniva bombardata di chiamate. La storia fu una questione difficile ma ABC News ne venne fuori isolando i giornalisti dalle pressioni ricevute dai dirigenti”.
L'esperienza di Carl Cameron, capo dei corrispondenti da Washington per Fox News Channel e primo giornalista mainstream Usa a presentare le accuse di sorveglianza israeliana sui dirottatori dell'11-9, è stata forse più tipica, sia nei particolari che nel seguito. L'attacco contro Cameron e Fox News fu guidato da un gruppo di lobbysti pro Israele chiamato Committee for Accuracy in Middle East Reporting in America (CAMERA) [comitato per l'accuratezza in America dei servizi sul medio oriente n.d.t.], che operava in tandem con le due e più potenti e visibili lobby filo israeliane, la Anti-Defamation League (ADL) [lega anti-diffamazione, ADL n.d.t.] e la American Israel Public Affairs Committee [comitato per le questioni pubbliche Israele-americane AIPAC, n.d.t.] (essa stessa attualmente implicata in uno scandalo spionistico legato al Dipartimento della difesa e all'ambasciata israeliana). Carl Cameron mi disse nel 2002 che “CAMERA ci tirò addosso di tutto”, riferendosi a un bombardamento di e-mail che finì per mandare in tilt i server di Fox News.com. Lo stesso Cameron ricevette 700 pagine di messaggi e-mail praticamente identici da centinaia di cittadini (sebbene sospettasse che questi fossero nomi inventati per fare spam). Il portavoce di CAMERA Alex Safian mi ha successivamente detto che il fatto che Cameron forse cresciuto in Iran, dove il padre aveva viaggiato come archeologo, aveva reso il giornalista “molto favorevole alla parte araba”. Safian aggiunse: “io penso che Cameron ha personalmente qualcosa contro Israele”- un linguaggio in codice per dire che Cameron è un antisemita. Cameron è rimasto indignato dall'accusa.
Secondo una fonte di Fox News Channel, il presidente della ADL, Abraham Foxman, telefonò ai dirigenti della società proprietaria di Fox News, la News Corp., per chiedere una smentita subito dopo il reportage di Cameron. La fonte ha detto che Foxman disse ai dirigenti di News Corp.: “guardate, voi in genere siete stati molto equilibrati con Israele. Come vi viene in mente di far uscire queste cose? così ci state uccidendo”. La fonte a Fox News ha continuato, “come sono soliti fare, davanti a un buon caffè a Manhattan i ragazzi si sono chiesti, ‘bene che facciamo con tutto questo?’ alla fine, Fox News ha detto, ‘fermate l'invio di e-mail. Smettete di criticarci. Smettete di venirci contro e noi smetteremo di venire contro di voi- togliendo la storia dal Web. Non la ritratteremo; non la smentiremo; la difendiamo. Ma almeno la leviamo dal Web’”. Dopo questo incontro, meno di quattro giorni dopo che la serie di servizi di Cameron era stata messa su Fox News.com, la trascrizione è scomparsa, sostituita dal messaggio, “questa storia non esiste più” [ma sul web c’è chi l’ha salvata e riproposta: a questo link si trovano la trascrizione del servizio di Cameron e vari altri articoli. Basta cercare su Google per ottenere articoli riguardanti la vicenda, ad esempio il dettagliato articolo di Wayne Madsen o la ricostruzione del sito What Really Happened. Nelle reti peer to peer (ad esempio quella basata sul metodo Bittorrent) è molto facile trovare pure il filmato originale di Fox News. N.d.t]

Cosa sapeva il Mossad e ha detto agli USA?
Che le spie israeliane sapessero o no in anticipo degli attacchi dell'11-9, le autorità israeliane sapevano abbastanza da avvertire il governo Usa nell'estate del 2001 che era in vista un attacco. Il britannico Sunday Telegraph ha riportato il 16 settembre 2001 che due agenti anziani del Mossad erano stati mandati a Washington all'agosto del 2001 “per avvertire la C.I.A. e l’FBI dell'esistenza di una cellula di almeno 200 terroristi che stava preparando una grossa operazione”. Il Telegraph ha citato un “ufficiale anziano della sicurezza israeliana” che avrebbe affermato che gli esperti del Mossad “non avevano informazioni specifiche su ciò che veniva pianificato”. Eppure, l'ufficiale disse al Telegraph che i contatti del Mossad “avevano collegato l'operazione a Osama Bin Laden”. Allo stesso modo il corrispondente Oliver Schröm di Die Zeit ha riferito che il 23 agosto del 2001 il Mossad “consegnò alla sua controparte americana una lista di nomi di terroristi che risiedevano negli USA e che stavano presumibilmente pianificando di lanciare un attacco nel prossimo futuro”. Anche Carl Cameron di Fox News, nel maggio 2002, ha riferito di avvertimenti da parte di Israele: “basandosi sulla sua intelligence, il governo israeliano fornì informazioni ‘generali’ agli Stati Uniti la seconda settimana di agosto sul fatto che un attacco di al Qaeda era imminente”. Il governo Usa ha successivamente affermato che questi avvertimenti non erano abbastanza specifici da permettere di poter intraprendere alcuna azione preventiva. L'esperto sul Mossad, Gordon Thomas, autore di Gideon's Spies, afferma che fonti dell'intelligence tedesca gli hanno detto già nell'agosto del 2001 che spie israeliane negli Stati Uniti avevano intrapreso contatti di sorveglianza “con noti adepti di Bin Laden negli Usa. Sono stati questi i contatti di sorveglianza che successivamente sollevarono la domanda: quanta conoscenza anticipata aveva il Mossad e a quale stadio?
Secondo Die Zeit, il Mossad fornì al governo Usa i nomi dei sospetti terroristi Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi, che avrebbero dirottato l'aereo che finì contro il Pentagono. Bisogna notare che Mihdhar e Hazmi erano tra i dirottatori che operavano in prossimità degli “studenti d'arte” israeliani a Hollywood, Florida e agli israeliani della Urban Moving Systems nel New Jersey settentrionale. Inoltre, Hazmi e almeno tre “studenti d'arte” hanno visitato Oklahoma City quasi nelle stesse date, dal primo al 4 aprile 2001. Il 24 agosto 2001, il giorno dopo l'incontro con il Mossad, Mihdhar e Hazmi vennero posti nella lista di sospetti terroristi della C.I.A.; inoltre fu solo dopo l'avvertimento del Mossad, per quanto riferito da Die Zeit, che la C.I.A., il 27 agosto, informò l'FBI della presenza dei due terroristi. Ma per quel giorno la cellula era già nascosta preparandosi per l'attacco.
La CIA, insieme alla Commissione sull'11 settembre che ha adottato la versione della CIA, afferma che Mihdhar e Hazmi vennero messi sulla lista dei sospetti solamente grazie agli sforzi dell'agenzia senza alcun aiuto da parte del Mossad. La loro spiegazione di come la coppia venne posta sulla lista, però, non è affatto credibile e potrebbe essere servita come copertura per nascondere l'incontro con il Mossad [leggete l'altro articolo di Ketcham "The Kuala Lumpur Deceit"]. Ciò fa emergere la possibilità che la C.I.A. potesse essere a conoscenza dell'esistenza dei presunti agenti israeliani e della loro missione ma ha cercato naturalmente di non renderla nota. Un secondo e più inquietante scenario è che la C.I.A. possa avere impiegato il Mossad, dato che l'agenzia non può per legge condurre operazioni di intelligence in territorio Usa e mancava anche di una squadra di agenti capaci di parlare correntemente l'arabo. In tale scenario, le C.I.A. potrebbe avere lavorato attivamente con gli israeliani e può avere tranquillamente consentito un'operazione indipendente in territorio Usa. Nel suo libro investigativo sull'11-9, The Looming Tower, l'autore Lawrence Wright nota che gli agenti dell'antiterrorismo dell’ FBI, infuriati per il fatto che la C.I.A. non aveva condiviso le informazioni su Mihdhar e Hazmi, ipotizzavano che “l'agenzia stesse proteggendo Mihdhar e Hazmi perché sperava di reclutarli”. I due uomini di al Qaeda, fa notare Wright, “devono essere sembrate due ghiotte opportunità; eppure una volta entrati negli Stati Uniti erano competenza dell' FBI…” Wright osserva inoltre che la reticenza della C.I.A. a condividere le sue informazioni era dovuta alla paura che “processi risultanti da particolari informazioni di intelligence potessero compromettere il suo rapporto con servizi stranieri”. Quando nella primavera del 2002 lo scenario dell'impiego da parte della C.I.A. di intelligence straniere è stato esposto al veterano agente della CIA e dell’NSA con cui ho parlato diffusamente, egli non lo ha rigettato immediatamente. L'agente ha notato che in anni recenti le risorse di intelligence umana della C.I.A., note come "humint" - agenti sul terreno che conducono sorveglianza, creano contatti e infiltrano il nemico- erano state “smembrate” in favore della meno pericolosa "sigint" della NSA, l'operazione di intelligence dei segnali, cioè l'intercettazione remota delle comunicazioni elettroniche. Come risultato “l'intelligence Usa si ritrova a dover ricorrere a fonti a cui non vorresti mai ricorrere ma che ora sono indispensabili” ha detto l’agente veterano dell'intelligence. “È un fatto che non ci piace ma le nostre strutture di humint non esistono più. Mentre la humint dell'intelligence israeliana è forte come non mai. Se si ha un buco nell'intelligence non lo si può tappare in un attimo. Servono anni e anni di lavoro diligente, un alto grado di sicurezza, persone di talento che se ne occupino, una direzione volenterosa e una mano ferma. Non è un lavoro divertente, e certamente non è senza rischi. Se si perde questa capacità le organizzazioni si trovano a dover fare un patto col diavolo. Il problema [per l'intelligence USA] è davvero grande”.
Se un tale accordo esisteva tra C.I.A. e Mossad a riguardo dei membri di al Qaeda negli Usa, la complicità potrebbe spiegare un certo numero di stranezze: spiegherebbe la ricostruzione da parte della C.I.A. abbastanza incoerente, e forse appositamente ingannevole, degli eventi che hanno portato Mihdhar e Hazmi nella lista dei sospettati; potrebbe pure spiegare l'evidente stranezza del comportamento della cellula israeliana del New Jersey che festeggiava la mattina dell'11-9 (protetti dalla C.I.A. erano liberi di comportarsi come volevano). Spiegherebbe anche l'affermazione in uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, che nei mesi precedenti all'11-9, mentre gli studenti d’arte israeliani venivano identificati e catturati, la C.I.A. “promuoveva attivamente la loro espulsione”. Ciò che viene suggerito dall'articolo di Yedioth Ahronoth è che semplicemente la C.I.A. non se ne curava, non cercando di far scappare gli israeliani fuori dal paese in sicurezza. A questo punto non possiamo esserne certi.
Lo spionaggio israeliano contro gli Usa è naturalmente fermamente negato da entrambi i governi. Nel 2002, rispondendo alle mie domande sugli “studenti d'arte”, il portavoce dell'ambasciata israeliana Mark Rege ha sollevato un netto rifiuto. “Israele non spia gli Stati Uniti” mi disse Regev. Le dichiarazioni ufficiali sono strettamente pro forma, dal momento che non è un segreto che lo spionaggio di Israele contro gli Stati Uniti è sempre stato ampio e spudorato. Un rapporto del 1996 del General Accounting Office, per esempio, trovò che Israele “ conduce la più aggressiva operazione di spionaggio contro gli Stati Uniti mai compiuta da un alleato Usa”. Più recentemente, un ex ufficiale dell'intelligence ha riferito al Los Angeles Times, nel 2004, che “vi è un enorme, aggressivo insieme di attività israeliane in corso contro gli Stati Uniti”. E' anche routine che lo spionaggio israeliano venga ignorato o minimizzato dal governo Usa (il caso della spia Jonathan Pollard arrestata e condannata all'ergastolo nel 1986 è una drammatica eccezione). Secondo American Prospect, negli ultimi 20 anni almeno sei incriminazioni sono state effettuate contro individui che presumibilmente stavano spiando “per Israele”, ma i casi sono stati risolti “tramite canali diplomatici e di intelligence” piuttosto che con udienze pubbliche nei tribunali. Ufficiali dell'intelligence e membri del Dipartimento di Giustizia che seguono lo spionaggio israeliano hanno riferito al Prospect “di una frustrazione di lunga data tra gli investigatori e i procuratori che pensano che dei casi che potevano essere portati con successo contro spie israeliane non sono mai stati condotti in tribunale o che delle indagini sono state chiuse prematuramente”.

Domande senza risposta
È notevole il fatto che gli israeliani della Urban Moving Systems, quando sono stati interrogati dall’ FBI, abbiano spiegato i motivi dei loro “festeggiamenti” sul litorale di New Jersey in termini Macchiavellici di geopolitica-festeggiamenti che consistevano in risate, rallegramenti, riprese con fotocamere e telecamere e, secondo l’FBI, “dandosi il cinque”. La spiegazione del perché fossero felici, mi ha detto il portavoce dell'FBI Margolin, “era che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a combattere il terrorismo [mediorientale], e che gli americani avrebbero avuto comprensione ed empatia per la situazione di Israele, e che in fin dei conti gli attentati erano una buona cosa per Israele”. Quando dei giornalisti la mattina dell'11-9 chiesero all'ex primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu quale effetto avrebbero avuto gli attacchi sulle relazioni tra Israele e l'America, egli rispose istintivamente con un'analisi simile: “E’ una buona cosa”, notò. Poi specificò la sua affermazione: “Beh, non è una buona cosa ma genererà immediatamente simpatia [per Israele da parte degli americani]”.
Ciò che forse è più inquietante è il fatto che i festeggiamenti degli israeliani sul litorale del New Jersey siano avvenuti nei primi 16 minuti dopo l'impatto iniziale, quando nessuno era a conoscenza che si trattava di un attacco terroristico. In altre parole dal momento in cui il primo aereo colpì la torre Nord, alle 8.46 del mattino, al momento in cui il secondo aereo colpì la torre sud, alle 9.02, l'assunzione prevalente da parte dei mezzi d'informazione dei funzionari del governo era che l'impatto dell'aereo fosse semplicemente un terribile incidente. Fu solo dopo che il secondo aereo ebbe colpito che furono sollevati dei sospetti. Eppure se quegli uomini si stavano rallegrando per motivi politici, come avrebbero detto all’ FBI, ovviamente credevano di stare assistendo a un atto terroristico e non a un incidente.
Dopo essere ritornati sani e salvi in Israele nel tardo autunno del 2001, tre dei cinque israeliani del New Jersey hanno parlato in un talk show nazionale. Oded Ellner che il pomeriggio dell'11 settembre aveva, con i suoi compatrioti, protestato per l'arresto con il sergente Dennis Rivelli dicendo “noi siamo israeliani”, ha ammesso all'intervistatore: “noi proveniamo da un paese che assiste giornalmente ad atti di terrorismo. Il nostro scopo era di documentare quell'evento”. Per sua stessa ammissione quindi, Ellner si trovava sul litorale del New Jersey per documentare con filmati e fotografie un attacco terroristico prima che chiunque altro sapesse che si trattava di un attacco terroristico.
Un'ovvia domanda sorge nella mente di tutti noi: se questi uomini erano stati addestrati con me spie professioniste, perché hanno esibito un tale scandaloso comportamento nel momento della verità sul litorale? La fonte della rete ABC vicina al reportage e del programma 20/20 mi ha fatto notare una delle più inquietanti spiegazioni pronunciate dagli investigatori del controspionaggio dell’FBI: “gli israeliani sapevano che in un certo senso la loro intelligence aveva funzionato-cioè stavano festeggiando il loro acume e capacità come agenti dell'intelligence”.
Le domande abbondano: gli israeliani della Urban Moving Systems, pronti a “documentare l'evento” erano arrivati sul litorale prima che il primo aereo arrivasse da Nord? e se sono arrivati subito dopo, perché pensavano che si trattasse di un attacco terroristico? E cosa dire della strana storia degli “studenti d'arte”? si trattava di semplici faccendieri, come hanno affermato, che sono finiti solo per coincidenza ad attraversare ripetutamente la strada di agenti federali e a vivere accanto a gran parte di dirottatori dell'11 settembre? le autorità israeliane avevano scoperto sugli imminenti attacchi più di quanto hanno condiviso con le loro controparti Usa? o gli agenti israeliani sul terreno avevano solo intercettato vaghi discorsi che, secondo loro, non valeva la pena condividere al costo di perdere l'anonimato? D'altra parte, il governo Usa ha ricevuto più informazioni anticipate sugli attacchi dalle autorità israeliane rispetto a quanto sia disposto ad ammettere? Cosa dire del fatto che la commissione sull'11-9 ha glissato su i noti avvertimenti israeliani che possono aver portato Mihdhar e Hazmi sulla lista dei sospetti? Gli avvertimenti israeliani sono stati di proposito cancellati dalla storia? la C.I.A. sapeva dello spionaggio israeliano prima dell'11-9 più di quanto ha ammesso?
Lo sfortunato fatto è che la verità potrebbe non venire mai alla luce, non per vie ufficiali e certamente non grazie a una stampa passiva. James Bamford che in un grande colpo giornalistico, durante gli anni 80, rivelò le trame interne della NSA nel suo libro The Puzzle Palace, indica un “problema chiave”: “gli israeliani sono stati tutti espulsi dal paese”, afferma Bamford. “Non è rimasto nessun legame. L’FBI non può semplicemente andare a bussare a delle porte in Israele. Ha bisogno di lavorare col Dipartimento di Stato. Hanno bisogno di rogatorie, in cui si chiede a un governo di un paese straniero di potere ottenere risposte da cittadini che si trovano in tale paese”. Il governo israeliano probabilmente non acconsentirà. Così ogni indagine “è ora molto complicata”, dice Bamford. Egli ricorda una storia che aveva prodotto per ABC News riguardante due sospetti assassini -cittadini Usa- che erano fuggiti in Israele e avevano evitato l'estradizione per 10 anni. “Gli israeliani non fecero nulla a riguardo finchè io non andai in Israele, bussando alle porte e trovando alla fine i due sospetti. Penso sarebbe una grande idea ritornare lì e bussare alle loro porte” afferma Bamford.
I sospettati non ci sono più. La pista è fredda. Eppure molti degli eventi chiave e dei promettenti indizi si trovano liberamente sul Web, negli archivi, salvi nei cassetti di 20/20, The Forward e Die Zeit. Un investigatore vicino a questa questione afferma che tutto ciò gli ricorda il film "Blow-Up" di Antonioni, che parla di un fotografo che scopre la prova di un omicidio nascosta proprio sotto i suoi occhi nell'immagine di una fotografia ingrandita. È un mistero che nessuno sembra ansioso di risolvere.

Mentana spieghi questo
Maurizio Blondet 10/03/2007
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Vari lettori mi hanno segnalato l'ennesima puntata di Matrix che ha cercato di demolire il documentario «Inganno Globale» di Massimo Mazzucco, che pone seri dubbi sulla versione ufficiale dell'11 settembre.
Per Mentana pare diventata un'ossessione, una questione personale.
Ossessivamente, continua a concentrarsi sugli aspetti diciamo così fisico-tecnici dell'attentato: è normale che il carburante abbia rammollito i 38 pilastri d'acciaio delle Torri.
E' normale che due grattacieli, anzi tre (l'Edificio 7) colpiti lateralmente, cadano verticalmente in modo perfetto.
Sicuramente è stato un aereo a colpire il Pentagono…
Qualcuno dovrebbe avvisare Mentana (che non pare uomo di vaste letture) che le polemiche tecniche sono solo una parte della questione.
Che la versione ufficiale sia falsa, lo suggeriscono una quantità di indizi di natura diversa, ossia giudiziaria e investigativa, raccolti dalla polizia americana.
Il caso più celebre - di cui Mentana impedisce di parlare fulminando con accuse di «antisemitismo» - è quello dei cosiddetti «israeliani danzanti».
Chi s'è informato - io ne ho parlato nel mio «11 settembre, colpo di Stato in USA» - sa di cosa si tratta.
Una donna di servizio messicana, che stava facendo le pulizie in un condominio del New Jersey
(a Liberty State Park), notò tre individui che, dal fronte d'acqua dello Hudson, assistettero al primo impatto dell'aereo contro la Torre.
All'esplosione, furono visti esultare, fare segni di «vittoria» con le dita,  fotografarsi a vicenda tenendo sullo sfondo il grattacielo in fiamme.
Poi partirono su un camion di traslochi.
La benemerita cameriera si segnò la targa e avvisò la polizia di New York.
Ora, Christopher Ketcham su Counterpunch (1) fornisce particolari prima ignorati - e del massimo interesse - su questo fatto, tutti «tratti dai rapporti ufficiali degli agenti» che procedettero al fermo dei «festeggianti».
Atti ufficiali di pubblici ufficiali.
Mentana provi a demolire questi.
Si apprende che (evidentemente dopo la segnalazione della donna) l'FBI diramò  alle pattuglie un comunicato BOLO («Be on lookhout», ossia «Tenete gli occhi aperti») a proposito di tre individui su «un veicolo che può essere collegato con l'attentato terrorista», e che erano stati visti lasciare la banchina costiera del New Jersey pochi minuti dopo il primo impatto.
Nel comunicato si indicava il veicolo così: «Furgone bianco, Chevrolet del 2000 con la scritta 'Urban Moving System sul retro. Visto a Liberty State Park, Jersey City, N J al momento del primo impatto dell'aereo contro il World Trade Center. Tre individui con il furgone sono stati visti a celebrare dopo l'impatto e la seguente esplosione. L'ufficio di Newark dell'FBI richiede che, se il furgone è identificato, gli individui vengano detenuti e rilevate le impronte (digitali)».
Alle ore 15.56, venti minuti dopo la diffusione del comunicato, agenti del dipartimento di polizia East Rutheford bloccano il camion, identificato dalla targa.
Gli agenti, ufficiale Scott De Carlo e il sergente Dennis Rivelli, raccontano così il fermo nel loro rapporto successivo.
Bloccano il veicolo e chiedono al guidatore di scendere.
Il guidatore, poi identificato come Silvan Kurzberg di anni 23, «rifiuta, e la richiesta deve essere ripetuta più volte mentre egli armeggia dentro una borsa di pelle nera a forma di sacco. I due agenti, revolver in pugno,  devono 'rimuovere fisicamente Kurzberg'; altri quattro individui (evidentemente, due si sono aggiunti ai tre visti dalla cameriera) vengono fatti anch'essi scendere, ammanettati e allineati sull'aiuola spartitraffico, dove vengono loro letti i loro diritti».
Benchè non venga comunicato loro il motivo dell'arresto - nota De Carlo nel suo rapporto - «il sottoscritto agente si sente dire dal guidatore [Kurzberg]: 'Siamo israeliani, non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono gli stessi nostri. Il problema sono i palestinesi'».
Già sapevano la «versione ufficiale», prima ancora che la dichiarasse la Casa Bianca.
Un altro dei cinque fermati, senza essere interrogato, dice all'ufficiale De Carlo: «Eravamo sulla West Side Highway a New York City durante l'incidente».
Particolare falso.
Accorrono agenti dell'FBI ad affiancare i due poliziotti locali, del New York Police Department. Trovano nel camion «diversi passaporti e 47.000 dollari in contanti dentro una calza».
Tutte le circostanze sono conservate nel registro della polizia della Contea di Bergen (New Jersey), insieme ad altri particolari.
Fra cui questo: gli agenti hanno trovato nel veicolo anche «mappe della città con certi luoghi sottolineati».
Secondo un dirigente della Bergen County, «sembra che quelli sapessero ciò che stava per avvenire quando si trovavano al Liberty State Park».
Ossia erano arrivati sulla riva dell'Hudson nel New Jersey, con splendida vista su Manhattan, proprio dirimpetto al World Trade Center che si ergeva dall'altra parte del fiume, per godersi lo spettacolo.
Dai documenti, si accerta che i cinque sono israeliani.
Dichiarano di essere in USA per lavorare come facchini della Urban Moving System, ditta di traslochi che ha uffici e magazzino a Weehawken, in New Jersey.
Tutti vengono detenuti per 71 giorni nel centro di detenzione federale di Brooklyn, dove vengono ripetutamente interrogati da agenti dell'FBI e della CIA (che li chiamano cumulativamente «the high-fiver», ossia «gli esultanti»).
Alcuni di loro sono tenuti in isolamento per 40 giorni; alcuni sono sottoposti a più prove della macchina della verità.
Uno di loro, Paul Kurzberg, fratello del guidatore Silvan, rifiuta a lungo, per dieci settimane, di assoggettarsi alla prova del lie-detector, e alla fine non la supera.
Il proprietario della ditta di traslochi risulta essere Dominik Suter, israeliano, 31 anni.
Egli ha abbandonato precipitosamente gli USA per tornare in Israele.
Nei locali della Urban Moving System gli agenti trovano ancora i computer accesi e i cellulari sotto carica, bicchieri di carta con il caffè ancora dentro, sandwiches non consumati e, nel magazzino, mobili per migliaia di dollari.
Suter è stato inserito dall'FBI nella lista dei ricercati in relazione all'attentato, nella stessa lista in cui appaiono Mohamed Atta e gli attentatori presunti dell'11 settembre.
Il primo a rendere nota la vicenda, nella primavera del 2002, è stato il settimanale ebraico di New York, «Forward», dopo mesi di ottime ricerche dei suoi cronisti.
Secondo Forward, il FBI era giunto alla conclusione che almeno due dei fermati erano agenti del Mossad, e che la Urban Moving System per cui lavoravano era una «facciata» del Mossad.
Lo stesso governo israeliano ha ammesso che i due erano spie.
«Il governo israeliano ha riconosciuto l'operazione e si è scusato di non averla coordinata con Washington», ha scritto Marc Perelman, il giornalista di «Forward».
Anche oggi Perelman conferma il suo articolo.
Ha le sue fonti nel Mossad, ha detto a Ketcham, «e nessuno ha smesso di parlare con me».
A Ketcham, due ex agenti CIA hanno spiegato che la mascheratura di una compagnia di traslochi è un classico nello spionaggio: i furgoni coperti possono girare dovunque e portare qualunque cosa voluminosa sotto il telone senza suscitare sospetti.
Nel giugno del 2002 la vicenda è ripresa dalla catena televisiva ABC nel programma «20/20».
La TV intervista Joseph Cannistraro, ex capo dell'antiterrorismo nella CIA: egli rivela che i nomi dei cinque non erano sconosciuti; una ricerca li ha trovati già registrati in un precedente database dell'FBI su presunte spie.
Ricontattato da Ketcham, Cannistraro ha confermato tutto, anzi di più: gli agenti dell'FBI, ha detto, hanno cercato di stabilire se gli israeliani, quando erano arrivati sulla banchina dell'Hudson dove erano stati notati dalla cameriera, sapessero quel che stava per accadere.
Fin dal principio «l'inchiesta dell'FBI fu condotta assumendo che gli israeliani sapessero in anticipo».
E cercavano di farsi dire «che cosa aspettavano quegli uomini quando arrivarono lì».
Ma prima che l'inchiesta fosse conclusa, è stata bloccata e chiusa dall'alto.
La ABC News ha riferito di «trattative di alto livello tra funzionari governativi di Israele ed USA» che avevano portato alla chiusura.
Il settimanale Haaretz ha fatto il nome di Richard Armitage, ebreo, noto neoconservatore e vice-segretario di Stato (ossia vice-ministro degli Esteri) come uno di quelli che hanno fatto le più autorevoli pressioni per la liberazione dei cinque, insieme a «due importanti membri del Congresso di New York» non nominati (sicuramente ebrei, come tutte le persone importanti di New York), sei settimane dopo che i facchini erano stati arrestati.
Ad occuparsi della vicenda intervenne anche un noto avvocato penale, Alan Dershowitz (ebreo).
Un luminare di Harvard, «sostenitore fervente di Israele» e sostenitore delle leggi speciali di Bush, compresa l'autorizzazione alla tortura, che ha cercato di difendere sul piano giuridico.
Dershowitz ha rifiutato di parlare con Ketcham della vicenda.
Le pressioni della nota lobby  hanno avuto un ineluttabile successo.
I cinque israeliani, a fine novembre del 2002 sono stati espulsi e rimandati in Israele con la motivazione di aver lavorato illegalmente negli USA, in violazione del loro visto turistico.
E' indicativo che la strana vicenda degli «israeliani danzanti» davanti alle Torri in fiamme non sia citata nel voluminoso rapporto della Commissione che ha «fatto luce», per così dire, sull'11 settembre.
Eppure le imprese dei traslocatori festeggianti sono descritte in documenti ufficiali e di valore giudiziario, opponibili un processo, come i citati rapporti di polizia.
Fatto anche più strano, nemmeno altri grandi media, a parte Forward e la ABC, hanno più ripreso la notizia.
«Nemmeno per dire che erano tutte falsità», si stupisce Perelman, il giornalista di Forward: «Onestamente lo trovo strano».
Si stupirà mai Mentana?
Magari qualcuno può avvertirlo, poiché sicuramente non legge Counterpunch, e nemmeno questo sito.
Le sue informazioni sono generalmente lacunose.
Così, per dargli quello che nelle sue TV si dice «un aiutino», lo informiamo di altre circostanze, anch'esse agli atti.
Tutti i futuri presunti dirottatori del volo American Airlines 77 (quello del Pentagono) hanno abitato o operato nelle contee di Bergen e Hudson, ossia in località che stanno in un raggio di 10 chilometri dalla sede della Urban Moving System.
Mohamed Atta visitava spesso questi amici, e aveva una cassetta postale, nella parte nord del New Jersey, ossia nella medesima zona.
Forse gli israeliani tenevano sotto sorveglianza gli aspiranti «terroristi suicidi»: ma allora perché non hanno detto nulla alle autorità USA?
Mentana potrebbe intervistare Vincent Cannistraro, l'ex dirigente CIA antiterrorismo,
il quale ha detto a Ketcham di essere «assolutamente certo» che i cinque danzatori fossero parte di una rete di sorveglianza di estremisti islamici tra New York e New Jersey.
Magari, Ketcham potrà dare a Mentana l'indirizzo dell'altro funzionario CIA che, anonimamente, gli ha detto che i cinque israeliani erano «linguisti arabi» che contribuivano a intercettare telefoni, piazzare microfoni e operare pedinamenti nella zona, abitata da una folta popolazione musulmana.
O magari spontaneamente Mentana potrebbe intervistare (con interprete simultanea) Marc Perelman, il bravo giornalista di «Forward»: fonte ebraica e quindi insospettabile di complottismo antisionista.
Sarebbe uno scoop o no?
Glielo diamo gratis.
Tanto più che potrebbe non esaurirsi in una sola puntata.
Per esempio, si potrebbe rivangare la strana storia degli «studenti d'arte israeliani» beccati dalla DEA a cercare di vendere quadri che sostenevano fatti da loro (in realtà Made in China
ad alti ufficiali americani, e intanto curiosavano nelle loro case.
E' accaduto nel 2001 qualche mese prima dell'11 settembre.
Questi studenti operavano in Florida, nella zona di Hollywood (non quella californiana sobborgo a nord di Miami) là dove abitavano, guarda caso, 15 dei 19 dirottatori arabi che si addestravano nelle scuole di volo locali.
Questi «studenti d'arte» secondo la DEA (c'è il rapporto, Mentana) avevano ricevuto addestramento specifico nell'armata israeliana come esperti di intelligence ed elettronica.
Particolarmente interessante su uno di questi studenti, di nome Hanan Serfaty.
Mentre si guadagnava stentatamente qualche dollaro cercando di vendere i quadretti, Serfaty (risulta alla DEA, caro Mentana) movimentava grosse somme: depositava in banca, tra il dicembre del 2000 e l'aprile del 2001, ben centomila dollari; e ne ritirava nello stesso periodo altri 80 mila.
Serfaty aveva affittato più di un appartamento, per sé e gli altri «studenti» israeliani, al numero 4220 di Sheridan Street.
Mohamed Atta aveva un recapito postale nella stessa Sheridan Street, al numero 3389, meno di un chilometro dalla casa di Serfaty.
Questo Serfaty ha servito nell'esercito israeliano dai 18 ai 21 anni; si è rifiutato di raccontare alla DEA cosa abbia fatto dopo, dai 21 ai 24, e negli USA.
Ma lui e gli altri «studenti» avevano ed usavano telefonini che risultano acquistati in blocco da un ex viceconsole israeliano in America.
In più nel New Jersey, precisamente a Rutheford, ha sede una ditta israeliana specializzata nelle intercettazioni elettroniche, che si chiama NICE Systems Inc, e in cui lavorava un'accertata spia sionista, Tomer Ben Dor, inquisito dall'FBI.
Ora, Rutheford è a un tiro di schioppo dal luogo dove la cameriera messicana notò i cinque della Urban Moving System.
Magari tutti questi «lavoratori» e «studenti» sorvegliavano solo dei sospetti terroristi islamici. Magari non avevano capito in anticipo quello che i terroristi preparavano.
Ma perché allora, assistendo all'orrendo impatto l'11 settembre, festeggiarono, si congratularono, si abbracciarono e fotografarono davanti alle Torri incendiate?
Avrebbero dovuto fare il contrario: pestare i piedi, alzare i pugni in gesti di rabbia e di dispetto, gridare insulti ai «terroristi arabi» che avevano giocato loro, i geniali israeliani, e tutta la loro rete di sorveglianza.
Perché tutto il loro lavoro era fallito, se mirava a sorvegliare per prevenire attentati.
La gioia incontenibile che mostrarono si giustifica solo se lo scopo della sorveglianza era un altro. Significa, quella gioia, che la missione era stata compiuta.
O forse Mentana ha un'altra ipotesi?
La chieda ad Attivissimo, quel suo dilettante che ha trasformato nel «massimo esperto».

Note
1) Christopher Ketcham, «What did Israel know in advance of the 9/11 attack?», Counterpunch, 7 marzo 2007.

Parla William Rodriguez
Massimo Mazzucco Luogocomune 7/3/2007
Dal giorno in cui fece la sua prima comparsa sulla pubblica scena, William Rodriguez ha fatto decisamente molta strada. Anche fisicamente, visto che di questi tempi gira il mondo instancabile, per raccontare a tutti le sue drammatiche ore dentro e fuori dalle Torri che crollavano. Questo filmato si potrebbe tranqullamente dedicare a tutti coloro che ancora insistono ad ignorare le testimonianze delle esplosioni avvenute alla base delle Torri Gemelle, molto prima che queste crollassero.
Oltre a Goldstein, si ringraziano Marco M, Elflaco, Orwell e Breakdown per aver contribuito ad una sottotitolatura non certo semplice e rapida come questa.

Questa è la trascrizione completa del filmato (tradotta in italiano):
ALEX JONES: Ci sono cosi tanti eroi qui oggi. Fulgidi esempi della resistenza alla tirannia; del dire la verità nonostante le avversità...
Ne ho accennato brevemente ieri, William Rodriguez, custode del World Trade Center 1... aveva la chiave maestra, gli edifici erano in fiamme, rimane lì coi pompieri, li accompagna in cima, scorta personalmente centinaia di persone fuori – spingendo fisicamente 50 persone fuori dalla porta.. torna dentro, e il palazzo crolla sopra di lui, ed è l'ultimo, soccorritori di emergenza a parte, ad essere tirato fuori dalle macerie.
Ma qui non è dove finisce il coraggio – è dove comincia.
William Rodriguez fu poi sballottato dalla Casa Bianca alla TV Nazionale, centinaia di show – era dappertutto. Era trattato come un grande eroe; i Repubblicani lo volevano far correre per il Congresso, gli furono offerti milioni di dollari – ma poi lui continuò a raccontare delle esplosioni che ci furono; c'era gente con la pelle bruciata ai piani inferiori prima che gli edifici crollassero... Gli dissero di starsi zitto e prendersi i milioni.
Quanti di voi avrebbero risposto: “Non mi interessano i milioni?
Lui lo ha fatto.
Non ha solamente salvato quella gente dal WTC, ma ha anche rifiutato tutti quei soldi... loro hanno pagato molte delle vittime, ma lui ha detto di no. Ed ora sta girando il mondo, dal Venezuela alla Malaysia passando per il Giappone – in dozzine di paesi è andato alla tv nazionale a parlare alla gente. Il blackout mediatico non è globale.
E' stato in Germania, Inghilterra, Italia e Russia – in tutto il mondo. Ora è qui per voi, oggi, a Los Angeles, e mi ha detto che è una delle ultime volte che parlerà in America, egli è convinto che può avere un effetto maggiore agendo globalmente. Uno dei veri eroi dell'11 Settembre – non era un pompiere, non era un poliziotto – non si è nemmeno mai arruolato. Eppure è entrato lì, nell'edificio in fiamme. E' entrato li' e ci è rimasto fino al crollo.
E così sono onorato di avere con noi oggi, William Rodriguez. William ?
WILLIAM RODRIGUEZ: Sono appena tornato dalla Malaysia. Abbiamo raccontato la nostra storia al Dr. Mahathir Mohamad, l'uomo più influente del paese, che ci ha aperto possibilità in tutta la nazione. E' stato un momento storico – perchè è stata la prima volta che un sopravvissuto si è recato di persona in un paese Musulmano per parlare dell'11 Settembre... Ha avuto un forte effetto su di loro. Abbiamo criminalizzato e demonizzato il mondo Islamico per l'11-9. Quindi, che l'ultimo sopravvissuto sia andato là a raccontare loro cosa accadde veramente, è stato illuminante per loro.
C'erano il Dr. Mohamed, e un consigliere delle Nazioni Unite, nel secondo incontro. E la copertura mediatica è stata nazionale; siamo stati ospiti di ogni show televisivo, siamo stati presenti per 10 giorni – in prima serata, alle news d'apertura, ogni singola notte. E quando sono andato via, venerdì scorso, l'opinione corrente nel telegiornali nazionali era che l'atteggiamento dei Malesi verso l'11-9 fosse cambiato per sempre, dopo la nostra visita.
Prima di questo viaggio sono stato in Venezuela, dove mi sono incontrato direttamente col secondo uomo al potere dopo Hugo Chavez, Nicolas Maduro, Presidente dell'Assemblea Nazionale, che era veramente molto preoccupato della mia sicurezza. Mi ha dato protezione ufficiale in Venezuela, mi ha detto: “tu sei in una situazione molto rischiosa qui... ricorda che, forse non hai avuto modo di sentire le notizie, un agente dell'FBI è venuto in hotel per chiedere una lista degli ospiti dell'hotel” dove io mi trovavo. E quando lo hanno saputo ci hanno dato cinque guardie del corpo giorno e notte perchè hanno detto: “c'è una possibilità che potrebbero farti qualcosa nel nostro paese e incolpare noi.” “Allora ti proteggeremo” e hanno voluto che venisse filmato sullo sfondo del palazzo un documentario sulla mia vita. Ho partecipato alle riprese per cinque giorni così avranno del materiale di valenza storica se mi accadrà qualcosa. Quindi, è solo in questo paese, che non sono stato trattato così.
Quella è la marcia contro la guerra a cui ho partecipato; a New York fui aspramente criticato, nei programmi televisivi locali, sono l'unico esperto dell'11-9 per Telemundo, Univision, e la CNN spagnola, e fui molto criticato per quella marcia. Così' dissi loro: "Ok, ok, nessun problema, non ci andrò! La settimana prossima, però."
Quel camion... dopo il crollo della Torre Nord fui estratto da sotto quel camion, vedete quel piccolo buco nero sotto il camion? E' da lì che fui tirato fuori. Ok, ok, non fatemene una colpa; e ricordate – non potevo saperlo... quando vi definiscono un eroe nazionale o qualcosa del genere vedete di squagliarvela.
Ho fatto l'esperto per svariati giornali e tv, ho steso legislazioni... Ero solo un custode al WTC ! E ho scritto leggi, ho fatto la Legge sugli Sgravi Fiscali per le vittime del terrorismo, ci ho lavorato molto duro, ho poi lavorato ad una legislazione per programmi scolastici per le vittime ed i sopravvissuti, e sono state approvate tutte, bhè almeno siamo riusciti a fare qualcosa di positivo, come in fondo era nostro dovere
Ora inizierò a parlare dell'11 Settembre.
Mi sentite? Ok. Bhè, per quelli che non mi conoscono il mio nome è William Rodriguez. Ho lavorato nell'edificio per 20 anni. Per 20 anni della mia vita ho fatto il custode, avevo il compito di pulire tutte le rampe delle scale della Torre Nord.
Dei 20 anni che ho lavorato nell'edificio, per 10 ho lavorato per l'Ufficio del Governatore, il Governatore Cuomo, in carica prima di Pataki, ed ero la persona che teneva pulito il suo ufficio, organizzavo le conferenze stampa, e... credo che per l'osmosi di aver passato dieci anni lì, ho imparato tutti i procedimenti, come allestire una conferenza stampa, dopo l'11-9, e come preparare.. i progetti di legge, per attuare le legislazioni, perchè sono stati 10 anni nei quali ho ascoltato e imparato, senza rendermene praticamente conto, come comportarsi coi politici, e penso che si sia trattato di come Dio ti prepari davvero, e ti assegna una missione, ti assegna veramente una missione.
Ora... sono cinque anni, cinque anni della mia vita dedicati a questo. cinque anni che sono stato, da quando fui tirato fuori dalle macerie fino ad ora, impegnato a combattere per i diritti degli immigrati, per i diritti delle vittime, per la verità sull'11 Settembre, per la gestione dei disastri, voglio dire, una questione dopo l'altra... e contro la guerra in Iraq... questo è quello che fanno gli attivisti, passano da una questione all'altra, fino a che ottengono un cambiamento. E dopo l'11 Settembre, quella meravigliosa idea di "attivismo" degli anni '60 è stata cancellata del tutto, a causa del Patriot Act. Il Patriot Act ha completamente eliminato 50 anni di diritti civili.
Ora, quando loro sfruttano l'11-9, la nostra tragedia, la nostra disperazione, per implementare questa politica, questa agenda, contro la gente, qui e all'estero – ovviamente io avevo una responsabilità di aprire la bocca e parlare.
Arrivai tardi al lavoro, e ripeto credo veramente che ci fosse una missione per me quel giorno perchè se fossi arrivato al solito orario, alle 8, mi sarei trovato in cima all'edificio al Windows of the World e sarei morto.
Allora, arrivai tardi, alle 8.30. Mi trovavo nei sotterranei, l'edificio aveva 6 livelli di sotterranei: B1, B2, B3, fino ad arrivare a B6. Al livello B1 c'erano tutte le compagnie di supporto che avevano a che fare con il WTC – la mia era la ABM (American Building Maintenance.) Questa compagnia aveva contratti strutturali, meccanici e di verniciatura. Quindi il nostro ufficio era al livello B1.
Stavo chiacchierando con un supervisore alle 8:46 e all'improvviso abbiamo sentito "BOOM!"
Un'esplosione così potente che ci ha sbalzati in alto. In alto! Io lavoravo da 20 anni nell'edificio, tenetelo a mente, e quella veniva dal seminterrato tra il livello B2 ed il B3. Al momento pensai fosse la sala macchina dove ci sono tutte le pompe ed i generatori per l'edificio - pensai che forse era esploso un generatore nei sotterranei.. Ora... 20 anni nell'edificio - sai riconoscere la differenza tra qualcosa che viene dal basso e qualcosa che viene dall'alto
In quel momento tutti iniziarono ad urlare - l'esplosione fu così potente che i muri creparono e il soffitto ci cadde addosso. Si attivò il sistema antincendio.
Quando stavo per gridare "è stato il generatore" sentimmo "BOOM" - L'impatto dell'aereo nella parte alta dell'edificio.
Due eventi distinti. Due momenti distinti.
In seguito, pensai che probabilmente non sincronizzarono bene la cosa. Che sarebbe venuto fuori dalle indagini che l'esplosione doveva indebolire la base e le fondamenta dell'edificio - ed essere sincronizzata con l'aereo nella parte alta così da cadere automaticamente - ma non successe.
Ora... quando tutto ciò accadde... urla dappertutto - una persona arriva correndo nell'ufficio e comincia a gridare "Esplosione, esplosione, esplosione!" Le sue mani erano tirate e la pelle staccata dalle braccia... tutta sui polpastrelli... e penzolava da entrambe le mani. Ed io non sapevo cosa fosse. Pensavo fosse un pezzo di vestito. Poi mi resi conto che era la sua pelle e dissi "Cos'è successo? Cos'è successo?"... e quando lo guardai finalmente in faccia - mi accorsi che gli mancavano dei pezzi di faccia.
Felipe David, un uomo di colore dall'Honduras - che non conoscevo - lavorava per la Aramark, una compagnia che provvedeva alla manutenzione dei distributori automatici, e al loro rifornimento, si trovava al livello B2 quando ci fu l'esplosione, e si mise le braccia sul volto perchè c'era fuoco. Così le braccia gli si bruciarono.Questo è Felipe David. Come vedete tutta questa parte penzolava. Anche dall'altra parte, ma voi non lo vedete, era bruciato.
Cosi in quel momento gli dissi: "non ti muovere" - stavo andando a telefonare all'unità medica d'emergenza (EMS) che si trovava all'edificio 2, la Torre Sud. L'edificio 1 ed il 2 sono collegati tramite i sotterranei... e quando stavo prendendo il telefono sentii un'altra esplosione.[21] E fu così pesante che l'edificio oscillò così tanto che i muri si spaccarono ancora.
Le persone pensarono fosse stato un terremoto, perchè andarono sotto le arcate delle porte pensando fosse un terremoto ed io dissi - "No! Per me è una bomba." Ed il motivo per cui lo dissi – osmosi, ancora - è che sono sopravvissuto all'esplosione del 1993.[22] Nel 1993 rimasi bloccato in un ascensore per quattro ore. Dovettero rompere un muro per tirarci fuori. Quindi - automaticamente, pensai ad una bomba. Dissi "dobbiamo uscire"- così presi quelle 15 persone e le condussi fuori dall'ufficio, tramite il montacarichi, verso la collina, fuori dall'edificio, col Signor Felipe David sulle spalle... finchè vidi un'ambulanza. La fermai e ci misi dentro mr Felipe David. Va in coma. Ed è lì che sentii "Un aereo ha colpito l'edificio! Un aereo ha colpito l'edificio!" C'era un addetto alla sicurezza vicino a me, e la sua radio diceva: "Un aereo ha colpito l'edificio! Un aereo ha colpito l'edificio!"
Sono alla base dell'edificio, e mi giro indietro. Avete presente cosa significhi essere alla base e non vedere la sommità? E' proprio quello che è accaduto Ho visto il buco, il fuoco, il fumo - ed all'improvviso mi resi conto di non riuscire a vedere l'antenna in cima all'edificio. Ciò che mi venne in mente fu "Oh mio Dio, la gente del Windows of the World, il ristorante che stava in alto nell'edificio, al piano 106. Faccio colazione con quella gente tutte le mattine. Comincio sempre a pulire le scale dalla cima. Hanno un dipendente alla cucina, e parlo con quelle persone sempre. Le 76 persone che morirono lì, le conoscevo tutte. Così quando vidi la scena cominciai ad urlare "dobbiamo tornare indietro, dobbiamo tornare indietro!"
Nessuno voleva tornare indietro. Il supervisore disse: "No Rodriguez - tu resti qui." Un tizio grande tre volte me, un pesista, e mi sta dicendo di "restare qui". Ed io dico "No! Dobbiamo tornare dentro - dobbiamo aiutare quelle persone!" Ma lui insisteva "No, no, no tu adesso stai qui!"
Presi la radio dalla guardia della sicurezza e corsi nell'edificio attraverso i sotterranei - un'altra volta ancora, nella Torre Nord. C'era acqua dappertutto, per via del sistema antincendio - perché si attivò il sistema antincendio nel seminterrato mentre invece l'aeroplano aveva colpito in cima? Pensateci. Ha un senso? No. Trovai acqua ovunque, corsi dritto verso la Torre Sud dove c'è l'OCC (Centro di Controllo Operativo) che fu creato dopo il 1993. Hanno speso 155 milioni di dollari per ristrutturare l'edificio, e si presume per rinforzarlo dopo l’attentato del 1993, e per installare tutto il sistema di sicurezza, e lì in realtà c'era il centro di controllo. Quando arrivai lì e cominciai a colpire la finestra non c’era nessuno. Non c’era nessuno lì – il centro di controllo, dove ci sono tutte le telecamere, e le registrazioni. Trovai un tipo di nome Jimmy Barrett che era nell’altro edificio e non sapeva cosa stesse accadendo, così gli urlai “devi uscire, devi uscire!” . Questo vi può dare un'idea. Era nel seminterrato della Torre Sud.
Questo vi dà un'idea di come molta gente sia morta nell'altra torre senza nemmeno sapere cosa era accaduto...nei sotterranei. È successo appena sono venuto su dai sotterranei. Ho trovato una signora che lavorava per l'hotel Marriott che stava in piedi vicino ad un banco come questo ad un'entrata per gli impiegati del Marriot. Aveva sentito tutto. Ho detto: "Che sta facendo qui, esca fuori, subito!" ... e voi sapete che cosa ha detto? "non posso - sono una nuova impiegata, non voglio essere licenziata." Era solo l'ignoranza, perchè non sapeva. Così l'ho spinta fuori, sono corso all'altra Torre, la Nord - c'era acqua dappertutto.
Ho trovato un tipo che lavorava per un'azienda di riciclaggio e mi ha detto: "sento delle grida." Il WTC aveva 150 ascensori nel complesso. Appoggiai un orecchio contro uno di essi e ascoltai gridare due persone che chiedevano aiuto e dicevano "stiamo annegando!" Anzi, "Stiamo per annegare!" Il che non aveva senso - sto cercando di capire cosa sta accadendo. Pensavo... cosa? Era tutta l'acqua del sistema antincendio che scendeva giù nel pozzo dell'ascensore e loro erano chiusi perché l'ascensore era sceso giù fra il livello B2 e il B3 - e loro avevano l'acqua fino alla vita. Così in quel momento... e lasciate che vi dica una cosa. Io non sono mai stato credente. Ero agnostico. Non credevo a nulla. E in quel momento ho detto: "Dio ti prego aiutami!"
Mi sono guardato intorno e ho trovato un tubo di metallo in una zona che doveva essere sgombra da residui di costruzione, e ho preso quel tubo e l'ho messo fra i portelli dell'ascensore, e con l'aiuto di Barrett abbiamo aperto i portelli. I portelli si sono aperti in questo modo,perché era un ascensore da carico. Quando il portello inferiore ha colpito il pavimento, tutta l'acqua che era dalla mia parte è confluita velocemente dentro con più forza. E le grida aumentarono. Quando ho guardato giù era troppo profondo e ho detto ancora: "Dio ti prego aiutami!" E all'improvviso mi sono ricordato che nella zona dove ci sono i compattatori di rifiuti, gli elettricisti hanno sempre delle scale che usano per cambiare le lampadine e per i cablaggi, le tengono sempre legate con delle catene nella piattaforma di carico e scarico. Le legavano perché qualcuno sarebbe potuto andare lì con un camion e rubarle. Penso: "fammene trovare una, fammene trovare almeno una." Signore e signori, ce n'era una sola non legata ed era la più grande di tutte. E' stato un miracolo. Era là per essere usata.
Ho preso quella scala e me la sono messa sulle spalle, sono andato nel pozzo dell'ascensore e l'ho calata dentro, sono entrato, ho aperto la griglia e ho tirato fuori queste due persone, uno era Salvatore Giambanco, un imbianchino della Port Authority, che ugualmente non conoscevo, e l'altro un fattorino. Mi dice che c'era stata un'enorme esplosione nei sotterranei, c'era fuoco, e per cercare riparo.... sono entrati nell'ascensore, si è chiuso il portello e hanno cominciato a scendere ed è andata via la corrente. Queste sono state le sue testuali parole. Li ho tirati fuori dall'edificio,li ho messi in un'ambulanza e sono rientrato di nuovo dentro. Tutti dicevano "non andare, sei pazzo?" Io dicevo "non capisco, non capisco.” Sono tornato nel sotterraneo e ho trovato una persona. L'ufficiale di polizia David Lim - lui era incaricato dell'unità cinofila e di tutte le operazioni di soccorso della Port Authority. E ha detto: "Willie, hai la chiave?" Ho risposto di sì, intendeva la chiave maestra. C'erano soltanto 5 chiavi maestre in tutto il complesso. La Port Authority aveva le altre 4. Erano addestrati per panico, evacuazioni, primo soccorso, salvataggio. Sono stati tra i primi a scappare.
Questa è la chiave maestra,signore e signori. Noi la chiamiamo la chiave della speranza, perché ha dato speranza a tante persone. Ho detto, "andiamo." Andiamo dai sotterranei all'ingresso e quando arriviamo lì troviamo i vigili del fuoco, che stanno aspettando con la chiave di accesso degli incendi - la chiave che mettono in ogni ascensore e se l'ascensore sta di sotto andrà su e se è in alto andrà giù per tirarli fuori. Ho detto loro: "Perché aspettate? Non c'è nessun ascensore - seguitemi, conosco la via migliore per salire." Abbiamo iniziato a salire le scale. Era così dura per quella povera gente, perché tengono così tanta attrezzatura sulle spalle, 7da 70 a 125 libbre [32-56 kg] di attrezzatura sulle spalle! Mentre salivamo, hanno cominciato a urtare contro di noi a causa della gente che scendeva, perché le scale non erano larghe abbastanza. Guardate. Credevo di avere una foto delle scale. Ad ogni modo.. La cercherò dopo.
Iniziamo a salire, e salendo sentiamo delle piccole esplosioni in zone diverse: "Pah... pah..." Ho chiesto ai pompieri: "Cosa sono?" ed uno di loro ha risposto: "penso le bombole di gas delle cucine." Ciò non aveva senso perché era una costruzione di Classe A e tutt e le cucine erano elettriche. Tutte le cucine erano elettriche, quindi non aveva senso. Da dove venivano quelle esplosioni?
Ora, di nuovo, perchè questa chiave maestra è così importante? Perché questa chiave universale è così importante? Perché la codifica di Classe A a New York è che per ogni grattacielo, tre porte non si aprono sulle scale - e una si apre. Tre non si aprono - una si apre. Quindi dovevamo andare ad aprire tutte le porte che non si aprivano. Nel 1993, i vigili del fuoco persero tanto tempo per rompere le porte, tentando di arrivare ai piani, ecco perché questa chiave era così importante.
Il motivo per cui ho ottenuto questa chiave è perché nel 1996 sono caduto per le scale e non ricevetti aiuto per diverse ore, per 3 o 4 ore, non riuscivano a trovarmi. Così ho fatto causa alla Port Authority e ho chiesto la chiave e l'ho ottenuta - ho vinto. Deduco che quella fu l'occasione che mi donò l'esperienza per citare in giudizio... Diciamo giusto che con le cause successive sono migliorato. Apriva tutto il complesso. Così ho fatto causa alla Port Authority e ho chiesto la chiave e l'ho ottenuta - ho vinto. Mentre saliamo - una cosa di cui la gente non parla è che...... e mi spezza il cuore... è quante grida sentivo di persone chiuse negli ascensori - che non potevamo aiutare. Persone che gridano aiuto. Se mi chiedete qual'è l'incubo più grande che ho - ne ho due, e questo è probabilmente... quello a cui penso quasi ogni giorno. Ogni volta che entro in un ascensore – come se salgo su alla mia stanza qui - è nella mia mente. Sentire quelle persone che gridano aiuto. E ti spezza il cuore - davvero. Quella gente non ha mai avuto una possibilità.
Quindi continuo a salire e qualcuno mi chiede... "C'è un uomo sulla sedia a rotelle... al 27esimo piano che ha bisogno d'aiuto." Risposi ai vigili del fuoco che sarei sceso di due piani per far sapere loro che c'era uno sulla sedia a rotelle... ..questa è la ragione per cui sono sceso. Ricordatevi che non tenevo equipaggiamento sulle spalle. Non avevo nessun giubbotto ignifugo, non avevo niente e facevo le scale tutti i giorni. Quindi ero, in quel momento, in migliori condizioni fisiche. persino degli stessi vigili del fuoco. Perchè era la mia abitudine, era il mio lavoro. Quando scesi il vigile del fuoco mi disse... "noi lasciamo sempre i portatori di handicap per ultimi... così non intralciano i soccorsi della maggior parte della gente."
Abbiamo continuato e quando siamo arrivati al 27° piano l'intera equipe di vigili del fuoco crollò a terra lungo il corridoio uno dopo l'altro, perchè non erano più in grado di continuare a salire. Fu fisicamente impossibile per loro continuare. Si tolsero l'equipaggiamento, i giubbotti, gli stivali, e crollarono esausti a terra. Un momento davvero scioccante per me perchè dissi... "O mio Dio! Sento che ora mi toccherà continuare da solo." David Lim mi chiese: "Willie,conosci questo piano?" Risposi: "Si, lo conosco." Mi chiese: "Dove possiamo trovare dell'acqua?" Gli risposi: "Dall'altra parte, c'è un distributore." Allora disse: "Andiamo", ruppe il distributore e cominciammo a portare bottiglie d'acqua in cesti della spazzatura, ai vigili del fuoco. Per dissetarli.
Ricordo che chiamai mia madre, da un telefono che ancora funzionava in quell'ufficio. Mia madre è a Puerto Rico. Ma io volevo farle sapere che c'era stato un incidente, nel caso avesse sentito qualcosa alle news. Che io stavo bene. Quando rispose mi disse "Cosa sta facendo lì?" Tutti, nel mondo,sapevano quello che stava succedendo tranne noi. Lei disse: "Esci subito da lì!" E io risposi: "Non posso." "Sto aiutando queste persone.loro non conoscono l'edificio... ma non ti preoccupare" e mentendo le dissi "Arriverò fino a un certo punto... ma non alla zona con gli incendi." In realtà la mia vera intenzione era arrivare al "Windows of the World" e aiutare i miei amici. Questa era la mia motivazione, la forza che mi ha spinto ad andare in cima all'edificio. Perchè sapevo che quella gente era bloccata lì. Alzai il telefono e avevo le chiamate dal mio supervisore che diceva: "Rodriguez, lascia subito l'edificio! Lascia subito l'edificio!" E gli dissi... "Non posso, sto aiutando i vigili del fuoco." Lui mi rispose: "Quello non è il tuo lavoro, vieni fuori di lì subito!"
Spensi la radio e continuai a salire... per conto mio aprendo le porte, facendo uscire la gente finchè non arrivai al 33° piano... Quando arrivai al 33° piano, e andai lì perchè c'era un mio ripostiglio, con degli attrezzi. Ogni 16 piani avevo un piccolo ripostiglio con degli attrezzi. Volevo prendere delle mascherine per darle alla gente che stava uscendo dato che c'era del fumo che usciva dalle trombe delle scale. Era un fumo acre. Era come ammoniaca e chiudeva la gola. Ne ho parlato al Professor Jones. Ho parlato anche con altri esperti che dicono che sembrerebbe nitrato di ammonio. Non sono esperto di queste cose. Nel momento che sono andato a prendere le maschere ho trovato una donna seduta per terra che tremava
Sono andato nella zona dove c'era questo ponte che collegava la Torre Nord al World Financial Center che crollò sopra i camion dei pompieri. Scendo di sotto e vedo due stivali, li prendo e rimango con questi in mano. E quando vedo là dentro noto le gambe di un pompiere. Allora inizio a urlare e tutti i pompieri arrivano ed iniziano a salvare quel corpo perchè non c'era nient'altro lì.
Sono rimasto lì per tre ore – sono uscito solo per prendere un po' d'acqua. E' stato in quel momento che appresi le notizie ed erano le stesse notizie che avete sentito in tutto il mondo per tre giorni. Hanno iniziato a farmi delle interviste e ho iniziato a raccontare delle esplosioni che sentii, di quello sulla sedia a rotelle, di tutto quanto. Quel giorno non riuscii a dormire. E neanche il giorno seguente. Ricevevo continuamente chiamate da tutto il mondo. Ed il problema fu che la tipa di Global Vision del Brasile diffuse un comunicato stampa con il mio numero di telefono. Col mio numero di telefono! Allora iniziai a ricevere chiamate da Montevideo dall'Argentina, dal Kuwait – da ogni parte del mondo. Mi dissi, e ora come la pago questa bolletta! Comunque, dopo che mi riconobbero iniziò quel periodo in cui organizzai i familiari delle vittime, e fondai il gruppo delle vittime ispaniche perchè vidi che la comunità ispanica non stava ricevendo la stessa distribuzione dei fondi per le vittime.
Allora andai al Congresso con un gruppo di familiari per chiedere che venisse istituita una commissione per investigare l'11 Settembre. E quando andammo là, vi ricordate, il Presidente disse: “Non ci serve un'investigazione, sappiamo chi è stato.” E quella era la cosa sbagliata da dire alle famiglie perchè lottammo molto e alla fine ce la facemmo. Il problema è che noi volevamo che ci fosse un membro delle famiglie nella Commissione e loro risposero “Non se ne parla." E non lo hanno mai voluto. Non c'è stato niente da fare. Poi, creammo il Comitato dei Familiari delle Vittime, fornimmo alla Commissione 167 domande da rispondere, e diedero risposta a 27. Cosa successe alle altre domande ? Allora, io fui una delle ultime persone a testimoniare, ma vollero che io testimoniassi a porte chiuse. Tutti stavano testimoniando sull'11 Settembre alla TV Nazionale. Vi ricordate quelle audizioni? Testimoniai, e fino ad allora pensavo che stessero per agire correttamente. Quando uscì il rapporto finale – che sorpresa: la mia testimonianza non c'era, anche se mi avevano servito e riverito. Ventidue persone che io resi disponibili – pompieri, vittime, e sopravvissuti che avevano avuto esperienze simili alle mie non furono mai chiamate.
Signore e signori,
Stavamo pulendo nei sotterranei della Torre 1 del World Trade Center. Sentimmo come una bomba. Poi andò via la luce. Vicino la porta d'uscita ci fu questa palla di fuoco che venne giù e ci buttò a terra. Fummo investiti dall'aria bollente. La stanza era piena di fumo. In quel momento io pensai fosse stata una bomba. Dissi, “Chino, andiamo fuori di qui.” [e Chino rispose] “Non posso uscire perchè la mia gamba è stata ferita,” Sentii che ci fu stata una esplosione. C'era aria calda, mi bruciacchiò i capelli.
Questo era Jose Sanchez. Voleva testimoniare – era nei sotterranei. Non è stato mai chiamato. Neanche questo Chino, che io non conoscevo, fu chiamato.
Felipe David è sopravvissuto ma è poi rimasto in coma per tredici settimane. Diede un'intervista alla televisione nazionale, e la sua storia si diffuse in tutto il mondo – ma in spagnolo. Vedete, la nostra versione in Spagnolo era perfetta. Ci dissero rilasciatela e la riporteremo. In Inglese venne totalmente editata: sistematicamente.
Salvatore Giambanco è sopravvissuto. La sua storia non è stata mai raccontata anche se rilasciò un'intervista alla TV nazionale. Il Poliziotto David Lim è sopravvissuto.
Questa è la ragione per la quale facciamo tutto questo.
Dobbiamo la verità alle vittime, ai sopravvissuti e a tutti quelli colpiti dall'11 Settembre.
La ragione per la quale faccio questo è che ho perso 200 amici l'11 Settembre. Duecento persone che non possono chiedere la verità. Non hanno voce. Ed io sono vivo per miracolo. Fui mandato all'istituto del governo che prepara alle cariche governative. Quando iniziai a fare domande, cambiarono completamente atteggiamento. Capite, non volevano più stare dalla mia parte. Allora.. la motivazione, l'inclinazione e l'entusiasmo – non mi importa di nient'altro – è per la verità. Mi hanno offerto di tutto, come è già stato detto. Uno show televisivo alla PBS, a New York. Mi hanno offerto film, libri, qualunque cosa – io dissi “no, dimenticatevelo.” Non volevo dei soldi. Non avevo nemmeno una casa, raccolsi 122 milioni di dollari. E non dovete credermi, andate in Internet, ricercate voi stessi. Le informazioni le troverete lì. Feci annunci pubblici per la comunità per raccogliere fondi. Non ho mai ricevuto un solo penny. Mi sono trovato a vivere sotto un ponte. Non fatevi ingannare, questo è lo stesso abito che avevo ieri. L'unica cosa che ho cambiato è la cravatta. Faccio tutto questo grazie alle donazioni. Viaggio in tutto il mondo. Ci serve avere la verità. Quindi per favore, fatevi sentire, chiedete le vere domande in direzione di un cambiamento. Serve più attivismo. Ci serve voglia di fare. Ci serve che voi chiediate a chi comanda di raccontarvi cosa è veramente accaduto.
Loro hanno un'agenda. Hanno usato la nostra tragedia per creare questa “guerra al terrorismo” che è solamente una fallacia. Chiunque altro nel mondo è più preparato ed ha più informazioni sull'11 Settembre di noi [Americani.] Allora, per favore, Informatevi. E che Dio vi benedica.

False Flag