LA CIA HA RECLUTATO E ADDESTRATO
I JIHADISTI

Silvia Cattori intervista Juergen Elsaesser Reseau Voltaire 21.08.06
Traduzione per Comedonchsiciotte a cura di Carlo Pappalardo
Il calderone yugoslavo
Nel suo ultimo libro “How the Jihad Came to Europe” (Come la Jihad è arrivata in Europa), il giornalista tedesco Juergen Elsaesser rivela la trama jihadista. I combattenti musulmani, reclutati dalla CIA per lottare contro i sovietici in Afghanistan, sono stati successivamente usati in Yugoslavia e in Cecenia, sempre col sostegno della CIA ma sfuggendo forse in parte al suo controllo. Basandosi su fonti diverse (principalmente yugoslave, olandesi e tedesche), il giornalista ha ricostruito la crescita di Osama Bin Laden e dei suoi luogotenenti a fianco della NATO in Bosnia-Erzegovina.

Silvia Cattori: La sua indagine sull'operato dei servizi segreti fornisce un'analisi agghiacciante. Scopriamo che sin dagli anni '80 gli Stati Uniti hanno investito miliardi di dollari per finanziare attività criminose e che attraverso la CIA sono direttamente implicati in attacchi di solito attribuiti ai musulmani. Cosa offre di nuovo il suo libro?
Juergen Elsaesser: È il solo lavoro che stabilisca un rapporto tra le guerre degli anni '90 nei Balcani e l'attacco dell'11 settembre 2001. Tutti i grandi attentati - New York, Londra, Madrid – non sarebbero mai avvenuti se i servizi segreti americano e inglese non avessero reclutato quei jihadisti ai quali sono stati poi attribuiti. Faccio nuova luce sulle manipolazioni dei servizi segreti. Altri libri avevano già sottolineato la presenza nei Balcani di Osama Bin Laden, ma gli autori avevano presentato i combattenti musulmani come nemici dell'occidente. Le informazioni che ho raccolto da molteplici fonti dimostrano che questi jihadisti sono marionette nelle mani dell'Occidente, e non, come si pretende, nemici.

Silvia Cattori: Nel caso delle guerre nei Balcani, il suo libro indica chiaramente le manipolazioni di vari paesi: gli Stati Uniti hanno sostenuto Bin Laden, che aveva il compito di formare i Mujahidin. Com'è possibile che alcuni continuino ad ignorare che gli attentati che hanno sconvolto l'opinione pubblica non avrebbero mai avuto luogo se i «terroristi» non fossero stati pilotati e finanziati dai servizi segreti occidentali?
Juergen Elsaesser: Sì, certo, questa è la conclusione cui si arriva guardando ai fatti. Ma non possiamo dire che l'intervento occidentale nell'ex Yugoslavia mirasse a preparare l'attacco dell'11 settembre. Per essere precisi: gli attacchi sono una conseguenza della politica occidentale negli anni '90, quando la NATO mise in piazza nei Balcani i jihadisti e collaborò con loro. I militanti musulmani che sono stati indicati come responsabili degli attacchi dell'11 settembre facevano parte di questa rete.

Silvia Cattori: Secondo lei, che interesse avevano Stati Uniti e Germania ad aizzare gli abitanti dei Balcani gli uni contro gli altri?
Juergen Elsaesser: L'Occidente aveva un interesse comune a distruggere e smembrare la Yugoslavia, che, dopo la fine del blocco sovietico, avrebbe potuto essere una intelligente combinazione di elementi capitalisti e socialisti. L'Occidente voleva invece imporre a tutti i paesi il suo modello neoliberale.

Silvia Cattori: L'Europa si è imprudentemente impegnata in una guerra manipolata dai neoconservatori?
Juergen Elsaesser: È difficile dirlo. Penso che negli anni '90 la politica degli Stati Uniti fosse ispirata dalla loro vittoria sui sovietici in Afghanistan. Volevano replicare lo stesso modello anche nei Balcani. Se in quegli anni l'economia americana non fosse precipitata in una fase depressiva, forse i politici più realistici, ad esempio Kissinger, avrebbero potuto prendere il controllo della politica statunitense. La mia opinione è che il coincidere della depressione economica con l'aggressività dei neoconservatori abbia determinato il corso degli avvenimenti.

Silvia Cattori: Ritiene che, una volta imbarcatosi in un progetto neoconservatore, un leader come Blair, ad esempio, sia diventato in una certa misura un ostaggio?
Juergen Elsaesser: Non conosco abbastanza bene la posizione di Blair. È più facile vedere quello che è accaduto negli Stati Uniti: è evidente che Bush è un ostaggio nelle mani di quelli che lo attorniano. E poiché non è molto intelligente e non è in grado di prendere decisioni in modo autonomo, deve seguire le idee di chi lo circonda. Salta agli occhi che nel 2003 suo padre era contrario a un attacco all'Iraq.

Silvia Cattori: La prima guerra del Golfo faceva parte di un piano per innescare successivamente altre guerre?
Juergen Elsaesser: No, non esiste alcun legame con la guerra in Iraq del 1991. Ci sono state due fasi. Fino al termine del periodo Clinton, la politica degli Stati Uniti è stata imperialistica ma al tempo stesso pragmatica: hanno cacciato i sovietici dall'Afganistan e hanno vinto gl'iracheni nel 1991. La loro guerra è finita dopo la liberazione del Kuwait. Poi hanno attaccato la Bosnia e la Yugoslavia; ma questo è accaduto in fasi successive. La situazione è sfuggita a ogni controllo dopo l'11 settembre.

Silvia Cattori: I neoconservatori c'entrano per qualcosa?
Juergen Elsaesser: Un anno prima dell'11 settembre, i neoconservatori riuniti attorno a Pearl avevano pubblicato un documento nel quale affermavano che l'America aveva bisogno di un evento catalizzatore simile all'attacco di Pearl Harbor. L'11 settembre ha rappresentato l'evento catalizzatore, e io penso che il gruppo attorno a Pearl desiderasse qualcosa di simile.

Silvia Cattori: Quale obiettivo si proponevano gli Stati Uniti attaccando la Serbia? Volevano solamente, come afferma nel suo libro, installarsi in una regione strategica posta sulla linea di passaggio del petrolio e del gas provenienti dall'Asia centrale? Oppure la loro alleanza con i combattenti musulmani guidati da Izetbegovic aveva un secondo fine, creare un estremismo islamico alle porte dell'Europa per usarlo nelle manipolazioni terroristiche? E se è così, a quale scopo?
Juergen Elsaesser: Gli Stati Uniti, così come l'Austria alla fine del XIX secolo in Bosnia, volevano creare un Islam “europeo”, per indebolire gli stati islamici del Medio Oriente: allora l'impero ottomano, oggi l'Iran e gli Stati arabi. I piani dei neoconservatori erano differenti: volevano costruire una rete clandestina di fantocci “fondamentalisti” che si occupasse del lavoro sporco ai danni della “vecchia” Europa.

Silvia Cattori: Il risultato è stato una terribile guerra civile. Com'è possibile che l'Europa abbia contribuito a distruggere la Yugoslavia, che sembrava un esempio di una coabitazione perfettamente riuscita tra gruppi etnici diversi? Considerando colpevoli i Serbi, non ha forse distrutto un paese che era uno dei maggiori risultati della postguerra? Come ha legittimato il suo intervento?
Juergen Elsaesser: Agl'inizi degli anni '90, è stata la Germania a cominciare l'attacco, in base al principio di autodeterminazione dei gruppi etnici: in altre parole, lo stesso vecchio trucco usato da Hitler nel 1938/39 contro la Cecoslovacchia e la Polonia. Poi la guerra è stata continuata dagli Stati Uniti in nome dei “diritti umani”, un evidente imbroglio.

Silvia Cattori: Nella sua indagine non nomina mai Israele. Non ha per caso minimizzato l'importanza dei neoconservatori proisraeliani in seno al Pentagono, che si preoccupano più degl'interessi dello stato ebraico che di quelli del proprio paese?
Juergen Elsaesser: Ci sono israeliani che hanno collaborato con i neoconservatori: è un fatto innegabile. Ma non sono sicuro del ruolo svolto da Israele in questa storia. Sharon non approvava il sostegno della NATO agli albanesi del Kosovo. E nel 1998 aveva manifestato la sua preoccupazione per il sostegno della NATO allo sviluppo di nuclei proislamici nei Balcani. E penso che fosse contrario anche alle guerre degli anni seguenti.

Silvia Cattori: Non vede alcun legame tra i servizi segreti israeliani e gli attacchi dell'11 settembre 2001 ?
Juergen Elsaesser: Ci sono dei legami, ma non ne ho analizzato le caratteristiche. Ad esempio, subito dopo l'11 settembre negli Stati Uniti furono arrestati numerosi agenti segreti israeliani che si erano trovati là dove erano stati preparati gli attacchi. Alcuni analisti citano questo fatto come prova dell'implicazione diretta di Israele nei tragici avvenimenti. Ma l'interpretazione potrebbe essere differente. È possibile che gli agenti stessero osservando gli avvenimenti, che fossero al corrente dell'aiuto fornito dai servizi segreti americani ai “terroristi” nel preparare gli attacchi, ma che si siano limitati a prender nota della situazione per usare poi le informazioni al momento opportuno e ricattare la controparte: “Se non aumentate il volume di aiuti a Israele siamo pronti a passare le informazioni ai media”. Esiste anche una terza possibilità: che le spie di Israele abbiano cercato di segnalare il pericolo senza riuscirci. Tutto quello che per adesso sappiamo è che erano sul posto e che sono state arrestate. Sono necessarie altre indagini.

Silvia Cattori: I legami lasciano pensare che gli attacchi dell'11 settembre 2001 facessero parte di un piano pronto da molto tempo?
Juergen Elsaesser: Non sono sicuro che il piano fosse pronto da molto tempo. È possibile che gente come Richard Perle improvvisi sul campo e usi gli elementi criminali prima addestrati, senza però riuscire a controllarli permanentemente. Proprio come all'epoca dell'uccisione di Kennedy, salta agli occhi il coinvolgimento della CIA, ma non è chiaro se il piano fosse stato approvato dai massimi livelli a Langley [il quartier generale della CIA] o se fosse stato messo a punto dagli esuli cubani particolarmente violenti che lavoravano per la CIA e che il quartier generale si limitava a tollerare.

Silvia Cattori: Se in futuro i personaggi che si raccolgono attorno a Pearl venissero rimossi, la strategia antimusulmana degli Stati Uniti, e la manipolazione che la giustifica, cesserebbe?
Juergen Elsaesser: Finirà quando perderanno la guerra.

Silvia Cattori: In Iraq non l'hanno già persa?
Juergen Elsaesser: La guerra sarà persa solo quando si ritireranno dal paese, come in Vietnam.

Silvia Cattori: Come è possibile che musulmani come Mohammed Atta, normali cittadini prima di essere arruolati dalla CIA, si siano lasciati trascinare a compiere azioni talmente orribili senza rendersi conto di essere manipolati dai servizi segreti del campo nemico?
Juergen Elsaesser: Ci sono giovani che i servizi segreti possono trasformare in fanatici e manipolare con estrema facilità. I più importanti sanno quel che sta succedendo e da chi sono stati arruolati.

Silvia Cattori: Bin Laden, ad esempio, sapeva di servire gl'interessi degli Stati Uniti?
Juergen Elsaesser: Non ho studiato il suo caso. Ho studiato invece quello di Al Zawahiri, il suo braccio destro, che era il capo delle operazioni nei Balcani. Agl'inizi degli anni '90 aveva percorso in lungo e in largo gli Stati Uniti in compagnia di un agente dell'US Special Command per raccogliere fondi destinati alla Jihad; l'uomo sapeva perfettamente che la raccolta di fondi era un'attività sostenuta dagli Stati Uniti.

Silvia Cattori: Tutto ciò è molto inquietante. Lei dimostra che gli attacchi susseguitisi dal 1996 (attacchi alla metropolitana parigina) non sarebbero stati possibili senza la guerra nei Balcani, e addebita le stragi, che hanno provocato migliaia di vittime, ai servizi segreti occidentali. L'opinione pubblica occidentale sarebbe dunque stata ingannata da governi che si sono imbarcati in azioni terroristiche?
Juergen Elsaesser: La rete terroristica creata dai servizi segreti americano e britannico durante la guerra civile in Bosnia, e più tardi in Kosovo, ha rappresentato un serbatoio di militanti, che troviamo poi implicati negli attacchi di New York, Madrid e Londra.

Silvia Cattori: Come sono andate le cose in pratica?
Juergen Elsaesser: Dopo la fine della guerra in Afghanistan, Osama Bin Laden ha reclutato questi jihadisti militanti. Era il suo lavoro: è stato lui che li ha addestrati, con il parziale sostegno della CIA, e li ha mandati in Bosnia. Gli americani hanno tollerato il legame tra il presidente Izetbegovic e Bin Laden. Due anni più tardi, nel 1994, gli americani hanno cominciato a inviare armi, in un'operazione clandestina comune con l'Iran. Dopo il trattato di Dayton, nel novembre 1995, CIA e Pentagono hanno reclutato i migliori jihadisti che avevano combattuto in Bosnia.

Silvia Cattori: Come è possibile che questi musulmani siano finiti nelle mani di servizi che proteggevano interessi ideologici opposti ai loro?
Juergen Elsaesser: Ho analizzato le testimonianze di alcuni jihadisti interrogati dai giudici tedeschi. Hanno dichiarato che dopo il trattato di Dayton, in virtù del quale tutti gli ex combattenti stranieri dovevano lasciare il paese, si erano ritrovati senza soldi e senza un posto dove andare. Quelli che potevano rimanere in Bosnia, perché avevano ricevuto un passaporto bosniaco, erano senza soldi e senza lavoro. Il giorno in cui i reclutatori hanno bussato alle loro porte offrendo uno stipendio di 3.000 dollari al mese per servire l'armata bosniaca, non si sono resi conto di essere in realtà stati reclutati e pagati da emissari della CIA per servire gli Stati Uniti.

Silvia Cattori: E più tardi, quando per esempio furono mandati a preparare gli attacchi di Londra del luglio 2005, non si resero conto di essere nelle mani di agenti dei servizi segreti occidentali che li manipolavano?
Juergen Elsaesser: Non è chiaro se furono realmente i giovani musulmani della periferia londinese a compiere gli attentati, come afferma la polizia. Ci sono altri indizi in base i quali le bombe sarebbero state fissate sotto i treni, ed è possibile in questo caso che i giovani non ne fossero al corrente. In tal caso non è detto che i giovani musulmani incriminati dagli investigatori abbiano realmente compiuto gli atti terroristici.

Silvia Cattori: È possibile capire gli obiettivi perseguiti dagli stati occidentali quando ingaggiavano i loro servizi in tali manipolazioni criminali?
Juergen Elsaesser: Non è facile a dirsi. Pensiamo all'uccisione di Kennedy. Chi ne fu responsabile? È certo che furono gli uomini della CIA ad aiutare il secondo assassino, ed è certo che Oswald fu ucciso su ordine della CIA. Ma quel che non è chiaro è se questa gente reclutata dalla CIA agì per ordine di Johnson o Dulles, o se c'erano legami con l'ambiente degli esiliati cubani, in altri termini se erano affiliati alla mafia. Non credo che Bush o Blair siano alla testa di tutto. E non credo alla teoria della grande cospirazione. Credo invece che i servizi segreti reclutino uomini cui viene ordinato di fare i lavori sporchi, e questi agenti facciano poi quello che vogliono. Lei forse sa che l'11 settembre 2001 qualcuno tentò di uccidere Bush. Che senso ha? È difficile spiegarlo.

Silvia Cattori: Intende dire che Bush, ad esempio, è lui stesso ostaggio di gente che all'interno del Pentagono forma uno stato nello stato e che sfugge anche al controllo dell'esercito americano? Sta pensando a persone sotto l'influenza diretta di personaggi come Pearl, Wolfowitz, Feith? Ritiene che, dopo la guerra nei Balcani, ci siano stati loro dietro gli attacchi e che gli attentati non siano atti isolati, che esista un legame tra Madrid e Londra? Vuol dire che gli americani sono pronti ad allearsi col diavolo per creare il caos dovunque, col pretesto di una guerra antimusulmana e antiaraba, venduta sotto la bandiera del terrorismo? Un terrorismo fabbricato?
Juergen Elsaesser: Si, esiste un secondo governo che sfugge al controllo di Bush, formato da neoconservatori come Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Pearl, individui legati al petrolio e all'industria militare. Il caos totale fa il gioco dell'industria militare: quando il caos impera in tutto il mondo si possono vendere armi e petrolio a un prezzo più alto.

Silvia Cattori: Questo stato nello stato è stato descritto molto bene da Youssef Asckar, e lei gliene riconosce il merito [1]. Ma Israele non è il primo paese a trarre vantaggio da una strategia del caos, e quindi il più interessato a manipolare gli attacchi terroristici? La propaganda della lobby proisraeliana non tende forse a volerci fare credere che Israele sia minacciata dai fanatici arabi?
Juergen Elsaesser: Non è sicuro che una simile strategia serva gl'interessi di Israele, perché continuando su questa strada l'intero Medio Oriente, Israele incluso, sarà in fiamme. Durante la guerra in Bosnia è stato usato lo stesso sistema. Per demonizzare i Serbi, i media occidentali hanno inventato storie di campi di concentramento e mostrato fotomontaggi che mettevano sullo stesso piano Serbi e nazisti. La propaganda voleva convincere l'opinione pubblica sulla necessità della guerra contro la Serbia, ma, per quanto riguarda gli Stati Uniti, è stata alimentata non tanto dalla lobby ebraica quanto piuttosto dagli strateghi cristiani e atei, che hanno giocato la carta “ebrea”. Questa è la mia opinione. La stessa cosa si ripete oggi con la campagna propagandistica contro l'Iran: gli strateghi giocano la carta “ebrea” per convincere la gente con più impulsività che intelligenza.

Silvia Cattori: Le recenti manipolazioni confermano, in parte, la sua tesi: proprio quando gli Stati Uniti hanno chiesto al Consiglio di sicurezza di approvare le sanzioni contro l'Iran, un quotidiano canadese ha scritto che l'Iran voleva obbligare gli ebrei residenti nel paese a portare l'equivalente della stella gialla [2]. Ma io mi riferisco a quelle personalità apertamente proisraeliane che, in Francia ad esempio, svolgono un ruolo importante nel plasmare l'opinione pubblica perché occupano posizioni strategiche nei media, e la cui lealtà di gruppo li spinge a sostenere la politica israeliana e americana, anche se criminale. Pensi al sostegno attivo che Bernard-Henri Lévy e Bernard Kouchner hanno offerto in Bosnia a Izetbegovic. E non appena messa in ginocchio la Serbia, subito la loro propaganda si è riorientata contro gli arabi e i musulmani, questa volta per mobilitare l'opinione pubblica a sostegno della cosiddetta “guerra delle civiltà”. Quando parlavano di “campi di concentramento” per associare Serbi e Hitler, non stavano forse partecipando alle manipolazioni della NATO?
Juergen Elsaesser: Abbiamo potuto osservare lo stesso fenomeno in Germania. I giornalisti ebrei favorevoli alla guerra contro la Yugoslavia avevano libero accesso agli studi televisivi, i giornalisti, ebrei o no, contrari erano invece esclusi dai dibattiti. Ritengo che media e politici usino le voci ebree per obiettivi geostrategici.

Silvia Cattori: Così, secondo lei, gli avvenimenti nei Balcani sono stati solo una replica degli avvenimenti in Afghanistan, e quello che è venuto dopo era solo parte di uno stesso processo. Pensa che le nostre autorità conoscessero i rischi delle guerre fomentate dai loro servizi segreti?
Juergen Elsaesser: La mia speranza è che ci sia una reazione degli ambienti militari statunitensi. Tra di loro c'è gente perfettamente consapevole del fatto che tutte queste guerre non sono intelligenti, che gli Stati Uniti si avviano a perdere la guerra. Gli uomini dell'esercito americano sono imperialisti ma non stupidi, e non approvano quel che sta succedendo. I neoconservatori, invece, sono folli e vogliono scatenare la terza guerra mondiale contro tutti gli arabi e tutti i musulmani, proprio come Hitler, che voleva uccidere tutti gli ebrei e attaccare tutti gli altri paesi: i generali tedeschi avevano messo in guardia Hitler sui rischi cui andava incontro.

Silvia Cattori: Si augura che le cose cambino in modo repentino?
Juergen Elsaesser: Per fermare questa follia, vedo una possibilità di cambiamento solo tra quelle forze che sono rimaste razionali. Il comando supremo dell'esercito americano ha scritto una lettera a Bush per dire che non intendeva partecipare a un attacco contro l'Iran che prevedesse l'uso di armi nucleari. Può darsi che Bush scateni la guerra, ma le conseguenze sarebbero questa volta più gravi che nel caso dell'Iraq. Con i nazisti accadde la stessa cosa: attaccarono una volta, e poi ancora e ancora, e un giorno arrivò Stalingrado e l'inizio della disfatta. Ma l'avventura costò la vita a 60 milioni di esseri umani.

Silvia Cattori: Allora è questa la ragione dei suoi sforzi per scrivere il libro: risvegliare la coscienza della gente per evitare nuovi disastri e sofferenze? E far sapere che dopo l'Iraq potrebbe toccare all'Iran?
Juergen Elsaesser: Sì. Ma individui come Bush non si preoccupano minimamente di tutto ciò. Non sono del tutto pessimista sull'Iran: potremmo assistere a una ripetizione dell'asse Parigi-Berlino-Mosca. Il nostro cancelliere, di solito un pupazzo manovrato dagli Stati Uniti, ha offerto una cooperazione strategica alla Russia, perché la Germania dipende interamente dal petrolio e il gas russo. È un argomento forte: i tedeschi sono imperialisti ma non stupidi.

Silvia Cattori: Ma non è stata proprio la Germania ad aprire le porte alla guerra nei Balcani?
Juergen Elsaesser: Sì, è vero. Ma, oggi, abbiamo visto Joschka Fischer e Madeleine Albright indirizzare una lettera aperta a Bush per metterlo in guardia dall'attaccare l'Iran, e la signora Albright ha aggiunto che non è possibile far la guerra a tutti i paesi che non ci piacciono. È logico.

Silvia Cattori: Se ha potuto raccogliere gli elementi che dimostrano le azioni di servizi segreti non è forse perché oggi la gente che teme l'evoluzione in atto della politica internazionale ha cominciato a parlare?
Juergen Elsaesser: Sì. Devo moltissimo alle informazioni ricevute da quelli che sono nell'occhio del ciclone.

Silvia Cattori: In tutto il mondo?
Juergen Elsaesser: Posso solo dirle che si tratta di cittadini dell'Europa occidentale che non hanno smesso di usare il loro cervello.

Silvia Cattori: Per ottenere le prove delle manipolazioni del famoso “incidente del Golfo del Tonkino”, l'incidente che permise agli Stati Uniti di scatenare la guerra contro i vietnamiti, si è dovuto attendere per molto tempo. Le cose oggi sono cambiate, ed è possibile reagire rapidamente?
Juergen Elsaesser: C'è un'enorme differenza tra la situazione degli anno '60 e quella attuale. La Repubblica federale tedesca, ad esempio, a quel tempo era favorevole alla guerra contro i comunisti del Vietnam, e la versione ufficiale, secondo la quale la nostra repubblica correva il rischio di essere attaccata dai comunisti, era accettata da buona parte dell'opinione pubblica. Oggi, invece, la maggioranza della popolazione è contro la guerra, e non ammette discussioni.

Silvia Cattori: Lei sottolinea giustamente l'estremismo religioso che caratterizzava la Bosnia-Erzegovina ai tempi di Izetbegovic, e dubita del sostegno israeliano a questo emirato in nuce dei Talebani; ma non sta per caso sopravvalutando il ruolo dell'Iran e dell'Arabia Saudita? Richard Perle era il principale consigliere politico di Izetbegovic. Iraniani e Sauditi non sollevarono la questione dell'Islam sperando di assumere il controllo di un regime musulmano che prendeva ordini solo da Tel Aviv e Washington? E in effetti Izetbegovic non era un agente israeliano?
Juergen Elsaesser: Il Mossad aiutò i serbobosniaci, fornendo loro persino delle armi. Nulla prova che il governo israeliano abbia aiutato Izetbegovic. Questi era sostenuto dagli americani, e Clinton dipendeva dalla lobby sionista degli Stati Uniti, ma durante la guerra in Bosnia la lobby non ebbe il sostegno del governo israeliano.

Silvia Cattori: Per quanto riguarda alcune delle sue fonti, si possono prendere per buone le dichiarazioni di Yossef Bodanski, direttore del Gruppo di lavoro sul terrorismo e la guerra non convenzionale, molto vicino al Senato americano?
Juergen Elsaesser: Io non prendo per buono niente. Dicono che Bodansky abbia contatti con gente del Mossad e che ciò renda alcune sue affermazioni sospette. D'altra parte ci ha fatto conoscere un sacco di fatti interessanti che contraddicono la propaganda ufficiale. Nel mio libro mostro le contraddizioni all'interno dei gruppi statunitensi dominanti, e in questo senso Bodansky è estremamente interessante.

Silvia Cattori: Nel suo libro si afferma: “In Kosovo e in Macedonia esiste il terrorismo, che però in massima parte non è controllato da Bin Laden ma dai servizi segreti americani”. Non crede all'esistenza di Al Qaeda?
Juergen Elsaesser: Come ho scritto nel mio libro, è tutta propaganda fabbricata in occidente.

Silvia Cattori: Se si spinge a fondo la sua logica, in certi momenti si ha l'impressione che l'indagine non sia terminata. Certo, la Yugoslavia ha rappresentato un laboratorio per la creazione delle reti islamiche, e il suo libro mostra che queste reti servono gl'interessi degli Stati Uniti. Lei sembra credere all'esistenza di reti islamiche internazionali che avrebbero una base popolare nel mondo islamico, ma allo stesso tempo la sua ricerca mostra che le reti sono formate solo da mercenari degli Stati uniti che non hanno mai fatto niente per i musulmani.
Juergen Elsaesser: Guardiamo al caso di Hamas: nei primi anni '80 era fomentato dal Mossad per contrastare l'influenza dell'OLP. Più tardi Hamas ha però sviluppato una sua base popolare, e ora fa parte della resistenza, anche se temo che vi siano ancora agenti stranieri al suo interno.

Silvia Cattori: Lei ha detto che tra gl'ispettori delle Nazioni Unite si sono infiltrate spie americane. Può essere più preciso?
Juergen Elsaesser: In Bosnia, alcuni caschi blu dell'UNPROFOR trasportavamo armi destinate ai Mujahidin.

Silvia Cattori: Quando Peter Handke afferma che i Serbi non sono i soli responsabili, che sono vittime della guerra nei Balcani, viene messo a tacere. Chi ha ragione, in questa storia?
Juergen Elsaesser: Dappertutto – tra i Serbi, i Croati o i Mussulmani – la gente comune ha perso. I musulmani hanno vinto la guerra in Bosnia con l'aiuto di Bin Laden e Clinton, ma ora il loro paese è occupato dalla NATO: oggi hanno perso l'indipendenza, proprio come la Yugoslavia.

Silvia Cattori: Come si posiziona la sua ricerca rispetto a quelle di Andreas Von Bülow e Thierry Meyssan?
Juergen Elsaesser: Abbiamo lo stesso punto di vista sugli avvenimenti dell'11 settembre 2001: pensiamo che la versione ufficiale sia falsa. Tutto quest'insieme di ricerche è estremamente utile per consentirci di continuare ad approfondire la verità sui fatti. Io mi distinguo per aver messo in luce i legami tra le guerre nei Balcani e i fatti dell'11 settembre, mentre Thierry Meyssan ha analizzato l'attacco al Pentagono per dimostrare che era dovuto a un missile e non a un aereo, e Von Bülow è giunto alla conclusione che gli aerei erano radiocomandati.

Silvia Cattori: Per aver messo in dubbio la verità ufficiale, Thierry Meyssan è stato screditato e bandito dai media. Riuscirà a sottrarsi alla stessa sorte?
Juergen Elsaesser: Anche il mio libro è stato bandito. Non è possibile per un autore infrangere da solo questo muro, ma non si può impedire alle nostre tesi di farsi strada. Il pubblico non accetta quello che dicono i media: nonostante l'ostracismo, il 35-40% della gente non prende sul serio quello che gli raccontano i media. L'uccisione di Kennedy è un buon esempio: oggi il 90% della gente non crede alla versione ufficiale e pensa che l'omicidio del presidente sia stata un'operazione della CIA.

Silvia Cattori: Non è pericoloso mettere a nudo le manipolazioni degli stati che usano i loro servizi segreti per fini criminosi?
Juergen Elsaesser: Penso che il pericolo inizi solo quando sono stati venduti almeno 100.000 libri. E in Germania il mio libro ha venduto in 11 mesi solo 6.000 copie.

IL SECONDO 11 SETTEMBRE DEL PENTAGONO
Un altro attacco in stile 11 settembre può creare sia una giustificazione sia una opportunità per scatenarsi contro alcuni obiettivi prestabiliti

Michel Chossudovky Global Research 11.08.2006
Traduzione a cura di Goldstein - Luogo Comune
Una caratteristica essenziale della "difesa" nel caso di un secondo grande attacco negli Stati Uniti è la "offesa", secondo il Segretario alla Sicurezza Nazionale Michael Chertoff: "La sicurezza nazionale è parte di una più generale strategia che porta la battaglia sul campo del nemico" (Trascrizione completa del discorso di marzo 2005 di Chertoff )
Nei mesi successivi gli attentati di Londra del 7 luglio, è stato riportato che il Vice Presidente Dick Cheney ha dato istruzioni allo USSTRATCOM per mettere a punto un piano di contingenza "da essere attuato in risposta ad un altro attacco in stile 11 Settembre contro gli Stati Uniti". Implicato nel piano di contingenza era la certezza che dietro il Secondo 11 settembre ci sarebbe stato l'Iran.
Questo "piano di contingenza" usava il pretesto di un "secondo 11 settembre", che non è ancora accaduto, per preparare una grande operazione militare contro l'Iran, mentre veniva anche esercitata pressione su Tehran per il suo (non esistente) programma di armamento nucleare.
Quello che fu diabolico in questa decisione del Vice Presidente degli Stati Uniti era la giustificazione presentata da Cheney per sferrare guerra all'Iran basata sul coinvolgimento dell'Iran in un ipotetico attacco terroristico contro gli usa, che non è ancora successo:
Il piano include un vasto attacco aereo che impieghi sia armi convenzionali che nucleari tattiche. In Iran ci sono oltre 450 grandi obiettivi strategici, inclusi molti sospetti siti legati al programma delle armi nucleari. Molti degli obiettivi sono rinforzati o sono sotterranei e non possono essere eliminati con armi convenzionali, da qui l'opzione nucleare. Come nel caso dell'Iraq, la risposta non è connessa al fatto che l'Iran sia realmente stato coinvolto nell'atto di terrorismo diretto contro gli Stati Uniti. Molti alti ufficiali delle Forze Aeree coinvolti nella pianificazione si dice siano sconcertati dalle implicazioni di quello che stanno facendo – che si stia programmando un attacco nucleare non provocato all'Iran – ma nessuno è pronto a rovinare la sua carriera ponendo delle obiezioni (Philip Giraldi, Attacco all'Iran: guerra nucleare preventiva, American Conservative del 2 agosto 2005)
Dobbiamo forse intuire che gli strateghi militari statunitensi, britannici ed israeliani stanno aspettando nel limbo un secondo 11 settembre, per estendere la guerra oltre i confini del Libano, per lanciare un'operazione militare diretta contro Siria ed Iran?
Il "piano di contingenza" proposto da Cheney non si focalizzava nel prevenire un secondo 11 settembre.
Il piano di Cheney è fondato sulla presunzione che l'Iran sia responsabile di un secondo 11 settembre e che possano essere immediatamente attivati i bombardamenti punitivi, prima della conduzione di un'indagine, in modo molto simile agli attacchi all'Afghanistan nell'ottobre del 2001, presumibilmente in risposta al presunto supporto del Governo Talebano ai terroristi dell'11 Settembre. E' importante notare che non si programma una guerra in 3 settimane: il bombardamento e l'invasione dell'Afghanistan era stato pianificato molto prima dell'11 Settembre. Come Michael Keefer spiega in un incisivo articolo:
Ad un livello più profondo, implica che "attacchi terroristici in stile 11 settembre" siano considerati da Cheney e dal Pentagono come metodi appropriati per legalizzare guerre di aggressione contro ogni paese selezionato per quel trattamentl dal regime e dal suo sistema mediatico di amplificazione della propaganda... (Keefer, febbraio 2006)
In una dichiarazione tempestiva, appena pochi giorni dopo il massacro del bombardamento sul Libano, il Vice Presidente Cheney ha ripetuto il suo avvertimento: "Il nemico che ci ha colpito l'11 Settembre è diviso e debole, ma ancora letale, ancora determinato a colpirci ancora" (Waterloo Courier, Iowa, 19 luglio 2006, corsivo aggiunto).

Giustificazione ed opportunità per una rappresaglia contro... gli stati sponsor [del Terrorismo]
Nell'aprile 2006, il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha lanciato un piano militare di vasta portata per combattere il terrorismo nel mondo, con la prospettiva di vendicarsi nel caso di un secondo grande attacco terroristico negli Stati Uniti.
"Il Segretario alla Difesa Donald H. Rumsfeld ha approvato il piano militare più ambizioso elaborato finora per combattere il terrorismo nel mondo e per attaccare più rapidamente e decisivamente nel caso di un altro grande attacco terroristico negli Stati Uniti, secondo i funzionari della difesa.
Il piano a lungo atteso per la guerra globale al terrorismo, così come i due piani subordinati approvati anche questi da Rumsfeld negli scorsi mesi, sono considerati la massima priorità del Pentagono, secondo funzionari ben informati dei tre documenti che hanno parlato in condizione di anonimato perchè non sono autorizzati a parlarne pubblicamente.
I dettagli dei piani sono segreti, ma in generale prefigurano un ruolo significativamente allargato per l'esercito – ed in particolare, una crescente forza delle truppe di elite per le Operazioni Speciali – operazioni continue per combattere il terrorismo al di fuori delle zone di guerra come Iraq e Afghanistan. Sviluppati in oltre tre anni dal Comando Operazioni Speciali (SOCOM) di Tampa, i piani riflettono un rafforzamento del ruolo del pentagono in settori tradizionalmente di competenza della CIA e del Dipartimento di Stato
." (Washington Post, 23 aprile 2006)
Questo piano è ideato sulla possibilità di un secondo 11 settembre e sul bisogno di una rappresaglia se e quando gli Stati Uniti siano stati attaccati:
"Un terzo piano stabilisce come l'esercito può sia interrompere che rispondere ad un altro grande attacco terroristico contro gli Stati Uniti. Include lunghi allegati che offrono un ventaglio di opzioni all'esercito per una veloce rappresaglia contro specifici gruppi terroristici, individui o stati sponsor in relazione a chi si crede sia dietro un attacco. Un altro attacco potrebbe creare sia una giustificazione sia una opportunità che manca oggi per una rappresaglia contro alcuni obiettivi noti, secondo funzionari ed funzionari della difesa, che conoscono il piano.
Il piano dettaglia "quale tipo di terroristi o responsabili colpiremmo in caso di contesa. Non è ancora il tempo", ha aggiunto un funzionario, il quale ha chiesto di non essere identificato a causa della delicatezza dell'argomento
." (WP 23 aprile 2006)
La presunzione di questo documento militare, è che un secondo attacco in stile 11 settembre "che manca oggi" creerebbe sia una "giustificazione che una opportunità" per sferrare guerra ad "alcuni obiettivi noti [Iran e Siria]".
L'annuncio del 10 Agosto da parte delle autorità britanniche di uno sventato attacco su larga scala che avrebbe fatto saltare in aria simultaneamente fino a 10 aeroplani, dà l'impressione che sia il mondo Occidentale piuttosto che il Medio Oriente ad essere sotto attacco.
Le realtà sono capovolte. La campagna di disinformazione è a pieno regime. I media britannici e statunitensi, in modo crescente, stanno suggerendo la "guerra preventiva" come un atto di "autodifesa" contro Al Qaeda e gli Stati sponsor del terrorismo, i quali si dice stiano preparando un secondo 11 settembre. L'obbietto sotteso, mediante la paura e l'intimidazione, è in ultima analisi costruire il conenso pubblico per la prossima fase dalla "guerra al terrorismo" in Medio Oriente, diretta contro la Siria e l'Iran.

GRIDARE AL LUPO: ALLARMI TERRORISMO BASATI
SU INTELLIGENCE INVENTATA

Michel Chossudovsky Global Research 20.08.2006
Traduzione a cura di Goldstein - Luogo Comune
"Sarebbe semplice per i terroristi preparare "bombe sporche" radioattive da far esplodere negli Stati Uniti... Quanto sia probabile, non lo posso dire..." (Segretario di Stato Colin Powell, 10 febbraio 2003)

"Gli attacchi imminenti... saranno pari o supereranno quelli dell'11 settembre... Ed è piuttosto chiaro che la capitale della Nazione e New York City saranno in ogni lista..." (Segretario al Dipartimento della Sicurezza Nazionale Tom Ridge, dicembre 2003)

"Voi chiedete, 'E' serio [l'allarme]?' Sì, ci potete scommettere la vita. Le persone non prendono simili precauzioni se la situazione non è davvero pericolosa". (Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dicembre 2003)"

"... Rapporti credibili indicano che Al Qaeda sta avvicinandosi ai suoi piani di mettere a punto un attacco su larga scala negli Stati Uniti allo scopo di distruggere il nostro processo democratico... (Segretario Tom Ridge, 8 luglio 2004)

"Il nemico che ci ha colpito l'11 settembre è più debole e diviso al suo interno ma è ancora mortale e sta pianificando di colpirci ancora" (Vice Presidente Dick Cheney, 7 gennaio 2006)

"Se questo piano fosse stato messo a punto, le perdite umane di civili innocenti sarebbero state di dimensioni inimmaginabili" (Segretario agli Interni John Reid, 10 agosto 2006)

"Gridare al lupo: lanciare un falso allarme troppe volte, col risultato che nessuno ti crederà quando l'aiuto sarà necessario"

Il Ministero degli Interni Inglese ha annunciato (il 10 agosto) che era stato scoperto uno "sventato piano terroristico" che avrebbe fatto saltare simultaneamente fino a dieci aeroplani su voli transatlantici. Fino ad ora Scotland Yard non ha presentato prove documentali di questo piano kamikaze accuratamente pianificato.
In base ai resoconti dei media, non c'è nessuna prova che i sospetti arrestati avessero realmente comprato biglietti aerei che li avrebbero resi in grado di mettere a punto questa operazione. Molti dei sospetti non possedevano neanche un passaporto. (Craig Murray, 14 agosto 2006)
Nel frattempo, la fattibilità del piano (ad un livello tecnico-scientifico) è stata messa in discussione. Non è stato trovato alcun laboratorio chimico in grado di confermare che i sospetti avevano le conoscenze o le capacità di creare una bomba col triperossido di triacetone (TATP), senza parlare dell'abilità di miscelare in maniera appropriata le mortali sostanze chimiche liquide a bordo di un volo transatlantico (Thomas C.Greene, 17 agosto 2006)
Inoltre, sono state rese disponibili molte delle informazioni confidenziali che hanno condotto agli arresti dei sospetti inglesi da parte di Scotland Yard, grazie all'intelligence militare Pakistana (ISI), che coincidenza vuole abbia supportato e finanziato il network terroristico che include i gruppi islamici basati in Pakistan, i quali pare siano dietro allo sventato piano inglese (Michel Chossudovsky, 15 agosto 2006)
I grandi media britannici e statunitensi sono complici. Il Presidente pakistano Pervez Musharaff è innalzato al ruolo di "eroe" per aver collaborato allo sventato piano terroristico. E' omesso con cura dalla maggior parte dei rapporti della stampa, che la sezione anti-terrorismo della polizia di Londra (SO13), diretta da Peter Clarke, insieme al MI6 ed al MI5 (che opera sotto l'autorità del Segretario agli Interni John Reid) ha collaborato strettamente con un'agenzia di intelligence pakistana che ha e continua a supportare la Jihad Islamica inclusa Al Qaeda, mentre collabora anche in una scaltra relazione con le sue controparti occidentali "nel combattere i terroristi".
Secondo intelligence "credibile" trasmessa dal quartier generale dell'ISI di Rawalpindi, la miscela chimica esplosiva TATP "era stata testata in Pakistan", ma i sospetti residenti in Inghilterra "non l'avevano ancora preparata o miscelata".

Gridare al lupo
Questa non è certamente la prima volta che sono stati fatti annunci rumorosi e privi di sostanza riguardo a un imminente attacco terroristico, il tutto in base ad "intelligence sbagliata".
Dal 2003, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale Statunitense (DHS) ha emanato molti avvertimenti terroristici su possibili piani di Al Qaeda per lanciare "un attacco agli Stati Uniti" simile in grandezza a quello dell'11 settembre 2001. In alcuni degli allarmi terrorismo di alto profilo, il presunto piano includeva anche un misterioso "collegamento col Pakistan".
Lo sventato piano inglese replica molte caratteristiche di un presunto piano terroristico di Al Qaeda del 1995 denominato "Operazione Bojinka" che faceva affidamento su una bomba al TATP. Esso presenta anche una fondata rassomiglianza ad un più recente Allarme Arancione del dicembre 2003, che servì ad interrompere voli transatlantici in corrispondenza del periodo delle vacanze (Si veda sotto).
Quelli recensiti da qui in poi (in ordine cronologico) sono chiari casi selezionati di allarmi terroristici basati su informazioni prive di fondamento e su "intelligence errata".

1. La sventata minaccia della ricina: Londra, gennaio 2003.
Ci fu un allarme terroristico ricina nel gennaio del 2003, circa due mesi prima l'invasione dell'Iraq. Secondo molti rapporti dei media, era stato ordinato dalla mente del terrore Abu Musab Al Zarqawi. Fu riportato il rirovamento di ricina in un appartamento londinese. Doveva essere utilizzata in un attacco terroristico nella metropolitana.
Un team del centro di ricerca sulle armi chimiche e batteriologiche ha confermato che non avevano trovato ricina (Milan Rai, aprile 2005).
Le notizie dei media britannici, citando dichiarazioni ufficiali, affermarono che i terroristi avevano imparato a produrre la ricina presso un campo d'addestramento nel Nord dell'Iraq. Il Generale Richard Myers, capo delle Forze Armate Statunitensi, asserì che:
"E' da questo luogo che veniva addestrato il personale e venivano sviluppati i veleni che poi sono migrati in Europa... Pensiamo che sia probabilmente il luogo di provenienza della ricina trovata a Londra" (citato nel Birmingham Evening Mail, 31 marzo 2003)
Tuttavia quando le Forze Speciali Statunitensi fecero incursione nel campo nel Nord dell'Iraq, non fu trovata nessuna arma chimica o batteriologica:
"Quello che hanno trovato era un campo devastato dal lancio di missili cruise durante i primi giorni di guerra. Una speciale squadra biochimica raccolse dei campioni tra le macerie. [Non fu riscontrata] nessuna iniziale prova di agenti chimici o biologici." (ABC News, 29 marzo 2003)
Il corrispondente nel Nord dell'Iraq del London Observer (9 febbraio 2003) contestò violentemente quelle affermazioni:
"Non c'è alcun segno di armi chimiche in nessun posto – solo odore di paraffina e burro vegetale usato per cucinare.... Mohammed Hasan, portavoce di Ansar Al-Islam, ha spiegato: "Non abbiamo farmaci per i nostri combattenti. Non abbiamo neanche un'aspirina. Come possiamo produrre qualsiasi arma chimica o di distruzione di massa?"

2.Bombe Sporche radioattive: Washington DC, 8 febbraio 2003 (tre giorni dopo la presentazione di Colin Powell al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite)
Subito dopo la relazione del Segretario Colin Powell al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo alle presunte Armi di Distruzione di Massa, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale innalzò l'allarme terrorismo ad arancione, puntando ad ingannevoli collegamenti tra Al Qaeda e Saddam Hussein:
"martedì alti ufficiali dell'intelligence hanno dato al Congresso un preoccupante avvertimento degli interessi dei network terroristici di Al-Qaeda nell'utilizzo di missili e veleni per infliggere perdite massicce negli Stati Uniti, aggiungendo nuovi tetri dettagli alle precedenti relazioni di imminenti attacchi terroristici. L'avvertimento è arrivato in coincidenza con la trasmissione di una dichiarazione che si crede essere provenuta dal capo di Al-Qaeda Osama Bin Laden, il quale ha garantito il supporto del gruppo terroristico agli Iracheni ed ha chiamato i suoi seguaci a sconfiggere una invasione guidata dagli Stati Uniti.
... Prese insieme, le dichiarazioni degli ufficiali statunitensi e dall'imprendibile organizzazione terroristica hanno rafforzato la sensazione che gli Stati Uniti affrontano la loro maggiore minaccia di un assalto terroristico sin dagli attacchi dell'11 settembre
". (US Today, 12 febbraio 2006).
L'annuncio servì a rovesciare la realtà. Saddam e Osama avevano unito gli sforzi. Erano gli Stati Uniti e non l'Iraq ad essere sotto attacco. L'allarme terrorismo contribuì a sviare l'attenzione dalle divisioni interne al Consiglio di Sicurezza e dalle accuse rivolte contro Collin Powell per avere ingannato il più alto corpo dell'ONU.
Una storia inventata di cosiddette "bombe sporche radioattive" era stata piantata nel circuito mediatico. Alcuni giorni dopo il suo discorso alle Nazioni Unite, il Segretario Powell avvertì che:
"Sarebbe semplice per i terroristi preparare "bombe sporche" radioattive da far esplodere negli Stati Uniti... Quanto sia probabile, non posso dirlo... Ma penso sia saggio che perlomeno renda noto al pubblico statunitense questa possibilità" (Dichiarazione di Colin Powell, ABC This Week citata dal Daily News (New York), 10 febbraio 2003.)
Musab Abu Al Zarqawi fu identificato come sospetto numero uno. Nel frattempo, il network televisivo aveva avvertito che:
"Hotel, centri commerciali o complessi residenziali statunitensi potrebbero essere obiettivi di Al-Qaeda sin dalla prossima settimana..."
Seguendo l'annuncio, decine di migliaia di Statunitensi corsero ad acquistare nastri adesivi pesanti, lastre di plastica e maschere antigas.
E' venuto fuori, in seguito, che l'allarme terroristico fu "inventato" dalla CIA:
"Secondo dei funzionari, l'FBI e la CIA stanno incolpandosi a vicenda. Un portavoce dell'FBI ha dichiarato oggi ad ABC News che "non conosceva a fondo lo scenario, ma non lo riteneva plausibile" (ABC News, 13 Feb 2003, Si veda anche qui).
In un altro resoconto sullo stesso tema della ABC:
PETER JENNINGS: Brian Ross della ABC inizia il nostro reportage. Brian, la scorsa notte stavamo chiedendoci se le agenzie di intelligence stessero operando con informazioni valide. Cosa sappiamo oggi?
BRIAN ROSS, ABC NEWS: Beh, Peter, oggi due alti funzionari hanno dichiarato alla ABC News che un elemento chiave delle informazioni che hanno portato ai recenti allarmi terrorismo era, in realtà, inventato.
BRIAN ROSS: In particolare, un'affermazione di un membro catturato di Al Qaeda per cui Washington, New York, o la Florida sarebbero state colpite da una bomba sporca, nel corso di questa settimana, da una cellula segreta di Al Qaeda che opera nella Virginia o a Detroit.
VINCE CANNISTRATO, EX UFFICIALE DELL'ANTITERRORISMO DELLA CIA: Questo tassello del puzzle risulta ora essere inventato. E di conseguenza, la ragione per cui la gran parte dell'allarme è stato dissipato, in particolare a Washington, questa settimana, dopo che è venuto fuori questo, [è] che questa informazione non era vera (ABC News, 13 febbraio 2003).
Sia l'FBI che la CIA, in dichiarazioni contraddittorie, hanno chiarito in seguito che l'intelligence non era stata inventata. Ma piuttosto, era stato il "sospetto terrorista in custodia [che aveva deliberatamente] inventato le informazioni su potenziali attacchi. Le osservazioni del detenuto sono state un fattore che ha fatto alzare il livello di allarme ad arancione" (Los Angeles Times, 15 febbraio 2006)
Mentre si riconosceva silenziosamente che l'allarme fosse un falso, il Segretario alla Sicurezza Nazionale Tom Ridge decise di mantenere l'allarme "arancione":
"Nonostante il rapporto inventato, non è in programma di modificare il livello di allarme. Dei funzionari hanno dichiarato che altra intelligence è stata convalidata e che l'alto livello di precauzioni è totalmente concesso" (ABC News, 13 Feb. 2003)
Alcuni giorni dopo, in un'altra iniziativa propagandistica fallita, una misteriosa cassetta di Osama Bin Laden fu presentata dal Segretaro Colin Powell al Congresso Statunitense come "prova" che i terroristi Islamici "stanno portando avanti una causa comune con un brutale dittatore" (citato nel Toronto Star, 12 febbraio 2003)
Curiosamente, la cassetta era in possesso di Colin Powell prima di essere stata trasmessa dal Network Tv Al Jazeera (Ibid).

3. Presunto attacco con armi chimiche: Madrid, 5 febbraio 2003
Nel frattempo, in Spagna, in coincidenza con la presentazione di Colin Powell al Consiglio di Sicurezza, il membro della coalizione di Bush, il Primo Ministro Jose Maria Aznar, aveva iniziato la sua personale campagna di disinformazione, con tutta probabilità in collaborazione con funzionari statunitensi.
Un tempismo perfetto! Mentre Colin Powell stava presentando il dossier su Al-Zarqawi alle Nazioni Unite, quello stesso giorno, il 5 febbraio 2001, il Primo Ministro Jose Maria Aznar era occupato ad informare il Parlamento Spagnolo di un presunto attacco terroristico chimico in Spagna.
Secondo Aznar, Al-Zarqawi era chiaramente collegato ad un certo numero di "collaboratori" Europei Islamici incluso Merouane Ben Ahmed, "un esperto in chimica ed esplosivi che ha visitato Barcellona" (riportato in El Pais, 6 febbraio 2003)
Il discorso del Primo Ministro Aznar alla Camera dei Deputati rese noto che i 16 presunti sospetti di Al Qaeda, certamente in possesso di esplosivi e agenti chimici mortali, avevano strettamente collaborato con Al Zarqawi.
L'informazione era stata inventata. Il rapporto del Ministro della Difesa Spagnolo confermò che:
"Gli agenti chimici letali sono risultati essere inoffensivi ed alcuni erano detergenti per la casa..." (citato in Irish News, 27 febbraio 2003, grassetti aggiunti):
"Un laboratorio del ministro della difesa fuori Madrid ha testato le sostanze – una borsa contenente più di una libbra [circa mezzo kg, ndt] di polvere e alcune bottiglie o contenitori con liquidi o residui – intese alla fabbricazione di un veleno facile da creare, la ricina... il Ministro della Difesa Spagnolo, che ha messo a punto i test, ed anche il laboratorio, si è rifiutato di rilasciare commenti." (Ibidem)

4. Il presunto piano di Al Qaeda per attaccare i Voli transatlantici: Natale 2003
Alcuni giorni prima di Natale in uno scenario simile all'attacco sventato di agosto in Inghilterra, (l'ex) Segretario alla Sicurezza Nazionale Tom Ridge notificò che era imminente un secondo 11 settembre, il quale sarebbe consistito in attacchi a bordo di voli transatlantici nel periodo delle vacanze.
Il 21 dicembre 2003, quattro giorni prima di Natale, la Sicurezza Nazionale innalzò il livello di minaccia da "elevato" a "alto rischio" relativamente agli attacchi terroristici. Secondo Tom Ridge, si trattava di "fonti credibili [di intelligence] che alzavano la possibilità di attacchi contro la madrepatria, durante il periodo delle vacanze..."
"I terroristi minacciano ancora il nostro paese e siamo ancora in una pericolosa – senza dubbio – difficile guerra che non finirà presto", avvertiva il Segretario alla Difesa Donald H.Rumsfeld. "Possono attaccare in ogni posto ed in ogni momento".
L'annuncio ufficiale natalizio del Dipartimento alla Sicurezza Nazionale dissipò ogni dubbio riguardo il livello di minaccia:
"Il rischio [durante il periodo di Natale] è forse più grande ora di ogni momento intercorso dall'11 settembre 2001 ad oggi";
Esso avvertì gli Statunitensi, in termini affatto vaghi, ma senza dati a supporto, che ci fossero:
"indicazioni che [gli] attacchi imminenti... saranno delle stesse dimensioni o più pesanti degli attacchi dell'11 settembre"
"Ed è piuttosto chiaro che la capitale della nazione e New York City sarebbero inclusi in ogni lista..." (grassetti aggiunti)
Seguendo l'annuncio del Segretario Ridge, batterie antimissile vennero dispiegate a Washington:
"Ed il Pentagono ha dichiarato oggi, più unità di pattugliamento aereo saranno ora in volo sopra città ed installazioni sensibili, con alcune basi aeree messe in alta allerta".
Il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld dichiarò:
"Voi chiedete, 'E' serio [l'allarme]?' Si, ci potete scommettere la vita. Le persone non prendono simili precauzioni se la situazione non è davvero pericolosa" (ABC News, 23 dicembre 2003)
Secondo una dichiarazione ufficiale:
"L'intelligence indica che piloti addestrati da Al-Qaeda e terroristi Talebani stavano, secondo la Sicurezza Nazionale, pianificando di dirottare un aereo della Air France e "farlo schiantare negli Stati Uniti in un attacco terroristico suicida simile a quelli messi a punto l'11 settembre 2001".
I voli della Air France nel periodo natalizio al di fuori di Parigi furono fatti atterrare. Caccia F-16 stavano pattugliando i cieli.
L'allarme terrorismo contribuì a creare un'atmosfera tesa durante le vacanze di Natale. L'aeroporto Internazionale di Los Angeles "schierava le forze al massimo" con ufficiali anti-terrorismo ed FBI attivi giorno e notte.
Gli ordini di rimanere a terra dati ai voli della Air France nel periodo di Natale da Parigi a Los Angeles, che furono utilizzati per giustificare l'Allarme Arancione durante le vacanze di Natale, erano basati su informazioni inventate. Dopo l'indagine francese condotta in collaborazione con ufficiali statunitensi, venne fuori che l'allarme terroristico era una bufala. L'informazione non era "molto molto precisa" come preteso dall'intelligence statunitense. I sei membri di Al Qaeda risultarono essere un bambino di cinque anni, un'anziana signora cinese che mandava avanti un ristorante a Parigi, un rappresentante assicurativo del Galles e tre cittadini Francesi (Le Monde e RTBF TV, 2 gennaio 2004)
La decisione di cancellare i sei voli della Air France fu presa dopo due giorni di intense negoziazioni tra ufficiali francesi e statunitensi. I voli furono cancellati su ordine del Primo Ministro Francese dopo consultazioni col Segretario Colin Powell. Questa decisione fu presa dopo il completamento dell'indagine francese. Nonostante il fatto che l'informazione era stata confutata, il Segretario alla Sicurezza Nazionale Tom Ridge insistette a mantenere l'ordine di rimanere a terra. Se l'Air France non avesse soddisfatto la richiesta, gli sarebbe stato negato l'utilizzo dello spazio aereo statunitense, precisamente vietandogli di volare negli Stati Uniti.
Fu solo il 2 gennaio, terminato il periodo delle vacanze, che le Autorità Statunitensi ammisero di essere cadute in un errore, affermando che si era trattato di un inevitabile caso di "errore di persona". Mentre acconsentiva silenziosamente al loro errore, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale insistette che "le cancellazioni erano basate su informazioni solide".

5. Sventato attacco terroristico alle Istituzioni di Bretton Woods e Wall Street: 1 agosto 2004
La decisione di innalzare l'allarme terrorismo di New York ad Arancione, Washington DC e nel Nord del New Jersey fu presa la notte del 29 luglio 2004, nel giro di poche ore dal discorso di presentazione di John Kerry al Congresso dei Democratici.
Secondo un anonimo alto funzionario dell'intelligence, la decisione di lanciare l'allarme di alto rischio (codice arancione) di allarmi terroristici fu presa quello stesso giovedì sera (29 luglio 2004) in assenza di "specifiche" e dettagliate [informazioni di] intelligence, che erano state fornite dall'Intelligence Militare Pakistana:
"Al quotidiano meeting di anti-terrorismo della CIA, alle 5 di pomeriggio di giovedì, furono discusse dagli alti ufficiali CIA, FBI e dell'esercito le correnti informazioni sulla specifica presa di mira da parte di Al Qaeda dei cinque edifici finanziari. Decisero di lanciare alcune operazioni globali, incluso lo schieramento di più forze dell'ordine intorno ai cinque edifici [finanziari]" [Banca Mondiale, FMI, Borsa di Tokyo, Citigroup, Prudential] (WP, 3 agosto 2004)
Giovedi 29 luglio, quando fu presa la decisione di aumentare il livello di minaccia, le informazioni "precise" e "specifiche" provenienti dal Pakistan, tra cui "il tesoro di migliaia di foto e documenti scritti", non era ancora disponibile.
Le informazioni sul ruolo di un misterioso ingegnere informatico pakistano, Mohammad Naeem Noor Khan, in seguito identificato come il webmaster di Osama, è stata resa disponibile solo a fatto compiuto. venerdì, quando la decisione era già stata presa:
"Un alto funzionario dell'intelligence ha detto che le traduzioni dei documenti del computer ed altre informazioni sono iniziate ad arrivare venerdì [un giorno dopo che fu presa la decisione di lanciare l'operazione]." (WP, 3 agosto 2004)
Il Presidente Bush venne "informato della potenziale minaccia nella mattinata di venerdì [30 luglio] a bordo dell'Air Force One" (WP, 2 agosto 2004). Quella stessa mattina, il Presidente Bush approvò la decisione della CIA di innalzare "il livello di allarme" in assenza di informazioni a supporto "specifiche".
Seguendo l'avviso di domenica 1 agosto del Dipartimento della Sicurezza Nazionale che le Istituzioni di Bretton Woods fossero un potenziale obiettivo, il portavoce della Banca Mondiale Dana Milverton ribattè che le informazioni erano "vecchie di molto tempo" e "larga parte di esse erano in realtà informazioni pubbliche che chiunque anche non facente parte delle istituzioni avrebbe potuto avere" (Guardian, 3 agosto 2004)
"Una fonte della polizia federale ha dichiarato che da quanto era in grado di capire dall'aver recensito i rapporti, il materiale era antecedente all'11 settembre [2001] e includeva foto che possono essere ottenute da brochures e da alcune immagini esistenti. C'erano anche alcuni diagrammi interni che sembrano essere pubblicamente disponibili." (WP, 3 agosto 2004, grassetti aggiunti).
Secondo il resoconto del New York Times del 3 agosto 2004:
"le informazioni, che funzionari dissero essere indicative della preparazione di un possibile attacco con macchina o camion bomba, avevano falle rilevanti. Non descrivevano con chiarezza il piano sospetto, non indicavano quando avrebbe potuto aver luogo e non descrivevano neanchè le identità delle persone coinvolte".
Ironicamente, quando il misterioso ingegnere informatico pakistano Noor Khan fu arrestato, non gli venne mosso nessun capo di imputazione e non fu accusato di aver ideato un attacco terroristico a Wall Street ed al Fondo Monetario Internazionale (Si veda: La connection Pakistana: i kamikaze di Londra e "il Webmaster di Al Qaeda", Michel Chossudovsky, 20 luglio 2005)
In realtà è successo quasi l'opposto: fu immediatamente reclutato dall'intelligence militare pakistana (ISI). Due settimane dopo, quando le notizie del suo presunto ruolo nel pianificare gli attacchi alle Istituzioni finanziarie statunitensi avevano raggiunto il circuito mediatico ad inizio agosto 2004, Noor Khan fu puntualmente assunto dai Servizi Pakistani per conto della CIA:
Khan era stato arrestato a Lahore il 13 luglio, e poi "è passato" all'ISI. Quando il suo nome apparve nella stampa [ad inizio agosto 2004], stava lavorando per una task force congiunta di ISI e CIA per inviare email criptate a figure chiave di Al Qaeda nella speranza di tracciarne le locazioni e le intenzioni (The Herald, 9 agosto 2005)

Intelligence inventata per tornaconto politico
I vari allarmi terrorismo rivisti finora erano tutti stati emanati in modo coincidente con momenti opportuni sul piano politico. Quello che sta alla radice di tutti questi casi è un senso di paura ed intimidazione "che i politici possono sfruttare." (Si veda Sheila Copps, Edmonton Sun, 13 agosto 2006)
L'obiettivo è quello di galvanizzare l'opinione pubblica in favore di una soluzione militare, mentre si migliorano temporaneamente le delicate immagini dei principali attori politici e militari.
Mentre lo sventato attacco terroristico in Inghilterra annunciato dal Segretario agli Interni John Reid è servito per deviare temporaneamente l'attenzione dal pubblico dalle atrocità commesse nella guerra in Medio Oriente, ha anche scatenato un'ondata di pubblico scetticismo che potrebbe portare potenzialmente alla caduta del Primo Ministro Tony Blair.
Questo scetticismo è basato in parte sulla sequenza di ripetuti allarmi terrorismo nel corso di diversi anni.
L'allarme terrorismo londinese ha replicato l'esempio statunitense di "gridare al lupo". L'antiterrorismo Inglese è un "copia e incolla" di procedure statunitensi.
La dichiarazione del 10 agosto di John Reid emula i pronunciamenti delle sue controparti statunitensi, Michael Chertoff e (l'ex) Segretario alla Sicurezza Nazionale Tom Ridge, che li hanno ripetuti fino alla nausea nell'arco degli ultimi anni.
Inoltre, ci sono indicazioni di profonde divisioni all'interno del Governo Laburista. L'annuncio degli sventati attacchi terroristici è stato ordinato dal Governo di Tony Blair, col supporto dei grandi media. Sono stati consultati ufficiali statunitensi ed il Vice Presidente Dick Cheney, che avevano avuto notizie in anticipo riguardanti la tempistica dell'annuncio di John Reid.
La sequenza di questi allarmi terroristici basati su informazioni contraffatte, ripetuti spesso nel corso degli anni, crea inevitabilmente nei cittadini britannici e statunitensi un senso di scetticismo: una spiacevole sensazione che sia Scotland Yard che il Ministro degli Interni stanno mentendo.
L'apparato anti-terrorismo sta disperatamente gridando al lupo, una cosa che potrebbe teoricamente scatenare nel Regno Unito una crisi politica dalle conseguenze immense.

Gridare al lupo dalla bocca del cavallo
Quanto possiamo essere certi che le sfacciate dichiarazioni di alti funzionari dell'Amministrazione Bush in supporto dei successivi allarmi arancione sono stati basati su intelligence fasulla ?
Dopo essersi congedato dalla sua posizione alla Sicurezza Nazionale, Tom Ridge, che fece molte dichiarazioni di ampia portata durante il suo servizio al Dipartimento, ha ammesso candidamente (mea culpa), che gli allarmi arancione di attacchi terroristici erano in realtà basati su "informazioni inconsistenti" (Si veda il Mea Culpa di Tom Ridge, maggio 2005)
L'Amministrazione Bush ha periodicamente messo gli Stati Uniti in alta allerta di attacchi terroristici anche se il Capo della Sicurezza Nazionale Tom Ridge fece notare che "c'erano solo prove inconsistenti per giustificare l'innalzamento del livello d'allarme..." Ridge [ha detto] che fu spesso in disaccordo con ufficiali dell'Amministrazione che volevano innalzare il livello d'allarme, o "l'alto" rischio di attacco terrorismo, ma fu sopravanzato da ordini superiori.
"Più spesso di quanto non fossimo disposti ad innalzarlo... Alcune volte eravamo in disaccordo con le stime dell'intelligence. Altre volte pensammo che se anche l'intelligence fosse valida, non dovevi necessariamente mettere la nazione in (allerta)...Ci furono volte in cui alcune persone erano veramente aggressive nel volerlo innalzare, e noi rispondevamo, "Per questo?" (USA Today, 10 maggio 2005)

LONDRA: TERRORISMO FITTIZIO, GUERRA REALE

Jurgen Elsasser VoltaireNet 17.08.2006
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Lorenza Morgante
L'annuncio fortemente drammatizzato da parte del Ministro britannico dell'Interno, il 10 Agosto 2006, della scoperta di un complotto terrorista a Londra ha suscitato il panico, e successivamente la perplessità. Il giornalista tedesco Jurgen Elsasser ritorna su questo momento di isteria collettiva e sul ruolo del Mossad in questa manipolazione dell'opinione pubblica in pieno bombardamento del Libano.
"La strategia del massacro" , ci mette in guardia la copertina della rivista Der Spiegel, disponibile da lunedì scorso in tutte le edicole della Germania.(1). Ma non si tratta dei bombardamenti massicci e senza ritegno che l'aviazione israeliana infligge al suo vicino libanese. Non si tratta neanche dei morti reali di questa follia - circa 1300 dall'inizio della guerra, di cui un terzo bambini.
No, il settimanale d'informazione di Amburgo fantastica sulle eventuali vittime di un eventuale attentato di eventuali kamikaze islamici -"un massacro di proporzioni gigantesche". Gli astrologi dell'islamismo possono anche proporci delle date per questo massacro: sia il quinto anniversario dell'11 Settembre 2001, sia il 22 Agosto, cioè Martedì prossimo. In quest'ultimo giorno i musulmani di tutto il mondo celebrano l'ascensione celeste del loro profeta Maometto in sella al cavallo alato Burak. Per Bernard Lewis, islamofobo patentato (2), intervistato dallo Spiegel , questa data "può ad ogni effetto essere considerata come plausibile per un attacco apocalittico il cui fine sarebbe la distruzione di Israele, e anche, se ce ne fosse il bisogno, del mondo intero."(3)
Questi fantasmi di fine del mondo sono motivati da un raid spettacolare portato a compimento nella notte tra il 9 e il 10 Agosto in Gran Bretagna e nel corso del quale la polizia ha arrestato diciannove cosiddetti terroristi che, volendo credere al Ministro britannico John Reid, si preparavano a commettere attentati aerei e a provocare "un massacro di un'ampiezza inconcepibile", mietendo "un numero ancora mai visto di vittime".
La maggior parte delle persone arrestate sono giovani, ben integrati nella società e non sono caratterizzati da una pratica religiosa molto marcata. Ciò ha provocato uno spostamento nell'immaginario del nemico: non sarebbero più dei barbuti illuminati ("predicatori dell'odio") ad essere pericolosi, no, ma ancora peggiori e più difficoltosi da individuare sono le bombe a scoppio ritardato viventi che si presentano sottoforma del nostro vicino turco o del nostro collega arabo. All'indomani degli arresti di Londra, il quotidiano più letto della Germania, il Bild-Zeitung, commentava: "La Jihad, la guerra santa contro gli infedeli, la conquista del mondo da parte dell'islam rappresenta una minaccia crescente giorno dopo giorno (...). Il fatto più pericoloso in questa guerra è che anche i figli di immigrati, che crescono nel nostro ambiente in pace, si lasciano contaminare da questo virus e si mettono a credere che devono, in quanto "Soldati di Allah", distruggere il nemico della fede. Si nascondono in ugual modo in Germania, tra di noi, bombe invisibili al cuore della nostra società." Proprio come negli anni 30, un intero gruppo in seno alla popolazione del nostro paese è designato dal popolo vendicatore come nemico interno.

Bombe fabbricate nei bagni
Il fatto più straordinario è il modo in cui tutti i media da una settimana ripetono e ricamano, e potremmo dire gonfiano in maniera sensazionale la storia del complotto gigantesco prevenuto giusto in tempo. E allora ciò vuol dire che le autorità britanniche sono state avare di dettagli e non hanno attualmente fornito la benchè minima prova di quello che pretendono sia vero. L'isteria mediatica è la stessa del momento successivo all'incendio del Reichstag - senza neanche aver avuto il bisogno che il Reichstag bruciasse.
Non solo non ci è stato detto quanti aerei avrebbero dovuto essere dirottati - una vota ci viene detto tre, poi dieci, e infine si parla di una dozzina - ma non viene precisato neanche quando questi attentati si sarebbero dovuti produrre. Anche lo Spiegel è obbligato ad ammettere che "per adesso, nessuno ha ancora visto le bottiglie truccate di limonata Gatorade contenenti l'esplosivo liquido che i sospetti avrebbero dovuto introdurre a bordo degli aerei".
Solo le armi previste per l'attentato mancano all'appello. Le teorie avanzate in modo ufficioso sulla maniera in cui i terroristi avrebbero pensato di far saltare gli aerei sono ridicole. Se si dà credito alla stampa, si tratterebbe di componenti di esplosivo liquido che sarebbero stati successivamente combinati a bordo. Ma quali componenti? Ci parlano di nitroglicerina e di nitrometano - due prodotti estremamente pericolosi che sarebbero potuti esplodere al minimo trauma - come sanno tutti avendo visto il film Vite Vendute. Lo Spiegel , propende piuttosto per il TATP, il triacetonetriperosside, perché è facile (diciamo) da fabbricare a partire dal solvente per unghie e altri prodotti comunemente disponibili in drogheria.
Ma "il TATP richiede molte ore per la sua fabbricazione, solo dopo molte ore la polvere esplosiva si forma in fondo alla provetta. Tuttavia, gli innumerevoli incidenti sopravvenuti al momento della dell'unione dei componenti testimoniano l'instabilità mortale di questo prodotto al momento della sua fabbricazione". Bisognerebbe quindi credere che i terroristi prevedevano di chiudersi per svariate ore nei bagni dell'aereo nella speranza che il cocktail mescolato non esploda loro tra le dita prima di aver raggiunto la potenza richiesta. E, per finire, questa informazione non è delle meno importanti: come ci informa il Guardian di Londra nella sua edizione del 13 Agosto, nessuna delle persone arrestate dalla polizia aveva prenotato o comprato alcun biglietto aereo. Allora perchè sono sospettati?
A causa di conversazioni telefoniche e di mail scambiate. Ecco una vista sommaria sulle prove a discapito: "Usavano nomi in codice che non lasciavano alcun dubbio sulle loro intenzioni, espressioni idiomatiche come per esempio, "uva secca", un termine che viene spesso utilizzato in arabo per designare esplosivi". Anche in tedesco "uva secca" è un nome in codice. "Caca uva secca" designa trivialmente una persona puntigliosa, meschina e viscida, che si vende alla potenza del momento.

Propaganda bellicista
Le autorità britanniche affermano di avere agito facendo fede alle informazioni ottenute da parte dei servizi segreti pachistani, l'ISI. Ma i giornali sensazionalisti del gruppo Springer in Germania ci forniscono un'altra versione, che fa intervenire il Mossad come fonte supplementare. "Baalbek, primi di Agosto: un commando israeliano attacca un ospedale. Lo scopo inizialmente è quello di “disboscare” terroristi di Hezbollah ma - dando credito agli esperti britannici - al momento di questa operazione alcuni agenti dei servizi segreti israeliani si sarebbero imbattuti in tre computer. I dischi rigidi contengono informazioni su più di venti cellule terroriste in Inghilterra. Tel Aviv, Domenica 6 Agosto: alla sede del Mossad arriva un'informazione urgente inviata da Islamabad: Al Qaida ha appena dato ordine ai suoi terroristi in Inghilterra di prepararsi ad agire!...Poco tempo dopo il capo del Mossad informa il suo omologo dei servizi segreti MI6...".
L'informazione che quest'articolo sottende è chiara: la sanguinosa aggressione contraria al diritto internazionale condotta da Israele contro il suo vicino ha permesso di impedire un terribile bagno di sangue in Europa. In conclusione, le guerre condotte dagli Stati Uniti e i loro alleati nella regione tra il Canale di Suez e il Golfo persico portano vantaggi anche all'Europa.
Il giornale introduce i suoi lettori nell'atmosfera: "Dappertutto crisi, conflitti, guerre: l'Afghanistan, l'Iraq e ora il Libano. Siamo per caso alla vigilia di una guerra mondiale che oppone il mondo libero all'Islam fanatico?". E un pò dopo si legge: "La principale fonte di finanziamento del terrorismo islamico è l'Iran. L'occidente deve forse mettere in atto misure più severe contro Teheran?"
Quando la domanda è posta in questi termini vuol dire che si ha già la risposta.

Note:
(1) Strategia Massenmord, Der Spiegel, 14 Agosto 2006.
(2) A proposito di Bernard Lewis, si veda "La Guerra delle civiltà" a cura di Thierry Meyssan, Voltaire, 4 Giugno 2004.
(3)"22 Agosto: l'Iran ha qualcosa in cantiere?" a cura di Bernard Lewis, Wall Street journal, 8 Agosto 2006.

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