PISTA SAUDITA: FALSI ESPERTI E VERE MENZOGNE
9/11: Jean-Charles Brisard e Guillame Dasquié riconoscono d’aver inventato la pista saudita

A cura di Reseau Voltaire VoltaireNet 02.11.2006
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di CICE G.O.
La teoria secondo la quale gli attentati dell’11 settembre 2001 sarebbero stati finanziati da Sauditi è durata a lungo.
Jean-Charles Brisard e Guillame Dasquié, gli pseudo-esperti che l’hanno sostenuta, riconoscono d’essersi sbagliati su tutti i punti.
Rimane il fatto che questo inganno ha avuto un eco internazionale e continua a servire come base per quelli che sostengono che gli USA non avrebbero dovuto attaccare l’Iraq, ma l’Arabia Saudita.
Réseau Voltaire ritorna su questa incredibile mistificazione mediatica.
Si tratta di una rara umiliazione: i due esperti maggiormente citati al mondo a riguardo dei finanziamenti degli attentati dell’11 Settembre 2001 hanno pubblicato, tramite un’inserzione pubblicitaria, sui maggiori quotidiani le loro originali scuse per essersi sbagliati dalla A alla Z (1).
Questa iniziativa è la conseguenza d’un protocollo d’accordo siglato con la famiglia Bin Mahfouz alfine di porre un termine al processo di diffamazione intrapreso.
Tuttavia , a causa dello spazio ridotto, i lettori dei giornali devono accontentarsi d’una smentita succinta e senza appelli, dal momento che il documento comprende 12 pagine di ritrattazioni basate su 42 gravi errori.

Scuse pubbliche di Dasquié e Brisard
I due esperti mediatici sono il francese Guillame Dasquié ed il franco-statunitense Jean-Charles Brisard. Essi hanno formato una brillante équipe per intossicare la stampa mondiale e le istituzioni nazionali ed internazionali, dopodiché si sono specializzati, il primo nella denigrazione di Thierry Meyssan, il secondo in quella di Tariq Ramadan, fornendo ancora una sorta di false informazioni ad una stampa avida di capri espiatori. Se l’amministrazione Bush ha imposto la teoria secondo la quale gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati perpetrati da agenti kamikaze di Al Qaeda , sono gli stessi Dasquié e Brisard che hanno inventato la teoria secondo la quale gli attentati sarebbero stati finanziati da miliardari sauditi.
Alla lettura del loro comunicato di scuse, si potrebbe per un istante credere alla loro buona fede, ma l’ampiezza delle loro manovre e la cronologia degli avvenimenti non plaudono a loro favore.
La sola vera questione è di sapere chi potrebbe aver commissionato un’operazione così vasta.
Tutto comincia nel 2000, Jean-Charles Brisard, vecchio assistente del deputato parlamentare RPR Christian Estrosi, poi di Alain Marsaud e biografo ufficiale di Charles Pasqua (2), si è inserito nella cellula d’intelligence economica della multinazionale Vivendi ( ex compagnia delle acque di Lione, poi rinominata Vedila ). Questo piccolo gruppo è diretto dall’anziano giudice anti-terrorismo, poi deputato di Charles Pasqua, Alain Marsaud. Quasi senza sapere il perché, egli inizia un’inchiesta sui finanziamenti delle ONG [Ndt: Organizzazioni Non Governative] musulmane da parte di miliardari sauditi e sui legami tra queste ONG e la sfera d’influenza islamica. Essi lavorano assieme ad agenti dell’FBI, in particolar modo con John O’Neill incontrato da Alain Marsaud all’epoca di una conferenza presso la sede dell’FBI a Quantico (3).
Nel 1999, Brisard redige un primo rapporto che circola rapidamente in seno all’OCDE [Ndt: Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica]. Questa organizzazione intergovernativa, tratta dal piano Marshall, gioca un ruolo centrale nella lotta contro il riciclaggio di denaro. Tra le strutture incriminate figura una fondazione francese, la Società Bancaria Araba (SBA), di cui Salim Mahfouz è azionario. Sconvolta, la Banca di Francia fotocopia essa stessa il rapporto e lo trasmette a molti dei suoi partner per metterli in guardia.
Secondo questa lettera politico-confidenziale le Pli, lo sfavillante Pdg [Ndt: presidente-direttore generale] di Vivendi, Jean-Marie Messier, riemette lui stesso una versione di questo rapporto al presidente Jacques Chirac.
All’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, quando le ceneri del World Trade Center erano ancora fumanti, Jean-Charles Brisard produce una versione attualizzata del suo rapporto d’inchiesta. Su 71 pagine, egli studia la oscure finanze di Osama Bin Laden e dimostra l’implicazione dei più alti finanzieri sauditi nel finanziamento del terrorismo internazionale. I musulmani sono colpevoli.
I primi estratti di questo documento sono pubblicati sul quotidiano economico Le Tribune del 13 settembre 2001 (4). Il giornale lo presenta come “un rapporto d’inchiesta ufficiale Franco-Americana”.
La redazione è stata effettivamente convinta che Brisard lavori congiuntamente per la DST [Ndt: Direzione della sorveglianza del territorio] e l’FBI. Tenuto conto delle relazioni di questo inquirente, questa asserzione pare plausibile. Tanto che Brisard scrive nella Revue de la Défense nationale [Ndt: Rivista della Difesa Nazionale](5).
Questo documento è ben presto messo integralmente sul sito internet della lettera confidenziale Intelligence On Line, di cui Guillame Dasquié è redattore capo. Questa volta , egli precisa che il rapporto “ è l’opera d’un esperto internazionale che ha lavorato su questo soggetto nel contesto di una missione per un Organismo fiscale” (6).
Il documento viene pubblicato dall’Assemblea nazionale francese in allegato al rapporto della Missione d’informazione sul riciclaggio dei capitali in Europa (7). Una decisione presa dal relatore della Missione, il deputato Arnaud Montebourg, istruito da John Negroponte alla French American Foundation (8) .
L’intossicazione è generale. Numerosi mass media la riportano credendo che possa appoggiarsi su di un rapporto che è stato convalidato da tante Istituzioni. Brisard è in modo particolare l’ospite del magazine di France Television “Corpo del Reato” dove è presentato come collaboratore della DST e dove egli reitera le sue accuse. Tanto che per Le Monde, il rapporto Brisard è stato sponsorizzato (commissionato) dall’FBI (9) .
Réseau Voltaire pubblica un’inchiesta di Thierry Meyssan con un punto di vista fortemente differente: “I legami finanziari occulti tra i Bush ed i Bin Laden”. Secondo questa analisi, le due famiglie, lungi dall’essere nemiche, sarebbero in affari da molto tempo. Ma l’articolo produce allo stesso autore qualche accusa riguardo all’uscita di questo documento (10) .

Problema: la famiglia Bin Mahfouz e la Società di Banche Arabe reagiscono a quella che ritengono sia una campagna fatta di calunnie. Intelligence On Line ritira il documento dal suo sito internet e previene le letture. L’Assemblea nazionale interrompe la diffusione del suo rapporto e gli esemplari rimasti vengono distrutti. Réseau Voltaire pubblica una messa a punto con i primi dettagli sulla manipolazione (11). Poi, pubblica una versione corretta della sua inchiesta nel settimanale messicano Proceso (12).
Un’altra intossicazione circola da più di 3 anni per dar credito ai legami tra le Società finanziarie saudite ed il terrorismo internazionale: la sorella di Khaled ben Mahfouz avrebbe sposato Osama Bin Laden. Essa proviene da una testimonianza sotto giuramento di James Woolsey, direttore della CIA, davanti al senato degli Stati Uniti (13). Questa menzogna verrà smentita solamente molto tempo dopo (14).
Senza preoccuparsi, Jean-Charles Brisard e Guillame Dasquié pubblicano insieme una versione per il grande pubblico del rapporto bidone sotto forma di libro: Bin laden, La Verità negata (15). Alla vigilia della sua uscita in libreria, alcuni estratti vengono pubblicati da Le Monde . Il quotidiano atlantistico pretende che il rapporto iniziale di Jean-Charles Brisard venga riscritto “a richiesta del servizio d’informazioni francese” e che “sia presentato a George Bush da Jacques Chirac al momento della sua prima visita a Washington dopo l’11 Settembre”. (16)
L’opera conoscerà un successo internazionale. Essa da credito alla tesi della responsabilità saudita e dell’impotenza della burocrazia statunitense che non avrebbe ascoltato gli avvertimenti di un integerrimo ufficiale dell’FBI. Al momento della sua pubblicazione negli Stati Uniti (17), il dossier venne diffuso alla stampa dal loro editore Nation Books e Jean-Charles Brisard venne indicato come esser stato consigliere del senatore democratico del Colorado Marty Wirth (18).

Problema: questo senatore non è mai esistito e Brisard non è mai comparso sul registro delle persone accreditate al Congresso (19).
L’opera, che serve evidentemente a preparare la guerra che i neoconservatori vogliono sferrare verso l’Arabia Saudita (20) è percepita, a torto, dagli oppositori di Gorge W. Bush come una critica rivoluzionaria del discorso governativo. E’ approvata dal Progetto Censored nel 2003 (21). In fatto di rivoluzione, il libro di Brisard e Dasquié serve come base ai rapporti redatti da tre alte personalità statunitensi per il Council on Foreign Relations, a riguardo della lotta contro il finanziamento del terrorismo (22) . In mezzo ad una dozzina di redattori, si notano dei responsabili del Consiglio di Sicurezza Nazionale ed un vecchio direttore della CIA.
Molto incuriosito dal fatto che Guillame Dasquié, mentre era redattore capo d’Intelligence On Line abbia diffuso e poi disconosciuto il rapporto Brisard ed a titolo personale abbia redatto una versione per il grande pubblico, Thierry Meyssan si reca presso il suo ufficio per incontrarlo (23). Non ottiene delle risposte chiare ma una proposta di collaborazione che scarta.
Nel marzo 2002, Thierry Meyssan pubblica L’incredibile Menzogna (24), un’analisi degli attentati dell’11 settembre e le loro conseguenze nella politica interna ed estera degli Stati Uniti.
Confuta la tesi governativa del complotto islamico mondiale finanziato dai sauditi. Viene schernito da una violenta campagna della stampa animata dall’avvicendamento francese del Manhattan Institute (25) e dalla Foundation for the Defense of Democracies (26).
Guillame Dasquiè non tarda molto a pubblicare un’opera in replica al giornalista di Point, Jean Guisnel, Il Complotto (27). I due autori si guardano bene dal discutere l’analisi delle conseguenze provenienti dalle politiche interne ed estere degli Stati Uniti.
Essi concentrano le loro critiche su un Capitolo, molto divulgato dai media in Francia, la contestazione che un aereo si sia abbattuto contro il Pentagono.

Problema: per questo, essi sfidano le leggi della fisica newtoniana ed assicurano senza sorrisi che l’aereo si è schiantato in “picchiata orizzontale”.
La sostanza del loro pamphlet è una supposizione sull’identità dei collaboratori di Réseau Voltaire atta a far credere che l’organizzazione avrebbe cambiato direzione verso l’estrema destra (28). La stampa internazionale è soddisfatta (29). Dasquié e Guisnel hanno “provato” che i giornalisti hanno fatto bene il loro lavoro sull’11 settembre e che le opere di Meyssan possono essere scartate. Inutile leggerle.

Problema: questo libro diviene l’oggetto di una condanna giudiziaria.
Da parte sua, Jean Charles Brisard non si ferma lì. Egli diviene inquirente degli Stati Uniti per un prestigioso studio d’avvocati Motley Rice LLC che difende 5600 parenti delle vittime degli attentati dell’11 settembre e reclama i danni e gli interessi alla famiglia reale saudita (30). In questo contesto, Brisard trasmette dei documenti al giudice Renaud van Ruymbeke (vicino al giudice Alain Marsaud). Yeslam Bin Laden ed il fratellastro Osama dispongono di un conto comune presso l’Unione delle Banche Svizzere ( UBS ) dal 1990 al 1997 (31). I trasferimenti di fondi per 300 milioni di dollari sono stati effettuati tra la Svizzera ed il Pakistan nel 2000 per finanziare gli attentati. Il parquet di Parigi apre un’inchiesta.

Problema: Prima di aver perquisito 9 società, la Svizzera constata che l’accusa non è fondata in alcun modo e rigetta la rogatoria internazionale (32) .
Secondo l’AFP, le dichiarazioni di Brisard si poggiavano nuovamente su delle informazioni provenienti dai Servizi segreti degli Stati Uniti. Come il resto, sono false.

Problema: Brisard ha aperto la sua società di consulenza a Losanna. Era il mandatario per conto del Pubblico Ministero della Confederazione per produrre una perizia. Ma la Svizzera ignora ch’egli fosse stato un informatore del giudice Van Ruymbeke e che lavorasse per un studio di avvocati statunitensi.
Ora, gli elementi del dossier Svizzero, coperti dal segreto istruttorio, sono stati portati in superficie dallo studio d’avvocati statunitensi Motley Rice LLC, come se un esperto avesse organizzato una fuga di notizie (34).
Nel dicembre 2002, egli fa circolare una nuova versione del suo rapporto, questa volta presentato come commissionato dal presidente colombiano del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (35).

Problema: l’ambasciatore Alfonso Valdivieso smentisce e scatena fragorosamente la propria ira contro questo affabulatore.
Il 22 ottobre 2003, Jean-Charles Brisard è ascoltato dalla Commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti. Egli usurpa il suo falso curriculum vitae e vi reitera le sue mendaci dichiarazioni. Li assicura che il suo amico, il ministro francese Charles Pasqua, aveva già fatto suonare il campanello d’allarme presso il governo saudita nel novembre 1994 (36).
Ormai stabilitosi a Losanna (Svizzera), Jean-Charles Brisard si dedica allo studio di una documentazione che avrebbe dato il via ad una istanza presso lo studio d’avvocati Motley Rice LLC: 1,5 milioni di pagine sequestrate nei locali di una ONG saudita in Bosnia, la Benevolence International Foundation (37). Egli partecipa anche ad una campagna contro l’intellettuale svizzero Tariq Ramadan.
Nel gennaio 2005, Jean-Charles Brisard pubblica una nuova opera, Zarkaoui, il nuovo volto di Al Quaeda (38). Si tratta questa volta di dare consistenza ad un personaggio che gli Stati Uniti mettono sulla scena per screditare la resistenza irachena (39). Di colpo, viene chiamato come esperto dal giudice Juan del Olmo nell’inchiesta sugli attentati di Madrid. Egli redige un rapporto che stabilisce che l’operazione è stata comandata da Al Zarkaoui per punire la Spagna per aver inviato delle truppe in Iraq (40) .

Problema: queste affermazioni vengono smentite dalla commissione d’inchiesta parlamentare.
Poco importa, due anni più tardi, Jean-Charles Brisard stabilisce con tanto di assicurazioni il legame tra i supposti autori degli attentati di Madrid e quelli di Londra (41).
Sempre sullo stesso pulpito, Guillame Dasquié, diventato il cocco delle voci della televisione e ricercatore all’Istituto di Relazioni Internazionali e Strategiche (IRIS), pubblica Al Quaeda vincerà (42).
Alcuni estratti appaiono sulla rivista Amnistia, inchieste proibite, che si è specializzata nel presentare forzatamente amalgamate Réseau Voltaire e tutte le resistenze arabe senza distinzione come delle mutazioni del fascismo (43). Dasquié allarga i suoi propositi tirando violentemente in causa la principale organizzazione caritatevole saudita, l’IIRO [NdT: International Islamic Relief Organization], stabilendo un legame tra un contratto d’armamenti franco-saudita e gli uomini di Osama Bin Laden (44).
Quest’ultimo punto attira l’attenzione dei Servizi di ricerca del Congresso degli Stati Uniti che vi vedono un’occasione in più per collegare i rifiuti francesi d’intervento in Iraq agli interessi occulti dei sauditi (45) .

Problema: gli inquirenti USA subiscono uno smacco.
Guillame Dasquié ha il senso del cameratismo; egli glissa nel suo libro la narrazione di un incontro con il giudice anti-terrorismo Jean-Louis Bruguière (46). Al quale confida: “Brisard stesso, finirà con un colpo in testa. C’è della gente che fa questo molto bene. Voi sapete, i centri a cui voi vi interessate sono pericolosi. Vi sono a volte dei morti”. Ecco ciò che permette a Brisard, ex coautore di tornare sulla scena principale e far presa sulle autorità alfine di domandare la loro protezione (47). Nessuno fa notare che Jean-Louis Bruguière è l’amico ed il successore del giudice Alain Marsaud, che, passato nel privato, utilizza Jean-Charles Brisard per redigere il suo troppo famoso rapporto.
La storia non finisce qui. Le elucubrazioni di Brisard e Dasquié vengono riprese nella versione rivisitata di un opera nota di Michael Griffin sui talebani (48). Il rumore aumenta. Questa volta, si apprende che i sauditi sarebbero anche stati i mandanti nel 1995 dell’assassinio del presidente Egiziano, Hosni Moubarak, per Al Qaeda. Michael Griffin è un collaboratore di Transparency International, una ONG portata in braccio dalla NED/CIA [Ndt: NED=National Endowment for Democracy] per imporre le norme del business anglo-sassone nel mondo.

Problema: Griffin riconosce i suoi torti e ritira dalla vendita il suo libro.
Soprattutto, le accuse di Brisard e Dasquié sono state divulgate nei paesi anglo-sassoni da una universitaria neoconservatrice, Rachel Ehrenfeld. Essa si è specializzata per molti anni nella denuncia dei finanziamenti occulti dei movimenti di liberazione nazionale. Pubblica, nel 2003, una sintesi tra le teorie personali e quelle di Jean-Charles Brisard, Sovvenzionare il Male: come il terrorismo è finanziato e come fermarlo (49).

Problema: questo libro diviene l’oggetto di una condanna giudiziaria (50).
La Ehrenfeld collabora con lo studio Benador Associates che fornisce delle tribune libere a numerosi giornali ed a opinionisti di media audiovisivi. In tutto una cinquantina di “esperti” ai quali il mondo deve le più spettacolari intossicazioni mediatiche dell’era Bush (Michael Ledeen, Laurie Mylroie, Richard Perle, Walid Phares, Daniel Pipes, Natan Sharansky, Amir Taheri ecc…) . In mezzo a loro, sicuramente, James Woolsey, vecchio direttore della CIA che aveva inventato la parentela tra Osama Bin Laden ed il miliardario saudita Bin Mahfouz. Rachel Ehrenfeld stessa si è evoluta dallo stato di sacerdotessa della “Guerra alla droga” sotto Bush padre a quella di esperta sulla “Guerra al terrorismo” sotto Bush figlio. Si è resa celebre inventando la teoria secondo la quale Fidel Castro sarebbe stato un trafficante di droga (51) e quella secondo la quale Yasser Arafat deviava verso il proprio profitto il denaro dell’ OLP e viveva in un lusso da nababbo (52).

Problema: questa asserzione viene totalmente smentita alla morte del presidente dell’Autorità Palestinese.
Alla fine della Guerra Fredda, Rachel Ehrenfeld affermava alla Fondazione Héritage che l’URSS supervisionava a sua volta il traffico mondiale di droga ed il terrorismo internazionale (54). Oggi, è il giudice francese Jean-Louis Bruguière che afferma al Club di Bilderberg che è tutta colpa dei musulmani.
Jean-Charles Brisard (ormai presentato come esperto funzionario di informazione francese) e Rachel Ehrenfeld collaborano in seno a diversi enti scrivendo sul Terror Finance Blog e partecipando ai Summit dell’Intelligence. Il primo fornisce degli “scoop” implicanti il teologo musulmano Tariq Ramadan nel cerchio ristretto dei dirigenti del terrorismo internazionale, la seconda lo sostituisce presso i mass media statunitensi (55).

Problema: anche qui, è tutto falso e queste affermazioni impediscono a Ramadan di essere nominato in una commissione di mediazione per il governo britannico.
Dopo anni di menzogne e di usurpazioni, è occorsa tutta la tenacia della famiglia Bin Mahfouz, portata in causa personalmente con molte altre personalità saudite, affinchè Brisard e Dasquié minacciati di essere portati in giudizio dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, riconoscessero pubblicamente d’aver inventato la pista saudita. Essi hanno ancora cercato in tutti i modi di fuggire dalle loro responsabilità. Jean-Charles Brisard è andato ancora lui stesso a chiedere l’immunità di testimone parlamentare in quanto era stato ascoltato dal Congresso (56).
Ciononostante, gli innumerevoli autori e giornalisti che hanno citato, commentato, e tirato delle conclusioni dai lavori invalidati non hanno ancora rettificato le loro opere.

NOTE:
(1)“Scuse pubbliche di Jean-Charles Brisard e Guillame Dasquié a Khalid bin Mahfouz e Abdulrahman bin Mahfouz” di Jean-Charles Brisard e Guillame Dasquié, Le Figaro, 31 Ottobre 2006.
(2) Charles Pasqua. Una forza poco tranquilla di Jean-Charles Brisard e Géraud Durand, Ed. Granger, 1994. Puntualizza il passaggio, ma non ha sicuramente alcun rapporto con il seguito di questa storia, che Thierry Meyssan è l’autore di una biografia non autorizzata della stessa personalità, L’enigmatico Pasqua, Golias, 2000 .
(3) “Ucciso dal suo più fedele nemico” di Eric Pelletier, L’Express, 12 Settembre 2002.
(4) “Le complesse reti di Bin Laden”, La Tribune, 13 Settembre 2001.
(5) “Servizi di informazione e interessi commerciali americani” di Jean-Charles Brisard, Revue de la Défense nationale, Luglio 2000.
(6) “Osama Bin Laden, soprattutto un saudita!”, Editoriale d’Intelligence On Line n° 413, 20 Settembre 2001 .
(7) Il riciclaggio dei capitali in Europa, Tomo 4°: Londres, Gilbraltar et les dépendances de la Couronne, Assemblea nazionale, 2001.
(8) “Un ministro francese lusinga gli Stati Uniti” Voltairenet, 7 Ottobre 2005.
(9) “La tela finanziaria di Osama Bin Laden si estende dai paesi del Golfo all’Europa” di Babette Stern, Le Monde, 25 Settembre 200 .
(10) “I legami finanziari occulti tra i Bush ed i Bin Laden” Notes d’information du Réseau Voltaire n°237, Ottobre 2001.
(11) “Chi vuole nuocere alla SBA” comunicato diffuso a metà novembre, riprodotto nelle Notes d’information du Réseau Voltaire n°241, 16 décembre 2001.
(12) “I legami finanziari occulti tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden” dossier tradotto da Anne-Marie Mergier, Proceso, 21 Ottobre 2001 .
(13) Testimony before Senate Judiciary Committee Subcommittee di James R. Woolsey, 3 Settembre 1998.
(14) Woolsey dichiara di non ricordarsi più bene….d’aver mal pronunciato un nome arabo..di non aver riletto la trascrizione del suo intervento («Top investigator in 9/11 victims’s lawsuit faces libel action» par Ken Silverstein, Los Angeles Times, 26 février 2003). Poi si tira indietro il 15 Dicembre 2000, al momento della sua testimonianza davanti all’Alta Corte di Giustizia della Queen’s Bench Division, all’epoca in cui aveva sostenuto il Wall Street Journal accusato di diffamazione.
(15) Bin Laden, La Verità Negata di Jean-Charles Brisard e Guillame Dasquié, Denoel, 2001 ( per l’Italia, Tropea 2002 ) .
(16) “Quando Washington negoziava con i talebani”, Le Monde, 13 Novembre 2001 .
(17) Forbidden Truth : U.S. -Taliban Secret Oil Diplomacy and the Failed Hunt for Bin Laden di Jean-Charles Brisard e Guillaume Dasquié, Nation Books, 2002.
(18) Estratto di un dossier d’agenzia stampa :” Jean-Charles Brisard è ex capo dell'intelligence industriale per la Vivendi Universal. Comparso su radio e tv di tutto il mondo, Brisard è il primo esperto ad aver investigato i legami finanziari tra istituti bancari islamici e organizzazioni terroristiche internazionali. Ex consigliere del senatore Marty Wirth (D/CO), Brisard ha studiato diritto internazionale all'Università Georgetown. Attualmente è amministratore di una compagnia di investigazione finanziaria, risiede a parigi e sarà disponibile per interviste negli USA nell'agosto 2002".
(19) « 9/11 Author Seeks Senate Protection » di Ethan Wallison, Roll Call, 15 Luglio 2004.
(20) A proposito del piano Mettere il Sud fuori gioco, vedere “La Guerra delle civilizzazioni” di Thierry Meyssan, Voltairenet, 4 Giugno 2004 .
(21) The Top 25 Censored Media Stories of 2001-2002, Project Censored, 2003.
(22) Terrorist Financing, Council on Foreign Relations, 2002.
(23) Svoltasi il 14 Dicembre 2001 alle ore 10 .
(24) L’Incredibile Inganno di Thierry Meyssan, Carnot, 2002.
(25) “Il Manhattan Institute, laboratorio dei neo-conservatori”, Voltairenet, 14 Settembre 2004 .
(26) “Gli stratagemmi della Fondazione per la Difesa della Democrazia”, Voltairenet, 2 Febbraio 2005 .
(27) “Il Complotto. Verità e menzogne sugli attentati dell’11 Settembre” di Guillame Dasquié e Jean Guisnel, La Découverte, 2002 .
(28) Tutte queste imputazioni sono stravaganti, ad eccezione della designazione del comandante Pierre-Henri Bunel, ma era di pubblico dominio.
(29) TGI di Parigi, XVII della camera correzionale, 15 Dicembre, questo giudizio non è definitivo, i difensori hanno fatto appello.
(30) «Members of Saudi royal family sued for alleged complicity in September 11» e «Lawyer for families of 9/11 investigated Saudi princess» di Francis Temman, AFP, 16 Agosto e 25 Novembre 2002.
(31) “Uno dei fratellastri di Bin Laden fornisce informazioni sui suoi conti bancari”, Associated Press, 28 Settembre 2004.
(32) “La Francia bracca il fratellastro di Bin Laden in Svizzera”, Liberation, 28 Marzo 2002 .
(33) “Fine dell’inchiesta francese sui conti bancari di Yeslam Bin Laden”,AFP, 14 Settembre 2006.
(34) “ La querela penale del fratellastro di Bin Laden dopo la “fuga” in Svizzera” di Jean-Noel Cuenod, La Tribune de Genève, 11 Dicembre 2004 .
(35) « Terrorism financing : roots and trends of Saudi terrorism financing » Jean-Charles Brisard Consulting, Dicembre 2002.
(36) Written Testimony of Jean-Charles Brisard, International Expert on Terrorism Financing, Lead Investigator 911 Lawsuit, CEO JCB Consulting International, Committee on Banking, Housing and Urban Affairs, Senato degli Stati Uniti, 22 Ottobre 2003.
(37) “Le finanziarie di Al Qaeda braccate fino a Losanna” di Sylvain Besson, Le Temps, 2 Agosto 2003 .
(38) “Zarkaoui, il nuovo volto di Al Qaeda” di Jean-Charles Brisard et Damien Martinez, Fayard, 2005.
(39) «Abou Moussab Al Zarkaoui, supereroe del Male» di Vladimir Alexe, Voltairenet, 19 Luglio 2005.
(40)« Un informe del equipo legal del 11-S liga la red de Al Zarqawi con detenidos del 11-M » diJ.A. Rodriguez, El País, 7 Settembre 2005.
(41) « Profile: British authorities find fingerprints from bomb material ; search homes in north of London », NBC News, 12 Luglio 2005.
(42) Al Qaeda vincerà di Guillame Dasquié, Privé, 2005
(43) Amnistia.net, 8 Luglio 2005.
(44) “Al Qaeda vincerà” il giornale di un’ultima inchiesta su Bin Laden, AFP, 16 Aprile 2005 .
(45) “Il Congresso americano si interessa ad un libro francese su Al Qaeda”, AFP, 20 Maggio 2005.
(46) «Jean-Louis Bruguière, un giudice fuori dal comune » di Paul Labarique, Voltairenet, 29 Aprile 2004.
(47) « Bruguière pregato da un inquirente di precisare le pesanti minacci a lui rivolte », AFP, 9 Maggio 2005.
(48) Reaping the Whirlwind : The Taliban Movement in Afghanistan di Michael Griffin, Pluto Press, edizione revisionata e accresciuta dal 2003.
(49) Funding Evil ; How Terrorism is Financed and How to Stop It di Rachel Ehrenfeld, Bonus Book, 2003.
(50) Alta Corte d’Inghilterra, 3 Maggio 2005 .
(51) « The Narcotic-Terrorism Connection » di Rachel Ehrenfeld e Michael Kahan, « The Americas: Castro Is Shocked ! Shocked ! to Find Drug-Dealing Comrades » di Rachel Ehrenfeld, The Wall Street Journal, 10 Febbraio 1986 e 23 Giugno 1989.
(52) « Poor, wealthy Yasser » di Rachel Ehrenfeld, Jerusalem Post, 22 Novembre 1994.
(53) Nell’assenza dello Stato Palestinese, una parte dei fondi dell’ OLP sono stati deviati su dei conti bancari nominativi del Presidente Arafat. Questo non ha alcun trapporto con un utilizzo personale.
(54) Narco-Terrorism: The Kremlin Connection, Heritage Foundation Lecture n°89, 1986. Citato nel The Terrorism Industry. The Experts and Institutions that Shape our View of Terror di Edward Herman et Gerry O’Sullivan, Pantheon Books, 1989.
(55) “Un’impianto basato su legami supposti dei centri terroristici internazionali” e “Hani, un fratello provocatore e ingombrante”, Le Monde, 23 Dicembre 2003. « Peace Professor Singled Out Jews of France » di Elie Lake e « Why Revoke Tariq Ramadan’s U.S.Visa? » di Daniel Pipes, The New York Sun, 7 Gennaio et 27 Agosto 2004. « Why Tariq Ramadan lost ; Washington was right to deny visa » di Rachel Ehrenfeld e Alyssa A. Lappen, The Washington Times, 11 Ottobre 2006.
(56) Ethan Wallison op. cit.


Elezioni ottobre 2006
Sorpresa, sorpresa: rilasciato nuovo film su Al Qaeda
Steve Watson Infowars e What Really Happened 2 Ottobre 2006
Traduzione a cura di Comedonchisciotte
La sorpresa di ottobre, promessa da Karl Rove, è giunta bene e presto. Cinque settimane prima delle elezioni di medio-termine, (cinque anni dopo l’11/9) viene alla luce un video “precedentemente sconosciuto” che richiama alla mente degli ignoranti di questo mondo che Al Qaeda ha effettuato gli attentati dell’11/9 e che, al fine di combatterli, si deve votare per la sicurezza a scapito della libertà.
Il video, a quanto pare ottenuto da The Times of London tramite “un canale collaudato”, mostra Osama Bin Laden che si rivolge ai suoi seguaci a Kandahar nel 2000. Inoltre ritrae la “mente dell’11/9” Ramzi Binalshibh e il capo dirottatori Mohammed Atta che legge le sue volontà, con Ziad Jarrah, il presunto pilota del volo 93. (Dovremmo subito sottolineare che l’autore del filmato passa da inquadrature su Bin Laden a quelle sull’auditorio: questo non avviene normalmente nelle registrazioni ritenute originali, dove la fotocamera è incentrata solo su Bin Laden).
La registrazione non ha audio e una fonte statunitense ha riferito che chi ha tentato di leggere ciò che stavano dicendo dai movimenti delle labbra non è riuscito a decifrarlo. Ciò significa che nessuna analisi vocale può essere utilizzata per confermare la vera identità delle persone rappresentate nel video, un sistema per altro che aveva in precedenza dimostrato la falsità di filmati. (In modo altrettanto interessante si può sottolineare che senza l’audio il video non prova niente; inoltre se non è stato possibile interpretare i movimenti delle labbra non è possibile sapere che i due stavano leggendo le loro volontà – così come ci hanno detto e voluto far credere i distributori del filmato: c’è comunque da aspettarsi che improvvisamente comparirà una traduzione per confermare la storia?)
L’audio è stato rimosso in modo volontario, chi lo ha rimosso e chi può spiegarci il perché?
Inoltre, perché non è possibile decifrare quello che stanno dicendo dal movimento delle labbra? Quelle di Atta e di Jarrah sono chiaramente visibili. Non è che le immagini sono state manipolate, nello stesso modo in cui ormai si sospetta una falsificazione delle testimonianze video per gli attentatori di Londra?
Quando venne rilasciata una videoregistrazione di Mohammad Sidique Khan che lo mostrava in abbigliamento arabo mentre esprimeva l’intenzione di commettere attentati, i suoi amici e vicini che lo conoscevano furono risoluti nell’affermare che il video era un falso. Uno dei suoi amici disse: “E’ falso. Guardate il modo con cui si muovono le sue labbra; sembrano scompagnate, tutta la cosa è un falso”.
E’ fuori dubbio inoltre il fatto che sebbene il London Times dica di avere “ottenuto” la registrazione, altre voci dicono cose come “il video rilasciato nel fine settimana è stato trovato quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan nel 2001. NBC News ha ottenuto una analisi del video da esperti dei servizi segreti statunitensi, che hanno scrutato ogni fotogramma”. Noi abbiamo già in precedenza documentato come il Washington Post aveva scritto che l’ultimo video di Al-Zarqawi era dichiaratamente una operazione psicologica prodotta dal Pentagono.
Il fatto che questo video sia stato dato al The Times of London e non lasciato davanti alla porta di Al Jazeera suggerisce che i funzionari americani volevano dare al video un risalto mondiale, riconoscendo che la gente è ormai stanca del cliché dei “video di Al-Qaeda ottenuti da Al Jazeera”.
Il tape è stato pubblicizzato come “il legame mancante” del coinvolgimento di Mohammed Atta. (Preme sottolineare come il padre del Mohammed Atta si sia scagliato contro il video in oggetto, sostenendo che la persona ritratta non ha niente a che fare con il figlio).
The Times riporta che "investigatori americani e tedeschi hanno fatto ogni sforzo per trovare le prove di dove si fosse recato Atta nel gennaio 2000 dopo essere scomparso da Amburgo. La videoregistrazione della durata di un’ora lo colloca in Afghanistan in un momento decisivo per la cospirazione quando gli venne dato il commando delle operazioni. Mesi dopo, lui e Jarrah si iscriveranno alle scuole di volo in America."
Mentre la maggioranza delle persone vedranno il video solo come una prova che l’11/9 fu una esecuzione dei seguaci di Bin Laden, quelli che si sono dedicati a indagare sull’11/9 sapranno che, come riportato dal giornale Berliner Zeitung, “Atta era sotto sorveglianza da parte di agenti della CIA mentre era in Germania dal gennaio al maggio 2000….. Gli americani non informarono le autorità di polizia tedesche sull’esito delle loro osservazioni su Atta, o le ragioni per cui lo consideravano sospetto… Ma la CIA ha anche nascosto le sue attività sovversive alle altre agenzie del governo americano” in modo da permettergli di ottenere un visto di ingresso negli USA il 18 maggio 2000.
In quel periodo la CIA teneva sotto sorveglianza anche Ramzi Binalshibh:
"Sembra probabile che la CIA monitorasse Binalshibh abbastanza a lungo da connetterlo ad Atta… Così abbiamo chiare indicazioni che sia stato Binalshibh a portare la CIA da Atta, che venne quindi seguito negli USA."
Una volta dentro gli USA, Atta venne rintracciato e monitorato nell’ambito dell’operazione della DIA chiamata ‘Able Danger’. Tale operazione faceva parte di un programma sperimentale per raccogliere informazioni sulle reti terroristiche. L’unità dei servizi dell’esercito, con sede nei pressi del Pentagono, allertò della presenza di Atta l’FBI e la CIA, che naturalmente già lo sapeva.
Come ha sottolineato Kurt Nimmo “in alter parole, ci vorrebbero far credere che sia la CIA che l’FBI siano dotate di un elettroencefalogramma piatto e quindi incapaci di processare la più basilare informazione dei servizi. In realtà la CIA (con il sostegno delle spie israeliane chiamate ‘studenti d’arte’ e di altri facilitatori di operazioni segrete) accompagnò i capri espiatori del complotto dell’11 settembre da Amburgo alla scuola di volo e oltre”.
Più recentemente legali del Pentagono hanno impedito a 5 membri del gruppo dei servizi Able Danger di testimoniare in una seduta aperta del Senato riguardo l’informative da loro acquisite su Atta. E’ stato anche confermato che ai funzionari coinvolti nel programma venne ordinato di distruggere più di 2,5 terabyte di informazioni nell’aprile/maggio 2000.
Avevamo già scritto che Atta aveva ricevuto 100.000 dollari, giorni prima dell’11/9, dal capo dei servizi pakistani che si ritrovò a colazione l’11/9 con il senatore Bob Graham e il repubblicano Porter Goss, portavoce del senato e dei comitati parlamentari su servizi.
La registrazione potrebbe perfino essere stata prodotta in qualsiasi momento (la data sulle telecamere può essere facilmente falsificata, come quella di un orologio) considerato il fatto che corrono voci che Atta sia ancora in vita e che la famiglia di Ziad Jarrah ha fornito le prove, dopo l’11 settembre, che Jarrah non era neppure a bordo del volo 93 e se c’era, era solo un passeggero, niente altro che una vittima come il resto delle persone sull’aereo.
Per contrastare queste affermazioni, i difensori della storia ufficiale puntano sul recupero del passaporto di Jarrah che venne miracolosamente ritrovato tra i resti del volo 93, appena un po’ bruciacchiato e non interamente distrutto come è accaduto alle parti in alluminio e acciaio dell’aereo.(1)
Quest’ultimo video arriva a ruota di quello rilasciato il precedente mese che ci voleva dare ad intendere che Bin Laden si era incontrato in Afghanistan con i presunti dirottatori dell’11/9, Wail Alshehri e Hamza Alghamdi, alcuni giorni prima dell’attentato. Significativo è inoltre il fatto che Wail Alshehri era uno degli accusati di aver eseguito il dirottamento che il L.A. Times riportava come ancora vivo e che protesta la propria innocenza dall’Arabia Saudita dopo l’11/9.
Sappiamo come 9 dei 19 supposti dirottatori sono stati ritenuti ancora vivi. Tuttavia l’FBI ancora conserva le foto segnaletiche degli uomini giusti.
Inoltre l’altro supposto dirottatore nel precedente video, Hamza Alghamdi, non aveva “alcuna rassomiglianza” al vero Hamza Alghamdi, secondo quanto riferito dal padre. L’Hamza Alghamdi nel nuovo video appare essere lo stesso individuo rappresentato nelle foto segnaletiche degli attentatori emesse dall’FBI. Così per almeno 7 dei dirottatori, sembra che ognuno di loro abbia un doppione, e che quelli che appaiono nei video siano “falsi”.
Questo non ci deve meravigliare se ci ricordiamo che molti dei dirottatori erano addestrati nelle basi aeree protette governative e che l’FBI aveva i propri informatori che vivevano con loro.
Come dicemmo il mese scorso “I dirottatori erano dei capri espiatori, così come lo era Osama bin Laden e quello del video, Hamza Alghamdi, addestrato al comando del governo americano nella stazione aero-navale di Pensacola. Ma il video – come con la maggior parte della propaganda di guerra – è diretto al più basso comune denominatore ed è sufficiente a rafforzare la versione ufficiale dell’11/9 e a legittimare la guerra al terrore”.
1) Dimostrazione fotografica che Ziad Jarrah non ha mai dirottato un aereo:
Jarrah #1
Jarrah #2
Jarrah #3
Da sinistra a destra: Jarrah #1, Jarrah #2 e Jarrah #3
Jarrah #1: Foto del documento studentesco di "Ziad Jarrah".
Jarrah #2: Foto auentica del presunto dirottatore Ziad Jarrah scattata nel 1996. [BBC]
Jarrah #3: Foto del passaporto di "Ziad Jarrah" trovata nelle macerie del volo 93.
E’ evidente che i Jarrah 1 & 3 sono la stessa persona. Paragoniamoli al Jarrah 2:
Forma della testa: sbagliata
Attaccatura dei capelli: sbagliata
Forma del naso: sbagliata
Conclusione: Ziad Jarrah che si presume aver pilotato il volo 93 l’11/9 non è la persona mostrata nella fotografia 3, quindi egli non fu un dirottatore.
'E’ incredibile” disse suo zio Jamal Jarrah in un’intervista telefonica dal villaggio di Al-Marj, Libano, ricordando che due giorni prima del dirottamento suo nipote aveva telefonato dicendo alla famiglia che stava tornando a casa per il matrimonio di un cugino a metà settembre. Aveva anche detto di essersi comprato un vestito nuovo per l’occasione'. [Boston Globe]

GOVERNO USA COLTO IN FLAGRANTE A RILASCIARE VIDEO FASULLI DI AL QUAEDA
Paul Joseph Watson Prison Planet 05.10.2006
Traduzione a cura di Comedonchisciotte
Notizie secondo le quali il governo statunitense era dal 2001 in possesso del video rilasciato domenica, nel quale si mostravano presunti dirottatori di Al Qaeda e Osama Bin Laden , e le prove che il filmato è stato effettuato da agenti dei servizi segreti, sono state completamente ignorate dai mezzi di informazione – che in modo acritico hanno sposato la versione ufficiale secondo cui il video è stato rilasciato da Al Qaeda. Questa è la prova schiacciante che il governo americano mette in scena presunti filmati di Al Qaeda e richiede un'immediata inchiesta del Congresso.
Segmenti del video, messi qua e là nel cosiddetto filmato dei "dirottatori sorridenti", Jarrah and Atta, e che mostrano Bin Laden che si rivolge ad un uditorio in Afghanistan l'8 gennaio 2000, provengono da ciò che gli esperti del terrorismo descrivono come filmati di sorveglianza ripresi da "agenti della sicurezza".
A seguito, Video di Al Qaeda: legame diretto alle operazioni psicologiche militari e a Donald Rumsfeld
Questo spiega la mancanza dell'audio nel video e il fatto che la registrazione non si incentri solo su Bin Laden ma comprenda panoramiche che si soffermano sugli ascoltatori.
Ed in più, il filmato del discorso di Bin Laden, che i media hanno presentato come un nuovo filmato, era stato precedentemente trasmesso nel film documentario The Road to Guantanamo dalla televisione Britannica quasi sette mesi prima, a marzo.
Sono comparse notizie nel fine settimane secondo cui il governo Usa era in possesso del video dal 2002, ed altre secondo cui il video era stato trovato quando gli Stati Uniti invasero l'Afghanistan nel 2001, ed invece in modo incredibile si è continuato a sostenere che il video, che ha tutte le caratteristiche di una registrazione filmata e edita dai servizi segreti americani e in loro possesso da 5 anni, era stato rilasciato nel fine settimana da Al-Qaeda.
O Al Qaeda ha potuto accedere ai video di sorveglianza dei servizi americani o il filmato non può che essere stato rilasciato dall'apparato dei servizi statunitensi. Non vi sono altre spiegazioni possibili.
Il fatto che la stessa sequenza filmata si ritrovi in The Road to Guantanamo è sconcertante in quanto il contesto nel quale viene inserita mostra agenti dei servizi britannici e americani che fanno vedere a detenuti alcuni falsi filmati, nei quali compaiono immagini taroccate di individui resi somiglianti agli stessi detenuti, fatte con il computer, e collocate all'interno delle immagini del raduno di Osama bin Laden, allo scopo di intimidirli e costringerli a confessare di essere membri di Al Qaeda.
L'ultimo video bufala è solo il più recente di una lunga lista di biancheria sporca di passati esempi nei quali video (vecchi, raffazzonati o del tutto falsificati) su Bin Laden e sui suoi seguaci vengono misteriosamente ottenuti e rilasciati nel periodo politicamente più opportuno. Questi esempi sono tutti elencati nella nostra inchiesta originale.
Ricordiamoci quando all'intenzione del Pentagono di ingigantire artificialmente il ruolo svolto da Musab Al-Zarqawi seguì il rilascio di una video registrazione di Al-Zarqawi che minacciava gli infedeli.
L'obbiettivo di questa campagna propagandistica tesa a pubblicizzare alla grande il profilo di Al Qaeda era l''audience interna agli USA', e comprendeva la collocazione di false storie sulla stampa, una di queste riuscì ad emergere sulla prima pagina del New York Times.
Questa agenda combacia perfettamente con le necessità del programma di tortura – ci sono estremamente poche e vere cellule terroristiche in azione al di fuori del controllo dell'apparato di intelligence americano e britannico. Per mantenere uno stato di paura e obbedienza fra l'audience interna, c'è necessità di offrire a regolari intervalli "due minuti di odio" e di creare artificialmente presunte trame e complotti terroristici.
I filmati sono anche un disperato tentativo di sostenere la versione ufficiale dell'11 settembre in quanto la sua credibilità si sta sgretolando completamente e si scatena una fiammata di risveglio sul fatto che l'attentato fu un lavoro interno.
Voglio incoraggiare ognuno a recepire la nostra originale inchiesta e trasformarla in un racconto che come un virus invada tutto internet. Qui c'è la storia originale da sottoporre alla stampa perché vi presti attenzione.
Abbiamo bisogno di richiedere un più alto livello ai nostri media pretendendo una più adeguata indagine su quale sia la vera fonte di questo video e un immediato scetticismo verso tutti i futuri rilasci di video presunti di "Al Qaeda".
Una stampa che indolentemente non si interessi delle origini di questi filmati finisce con il giocare un ruolo centrale nel disseminare una incontrollata propaganda di guerra e viola ogni codice di condotta etica giornalistica.
Il ruolo del governo americano nell'ottenere e attentamente gestire la disseminazione di questi video, molti dei quali vecchi video rilasciati già molte volte, è ora senza ombra di dubbio ovvia e richiede una immediata inchiesta del Congresso come parte di una più ampia investigazione sullo scandalo di notizie false che ha caratterizzato la Casa Bianca di Bush come l'amministrazione più manipolativa nella storia, che ha ingaggiato una guerra psicologica contro il popolo statunitense.

VIDEO DI AL QAEDA: LEGAME DIRETTO ALLE OPERAZIONI PSICOLOGICHE MILITARI E A DONALD RUMSFERLD
Steve Watson InfoWars 05.10.2006
Traduzione a cura di Comedonchisciotte
La provenienza dell'ultimo video, con la partecipazione di Mohammed Atta e il dirottatore del volo 93 Ziad Jarrah, è stata nascosta ai mezzi di informazione i quali in modo bizzarro ammettono che il governo aveva avuto la registrazione alla fine del 2001, per poi suggerire anche che esso è un nuovo rilascio di Al Qaeda.
E' interessante anche il fatto che in un articolo dell'NBC, essi ammettono che prima di ricevere ‘l'esclusiva analisi USA' del video del London Sunday Times, avevano compilato all'inizio dell'anno il Freedom of Information Act per lo stesso video:
"The Sunday Times ha detto di aver ottenuto il video "attraverso un canale precedentemente verificato" ma non ha fornito ulteriori dettagli. NBC News ha compilato un Freedom of Information Act di richiesta ma il Pentagono non ha ancora espresso il proprio parere".
Questa è una aperta ammissione che è il Pentagono ad aver rilasciato il video e non Al Qaeda. E si incastra perfettamente con una nostra precedente analisi che ha rivelato che il video in questione era già stato visto in un documentario, The Road to Guantanamo, dove viene mostrato a detenuti del Campo Delta sotto forma di un video di sorveglianza dell'intelligence.
Insieme agli esperti sui gruppi terroristici islamici che si sono sentiti sconcertati dal video e che hanno sostenuto la sua provenienza da una agenzia di sicurezza, lo stesso giornalista che ha ricevuto il video ha anche detto che la fonte non è Al Qaeda.
E' inoltre interessante che questo giornalista, Yousri Fouda, sia non solo un giornalista del Sunday Times ma anche il responsabile dell'agenzia di Al Jazeera a Londra. Egli è l'individuo che normalmente diffonde tutti i video di Al Qaeda, e così in verità il legame al London Times è solo una cortina fumogena.
Tutto indica che i video sono forniti a Fouda e Al Jazeera da As Sahab, la "compagnia di produzione" di Al Qaeda, attraverso un gruppo conosciuto con il nome di Intelcenter, che vende anche i video online.
Intelcenter di norma mette in vendita i video non appena vengono rilasciati, e, a dire il vero, in passato sono stati capaci anche di predire quando avrebbero ottenuto un video prima del suo rilascio, come hanno fatto con il video del secondo attentatore di Londra nell'anniversario del 7/7.
Intelcenter è diretto da Ben Venzke, che è un interessante personaggio. Una ricerca su Google rivela che egli una volta era il direttore dell'intelligence presso una compagnia chiamata IDEFENSE, che è una compagnia di sicurezza sul web che monitorizza le notizie sui conflitti in Medio Oriente e, fra le altre cose, si focalizza sulle minacce informatiche. E' anche fortemente popolata da ex membri dei servizi segreti militari.
Il direttore del ramo "Threat Intelligence", Jim Melnick, è stato per 16 anni nell'esercito americano e nella Defense Intelligence Agency (DIA), occupandosi di operazioni psicologiche. Dal sito IDEFENSE:
Prima di lavorare per la IDefense, Mr. Melnick si è distinto per oltre 16 anni nell'esercito americano e nella Defense Intelligence Agency. Durante tale periodo, Mr. Melnick ha svolto la sua attività in una varietà di ruoli, tra cui operazioni psicologiche, problemi di allarme internazionale con enfasi sugli affari esteri e operazioni di informazione e affari russi. Ha anche lavorato in ruoli attivi di intelligence politico/militare in particolare per problemi esteri. Mr. Melnick è attualmente un colonnelo di riserva dell'esercito americano con compiti di intelligence militare, assegnato all'ufficio del segretario della difesa. Mr. Melnick ha pubblicato in numerosi giornali militari e di affair esteri ed è stato insignito di numerosi premi militari e della DIA. Mr. Melnick si è laureato in sicurezza nazionale e studi strategici presso l'U.S. Naval War College, in studi sulla Russia presso l'Università di Harvard, e, con lode, in scienze politiche al Westminster College.
Così abbiamo qui una compagnia che per propria ammissione ha un funzionario dei servizi segreti militari, esperto in operazioni psicologiche, che ha lavorato direttamente per Donald Rumsfeld. Poiché Intelcenter e Ben Venzke sono direttamente connessi alla IDEFENSE, Rumsfeld viene a trovarsi a soli tre passi dai video di propaganda su Al Qaeda.
Il problema "analisi USA" della NBC dovrebbe essere il punto centrale dell'ultimo video e non gli articoli del Times. Si tratta di uno sbalorditivo pezzo di propaganda psicologica che tenta in un modo gretto di riempire le lacune dei servizi sull'11/9. L'analista, Evan Coleman, dopo aver ammesso che il Pentagono "ha indagato su questo" è giunto a dire: "E' importante che la gente guardi e realizzi che questo video è la prova conclusiva che l'11/9 è stato orchestrato da Al Qaeda ai più alti livelli". E successivamente attacca in modo diretto il movimento per la verità sull'11 settembre dicendo: "Questo genere di prova video metterà in disparte e per buone ragioni molti dei teorici cospirazionisti dell'11/9."
Guarda il video.
Coleman finisce poi con il contraddirsi dicendo, da un lato, che il Pentagono era in possesso del video dal 2001 e, dall'altro, che Al Qaeda ha rilasciato il video. Il ruolo del governo USA nell'ottenere, studiare e gestire attentamente la disseminazione di questi filmati, molti dei quali vecchi video rilasciati più volte, è adesso senza alcun dubbio manifestatamene ovvio e richiede una immediata inchiesta del Congresso. Per favore diffondete questa informazione e aiutateci ad smascherare l'amministrazione più manipolativa nella storia, un regime che è impegnato in una guerra psicologica contro il popolo americano.

E’ rimorto Osama
Maurizio Blondet 03/10/2006
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La favola di Osama continua... E pensare che giusto una settimana fa il presidente Bush, nel commemorare l’11 settembre, aveva proclamato: «Osama, l’America ti troverà!». Invece Osama Bin Laden è morto, lo ha detto una fonte saudita a un giornale francese. Dunque è sicuro: Osama è morto, mortissimo. Anzi rimorto. Perché era già morto più volte.
Il 26 dicembre 2001 il giornale egiziano Al-Wafd pubblicò addirittura un necrologio, che dava il triste annuncio delle esequie avvenute, pare dieci giorni prima, il 16 dicembre. E di fatto, l’ultima volta che i centri d’ascolto della spionaggio USA hanno captato la voce del mega-terrorista è stato il 14 dicembre 2001. Il mega-terrorista stava scappando da Tora Bora in Afghanistan, sotto intensi bombardamenti americani. Fu il solo momento in cui la cattura di Osama apparve imminente: era già pronto un commando dei corpi speciali statunitensi  che attendeva l’ordine di lanciarsi sull’ultima fortezza di Bin Laden per prenderlo. L’ordine da Bush non arrivò mai. Osama si rese uccel di bosco: ancora qualche telefonata dal satellitare, intercettata, poi più nulla.
Subito è nato qualche dubbio sulla volontà di Bush di prendere davvero l’arcinemico. Per esempio, si è scoperto che la sera del 10 settembre 2001, ossia poche ore prima dell’attentato che Osama aveva architettato per il World Trade Center sguinzagliando i suoi 19 dirottatori,  Bin Laden era stato ricoverato all’ospedale militare di Rawalpindi e sottoposto a dialisi renale. A rivelarlo non fu un blog complottista, ma Dan Rather, il più celebre anchorman della rete TV CBS, che lanciò lo scoop il 28 gennaio 2002: con tanto di interviste a infermiere e sanitari dell’ospedale pakistano i quali affermavano di aver visto arrivare Osama, all’apparenza molto malato, scortato e sorretto da agenti dell’ISI, il servizio segreto pakistano.
Ora, l’ISI collabora strettamente con la CIA: e visto che l’11 settembre Osama era a letto in un ospedale dell’ISI, avrebbe dovuto immediatamente arrestarlo. Perché non si fece? Non si sa. Ma il 18 gennaio 2002 il presidente pakistano Musharraf disse alla CNN che secondo lui Osama «può essere morto per l'impossibilità di farsi sottoporre a dialisi in latitanza». Seguono altri annunci di decesso.
Il capo dell’FBI per l’antiterrorismo, Dale Watson: Osama «è probabilmente morto» (BBC, 18 luglio 2002).
Il presidente afghano Karzai: «Sembra che Osama sia morto, ma il mullah Omar è vivo» (CNN, 7 ottobre 2002).
Fonti israeliane del Mossad: «Osama è probabilmente morto da dicembre», e i nuovi messaggi video ed audio che gli vengono attribuiti «sono probabilmente falsi» (World Tribune, 16 ottobre 2002).
Da allora, non più una intercettazione, una foto presa da satellite o da uno delle centinaia di aerei senza pilota che sorvolano le zone dove si ritiene sia riparato il comando di Al Qaeda, non una sola soffiata da un informatore: benchè sulla testa di Osama sia stata messa una taglia di 25 milioni di dollari.
Bin Laden non telefona a nessuno, non dà ordini per radio trasmittente né per e-mail, sfugge all’immenso grande orecchio elettronico dello spionaggio anglo-americano, anzi mondiale: come latitanza, il più grande successo della storia. Manda, quando vuole lui, dei video, fatti recapitare per lo più ad Al-Jazeera. Non tanti: in cinque anni, solo 23. Con intervalli di silenzio anche di dieci mesi e oltre. Cosa notevole, Osama non manca mai di mandare un suo video ad ottobre. Perché ad ottobre? Perché novembre è un mese di elezioni in USA, e Osama partecipa alla campagna elettorale, rivolgendo i suoi video-messaggi direttamente agli americani.
Celebre il messaggio del 28 ottobre 2004, in cui Osama minacciò un nuovo 11 settembre se gli Stati Uniti non smettevano di attaccare i musulmani nel mondo: un aiutino alla campagna elettorale di Bush, che infatti fu riconfermato nelle votazioni di novembre, dissero i soliti maligni.
La cosa è così regolare, che il novembre 2005, quando mancò il messaggio, qualche esperto si preoccupò: «E’ il primo ottobre dal 2002 che Osama non ha recapitato un video diretto specificamente agli americani», disse allora Ben Venkze, direttore dell’IntelCenter, una ditta privata che, sotto contratto del Pentagono, affianca lo spionaggio USA. Questa IntelCenter, filiale di un’azienda editoriale, Tempest Publishing Co., che produce video di addestramento anti-terrorismo per l’esercito americano, ha accumulato una strana esperienza sui messaggi di Al Qaeda. Da quando la IntelCenter si dedica al problema, i messaggi dell’organizzazione terroristica sono più frequenti e meglio «impaginati». Non sono più in arabo ma in inglese, a cura - si dice - di uno statunitense che fa parte del gruppo terrorista, detto «Azzam l’Americano», Al-Amriki. E vengono addirittura annunciati con anticipo di 38 o 72 ore.
«L’uso di annunci promozionali e di collages di video ben montati con personaggi che parlano inglese dimostra la crescente sofisticazione nei metodi di relazioni pubbliche di Al Qaeda», ha notato la MSNBC.Eh sì; se dopo l’11 settembre Al Qaeda non ha più commesso un attentato che le possa essere attribuito con sicurezza, l’organizzazione si è riciclata in una casa di produzione di video di un certo successo.
Solo che nei nuovi video Osama non parla più. Appare solo una sua foto, di solito alle spalle di Al-Zawahiri, che con gli occhialetti d’oro e il ditino alzato fa la solita predica coranica condita di minacce (mai realizzatesi), e a rivendicare attentati effettuati (da altri gruppi, come i quattro anglo-pakistani del 7 luglio 2005 a Londra). Allora Osama è proprio morto? Ma no; nell’aprile scorso, Bush ha assicurato che Osama è vivo. Solo che «si trova in un’area estremamente montuosa e inaccessibile, fra i 3 e 4 mila metri».
Dov’è questa zona? «Da qualche parte tra Afghanistan e Pakistan», assicurava il 9 settembre scorso un giornale australiano, lo Hobart Mercury, citando fonti del Pentagono: «Negli ultimi tempi si dice sia dalle parti dell’Hindukush, nell’area tribale di Chitral, sotto il monte Trich Mir, alto 7.700 metri».
Non c’è male per un malato di grave insufficienza renale, bisognoso di dialisi tre volte al mese: è diventato un alpinista estremo. A meno che non gli abbiano fatto un trapianto. Sulla catena dell’Hindukush? Improbabile. Magari, al solito ospedale militare di Rawalpindi. Non c’è modo di saperlo. Perché, come ha rivelato pochi giorni fa (il 10 settembre scorso) il Washington Post, la speciale sezione della CIA detta «Alec Station», appositamente creata per dare la caccia a Bin Laden, è stata smantellata da tempo.
Ora, a cacciarlo resta solo un gruppo segretissimo, il Joint Special Operation Command, del Pentagono: insomma ha avocato a sé la faccenda Donald Rumsfeld, la cui efficienza è ben nota, visti i successi in Iraq e in Aghanistan.
Del resto, da due anni, le tracce di Osama sono «fredde», dicono le spie usando il linguaggio dei pellerossa.
Anzi, «stone cold», fredde come pietra. Una pietra tombale; Osama è proprio morto. Invece no. Ecco che una fonte saudita confida a un giornale francese di provincia che Osama è vivo: anzi era vivo fino ad agosto, poi è rimorto. Di tifo, stavolta. Fate caso alla data: fine di settembre.
Solo un po’ in anticipo su ottobre, il mese classico delle «october surprise», ossia delle rivelazioni, notizie o scandali che tradizionalmente, in USA, vengono fatte saltar fuori per influenzare le elezioni. E Bush deve affrontare a novembre le elezioni di medio termine, con tutti i sondaggi che lo danno perdente. Osama è rimorto: la notizia aiuterà Bush, stavolta? October surprise.

IL RUOLO DEL MI6 NELL'ESTREMISMO ISLAMICO
Mordere mango...e proiettili: da Bradford al Bangladesh - un tributo a mio zio
Nafeez Mosaddeq Ahmed The Cutting Edge 26.09.2006
Tradotto da Freebooter
Nafeez Mosaddeq Ahmed, autore di The London Bombings: An Independent Inquiry (London: Duckworth 2006) e di The War on Truth: 9/11, Disinformation and the Anatomy of Terrorism (New York: Olive Branch 2006). Insegna relazioni internazionali, teoria politica e storia contemporanea all'Università del Sussex, Brighton.
Durante il fine settimana ho viaggiato per unirmi ad una commissione di esperti dei media e di produttori cinematografici all'annuale Festival del Cinema di Bradford "Bite the Mango" al Museo Nazionale di Fotografia, Film e Televisione. La nostra commissione ha ospitato due seminari al festival, il primo su 'La fede nel film' e l'altro su 'La rappresentazione dei musulmani nei media'. Sono stato invitato all'ultimo minuto da una frenetica telefonata di uno dei coordinatori del festival e sono andato venerdì con la mia famiglia affinché potessi arrivare comodamente in tempo per i seminari del sabato mattina.
Tra gli argomenti che ho discusso nelle sessioni di domande e risposte vi era il confronto del Segretario agli Interni John Reid con il sedicente "ecclesiastico radicale" Abu Izzadeen, mentre Reid si è preso l'incarico di avvisare i genitori musulmani di fare attenzione ai "segni" che indicano che i loro figli si stanno trasformando in dei pericolosi estremisti. La fastidiosa diatriba di Izzadeen in risposta è stata seguita da altra diatriba fastidiosa da parte di Anjem Choudray. Reid ha indicato la condotta di questi due imbecilli come prova della sua ragione.
In realtà, proprio il fatto che Izzadeen e Choudray siano liberi di andare in giro ad interrompere continuamente un ministro britannico è precisamente la prova che confuta il tentativo islamofobico di Reid di appuntare sui genitori musulmani la responsabilità dell'estremismo terrorista.
Entrambe questi individui sono dei famigerati estremisti affiliati alla proscritta rete al-Muhajiroun collegata ad al Qaeda e presieduta da Omar Bakri Mohammed, una rete rinominata la Setta dei Salvati e poi Al-Ghurabaa. Nonostante l'apparente bando, i membri chiave e le attività del gruppo operano intatti, del tutto non ostacolati. Sinora, il governo si rifiuta di arrestare e perseguire questi individui nonostante le loro ripetute violazioni della legge britannica, compresi l'incitamento alla violenza, l'odio razziale ed il terrorismo e, in particolare, nonostante la loro aperta ammissione di essere impegnati nell'addestramento di terroristi con l'intenzione confessata di prendere di mira la Gran Bretagna.
Considerate la dichiarazione di Izzadeen una settimana dopo l'11/9, citata a pag. 77 del mio libro The London Bombings: "Vi è un considerevole numero di musulmani nel Regno Unito sottoposti all'addestramento militare ... Se l'America decide di bombardare l'Afghanistan, allora ci metteremo all'erta. Se attaccheranno l'Afghanistan, quale è allora il mio dovere? Sarà un nuovo capitolo". Il giorno dopo, il suo collega Zahir Khan ad una riunione di al-Muhajiroun a Birmingham disse che "Se la Gran Bretagna aiutasse ad attaccare l'Afghanistan, per i musulmani sarebbe lecito attaccare obiettivi militari in Gran Bretagna".
Una inchiesta del Sunday Times registrò la dichiarazione di Izzadeen ad un gruppo di ragazzini il 2 luglio 2005, che per i musulmani era imperativo "instillare il terrore nei cuori degli infedeli" e che proprio "Sono un terrorista. Come musulmano naturalmente sono un terrorista". Affermando di essere stato impegnato nell'addestramento militare in Pakistan, ha detto di non volere andare da Allah mentre dorme nel suo letto "come una vecchietta". Invece, "Voglio saltare in aria in pezzi con le mani in un posto ed i piedi in un altro". Questo è stato cinque giorni prima delle atrocità del 7/7.
Sei mesi prima degli attentati terroristici di Londra, Omar Bakri, il mentore di Izzadeen, ha trasmesso su Internet una fatwa che sprona i musulmani britannici ad unirsi alla jihad globale di al Qaeda. Ha descritto esplicitamente la Gran Bretagna come un bersaglio legittimo, ha condonato l'uccisione di civili ed ha condannato l'emanazione da parte del governo britannico della legislazione antiterrorismo -- che era stata utilizzata non molto tempo prima per arrestare Abu Hamza, il fedele socio di Bakri, il cui processo era in programma per il 7 luglio 2005.
Ma il governo britannico non era interessato ad indagare su Bakri. Invece, gli hanno permesso di andare in Libano, subito dopo gli hanno vietato di ritornare nel Regno Unito e si sono così assicurati che sia permanentemente fuori della giurisdizione britannica. Nel frattempo, lo stesso Bakri -- che continua ad indottrinare e guidare un piccolo circolo di intrallazzatori estremisti nel Regno Unito -- si vanta di venire regolarmente chiamato dai libanesi per discutere di questioni relative al terrorismo per conto del governo britannico -- una faccenda sulla quale il Foreign Office oppone il "no comment".
E, naturalmente, Reid non vorrebbe che considerassimo il ruolo del MI6 nell'utilizzare attivamente a metà degli anni '90 Omar Bakri, Abu Hamza e della sospetta mente del 7/7 Haroon Rashid Aswat nel reclutare musulmani britannici perché andassero a combattere in Kosovo, come riferito da fonti multiple dell'intelligence americana e francese citate nel New Criminologist ed altrove. La riluttanza di Reid ad intraprendere una seria e significativa azione legale contro i ragazzi di Bakri, come Izzadeen e Choudray non si concilia con l'entusiasmo con il quale incolpa i genitori musulmani dello stesso fallimento.
E' stata questa la stoccata delle mie osservazioni su questa debacle televisiva al festival del film.
Domenica sera tornammo da Bradford. Avevo dimenticato a casa il mio cellulare e trovai un cumulo di messaggi arretrati, uno da mio papà, così lo richiamai. Aveva delle notizie molto brutte.
Sabato mattina, mentre stavo parlando alla mia commissione di Bradford, avevano sparato a mio zio in Bangladesh. Professore di scienze politiche all'Università di Dhaka rispettato a livello nazionale, il Dr. Aftab Ahmed era stato attaccato nella sua abitazione nei locali dell'università da banditi non identificati, che si erano fatti strada nell'appartamento e gli avevano sparato quattro volte a distanza ravvicinata nella parte superiore del corpo, alla presenza di sua moglie (mia zia) e della figlia disabile di 9 anni (mia cugina).
Questa sera, attorno alle 20, mio papà mi ha chiamato per farmi sapere che mio zio era deceduto questa mattina presto. Recentemente era stato retrocesso da un posto a nomina governativa come Vice Cancelliere all'Università Nazionale del Bangladesh. In quella posizione aveva affrontato problemi radicati di corruzione politica e di corruzione, eredità del precedente governo della Lega Allawi, quando centinaia di componenti del personale universitario erano stati sistematicamente reclutati solamente per il loro sostegno politico al governo al contrario che per meriti come docenti. Con una mossa politicamente esplosiva ed impopolare, aveva licenziato tutto il personale reclutato sulla base della corruzione e si era mosso per rivitalizzare gli standard accademici nel reclutamento universitario.
Non era la prima volta che mio zio si era fatto dei nemici. Era ben noto come dissidente marxista ed era stato spesso imprigionato dai precedenti governi per la sua forte opposizione e la partecipazione a manifestazioni e scioperi. Nel 1995 era stato coautore di una vigorosa critica della mancanza di assunzione di responsabilità da parte delle supposte istituzioni democratiche del Bangladesh, avvertendo "dell'atteggiamento intransigente della burocrazia" ed evidenziando "la mancanza di volontà e di capacità dei parlamentari di investigare seriamente nelle politiche e nelle operazioni del governo".
In un altro noto episodio, mio zio aveva fatto alla televisione qualche disinvolta osservazione suggerendo che l'inno nazionale del Bangladesh dovesse essere migliorato per una nuova era e dare un nuovo slancio al popolo. Fu duramente criticato dai nazionalisti intransigenti in una campagna concertata che quasi perse il suo impiego. Ma simili cose non lo hanno mai infastidito.
Mio zio era un accademico coraggioso che restava fedele ai suoi principi e diceva ciò che credeva. Per fare fedelmente quello che era convinto fosse giusto, è stato ucciso in un brutale assassinio, senza precedenti nella storia del Bangladesh. Mentre il mondo gira ed i media ciarlano, prego per l'anima dello zio e spero che la sua eredità di attivismo politico a favore della libertà e, sempre, contro l'oppressione e la corruzione verrà portato avanti in Bangladesh, questa assillata icona della devastazione del Terzo Mondo dalla quale ho avuto origine. Per coloro lì fuori che credono, per favore pregate con me.
False Flag