Sfaccettature nascoste di Al-Qaida nel Paese dei due fiumi

Gilles Munier Afrique Asie - Aprile 2008
PsyOps, operazioni psicologiche
PsyOps, acronimo di «Psychological operations», è un appellativo usato dal Pentagono per non dire propaganda. L´unità 626, incaricata del programma, parte dal principio – per parafrasare Lenin – che «non si fa una frittata senza rompere le uova». Massimizzando il numero di civili iracheni massacrati in un attentato, si impressionano i media e, riducendo al minimo quello dei soldati americani uccisi, si rende credibile un’operazione. Obiettivo: influenzare l’opinione pubblica americana, dubbiosa quando Bush evoca la minaccia islamista, e democratizzare gli Iracheni. Bastano alcuni agenti per manipolare un’organizzazione come Al-Qaïda in Iraq. Abu Turab Al-Jazaïri (l´Algerino) - «Emiro di Al-Qaïda per Samarra» - ha dichiarato al quotidiano Al-Arab che lo «Stato islamico d’Iraq» aveva commesso degli «errori» che non si sarebbero prodotti «se Zarqaui fosse stato vivo». Vediamo...
«Al-Qaïda nel paese dei due fiumi» - «Al-Qaïda in Iraq» (AQI), a seconda della denominazione dei media – è nata nel sospetto: quello della resistenza... e di Ben Laden. La sanguinosa carriera di Abu Mussab al-Zarqaui, il suo fondatore, comporta - come quella dei suoi successori – delle zone d’ombra che avranno bisogno di molto tempo per essere chiarite.
I tentativi di AQI per imporsi come federatrice della resistenza non hanno dato frutti. I suoi eccessi religiosi e i suoi crimini - massacri di sciiti, omicidi di capi tribù e di combattenti che rifiutavano la sua supremazia – le hanno alienato gli Iracheni, al punto che è stata richiamata all’ordine da Ben Laden.

Zarqaui, o il suo fantasma
I precetti dell´islam avevano certamente salvato il giordano Zarqaui dalla delinquenza, ma non dal settarismo e dal terrorismo. Dopo un soggiorno in Afghanistan negli anni 80, fonda in Giordania Beyt Al-Imam per deporre re Hussein. Arrestato prima di passare all’azione, condannato nel 1993 a 15 anni di carcere, amnistiato sei anni dopo da Abdallah II, si propone subito al servizio di Al-Qaïda che si chiede se egli sia stato liberato per infiltrare l’organoizzazione. Preoccupazione dissolta dalla sua fedeltà a Ben Laden, essa rinascerà quando egli creerà il suo campo di addestramento presso Hérat, poi al-Tawhid wal Jihad (Unificazione e Guerra santa), gruppo percepito come concorrente di Al-Qaïda.
Dopo la caduta dei Talebani, si rifugia nel 2001 nel Kurdistan iracheno, presso Ansar Al-Islam, organizzazione salafita a maggioranza kurda. Malgrado le dichiarazioni di Colin Powell che ne fanno l’anello mancante a riprova della relazione Saddam Hussein - Ben Laden e nonostante i sanguinosi attentati dell’agosto 2003, senza dubbio a torto attribuitigli – esplosione alla sede delle Nazioni Unite, assassinio dell´ayatollah Mohamad Baker Al-Hakim -, egli diventerà la nuova «star» americana del terrorismo solo nel maggio 2004, con la decapitazione di Nicolas Berg.
Nell’ottobre 2004, la sua organizzazione prende il nome di «Al-Qaïda nel paese dei due fiumi» per significare il suo rifiuto del patriottismo iracheno e rivendica degli attentati brutali e controproducenti che lo squalificano: autobombe nei quartieri sciiti, omicidi di diplomatici arabi – un egiziano e un algerino -, attentati contro l’ambasciata di Giordania e contro grandi alberghi di Amman.
Il New York Times rivela nel 2006 che l’esercito americano ha volutamente esagerato il ruolo di Zarqaui, ritenendo che in Iraq la «minaccia a lungo termine» non sia l’estremismo religioso, ma il baathismo. Il generale Mark Kimmitt, ex n°2 delle forze d’occupazione, dichiara inoltre che: «il programma PsyOp Zarqaui» è «finora la campagna d’informazione più riuscita». L´obiettivo è montare gli «insorti» gli uni contro gli altri e fare del «terrorismo e dei jihadisti stranieri» - e, tramite loro della resistenza, la fonte di ogni sofferenza.

Un buon pretesto per gli Americani
La caccia a Zarqaui serve da pretesto alle grandi operazioni militari per smantellare la resistenza, riducendo le atrocità americane a semplici danni collaterali. Nel novembre 2004, la popolazione di Fallujah è in parte massacrata con il falso scopo di eliminarlo. Poi tocca a Mossul, Samarra e Tel Afar. Dopo ogni battaglia, l’esercito USA dichiara che il «cervello dell’insurrezione» - come Fantomas – è passato attraverso le maglie della rete e bisogna cercarlo altrove.
La stella del Giordano impallidisce nel gennaio 2006 con la costituzione del Consiglio consultivo dei Mujahidin comprendente numerose organizzazioni di resistenza. Egli perde il primato decisionale. Il personaggio ha fatto il suo tempo. Tradito, si dice da un agente del GID – il servizio segreto giordano - infiltrato tra i suoi fedeli, viene ucciso il 7 giugno 2006 nei pressi di Baquba (a nord di Bagdad). Il 12 giugno, viene sostituito da Abu Hamza Al-Muhajer (l´Emigrante), detto Abu Ayyub Al-Masri (l’Egiziano), anche lui dal percorso enigmatico: un avvocato del Cairo afferma che un islamista con il suo nome è detenuto in Egitto nella prigione di Wadi Al-Natroun.
La sparizione di Zarqaui lascia il posto ad una limitata irachizzazione della guerriglia di matrice Ben Laden. Il Consiglio consultivo dei Mujahidin annuncia, nell’ottobre 2006, la nascita di uno «Stato islamico d’Iraq» (ISI) presieduto da Abu Omar Al-Baghdadi, “Principe dei Credenti”. Teoricamente egli ricoprirebbe le regioni di Bagdad, Al-Anbar, Kirkuk, Diyala, Salaheddin, Babylon, Wasit(*). La sua proclamazione viene subito condannata dal partito Baath clandestino come «ulteriore pietra del programma che mira a dividere l’Iraq».
Zarqaui era onnipresente, sebbene nessuno l’avesse visto da nessuna parte. Omar Al-Baghdadi è decisamente invisibile. Secondo alcuni testimoni, egli non esiste. L´uomo dal viso nascosto dei video sarebbe un attore utilizzato per la circostanza. Tuttavia, egli «governa» il suo virtuale emirato attorniato da ministri. Quello della Difesa aveva istituito la coscrizione nella regione di Al-Anbar, quello delle Finanze, impoeneva tasse! La resistenza gli doveva fedeltà. Veniva imposta una stretta osservanza dell’Islam e i trasgressori erano puniti. I risultati non si sono fatti attendere: omicidi di capi tribù riluttanti, battaglie in piena regola con l’Esercito Islamico d’Iraq, con le Brigate della Rivoluzione del 1920 e con l’Unione dei jihadisti iracheni. Per la resistenza, la priorità è la partenza degli Americani e dei filo-iraniani, non la rivoluzione islamica. La natura del futuro Stato sarà decisa in seguito, democraticamente.
Il bilancio dei seguaci di Ben Laden «nel paese dei due fiumi» ha conseguenze pesanti per l’Iraq: accentuazione delle violenze settarie ed etniche, oggettivo sostegno alla spartizione de facto del paese, divisione nella resistenza. Esso è responsabile della costituzione di milizie filo-americane. I capi tribù minacciati e le canaglie in seno ad Al-Qaïda sono passati, senza patemi d’animo, alla collaborazione! Il generale Kimmitt, che ora pianifica le operazioni PsyOps nel Vicino Oriente, può fregarsi le mani.

* Leggi «Au coeur de la résistance», di Gilles Munier, Afrique Asie, gennaio 2008, o su questo blog.

False Flag