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Sfaccettature
nascoste di Al-Qaida nel Paese dei due fiumi
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PsyOps, operazioni psicologiche
PsyOps, acronimo di «
Psychological operations», è
un appellativo usato dal Pentagono per non dire propaganda. L´unità
626, incaricata del programma, parte dal principio – per parafrasare
Lenin – che «
non si fa una frittata senza rompere le uova».
Massimizzando il numero di civili iracheni massacrati in un attentato,
si impressionano i media e, riducendo al minimo quello dei soldati americani
uccisi, si rende credibile un’operazione. Obiettivo: influenzare
l’opinione pubblica americana, dubbiosa quando Bush evoca la minaccia
islamista, e democratizzare gli Iracheni. Bastano alcuni agenti per manipolare
un’organizzazione come Al-Qaïda in Iraq. Abu Turab Al-Jazaïri
(l´Algerino) - «
Emiro di Al-Qaïda per Samarra»
- ha dichiarato al quotidiano Al-Arab che lo «
Stato islamico
d’Iraq» aveva commesso degli «
errori»
che non si sarebbero prodotti «
se Zarqaui fosse stato vivo».
Vediamo...
«Al-Qaïda nel paese dei due fiumi» - «
Al-Qaïda
in Iraq» (AQI), a seconda della denominazione dei media –
è nata nel sospetto: quello della resistenza... e di Ben Laden.
La sanguinosa carriera di Abu Mussab al-Zarqaui, il suo fondatore, comporta
- come quella dei suoi successori – delle zone d’ombra che
avranno bisogno di molto tempo per essere chiarite.
I tentativi di AQI per imporsi come federatrice della resistenza non hanno
dato frutti. I suoi eccessi religiosi e i suoi crimini - massacri di sciiti,
omicidi di capi tribù e di combattenti che rifiutavano la sua supremazia
– le hanno alienato gli Iracheni, al punto che è stata richiamata
all’ordine da Ben Laden.
Zarqaui, o il suo fantasma
I precetti dell´islam avevano certamente salvato il giordano Zarqaui
dalla delinquenza, ma non dal settarismo e dal terrorismo. Dopo un soggiorno
in Afghanistan negli anni 80, fonda in Giordania Beyt Al-Imam per deporre
re Hussein. Arrestato prima di passare all’azione, condannato
nel 1993 a 15 anni di carcere, amnistiato sei anni dopo da Abdallah
II, si propone subito al servizio di Al-Qaïda che si chiede se
egli sia stato liberato per infiltrare l’organoizzazione. Preoccupazione
dissolta dalla sua fedeltà a Ben Laden, essa rinascerà
quando egli creerà il suo campo di addestramento presso Hérat,
poi al-Tawhid wal Jihad (Unificazione e Guerra santa), gruppo percepito
come concorrente di Al-Qaïda.
Dopo la caduta dei Talebani, si rifugia nel 2001 nel Kurdistan iracheno,
presso Ansar Al-Islam, organizzazione salafita a maggioranza kurda.
Malgrado le dichiarazioni di Colin Powell che ne fanno l’anello
mancante a riprova della relazione Saddam Hussein - Ben Laden e nonostante
i sanguinosi attentati dell’agosto 2003, senza dubbio a torto
attribuitigli – esplosione alla sede delle Nazioni Unite, assassinio
dell´ayatollah Mohamad Baker Al-Hakim -, egli diventerà
la nuova «star» americana del terrorismo solo nel
maggio 2004, con la decapitazione di Nicolas Berg.
Nell’ottobre 2004, la sua organizzazione prende il nome di «Al-Qaïda
nel paese dei due fiumi» per significare il suo rifiuto del
patriottismo iracheno e rivendica degli attentati brutali e controproducenti
che lo squalificano: autobombe nei quartieri sciiti, omicidi di diplomatici
arabi – un egiziano e un algerino -, attentati contro l’ambasciata
di Giordania e contro grandi alberghi di Amman.
Il New York Times rivela nel 2006 che l’esercito americano
ha volutamente esagerato il ruolo di Zarqaui, ritenendo che in Iraq
la «minaccia a lungo termine» non sia l’estremismo
religioso, ma il baathismo. Il generale Mark Kimmitt, ex n°2 delle
forze d’occupazione, dichiara inoltre che: «il programma
PsyOp Zarqaui» è «finora la campagna d’informazione
più riuscita». L´obiettivo è montare
gli «insorti» gli uni contro gli altri e fare del
«terrorismo e dei jihadisti stranieri» - e, tramite
loro della resistenza, la fonte di ogni sofferenza.
Un buon pretesto per gli Americani
La caccia a Zarqaui serve da pretesto alle grandi operazioni militari
per smantellare la resistenza, riducendo le atrocità americane
a semplici danni collaterali. Nel novembre 2004, la popolazione di Fallujah
è in parte massacrata con il falso scopo di eliminarlo. Poi tocca
a Mossul, Samarra e Tel Afar. Dopo ogni battaglia, l’esercito
USA dichiara che il «cervello dell’insurrezione»
- come Fantomas – è passato attraverso le maglie della
rete e bisogna cercarlo altrove.
La stella del Giordano impallidisce nel gennaio 2006 con la costituzione
del Consiglio consultivo dei Mujahidin comprendente numerose organizzazioni
di resistenza. Egli perde il primato decisionale. Il personaggio ha
fatto il suo tempo. Tradito, si dice da un agente del GID – il
servizio segreto giordano - infiltrato tra i suoi fedeli, viene ucciso
il 7 giugno 2006 nei pressi di Baquba (a nord di Bagdad). Il 12 giugno,
viene sostituito da Abu Hamza Al-Muhajer (l´Emigrante), detto
Abu Ayyub Al-Masri (l’Egiziano), anche lui dal percorso enigmatico:
un avvocato del Cairo afferma che un islamista con il suo nome è
detenuto in Egitto nella prigione di Wadi Al-Natroun.
La sparizione di Zarqaui lascia il posto ad una limitata irachizzazione
della guerriglia di matrice Ben Laden. Il Consiglio consultivo dei Mujahidin
annuncia, nell’ottobre 2006, la nascita di uno «Stato
islamico d’Iraq» (ISI) presieduto da Abu Omar Al-Baghdadi,
“Principe dei Credenti”. Teoricamente egli ricoprirebbe
le regioni di Bagdad, Al-Anbar, Kirkuk, Diyala, Salaheddin, Babylon,
Wasit(*). La sua proclamazione viene subito condannata dal partito Baath
clandestino come «ulteriore pietra del programma che mira
a dividere l’Iraq».
Zarqaui era onnipresente, sebbene nessuno l’avesse visto da nessuna
parte. Omar Al-Baghdadi è decisamente invisibile. Secondo alcuni
testimoni, egli non esiste. L´uomo dal viso nascosto dei video
sarebbe un attore utilizzato per la circostanza. Tuttavia, egli «governa»
il suo virtuale emirato attorniato da ministri. Quello della Difesa
aveva istituito la coscrizione nella regione di Al-Anbar, quello delle
Finanze, impoeneva tasse! La resistenza gli doveva fedeltà. Veniva
imposta una stretta osservanza dell’Islam e i trasgressori erano
puniti. I risultati non si sono fatti attendere: omicidi di capi tribù
riluttanti, battaglie in piena regola con l’Esercito Islamico
d’Iraq, con le Brigate della Rivoluzione del 1920 e con l’Unione
dei jihadisti iracheni. Per la resistenza, la priorità è
la partenza degli Americani e dei filo-iraniani, non la rivoluzione
islamica. La natura del futuro Stato sarà decisa in seguito,
democraticamente.
Il bilancio dei seguaci di Ben Laden «nel paese dei due fiumi»
ha conseguenze pesanti per l’Iraq: accentuazione delle violenze
settarie ed etniche, oggettivo sostegno alla spartizione de facto del
paese, divisione nella resistenza. Esso è responsabile della
costituzione di milizie filo-americane. I capi tribù minacciati
e le canaglie in seno ad Al-Qaïda sono passati, senza patemi d’animo,
alla collaborazione! Il generale Kimmitt, che ora pianifica le operazioni
PsyOps nel Vicino Oriente, può fregarsi le mani.
* Leggi «Au coeur de la résistance»,
di Gilles Munier, Afrique Asie, gennaio 2008, o su questo
blog.