COME L’FBI HA PROTETTO
L’ADDESTRATORE DI AL QAEDA PER
I DIROTTAMENTI DELL’11-9

Nuove rivelazioni su Ali Mohamed

Peter Dale Scott Global Research 08.10.2006
Scelto e tradotto per Comedonchisciotte da Goldstein
Peter Dale Scott è un ex diplomatico Canadese e Professore di Inglese all'Università di Berkeley della California, è un poeta, scrittore e ricercatore.
Il seguente testo è una versione ampliata del discorso di Peter Dale Scott a Berkeley il 24 Settembre 2006, intitolato "L'11 Settembre e l'impero americnao: intellettuali denunciano"

Il mio discorso questa sera userà il Rapporto della Commissione 11-9 come prova - prova di quello che sta venendo nascosto. Possiamo usarlo in questo modo perchè alcune parti del Rapporto sono accurate ed affidabili. Questo fondo di affidabilità aiuta a definire quelle altre parti del Rapporto che sono ingannevoli, ed in alcuni punti io credo completamente errate. Queste rilevanti omissioni ed inganni dovrebbero essere prese come indizi di cosa sta venendo nascosto, e dove si trovi la verità nascosta.
Dovrò citare la occasionale resistenza alla verità del Rapporto. Lasciatemi fornire una facile e incontrovertibile analogia dal Rapporto Warren. Il Rapporto Warren azzeccò molte cose; ma minimizzò anche i collegamenti di Jack Ruby con il crimine organizzato. [1] Questa resistenza fu un indizio che Ruby era in realtà colluso col crimine e che questo era importante. Il Comitato Speciale Parlamentare sugli Assassinii, anche se sbagliò molte cose, confermò ampiamente l'importanza dei collegamenti di Ruby col mondo del crimine. Troviamo simili, sintomatiche reticenze nel Rapporto 11-9.
1) Ecco un facile esempio: l'identità dei dirottatori. L'FBI aveva distribuito una lista coi nominativi di 18 dei 19 dirottatori alle 10 di mattina dell'11 Settembre. [2] Nel giro di due settimane le identità di almeno sei dei dirottatori erono in dubbio; dato che uomini in paesi Arabi con gli stessi nomi e passato, ed in alcuni casi le stesse fotografie, si stavano protestando vivi e innocenti.[3] In risposta a queste proteste, il Direttore dell'FBI Robert Mueller riconobbe presto che l'identità di molti dirottatori era dubbia. [4] Ma non c'è nessuna discussione del problema nella dettagliata trattazione dei presunti dirottatori nel Rapporto della Commissione 11-9.[5]
2) WTC-7. Questa è certamente una grande fonte di dubbi, come avete appena sentito [è una trascrizione parziale del discorso di Berkeley, n.d.t.]. La soluzione del Rapporto fu quella di non citare per nulla il WTC-7. Ed ancora Kean e Hamilton, i Co-Direttori della Commissione 11-9, hanno il coraggio di affermare, nel loro nuovo libro, che dopo il Rapporto “quelli che credono nelle teorie della cospirazione ora sono stati smentiti dai fatti.”[6] In altre parole, stanno ancora insabbiando il fatto che c'è stato un insabbiamento.
3) Lo stretto collegamento attivo del Governo Statunitense ad al-Qaeda ed a un capo pianificatore dell'11-9.
Nel nostro libro, 11-9 e l'impero: intellettuali denunciano, ho scritto di Ali Mohamed, lo stretto alleato di Osama bin Laden e del suo mentore Ayman al-Zwahiri. [7] E' ora generalmente riconosciuto che Ali Mohamed (conosciuto nei campi di addestramento di al Qaeda come Abu Mohamed al Amriki - “Padre di Mohamed, l'Americano”)[8] ha lavorato per l'FBI, per la CIA, e per le Forze Speciali Statunitensi. Come ha in seguito confessato alla Corte, aiutò anche il terrorista Ayman al Zawahiri, un co-fondatore della Jihad Islamica Egiziana e da allora un alleato di bin Laden, quando visitò l'America per raccogliere soldi.[9] Il Rapporto 11-9 lo ha menzionato, ed ha detto che gli strateghi degli attacchi all'ambasciata Statunitense in Kenya erano guidati (parole loro) da Ali Mohamed.[10] Questo è il solo riferimento a lui contenuto nel Rapporto, anche se ciò non è tutto quello che hanno sentito.
Patrick Fitgerald, il Procuratore Statunitense che negoziò il patteggiamento e la confessione da Ali Mohamed, lo dichiarò nella sua testimonianza alla Commissione:
"Ali Mohamed... addestrò la maggior parte dei leader di al Qaeda – inclusi Bin Laden e Zawahiri – e la maggior parte dei principali addestratori di al Qaeda. Fornì addestramento a persone che avrebbero poi messo a punto gli attacchi al World Trade Center nel 1993... dal 1994 fino al suo arresto nel 1998, visse come cittadino Americano in California, proponendosi all'FBI come traduttore."[11]
Patrick Fitzgerald conosceva bene Ali Mohamed. Nel 1994 lo aveva indicato quale co-cospiratore, non imputato, del caso dei piani contro edifici caratteristici di New York, tuttavia gli permise di restare libero. Questo fu perchè, come Fitzgerald sapeva, Ali Mohamed era un informatore dell'FBI, almeno dal 1993 e forse dal 1989. [12] Di conseguenza, dal 1994 fino al suo arresto nel 1998 [tempo in cui il piano dell'11-9 era abbondantemente in elaborazione], Mohamed fece la spola tra la California, l'Afghanistan, il Kenya, la Somalia, ed almeno una dozzina di altri paesi. [13] Poco dopo l'11-9, Larry C. Johnson, un ex ufficiale del Dipartimento di Stato e della CIA, accusò pubblicamente l'FBI di aver usato Mohamed come informatore, quando avrebbe dovuto riconoscere che l'uomo era un terrorista di alto rango che tramava contro gli Stati Uniti.[14]
Come affermo nel nostro libro, nel 1993 Ali Mohamed era stato arrestato dalla Polizia Canadese in Canada, quando chiese notizie su un terrorista di al Qaeda in arrivo all'aeroporto e si scoprì che aveva due passaporti falsi dell'Arabia Saudita. Mohamed chiese immediatamente alla Polizia Canadese di fare una telefonata agli Stati Uniti, e la telefonata gli assicurò il suo rilascio.[15] Ci è stato detto da allora che fu il controllore di Mohamed della costa Ovest dell'FBI, John Zent, “che assicurò per Ali e lo fece rilasciare.”[16] Questo rilascio permise ad Ali di andare in Kenya, fare foto all'Ambasciata Statunitense, ed inviarle a bin Laden per il piano dell'attacco all'Ambasciata.
Nell'Agosto del 2006 è stato trasmesso uno speciale del National Geographic su Ali Mohamed. Possiamo prenderlo come la nuova posizione ufficiale da capro espiatorio di Ali Mohamed, perchè ha aiutato a narrarla John Cloonan, l'agente FBI che lavorò con Fiztgerald su Mohamed. Non ho visto la trasmissione, ma ecco cosa i critici televisivi hanno dichiarato sul suo contenuto:
"Ali Mohamed manipolò l'FBI, la CIA e l'esercito Statunitense per conto di Osama bin Laden. Mohamed addestrò terroristi su come dirottare aerei, fabbricare bombe ed assassinare rivali. Durante la maggior parte di questo tempo Mohamed fu...., un agente della CIA e dell'FBI, ed un membro dell'esercito Statunitense. [17] ....Mohamed compariva in foto segnaletiche dell'FBI sin dal 1989, mentre addestrava Musulmani radicali che sarebbero andati ad assassinare il militante Ebreo Meir Kahane e a detonare un camion bomba al World Trade Center. Non solo evitò l'arresto, ma diventò un informatore dell'FBI mentre scriveva la maggior parte del manuale terrorista di al Qaeda ed aiutava a pianificare attacchi contro le truppe americane in Somalia e alle ambasciate Usa in Africa."[18]
Che Mohamed addestrò al Qaeda nel dirottamento di aerei e scrisse la maggior parte del manuale terrorista di al Qaeda è confermato in un nuovo libro di Lawrence Wright, che ha letto i documenti del Governo Statunitense.[19] Lasciatemelo ripetere: uno dei principali addestratori di al Qaeda nel terrorismo ed in dirottamenti aerei era un agente dell'FBI, della CIA e membro dell'Esercito. Tuttavia questa trasmissione TV, poco prima dell'anniversario dell'11-9, è essa stessa un altro insabbiamento. Ha nascosto ad esempio l'informazione data sull'arresto in Canada di Mohamed e l'ordine di rilasciarlo da parte dell'FBI. Secondo Peter Lance, il principale autore della trasmissione, lo show ha soppresso molti altri fatti eccezionali. Il punto fondamentale di Lance è il seguente: che Fitzgerald e la sua controparte nella task force su Bin Laden dell'FBI, John Cloonan, appresero poco dopo l'11-9 che Mohamed “sapeva ogni dettaglio” del piano dell'11-9.[20]
Nel giro di pochi giorni dall'11 Settembre Cloonan tornò di corsa dallo Yemen ed interrogò Ali, al quale i Federali avevano concesso la protezione come testimone, e gli chiese i dettagli del piano. A quel punto Ali scrisse tutto – inclusi i dettagli di come consigliò ai futuri dirottatori di portare taglierini a bordo degli aerei e dove sedersi, per mettere a punto la conquista degli aerei.[21]
Se tutte queste rivelazioni su Ali Mohamed sono vere, allora:
1) Un pianificatore chiave dell'operazione dell'11-9, e addestratore per i dirottamenti, era al tempo stesso un informatore per l'FBI.
2) Questo agente ha addestrato i partecipanti di tutti i maggiori attacchi Islamici negli Stati Uniti – il primo attacco al WTC, il piano per bombardare edifici caratteristici di New York [del 4 Luglio '93 n.d.t.] ed infine l'11 Settembre, così come gli attacchi contro gli Americani in Somalia e in Kenya.
3)E tuttavia per quattro anni a Mohamed fu permesso di entrare e uscire dal paese come un cospiratore non incriminato. Poi, a differenza delle sue reclute, gli fu concesso il patteggiamento. Ad oggi potrebbe non essere ancora stato condannato per alcun crimine.[22]
Peter Lance ha accusato Fitzgerald di avere le prove prima del 1998 che implicava Mohamed nel bombardamento dell'Ambasciata in Kenya, ma che non fece nulla e lasciò che avvenisse l'attacco. Infatti, l'FBI sapeva sin dal 1990 che Mohamed si era occupato dell'addestramento dei terroristi a Long Island; tuttavia quello che fece fu proteggere Mohamed dall'arresto, anche dopo che uno dei suoi allievi aveva concluso l'addestramento e messo a punto un vero assassinio.
Gli allievi di Mohamed erano tutti membri del Centro Al-Kifah di Brooklyn, che funzionò come il principale centro di reclutamento per Makhtab-al-Khidimat, la rete denominata “Centro Servizi” [o MAK, n.d.t.] che poi divenne nota come al-Qaeda.[25] Il Centro Al-Kifah era guidato, nel 1990, dallo sceicco cieco Egiziano Sheikh Omar Abdel Rahman che, al pari di Ali Mohamed, era stato fatto entrare negli Stati Uniti, nonostante fosse sulla lista dei sorvegliati speciali del Dipartimento di Stato. [26] Come aveva fatto in precedenza in Egitto, lo sceicco “emanò una fatwa in America che permise ai suoi seguaci di rapinare banche e uccidere Ebrei.” [27]
Nel Novembre del 1990, tre delle reclute di Mohamed cospirarono per uccidere Meir Kahane, il fondatore razzista della Jewish Defense League. Il vero assassino, El Sayyid Nosair, fu catturato per caso quasi immediatamente, e per un colpo di fortuna la polizia scoprì presto i suoi due co-cospiratori, Mahmoud Abouhalima e Mohammed Salameh, che aspettavano a casa di Nosair. Trovarono molto di più:
C'erano formule per fabbricare bombe, 1.440 munizioni, e manuali [forniti da Ali Mohamed] del Centro di Addestramento Speciale alla Guerra della John F. Kennedy di Fort Bragg denominati “Top Secret per l'Addestramento” insieme a documenti segreti appartenenti allo Stato Maggiore Statunitense. La Polizia trovò mappe e disegni di edifici di New York come la Statua della Libertà, Times Square – ed il World Trade Center. Le quarantasette scatole di prove che raccolsero includevano anche sermoni dello Sceicco cieco Sheikh Omar, nei quali esortava i suoi seguaci a “distruggere gli edifici del capitalismo.” [28]
Tutti e tre erano stati addestrati da Ali Mohamed sul finire degli anni '80 in un poligono di tiro, dove l'FBI li aveva fotografati, prima di terminare la sorveglianza sul finire del 1989.[29]
Il Governo Statunitense era dunque in un'ottima posizione per arrestare, processare, e condannare tutti i terroristi coinvolti, incluso Mohamed.
Tuttavia solo dopo poche ore dall'assassinio, Joseph Borelli, Capo dei detectives della Polizia di New York, concluse con una nota cara agli Americani dicendo che Nosair era “un pazzo solitario.”[30] In seguito, disse davvero alla stampa che “Non c'era niente [a casa di Nosair] che potesse far pensare... Non è uscito nulla che possa cambiare la nostra opinione che abbia agito da solo.”[31]
Borelli non stava lavorando da solo sulla questione. La sua posizione era anche quella dell'FBI, che disse di credere “che il Signor Nosair agì da solo nell'assassinio del Rabbino Kahane.” “Il punto essenziale è che non possiamo collegare nessun altro all'assassino di Kahane,” disse un Agente FBI.[32]
Limitando il caso in questo modo, la polizia e l'FBI stavano in pratica proteggendo i due co-cospiratori di Nosair nell'assassinio di un cittadino Americano. Entrambi furono alla fine condannati in relazione al primo attacco del WTC, insieme ad un altra recluta di Mohamed, Nidal Ayyad. Il Rapporto 11-9, riassumendo le condanne di Salameh, Ayyad, Abouhalima, e lo Sceicco cieco Sheikh per l'attacco al WTC e per i piani contro gli edifici caratteristici di New York, lo chiama “questo superbo sforzo investigativo e accusatore.” [33] Non dice niente delle prove soppresse trovate a casa di Nosair, incluse “mappe e disegni degli edifici caratteristici di New York,” che se indagati avrebbero dovuto prevenire lo svilupparsi di entrambi i progetti”.
Come spiegare il gratuito e non richiesto encomio del “superbo sforzo” di Patrick Fitzgerald nel Rapporto 11-9? Come può essere “superbo” sapere che terroristi intendono far saltare in aria edifici, mentire per proteggerli dall'arresto, permettere loro di bombardare il WTC, e solo dopo arrestarli e condannarli? Lance ora dichiara che anche [l'attacco] in Kenya fu permesso che accadesse, prima che alcuni dei bombaroli fossero condannati con l'aiuto del pianificatore principale. Questo modus operandi di tolleranza può essere buono per le statistiche degli arresti e delle condanne, ma ha un costo terrificante per la pubblica sicurezza.
Si sono accorti gli autori del Rapporto 11-9 che si trattava di un'area particolarmente sensibile, che se investigata a dovere avrebbe portato alla scoperta della protezione Statunitense dei terroristi? Questa domanda ci riporta alla dichiarazione di Peter Lance che Fitzgerald avesse le prove prima del 1998 per implicare Mohamed nell'attacco all'Ambasciata Americana in Kenya, tuttavia non fece nulla e lasciò che accadesse l'attacco. Fitzgerald ha avuto simili prove in anticipo per gli attacchi dell'11-9, e non ha fatto nulla ancora una volta? Servirà un'investigazione approfondita per assicurare agli scettici che non è questo il caso.
Come prima cosa, tutte le Agenzie Statunitensi dovrebbero rilasciare tutti i loro dati del loro coinvolgimento con Ali Mohamed, l'informatore dell'FBI e della CIA che presumibilmente pianificò i dettagli per ottenere il comando degli aerei. Allora, e solo allora, una seria interrogazione di Fitzgerald soddisferà coloro che accusano i membri dell'11-9 di aver favorito gli attacchi dell'11-9, od in alternativa di non averli saputo prevenire.[34]
Ora, cosa ha fatto la Commissione 11-9 a proposito di questa situazione vergognosa? Sospetto che sapessero di più di quanto hanno fatto fuoriuscire. E' solo una coincidenza che abbiano selezionato, per scrivere i rapporti dello staff su al-Qaeda ed il piano dell'11-9 e per condurre le interrogazioni principali, un uomo che ebbe un ruolo personale nell'impedire che venisse fuori la verità su Mohamed. Quest'uomo era Dietrich Snell, che era stato collega di Fitzgerald al Distretto Sud della Procura di New York. (Quindi Snell presumibilmente ha ideato l'elogio del superbo lavoro del suo ex collega Patrick Fitzgerald e dell'FBI.) Delle nove persone del team di Snell, tutte tranne una avevano lavorato per il Governo Statunitense, e tutte tranne due per il Dipartimento di Giustizia o per l'FBI.[35]
Tenete in mente che quanto ho detto finora è relativo ad un collegamento e ad un insabbiamento del Governo con Mohamed che risale almeno al 1990, molto prima dell'Amministrazione Bush-Cheney. Ma i rapporti dello staff della Commissione 11-9 sono venuti meno ai loro doveri nell'insabbiare questo fatto. Il Rapporto 11-9, basato sui rapporti dello staff di Snell, menziona Mahmoud Abouhalima e Mohammed Salameh, due co-cospiratori insieme a Ramzi Yousef nel primo attacco al WTC del 1993 (72.) Non dice che questi due uomini erano stati addestrati da Ali Mohamed, anche se Fitzgerald accennò indirettamente a tale fatto nella sua testimonianza. Nè dice che, se non fosse stato per un insabbiamento della polizia e dell'FBI che protessero Mohamed nel 1990, Abouhalima e Salameh sarebbero dovuti finire probabilmente in carcere al tempo dell'attacco al WTC – per il loro coinvolgimento nell'assassino di Meir Kahane da parte delle reclute di Ali Mohamed, tre anni prima.[36]
Se avessi avuto del tempo, avrei scritto di altre aree chiave dove il Rapporto 11-9 mostra reticenza verso fatti e accuse rilevanti. Centrale in queste, e nel mio libro in uscita sull'11-9, sarebbe stato il fallimento del Rapporto nel trattare l'importante testimonianza che contraddice la versione del Vice Presidente Cheney sulla sua condotta l'11-9, ed in particolare la sua importante relazione (che il Rapporto ha nascosto) con gli ordini di rimanere a terra e di abbattimento di quel giorno. Ci sono state testimonianze importanti, in contraddizione sia con Cheney che con il Rapporto stesso, di due testimoni oculari interni alla Casa Bianca, Norman Mineta e Richard Clarke, che il Rapporto ha ignorato in maniera flagrante e sintomatica.
Tuttavia ritengo che lo scandalo del terrorismo tollerato di Ali Mohamed sia un problema ancora più fondamentale, un problema in corso e per il quale ci serve un rimedio più serio che non solo piazzare un Democratico alla Casa Bianca. Come è successo dopo i passati fiaschi dell'intelligence, le nostre agenzie di intelligence sono state rafforzate come risultato del Rapporto 11-9, ed i loro budgets aumentati.
E' ora di affrontare la realtà, cioè che queste stesse agenzie, e proprio la loro protezione ed il loro finanziamento delle attività terroristiche, hanno aggravato le maggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale.

Note:
1. Rapporto Warren, 801.
2. Richard Clarke sentì che l'FBI aveva i nomi alle 9:59, l'orario del crollo della Torre 2 del WTC. Si veda Richard A. Clarke, Against All Enemies: Inside America’s War on Terrorism (New York: Simon & Schuster, 2004), 13-14; Thompson, The Terror Timeline, 441. Questo tour de force investigativo è ancora più sconvolgente quando consideriamo che all'FBI, secondo il Rapporto 11-9 (77), “Prima dell'11-9 erano stati completati relativamente pochi rapporti analitici strategici sull'antiterrorismo. Certamente, l'FBI non aveva mai completato una stima della minaccia terroristica complessiva verso la madrepatria.”
3. Peter Dale Scott, “The 9/11 Commission Report’s Failure to Identify the Alleged Hijackers”.
La stampa ufficiale Statunitense, come il New York Times, attribuì in seguito la confusione sull'identità dei dirottatori al numero di differenti Arabi che condividono stessi nomi.
Tuttavia almeno cinque biografie coincidevano coi nomi dei supposti dirottatori.
Waleed al-Shehri dichiarò alla BBC che “frequentò corse di volo a Dayton Beach negli Stati Uniti, ed è indubbiamente lo stesso Waleed Al Shehri al quale l'FBI si riferiva. Ma, egli dice, lasciò gli Stati Uniti nel Settembre dell'anno precedente, diventò un pilota con la compagnia aerea Saudi Arabian ed al momento sta facendo un ulteriore corso di addestramento in Marocco.” (BBC, 23/9/01). Anche Saeed al-Ghamdi, vivo e pilota in Tunisia, studiò presso scuole di volo della Florida, fino al 2001. Secondo il Londinese Telegraph (23/09/01), la CNN usò la sua fotografia per descrivere il dirottatore col suo nome. Abdulaziz al-Omari riconobbe la stessa data di nascita dell'al-Omari accusato di essere un dirottatore, ma affermò che il suo passaporto venne rubato mentre viveva a Denver, nel Colorado.(London Telegraph, 23/09/01; Thompson, The Terror Timeline, 497).
4. BBC, 23/09/01; Newsday, 21/09/01; Paul Thompson, The Terror Timeline: Year by Year, Day by Day, Minute by Minute (NewYork: HarperCollins/Regan Books, 2004), 498.
5. Rapporto 11-9,, 1-14, 215-42. Discusso in David Ray Griffin, The 9/11 Commission Report: Errors and Omissions (Northampton, MA: Olive Branch Press, 2005), 19-23.
6. Thomas H. Kean e Lee H. Hamilton, con Benjamin Rhodes, Without Precedent: The Inside Story of the 9/11 Commission (New York: Knopf, 2006), 268.
7. David Ray Griffin e Peter Dale Scott (eds.), 9/11 & American Empire: Intellectuals Speak Out. (Northampton, MA: Olive Branch Press, 2006), 74, 76-77.
8. San Francisco Chronicle, 21/09/01; Toronto Globe and Mail, 22/11//01.
9. Questo riconosciuto collegamento con al-Zawahiri ha portato alcuni ad identificare Mohamed (Abu Mohamed al Amriki) con l'al-Amriki che Yossef Bodansky sostenne avesse agito come tramite tra Zawahiri e la CIA: “Nella prima metà di Novembre 1997, Ayman al-Zawahiri incontrò un uomo chiamato Abu-Umar al-Amriki (al-Amriki significa “l'Americano”) ad un campo vicino Peshawar, sul confine tra Afghanistan e Pakistan. Leader Islamici di alto livello insistono che in questo meeting Abu-Umar al-Amriki fece un'offerta ad al-Zawahiri. Gli Stati Uniti non avrebbero interferito o sarebbero intervenuti per prevenire l'ascesa al potere in Egitto dei [fondamentalisti] islamici se i mujahedeen in quel momento in Bosnia Herzegovina non avrebbero attaccato le forse Statunitensi. Inoltre, Abu-Umar al-Amriki promise una donazione di 50 milioni (da fonti non identificate) ad associazioni caritatevoli Islamiche in Egitto e altrove.
Questo non fu il primo incontro tra Abu-Umar al-Amriki e Zawahiri. Negli anni 80 Abu-Umar al-Amriki agì apertamente come emissario della CIA con diversi movimenti militanti e terroristici Arabi... quindi operando sotto l'ala della jihad Afghana... Alla fine degli anni 80, durante uno dei suoi incontri con Zawahiri, Abu-Umar al-Amriki suggerì che a Zawahiri fossero necessari “50 milioni di $ per arrivare al potere in Egitto.” A quel tempo, Zawahiri interpretò questa frase come una dritta, che Washington avrebbe tollerato la sua ascesa al potere se avesse messo su quella somma.
La menzione della magica cifra, i 50 milioni, da parte di Abu-Umar al-Amriki nel Novembre del 1997 fu interpretata da Zawahiri e dall'intera Leadership Islamista, incluso Osama bin Laden, come una riconferma delle discussioni con la CIA a fine degli anni 80 sulla predisposizione da parte di Washington a tollerare un Egitto Islamico. Nel 1991 i leader Islamisti furono convinti che Abu-Umar al-Amriki stesse parlando per conto della CIA – cioè, la voce più importante dell'Amministrazione Clinton
”(Bodansky, Bin Laden, 212-13). Come vedremo, il punto è che a Mohamed fu concesso di viaggiare in Afghanistan anche dopo essere stato indicato co-cospiratore non condannato nel 1994. (San Francisco Chronicle, 10/21/01).
10. Rapporto 11-9, 68.
11. Patrick Fitzgerald, testimonianza alla Commissione 11-9, 16 Giugno 2004, grassetti aggiunti.. In realtà Mohamed si trovava a Santa Clara in California nel 1993 (New Yorker, 9/16/02). Fitzgerald lo stava chiaramente nascondendo. Anche l'articolo mainstream di Daniel Benjamin e Steven Simon (The Age of Sacred Terror [New York: Random House, 2002], 236) racconta che “Quando Mohamed fu richiamato dall'Africa nel 1993 [sic, Mohamed nella sua confessione indica il 1994] per essere interrogato dall'FBI in collegamento con l'accusa contro Sheikh Rahman ed i suoi co-cospiratori, convinse gli agenti che potesse essere loro utile come informatore.”
12. Peter Lance, “Triple Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,” Huffington Post, 29/08/06 . Sfortunatamente il libro di Lance su Mohamed, Triple Cross, non era disponibile quando è andato in stampa questo libro. Cf. Lawrence White, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11 (New York: Knopf, 2006), 181-82; Daniel Benjamin and Steven Simon, The Age of Sacred Terror (New York: Random House, 2002), 236; Lawrence Wright, New Yorker, 16/09/02: “Nel 1989…Mohamed parlò con un agente FBI in California e fornì all'intelligence Americana la sua prima visione, di prima mano, di Al Qaeda.”
13. Raleigh News & Observer, 21/10/01
14. San Francisco Chronicle, 11/04/01. Quello che era chiaro a Johnson non può essere chiaro al pubblico Americano. Non abbiamo modo di sapere se Mohamed avvertì o meno i suoi controllori del bombardamento dei bombardamenti alle ambasciate, o (dato che dove si trovi ora è un mistero)since his current whereabouts are a mystery) dell'11-9. Si veda sotto.
15. Toronto Globe and Mail, 22/11/01; Peter Dale Scott, “How to Fight Terrorism,” California Monthly, Settembre 2004. Il compagno di Mohamed, Essam Marzouk, sta ora scontando una pena di 15 anni al lavoro duro in Egitto, dopo essere stato arrestato in Azerbaijan. La detenzione di Mohamed’s ed il rilascio avvennero mesi dopo il primo attacco al WTC nel Febbraio del 1993, e dopo che l'FBI aveva già scoperto due dei pianificatori che sapevano erano stati addestrati da Ali Mohamed.
16. Peter Lance, “Triple Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,” Huffington Post, 29/08/06. Sfortunatamente il libro di Lance, Triple Cross, non era ancora disponibile quando questo libro è andato in stampa.
17. Dave Shiflett, Bloomberg News, 28/08/06.
18.Glenn Garvin, Miami Herald
19. Lawrence Wright, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11 (New York: Knopf, 2006), 181.
Il Rapporto afferma (56) che “Bin Ladin ed i suoi commilitoni avevano le loro proprie fonti di supporto e addestramento, e ebbero poco o nulla assistenza dagli Stati Uniti.” Ma Wright riporta che Mohamed, mentre era in congedo dall'esercito Statunitense, andò in Afghanistan ed addestrò “i primi volontari di al-Qaeda nelle tecniche della guerra asimmetrica, inclusi rapimenti, assassinii, ed il dirottamento di aerei.” Questo fu in 1988, un anno prima che Mohamed interruppe il servizio attivo nell'esercito Statunitense e si arruolò nella Riserva.
20. Peter Lance, “Triple Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,” Huffington Post, 29/08/06. Cloonan era l'agente dell'FBI che ricevette il famoso memo da Kenneth Williams di Phoenix che raccomandava che l'FBI compilasse una lista di tutti gli Arabi che frequentavano scuole di volo. Si dice che l'abbia “appallottolato e tirato contro il muro.” “Chi sta andando a fare i trentamila interrogatori?” chiese al supervisore di Phoenix. (Lawrence White, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11 [New York: Knopf, 2006], 350).
21. Peter Lance, “Triple Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,” Huffington Post,29/08/06
22. Secondo la pubblicità passata per lo speciale del National Geographic, Mohamed è “al momento in custodia Statunitense,” ma “dove sia ed il suo status legale sono segreti estremamente protetti” (Rocky Mountain News, 28/08/06, 2D). Lance ha scritto che Mohamed è stato inserito nel programma di protezione testimoni. “David Runke [Ruhnke], un legale della difesa nel caso delle bombe contro le ambasciate in Africa, dice, “Penso che la cosa più probabile che accada è che verrà rilasciato, gli verranno dati un nuovo nome ed una nuova identità, e si rifarà una vita da qualche parte.” (Shiflett, Bloomberg News, 28/08/06). In data Novembre 2001, Mohamed non era stato giudicato e si credeva ancora stesse fornendo informazioni dalla sua cella.
23. “Ali Mohamed era stato nella sua casa in Kenya [a El-Hage’s] a metà degli anni 90 mentre pianificava i bombardamenti. Un altro agente nella squadra di “Fitzie”, Dan Coleman, aveva perquisito la casa di El-Hage un anno prima dei bombardamenti e trovato collegamenti diretti con Ali Mohamed tuttavia Fitzgerald non riuscì ad “unire i puntini.” (Lance, “Triple Cross,” Huffington Post, 29/08/06).
24 Peter Lance, 1000 Years for Revenge (New York: Regan Books/ Harper Collins, 2003), 29-37.
25. Robert Dreyfuss, Devil's Game: How the United States Helped Unleash Fundamentalist Islam (New York: Metropolitan Books/Henry Holt, 2005), 278; John K. Cooley, Unholy Wars: Afghanistan, America, and International Terrorism (London: Pluto Press, 1999), 87-88; Lance, 1000 Years for Revenge, 29-31; Independent, 11/1/98.
26. A Rahman vennero concesse due visa, una da un ufficiale della CIA sotto copertura nella sezione consolare dell'Ambasciata Americana in Sudan (Peter L. Bergen, Holy War, Inc.: Inside the Secret World of Osama bin Laden[New York: Free Press, 2001], 67). Il consigliere dell'FBI Paul Williams scrive che Ali Mohamed “si insediò in America grazie ad un programma visa controllato dalla CIA” (Paul L. Williams, Al Qaeda: Brotherhood of Terror [Upper Saddle River, NJ]: Alpha/ Pearson Education, 2002], 117). Altri presumibilmente fatti entrare, nonostante essere presenti nella lista degli osservati speciali del Dipartimento di Stato, furono Mohamed Atta e possibilmente Ayman al-Zawahiri (Nafeez Mosaddeq Ahmed, The War on Truth: 9/11, Disinformation, and the Anatomy of Terrorism [Northampton, MA: Olive Branch Press, 2005], 205, 46).
27. Wright, The Looming Tower, 177.
28. Lance, 1000 Years, 34.
29. Lance, 1000 Years, 31; Peter Lance, Cover Up: What the Government Is Still Hiding about the War on Terror (New York: Regan Books/ HarperCollins, 2004), 25.
30. Newsday, 11/8/90; citato in Lance, 1000 Years, 35.
31. New York Times, 11/8/90; Robert I. Friedman, Village Voice, 30/03/93.
32. New York Times, 12/16/90.
33. Rapporto 11-9, 72.
34. Fitzgerald è naturalmente il Procuratore Statunitense che per anni ha investigato su chi ha spifferato il nome dell'agente CIA sotto copertura Valerie Plame. Potrebbe sembrare che abbia messo pressione alla Casa Bianca per prevenire il rilascio della sua (e possibilmente anche della CIA) imbarazzante e illecita relazione col principale pianificatore degli attacchi dell'11-9.
35. Kean e Hamilton, Without Precedent, 273 (capitoli); Lance, Cover Up, 212-20 (rapporti). Snell fu assistito da Douglas MacEachin, l'ex Vide Direttore dell'Intelligence alla CIA.
36. Lance, 1000 Years, 31-35.

GUERRA NELL’OMBRA?
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Ajram
Un nuovo libro in Germania sta gettando luce sul programma segreto di Israele volto a provocare violenza fra i Musulmani nell’Europa occidentale e a intraprendere "false flag" al fine di portare i governi occidentali a biasimare i Musulmani radicali. Il libro, Der Krieg im Dunkeln (“Guerra nell’ombra”) di Udo Ulfkotte, ex corrispondente per il Frankfurter Allgemeine Zeitung, fornisce i dettagli delle operazioni di due unità dell’intelligence Israeliana – il Metsada, specializzato in sabotaggi, inclusi falsi attacchi terroristici e omicidi; e il LAP ( Lohamah Psichologit) che si occupa di guerra psicologica.
Il libro precedente di Ulkfotte sull’estremismo islamico, intitolato “La Guerra nelle nostre città”, fu ritirato dal mercato Tedesco a causa della “massiccia pressione legale dei querelanti islamici.” Ulkfotte denuncia che agenti dell’intelligence Britannica e Tedesca hanno incontrato agenti del Metsada e del LAP che in Francia avevano fomentato la violenza durante le rivolte del Novembre 2005, attribuite all’estremismo Islamico. WMR ha inoltre riportato che il ministro degli interni, nonché candidato alla presidenza, Nicolas Sarkozy, che è supportato da fazioni pro Israeliane, ha coordinato e continua a coordinare il pagamento di agenti provocatori affinché ingaggino violenza nelle Banlieus Musulmane di Parigi e delle altre città. Le rivolte del Novembre 2005 sono scoppiate da Parigi a Rouen, Lille, Nizza, Digione, Strasburgo, Marsiglia (dove il Braccio C del Mossad, responsabile per Parigi e Londra, mantiene una vasta base), Bordeaux, Rennes, Pau, Orleans, Tolosa, Lione, Roubaix, Avignone, Saint-Dizier, Evreux, Nantes, Dunkirk, Montpellier, Valenciennes, Cannes e Tourcoing.
Ulkfotte cita inoltre una fonte dell’MI-6 Britannico che riferisce che l’obiettivo di Israele è quello di dipingere i Musulmani come una minaccia imprevedibile che non è possibile integrare nella società occidentale.
Nel frattempo, fonti dell’intelligence Americana riportano i continui sforzi dei servizi segreti Israeliani nell’ingaggiare "false flag" negli Stati Uniti. In aggiunta ai cittadini Israeliani e a quelli con la doppia cittadinanza Israelo-Americana scoperti a sabotare tunnel, ponti, basi militari, alti edifici, agenzie governative, aeroporti, impianti chimici e petroliferi, e altri possibili bersagli, cittadini Israeliani continuano ad essere scoperti coinvolti in altre strategie di volte a indurre la paura del terrorismo. C’è inoltre stata una infiltrazione senza precedenti di agenti del Mossad in posizioni rilevanti e di alto livello al Dipartimento della Difesa, CIA, Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, FBI, ed altre agenzie, tutte queste continuano a considerare Israele come una nazione i cui servizi segreti sono ostili.
Lunedì, Yechezkel Wells, un ventunenne con la doppia cittadinanza Israelo-Americana, si è dichiarato colpevole di avere telefonato per un falso allarme bomba il 26 agosto all’Aeroporto di Long Beach, California. Wells ha dichiarato che aveva fatto quella telefonata perché era in ritardo per il volo, e sperava così di ritardarne il decollo. Wells disse che c’era una bomba sul volo Jet Blue da Long Beach a Fort Lauderdale, Florida. Il volo della Jet Blue fu ritardato di un’ora.
Non si sa molto di Wells. Dice di essere uno studente ma non si hanno informazioni sulla scuola che frequenta. Wells si è dichiarato colpevole di un solo crimine che comprende il fornire false informazioni riguardo ad una minaccia che avrebbe come obiettivo un aeroplano. La sentenza è fissata per il 29 gennaio 2007, e Wells rischia al massimo cinque anni di detenzione o libertà vigilata. Se guardiamo al passato, ci possiamo aspettare che l’amministrazione Bush concordi nel trasformare la libertà vigilata di Wells in “deportazione” in Israele, dove lui, come altre centinaia di agenti del Mossad, Metsada e LAP catturati nello svolgimento di azioni di disturbo coperte, operazioni terroristiche e psicologiche negli Stati Uniti prima, durante e dopo l’11 settembre, possono continuare ad applicarsi nei loro giochi di inganni.

Le banlieues «votano» Sarkozy
Maurizio Blondet 27/10/2006
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FRANCIA - Come aveva previsto Wayne Madsen, le banlieues sono di nuovo in fiamme, proprio nell'imminenza del voto presidenziale francese: fanno campagna per Sarkozy, il neocon. Tre autobus sono stati incendiati a Venissieux (Lione), a Nanterre e Bagnolet (Parigi). Con modalità alquanto diverse da quelle dei disordini della teppaglia delle periferie: stavolta, una squadra ben organizzata di individui dal volto coperto di passamontagna ha fermato gli autobus, ha fatto scendere i passeggeri, e ha inondato di benzina i mezzi. A Bagnolet, il capo degli uomini mascherati ha puntato alla tempia dell'autista una pistola per ordinargli di scendere. Un lavoro professionale. E l'incendio infuriava ancora quando è stato ripreso dalle TV, che erano già in allerta: praticamente in diretta.
Grande propaganda a favore di Nicolas Sarkozy, il candidato preferito dei neocon americo-israeliani. Tutta la campagna di Sarkozy è centrata sulla strategia delle tensione anti-araba, e sulla necessità della «mano pesante» contro i figli e nipoti di maghrebini che provocano i disordini nelle banlieues. In assenza di disordini, i francesi sarebbero tentati di votare Segolène Royal; coi disordini, il voto può pendere per l'uomo dell'ordine e della sicurezza. Sarkozy è nella posizione ideale del pompiere-incendiario. E' ministro dell'Interno, e come tale, dispone di fondi neri (del tipo che serve a pagare informatori): ora, secondo voci che vengono dai servizi segreti francesi (DGSE), questi fondi neri sono «svaniti» e stanno pagando i provocatori armati e mascherati che incendiano con lo scopo di aizzare la rivolta generale della gioventù teppista delle periferie.
La strategia della tensione ha avuto successo: autisti di mezzi pubblici si rifiutano di entrare nei quartieri pericolosi (ben a ragione) e, pare, anche i poliziotti cercano di evitarlo. Il Partito Comunista stesso, che ha il suo massiccio elettorato nelle banlieues (operai e proletari bianchi e allarmati), ha emesso un comunicato con la richiesta al governo, ossia a Sarkozy, «di agire. E' un'emergenza». I soliti utili idioti. Come aveva già detto Madsen, secondo il DGSE Sarkozy ha infarcito i servizi e la polizia di elementi sospetti e «stranieri», ossia - lasciano intendere les espions - con doppia cittadinanza israeliana. Vero o no, è impossibile controllare. Ma è già significativo che sia il DGSE a far circolare queste voci: i servizi vivono il ministro come un sospetto sostenuto da una potenza straniera. Del resto, una conferma indiretta viene dalla Germania.
Un giornalista che si chiama Udo Ulfkotte, che viene dal Frankfurter Allgemeine, ha appena pubblicato un libro inchiesta, «Der Krieg im Dunkeln» (Guerra nel buio): dove si dice chiaramente che organizzazioni israeliane stanno attizzando disordini tra gli immigrati islamici in Europa, in modo che le opinioni pubbliche si allarmino a dovere della «invasione» e dell'aggressività musulmana.
Secondo Ulfkotte, durante le violenze delle banlieues francesi del novembre 2005, i servizi d'intelligence tedeschi e britannici  hanno scoperto all'opera come agenti provocatori agenti di due gruppi sionisti ben determinati: del «Metsaida», un corpo interno al Mossad specializzato in sabotaggi e attentati false flag, e del «Lohamah Psichlogit» (LAP),  la centrale sionista della guerra psicologica o «guerra di percezione». Professionisti, come quelli che si sono visti all'opera, passamontagna in testa e pistola in pugno, a Bagnolet.
Va notato che Udo Ulfkotte non è affatto un simpatizzante per i musulmani. Un suo precedente libro, «Guerra nelle nostre città», è stato ritirato dalle librerie tedesche a causa della raffica di querele legali che gli hanno lanciato le comunità islamiche. Oggi, evidentemente meglio informato (dai servizi), Ulfkotte punta il dito su altri provocatori. Cita persino un innominato agente dell'MI-6 britannico, il quale dice: «Lo scopo di Israele è di creare un'immagine dei musulmani come di una minaccia incontrollabile che non può essere integrata nelle società occidentali».
I nostri media, ovviamente, fanno la loro parte nella tragicommedia. Su Il Giornale, Massimo Introvigne «prevede» (come lo sa?) l'imminente incendio delle banlieues italiane da parte di arabi scatenati - allarmismo alquanto difficile da provocare, dato che interi quartieri di Napoli sono già in mano alla camorra e alla criminalità violenta, un'intera regione - la Calabria - è posseduta dalla n'drangheta, senza suscitare emergenze sociali paragonabili. La Santanchè - fatto prima improbabile - è diventata un'eroina per tutti i giornali italiani, in quanto lotta «coraggiosamente» contro il burka, per «la libertà delle donne» e con «rischio personale». E questa campagna per indurre le donne islamiche a mettersi burka totali è alimentata, ci dicono, dai Fratelli Musulmani, che in Egitto è la forma che ha assunto la Massoneria, con coloritura islamica. (1) Agenti provocatori dello stesso genere vengono segnalati in abbondanza anche dai servizi americani: sempre più spesso beccano americo-israeliani, o israeliani tout-court, intenti a fotografare o filmare «tunnel, ponti, basi militari, aeroporti, centrali elettriche o energetiche, abitazioni privati di personale di polizia» (Wayne Madsen, 25 ottobre). Si segnalano anche infiltrazioni di individui con doppia lealtà ai più alti livelli del Pentagono, della CIA, dell'Homeland Security e dell'FBI.
Anche in America sono imminenti le elezioni di medio termine. E' in preparazione una «surprise»? Il 26 agosto un telefonista misterioso ha chiamato i servizi d'emergenza dell'aeroporto di Long Beach in California per annunciare che c'era una bomba sull'aereo della compagnia Jet Blue che stava per decollare per Fort Lauderdale, Florida. La polizia locale, non abbastanza infiltrata, ha identificato il telefonista che aveva chiamato da un telefono pubblico: trattasi di Yechezkel Wells, 21 anni, doppio passaporto israeliano e statunitense. Il giovanotto si è giustificato così: ero in ritardo per prendere quel volo, ho pensato di farlo ritardare… E si è dichiarato colpevole. Nonostante la sua ammissione, la sentenza è attesa per il 29 gennaio 2007 (la giustizia USA diventa lenta come quella italiana, quando gli imputati sono di riguardo): probabilmente il ragazzo sarà espulso in Israele, esattamente come gli «israeliani danzanti» visti ed arrestati mentre festeggiavano l'11 settembre a New York, fotografandosi con lo sfondo delle Torri in fiamme.
Si provi solo a immaginare se invece che il giovane Ezechiele, a telefonare fosse stato un musulmano: tutte le TV ne parlerebbero da giorni, le misure di sicurezza sarebbero al parossismo in tutti gli aeroporti, i viaggiatori dovrebbero gettare biberon, shampoo e dentifrici… invece silenzio. Nessun allarme sociale, per Ezechiele.
Come per la camorra assassina a Napoli.

Note
1) Ho avuto modo di constatare personalmente al Cairo che la forza sociale e politica dei Fratelli Musulmani è nella sua presa tra i professionisti borghesi, non tra il popolino: medici, architetti e ingegneri sono inquadrati in potenti sindacati dai Fratelli Musulmani. Questa organizzazione pare essere stata creata dal Foreign Office quando l'Egitto era una colonia inglese.

False Flag il 3 novembre?
Maurizio Blondet 31/10/2006
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Il messaggio dice: «Faccio trapelare questa informazione perchè convinto che il mio governo stia per commettere tradimento. Essi sanno, grazie alla nostra intelligence radio-satellitare, che gli israeliani si preparano a colpire la nostra flotta nel Golfo il 3 novembre e far passare l'attacco come un'aggressione di sottomarini iraniani - ma nulla delle nostre intercettazioni è stata passata alla Royal Navy. Firmato Caporale H.». Il messaggio è apparso sul sito, e può essere naturalmente un falso. Speriamo che lo sia.
In ogni caso sentiamo il dovere di diffonderlo, perché la situazione nel Golfo in queste ore ha l'apparenza di uno scenario preparatorio a qualcosa di orrendo. Dal 31 ottobre sono in corso grandi manovre aeronavali, volute e guidate dagli USA, che simulano (dice la Associated Press) «attività di blocco di contrabbando di armi nucleari» (sic).
L'esercitazione - che è condotta nel quadro della PSI Proliferation Security Initiative, una coalizione dei volonterosi messa insieme dagli americani - è in corso al largo del Bahrein, in un braccio di mare affollatissimo di petroliere, e a sole 120 miglia dalle acque territoriali dell'Iran.
Secondo la AP, che cita «funzionari del Dipartimento di Stato che parlano sotto anonimato data la delicatezza dell'argomento», dice che durante queste manovre le navi occidentali potranno abbordare e salire a bordo di navi in rotta verso l'Iran «se sospettate di trasportare carichi proibiti»: una provocazione in piena regola, irresponsabile. (1) Difatti la ragionevole Corea del Sud ha declinato l'invito a partecipare alla PSI, adducendo che se simili esercitazioni fossero tenute al largo della Corea del Nord, «la possibilità di scontri armati sarebbe altissima». Nel Golfo, Seul ha mandato un osservatore. Anche Kuweit, Katar, gli Emirati e l'Arabia Saudita hanno declinato l'invito, temendo ritorsioni iraniane o anche solo di farsi vedere complici della provocazione americana. Invece l'Italia, scondinzolando, partecipa. Con una fregata: che sarà anche il centro di comando durante la manovra. In tutto i vascelli impiegati sono nove: Francia, Gran Bretagna, Australia con una nave ciascuna, il minuscolo Barhrein con tre.
Gli USA partecipano con un solo vascello - della Guardia Costiera per di più - ed anche questo è significativo.
Si tenga presente che questa manovra pare essere indipendente dai movimenti di almeno due portaerei USA che sarebbero nel Golfo con tutta la loro squadra di appoggio. Questa forza di fuoco ragguardevole è comunque nelle immediate vicinanze. Non c'è dubbio che se una nave britannica venisse affondata da un «sommergibile iraniano» (false flag), questa super-flotta entrerebbe in azione. Inoltre, circolano da mesi informazioni secondo cui almeno due sommergibili israeliani (classe Dolphin, fabbricazione tedesca, armati con missili da crociera e forse balistici con testate atomiche) pattugliano le coste iraniane pronti all'attacco.
Insomma tutto pare effettivamente pronto per una perfetta replica dell'«incidente del Tonkino», l'attacco «fabbricato» di nordvietnamiti contro una nave USA, che nel 1964 diede il pretesto agli americani per l'intervento in Vietnam.
La data indicata dall'anonimo Caporale H. è estremamente significativa: nell'imminenza del voto del 7 novembre di medio termine in USA. Da un «incidente» attribuito all'Iran proprio quel giorno, Bush e i suoi complici possono sperare un rovesciamento dei pronostici elettorali che li danno perdenti, o addirittura un pretesto per cancellare le elezioni dato lo stato d'emergenza, proclamare la mobilitazione, reintrodurre la leva obbligatoria, insomma completare la metamorfosi della «democrazia» americana in dittatura. Si noti anche questo: la vittima predestinata dovrebbe essere una nave britannica.
L'affondamento di una nave americana si rifletterebbe negativamente su Bush, il «comandante in capo» che non riesce, dopo cinque anni di guerra al terrorismo, a dare sicurezza agli Stati Uniti. Difatti, all'esercitazione partecipa solo un guardacoste USA. Vi sono altri segni premonitori che possono dare concretezza alla denuncia dell'anonimo? Sì. L'ultimo numero di Newsweek (datato 6 novembre, ma già in vendita) dice che «un messaggio di Osama bin Laden prima del giorno delle elezioni non sarebbe sorprendente». Osama non ha mai mancato di «influire sulle elezioni americane» (eh sì: con messaggi che hanno dato qualche voto in più a Bush). Lo assicura un tale Evan Kohlman, definito un «analista antiterrorismo che collabora con l'FBI». (2) Questo Kohlman ha un sito, «globalterroralert», e una ditta di consulenza nella sicurezza. Ha scritto un libro, «Al Qaida's jihad in Europe», che lo mette sul piano di un Magdi Allam meno fortunato, riciclatore di informazioni e disinformazioni del Mossad; è uno dei tanti che cercano di guadagnare qualche cosa nella crescente «industria» dell'allarmismo, ma non sembra uno particolarmente qualificato. Infatti portavoce dell'FBI e dell'Homeland Security hanno replicato di non essere al corrente di minacce di attacco sul suolo americano, ma di temere un attentato alle installazioni petrolifere saudite, «ciò che può far salire i prezzi della benzina in USA». Insomma un attacco nel Golfo.
Newsweek si domanda, in conclusione, se non sia in serbo una «october surprise»: cioè uno di quegli eventi (di solito prefabbricati) che per tradizione governi americani innescano prima di elezioni dubbie, per guadagnare favore. C'è un altro indizio possibile. Il 20 ottobre scorso Karl Rove - il grande mago delle campagne di propaganda di Bush - in un discorso elettorale ripreso dalla rete C-Span, ha avuto un lapsus mentre rievocava l'11 settembre: «Siamo stati attaccati il novembre… il settembre» (3). Si è corretto: ma si può fare un lapsus sulla storica data impressa a fuoco nella mente di ogni abitante della Terra? E nota ad ogni americano come «September eleven»? Pensate se un politico italiano, nell'evocare la data della «liberazione», dicesse «il 25 marzo» anziché «il 25 aprile»! Vi pare possibile? Ma forse, dopotutto, è solo un lapsus. E il Caporale H è solo una provocazione falsa. Ma riteniamo nostro dovere dare queste incerte notizie nella vaga speranza che, se diffuse in anticipo, possano scongiurare l'evento. Poi, non sarà più possibile: le TV saranno piene di Magdi Allam.
 
Note
1) Jim Krane, «Iran criticizes US-led nuke exercise», Associated Press, 29 ottobre 2006. L'Iran ha protestato infatti per la strana esercitazione, definendola «avventurista», in un braccio di mare da cui passa il 20 % del traffico petrolifero globale. «Seguiamo i movimenti con molta attenzione», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che la risposta dell'Iran sarà «razionale e saggia».
2) Mark Hosenball, «Al Qaeda: plan for an october surprise?», Newsweek, 6 novembre 2006.
3) Il video del lapsus è su YouTube.

Zimbelli di Israele
Maurizio Blondet 11/11/2006
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Pochi giorni fa, caccia israeliani hanno minacciato truppe francesi dell'UNIFIL in Libano, eseguendo la picchiata e probabilmente altre manovre preparatorie all'attacco, come il lancio di contromisure anti-missile.
«I nostri soldati sono stati a due secondi dallo sparare all'aereo, sarebbe stata una catastrofe», ha detto il ministro della Difesa Michele Alliot-Marie.
Parigi ha convocato l'ambasciatore giudeo Daniel Shek per una protesta ufficiale; poi ha chiesto a Washington, lamentosamente, di far ragionare gli israeliani. (1) La risposta di Shek è stata come al solito arrogante: il sorvolo dei caccia sulle truppe «non era aggressivo», ed è stato «male interpretato». E le violazioni continue dello spazio libanese proseguiranno, perché Israele «sorveglia» Hezbollah che «si riarma». Naturalmente ogni esperto militare sa cosa significa quell'attacco simulato («deliberato», hanno detto gli ufficiali francesi): serve a testare le contromisure e i radar del nemico e la sua prontezza di reazione, in vista di un attacco reale.
Il messaggio è inequivocabile: voi europei siete nostri nemici, e siete nelle nostre mani. La batosta elettorale di Bush non ha cambiato nulla. Anzi, rende più probabile un nuovo attentato tipo 11 settembre, «arabo» e Made in Israel. Difatti, riecco apparire dal nulla il nuovissimo, l'ennesimo cosiddetto audiomessaggio di Al Qaeda, dove il sedicente numero due, Abu Ayyub al-Masri, vanta: «L'esercito di Al Qaeda ha 12 mila combattenti in Iraq, votati a morire per Dio». Il personaggio sfida Bush a mantenere le truppe in Iraq, «perché non abbiamo ancora bevuto abbastanza del vostro sangue». Coincidenza notevole di intenti: sia Bush sia la sua Al Qaeda (Made in Hollywood) vogliono la stessa cosa, «stay the corse», mantenere la rotta. (2)
E come conferma bene, Al Qaeda, l'ultima sparata propagandistica di Bush prima della catastrofe elettorale: chi vota democratico è complice dei terroristi. Ecco la prova.
Altra singolare coincidenza, un tribunale inglese ha condannato a vita, il 7 settembre, «il superterrorista Dhiren Barot», un indù convertito all'Islam. Pianificava, ci assicurano «attentati terrificanti a Londra e a New York». Tutto è comprovato - diciamo - da video in cui Barot ha ripreso la Borsa di New York, gli immobili della banca Citigroup, alcune sinagoghe; e a Washington la sede della Banca Mondiale e del Fondo Monetario. Inoltre un DVD, intitolato «foto delle vacanze», conterrebbe dettagli «spaventosi» e particolareggiati: si va dal progetto di far esplodere una limousine carica di esplosivo al camion bomba. Un testo scritto di 37 pagine descrive un piano di attentato «che è stato modificato 21 volte tra il settembre 2001 e il febbraio 2003».
Non rabbrividite abbastanza? Allora sentite questa: Barot progettava di far saltare tre stazioni ferroviarie di Londra, un paio di grandi alberghi, il deragliamento del treno che porta ad Heathrow, un attentato con bomba sporca nei tunnel del metrò sotto il Tamigi, in modo da inondarlo… Barot ha scritto nei suoi quadernetti: «Immaginate il caos che seguirebbe a questa esplosione». (3) Sì, occorre immaginare. Perché tutti questi attentati non sono avvenuti. Erano «programmati» per il 2001, ma non hanno avuto luogo. Come poteva farli del resto Barot? I giudici dicono che aveva due complici, che saranno processati fra qualche settimana. In tre, si può fare tutto quel lavoro? E come si volevano procurare il materiale nucleare per la bomba sporca?
Insomma, qui ci sono solo le fantasie colpevoli di un giovanotto, divenute prova, e strumento della strategia della tensione. Giusto per rinfrescare un po' la stanca strategia delle tensione globale. Tutto questo può preludere a qualcosa. Specie se si prende in considerazione un fatto: pochi giorni prima delle elezioni americane, Israele aveva mandato il messaggio: no, non attaccheremo l'Iran, il problema di un Iran nucleare non è nostro, riguarda il mondo.
Adesso, dopo le elezioni, l'attacco israeliano è tornato d'attualità: «il viceministro della Difesa Efraim Sneh ha detto che Israele deve essere pronto a prevenire il programma iraniano 'ad ogni costo', e può essere costretto a lanciare un attacco militare preventivo contro il programma nucleare iraniano: è la più chiara dichiarazione in questo senso mai venuta da un alto responsabile israeliano», nota Haaretz. (4) Se questo è il progetto, si deve pur creare un caso, un attentato per giustificarlo almeno un pochino, almeno agli occhi degli stupidi e dei prezzolati. Del resto, pochi giorni prima delle elezioni, Bush ha confidato a Chirac che Israele «doveva» attaccare l'Iran e che, nel caso, «lui avrebbe compreso».
Oggi, Bush ha un bisogno disperato di «qualcosa». Non tanto per i democratici (tutti zimbelli dell'AIPAC, sarebbero i primi a «comprendere»), ma perché infuria un'aria di rivolta nel suo stesso partito repubblicano: perché ha licenziato Rumsfeld solo «dopo» il voto? Se l'avesse fatto prima, forse poteva ancora salvare i deputati e i senatori repubblicani che sono stati invece trombati. «Hanno fatto questo [la cacciata di Rumsfeld] per proteggere se stessi», ha detto uno di loro, anonimo, «ma non potevano proteggere anche noi?». (5) Questa rivolta è di malaugurio per Bush, perché può introdurre nel dibattito la parola «impeachment». Nancy Pelosi, la democratica, ha escluso l'impeachment. Ma può formarsi una maggioranza a sorpresa, coi repubblicani infuriati, per mettere il presidente in stato d'accusa. Ciò aprirebbe il vaso di Pandora dell'11 settembre.
Il senatore repubblicano Lincoln Chafee, che ha perso il seggio del Rhode Island - effetto crudele: è stato il solo repubblicano a votare contro l'aggressione all'Iraq - ha annunciato che lascerà il partito. (6) La rivolta potrebbe espandersi nelle file dei perdenti, per nulla rassegnati a pagare il prezzo degli errori della Casa Bianca. Al fondo di questa rivolta, può esserci, per Bush, Cheney e Rumsfeld, anche il patibolo. Cosa non si farebbe per evitare la forca, soprattutto quando si ha ancora in mano un sostanziale potere, e fino al 2008? Questo è il pericolo imminente: il colpo della belva ferita.
Anche Israele ha buoni motivi perché qualcosa succeda: il massacro di Beith Hanun ha suscitato proteste corali, perfino in D'Alema, e richieste di mettere una forza d'interposizione tra gli aguzzini e le loro vittime a Gaza (116 bambini ammazzati, dice l'ONU): sarebbe se non la fine, un ostacolo al progetto di pulizia etnica attraverso le stragi, così lucidamente stilato da Sharon. Deve proprio intervenire Al Qaeda. E' urgente. E noi? Finchè l'Europa non dirà la verità su Al Qaeda e l'11 settembre, sarà lo zimbello di Giuda. E il suo complice.

Note
1) «12 israeli jets violate Lebanese airspace as Paris seethes over mock attacks», Daily star, 10 novembre 2006.
2) Nadia Abu el-Magd, «New Al Qaeda tape says 12,000 activated», Associated Press, 10 novembre 2006.
3) J.P. Langellier, «L'homme qui voulait noyer le tube», Le Monde, 10 novembre 2006.
4) Amy Teibel, «Strike on Iran possible», Associated Press, 10 novembre 2006.
5) Patrick O'Connor, «GOP furious on timing of Rumsfeld resignation», The Hill News, 9 novembre 2006.
6) «R.I. senator may leave republican party», PeoplePc.online, 9 novembre 2006.

MADAME MI5: L’INTELLIGENCE BRITANNICA OCCUPATA A CREARE EVENTI TERRORISTICI
Kurt Nimmo Another Day in the Empire 09.11.2006
Traduzione di Freebooter
Madame Eliza Manningham-Buller, direttore generale del MI5, vuole che i britannici abbiano paura.
"Vi sono fino a 30 presunti complotti terroristici con 'vittime su vasta scala' in funzione in Gran Bretagna, come pure centinaia di giovani musulmani britannici su un cammino di radicalizzazione", riferisce l'Independent. "Descrivendo le dimensioni del problema terroristico nazionale, ha detto che il MI5 e la polizia sono venuti alle prese con 200 gruppi o reti ammontanti a più di 1.600 individui identificati nel Regno Unito che erano 'impegnati attivamente nell'ordire o nell'agevolare atti di terrorismo'", non importa che tali atti di terrorismo raramente si realizzino, solitamente invece di essere sputacchiati fuori con asserzioni assurde su bombe liquide ed altri complotti fantastici stroncati sul nascere, o come ci si aspetta che crediamo, vale a dire dopo che sospendiamo i criteri di credibilità, ancora per l'infinitesima volta.
In aggiunta alla credibilità liofilizzata, la Manningham-Buller ci vorrebbe anche curvi per amnesia.
Un po' di attività investigativa su Google da dei risultati imbarazzanti per la profondità e l'ampiezza del coinvolgimento britannico nel terrorismo. Ad esempio, come ora è chiaro, la cosiddetta Guerra Sporca in Irlanda del Nord è stata una faccenda del MI5, con i britannici che sono giunti fino al punto di procurare"equipaggiamento all'infrarosso che è stato utilizzato per fornire all'IRA tecnologia avanzata per la detonazione di bombe", secondo il Sunday Herald.. Secondo "un ex soldato che era entrato a far parte dell'ala estremista dell'IRA su richiesta dei servizi segreti dell'esercito" , erano nell'impresa sia il MI5 che l'FBI, ha riportato nel 2002 il Guardian. Ancora, secondo Neil Mackay, redattore capo interni del Sunday Herald, risulta pure che alcuni dei membri più violenti e temuti dell'IRA erano di fatto dei membri delle forze speciali britanniche, incluso John Joe Magee, annunciato come il "torturatore in capo" dell'IRA.
In contrasto ai commenti della Manningham-Buller, ovviamente intesi ad ingannare gli ingenui nell'accettazione di maggiore ingerenza da stato di polizia, vi è il fatto riportato che i servizi segreti britannici sistemarono in un rifugio Abu Qatada—il "presunto capo spirituale della rete terroristica al Qaeda", "il braccio destro di Osama bin Laden in Europa" e "ritenuto da diversi paesi europei essere un personaggio centrale del terrorismo internazionale”—, un'affermazione a quanto pare confermata dai servizi segreti francesi, secondo il Guardian. Invece di consegnare Qatada alla giustizia, "i servizi di sicurezza britannici gli offrirono l'opportunità di fuggire in Afghanistan", riportò altrove il Guardian. Infatti, se dobbiamo credere ad un resoconto pubblicato dal Times Online, Qatada "è stato scoperto come doppio agente operante per il MI5".
In aggiunta, l'intelligence britannica ha allevato al-Muhajiroun, che è detto essere una filiale di reclutamento per al Qaeda a Londra, uscita fuori dalla moschea di Finsbury e gestita da Abu Hamza al-Masri, ora in prigione. Secondo l'esperto di intelligenceJohn Loftus, Haroon Rashid Aswat, il braccio destro di Abu Hamza al-Masri, "è ritenuto essere la mente di tutti gli attentati a Londra". Aswat aveva legami con i servizi segreti britannici e mentre "l'intera polizia britannica lo sta cercando . . . un'ala del governo britannico, il MI6 o Sevizio Segreto britannico, lo nasconde".
Ma, secondo due esperti di intelligence francesi, è peggio, molto peggio. "L'intelligence britannica ha pagato grandi somme di denaro ad una cellula di al Qaeda in Libia per un fallito tentativo di assassinare il colonnello Gheddafi nel 1996 e ha ostacolato gli iniziali tentativi di portare davanti alla giustizia Osama bin Laden", ha riferito il London Observer nel novembre del 2002. "La più recente denuncia è del coinvolgimento del MI6 con il terribile Gruppo Combattente Islamico in Libia, che è collegato ad uno dei fidati luogotenenti di bin Laden".
A causa "dell'assoluta dimensione di quello che il MI5 si trova di fronte, il problema" di prevenire il terrorismo "è scoraggiante", ha raccontato la Manningham-Buller al dipartimento di Storia Britannica contemporanea al Queen Mary College di Londra. O, piuttosto, considerando quanto sopra, a causa della assoluta dimensione di quello che MI5, MI6, CIA, FBI, e Mossad hanno creato in collaborazione, il problema di prevenire "30 presunti complotti terroristici con 'vittime su vasta scala" sarà scoraggiante a meno che il popolo britannico non acconsenta a vivere in uno stato di polizia.
False Flag