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COME
L’FBI HA PROTETTO
L’ADDESTRATORE DI AL QAEDA PER
I DIROTTAMENTI DELL’11-9
Nuove rivelazioni su Ali Mohamed
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Peter
Dale Scott è un ex diplomatico Canadese e Professore
di Inglese all'Università di Berkeley della California,
è un poeta, scrittore e ricercatore. |
Il seguente testo è una versione ampliata del discorso di Peter
Dale Scott a Berkeley il 24 Settembre 2006, intitolato "L'11 Settembre
e l'impero americnao: intellettuali denunciano"
Il mio discorso questa sera userà il Rapporto della Commissione
11-9 come prova - prova di quello che sta venendo nascosto. Possiamo
usarlo in questo modo perchè alcune parti del Rapporto sono accurate
ed affidabili. Questo fondo di affidabilità aiuta a definire
quelle altre parti del Rapporto che sono ingannevoli, ed in alcuni punti
io credo completamente errate. Queste rilevanti omissioni ed inganni
dovrebbero essere prese come indizi di cosa sta venendo nascosto, e
dove si trovi la verità nascosta.
Dovrò citare la occasionale resistenza alla verità del
Rapporto. Lasciatemi fornire una facile e incontrovertibile analogia
dal Rapporto Warren. Il Rapporto Warren azzeccò molte cose; ma
minimizzò anche i collegamenti di Jack Ruby con il crimine organizzato.
[1] Questa resistenza fu un indizio che Ruby era in
realtà colluso col crimine e che questo era importante. Il Comitato
Speciale Parlamentare sugli Assassinii, anche se sbagliò molte
cose, confermò ampiamente l'importanza dei collegamenti di Ruby
col mondo del crimine. Troviamo simili, sintomatiche reticenze nel Rapporto
11-9.
1) Ecco un facile esempio: l'identità dei dirottatori. L'FBI
aveva distribuito una lista coi nominativi di 18 dei 19 dirottatori
alle 10 di mattina dell'11 Settembre. [2] Nel giro
di due settimane le identità di almeno sei dei dirottatori erono
in dubbio; dato che uomini in paesi Arabi con gli stessi nomi e passato,
ed in alcuni casi le stesse fotografie, si stavano protestando vivi
e innocenti.[3] In risposta a queste proteste, il Direttore
dell'FBI Robert Mueller riconobbe presto che l'identità di molti
dirottatori era dubbia. [4] Ma non c'è nessuna
discussione del problema nella dettagliata trattazione dei presunti
dirottatori nel Rapporto della Commissione 11-9.[5]
2) WTC-7. Questa è certamente una grande fonte di dubbi, come
avete appena sentito [è una trascrizione parziale del discorso
di Berkeley, n.d.t.]. La soluzione del Rapporto fu quella di non citare
per nulla il WTC-7. Ed ancora Kean e Hamilton, i Co-Direttori della
Commissione 11-9, hanno il coraggio di affermare, nel loro nuovo libro,
che dopo il Rapporto “quelli che credono nelle teorie della
cospirazione ora sono stati smentiti dai fatti.”[6]
In altre parole, stanno ancora insabbiando il fatto che c'è stato
un insabbiamento.
3) Lo stretto collegamento attivo del Governo Statunitense ad al-Qaeda
ed a un capo pianificatore dell'11-9.
Nel nostro libro, 11-9 e l'impero: intellettuali denunciano, ho scritto
di Ali Mohamed, lo stretto alleato di Osama bin Laden e del suo mentore
Ayman al-Zwahiri. [7] E' ora generalmente riconosciuto
che Ali Mohamed (conosciuto nei campi di addestramento di al Qaeda come
Abu Mohamed al Amriki - “Padre di Mohamed, l'Americano”)[8]
ha lavorato per l'FBI, per la CIA, e per le Forze Speciali Statunitensi.
Come ha in seguito confessato alla Corte, aiutò anche il terrorista
Ayman al Zawahiri, un co-fondatore della Jihad Islamica Egiziana e da
allora un alleato di bin Laden, quando visitò l'America per raccogliere
soldi.[9] Il Rapporto 11-9 lo ha menzionato, ed ha
detto che gli strateghi degli attacchi all'ambasciata Statunitense in
Kenya erano guidati (parole loro) da Ali Mohamed.[10]
Questo è il solo riferimento a lui contenuto nel Rapporto, anche
se ciò non è tutto quello che hanno sentito.
Patrick Fitgerald, il Procuratore Statunitense che negoziò il
patteggiamento e la confessione da Ali Mohamed, lo dichiarò nella
sua testimonianza alla Commissione:
"Ali Mohamed... addestrò la maggior parte dei leader
di al Qaeda – inclusi Bin Laden e Zawahiri – e la maggior
parte dei principali addestratori di al Qaeda. Fornì addestramento
a persone che avrebbero poi messo a punto gli attacchi al World Trade
Center nel 1993... dal 1994 fino al suo arresto nel 1998, visse come
cittadino Americano in California, proponendosi all'FBI come traduttore."[11]
Patrick Fitzgerald conosceva bene Ali Mohamed. Nel 1994 lo aveva indicato
quale co-cospiratore, non imputato, del caso dei piani contro edifici
caratteristici di New York, tuttavia gli permise di restare libero.
Questo fu perchè, come Fitzgerald sapeva, Ali Mohamed era un
informatore dell'FBI, almeno dal 1993 e forse dal 1989. [12]
Di conseguenza, dal 1994 fino al suo arresto nel 1998 [tempo in cui
il piano dell'11-9 era abbondantemente in elaborazione], Mohamed fece
la spola tra la California, l'Afghanistan, il Kenya, la Somalia, ed
almeno una dozzina di altri paesi. [13] Poco dopo l'11-9,
Larry C. Johnson, un ex ufficiale del Dipartimento di Stato e della
CIA, accusò pubblicamente l'FBI di aver usato Mohamed come informatore,
quando avrebbe dovuto riconoscere che l'uomo era un terrorista di alto
rango che tramava contro gli Stati Uniti.[14]
Come affermo nel nostro libro, nel 1993 Ali Mohamed era stato arrestato
dalla Polizia Canadese in Canada, quando chiese notizie su un terrorista
di al Qaeda in arrivo all'aeroporto e si scoprì che aveva due
passaporti falsi dell'Arabia Saudita. Mohamed chiese immediatamente
alla Polizia Canadese di fare una telefonata agli Stati Uniti, e la
telefonata gli assicurò il suo rilascio.[15]
Ci è stato detto da allora che fu il controllore di Mohamed della
costa Ovest dell'FBI, John Zent, “che assicurò per
Ali e lo fece rilasciare.”[16] Questo rilascio
permise ad Ali di andare in Kenya, fare foto all'Ambasciata Statunitense,
ed inviarle a bin Laden per il piano dell'attacco all'Ambasciata.
Nell'Agosto del 2006 è stato trasmesso uno speciale del National
Geographic su Ali Mohamed. Possiamo prenderlo come la nuova posizione
ufficiale da capro espiatorio di Ali Mohamed, perchè ha aiutato
a narrarla John Cloonan, l'agente FBI che lavorò con Fiztgerald
su Mohamed. Non ho visto la trasmissione, ma ecco cosa i critici televisivi
hanno dichiarato sul suo contenuto:
"Ali Mohamed manipolò l'FBI, la CIA e l'esercito Statunitense
per conto di Osama bin Laden. Mohamed addestrò terroristi su
come dirottare aerei, fabbricare bombe ed assassinare rivali. Durante
la maggior parte di questo tempo Mohamed fu...., un agente della CIA
e dell'FBI, ed un membro dell'esercito Statunitense. [17]
....Mohamed compariva in foto segnaletiche dell'FBI sin dal 1989, mentre
addestrava Musulmani radicali che sarebbero andati ad assassinare il
militante Ebreo Meir Kahane e a detonare un camion bomba al World Trade
Center. Non solo evitò l'arresto, ma diventò un informatore
dell'FBI mentre scriveva la maggior parte del manuale terrorista di
al Qaeda ed aiutava a pianificare attacchi contro le truppe americane
in Somalia e alle ambasciate Usa in Africa."[18]
Che Mohamed addestrò al Qaeda nel dirottamento di aerei e scrisse
la maggior parte del manuale terrorista di al Qaeda è confermato
in un nuovo libro di Lawrence Wright, che ha letto i documenti del Governo
Statunitense.[19] Lasciatemelo ripetere: uno dei principali
addestratori di al Qaeda nel terrorismo ed in dirottamenti aerei era
un agente dell'FBI, della CIA e membro dell'Esercito. Tuttavia questa
trasmissione TV, poco prima dell'anniversario dell'11-9, è essa
stessa un altro insabbiamento. Ha nascosto ad esempio l'informazione
data sull'arresto in Canada di Mohamed e l'ordine di rilasciarlo da
parte dell'FBI. Secondo Peter Lance, il principale autore della trasmissione,
lo show ha soppresso molti altri fatti eccezionali. Il punto fondamentale
di Lance è il seguente: che Fitzgerald e la sua controparte nella
task force su Bin Laden dell'FBI, John Cloonan, appresero poco dopo
l'11-9 che Mohamed “sapeva ogni dettaglio” del
piano dell'11-9.[20]
Nel giro di pochi giorni dall'11 Settembre Cloonan tornò di corsa
dallo Yemen ed interrogò Ali, al quale i Federali avevano concesso
la protezione come testimone, e gli chiese i dettagli del piano. A quel
punto Ali scrisse tutto – inclusi i dettagli di come consigliò
ai futuri dirottatori di portare taglierini a bordo degli aerei e dove
sedersi, per mettere a punto la conquista degli aerei.[21]
Se tutte queste rivelazioni su Ali Mohamed sono vere, allora:
1) Un pianificatore chiave dell'operazione dell'11-9, e addestratore
per i dirottamenti, era al tempo stesso un informatore per l'FBI.
2) Questo agente ha addestrato i partecipanti di tutti i maggiori attacchi
Islamici negli Stati Uniti – il primo attacco al WTC, il piano
per bombardare edifici caratteristici di New York [del 4 Luglio '93
n.d.t.] ed infine l'11 Settembre, così come gli attacchi contro
gli Americani in Somalia e in Kenya.
3)E tuttavia per quattro anni a Mohamed fu permesso di entrare e uscire
dal paese come un cospiratore non incriminato. Poi, a differenza delle
sue reclute, gli fu concesso il patteggiamento. Ad oggi potrebbe non
essere ancora stato condannato per alcun crimine.[22]
Peter Lance ha accusato Fitzgerald di avere le prove prima del 1998
che implicava Mohamed nel bombardamento dell'Ambasciata in Kenya, ma
che non fece nulla e lasciò che avvenisse l'attacco. Infatti,
l'FBI sapeva sin dal 1990 che Mohamed si era occupato dell'addestramento
dei terroristi a Long Island; tuttavia quello che fece fu proteggere
Mohamed dall'arresto, anche dopo che uno dei suoi allievi aveva concluso
l'addestramento e messo a punto un vero assassinio.
Gli allievi di Mohamed erano tutti membri del Centro Al-Kifah di Brooklyn,
che funzionò come il principale centro di reclutamento per Makhtab-al-Khidimat,
la rete denominata “Centro Servizi” [o MAK, n.d.t.]
che poi divenne nota come al-Qaeda.[25] Il Centro Al-Kifah
era guidato, nel 1990, dallo sceicco cieco Egiziano Sheikh Omar Abdel
Rahman che, al pari di Ali Mohamed, era stato fatto entrare negli Stati
Uniti, nonostante fosse sulla lista dei sorvegliati speciali del Dipartimento
di Stato. [26] Come aveva fatto in precedenza in Egitto,
lo sceicco “emanò una fatwa in America che permise
ai suoi seguaci di rapinare banche e uccidere Ebrei.” [27]
Nel Novembre del 1990, tre delle reclute di Mohamed cospirarono per
uccidere Meir Kahane, il fondatore razzista della Jewish Defense
League. Il vero assassino, El Sayyid Nosair, fu catturato per caso
quasi immediatamente, e per un colpo di fortuna la polizia scoprì
presto i suoi due co-cospiratori, Mahmoud Abouhalima e Mohammed Salameh,
che aspettavano a casa di Nosair. Trovarono molto di più:
C'erano formule per fabbricare bombe, 1.440 munizioni, e manuali [forniti
da Ali Mohamed] del Centro di Addestramento Speciale alla Guerra della
John F. Kennedy di Fort Bragg denominati “Top Secret per l'Addestramento”
insieme a documenti segreti appartenenti allo Stato Maggiore Statunitense.
La Polizia trovò mappe e disegni di edifici di New York come
la Statua della Libertà, Times Square – ed il World Trade
Center. Le quarantasette scatole di prove che raccolsero includevano
anche sermoni dello Sceicco cieco Sheikh Omar, nei quali esortava i
suoi seguaci a “distruggere gli edifici del capitalismo.”
[28]
Tutti e tre erano stati addestrati da Ali Mohamed sul finire degli anni
'80 in un poligono di tiro, dove l'FBI li aveva fotografati, prima di
terminare la sorveglianza sul finire del 1989.[29]
Il Governo Statunitense era dunque in un'ottima posizione per arrestare,
processare, e condannare tutti i terroristi coinvolti, incluso Mohamed.
Tuttavia solo dopo poche ore dall'assassinio, Joseph Borelli, Capo dei
detectives della Polizia di New York, concluse con una nota cara agli
Americani dicendo che Nosair era “un pazzo solitario.”[30]
In seguito, disse davvero alla stampa che “Non c'era niente
[a casa di Nosair] che potesse far pensare... Non è uscito nulla
che possa cambiare la nostra opinione che abbia agito da solo.”[31]
Borelli non stava lavorando da solo sulla questione. La sua posizione
era anche quella dell'FBI, che disse di credere “che il Signor
Nosair agì da solo nell'assassinio del Rabbino Kahane.”
“Il punto essenziale è che non possiamo collegare nessun
altro all'assassino di Kahane,” disse un Agente FBI.[32]
Limitando il caso in questo modo, la polizia e l'FBI stavano in pratica
proteggendo i due co-cospiratori di Nosair nell'assassinio di un cittadino
Americano. Entrambi furono alla fine condannati in relazione al primo
attacco del WTC, insieme ad un altra recluta di Mohamed, Nidal Ayyad.
Il Rapporto 11-9, riassumendo le condanne di Salameh, Ayyad, Abouhalima,
e lo Sceicco cieco Sheikh per l'attacco al WTC e per i piani contro
gli edifici caratteristici di New York, lo chiama “questo
superbo sforzo investigativo e accusatore.” [33]
Non dice niente delle prove soppresse trovate a casa di Nosair, incluse
“mappe e disegni degli edifici caratteristici di New York,”
che se indagati avrebbero dovuto prevenire lo svilupparsi di entrambi
i progetti”.
Come spiegare il gratuito e non richiesto encomio del “superbo
sforzo” di Patrick Fitzgerald nel Rapporto 11-9? Come può
essere “superbo” sapere che terroristi intendono
far saltare in aria edifici, mentire per proteggerli dall'arresto, permettere
loro di bombardare il WTC, e solo dopo arrestarli e condannarli? Lance
ora dichiara che anche [l'attacco] in Kenya fu permesso che accadesse,
prima che alcuni dei bombaroli fossero condannati con l'aiuto del pianificatore
principale. Questo modus operandi di tolleranza può essere buono
per le statistiche degli arresti e delle condanne, ma ha un costo terrificante
per la pubblica sicurezza.
Si sono accorti gli autori del Rapporto 11-9 che si trattava di un'area
particolarmente sensibile, che se investigata a dovere avrebbe portato
alla scoperta della protezione Statunitense dei terroristi? Questa domanda
ci riporta alla dichiarazione di Peter Lance che Fitzgerald avesse le
prove prima del 1998 per implicare Mohamed nell'attacco all'Ambasciata
Americana in Kenya, tuttavia non fece nulla e lasciò che accadesse
l'attacco. Fitzgerald ha avuto simili prove in anticipo per gli attacchi
dell'11-9, e non ha fatto nulla ancora una volta? Servirà un'investigazione
approfondita per assicurare agli scettici che non è questo il
caso.
Come prima cosa, tutte le Agenzie Statunitensi dovrebbero rilasciare
tutti i loro dati del loro coinvolgimento con Ali Mohamed, l'informatore
dell'FBI e della CIA che presumibilmente pianificò i dettagli
per ottenere il comando degli aerei. Allora, e solo allora, una seria
interrogazione di Fitzgerald soddisferà coloro che accusano i
membri dell'11-9 di aver favorito gli attacchi dell'11-9, od in alternativa
di non averli saputo prevenire.[34]
Ora, cosa ha fatto la Commissione 11-9 a proposito di questa situazione
vergognosa? Sospetto che sapessero di più di quanto hanno fatto
fuoriuscire. E' solo una coincidenza che abbiano selezionato, per scrivere
i rapporti dello staff su al-Qaeda ed il piano dell'11-9 e per condurre
le interrogazioni principali, un uomo che ebbe un ruolo personale nell'impedire
che venisse fuori la verità su Mohamed. Quest'uomo era Dietrich
Snell, che era stato collega di Fitzgerald al Distretto Sud della Procura
di New York. (Quindi Snell presumibilmente ha ideato l'elogio del superbo
lavoro del suo ex collega Patrick Fitzgerald e dell'FBI.) Delle nove
persone del team di Snell, tutte tranne una avevano lavorato per il
Governo Statunitense, e tutte tranne due per il Dipartimento di Giustizia
o per l'FBI.[35]
Tenete in mente che quanto ho detto finora è relativo ad un collegamento
e ad un insabbiamento del Governo con Mohamed che risale almeno al 1990,
molto prima dell'Amministrazione Bush-Cheney. Ma i rapporti dello staff
della Commissione 11-9 sono venuti meno ai loro doveri nell'insabbiare
questo fatto. Il Rapporto 11-9, basato sui rapporti dello staff di Snell,
menziona Mahmoud Abouhalima e Mohammed Salameh, due co-cospiratori insieme
a Ramzi Yousef nel primo attacco al WTC del 1993 (72.) Non dice che
questi due uomini erano stati addestrati da Ali Mohamed, anche se Fitzgerald
accennò indirettamente a tale fatto nella sua testimonianza.
Nè dice che, se non fosse stato per un insabbiamento della polizia
e dell'FBI che protessero Mohamed nel 1990, Abouhalima e Salameh sarebbero
dovuti finire probabilmente in carcere al tempo dell'attacco al WTC
– per il loro coinvolgimento nell'assassino di Meir Kahane da
parte delle reclute di Ali Mohamed, tre anni prima.[36]
Se avessi avuto del tempo, avrei scritto di altre aree chiave dove il
Rapporto 11-9 mostra reticenza verso fatti e accuse rilevanti. Centrale
in queste, e nel mio libro in uscita sull'11-9, sarebbe stato il fallimento
del Rapporto nel trattare l'importante testimonianza che contraddice
la versione del Vice Presidente Cheney sulla sua condotta l'11-9, ed
in particolare la sua importante relazione (che il Rapporto ha nascosto)
con gli ordini di rimanere a terra e di abbattimento di quel giorno.
Ci sono state testimonianze importanti, in contraddizione sia con Cheney
che con il Rapporto stesso, di due testimoni oculari interni alla Casa
Bianca, Norman Mineta e Richard Clarke, che il Rapporto ha ignorato
in maniera flagrante e sintomatica.
Tuttavia ritengo che lo scandalo del terrorismo tollerato di Ali Mohamed
sia un problema ancora più fondamentale, un problema in corso
e per il quale ci serve un rimedio più serio che non solo piazzare
un Democratico alla Casa Bianca. Come è successo dopo i passati
fiaschi dell'intelligence, le nostre agenzie di intelligence sono state
rafforzate come risultato del Rapporto 11-9, ed i loro budgets aumentati.
E' ora di affrontare la realtà, cioè che queste stesse
agenzie, e proprio la loro protezione ed il loro finanziamento delle
attività terroristiche, hanno aggravato le maggiori minacce alla
nostra sicurezza nazionale.
Note:
1. Rapporto Warren, 801.
2. Richard Clarke sentì che l'FBI aveva i nomi alle 9:59, l'orario
del crollo della Torre 2 del WTC. Si veda Richard A. Clarke, Against
All Enemies: Inside America’s War on Terrorism (New York:
Simon & Schuster, 2004), 13-14; Thompson, The Terror Timeline, 441.
Questo tour de force investigativo è ancora più sconvolgente
quando consideriamo che all'FBI, secondo il Rapporto 11-9 (77), “Prima
dell'11-9 erano stati completati relativamente pochi rapporti analitici
strategici sull'antiterrorismo. Certamente, l'FBI non aveva mai completato
una stima della minaccia terroristica complessiva verso la madrepatria.”
3. Peter Dale Scott, “The
9/11 Commission Report’s Failure to Identify the Alleged Hijackers”.
La stampa ufficiale Statunitense, come il New York Times, attribuì
in seguito la confusione sull'identità dei dirottatori al numero
di differenti Arabi che condividono stessi nomi.
Tuttavia almeno cinque biografie coincidevano coi nomi dei supposti
dirottatori.
Waleed al-Shehri dichiarò alla BBC che “frequentò
corse di volo a Dayton Beach negli Stati Uniti, ed è indubbiamente
lo stesso Waleed Al Shehri al quale l'FBI si riferiva. Ma, egli dice,
lasciò gli Stati Uniti nel Settembre dell'anno precedente, diventò
un pilota con la compagnia aerea Saudi Arabian ed al momento sta facendo
un ulteriore corso di addestramento in Marocco.” (BBC, 23/9/01).
Anche Saeed al-Ghamdi, vivo e pilota in Tunisia, studiò presso
scuole di volo della Florida, fino al 2001. Secondo il Londinese Telegraph
(23/09/01), la CNN usò la sua fotografia per descrivere il dirottatore
col suo nome. Abdulaziz al-Omari riconobbe la stessa data di nascita
dell'al-Omari accusato di essere un dirottatore, ma affermò che
il suo passaporto venne rubato mentre viveva a Denver, nel Colorado.(London
Telegraph, 23/09/01; Thompson, The Terror Timeline, 497).
4. BBC, 23/09/01; Newsday, 21/09/01; Paul Thompson, The Terror Timeline:
Year by Year, Day by Day, Minute by Minute (NewYork: HarperCollins/Regan
Books, 2004), 498.
5. Rapporto 11-9,, 1-14, 215-42. Discusso in David Ray Griffin, The
9/11 Commission Report: Errors and Omissions (Northampton, MA: Olive
Branch Press, 2005), 19-23.
6. Thomas H. Kean e Lee H. Hamilton, con Benjamin Rhodes, Without
Precedent: The Inside Story of the 9/11 Commission (New York: Knopf,
2006), 268.
7. David Ray Griffin e Peter Dale Scott (eds.), 9/11 & American
Empire: Intellectuals Speak Out. (Northampton, MA: Olive Branch
Press, 2006), 74, 76-77.
8. San Francisco Chronicle, 21/09/01; Toronto Globe and Mail, 22/11//01.
9. Questo riconosciuto collegamento con al-Zawahiri ha portato alcuni
ad identificare Mohamed (Abu Mohamed al Amriki) con l'al-Amriki che
Yossef Bodansky sostenne avesse agito come tramite tra Zawahiri e la
CIA: “Nella prima metà di Novembre 1997, Ayman al-Zawahiri
incontrò un uomo chiamato Abu-Umar al-Amriki (al-Amriki significa
“l'Americano”) ad un campo vicino Peshawar, sul confine
tra Afghanistan e Pakistan. Leader Islamici di alto livello insistono
che in questo meeting Abu-Umar al-Amriki fece un'offerta ad al-Zawahiri.
Gli Stati Uniti non avrebbero interferito o sarebbero intervenuti per
prevenire l'ascesa al potere in Egitto dei [fondamentalisti] islamici
se i mujahedeen in quel momento in Bosnia Herzegovina non avrebbero
attaccato le forse Statunitensi. Inoltre, Abu-Umar al-Amriki promise
una donazione di 50 milioni (da fonti non identificate) ad associazioni
caritatevoli Islamiche in Egitto e altrove.
Questo non fu il primo incontro tra Abu-Umar al-Amriki e Zawahiri. Negli
anni 80 Abu-Umar al-Amriki agì apertamente come emissario della
CIA con diversi movimenti militanti e terroristici Arabi... quindi operando
sotto l'ala della jihad Afghana... Alla fine degli anni 80, durante
uno dei suoi incontri con Zawahiri, Abu-Umar al-Amriki suggerì
che a Zawahiri fossero necessari “50 milioni di $ per arrivare
al potere in Egitto.” A quel tempo, Zawahiri interpretò
questa frase come una dritta, che Washington avrebbe tollerato la sua
ascesa al potere se avesse messo su quella somma.
La menzione della magica cifra, i 50 milioni, da parte di Abu-Umar al-Amriki
nel Novembre del 1997 fu interpretata da Zawahiri e dall'intera Leadership
Islamista, incluso Osama bin Laden, come una riconferma delle discussioni
con la CIA a fine degli anni 80 sulla predisposizione da parte di Washington
a tollerare un Egitto Islamico. Nel 1991 i leader Islamisti furono convinti
che Abu-Umar al-Amriki stesse parlando per conto della CIA – cioè,
la voce più importante dell'Amministrazione Clinton”(Bodansky,
Bin Laden, 212-13). Come vedremo, il punto è che a Mohamed fu
concesso di viaggiare in Afghanistan anche dopo essere stato indicato
co-cospiratore non condannato nel 1994. (San Francisco Chronicle, 10/21/01).
10. Rapporto 11-9, 68.
11. Patrick Fitzgerald,
testimonianza alla Commissione 11-9, 16 Giugno 2004, grassetti
aggiunti.. In realtà Mohamed si trovava a Santa Clara in California
nel 1993 (New Yorker, 9/16/02). Fitzgerald lo stava chiaramente nascondendo.
Anche l'articolo mainstream di Daniel Benjamin e Steven Simon (The
Age of Sacred Terror [New York: Random House, 2002], 236) racconta
che “Quando Mohamed fu richiamato dall'Africa nel 1993 [sic,
Mohamed nella sua confessione indica il 1994] per essere interrogato
dall'FBI in collegamento con l'accusa contro Sheikh Rahman ed i suoi
co-cospiratori, convinse gli agenti che potesse essere loro utile come
informatore.”
12. Peter Lance, “Triple
Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,”
Huffington Post, 29/08/06 . Sfortunatamente il libro di Lance su Mohamed,
Triple Cross, non era disponibile quando è andato in stampa questo
libro. Cf. Lawrence White, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road
to 9/11 (New York: Knopf, 2006), 181-82; Daniel Benjamin and Steven
Simon, The Age of Sacred Terror (New York: Random House, 2002),
236; Lawrence Wright, New Yorker, 16/09/02: “Nel 1989…Mohamed
parlò con un agente FBI in California e fornì all'intelligence
Americana la sua prima visione, di prima mano, di Al Qaeda.”
13. Raleigh
News & Observer, 21/10/01
14. San Francisco Chronicle, 11/04/01. Quello che era chiaro a Johnson
non può essere chiaro al pubblico Americano. Non abbiamo modo
di sapere se Mohamed avvertì o meno i suoi controllori del bombardamento
dei bombardamenti alle ambasciate, o (dato che dove si trovi ora è
un mistero)since his current whereabouts are a mystery) dell'11-9. Si
veda sotto.
15. Toronto
Globe and Mail, 22/11/01; Peter Dale Scott, “How
to Fight Terrorism,”
California Monthly, Settembre 2004. Il compagno di Mohamed, Essam Marzouk,
sta ora scontando una pena di 15 anni al lavoro duro in Egitto, dopo
essere stato arrestato in Azerbaijan. La detenzione di Mohamed’s
ed il rilascio avvennero mesi dopo il primo attacco al WTC nel Febbraio
del 1993, e dopo che l'FBI aveva già scoperto due dei pianificatori
che sapevano erano stati addestrati da Ali Mohamed.
16. Peter Lance, “Triple
Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,”
Huffington Post, 29/08/06. Sfortunatamente il libro di Lance, Triple
Cross, non era ancora disponibile quando questo libro è andato
in stampa.
17. Dave Shiflett, Bloomberg
News, 28/08/06.
18.Glenn Garvin, Miami
Herald
19. Lawrence Wright, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to
9/11 (New York: Knopf, 2006), 181.
Il Rapporto afferma (56) che “Bin Ladin ed i suoi commilitoni
avevano le loro proprie fonti di supporto e addestramento, e ebbero
poco o nulla assistenza dagli Stati Uniti.” Ma Wright riporta
che Mohamed, mentre era in congedo dall'esercito Statunitense, andò
in Afghanistan ed addestrò “i primi volontari di al-Qaeda
nelle tecniche della guerra asimmetrica, inclusi rapimenti, assassinii,
ed il dirottamento di aerei.” Questo fu in 1988, un anno
prima che Mohamed interruppe il servizio attivo nell'esercito Statunitense
e si arruolò nella Riserva.
20. Peter Lance, “Triple
Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,”
Huffington Post, 29/08/06. Cloonan era l'agente dell'FBI che ricevette
il famoso memo da Kenneth Williams di Phoenix che raccomandava che l'FBI
compilasse una lista di tutti gli Arabi che frequentavano scuole di
volo. Si dice che l'abbia “appallottolato e tirato contro
il muro.” “Chi sta andando a fare i trentamila
interrogatori?” chiese al supervisore di Phoenix. (Lawrence
White, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11 [New
York: Knopf, 2006], 350).
21. Peter Lance, “Triple
Cross: National Geographic Channel's Whitewash of the Ali Mohamed Story,”
Huffington Post,29/08/06
22. Secondo la pubblicità passata per lo speciale del National
Geographic, Mohamed è “al momento in custodia Statunitense,”
ma “dove sia ed il suo status legale sono segreti estremamente
protetti” (Rocky Mountain News, 28/08/06, 2D). Lance ha scritto
che Mohamed è stato inserito nel programma di protezione testimoni.
“David Runke [Ruhnke], un legale della difesa nel caso delle
bombe contro le ambasciate in Africa, dice, “Penso che
la cosa più probabile che accada è che verrà rilasciato,
gli verranno dati un nuovo nome ed una nuova identità, e si rifarà
una vita da qualche parte.” (Shiflett, Bloomberg News, 28/08/06).
In data Novembre 2001, Mohamed non era stato giudicato e si credeva
ancora stesse fornendo informazioni dalla sua cella.
23. “Ali Mohamed era stato nella sua casa in Kenya [a El-Hage’s]
a metà degli anni 90 mentre pianificava i bombardamenti. Un altro
agente nella squadra di “Fitzie”, Dan Coleman, aveva perquisito
la casa di El-Hage un anno prima dei bombardamenti e trovato collegamenti
diretti con Ali Mohamed tuttavia Fitzgerald non riuscì ad “unire
i puntini.” (Lance, “Triple
Cross,” Huffington Post, 29/08/06).
24 Peter Lance, 1000 Years for Revenge (New York: Regan Books/ Harper
Collins, 2003), 29-37.
25. Robert Dreyfuss, Devil's Game: How the United States Helped
Unleash Fundamentalist Islam (New York: Metropolitan Books/Henry
Holt, 2005), 278; John K. Cooley, Unholy Wars: Afghanistan, America,
and International Terrorism (London: Pluto Press, 1999), 87-88;
Lance, 1000 Years for Revenge, 29-31; Independent, 11/1/98.
26. A Rahman vennero concesse due visa, una da un ufficiale della
CIA sotto copertura nella sezione consolare dell'Ambasciata Americana
in Sudan (Peter L. Bergen, Holy War, Inc.: Inside the Secret
World of Osama bin Laden[New York: Free Press, 2001], 67). Il consigliere
dell'FBI Paul Williams scrive che Ali Mohamed “si insediò
in America grazie ad un programma visa controllato dalla CIA”
(Paul L. Williams, Al Qaeda: Brotherhood of Terror [Upper Saddle
River, NJ]: Alpha/ Pearson Education, 2002], 117). Altri presumibilmente
fatti entrare, nonostante essere presenti nella lista degli osservati
speciali del Dipartimento di Stato, furono Mohamed Atta e possibilmente
Ayman al-Zawahiri (Nafeez Mosaddeq Ahmed, The War on Truth: 9/11,
Disinformation, and the Anatomy of Terrorism [Northampton, MA:
Olive Branch Press, 2005], 205, 46).
27. Wright, The Looming Tower, 177.
28. Lance, 1000 Years, 34.
29. Lance, 1000 Years, 31; Peter Lance, Cover Up: What the Government
Is Still Hiding about the War on Terror (New York: Regan Books/
HarperCollins, 2004), 25.
30. Newsday, 11/8/90; citato in Lance, 1000 Years, 35.
31. New York Times, 11/8/90; Robert I. Friedman, Village Voice, 30/03/93.
32. New York Times, 12/16/90.
33. Rapporto 11-9, 72.
34. Fitzgerald è naturalmente il Procuratore Statunitense che
per anni ha investigato su chi ha spifferato il nome dell'agente CIA
sotto copertura Valerie Plame. Potrebbe sembrare che abbia messo pressione
alla Casa Bianca per prevenire il rilascio della sua (e possibilmente
anche della CIA) imbarazzante e illecita relazione col principale pianificatore
degli attacchi dell'11-9.
35. Kean e Hamilton, Without Precedent, 273 (capitoli); Lance,
Cover Up, 212-20 (rapporti). Snell fu assistito da Douglas MacEachin,
l'ex Vide Direttore dell'Intelligence alla CIA.
36. Lance, 1000 Years, 31-35.
Un nuovo libro in Germania sta gettando luce sul programma segreto di
Israele volto a provocare violenza fra i Musulmani nell’Europa occidentale
e a intraprendere "
false flag" al fine di portare i
governi occidentali a biasimare i Musulmani radicali. Il libro,
Der
Krieg im Dunkeln (“
Guerra nell’ombra”)
di Udo Ulfkotte, ex corrispondente per il
Frankfurter Allgemeine Zeitung,
fornisce i dettagli delle operazioni di due unità dell’intelligence
Israeliana – il Metsada, specializzato in sabotaggi, inclusi falsi
attacchi terroristici e omicidi; e il LAP ( Lohamah Psichologit) che si
occupa di guerra psicologica.
Il libro precedente di Ulkfotte sull’estremismo islamico, intitolato
“
La Guerra nelle nostre città”, fu ritirato
dal mercato Tedesco a causa della “
massiccia pressione legale
dei querelanti islamici.” Ulkfotte denuncia che agenti dell’intelligence
Britannica e Tedesca hanno incontrato agenti del Metsada e del LAP che
in Francia avevano fomentato la violenza durante le rivolte del Novembre
2005, attribuite all’estremismo Islamico. WMR ha inoltre riportato
che il ministro degli interni, nonché candidato alla presidenza,
Nicolas Sarkozy, che è supportato da fazioni pro Israeliane, ha
coordinato e continua a coordinare il pagamento di agenti provocatori
affinché ingaggino violenza nelle Banlieus Musulmane di Parigi
e delle altre città. Le rivolte del Novembre 2005 sono scoppiate
da Parigi a Rouen, Lille, Nizza, Digione, Strasburgo, Marsiglia (dove
il Braccio C del Mossad, responsabile per Parigi e Londra, mantiene una
vasta base), Bordeaux, Rennes, Pau, Orleans, Tolosa, Lione, Roubaix, Avignone,
Saint-Dizier, Evreux, Nantes, Dunkirk, Montpellier, Valenciennes, Cannes
e Tourcoing.
Ulkfotte cita inoltre una fonte dell’MI-6 Britannico che riferisce
che l’obiettivo di Israele è quello di dipingere i Musulmani
come una minaccia imprevedibile che non è possibile integrare nella
società occidentale.
Nel frattempo, fonti dell’intelligence Americana riportano i continui
sforzi dei servizi segreti Israeliani nell’ingaggiare "
false
flag" negli Stati Uniti. In aggiunta ai cittadini Israeliani
e a quelli con la doppia cittadinanza Israelo-Americana scoperti a sabotare
tunnel, ponti, basi militari, alti edifici, agenzie governative, aeroporti,
impianti chimici e petroliferi, e altri possibili bersagli, cittadini
Israeliani continuano ad essere scoperti coinvolti in altre strategie
di volte a indurre la paura del terrorismo. C’è inoltre stata
una infiltrazione senza precedenti di agenti del Mossad in posizioni rilevanti
e di alto livello al Dipartimento della Difesa, CIA, Dipartimento per
la Sicurezza Nazionale, FBI, ed altre agenzie, tutte queste continuano
a considerare Israele come una nazione i cui servizi segreti sono ostili.
Lunedì, Yechezkel Wells, un ventunenne con la doppia cittadinanza
Israelo-Americana, si è dichiarato colpevole di avere telefonato
per un falso allarme bomba il 26 agosto all’Aeroporto di Long Beach,
California. Wells ha dichiarato che aveva fatto quella telefonata perché
era in ritardo per il volo, e sperava così di ritardarne il decollo.
Wells disse che c’era una bomba sul volo Jet Blue da Long Beach
a Fort Lauderdale, Florida. Il volo della Jet Blue fu ritardato di un’ora.
Non si sa molto di Wells. Dice di essere uno studente ma non si hanno
informazioni sulla scuola che frequenta. Wells si è dichiarato
colpevole di un solo crimine che comprende il fornire false informazioni
riguardo ad una minaccia che avrebbe come obiettivo un aeroplano. La sentenza
è fissata per il 29 gennaio 2007, e Wells rischia al massimo cinque
anni di detenzione o libertà vigilata. Se guardiamo al passato,
ci possiamo aspettare che l’amministrazione Bush concordi nel trasformare
la libertà vigilata di Wells in “
deportazione”
in Israele, dove lui, come altre centinaia di agenti del Mossad, Metsada
e LAP catturati nello svolgimento di azioni di disturbo coperte, operazioni
terroristiche e psicologiche negli Stati Uniti prima, durante e dopo l’11
settembre, possono continuare ad applicarsi nei loro giochi di inganni.
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Le
banlieues «votano» Sarkozy |
Maurizio Blondet
27/10/2006 |
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FRANCIA - Come aveva previsto
Wayne Madsen, le banlieues sono di nuovo in fiamme, proprio nell'imminenza
del voto presidenziale francese: fanno campagna per Sarkozy, il neocon.
Tre autobus sono stati incendiati a Venissieux (Lione), a Nanterre e Bagnolet
(Parigi). Con modalità alquanto diverse da quelle dei disordini
della teppaglia delle periferie: stavolta, una squadra ben organizzata
di individui dal volto coperto di passamontagna ha fermato gli autobus,
ha fatto scendere i passeggeri, e ha inondato di benzina i mezzi. A Bagnolet,
il capo degli uomini mascherati ha puntato alla tempia dell'autista una
pistola per ordinargli di scendere. Un lavoro professionale. E l'incendio
infuriava ancora quando è stato ripreso dalle TV, che erano già
in allerta: praticamente in diretta.
Grande propaganda a favore di Nicolas Sarkozy, il candidato preferito
dei neocon americo-israeliani. Tutta la campagna di Sarkozy è centrata
sulla strategia delle tensione anti-araba, e sulla necessità della «
mano
pesante» contro i figli e nipoti di maghrebini che provocano
i disordini nelle banlieues. In assenza di disordini, i francesi sarebbero
tentati di votare Segolène Royal; coi disordini, il voto può
pendere per l'uomo dell'ordine e della sicurezza. Sarkozy è nella
posizione ideale del pompiere-incendiario. E' ministro dell'Interno, e
come tale, dispone di fondi neri (del tipo che serve a pagare informatori):
ora, secondo voci che vengono dai servizi segreti francesi (DGSE), questi
fondi neri sono «
svaniti» e stanno pagando i provocatori
armati e mascherati che incendiano con lo scopo di aizzare la rivolta
generale della gioventù teppista delle periferie.
La strategia della tensione ha avuto successo: autisti di mezzi pubblici
si rifiutano di entrare nei quartieri pericolosi (ben a ragione) e, pare,
anche i poliziotti cercano di evitarlo. Il Partito Comunista stesso, che
ha il suo massiccio elettorato nelle banlieues (operai e proletari bianchi
e allarmati), ha emesso un comunicato con la richiesta al governo, ossia
a Sarkozy, «
di agire. E' un'emergenza». I soliti
utili idioti. Come aveva già detto Madsen, secondo il DGSE Sarkozy
ha infarcito i servizi e la polizia di elementi sospetti e «
stranieri»,
ossia - lasciano intendere les espions - con doppia cittadinanza israeliana.
Vero o no, è impossibile controllare. Ma è già significativo
che sia il DGSE a far circolare queste voci: i servizi vivono il ministro
come un sospetto sostenuto da una potenza straniera. Del resto, una conferma
indiretta viene dalla Germania.
Un giornalista che si chiama Udo Ulfkotte, che viene dal Frankfurter Allgemeine,
ha appena pubblicato un libro inchiesta, «
Der Krieg im Dunkeln»
(Guerra nel buio): dove si dice chiaramente che organizzazioni israeliane
stanno attizzando disordini tra gli immigrati islamici in Europa, in modo
che le opinioni pubbliche si allarmino a dovere della «
invasione»
e dell'aggressività musulmana.
Secondo Ulfkotte, durante le violenze delle banlieues francesi del novembre
2005, i servizi d'intelligence tedeschi e britannici hanno scoperto
all'opera come agenti provocatori agenti di due gruppi sionisti ben determinati:
del «
Metsaida», un corpo interno al Mossad specializzato
in sabotaggi e attentati false flag, e del «
Lohamah Psichlogit»
(LAP), la centrale sionista della guerra psicologica o «
guerra
di percezione». Professionisti, come quelli che si sono visti
all'opera, passamontagna in testa e pistola in pugno, a Bagnolet.
Va notato che Udo Ulfkotte non è affatto un simpatizzante per i
musulmani. Un suo precedente libro, «
Guerra nelle nostre città»,
è stato ritirato dalle librerie tedesche a causa della raffica
di querele legali che gli hanno lanciato le comunità islamiche.
Oggi, evidentemente meglio informato (dai servizi), Ulfkotte punta il
dito su altri provocatori. Cita persino un innominato agente dell'MI-6
britannico, il quale dice: «
Lo scopo di Israele è di
creare un'immagine dei musulmani come di una minaccia incontrollabile
che non può essere integrata nelle società occidentali».
I nostri media, ovviamente, fanno la loro parte nella tragicommedia. Su
Il Giornale, Massimo Introvigne «
prevede» (come
lo sa?) l'imminente incendio delle banlieues italiane da parte di arabi
scatenati - allarmismo alquanto difficile da provocare, dato che interi
quartieri di Napoli sono già in mano alla camorra e alla criminalità
violenta, un'intera regione - la Calabria - è posseduta dalla n'drangheta,
senza suscitare emergenze sociali paragonabili. La Santanchè -
fatto prima improbabile - è diventata un'eroina per tutti i giornali
italiani, in quanto lotta «
coraggiosamente» contro
il burka, per «
la libertà delle donne» e con
«
rischio personale». E questa campagna per indurre
le donne islamiche a mettersi burka totali è alimentata, ci dicono,
dai Fratelli Musulmani, che in Egitto è la forma che ha assunto
la Massoneria, con coloritura islamica. (1) Agenti provocatori dello stesso
genere vengono segnalati in abbondanza anche dai servizi americani: sempre
più spesso beccano americo-israeliani, o israeliani tout-court,
intenti a fotografare o filmare «
tunnel, ponti, basi militari,
aeroporti, centrali elettriche o energetiche, abitazioni privati di personale
di polizia» (Wayne Madsen, 25 ottobre). Si segnalano anche
infiltrazioni di individui con doppia lealtà ai più alti
livelli del Pentagono, della CIA, dell'
Homeland Security e dell'FBI.
Anche in America sono imminenti le elezioni di medio termine. E' in preparazione
una «
surprise»? Il 26 agosto un telefonista misterioso
ha chiamato i servizi d'emergenza dell'aeroporto di Long Beach in California
per annunciare che c'era una bomba sull'aereo della compagnia Jet Blue
che stava per decollare per Fort Lauderdale, Florida. La polizia locale,
non abbastanza infiltrata, ha identificato il telefonista che aveva chiamato
da un telefono pubblico: trattasi di Yechezkel Wells, 21 anni, doppio
passaporto israeliano e statunitense. Il giovanotto si è giustificato
così: ero in ritardo per prendere quel volo, ho pensato di farlo
ritardare… E si è dichiarato colpevole. Nonostante la sua
ammissione, la sentenza è attesa per il 29 gennaio 2007 (la giustizia
USA diventa lenta come quella italiana, quando gli imputati sono di riguardo):
probabilmente il ragazzo sarà espulso in Israele, esattamente come
gli «
israeliani danzanti» visti ed arrestati mentre
festeggiavano l'11 settembre a New York, fotografandosi con lo sfondo
delle Torri in fiamme.
Si provi solo a immaginare se invece che il giovane Ezechiele, a telefonare
fosse stato un musulmano: tutte le TV ne parlerebbero da giorni, le misure
di sicurezza sarebbero al parossismo in tutti gli aeroporti, i viaggiatori
dovrebbero gettare biberon, shampoo e dentifrici… invece silenzio.
Nessun allarme sociale, per Ezechiele.
Come per la camorra assassina a Napoli.
Note
1) Ho avuto modo di constatare personalmente al Cairo che la forza sociale
e politica dei Fratelli Musulmani è nella sua presa tra i professionisti
borghesi, non tra il popolino: medici, architetti e ingegneri sono inquadrati
in potenti sindacati dai Fratelli Musulmani. Questa organizzazione pare
essere stata creata dal Foreign Office quando l'Egitto era una colonia
inglese.
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False
Flag il 3 novembre? |
Maurizio Blondet
31/10/2006 |
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Il messaggio dice: «
Faccio trapelare questa informazione perchè
convinto che il mio governo stia per commettere tradimento. Essi sanno,
grazie alla nostra intelligence radio-satellitare, che gli israeliani
si preparano a colpire la nostra flotta nel Golfo il 3 novembre e far
passare l'attacco come un'aggressione di sottomarini iraniani - ma nulla
delle nostre intercettazioni è stata passata alla Royal Navy. Firmato
Caporale H.». Il messaggio è apparso sul
sito,
e può essere naturalmente un falso. Speriamo che lo sia.
In ogni caso sentiamo il dovere di diffonderlo, perché la situazione
nel Golfo in queste ore ha l'apparenza di uno scenario preparatorio
a qualcosa di orrendo. Dal 31 ottobre sono in corso grandi manovre aeronavali,
volute e guidate dagli USA, che simulano (dice la Associated Press) «
attività
di blocco di contrabbando di armi nucleari» (sic).
L'esercitazione - che è condotta nel quadro della PSI Proliferation
Security Initiative, una coalizione dei volonterosi messa insieme dagli
americani - è in corso al largo del Bahrein, in un braccio di mare
affollatissimo di petroliere, e a sole 120 miglia dalle acque territoriali
dell'Iran.
Secondo la AP, che cita «
funzionari del Dipartimento di Stato
che parlano sotto anonimato data la delicatezza dell'argomento»,
dice che durante queste manovre le navi occidentali potranno abbordare
e salire a bordo di navi in rotta verso l'Iran «
se sospettate
di trasportare carichi proibiti»: una provocazione in piena
regola, irresponsabile. (1) Difatti la ragionevole Corea del Sud ha declinato
l'invito a partecipare alla PSI, adducendo che se simili esercitazioni
fossero tenute al largo della Corea del Nord, «
la possibilità
di scontri armati sarebbe altissima». Nel Golfo, Seul ha mandato
un osservatore. Anche Kuweit, Katar, gli Emirati e l'Arabia Saudita hanno
declinato l'invito, temendo ritorsioni iraniane o anche solo di farsi
vedere complici della provocazione americana. Invece l'Italia, scondinzolando,
partecipa. Con una fregata: che sarà anche il centro di comando
durante la manovra. In tutto i vascelli impiegati sono nove: Francia,
Gran Bretagna, Australia con una nave ciascuna, il minuscolo Barhrein
con tre.
Gli USA partecipano con un solo vascello - della Guardia Costiera per
di più - ed anche questo è significativo.
Si tenga presente che questa manovra pare essere indipendente dai movimenti
di almeno due portaerei USA che sarebbero nel Golfo con tutta la loro
squadra di appoggio. Questa forza di fuoco ragguardevole è comunque
nelle immediate vicinanze. Non c'è dubbio che se una nave britannica
venisse affondata da un «
sommergibile iraniano» (false
flag), questa super-flotta entrerebbe in azione. Inoltre, circolano da
mesi informazioni secondo cui almeno due sommergibili israeliani (classe
Dolphin, fabbricazione tedesca, armati con missili da crociera e forse
balistici con testate atomiche) pattugliano le coste iraniane pronti all'attacco.
Insomma tutto pare effettivamente pronto per una perfetta replica dell'«
incidente
del Tonkino», l'attacco «
fabbricato» di
nordvietnamiti contro una nave USA, che nel 1964 diede il pretesto agli
americani per l'intervento in Vietnam.
La data indicata dall'anonimo Caporale H. è estremamente significativa: nell'imminenza
del voto del 7 novembre di medio termine in USA. Da un «
incidente»
attribuito all'Iran proprio quel giorno, Bush e i suoi complici possono
sperare un rovesciamento dei pronostici elettorali che li danno perdenti,
o addirittura un pretesto per cancellare le elezioni dato lo stato d'emergenza,
proclamare la mobilitazione, reintrodurre la leva obbligatoria, insomma
completare la metamorfosi della «
democrazia» americana
in dittatura. Si noti anche questo: la vittima predestinata dovrebbe essere
una nave britannica.
L'affondamento di una nave americana si rifletterebbe negativamente su
Bush, il «
comandante in capo» che non riesce, dopo
cinque anni di guerra al terrorismo, a dare sicurezza agli Stati Uniti.
Difatti, all'esercitazione partecipa solo un guardacoste USA. Vi sono
altri segni premonitori che possono dare concretezza alla denuncia dell'anonimo?
Sì. L'ultimo numero di
Newsweek (datato 6 novembre, ma
già in vendita) dice che «
un messaggio di Osama bin Laden
prima del giorno delle elezioni non sarebbe sorprendente».
Osama non ha mai mancato di «
influire sulle elezioni americane»
(eh sì: con messaggi che hanno dato qualche voto in più
a Bush). Lo assicura un tale Evan Kohlman, definito un «
analista
antiterrorismo che collabora con l'FBI». (2) Questo Kohlman
ha un sito, «
globalterroralert», e una ditta di consulenza
nella sicurezza. Ha scritto un libro, «
Al Qaida's jihad in Europe»,
che lo mette sul piano di un Magdi Allam meno fortunato, riciclatore di
informazioni e disinformazioni del Mossad; è uno dei tanti che
cercano di guadagnare qualche cosa nella crescente «
industria»
dell'allarmismo, ma non sembra uno particolarmente qualificato. Infatti
portavoce dell'FBI e dell'
Homeland Security hanno replicato di
non essere al corrente di minacce di attacco sul suolo americano, ma di
temere un attentato alle installazioni petrolifere saudite, «
ciò
che può far salire i prezzi della benzina in USA». Insomma
un attacco nel Golfo.
Newsweek si domanda, in conclusione, se non sia in serbo una
«
october surprise»: cioè uno di quegli eventi
(di solito prefabbricati) che per tradizione governi americani innescano
prima di elezioni dubbie, per guadagnare favore. C'è un altro indizio
possibile. Il 20 ottobre scorso Karl Rove - il grande mago delle campagne
di propaganda di Bush - in un discorso elettorale ripreso dalla rete C-Span,
ha avuto un lapsus mentre rievocava l'11 settembre: «
Siamo stati
attaccati il novembre… il settembre» (3). Si è
corretto: ma si può fare un lapsus sulla storica data impressa
a fuoco nella mente di ogni abitante della Terra? E nota ad ogni americano
come «
September eleven»? Pensate se un politico italiano,
nell'evocare la data della «
liberazione», dicesse
«
il 25 marzo» anziché «
il 25 aprile»!
Vi pare possibile? Ma forse, dopotutto, è solo un lapsus. E il
Caporale H è solo una provocazione falsa. Ma riteniamo nostro dovere
dare queste incerte notizie nella vaga speranza che, se diffuse in anticipo,
possano scongiurare l'evento. Poi, non sarà più possibile:
le TV saranno piene di Magdi Allam.
Note
1) Jim Krane, «Iran criticizes US-led nuke exercise»,
Associated Press, 29 ottobre 2006. L'Iran ha protestato infatti per la
strana esercitazione, definendola «avventurista»,
in un braccio di mare da cui passa il 20 % del traffico petrolifero globale.
«Seguiamo i movimenti con molta attenzione», ha detto
il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che la
risposta dell'Iran sarà «razionale e saggia».
2) Mark Hosenball, «Al Qaeda: plan for an october surprise?»,
Newsweek, 6 novembre 2006.
3) Il video del lapsus è su YouTube.
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Zimbelli
di Israele |
Maurizio Blondet
11/11/2006 |
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Pochi giorni fa, caccia israeliani hanno minacciato truppe francesi dell'UNIFIL
in Libano, eseguendo la picchiata e probabilmente altre manovre preparatorie
all'attacco, come il lancio di contromisure anti-missile.
«
I nostri soldati sono stati a due secondi dallo sparare all'aereo,
sarebbe stata una catastrofe», ha detto il ministro della Difesa
Michele Alliot-Marie.
Parigi ha convocato l'ambasciatore giudeo Daniel Shek per una protesta
ufficiale; poi ha chiesto a Washington, lamentosamente, di far ragionare
gli israeliani. (1) La risposta di Shek è stata come al solito
arrogante: il sorvolo dei caccia sulle truppe «
non era aggressivo»,
ed è stato «
male interpretato». E le violazioni
continue dello spazio libanese proseguiranno, perché Israele «
sorveglia»
Hezbollah che «
si riarma». Naturalmente ogni esperto
militare sa cosa significa quell'attacco simulato («
deliberato»,
hanno detto gli ufficiali francesi): serve a testare le contromisure e
i radar del nemico e la sua prontezza di reazione, in vista di un attacco
reale.
Il messaggio è inequivocabile: voi europei siete nostri nemici,
e siete nelle nostre mani. La batosta elettorale di Bush non ha cambiato
nulla. Anzi, rende più probabile un nuovo attentato tipo 11 settembre,
«
arabo» e Made in Israel. Difatti, riecco apparire
dal nulla il nuovissimo, l'ennesimo cosiddetto audiomessaggio di Al Qaeda,
dove il sedicente numero due, Abu Ayyub al-Masri, vanta: «
L'esercito
di Al Qaeda ha 12 mila combattenti in Iraq, votati a morire per Dio».
Il personaggio sfida Bush a mantenere le truppe in Iraq, «
perché
non abbiamo ancora bevuto abbastanza del vostro sangue». Coincidenza
notevole di intenti: sia Bush sia la sua Al Qaeda (Made in Hollywood)
vogliono la stessa cosa, «
stay the corse», mantenere
la rotta. (2)
E come conferma bene, Al Qaeda, l'ultima sparata propagandistica di Bush
prima della catastrofe elettorale: chi vota democratico è complice
dei terroristi. Ecco la prova.
Altra singolare coincidenza, un tribunale inglese ha condannato a vita,
il 7 settembre, «
il superterrorista Dhiren Barot»,
un indù convertito all'Islam. Pianificava, ci assicurano «
attentati
terrificanti a Londra e a New York». Tutto è comprovato
- diciamo - da video in cui Barot ha ripreso la Borsa di New York, gli
immobili della banca Citigroup, alcune sinagoghe; e a Washington la sede
della Banca Mondiale e del Fondo Monetario. Inoltre un DVD, intitolato
«
foto delle vacanze», conterrebbe dettagli «
spaventosi»
e particolareggiati: si va dal progetto di far esplodere una limousine
carica di esplosivo al camion bomba. Un testo scritto di 37 pagine descrive
un piano di attentato «c
he è stato modificato 21 volte
tra il settembre 2001 e il febbraio 2003».
Non rabbrividite abbastanza? Allora sentite questa: Barot progettava
di far saltare tre stazioni ferroviarie di Londra, un paio di grandi alberghi,
il deragliamento del treno che porta ad Heathrow, un attentato con bomba
sporca nei tunnel del metrò sotto il Tamigi, in modo da inondarlo…
Barot ha scritto nei suoi quadernetti: «
Immaginate il caos che
seguirebbe a questa esplosione». (3) Sì, occorre immaginare.
Perché tutti questi attentati non sono avvenuti. Erano «
programmati»
per il 2001, ma non hanno avuto luogo. Come poteva farli del resto Barot?
I giudici dicono che aveva due complici, che saranno processati fra qualche
settimana. In tre, si può fare tutto quel lavoro? E come si volevano
procurare il materiale nucleare per la bomba sporca?
Insomma, qui ci sono solo le fantasie colpevoli di un giovanotto, divenute
prova, e strumento della strategia della tensione. Giusto per rinfrescare
un po' la stanca strategia delle tensione globale. Tutto questo può
preludere a qualcosa. Specie se si prende in considerazione un fatto:
pochi giorni prima delle elezioni americane, Israele aveva mandato il
messaggio: no, non attaccheremo l'Iran, il problema di un Iran nucleare
non è nostro, riguarda il mondo.
Adesso, dopo le elezioni, l'attacco israeliano è tornato d'attualità:
«
il viceministro della Difesa Efraim Sneh ha detto che Israele
deve essere pronto a prevenire il programma iraniano 'ad ogni costo',
e può essere costretto a lanciare un attacco militare preventivo
contro il programma nucleare iraniano: è la più chiara dichiarazione
in questo senso mai venuta da un alto responsabile israeliano»,
nota
Haaretz. (4) Se questo è il progetto, si deve pur
creare un caso, un attentato per giustificarlo almeno un pochino, almeno
agli occhi degli stupidi e dei prezzolati. Del resto, pochi giorni prima
delle elezioni, Bush ha confidato a Chirac che Israele «
doveva»
attaccare l'Iran e che, nel caso, «
lui avrebbe compreso».
Oggi, Bush ha un bisogno disperato di «
qualcosa».
Non tanto per i democratici (tutti zimbelli dell'AIPAC, sarebbero i primi
a «
comprendere»), ma perché infuria un'aria
di rivolta nel suo stesso partito repubblicano: perché ha licenziato
Rumsfeld solo «
dopo» il voto? Se l'avesse fatto prima,
forse poteva ancora salvare i deputati e i senatori repubblicani che sono
stati invece trombati. «
Hanno fatto questo [la cacciata di Rumsfeld]
per proteggere se stessi», ha detto uno di loro, anonimo, «ma
non potevano proteggere anche noi?». (5) Questa rivolta è
di malaugurio per Bush, perché può introdurre nel dibattito
la parola «
impeachment». Nancy Pelosi, la democratica,
ha escluso l'impeachment. Ma può formarsi una maggioranza a sorpresa,
coi repubblicani infuriati, per mettere il presidente in stato d'accusa.
Ciò aprirebbe il vaso di Pandora dell'11 settembre.
Il senatore repubblicano Lincoln Chafee, che ha perso il seggio del Rhode
Island - effetto crudele: è stato il solo repubblicano a votare
contro l'aggressione all'Iraq - ha annunciato che lascerà il partito.
(6) La rivolta potrebbe espandersi nelle file dei perdenti, per nulla
rassegnati a pagare il prezzo degli errori della Casa Bianca. Al fondo
di questa rivolta, può esserci, per Bush, Cheney e Rumsfeld, anche
il patibolo. Cosa non si farebbe per evitare la forca, soprattutto quando
si ha ancora in mano un sostanziale potere, e fino al 2008? Questo è
il pericolo imminente: il colpo della belva ferita.
Anche Israele ha buoni motivi perché qualcosa succeda: il massacro
di Beith Hanun ha suscitato proteste corali, perfino in D'Alema, e richieste
di mettere una forza d'interposizione tra gli aguzzini e le loro vittime
a Gaza (116 bambini ammazzati, dice l'ONU): sarebbe se non la fine, un
ostacolo al progetto di pulizia etnica attraverso le stragi, così
lucidamente stilato da Sharon. Deve proprio intervenire Al Qaeda. E' urgente.
E noi? Finchè l'Europa non dirà la verità su Al Qaeda
e l'11 settembre, sarà lo zimbello di Giuda. E il suo complice.
Note
1) «12 israeli jets violate Lebanese airspace as Paris seethes
over mock attacks», Daily star, 10 novembre 2006.
2) Nadia Abu el-Magd, «New Al Qaeda tape says 12,000 activated»,
Associated Press, 10 novembre 2006.
3) J.P. Langellier, «L'homme qui voulait noyer le tube»,
Le Monde, 10 novembre 2006.
4) Amy Teibel, «Strike on Iran possible», Associated
Press, 10 novembre 2006.
5) Patrick O'Connor, «GOP furious on timing of Rumsfeld resignation»,
The Hill News, 9 novembre 2006.
6) «R.I. senator may leave republican party», PeoplePc.online,
9 novembre 2006.
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MADAME
MI5: L’INTELLIGENCE BRITANNICA OCCUPATA A CREARE EVENTI
TERRORISTICI |
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Madame Eliza Manningham-Buller, direttore generale del MI5, vuole che
i britannici abbiano paura.
"
Vi sono fino a 30 presunti complotti terroristici con 'vittime
su vasta scala' in funzione in Gran Bretagna, come pure centinaia di giovani
musulmani britannici su un cammino di radicalizzazione", riferisce
l'Independent. "
Descrivendo le dimensioni del problema terroristico
nazionale, ha detto che il MI5 e la polizia sono venuti alle prese con
200 gruppi o reti ammontanti a più di 1.600 individui identificati
nel Regno Unito che erano 'impegnati attivamente nell'ordire o nell'agevolare
atti di terrorismo'", non importa che tali atti di terrorismo
raramente si realizzino, solitamente invece di essere sputacchiati fuori
con asserzioni assurde su bombe liquide ed altri complotti fantastici
stroncati sul nascere, o come ci si aspetta che crediamo, vale a dire
dopo che sospendiamo i criteri di credibilità, ancora per l'infinitesima
volta.
In aggiunta alla credibilità liofilizzata, la Manningham-Buller
ci vorrebbe anche curvi per amnesia.
Un po' di attività investigativa su Google da dei risultati imbarazzanti
per la profondità e l'ampiezza del coinvolgimento britannico nel
terrorismo. Ad esempio, come ora è chiaro, la cosiddetta Guerra
Sporca in Irlanda del Nord è stata una faccenda del MI5, con i
britannici che sono giunti fino al punto di procurare"
equipaggiamento
all'infrarosso che è stato utilizzato per fornire all'IRA tecnologia
avanzata per la detonazione di bombe", secondo il Sunday Herald..
Secondo "
un ex soldato che era entrato a far parte dell'ala estremista
dell'IRA su richiesta dei servizi segreti dell'esercito" , erano
nell'impresa sia il MI5 che l'FBI, ha riportato nel 2002 il Guardian.
Ancora, secondo Neil Mackay, redattore capo interni del Sunday Herald,
risulta pure che alcuni dei membri più violenti e temuti dell'IRA
erano di fatto dei membri delle forze speciali britanniche, incluso John
Joe Magee, annunciato come il "
torturatore in capo"
dell'IRA.
In contrasto ai commenti della Manningham-Buller, ovviamente intesi ad
ingannare gli ingenui nell'accettazione di maggiore ingerenza da stato
di polizia, vi è il fatto riportato che i servizi segreti britannici
sistemarono in un rifugio Abu Qatada—il "
presunto capo
spirituale della rete terroristica al Qaeda", "il braccio destro
di Osama bin Laden in Europa" e "
ritenuto da diversi
paesi europei essere un personaggio centrale del terrorismo internazionale”—,
un'affermazione a quanto pare confermata dai servizi segreti francesi,
secondo il Guardian. Invece di consegnare Qatada alla giustizia, "
i
servizi di sicurezza britannici gli offrirono l'opportunità di
fuggire in Afghanistan", riportò altrove il Guardian.
Infatti, se dobbiamo credere ad un resoconto pubblicato dal
Times
Online, Qatada "
è stato scoperto come doppio agente
operante per il MI5".
In aggiunta, l'intelligence britannica ha allevato al-Muhajiroun, che
è detto essere una filiale di reclutamento per al Qaeda a Londra,
uscita fuori dalla moschea di Finsbury e gestita da Abu Hamza al-Masri,
ora in prigione. Secondo l'esperto di intelligenceJohn Loftus, Haroon
Rashid Aswat, il braccio destro di Abu Hamza al-Masri, "
è
ritenuto essere la mente di tutti gli attentati a Londra". Aswat
aveva legami con i servizi segreti britannici e mentre "
l'intera
polizia britannica lo sta cercando . . . un'ala del governo britannico,
il MI6 o Sevizio Segreto britannico, lo nasconde".
Ma, secondo due esperti di intelligence francesi, è peggio, molto
peggio. "
L'intelligence britannica ha pagato grandi somme di
denaro ad una cellula di al Qaeda in Libia per un fallito tentativo di
assassinare il colonnello Gheddafi nel 1996 e ha ostacolato gli iniziali
tentativi di portare davanti alla giustizia Osama bin Laden",
ha riferito il London Observer nel novembre del 2002. "
La più
recente denuncia è del coinvolgimento del MI6 con il terribile
Gruppo Combattente Islamico in Libia, che è collegato ad uno dei
fidati luogotenenti di bin Laden".
A causa "
dell'assoluta dimensione di quello che il MI5 si trova
di fronte, il problema" di prevenire il terrorismo "
è
scoraggiante", ha raccontato la Manningham-Buller al dipartimento
di Storia Britannica contemporanea al
Queen Mary College di Londra.
O, piuttosto, considerando quanto sopra, a causa della assoluta dimensione
di quello che MI5, MI6, CIA, FBI, e Mossad hanno creato in collaborazione,
il problema di prevenire "
30 presunti complotti terroristici
con 'vittime su vasta scala" sarà scoraggiante a meno
che il popolo britannico non acconsenta a vivere in uno stato di polizia.