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IRAN:
CRONOLOGIA DELLA DISINFORMAZIONE
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Gary
Leupp è professore di Storia alla Tufts University
e professore aggiunto di Religione Comparata. E' l'autore di Servi,
Shophands e operai nelle città del Giappone ai tempi della
dinastia dei Tokugawa, I colori dell'uomo: l'Evoluzione dell'omosessualità
nel Giappone dei Tokugawa, Intimità interrazziale in Giappone:
uomini occidentali e donne giapponesi, 1543-1900. Ha inoltre
dato il suo contributo alla cruda cronaca dei conflitti in Iraq,
Afghanistan e Yugoslavia fatta da CounterPunch
in Crociate Imperiali. |
Programma di armi nucleari, legami con
Al-Qaeda, sostegno all'
Esercito
del Mahdi, simbologia religiosa, cattura di ostaggi, rifornimento
di EFP, piani di genocidio, etc.
Recentemente, Larisa Alexandrovna ha scritto un eccellente articolo che
presenta una descrizione dettagliata del progetto neoconservatore, da
attuarsi entro sei anni, di usare il potere degli Stati Uniti per attaccare
e produrre un cambiamento di regime in Iran. Dopo il pezzo compare una
cronologia che comprende le dichiarazioni chiave dell'amministrazione
Bush sull'Iran, le "
notizie" di cronaca e gli scritti
neoconservatori che appoggiano gli sforzi di diffamare l'Iran, e le buffonate
di personaggi come l'ex membro del Congresso Curt Weldon, il fornitore
d'armi nell'affare Iran-Contra Manucher Ghorbanifar, e Larry Franklin,
spia per conto di Israele, che hanno lavorato per facilitare quell'attacco.
Ho usato l'articolo come base di partenza per questa cronologia, più
elaborata (anche se sicuramente incompleta ed imperfetta).
2002
Il 29 gennaio 2002, il Presidente Bush pronunciò il suo Discorso
sullo Stato dell'Unione, introducendo l'espressione, ora nota, "Asse
del Male", ideata da David Frum, autore del discorso ed amico
di Richard Perle (Frum tiene attualmente una rubrica sulla rivista di
estrema destra National Review, dove dichiara tra le altre cose che
l'Iran appoggia i gruppi iracheni sunniti legati ad al Qaeda). Naturalmente
l'Iran è stato incluso in quell'"asse", accanto
all'Iraq di Saddam e alla Corea del Nord. La sciatteria concettuale
della frase imbarazzò i leader mondiali, mentre il bizzarro collegamento
tra regimi così diversi fra loro allarmò la cultura tradizionale.
Ma, per essere data in pasto alle masse, la frase ha messo insieme in
modo pienamente riuscito obiettivi disparati, ed ha vagamente associato
l'Iran con il Male, rappresentato dagli attacchi dell'11 settembre.
Il 14 agosto, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (guidato
dal movimento dissidente iraniano armato Mujahedin-E-Khalq
o MEK) tenne una conferenza stampa a Washington D.C. annunciando che
l'Iran stava costruendo un impianto nucleare segreto nei pressi della
città di Natanz. Il MEK era stato a lungo incluso nella lista
delle organizzazioni "terroriste" dal Dipartimento
di Stato (e lo è ancora), ed era stato protetto dal regime di
Saddam Hussein fin dagli anni '80, benché disarmato dalle forze
armate statunitensi in seguito all'invasione dell'Iraq. Ma l'amministrazione
Bush sfruttò prontamente la notizia (mentre Cheney e i neoconservatori
facevano pressioni per un riesame della posizione del MEK). Nel febbraio
2003 l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ispezionò
il sito di Natanz, trovando delle macchine centrifugatrici. L'Iran dichiarò
che l'impianto faceva parte di un programma di energia nucleare per
scopi civili.
L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) criticò
l'Iran per aver tenuto segreto questo ed altri impianti nucleari e pretese
che l'Iran si sottoponesse a rigorose ispezioni dei suoi siti nucleari.
In dicembre l'Iran sospese il suo programma di arricchimento dell'uranio
e autorizzò le succitate ispezioni, che a tutt'oggi non hanno
fornito prove dell'esistenza di un programma per la costruzione di armi
nucleari. Ma l'occultamento iraniano, in violazione delle regole dell'AIEA
(per nulla senza precedenti tra i firmatari del Trattato di Non Proliferazione,
come nel caso della Corea del Sud, stretto alleato degli Stati Uniti)
è stato presentato dall'amministrazione statunitense come una
prova virtuale dell'esistenza di un programma illegale per la costruzione
di armi nucleari.
2003
Nel gennaio 2003, secondo un servizio del New York Times pubblicato
nel 2006, Bush ed il Primo Ministro inglese Tony Blair "parlarono
di vari modi per provocare un confronto [con l'Iran], compreso un progetto
di dipingere un aereo di sorveglianza statunitense con i colori delle
Nazioni Unite, sperando di indurre il fuoco". In altre parole,
i due leader discussero la possibilità di provocare un attacco
che potesse essere rappresentato come un'aggressione da parte dell'Iran
contro la "comunità internazionale", allo
scopo di generare il sostegno pubblico ad un'operazione pianificata
di cambio di regime.
Da quel momento in poi la campagna di disinformazione si mise in moto
sul serio. In aprile il repubblicano della Pennsylvania Curt Weldon,
membro del Congresso e vicepresidente della Commissione Servizi Armati
e delle Commissioni per la Sicurezza Nazionale alla Camera, si incontrò
con un certo "Ali" a Parigi, il quale lo informò
che agenti iraniani avevano rubato dell'uranio arricchito all'Iraq prima
dell'invasione statunitense (anche Michael Ledeen, personaggio dello
scandalo Iran-Contra e propagandista neoconservatore del Weekly
Standard, fresco del suo lavoro con l'Ufficio Progetti Speciali
di Donald Feith, ha dispensato queste "informazioni").
Questo "Ali" è stato identificato nell'aprile
2005 da Laura Rozen e Jeet Heer, cronisti dell'American Prospect,
nella figura di Fereidoun Mahdavi, ex Ministro del Commercio nel governo
iraniano dello Scià e socio d'affari di Manucher Ghorbanifar
(Ghorbanifar e Ledeen sono stati vecchi amici e si sarebbero incontrati
a Roma nel dicembre 2001 con Larry Franklin ed Harold Rhode, funzionari
del Ministero della Difesa che conoscono la lingua farsi, e con dissidenti
iraniani per discutere il cambiamento di regime in Iran).
"Ali" disse anche a Weldon che dei terroristi appoggiati dagli
Iraniani stavano tramando di far precipitare un aereo di linea canadese
dirottato sulla centrale nucleare di Seabrook appena fuori Boston, e
che l'Iran stava nascondendo Osama bin Laden. Il membro del Congresso
ha spiegato tutto questo nel suo libro Countdown to Terror: The
Top-Secret Information that Could Prevent the Next Terrorist Attack
on America . . . and How the CIA Has Ignored It [Conto alla rovescia
per il terrore: le informazioni top secret che potrebbero evitare il
prossimo attacco terroristico all'America... e come la CIA le abbia
ignorate, ndt], pubblicato nel 2005. La CIA da parte sua ha intervistato
Mahdavi ed ha stabilito che lui, così come il suo amico Ghorbanifar,
è un bugiardo (comunque il libro di Weldon ha venduto bene a
quanto pare, ottenendo recensioni entusiastiche su amazon.com).
Nel maggio 2003, poco dopo le comunicazioni di Weldon e Ledeen, Ghorbanifar
iniziò a divulgare accuse, ad esempio che dei membri di al-Qaeda
avrebbero bombardato una zona riservata agli stranieri a Riyadh, in
Arabia Saudita, uccidendo 26 persone tra cui 9 statunitensi. Anonimi
funzionari statunitensi si affrettarono a dichiarare che gli agenti
si erano rifugiati in Iran, o che avevano preso ordini dall'Iran. Il
corrispondente della rete televisiva CBS News David Martin riferì
che tali funzionari "dicono di avere la prova che i bombardamenti
in Arabia Saudita ed altri attacchi ancora in preparazione sono stati
pianificati e diretti da agenti di primo livello di al Qaeda, che hanno
trovato un rifugio sicuro in Iran". Ecco dunque un altro presunto
collegamento tra Iran ed al Qaeda. A questo particolare è stato
dato relativamente poco risalto a suo tempo, ma può sempre tornare
a galla in futuro. (Tutto ciò è accaduto nello stesso
mese in cui l'Iran ha inviato per fax una lettera al Dipartimento di
Stato, tramite l'ambasciatore svizzero in Iran, offrendo "piena
trasparenza" sul suo programma di arricchimento nucleare,
misure collaborative per fronteggiare il terrorismo, cooperazione al
fine di costituire un Iraq stabilmente democratico, ed approvazione
di una soluzione a due stati per il conflitto israelo-palestinese. L'offerta,
accettata dal Dipartimento di Stato, venne respinta senza esitazioni
dall'ufficio di Cheney ed è stata resa pubblica solo l'anno scorso
da Lawrence Wilkerson, ex capo dello staff di Colin Powell).
Il 26 agosto, l'AIEA riferì di aver trovato particelle di uranio
altamente arricchito a Natanz. L'Iran sostenne che le particelle erano
arrivate con le centrifughe importate, spiegazione che più tardi
è stata confermata dall'AIEA. L'esistenza delle particelle non
rafforzò certo la tesi che l'Iran avesse un programma nucleare
militare, ma venne usata per suscitare apprensione su quella possibilità.
2004
Nei primi mesi del 2004, il religioso sciita Muqtada al-Sadr ed il suo
Esercito del Mahdi erano emersi come la minaccia più
grande all'occupazione statunitense a Baghdad e nella parte meridionale
dell'Iraq. Giornalisti di destra e neoconservatori vicini al governo
asserivano sempre più insistentemente che al-Sadr stesse lavorando
a stretto contatto con Tehran. In aprile, Rowan Scarborough citando
"fonti militari" scrisse sul Washington Times, di
proprietà della Chiesa dell'Unificazione, che al-Sadr "lo
stanno aiutando direttamente la Guardia Rivoluzionaria dell'Iran e Hezbollah,
gruppo terroristico creato in Iran con base in Libano". I
redattori del Wall Street Journal dichiararono che "l'Esercito
del Mahdi è finanziato ed addestrato quasi certamente dagli Iraniani",
aggiungendo "E' possibile che le Guardie Rivoluzionarie stiano
fomentando parte dell'attuale tensione". Il New York Times,
citando "funzionari del Pentagono" riferì la stessa
cosa, anche se il cronista del Times James Risen ammise che
"alcuni funzionari dei servizi segreti ritengono che il Pentagono
fosse ansioso di collegare Hezbollah alla violenza in Iraq, di collegare
ancora più strettamente il regime iraniano al terrorismo antiamericano".
I critici fecero notare che i mullah iraniani di fatto erano più
vicini ai leader dei partiti SCIRI e Dawa, che lavoravano con le forze
di occupazione, piuttosto che ad al-Sadr, la cui solidarietà
religiosa sciita con l'Iran è condizionata dal nazionalismo iracheno
e dal panarabismo.
Il tanto atteso rapporto della Commissione sull'11 Settembre venne diffuso
in giugno. Il rapporto asseriva che "l'Iran non ha legami di
vecchia data con al-Qaeda" ma faceva varie affermazioni sulla cooperazione
tra i due. Collegava l'Iran all'ala saudita di Hezbollah, che aveva
compiuto l'attacco del 2006 al complesso residenziale delle Torri Khobar
a Dharan, Arabia Saudita, in cui erano rimasti uccisi 19 cittadini statunitensi,
aggiungendo che "ci sono inoltre segnali che indicano che al Qaeda
vi ha avuto un ruolo, finora sconosciuto".
"Negli ultimi mesi del 1991 o del 1992", secondo
il rapporto, "vi furono discussioni in Sudan tra agenti di
al Qaeda ed agenti iraniani, che portarono ad un accordo informale di
cooperazione nel fornire un sostegno – anche se solo per quanto
riguardava l'addestramento – ad azioni compiute principalmente
contro Israele e gli Stati Uniti. Poco tempo dopo, degli agenti ed addestratori
di alto livello di al Qaeda si sono recati in Iran per ricevere un addestramento
nell'uso degli esplosivi. . . La relazione tra al Qaeda ed Iran dimostrava
che le divisioni fra Sunniti e Sciiti non ponevano necessariamente una
barriera insormontabile alla cooperazione in operazioni di tipo terroristico".
Il rapporto sosteneva, senza provarlo, che ci fossero "forti
indizi del fatto che spesso elementi dei governi pachistano e iraniano
hanno chiuso un occhio" sul transito attraverso i loro paesi
di membri di al Qaeda prima degli attacchi dell'11 settembre
2001. Citava "detenuti politici" descrivendo "la
compiacenza che i funzionari iraniani dimostravano nel facilitare il
viaggio attraverso l'Iran di membri di al Qaeda, nel loro viaggio da
e per l'Afghanistan. Ad esempio, alle guardie di confine iraniane sarebbe
stato detto di non apporre i timbri di controllo sui passaporti di questi
viaggiatori. Tali accordi erano particolarmente vantaggiosi per i membri
sauditi di al Qaeda. . . In breve, ci sono prove schiaccianti che l'Iran
agevolava il transito di membri di al Qaeda in entrata ed in uscita
dall'Afghanistan prima dell'11 settembre, e che alcuni di questi fossero
i futuri dirottatori dell'11 settembre". Ma le prove della
"compiacenza" iraniana nel favorire ben noti agenti
di al Qaeda sembrano qui molto scarse; l'Iran entrò
quasi in guerra con l'Afghanistan, che ospita al Qaeda, nel
1999. Il rapporto dichiara: "Non abbiamo trovato prove del
fatto che l'Iran. . . .fosse al corrente dei piani riguardanti ciò
che poi divenne l'attacco dell'11 settembre".
Il rapporto indicava che alcuni membri di al Qaeda si erano
rifugiati in Iran. Le autorità iraniane replicarono che gli unici
agenti conosciuti di al Qaeda in Iran erano in prigione in
attesa di giudizio. Seri esperti di intelligence dubitarono del fatto
che al Quaeda, ferocemente anti sciita, avesse ricevuto un
qualsiasi aiuto dal governo iraniano, ed rimarcarono la cooperazione
tra Iran e Stati Uniti in occasione del rovesciamento del regime talebano
in Afghanistan. Ma ogni sforzo di collegare al-Qaeda all'Iran fa riferimento
a questo rapporto.
Nell'agosto 2004, la CBS News rese noto che l'FBI stava investigando
sulla presenza di una spia per conto di Israele all'interno del Ministero
della Difesa, alle dipendenze di Donald Feith. La spia, che più
tardi si rivelò essere Larry Franklin, aveva passato informazioni
segrete riguardanti l'Iran a funzionari di alto livello dell'American
Israel Political Action Committee (AIPAC) (nel gennaio 2006 Franklin
è stato dichiarato colpevole di passare informazioni segrete
all'AIPAC, ed è stato condannato a 12 anni di carcere). Come
già scritto più sopra, Franklin nel dicembre 2001 si era
incontrato con Ledeen, Rhodes e Ghorbanifar a Roma, per discutere il
cambio di regime in Iran. Il suo arresto può aver ostacolato
gli sforzi dei neoconservatori, concertati con gli amici israeliani,
di architettare un attacco all'Iran.
In questo contesto il Presidente Bush, intervistato da Bill O'Reilly
su Fox News, il 27 settembre 2004 ha dichiarato che non avrebbe
mai permesso che l'Iran acquistasse armi nucleari e che "tutte
le opzioni sono in discussione".
2005
Seguendo quell'osservazione, nel gennaio 2005 potenti falchi
nella Camera dei Rappresentanti hanno sponsorizzato l'"Iran
Freedom Support Act" appoggiando "un passaggio alla
democrazia in Iran". Una versione simile è stata presentata
al Senato ed il progetto di legge congiunto è stato approvato
nel settembre 2006 (ironia della sorte, Richard Armitage, Vicesegretario
di Stato ed assistente chiave di Colin Powell, aveva fatto riferimento
all'Iran, nel febbraio 2003, come ad una democrazia, basandosi sul fatto
che il paese tiene elezioni competitive. I neoconservatori l'avevano
criticato per quell'osservazione, anche se ufficialmente il Dipartimento
di Stato la appoggiò).
Il 20 gennaio il Vicepresidente Cheney dichiarò che l'Iran era
"proprio in cima alla lista" dei "punti
caldi" mondiali, aggiungendo: "dato il fatto che
l'Iran ha una politica stabilita per cui il loro obiettivo è
la distruzione di Israele, gli Israeliani possono ben decidere di agire
per primi, lasciando che sia poi il resto del mondo a preoccuparsi di
rimettere in ordine il pasticcio diplomatico". In questo caso
l'amministrazione Bush stava collegando direttamente il supposto programma
nucleare militare iraniano con la sopravvivenza di Israele – una
significativa escalation della retorica.
Gli Iraniani, sosteneva Cheney, "stanno già seduti su
un gran mucchio di petrolio e gas. Nessuno può immaginare perché
abbiano bisogno anche del nucleare per produrre energia".
Questa è un'affermazione notevolmente disonesta, dato che è
stata fatta da un uomo che era stato funzionario nell'amministrazione
Ford, che di fatto negli anni '70 aveva incoraggiato lo Scià
iraniano a sviluppare un programma nucleare pacifico. Plausibilmente
gli Iraniani possono ribattere che le loro riserve di combustibile fossile
sono limitate, e che sono più preziose come fonte di scambio
con l'estero piuttosto che per uso interno, mentre l'energia nucleare
è più pulita. Ma l'argomentazione che l'Iran possa stare
costruendo reattori ed arricchendo il plutonio solo per scopi militari
è utile nella sua pura semplicità.
Il 24 giugno il sindaco di Tehran, Mahmoud Ahmadinejad, è stato
eletto presidente dell'Iran. I principali media divulgarono immediatamente
svariate accuse contro di lui, compresa l'affermazione che fosse profondamente
implicato nella Crisi degli Ostaggi avvenuta nel 1979-81 tra Iran e
Stati Uniti. Il Washington Times citò le parole di uno
degli ex ostaggi, il Colonnello Charles Scott (che all'epoca aveva 73
anni) affermando: "Era uno dei due o tre capi più importanti;
il nuovo presidente dell'Iran è un terrorista". Il
MEK produsse una foto risalente al 1979 di un giovane somigliante ad
Ahmadinejad, in compagnia di un ostaggio americano all'ambasciata degli
Stati Uniti, che fu subito pubblicata da agenzie di stampa come AP,
Reuters ed AFP di fianco ai servizi giornalistici sulle elezioni iraniane.
Fonti iraniane identificarono il ragazzo come un certo Taghi Mohammadi,
mentre il Los Angeles Times citò un "funzionario
statunitense che ha familiarità con le indagini sul ruolo di
Ahmadinejad" dicendo che gli esperti avevano riscontrato "gravi
discrepanze" tra la persona nella foto e le immagini di Ahmadinejad,
tra cui delle differenze nella struttura facciale e nell'altezza. Ancora
una volta, il Dipartimento di Stato non ha rilasciato dichiarazioni
ufficiali che contestassero l'affermazione fatta da Scott e da vari
altri ex ostaggi.
Un'altra probabile informazione falsa venne resa nota alla metà
di luglio, quando (anonimi) funzionari di alto livello dei Servizi Segreti
statunitensi convocarono i dirigenti dell'AIEA in cima ad un grattacielo
di Vienna. Là essi mostrarono del materiale scaricato a quanto
pare da un computer portatile iraniano rubato, che svelava un tentativo
prolungato da parte degli Iraniani di progettare una testata nucleare.
L'AIEA non era convinta; "Le informazioni non sembrano convincenti,
non sembrano rappresentare la 'prova inconfutabile'", disse
a novembre una persona al servizio della Reuters. "Da allora
nessuno ha incrementato questi dati, e noi non siamo nella posizione
di sapere se i dati provenissero davvero dagli Iraniani".
Ma la storia fu ampiamente trattata sulla stampa statunitense.
Il 23 agosto, il Subcommittee on Intelligence Policy [Sottocommissione
per la Politica dei Servizi Segreti, ndt] della House Permanent
Select Committee on Intelligence [Commissione Permanente Scelta
della Camera sui Servizi segreti, ndt] pubblicò un rapporto che
descrive il programma nucleare iraniano come una minaccia strategica
per gli Stati Uniti. Con una rara mossa, l'AIEA denunciò il rapporto
in una lettera del 13 settembre al presidente della commissione Peter
Hoekstra (repubblicano, del Michigan). Il rapporto, ha dichiarato l'AIEA,
conteneva "informazioni erronee, fuorvianti ed infondate".
In particolare l'AIEA ha negato l'affermazione che l'Iran stesse arricchendo
l'uranio a livello di armi. In particolare l’AIEA ha negato l’affermazione
che l’Iran stesse arricchendo l’uranio a livello di armi.
In settembre, dopo mesi di pressione da parte dell'ambasciatore statunitense
alle Nazioni Unite Bolton, l'AIEA pubblicò un rapporto sull'Iran,
dichiarandolo "non in conformità" al Trattato
di Non-Proliferazione. Il rapporto affermava che "la storia
dell'occultamento di attività nucleari in Iran" e "la
conseguente mancanza di fiducia nel fatto che il suo programma nucleare
abbia scopi esclusivamente pacifici, hanno dato adito a domande che
rientrano nella sfera di competenza del Consiglio di Sicurezza".
Di fatto la dichiarazione incontrò l'opposizione di 13 dei 35
paesi votanti (tra questi anche alcuni fra i protagonisti principali
della scena internazionale come Russia, Cina, Pakistan, Brasile, Messico,
Nigeria, Venezuela e Sudafrica), ma venne appoggiata dai rappresentanti
dei paesi NATO che votarono in blocco. Ciò permise alla Corte
Suprema della Nazioni Unite di deliberare la risoluzione 1737 che, sebbene
affermi il diritto da parte dei paesi firmatari il trattato di Non-Proliferazione
"di sviluppare la ricerca, la produzione e l'uso dell'energia
nucleare per scopi pacifici senza discriminazione", in modo
del tutto contraddittorio stabilisce che "l'Iran dovrà
sospendere senza ulteriore indugio… ogni attività legata
all'arricchimento e alla rigenerazione dell'uranio". In questo
caso l'intenzione degli Stati Uniti era di far adottare al Consiglio
di Sicurezza una risoluzione che condannasse il programma nucleare dell'Iran
e imponesse delle sanzioni. Di fatto lo scopo venne raggiunto il 31
luglio 2006.
In ottobre, a Londra, l'ambasciatore britannico in Iraq Wiiliam Patey
riferì ai giornalisti che l'Iran si era dotato di tecnologie
atte ad uccidere le truppe britanniche di stanza a Bassora. Non esisteva
nessuna prova concreta del coinvolgimento del governo iraniano, ma l'accusa
che le forze della coalizione rischiassero la vita a causa dei "proiettili
ad alta penetrazione" EFP [un tempo noti come proiettili autoforgianti,
ndt], fabbricati in Iran, era stata fatta riecheggiare dall'amministrazione
Bush nelle settimane precedenti.
Il 26 ottobre Ahmadinejad tenne un discorso in cui, citando l'Ayatollah
Khomenei (morto nel 1989), disse: "l'occupazione di Gerusalemme
verrà cancellata dalla storia". Ahmadinejad utilizzò
la citazione in un discorso in cui faceva notare che, come l'invasione
sovietica dell'Afghanistan, la stessa Unione Sovietica e il regime di
Saddam Hussein, si erano tutti conclusi, così si sarebbe conclusa
anche l'occupazione di una delle più sante città islamiche.
Tale affermazione è stata più volte erroneamente riportata
e negli Stati Uniti e nella stampa di tutto il mondo come una dichiarazione
da parte del governo di Teheran di voler "cancellare Israele
dalle carte geografiche". Uno scrittore iraniano ha definito
il tutto come il "gossip del secolo". Sicuramente
l'episodio riveste un ruolo centrale nell'intero programma di disinformazione.
2006
Nel maggio 2006, Laura Rozen scrisse nel Los Angeles Times
che l'Ufficio Piani Speciali si era reincarnato al Pentagono nell'"Ufficio
per gli Affari Iraniani", ancora una volta sotto il controllo
di Abram Shulsky e tenendo come unica portavoce Elizabeth Cheney, vice
Segretario di Stato e figlia del vice Presidente. Nello stesso mese
il quotidiano canadese National Post pubblicò un articolo in
cui asseriva che il Parlamento iraniano aveva approvato una legge che
stabiliva "codici di abbigliamento diversi per le minoranze
religiose (come cristiani, ebrei e, zoroastriani), che dovranno adottare
simboli di colore diverso per rendersi identificabili in pubblico. I
nuovi simboli permetteranno ai musulmani di riconoscere facilmente i
non-musulmani in modo da evitare di stringere loro la mano erroneamente
così da diventare najis (impuri)". L'articolo apparve
accanto a una foto del 1935 di un uomo d'affari ebreo in Germania con
il simbolo della stella di David cucito sul cappotto, come richiesto
all'epoca dalla legge nazista. L'autore dell'articolo è Amir
Taheri, americano di origini persiane, capo redattore dal 1972 al 1979
del quotidiano iraniano Kayhan (strumento di propaganda dalla
dittatura degli Scià), collaboratore del National Review
e portavoce ben retribuito della bellicista e neoconservatrice Benador
Associates.
L'articolo venne raccolto dalla Stampa Unita Internazionale,
riprodotto nel New York Post di Rupert Murdoch, nel Jerusalem
Post e altrove, e presentato come corrispondente alla verità
da parte del portavoce del Dipartimento di Stato statunitense Sean McCormack.
"E' una cosa spregevole", ha dichiarato McCormack,
equiparando l'Iran "alla Germania di Hitler". "Tutto
ciò rievoca l'olocausto" ha ribadito il rabbino Marvin
Hier, decano del Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles. "L'Iran
si sta avvicinando sempre più all'ideologia nazista".
Tuttavia l'articolo venne presentato come una burla sia dall'ambasciatore
iraniano in Canada sia, tra gli altri, dal deputato ebreo appartenente
al Parlamento Iraniano, e ritrattato dal National Post il giorno dopo
la sua pubblicazione.
(In luglio, dopo una serie di dibattiti con l'amministrazione Bush-Cheney,
Israele invase nuovamente il Libano). Il giornalista investigativo Seymour
Hersh riferì che "la Casa Bianca si stava preparando
per strappare ad Hezbollah i suoi missili poiché, nel caso di
un'azione militare contro gli impianti nucleari iraniani, doveva sbarazzarsi
delle armi che Hezbollah avrebbe potuto usare in una potenziale rappresaglia
contro Israele". Un ex ufficiale dei servizi segreti raccontò
ad Hersh di aver detto ad Israele, "Ragazzi, statemi a sentire,
se proprio dovete andare, noi vi seguiremo senza riserve. Ma riteniamo
che ciò debba essere fatto al più presto perché,
più voi continuate ad indugiare, meno tempo avremo per valutare
la situazione e predisporre un piano per l'Iran prima che Bush esca
dal suo ufficio". L'invasione, seguita dalla ritirata nel
mese successivo, non raggiunse l'obiettivo sperato anzi rafforzò,
dal punto di vista politico, il sostegno dato dall'Iran ad Hezbollah.
Il 6 agosto, il Sunday Times of London di Murdoch riferì
che l'Iran aveva complottato per ottenere ingenti quantità di
uranio dal Congo. Tuttavia Raw Story citò una fonte vicina all'AIEA
che descriveva l'articolo come "altamente inverosimile"
e "non ben documentato". (Lo stesso rapporto pubblicato
da Raw Story faceva notare come Abram Shulsky fornisse regolarmente
a Cheney istruzioni sull'Iran, suggerendo una connessione tra l'articolo
del Times e l'apparato neoconservatore di Washington).
I sostenitori israeliani di un attacco statunitense contro l'Iran stavano
diventando sempre più impazienti e così diedero libero
sfogo alla retorica accusando l'Iran di pianificare ciò che Hitler
non era riuscito a portare a termine, vale a dire lo sterminio del popolo
ebraico. (In effetti ci sono almeno 25000 ebrei iraniani le cui radici
risalgono a 2500 anni fa, ma un solo deputato ebreo nel Parlamento Iraniano).
In dicembre, l'ex ministro israeliano e leader del Likud Benjamin Netanyahu
riunì in un meeting, tenutosi in Israele, 70 diplomatici stranieri
in modo da far loro pressione per portare sostegno a Israele nel suo
tentativo di fermare il programma nucleare iraniano. Secondo un articolo
pubblicato nel giornale israeliano Ha'Aretz "l'incontro
rappresenta il passo iniziale di una campagna internazionale di pubbliche
relazioni. Includerà la proposta di presentare una denuncia alla
Corte di Giustizia Internazionale contro il presidente iraniano Mahmoud
Ahmadinejad per crimini di guerra, e verranno rese note le sue intenzioni
di commettere un genocidio".
Netanyahu asserì: "Nel 1938 Hitler non disse di voler
sterminare gli Ebrei, Ahmadinejad invece sta dicendo chiaramente che
questa è la sua intenzione e noi ce ne stiamo con le mani in
mano. Almeno consideratelo un crimine contro l'umanità. Dobbiamo
far vedere al mondo che si tratta di un piano di sterminio".
John Bolton, ambasciatore uscente per gli Stati Uniti alle Nazioni Unite,
ha fatto appello alla Corte Internazionale di Giustizia per far accusare
Ahmadinejad di "esortazione al genocidio". "E'
tempo di agire" ha detto Bolton, parlando ad una conferenza
dei rappresentanti delle più importanti organizzazioni ebraiche
americane riunitesi in un simposio. "Siamo stati chiaramente
avvisati di quali siano le sue intenzioni". Ovviamente si
tratta del più grandioso esempio di disinformazione inflitta
al pubblico fino ad oggi, insieme all'immagine scioccante del fungo
atomico su New York usata per indurre gli Americani ad accettare la
guerra in Iraq.
Il 6 dicembre il Gruppo di Studio sull'Iraq (la Commissione Baker-Hamilton)
raccomandò al Presidente di iniziare un graduale ritiro dall'Iraq
e di consultare i paesi confinanti, incluso l'Iran, per dare stabilità
al paese. Verso la fine di dicembre diversi Iraniani, tra cui anche
due invitati dal vice Presidente iracheno Jalal Talabani, vennero arrestati
a forza dalle truppe statunitensi, suscitando numerose critiche anche
da parte dello stesso regime-fantoccio iracheno. Gli Stati Uniti accusavano
i detenuti di essere coinvolti in attacchi contro le truppe statunitensi
o della coalizione. A fine anno, l'enfasi propria del vasto programma
di disinformazione subì un leggero spostamento dalle attività
nucleari dell'Iran al suo coinvolgimento nella morte dei soldati americani.
2007
Il 10 gennaio, nell'attesissima risposta alle raccomandazioni della
commissione, Bush ha annunciato che anzi avrebbe intensificato il conflitto,
e adottato un atteggiamento ancora più aggressivo nei confronti
dell'Iran. Egli ha dichiarato (senza avere alcuna prova) che la Repubblica
Islamica si stava munendo di materiale di supporto per sferrare degli
attacchi contro le truppe americane, permettendo ai terroristi e ai
ribelli di sfruttare il proprio territorio per "entrare e uscire
indisturbati dall'Iraq". "Porremo fine agli attacchi
diretti contro i nostri convogli militari", ha tuonato, "e
interromperemo il flusso di aiuti all'Iran…scoveremo e distruggeremo
le reti che forniscono armi sofisticate ed addestrano i nostri nemici
in Iraq".
L'11 gennaio le truppe guidate dagli Stati Uniti hanno occupato nella
città curda di Irbil un edificio che sia i funzionari iraniani
sia quelli iracheni considerano alla stregua di un consolato (vi si
trova appesa la bandiera dell'Iran), catturando 6 Iraniani. Il generale
Peter Pace, presidente dell'Unione dei Capi di Stato Maggiore ha dichiarato:
"Credo possa servire da lezione il fatto che i raid condotti
nelle ultime due settimane contro quei gruppi che forniscono questo
tipo di armi abbiano portato all'arresto di Iraniani. E' pertanto evidente
che gli Iraniani sono coinvolti nel rifornimento di armi".
In realtà la cosa non è affatto così chiara ed
infatti il discorso che era stato programmato per fornire dettagli in
merito è stato posticipato di 3 settimane, poiché il governo
si è reso conto che andava a cozzare contro un problema di credibilità.
Un non ben noto funzionario del governo ha detto: "In passato,
se il governo americano se ne fosse uscito dicendo 'abbiamo in mano
queste prove, questo è quanto pensiamo', la gente assennata gli
avrebbe creduto senza battere ciglio. Questo non accadrà mai
più". Tuttavia il 12 febbraio a Baghdad alcuni funzionari
statunitensi hanno riassunto per sommi capi ai giornalisti presenti
la faccenda dell'aiuto dato dall'Iran ai ribelli iracheni. I giornalisti,
compresi quelli dell'Associated Press, del New York Times e
della Reuters, hanno presenziato all'incontro accettando che
nessuno dei tre funzionari statunitensi venisse menzionato o descritto.
Tutte le telecamere, i registratori e perfino i cellulari sono stati
banditi dalla stanza dell'incontro.
In occasione di questo fantasmagorico incontro, gli anonimi funzionari
hanno annunciato che il Corpo della Guardia della Repubblica Islamica,
conosciuto come Quds-Force [Brigate Quds, ndt], controllato
dal leader supremo Ali Khamenei, aveva provveduto, a partire dal 2004,
a rifornire l'Iraq di EFP. Ecco quanto ha riportato il Washington
Post: "Le forze di sicurezza iraniane, che prendono ordini
dai piani alti del governo, stanno rifornendo i gruppi estremisti iracheni
di sofisticati congegni esplosivi, e questi ordigni hanno causato negli
ultimi due anni un crescendo di vittime tra le truppe guidate dagli
Stati Uniti, secondo quanto affermato sabato a Baghdad dagli ufficiali
di Stato Maggiore. Tre funzionari della difesa, in rappresentanza delle
forze multinazionali guidate dagli Stati Uniti presenti a Baghdad, hanno
esposto ai giornalisti ciò che essi hanno definito 'un insieme
crescente di prove inconfutabili' ovvero il fatto che l'Iran stia costruendo
ed esportando in Iraq EFP che hanno ucciso più di 170 soldati
della coalizione e ne hanno feriti altri 620 negli ultimi due anni".
Il New York Times ha messo per due giorni di fila l'articolo in prima
pagina, nonostante i curatori facessero notare che si trattava di un
caso di scarso impatto, e il momento scelto per l'annuncio alquanto
sospetto.
Lo stesso Ministro–fantoccio per gli Affari Esteri iracheno ha
messo in discussione le accuse. Secondo quanto riferito al Washington
Post da Labeed M. Abbai, il governo iracheno era all'oscuro di
tutto: "E' difficile per noi che apparteniamo alle sfere diplomatiche
accettare qualsiasi cosa gli Americani ci propinino per vera. Se sono
giunti ad una conclusione certa, allora dovrebbero uscire allo scoperto
e comunicarla apertamente, solo allora potremmo accettarla e seguire
le vie diplomatiche per discutere con l'Iran". Diversi funzionari
iracheni hanno esortato gli Stati Uniti a non continuare la loro disputa
con l'Iran in territorio iracheno. Nel frattempo il generale Peter Pace,
presidente dell'Unione dei Capi di Stato Maggiore, ha dichiarato che
in effetti non sapeva se lo stesso governo iraniano stesse rifornendo
all'Iraq le armi EFP. "Il rapporto presentato a Baghdad non
fa riferimento a un coinvolgimento diretto del governo iraniano, ma
dice semplicemente che delle armi fabbricate in Iran vengono utilizzate
in Iraq per uccidere i soldati della coalizione".
Ma lo stesso Bush nella conferenza del 14 febbraio scorso ha riferito
ai giornalisti: "Noi sappiamo che stavano fornendo delle armi
e che le Brigate Quds fanno parte del governo iraniano. E' provato che
non sappiamo se Ahmadinejad abbia ordinato alle Brigate Quds di farlo,
ma sappiamo che sono lì e ho chiesto ai nostri comandanti di
fare qualcosa. Noi proteggeremo i nostri soldati".
I funzionari israeliani (che sicuramente godono dell'attenzione di Washington)
continuano a sostenere che non ci sia tempo da perdere per porre fine
alla minaccia di sterminio rappresentata dall'Iran. Uri Lubrani, ex
ambasciatore israeliano presso lo Scià di Persia e ora autorevole
consigliere del Ministro della Difesa Amir Peretz, ha recentemente riferito
al Consiglio di Direzione dell'Agenzia Ebraica che "gli Stati
Uniti non si rendono conto della minaccia e non hanno fatto abbastanza;
è necessario scuotere Americani ed Europei", bisogna
fare in modo cioè che gli Americani abbiano paura, bisogna abusare
del loro buon senso e dei loro scrupoli morali, devono essere costretti
a condividere la paranoia.
Viene spesso riportata l'ironica osservazione fatta dal nazista Hermann
Goering durante il processo di Norimberga: "E' sempre possibile
fare in modo che la gente obbedisca ai capi. E' facile. Basta dire loro
che stanno per essere attaccati e accusare i pacifisti di mancanza di
patriottismo o perché espongono il paese al pericolo. In tutti
i paesi funziona allo stesso modo". Quanto detto sopra rimanda
al caso dell'Iran: un paese in via di sviluppo che si suppone voglia
attaccare gli Stati Uniti, ovvero la sola superpotenza mondiale, e Israele,
un paese caro a moltissimi Americani. Quanto detto sopra fa dell'Iran
un aggressore, degli Stati Uniti e di Israele delle vittime. Non conta
il fatto che l'Iran non abbia mai attaccato nei tempi moderni un'altra
nazione o che un attacco contro gli Stati Uniti o Israele potrebbe comportare
conseguenze terribili per la Repubblica Islamica.
La campagna di disinformazione va oltre ogni logica, puntando sul fatto
che la paura da sola porterà ad ottenere il sostegno popolare.
Ha preventivato che possano venire a galla le sue farse e le sue bugie,
ma ritiene che per il conseguimento dei suoi obiettivi pacifici valga
la pena affrontare qualsiasi imbarazzo. E se seguendo l'attacco contro
l'Iran scoprissimo che, una volta ripulito il paese dalla macerie, non
stava lavorando a nessun programma nucleare? Probabilmente non troveremmo
alcuna prova, avendo in ogni caso distrutto tutto. Forse è proprio
questo il bello del piano americano.
A fatto compiuto, a prescindere dalle terribili conseguenze, non aspettatevi
delle scuse da parte dei neoconservatori che fremono per attaccare l'Iran.
Prestate attenzione alla replica di Douglas Feith a quanto riferito
dall'Ispettore Generale del Pentagono secondo il quale il suo Ministero
per i Piani Speciali ha diffuso affermazioni del tutto prive di fondamento
sull'Iraq allo scopo di condurre gli Stati Uniti a una guerra sanguinosa.
"Si è trattato di un errore, vero?", ha chiesto
Chris Fallace a Feith negli studi di Fox News, l'ambiente più
vicino ai neoconservatori che si possa immaginare.
"Niente affatto", ha replicato Feith. "Abbiamo
raccolto un sacco di informazioni laggiù".
Davvero un sacco di informazioni. Un sacco di stupidaggini da temere
e a cui credere. E' sempre andata così nella storia dell'imperialismo
statunitense: dall'immaginario affondamento della nave da guerra Maine
da parte della Spagna, all'incidente nel Golfo di Tonkino, dalle armi
di distruzione di massa di Saddam, ai programmi di sterminio dell'Iran.
La disinformazione ha fama di funzionare bene quando viene propinata
da uomini di stato folli, amorali e privi di scrupoli. Funzionerà
ancora una volta?
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IL
PRETESTO PER COLPIRE L’IRAN |
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Larry
Chin è Associate Editor di Online Journal,
contribuisce al Centre for Global Research e precedentemente
contribuiva a From The Wilderness. |
L’amministrazione Bush è ormai sul piede di guerra e attaccherà
l’Iran già agli inizi della primavera 2007. L’amministrazione
è davvero sul piede di guerra.
Nei prossimi mesi, il governo americano e i suoi Alleati e funzionari
creeranno e provocheranno un pretesto che porterà in seguito l’opinione
pubblica a dover accettare il conflitto in Iran.
Alcuni pretesti potranno essere i seguenti:
• Addosseranno all’Iran la colpa della forte resistenza irachena
all’occupazione americana.
Come già è stato notato , l’idea che l’Iran
stia armando gli Iracheni contro l’Esercito Americano è un
tema centrale della propaganda della nuova amministrazione Bush.
Paul Pillar, ex agente CIA e membro del
Council on Foreign Relations
[Consiglio sulle Relazioni Estere, NdT], è al centro di molte
critiche, poiché sostiene che dietro gli attacchi terroristici
contro le Forze Armate Americane non ci sia l’Iran. Nonostante queste
affermazioni, Bush-Cheney continueranno a mentire negando l’evidenza.
• Imputeranno all’Iran la responsabilità di un grande
attacco terroristico contro gli interessi americani.
In una recente testimonianza al Senato Americano, Zbigniew Brzezinski
ha dichiarato che l’amministrazione Bush “
sta avanzando
inesorabilmente verso un conflitto contro l’Iran e tutto il mondo
islamico” e che la miccia che farà esplodere il conflitto
sarà un grande attacco terroristico operato dagli Iraniani contro
gli Americani sia all’interno dei confini nazionali statunitensi
che all’estero (vedi anche
qui
e
qui).
Nelle parole di Brzezinski, la cattiva gestione della guerra in Iraq dell’amministrazione
Bush è una “
calamità storica, strategica e morale”
, “
guidata da impulsi Manicheisti e arroganze imperiali”
che “
intensificano l’instabilità della regione”
e “
indebolisce la globale legittimità dell’America”.
Brzezinski, il maggior responsabile della geostrategia del “
Grande
Scacchiere Americano”, colui che ha gettato le basi per gli
attacchi dell’11 Settembre 2001, ha criticato in maniera schietta
la cattiva gestione della situazione attuale in Iraq da parte del governo
Bush.
L’amministrazione Bush ha aspettato il momento propizio per dare
il via al prossimo “
11 Settembre”, ha concluso.
• La diplomazia tra Iraq e Iran sarà vista come un interferenza
terroristica iraniana
• Una reazione Iraniana vera o fittizia che sia alla retorica o
alle provocazioni dell’amministrazione Bush sarà intesa come
una dichiarazione di guerra da parte di Teheran.
• Saranno “
trovate” nuove “
prove”
riguardo le intenzioni nucleari dell’Iran e poi presentate alla
Comunità Internazionale allo scopo di imporre sanzioni al Paese.
Il mondo abboccherà ancora a tutto ciò?
Gates getta le basi della propaganda
In una testimonianza al Senato che potrebbe gettare le basi per l’imminente
attacco all’Iran, il Segretario alla Difesa Robert Gates, favorevole
anch’egli all’attacco all’Iran, ha affermato che l’Iran
è “molto implicato nella fornitura di armi ai militanti
iracheni”.
Questa nuova affermazione (che Gates non ha sostenuto con prove certe
e verificabili da una fonte attendibile) è basata su alcuni numeri
di serie presumibilmente trovati sulle bombe rimanenti usate contro
l’Esercito Americano in Iraq.
Gates ha anche dichiarato che il materiale sequestrato durante il raid
(illegale e ordinato da Bush) dell’Ufficio di Collegamento Iraniano
a Irbil in Iraq, viene incluso nel più grande inseme di informazioni
false di intelligence contro Teheran.
Gates, il quale è diventato sostituto di Donald Rumsfeld facendo
finta di essere critico nei confronti della gestione da parte dell’amministrazione
Bush della guerra in Iraq, in realtà è ora la maggiore
arma di distrazione di massa riguardo all’Iran.
Le operazioni sotto copertura
La regione iraniana e irachena è una zona alquanto frequentata
da agenti CIA da più di un anno.
E’ noto che George W. Bush ha personalmente ordinato di dare il
via ad alcune provocatorie operazioni sotto copertura gia parecchi mesi
fa; operazioni mirate a trascinare l’Iran in guerra.
Il ministro dell’Intelligence iraniana Gholam Hossein Ejeli sostiene
che l’Iran ha scoperto una fitta rete costituita da 100 uomini,
tra agenti CIA e agenti del Mossad (vedi anche qui).
Tutto ciò è la conseguenza dell’ordine dato da Bush
di “sparare per uccidere”: dare dunque la caccia
e uccidere gli Iraniani in Iraq.
Circondati militarmente e politicamente
Gli eventi si stanno susseguendo esattamente come previsto dall’ex
ispettore dell’ONU alle armi Scott Ritter il cui libro “Obiettivo:
Iran”, ha previsto ogni fase dell’ amministrazione
Bush e dei suoi alleati.
Secondo John Pilger, la guerra è gia iniziata.
Come annotato da Dmitriy Sedov, i preparativi per la devastazione dell’Iran
in primavera sono in atto da tempo.
Alcuni segnali chiari sono:
• “La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU
prevede che un ulteriore inasprimento delle sanzioni imposte all’Iran
sarà intrapreso dopo il 21 Febbraio 2006.
Dal punto di vista delle leggi internazionali, questo è un pretesto
(fondamentalmente solo uno, ma esistente ) per legalizzare un aggressione
contro un Paese”.
• “Due portaerei statunitensi munite di armi nucleari
si stanno dirigendo verso la regione.
Le portaerei americane hanno compiuto 5 missioni negli ultimi 15 anni.
In 4 casi su 5 hanno lanciato offensive militari. Nel Marzo 2007, entrambe
le portaerei prenderanno le loro posizioni di combattimento”.
• “Ulteriori Forze di terra si sono spostate verso il
confine tra Iraq e Iran. I preparativi per una nuova fase delle ostilità
sono a buon punto”.
• “A febbraio i sistemi di missili difensivi Patriot
saranno pronti a difendere Israele e le portaerei da attacchi aerei
nemici”.
• “I soldati del genio britannico stanno entrando nel
futuro teatro di guerra con l’obiettivo di operare nello Stretto
di Hormuz, dove gli Iraniani hanno con molta probabilità disseminato
parecchie mine”.
• “Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato una potente
campagna di informazione e propaganda al fine di preparare l’opinione
pubblica all’imminente aggressione”.
• “Il comandante del CENTCOM John Abizade, contrario
al conflitto contro l’Iran si è dimesso. Il sostituto è
l’Ammiraglio W. Fallon, veterano della Guerra del Golfo e della
Campagna di Bosnia del 1995."
L’amministrazione Bush sta premendo per l’ulteriore invio
di più di 50000 soldati in Medio Oriente. Apparentemente saranno
stanziati in Iraq, ma questi soldati sono chiaramente destinati a combattere
contro l’Iran.
La distruzione e l’insabbiamento di uno sforzo diplomatico
iraniano
Nel 2003 Teheran ha inviato (tramite l’Ambasciata Svizzera) un’ampia
proposta da porre al vaglio dell’ amministrazione Bush affinché
si trovasse un accordo per un possibile dialogo e cooperazione regionale.
I funzionari del governo americano confermano che questa comunicazione
sia stata ampiamente diffusa e discussa e al tempo stesso decisamente
respinta alla Casa Bianca.
I repentini “vuoti di memoria” di alcune figure
di spicco dell’amministrazione Bush riguardo questa proposta fanno
pensare a un possibile insabbiamento di uno sforzo diplomatico iraniano.
Il Segretario di Stato Condoleeza Rice ha confermato l’esistenza
del documento in una recente intervista rilasciata alla National Public
Radio, (dove appunto la Rice dichiarava che con quel documento “l’Iran
voleva porsi sullo stesso piano degli Stati Uniti”), ma improvvisamente
ha cambiato versione, dichiarando ora “di non ricordarsi di
aver mai visto nulla di simile”.
Secondo il Washington Post, Flynt Leverett, membro dello staff del Consiglio
Nazionale di Sicurezza, la proposta iraniana fu ricevuta e discussa.
In seguito Leverett ha dichiarato che non era sua responsabilità
sottoporre la proposta iraniana alla Rice, poiché il responsabile
della politica mediorientale era Elliot Abrams, già membro della
cospirazione Iran Contra.
Come la Rice, Abrams, che ora è consigliere alla Sicurezza Nazionale
e Responsabile della “promozione della democrazia”
in Medio Oriente, sostiene di non aver mai visto o sentito alcuna proposta
iraniana.
Anche ex funzionari del Dipartimento di Stato dichiarano di aver visto
l’offerta proveniente dall’ Iran facendo notare come questa
sia stata inclusa nella proposta del 2003 fatta all’allora Segretario
di Stato Colin Powell dove si cercava di definire un “grande
accordo” con l’Iran. Secondo quegli stessi funzionari,
Colin Powell non ha inoltrato la proposta alla Casa Bianca.
Ripresa del “terrorismo” internazionale
La propaganda dell’amministrazione Bush parla di nuove minacce
dai “terroristi” che lavorano segretamente contro
gli interessi Anglo-Americani. La “guerra al terrorismo”
di Bush-Cheney sta avanzando per una nuova fase di violenze che porteranno
alla guerra all’Iran.
Secondo alcuni funzionari dell’intelligence americana e britannica,
“Al Qaeda” ha formato un nuovo esercito e sono
ancora una volta “capaci e intenzionati a lanciare attacchi
terroristici di massa di portata mondiale”. In Afghanistan,
sotto l’occupazione americana (e durante una rapida crescita del
mercato dell’eroina), sono tornati Al Qaeda e i Talebani poiché
servono agli americani come fonti militari e di intelligence.
La reporter del New York Times Carlotta Gall riferisce che
la nuova rinascita dei Talebani in Afghanistan è collegata al
Pakistan e all’ISI. Nel corso delle sue indagini Gall è
stato aggredita dagli agenti ISI: evidentemente la reporter aveva scoperto
qualcosa di veramente grosso .
I civili Pakistani “temono” l’ISI e a ragione.
L’attività dell’ISI ( virtualmente un ramo della
CIA ) porta direttamente al cuore delle continue operazioni militari
e di intelligence degli Anglo-Americani in Medio Oriente e Asia Centrale.
Il reporter dell’Wall Street Journal Daniel Pearl è
stato ucciso nel 2002 durante le sue indagini sull’ISI e le relazioni
tra quest’ ultimi, Al Qaeda e l’ 11 Settembre 2001. Proprio
mentre Teheran tenta ripetutamente di collaborare con il governo americano
per dare la caccia ai terroristi, l’amministrazione Bush continua
a dare la responsabilità degli attacchi terroristici proprio
a Teheran. Inoltre, senza dubbio, l’apparato di propaganda statunitense
utilizzerà come “prova” un rapporto nel
quale si faceva notare la presenza in Iran del figlio di Osama Bin Laden.
Scuotere il cane
Oltre ai tanti impegni geostrategici che stanno dietro all’attacco
in Iran, l’amministrazione Bush, apertamente disprezzata e contestata,
sta affrontando alcuni problemi di politica interna oltre che essere
in competizione alle prossime elezioni americane con i Democratici.
L’amministrazione affronta anche la prospettiva di imbarazzanti
e potenzialmente devastanti rivelazioni dal processo Scooter Libby/Dick
Cheney/Plamegate e da altre indagini sui i crimini dell’amministrazione
Bush. Cheney, e lo stesso George W. Bush sono ormai stati direttamente
implicati nel procedimento contro Libby.
Altra vergogna per il governo Bush riguarda un report rilasciato dall’Ispettore
Generale del Pentagono, dove si critica aspramente l’Office
of Special Planning, guidato dal membro del Project for a New
American Century [ “Progetto per un nuovo secolo americano”
n.d.t], Douglas Feith, per aver escogitato un lavoro di intelligence
poco onesto che ha poi portato alla guerra in Iraq, inclusa una “predisposizione”
a collegare l’Iraq con Al Qaeda.
Maggiore sarà il danno all’amministrazione Bush, maggiore
sarà la probabilità di una nuova distrazione alla “scuoti
il cane”, - il prossimo 11 Settembre -, orchestrato dal governo
Bush e Karl Rove.
Il silenzio di Washington sull’Iran
La “cattiva gestione” dell’ occupazione in
Iraq, e i deboli tentativi di strappare il controllo dell’agenda
politica irachena rimangono gli obiettivi della politica poco onesta
di Washington nei confronti dell’ opinione pubblica.
L’Iran e le provocazioni di Bush e Cheney non sono stati uno dei
maggiori argomenti di discussione. In base alle poche discussioni che
vi sono state sull’Iran si può dire che i leader democratici
sono divisi sull’argomento.
Anche la politica della “guerra al terrorismo”
dei Democratici va a braccetto con quella dei Repubblicani; questa guerra
determinerà la distruzione dell’Iran. Un pretesto convincente
porterebbe facilmente i Democratici ad appoggiare un attacco.
Il petrolio iraniano
Secondo Michael Klare, il conflitto contro l’Iran deve essere
visto come una guerra per le risorse energetiche. Secondo alcune stime
Iraniane, nella regione ci sarebbero abbastanza risorse da durare per
molti decenni.
L’amministrazione Bush deve essere infuriata con Teheran poiché
quest’ultima ha mostrato un deciso interesse nel contrattare il
mercato delle risorse energetiche con investitori stranieri (non americani),
e mantenendo buoni legami sia con la Cina che con la Russia.
Quando la faccenda del picco del petrolio e del gas si fa seria, e la
linfa vitale dell’impero Anglo-Americano comincia a finire goccia
dopo goccia, ecco che l’importanza geostrategica dell’Iran
acquista importanza.
Le porte dell’inferno sono spalancate
Alcuni scettici hanno sostenuto per anni che l’amministrazione
Bush non avrebbe attaccato l’Iran, basandosi sul concetto razionale
che nemmeno il governo Bush e i suoi fondamentalisti siano così
pazzi da rischiare una guerra nucleare.
Ma in una testimonianza dinanzi al Congresso, Robert Gates ha dichiarato
che invece il Pentagono ha pianificato una guerra su vasta scala contro
Iran, Russia e Cina. Questa affermazione, una promessa di guerra mondiale,
fa pensare che l’establishment Anglo – Americano sia pronto
a muovere una guerra senza fine. E questo basta a chiudere il discorso
sulla sanità mentale
Il Presidente Russo Vladimir Putin ha criticato l’amministrazione
americana per il suo “uso incontrollato della forza militare”
e “di azioni unilaterali e illegittime”. Ha concluso
Putin, “Uno Stato, quello degli Stati Uniti d’America,
ha oltrepassato i suoi confini nazionali sotto ogni aspetto”.
Il prossimo passo omicida sarà la distruzione dell’Iran.
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Antrace: qualcuno sapeva in anticipo |
Maurizio Blondet
27/02/2007 |
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L’11 settembre 2001 Jerome Hauer era direttore della
Kroll Asssociates
(la potente compagnia di sicurezza e di investigazione privata)
e uno tra i consiglieri del
National Institute of Health, il
principale organo sanitario americano, come specialista di guerra biologica.
Si apprende ora che quello stesso giorno in cui crollavano le Twin Towers,
Hauer consigliò la Casa Bianca di cominciare ad assumere il Cipro,
l’antibiotico efficace contro l’antrace (il carbonchio).
La prima lettera all’antrace, contenente la letale polverina bianca
(spore «
militarizzate») e una lettera in cattivo
inglese apparentemente scritta da un fanatico islamico, apparve più
di una settimana più tardi. Solo tre settimane dopo arrivarono
altre lettere infette, dirette ai senatori Daschle e Leahy, due democratici.
Il «
consiglio» di Hauer non fu reso pubblico allora.
Ma come mai Hauer sapeva tutto prima? Stranamente, non era la prima volta
che questo esperto personaggio s’era rivelato profeta.
Nel 1998, Hauer fu assunto dall’ufficio di gestione emergenze (
Office
of Emergency Management) del comune di New York, e prontamente ottenne
dal sindaco - Rudolf Giuliani - grossi fondi per studiare il virus del
Nilo (
West Nile virus), una gravissima encefalite trasmessa dalle
zanzare. Solo dal 1999 apparvero in USA i primi casi, accompagnati da
una immensa campagna di stampa allarmistica. I casi furono, dal ‘99
fino al 2001, solo 149. Nel solo 2002 salirono a oltre 4.000, con
284 casi mortali. La faccenda delle lettere all’antrace è
il particolare che i media non ricordano mai nelle rievocazioni della
tragedie dell’11 settembre.
Appena le prime lettere arrivarono a destinazione Paul Wolfowitz, allora
vice-ministro al Pentagono, affermò che esse «
provavano»
la complicità tra Osama bin Laden e Saddam, Hussein, perché
l’Iraq aveva sviluppato l’antrace come arma biologica. Invece
un piccolo giornale di Washington, lo «
Hartford Courrant»,
scoprì che l’antrace delle lettere era di ceppo Ames, un
ceppo del microbo trattato solo in USA, prodotto nel laboratorio militare
di Dugway in un grado di purezza e concentrazione non raggiunto né
dai sovietici né dall’Iraq. Si scoprì anche che l’antrace
«
Ames» era nella disponibilità di un altro
laboratorio militare americano, l’USAAMRID di Fort Detrick: dal
quale s’era licenziato nel ‘91 un biologo militare, il colonnello
Philips Zak, ebreo e sionista fanatico. Zak era stato colto nel ‘92
a penetrare nel suo ex-laboratorio per asportarne colture batteriche pericolosissime.
(1) Dopo questa scoperta, la faccenda antrace sparì dalle prime
pagine.
L’FBI non ha mai cercato di rispondere alla ovvia domanda: se le
lettere infette erano collegate all’attentato dell’11 settembre,
opera della stessa mente. E perché il «
terrorista islamico»
aveva mandato l’antrace a senatori democratici, quando alla Casa
Bianca c’era un governo repubblicano? Fatto sta che i democratici
furono intimiditi. E il parlamento fu chiuso addirittura, per disinfestazione.
Durante quei giorni senza controllo parlamentare, Bush emanò i
decreti d’emergenza, i «
Patriot Act».
Ora, un fascio di luce su Jerome Hauer (attualmente promosso direttore
dell’
Office of Public Health Preparedness per i suoi meriti
profetici) consente di cominciare a dare qualche risposta all’enigma.
Fu Hauer a gestire la difesa contro l’antrace, di cui accusò
subito
Al Qaeda. Ma soprattutto, va fatta luce sull’altra
azienda di cui era «
managing director», ossia la
Kroll Associates. Si tratta della maggiore agenzia d’investigazione
degli Stati Uniti, e fra i suoi clienti ha le forze armate e il governo.
Negli anni ‘80 la
Kroll ebbe la responsabilità della
sicurezza della Borsa: era conosciuta come «
la CIA di Wall Street»
sia per i suoi compiti (indagini riservate) sia perché arruolava
ex-agenti dell’intelligence. ma non solo… L’11 settembre
2001, la
Kroll Associate era la ditta responsabile per la sorveglianza
e la sicurezza dell’intero World Trade Center. E responsabile della
sicurezza al WTC era il nuovo dirigente della
Kroll, John
O’Neill. Chi era costui? Fino ad agosto, il vicedirettore
dell’Fbi che si dedicava alla caccia ad Osama Bin Laden. Ma ad agosto
O’Neill, ottimo poliziotto, si era dimesso denunciando pubblicamente
che la nuova amministrazione Bush ostacolava, e aveva bloccato, le indagini
su
Al Qaeda.
O’Neill aveva abbandonato un lavoro da 100 mila dollari l’anno.
Ma ne aveva trovato uno da 300 mila, nel privato: appunto come direttore
della security del WTC, assunto dalla
Kroll. O’Neill prese
servizio il 10 settembre 2001. Il giorno dell’attentato era nel
suo ufficio in una delle due torri, e diede un valido aiuto all’evacuazione.
Poi scomparve, apparentemente travolto nel crollo dei grattacieli. Ma
un ex-collega dell’FBI lo ha visto, impolverato e mentre cercava
di chiamare col telefonino, per la strada; dunque era già uscito
dall’edificio, prima del crollo. L’ex collega lo vide allontanarsi
tra le nubi di polvere. Non è stato più trovato. (2)
Il fatto è che se O’Neill fosse vivo, sarebbe difficile sostenere
la versione ufficiale sull’attentato opera di Bin Laden e dei suoi
piloti della domenica. Sarebbe stato un osso duro nei talk-show, avrebbe
ripetuto le sue accuse contro l’Amministrazione Bush, avrebbe smascherato
le complicità più scottanti. Non ha potuto farlo, è
morto. Coincidenza? Ci siamo sempre domandati quale sia stata «
l’anima
buona» che gli trovò il lucroso posto dirigenziale nel
luogo dove avrebbe trovato la morte nel primo giorno di occupazione. Ora
lo sappiamo: Jerome Hauer, manager director della
Kroll…
Hauer fu intervistato lo stesso 11 settembre da Dan Rather, il celebre
giornalista della CBS. E mentre ancora la polvere si stendeva su Manhattan,
Rather chiese al direttore della
Kroll chi pensava potessero
essere gli autori dell’attentato: qualche stato ostile? Hauer rispose:
«
Mah, no, non sarei sicuro che sia un fatto organizzato da uno
Stato… come ho già detto, certo, ci sono gli indizi di tipi
come, mettiamo, Bin Laden». Già sapeva tutto, prima
ancora che l’accusa contro
Al Qaeda fosse ufficialmente
elevata da Bush: ancora una volta profeta. Questa storia, con tutte le
pezze d’appoggio e le fonti (compreso il video dell’intervista
di Hauer alla CBS) è postato dal sito
Winterpatriot.
Da leggere prima che scompaia.
Note:
1) Ne ho parlato nel mio «11 Settembre, colpo di Stato in
USA», Effedieffe, capitolo «Il caso antrace».
2) Anche di O’Neill ho raccontato la storia in «11 settembre,
colpo di Stato in Usa».