Michael Ledeen

IRAN: CRONOLOGIA DELLA DISINFORMAZIONE

Gary Leupp Counterpunch 17-18.02.2007
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Cristina Mazzaferro & Elisa Masiero
Gary Leupp è professore di Storia alla Tufts University e professore aggiunto di Religione Comparata. E' l'autore di Servi, Shophands e operai nelle città del Giappone ai tempi della dinastia dei Tokugawa, I colori dell'uomo: l'Evoluzione dell'omosessualità nel Giappone dei Tokugawa, Intimità interrazziale in Giappone: uomini occidentali e donne giapponesi, 1543-1900. Ha inoltre dato il suo contributo alla cruda cronaca dei conflitti in Iraq, Afghanistan e Yugoslavia fatta da CounterPunch in Crociate Imperiali.
Programma di armi nucleari, legami con Al-Qaeda, sostegno all'Esercito del Mahdi, simbologia religiosa, cattura di ostaggi, rifornimento di EFP, piani di genocidio, etc.
Recentemente, Larisa Alexandrovna ha scritto un eccellente articolo che presenta una descrizione dettagliata del progetto neoconservatore, da attuarsi entro sei anni, di usare il potere degli Stati Uniti per attaccare e produrre un cambiamento di regime in Iran. Dopo il pezzo compare una cronologia che comprende le dichiarazioni chiave dell'amministrazione Bush sull'Iran, le "notizie" di cronaca e gli scritti neoconservatori che appoggiano gli sforzi di diffamare l'Iran, e le buffonate di personaggi come l'ex membro del Congresso Curt Weldon, il fornitore d'armi nell'affare Iran-Contra Manucher Ghorbanifar, e Larry Franklin, spia per conto di Israele, che hanno lavorato per facilitare quell'attacco. Ho usato l'articolo come base di partenza per questa cronologia, più elaborata (anche se sicuramente incompleta ed imperfetta).

2002
Il 29 gennaio 2002, il Presidente Bush pronunciò il suo Discorso sullo Stato dell'Unione, introducendo l'espressione, ora nota, "Asse del Male", ideata da David Frum, autore del discorso ed amico di Richard Perle (Frum tiene attualmente una rubrica sulla rivista di estrema destra National Review, dove dichiara tra le altre cose che l'Iran appoggia i gruppi iracheni sunniti legati ad al Qaeda). Naturalmente l'Iran è stato incluso in quell'"asse", accanto all'Iraq di Saddam e alla Corea del Nord. La sciatteria concettuale della frase imbarazzò i leader mondiali, mentre il bizzarro collegamento tra regimi così diversi fra loro allarmò la cultura tradizionale. Ma, per essere data in pasto alle masse, la frase ha messo insieme in modo pienamente riuscito obiettivi disparati, ed ha vagamente associato l'Iran con il Male, rappresentato dagli attacchi dell'11 settembre.
Il 14 agosto, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (guidato dal movimento dissidente iraniano armato Mujahedin-E-Khalq o MEK) tenne una conferenza stampa a Washington D.C. annunciando che l'Iran stava costruendo un impianto nucleare segreto nei pressi della città di Natanz. Il MEK era stato a lungo incluso nella lista delle organizzazioni "terroriste" dal Dipartimento di Stato (e lo è ancora), ed era stato protetto dal regime di Saddam Hussein fin dagli anni '80, benché disarmato dalle forze armate statunitensi in seguito all'invasione dell'Iraq. Ma l'amministrazione Bush sfruttò prontamente la notizia (mentre Cheney e i neoconservatori facevano pressioni per un riesame della posizione del MEK). Nel febbraio 2003 l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ispezionò il sito di Natanz, trovando delle macchine centrifugatrici. L'Iran dichiarò che l'impianto faceva parte di un programma di energia nucleare per scopi civili.
L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) criticò l'Iran per aver tenuto segreto questo ed altri impianti nucleari e pretese che l'Iran si sottoponesse a rigorose ispezioni dei suoi siti nucleari. In dicembre l'Iran sospese il suo programma di arricchimento dell'uranio e autorizzò le succitate ispezioni, che a tutt'oggi non hanno fornito prove dell'esistenza di un programma per la costruzione di armi nucleari. Ma l'occultamento iraniano, in violazione delle regole dell'AIEA (per nulla senza precedenti tra i firmatari del Trattato di Non Proliferazione, come nel caso della Corea del Sud, stretto alleato degli Stati Uniti) è stato presentato dall'amministrazione statunitense come una prova virtuale dell'esistenza di un programma illegale per la costruzione di armi nucleari.

2003
Nel gennaio 2003, secondo un servizio del New York Times pubblicato nel 2006, Bush ed il Primo Ministro inglese Tony Blair "parlarono di vari modi per provocare un confronto [con l'Iran], compreso un progetto di dipingere un aereo di sorveglianza statunitense con i colori delle Nazioni Unite, sperando di indurre il fuoco". In altre parole, i due leader discussero la possibilità di provocare un attacco che potesse essere rappresentato come un'aggressione da parte dell'Iran contro la "comunità internazionale", allo scopo di generare il sostegno pubblico ad un'operazione pianificata di cambio di regime.
Da quel momento in poi la campagna di disinformazione si mise in moto sul serio. In aprile il repubblicano della Pennsylvania Curt Weldon, membro del Congresso e vicepresidente della Commissione Servizi Armati e delle Commissioni per la Sicurezza Nazionale alla Camera, si incontrò con un certo "Ali" a Parigi, il quale lo informò che agenti iraniani avevano rubato dell'uranio arricchito all'Iraq prima dell'invasione statunitense (anche Michael Ledeen, personaggio dello scandalo Iran-Contra e propagandista neoconservatore del Weekly Standard, fresco del suo lavoro con l'Ufficio Progetti Speciali di Donald Feith, ha dispensato queste "informazioni"). Questo "Ali" è stato identificato nell'aprile 2005 da Laura Rozen e Jeet Heer, cronisti dell'American Prospect, nella figura di Fereidoun Mahdavi, ex Ministro del Commercio nel governo iraniano dello Scià e socio d'affari di Manucher Ghorbanifar (Ghorbanifar e Ledeen sono stati vecchi amici e si sarebbero incontrati a Roma nel dicembre 2001 con Larry Franklin ed Harold Rhode, funzionari del Ministero della Difesa che conoscono la lingua farsi, e con dissidenti iraniani per discutere il cambiamento di regime in Iran).
"Ali" disse anche a Weldon che dei terroristi appoggiati dagli Iraniani stavano tramando di far precipitare un aereo di linea canadese dirottato sulla centrale nucleare di Seabrook appena fuori Boston, e che l'Iran stava nascondendo Osama bin Laden. Il membro del Congresso ha spiegato tutto questo nel suo libro Countdown to Terror: The Top-Secret Information that Could Prevent the Next Terrorist Attack on America . . . and How the CIA Has Ignored It [Conto alla rovescia per il terrore: le informazioni top secret che potrebbero evitare il prossimo attacco terroristico all'America... e come la CIA le abbia ignorate, ndt], pubblicato nel 2005. La CIA da parte sua ha intervistato Mahdavi ed ha stabilito che lui, così come il suo amico Ghorbanifar, è un bugiardo (comunque il libro di Weldon ha venduto bene a quanto pare, ottenendo recensioni entusiastiche su amazon.com).
Nel maggio 2003, poco dopo le comunicazioni di Weldon e Ledeen, Ghorbanifar iniziò a divulgare accuse, ad esempio che dei membri di al-Qaeda avrebbero bombardato una zona riservata agli stranieri a Riyadh, in Arabia Saudita, uccidendo 26 persone tra cui 9 statunitensi. Anonimi funzionari statunitensi si affrettarono a dichiarare che gli agenti si erano rifugiati in Iran, o che avevano preso ordini dall'Iran. Il corrispondente della rete televisiva CBS News David Martin riferì che tali funzionari "dicono di avere la prova che i bombardamenti in Arabia Saudita ed altri attacchi ancora in preparazione sono stati pianificati e diretti da agenti di primo livello di al Qaeda, che hanno trovato un rifugio sicuro in Iran". Ecco dunque un altro presunto collegamento tra Iran ed al Qaeda. A questo particolare è stato dato relativamente poco risalto a suo tempo, ma può sempre tornare a galla in futuro. (Tutto ciò è accaduto nello stesso mese in cui l'Iran ha inviato per fax una lettera al Dipartimento di Stato, tramite l'ambasciatore svizzero in Iran, offrendo "piena trasparenza" sul suo programma di arricchimento nucleare, misure collaborative per fronteggiare il terrorismo, cooperazione al fine di costituire un Iraq stabilmente democratico, ed approvazione di una soluzione a due stati per il conflitto israelo-palestinese. L'offerta, accettata dal Dipartimento di Stato, venne respinta senza esitazioni dall'ufficio di Cheney ed è stata resa pubblica solo l'anno scorso da Lawrence Wilkerson, ex capo dello staff di Colin Powell).
Il 26 agosto, l'AIEA riferì di aver trovato particelle di uranio altamente arricchito a Natanz. L'Iran sostenne che le particelle erano arrivate con le centrifughe importate, spiegazione che più tardi è stata confermata dall'AIEA. L'esistenza delle particelle non rafforzò certo la tesi che l'Iran avesse un programma nucleare militare, ma venne usata per suscitare apprensione su quella possibilità.

2004
Nei primi mesi del 2004, il religioso sciita Muqtada al-Sadr ed il suo Esercito del Mahdi erano emersi come la minaccia più grande all'occupazione statunitense a Baghdad e nella parte meridionale dell'Iraq. Giornalisti di destra e neoconservatori vicini al governo asserivano sempre più insistentemente che al-Sadr stesse lavorando a stretto contatto con Tehran. In aprile, Rowan Scarborough citando "fonti militari" scrisse sul Washington Times, di proprietà della Chiesa dell'Unificazione, che al-Sadr "lo stanno aiutando direttamente la Guardia Rivoluzionaria dell'Iran e Hezbollah, gruppo terroristico creato in Iran con base in Libano". I redattori del Wall Street Journal dichiararono che "l'Esercito del Mahdi è finanziato ed addestrato quasi certamente dagli Iraniani", aggiungendo "E' possibile che le Guardie Rivoluzionarie stiano fomentando parte dell'attuale tensione". Il New York Times, citando "funzionari del Pentagono" riferì la stessa cosa, anche se il cronista del Times James Risen ammise che "alcuni funzionari dei servizi segreti ritengono che il Pentagono fosse ansioso di collegare Hezbollah alla violenza in Iraq, di collegare ancora più strettamente il regime iraniano al terrorismo antiamericano". I critici fecero notare che i mullah iraniani di fatto erano più vicini ai leader dei partiti SCIRI e Dawa, che lavoravano con le forze di occupazione, piuttosto che ad al-Sadr, la cui solidarietà religiosa sciita con l'Iran è condizionata dal nazionalismo iracheno e dal panarabismo.
Il tanto atteso rapporto della Commissione sull'11 Settembre venne diffuso in giugno. Il rapporto asseriva che "l'Iran non ha legami di vecchia data con al-Qaeda" ma faceva varie affermazioni sulla cooperazione tra i due. Collegava l'Iran all'ala saudita di Hezbollah, che aveva compiuto l'attacco del 2006 al complesso residenziale delle Torri Khobar a Dharan, Arabia Saudita, in cui erano rimasti uccisi 19 cittadini statunitensi, aggiungendo che "ci sono inoltre segnali che indicano che al Qaeda vi ha avuto un ruolo, finora sconosciuto".
"Negli ultimi mesi del 1991 o del 1992", secondo il rapporto, "vi furono discussioni in Sudan tra agenti di al Qaeda ed agenti iraniani, che portarono ad un accordo informale di cooperazione nel fornire un sostegno – anche se solo per quanto riguardava l'addestramento – ad azioni compiute principalmente contro Israele e gli Stati Uniti. Poco tempo dopo, degli agenti ed addestratori di alto livello di al Qaeda si sono recati in Iran per ricevere un addestramento nell'uso degli esplosivi. . . La relazione tra al Qaeda ed Iran dimostrava che le divisioni fra Sunniti e Sciiti non ponevano necessariamente una barriera insormontabile alla cooperazione in operazioni di tipo terroristico".
Il rapporto sosteneva, senza provarlo, che ci fossero "forti indizi del fatto che spesso elementi dei governi pachistano e iraniano hanno chiuso un occhio" sul transito attraverso i loro paesi di membri di al Qaeda prima degli attacchi dell'11 settembre 2001. Citava "detenuti politici" descrivendo "la compiacenza che i funzionari iraniani dimostravano nel facilitare il viaggio attraverso l'Iran di membri di al Qaeda, nel loro viaggio da e per l'Afghanistan. Ad esempio, alle guardie di confine iraniane sarebbe stato detto di non apporre i timbri di controllo sui passaporti di questi viaggiatori. Tali accordi erano particolarmente vantaggiosi per i membri sauditi di al Qaeda. . . In breve, ci sono prove schiaccianti che l'Iran agevolava il transito di membri di al Qaeda in entrata ed in uscita dall'Afghanistan prima dell'11 settembre, e che alcuni di questi fossero i futuri dirottatori dell'11 settembre". Ma le prove della "compiacenza" iraniana nel favorire ben noti agenti di al Qaeda sembrano qui molto scarse; l'Iran entrò quasi in guerra con l'Afghanistan, che ospita al Qaeda, nel 1999. Il rapporto dichiara: "Non abbiamo trovato prove del fatto che l'Iran. . . .fosse al corrente dei piani riguardanti ciò che poi divenne l'attacco dell'11 settembre".
Il rapporto indicava che alcuni membri di al Qaeda si erano rifugiati in Iran. Le autorità iraniane replicarono che gli unici agenti conosciuti di al Qaeda in Iran erano in prigione in attesa di giudizio. Seri esperti di intelligence dubitarono del fatto che al Quaeda, ferocemente anti sciita, avesse ricevuto un qualsiasi aiuto dal governo iraniano, ed rimarcarono la cooperazione tra Iran e Stati Uniti in occasione del rovesciamento del regime talebano in Afghanistan. Ma ogni sforzo di collegare al-Qaeda all'Iran fa riferimento a questo rapporto.
Nell'agosto 2004, la CBS News rese noto che l'FBI stava investigando sulla presenza di una spia per conto di Israele all'interno del Ministero della Difesa, alle dipendenze di Donald Feith. La spia, che più tardi si rivelò essere Larry Franklin, aveva passato informazioni segrete riguardanti l'Iran a funzionari di alto livello dell'American Israel Political Action Committee (AIPAC) (nel gennaio 2006 Franklin è stato dichiarato colpevole di passare informazioni segrete all'AIPAC, ed è stato condannato a 12 anni di carcere). Come già scritto più sopra, Franklin nel dicembre 2001 si era incontrato con Ledeen, Rhodes e Ghorbanifar a Roma, per discutere il cambio di regime in Iran. Il suo arresto può aver ostacolato gli sforzi dei neoconservatori, concertati con gli amici israeliani, di architettare un attacco all'Iran.
In questo contesto il Presidente Bush, intervistato da Bill O'Reilly su Fox News, il 27 settembre 2004 ha dichiarato che non avrebbe mai permesso che l'Iran acquistasse armi nucleari e che "tutte le opzioni sono in discussione".

2005
Seguendo quell'osservazione, nel gennaio 2005 potenti falchi nella Camera dei Rappresentanti hanno sponsorizzato l'"Iran Freedom Support Act" appoggiando "un passaggio alla democrazia in Iran". Una versione simile è stata presentata al Senato ed il progetto di legge congiunto è stato approvato nel settembre 2006 (ironia della sorte, Richard Armitage, Vicesegretario di Stato ed assistente chiave di Colin Powell, aveva fatto riferimento all'Iran, nel febbraio 2003, come ad una democrazia, basandosi sul fatto che il paese tiene elezioni competitive. I neoconservatori l'avevano criticato per quell'osservazione, anche se ufficialmente il Dipartimento di Stato la appoggiò).
Il 20 gennaio il Vicepresidente Cheney dichiarò che l'Iran era "proprio in cima alla lista" dei "punti caldi" mondiali, aggiungendo: "dato il fatto che l'Iran ha una politica stabilita per cui il loro obiettivo è la distruzione di Israele, gli Israeliani possono ben decidere di agire per primi, lasciando che sia poi il resto del mondo a preoccuparsi di rimettere in ordine il pasticcio diplomatico". In questo caso l'amministrazione Bush stava collegando direttamente il supposto programma nucleare militare iraniano con la sopravvivenza di Israele – una significativa escalation della retorica.
Gli Iraniani, sosteneva Cheney, "stanno già seduti su un gran mucchio di petrolio e gas. Nessuno può immaginare perché abbiano bisogno anche del nucleare per produrre energia". Questa è un'affermazione notevolmente disonesta, dato che è stata fatta da un uomo che era stato funzionario nell'amministrazione Ford, che di fatto negli anni '70 aveva incoraggiato lo Scià iraniano a sviluppare un programma nucleare pacifico. Plausibilmente gli Iraniani possono ribattere che le loro riserve di combustibile fossile sono limitate, e che sono più preziose come fonte di scambio con l'estero piuttosto che per uso interno, mentre l'energia nucleare è più pulita. Ma l'argomentazione che l'Iran possa stare costruendo reattori ed arricchendo il plutonio solo per scopi militari è utile nella sua pura semplicità.
Il 24 giugno il sindaco di Tehran, Mahmoud Ahmadinejad, è stato eletto presidente dell'Iran. I principali media divulgarono immediatamente svariate accuse contro di lui, compresa l'affermazione che fosse profondamente implicato nella Crisi degli Ostaggi avvenuta nel 1979-81 tra Iran e Stati Uniti. Il Washington Times citò le parole di uno degli ex ostaggi, il Colonnello Charles Scott (che all'epoca aveva 73 anni) affermando: "Era uno dei due o tre capi più importanti; il nuovo presidente dell'Iran è un terrorista". Il MEK produsse una foto risalente al 1979 di un giovane somigliante ad Ahmadinejad, in compagnia di un ostaggio americano all'ambasciata degli Stati Uniti, che fu subito pubblicata da agenzie di stampa come AP, Reuters ed AFP di fianco ai servizi giornalistici sulle elezioni iraniane.
Fonti iraniane identificarono il ragazzo come un certo Taghi Mohammadi, mentre il Los Angeles Times citò un "funzionario statunitense che ha familiarità con le indagini sul ruolo di Ahmadinejad" dicendo che gli esperti avevano riscontrato "gravi discrepanze" tra la persona nella foto e le immagini di Ahmadinejad, tra cui delle differenze nella struttura facciale e nell'altezza. Ancora una volta, il Dipartimento di Stato non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali che contestassero l'affermazione fatta da Scott e da vari altri ex ostaggi.
Un'altra probabile informazione falsa venne resa nota alla metà di luglio, quando (anonimi) funzionari di alto livello dei Servizi Segreti statunitensi convocarono i dirigenti dell'AIEA in cima ad un grattacielo di Vienna. Là essi mostrarono del materiale scaricato a quanto pare da un computer portatile iraniano rubato, che svelava un tentativo prolungato da parte degli Iraniani di progettare una testata nucleare. L'AIEA non era convinta; "Le informazioni non sembrano convincenti, non sembrano rappresentare la 'prova inconfutabile'", disse a novembre una persona al servizio della Reuters. "Da allora nessuno ha incrementato questi dati, e noi non siamo nella posizione di sapere se i dati provenissero davvero dagli Iraniani". Ma la storia fu ampiamente trattata sulla stampa statunitense.
Il 23 agosto, il Subcommittee on Intelligence Policy [Sottocommissione per la Politica dei Servizi Segreti, ndt] della House Permanent Select Committee on Intelligence [Commissione Permanente Scelta della Camera sui Servizi segreti, ndt] pubblicò un rapporto che descrive il programma nucleare iraniano come una minaccia strategica per gli Stati Uniti. Con una rara mossa, l'AIEA denunciò il rapporto in una lettera del 13 settembre al presidente della commissione Peter Hoekstra (repubblicano, del Michigan). Il rapporto, ha dichiarato l'AIEA, conteneva "informazioni erronee, fuorvianti ed infondate". In particolare l'AIEA ha negato l'affermazione che l'Iran stesse arricchendo l'uranio a livello di armi. In particolare l’AIEA ha negato l’affermazione che l’Iran stesse arricchendo l’uranio a livello di armi.
In settembre, dopo mesi di pressione da parte dell'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Bolton, l'AIEA pubblicò un rapporto sull'Iran, dichiarandolo "non in conformità" al Trattato di Non-Proliferazione. Il rapporto affermava che "la storia dell'occultamento di attività nucleari in Iran" e "la conseguente mancanza di fiducia nel fatto che il suo programma nucleare abbia scopi esclusivamente pacifici, hanno dato adito a domande che rientrano nella sfera di competenza del Consiglio di Sicurezza". Di fatto la dichiarazione incontrò l'opposizione di 13 dei 35 paesi votanti (tra questi anche alcuni fra i protagonisti principali della scena internazionale come Russia, Cina, Pakistan, Brasile, Messico, Nigeria, Venezuela e Sudafrica), ma venne appoggiata dai rappresentanti dei paesi NATO che votarono in blocco. Ciò permise alla Corte Suprema della Nazioni Unite di deliberare la risoluzione 1737 che, sebbene affermi il diritto da parte dei paesi firmatari il trattato di Non-Proliferazione "di sviluppare la ricerca, la produzione e l'uso dell'energia nucleare per scopi pacifici senza discriminazione", in modo del tutto contraddittorio stabilisce che "l'Iran dovrà sospendere senza ulteriore indugio… ogni attività legata all'arricchimento e alla rigenerazione dell'uranio". In questo caso l'intenzione degli Stati Uniti era di far adottare al Consiglio di Sicurezza una risoluzione che condannasse il programma nucleare dell'Iran e imponesse delle sanzioni. Di fatto lo scopo venne raggiunto il 31 luglio 2006.
In ottobre, a Londra, l'ambasciatore britannico in Iraq Wiiliam Patey riferì ai giornalisti che l'Iran si era dotato di tecnologie atte ad uccidere le truppe britanniche di stanza a Bassora. Non esisteva nessuna prova concreta del coinvolgimento del governo iraniano, ma l'accusa che le forze della coalizione rischiassero la vita a causa dei "proiettili ad alta penetrazione" EFP [un tempo noti come proiettili autoforgianti, ndt], fabbricati in Iran, era stata fatta riecheggiare dall'amministrazione Bush nelle settimane precedenti.
Il 26 ottobre Ahmadinejad tenne un discorso in cui, citando l'Ayatollah Khomenei (morto nel 1989), disse: "l'occupazione di Gerusalemme verrà cancellata dalla storia". Ahmadinejad utilizzò la citazione in un discorso in cui faceva notare che, come l'invasione sovietica dell'Afghanistan, la stessa Unione Sovietica e il regime di Saddam Hussein, si erano tutti conclusi, così si sarebbe conclusa anche l'occupazione di una delle più sante città islamiche. Tale affermazione è stata più volte erroneamente riportata e negli Stati Uniti e nella stampa di tutto il mondo come una dichiarazione da parte del governo di Teheran di voler "cancellare Israele dalle carte geografiche". Uno scrittore iraniano ha definito il tutto come il "gossip del secolo". Sicuramente l'episodio riveste un ruolo centrale nell'intero programma di disinformazione.

2006
Nel maggio 2006, Laura Rozen scrisse nel Los Angeles Times che l'Ufficio Piani Speciali si era reincarnato al Pentagono nell'"Ufficio per gli Affari Iraniani", ancora una volta sotto il controllo di Abram Shulsky e tenendo come unica portavoce Elizabeth Cheney, vice Segretario di Stato e figlia del vice Presidente. Nello stesso mese il quotidiano canadese National Post pubblicò un articolo in cui asseriva che il Parlamento iraniano aveva approvato una legge che stabiliva "codici di abbigliamento diversi per le minoranze religiose (come cristiani, ebrei e, zoroastriani), che dovranno adottare simboli di colore diverso per rendersi identificabili in pubblico. I nuovi simboli permetteranno ai musulmani di riconoscere facilmente i non-musulmani in modo da evitare di stringere loro la mano erroneamente così da diventare najis (impuri)". L'articolo apparve accanto a una foto del 1935 di un uomo d'affari ebreo in Germania con il simbolo della stella di David cucito sul cappotto, come richiesto all'epoca dalla legge nazista. L'autore dell'articolo è Amir Taheri, americano di origini persiane, capo redattore dal 1972 al 1979 del quotidiano iraniano Kayhan (strumento di propaganda dalla dittatura degli Scià), collaboratore del National Review e portavoce ben retribuito della bellicista e neoconservatrice Benador Associates.
L'articolo venne raccolto dalla Stampa Unita Internazionale, riprodotto nel New York Post di Rupert Murdoch, nel Jerusalem Post e altrove, e presentato come corrispondente alla verità da parte del portavoce del Dipartimento di Stato statunitense Sean McCormack. "E' una cosa spregevole", ha dichiarato McCormack, equiparando l'Iran "alla Germania di Hitler". "Tutto ciò rievoca l'olocausto" ha ribadito il rabbino Marvin Hier, decano del Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles. "L'Iran si sta avvicinando sempre più all'ideologia nazista". Tuttavia l'articolo venne presentato come una burla sia dall'ambasciatore iraniano in Canada sia, tra gli altri, dal deputato ebreo appartenente al Parlamento Iraniano, e ritrattato dal National Post il giorno dopo la sua pubblicazione.
(In luglio, dopo una serie di dibattiti con l'amministrazione Bush-Cheney, Israele invase nuovamente il Libano). Il giornalista investigativo Seymour Hersh riferì che "la Casa Bianca si stava preparando per strappare ad Hezbollah i suoi missili poiché, nel caso di un'azione militare contro gli impianti nucleari iraniani, doveva sbarazzarsi delle armi che Hezbollah avrebbe potuto usare in una potenziale rappresaglia contro Israele". Un ex ufficiale dei servizi segreti raccontò ad Hersh di aver detto ad Israele, "Ragazzi, statemi a sentire, se proprio dovete andare, noi vi seguiremo senza riserve. Ma riteniamo che ciò debba essere fatto al più presto perché, più voi continuate ad indugiare, meno tempo avremo per valutare la situazione e predisporre un piano per l'Iran prima che Bush esca dal suo ufficio". L'invasione, seguita dalla ritirata nel mese successivo, non raggiunse l'obiettivo sperato anzi rafforzò, dal punto di vista politico, il sostegno dato dall'Iran ad Hezbollah.
Il 6 agosto, il Sunday Times of London di Murdoch riferì che l'Iran aveva complottato per ottenere ingenti quantità di uranio dal Congo. Tuttavia Raw Story citò una fonte vicina all'AIEA che descriveva l'articolo come "altamente inverosimile" e "non ben documentato". (Lo stesso rapporto pubblicato da Raw Story faceva notare come Abram Shulsky fornisse regolarmente a Cheney istruzioni sull'Iran, suggerendo una connessione tra l'articolo del Times e l'apparato neoconservatore di Washington).
I sostenitori israeliani di un attacco statunitense contro l'Iran stavano diventando sempre più impazienti e così diedero libero sfogo alla retorica accusando l'Iran di pianificare ciò che Hitler non era riuscito a portare a termine, vale a dire lo sterminio del popolo ebraico. (In effetti ci sono almeno 25000 ebrei iraniani le cui radici risalgono a 2500 anni fa, ma un solo deputato ebreo nel Parlamento Iraniano). In dicembre, l'ex ministro israeliano e leader del Likud Benjamin Netanyahu riunì in un meeting, tenutosi in Israele, 70 diplomatici stranieri in modo da far loro pressione per portare sostegno a Israele nel suo tentativo di fermare il programma nucleare iraniano. Secondo un articolo pubblicato nel giornale israeliano Ha'Aretz "l'incontro rappresenta il passo iniziale di una campagna internazionale di pubbliche relazioni. Includerà la proposta di presentare una denuncia alla Corte di Giustizia Internazionale contro il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad per crimini di guerra, e verranno rese note le sue intenzioni di commettere un genocidio".
Netanyahu asserì: "Nel 1938 Hitler non disse di voler sterminare gli Ebrei, Ahmadinejad invece sta dicendo chiaramente che questa è la sua intenzione e noi ce ne stiamo con le mani in mano. Almeno consideratelo un crimine contro l'umanità. Dobbiamo far vedere al mondo che si tratta di un piano di sterminio". John Bolton, ambasciatore uscente per gli Stati Uniti alle Nazioni Unite, ha fatto appello alla Corte Internazionale di Giustizia per far accusare Ahmadinejad di "esortazione al genocidio". "E' tempo di agire" ha detto Bolton, parlando ad una conferenza dei rappresentanti delle più importanti organizzazioni ebraiche americane riunitesi in un simposio. "Siamo stati chiaramente avvisati di quali siano le sue intenzioni". Ovviamente si tratta del più grandioso esempio di disinformazione inflitta al pubblico fino ad oggi, insieme all'immagine scioccante del fungo atomico su New York usata per indurre gli Americani ad accettare la guerra in Iraq.
Il 6 dicembre il Gruppo di Studio sull'Iraq (la Commissione Baker-Hamilton) raccomandò al Presidente di iniziare un graduale ritiro dall'Iraq e di consultare i paesi confinanti, incluso l'Iran, per dare stabilità al paese. Verso la fine di dicembre diversi Iraniani, tra cui anche due invitati dal vice Presidente iracheno Jalal Talabani, vennero arrestati a forza dalle truppe statunitensi, suscitando numerose critiche anche da parte dello stesso regime-fantoccio iracheno. Gli Stati Uniti accusavano i detenuti di essere coinvolti in attacchi contro le truppe statunitensi o della coalizione. A fine anno, l'enfasi propria del vasto programma di disinformazione subì un leggero spostamento dalle attività nucleari dell'Iran al suo coinvolgimento nella morte dei soldati americani.

2007
Il 10 gennaio, nell'attesissima risposta alle raccomandazioni della commissione, Bush ha annunciato che anzi avrebbe intensificato il conflitto, e adottato un atteggiamento ancora più aggressivo nei confronti dell'Iran. Egli ha dichiarato (senza avere alcuna prova) che la Repubblica Islamica si stava munendo di materiale di supporto per sferrare degli attacchi contro le truppe americane, permettendo ai terroristi e ai ribelli di sfruttare il proprio territorio per "entrare e uscire indisturbati dall'Iraq". "Porremo fine agli attacchi diretti contro i nostri convogli militari", ha tuonato, "e interromperemo il flusso di aiuti all'Iran…scoveremo e distruggeremo le reti che forniscono armi sofisticate ed addestrano i nostri nemici in Iraq".
L'11 gennaio le truppe guidate dagli Stati Uniti hanno occupato nella città curda di Irbil un edificio che sia i funzionari iraniani sia quelli iracheni considerano alla stregua di un consolato (vi si trova appesa la bandiera dell'Iran), catturando 6 Iraniani. Il generale Peter Pace, presidente dell'Unione dei Capi di Stato Maggiore ha dichiarato: "Credo possa servire da lezione il fatto che i raid condotti nelle ultime due settimane contro quei gruppi che forniscono questo tipo di armi abbiano portato all'arresto di Iraniani. E' pertanto evidente che gli Iraniani sono coinvolti nel rifornimento di armi".
In realtà la cosa non è affatto così chiara ed infatti il discorso che era stato programmato per fornire dettagli in merito è stato posticipato di 3 settimane, poiché il governo si è reso conto che andava a cozzare contro un problema di credibilità. Un non ben noto funzionario del governo ha detto: "In passato, se il governo americano se ne fosse uscito dicendo 'abbiamo in mano queste prove, questo è quanto pensiamo', la gente assennata gli avrebbe creduto senza battere ciglio. Questo non accadrà mai più". Tuttavia il 12 febbraio a Baghdad alcuni funzionari statunitensi hanno riassunto per sommi capi ai giornalisti presenti la faccenda dell'aiuto dato dall'Iran ai ribelli iracheni. I giornalisti, compresi quelli dell'Associated Press, del New York Times e della Reuters, hanno presenziato all'incontro accettando che nessuno dei tre funzionari statunitensi venisse menzionato o descritto. Tutte le telecamere, i registratori e perfino i cellulari sono stati banditi dalla stanza dell'incontro.
In occasione di questo fantasmagorico incontro, gli anonimi funzionari hanno annunciato che il Corpo della Guardia della Repubblica Islamica, conosciuto come Quds-Force [Brigate Quds, ndt], controllato dal leader supremo Ali Khamenei, aveva provveduto, a partire dal 2004, a rifornire l'Iraq di EFP. Ecco quanto ha riportato il Washington Post: "Le forze di sicurezza iraniane, che prendono ordini dai piani alti del governo, stanno rifornendo i gruppi estremisti iracheni di sofisticati congegni esplosivi, e questi ordigni hanno causato negli ultimi due anni un crescendo di vittime tra le truppe guidate dagli Stati Uniti, secondo quanto affermato sabato a Baghdad dagli ufficiali di Stato Maggiore. Tre funzionari della difesa, in rappresentanza delle forze multinazionali guidate dagli Stati Uniti presenti a Baghdad, hanno esposto ai giornalisti ciò che essi hanno definito 'un insieme crescente di prove inconfutabili' ovvero il fatto che l'Iran stia costruendo ed esportando in Iraq EFP che hanno ucciso più di 170 soldati della coalizione e ne hanno feriti altri 620 negli ultimi due anni". Il New York Times ha messo per due giorni di fila l'articolo in prima pagina, nonostante i curatori facessero notare che si trattava di un caso di scarso impatto, e il momento scelto per l'annuncio alquanto sospetto.
Lo stesso Ministro–fantoccio per gli Affari Esteri iracheno ha messo in discussione le accuse. Secondo quanto riferito al Washington Post da Labeed M. Abbai, il governo iracheno era all'oscuro di tutto: "E' difficile per noi che apparteniamo alle sfere diplomatiche accettare qualsiasi cosa gli Americani ci propinino per vera. Se sono giunti ad una conclusione certa, allora dovrebbero uscire allo scoperto e comunicarla apertamente, solo allora potremmo accettarla e seguire le vie diplomatiche per discutere con l'Iran". Diversi funzionari iracheni hanno esortato gli Stati Uniti a non continuare la loro disputa con l'Iran in territorio iracheno. Nel frattempo il generale Peter Pace, presidente dell'Unione dei Capi di Stato Maggiore, ha dichiarato che in effetti non sapeva se lo stesso governo iraniano stesse rifornendo all'Iraq le armi EFP. "Il rapporto presentato a Baghdad non fa riferimento a un coinvolgimento diretto del governo iraniano, ma dice semplicemente che delle armi fabbricate in Iran vengono utilizzate in Iraq per uccidere i soldati della coalizione".
Ma lo stesso Bush nella conferenza del 14 febbraio scorso ha riferito ai giornalisti: "Noi sappiamo che stavano fornendo delle armi e che le Brigate Quds fanno parte del governo iraniano. E' provato che non sappiamo se Ahmadinejad abbia ordinato alle Brigate Quds di farlo, ma sappiamo che sono lì e ho chiesto ai nostri comandanti di fare qualcosa. Noi proteggeremo i nostri soldati".
I funzionari israeliani (che sicuramente godono dell'attenzione di Washington) continuano a sostenere che non ci sia tempo da perdere per porre fine alla minaccia di sterminio rappresentata dall'Iran. Uri Lubrani, ex ambasciatore israeliano presso lo Scià di Persia e ora autorevole consigliere del Ministro della Difesa Amir Peretz, ha recentemente riferito al Consiglio di Direzione dell'Agenzia Ebraica che "gli Stati Uniti non si rendono conto della minaccia e non hanno fatto abbastanza; è necessario scuotere Americani ed Europei", bisogna fare in modo cioè che gli Americani abbiano paura, bisogna abusare del loro buon senso e dei loro scrupoli morali, devono essere costretti a condividere la paranoia.
Viene spesso riportata l'ironica osservazione fatta dal nazista Hermann Goering durante il processo di Norimberga: "E' sempre possibile fare in modo che la gente obbedisca ai capi. E' facile. Basta dire loro che stanno per essere attaccati e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo o perché espongono il paese al pericolo. In tutti i paesi funziona allo stesso modo". Quanto detto sopra rimanda al caso dell'Iran: un paese in via di sviluppo che si suppone voglia attaccare gli Stati Uniti, ovvero la sola superpotenza mondiale, e Israele, un paese caro a moltissimi Americani. Quanto detto sopra fa dell'Iran un aggressore, degli Stati Uniti e di Israele delle vittime. Non conta il fatto che l'Iran non abbia mai attaccato nei tempi moderni un'altra nazione o che un attacco contro gli Stati Uniti o Israele potrebbe comportare conseguenze terribili per la Repubblica Islamica.
La campagna di disinformazione va oltre ogni logica, puntando sul fatto che la paura da sola porterà ad ottenere il sostegno popolare. Ha preventivato che possano venire a galla le sue farse e le sue bugie, ma ritiene che per il conseguimento dei suoi obiettivi pacifici valga la pena affrontare qualsiasi imbarazzo. E se seguendo l'attacco contro l'Iran scoprissimo che, una volta ripulito il paese dalla macerie, non stava lavorando a nessun programma nucleare? Probabilmente non troveremmo alcuna prova, avendo in ogni caso distrutto tutto. Forse è proprio questo il bello del piano americano.
A fatto compiuto, a prescindere dalle terribili conseguenze, non aspettatevi delle scuse da parte dei neoconservatori che fremono per attaccare l'Iran. Prestate attenzione alla replica di Douglas Feith a quanto riferito dall'Ispettore Generale del Pentagono secondo il quale il suo Ministero per i Piani Speciali ha diffuso affermazioni del tutto prive di fondamento sull'Iraq allo scopo di condurre gli Stati Uniti a una guerra sanguinosa.
"Si è trattato di un errore, vero?", ha chiesto Chris Fallace a Feith negli studi di Fox News, l'ambiente più vicino ai neoconservatori che si possa immaginare.
"Niente affatto", ha replicato Feith. "Abbiamo raccolto un sacco di informazioni laggiù".
Davvero un sacco di informazioni. Un sacco di stupidaggini da temere e a cui credere. E' sempre andata così nella storia dell'imperialismo statunitense: dall'immaginario affondamento della nave da guerra Maine da parte della Spagna, all'incidente nel Golfo di Tonkino, dalle armi di distruzione di massa di Saddam, ai programmi di sterminio dell'Iran. La disinformazione ha fama di funzionare bene quando viene propinata da uomini di stato folli, amorali e privi di scrupoli. Funzionerà ancora una volta?

IL PRETESTO PER COLPIRE L’IRAN
Larry Chin CarolynBaker.org 11.02.2007
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Simone
Larry Chin è Associate Editor di Online Journal, contribuisce al Centre for Global Research e precedentemente contribuiva a From The Wilderness.
L’amministrazione Bush è ormai sul piede di guerra e attaccherà l’Iran già agli inizi della primavera 2007. L’amministrazione è davvero sul piede di guerra.
Nei prossimi mesi, il governo americano e i suoi Alleati e funzionari creeranno e provocheranno un pretesto che porterà in seguito l’opinione pubblica a dover accettare il conflitto in Iran.
Alcuni pretesti potranno essere i seguenti:
• Addosseranno all’Iran la colpa della forte resistenza irachena all’occupazione americana.
Come già è stato notato , l’idea che l’Iran stia armando gli Iracheni contro l’Esercito Americano è un tema centrale della propaganda della nuova amministrazione Bush.
Paul Pillar, ex agente CIA e membro del Council on Foreign Relations [Consiglio sulle Relazioni Estere, NdT], è al centro di molte critiche, poiché sostiene che dietro gli attacchi terroristici contro le Forze Armate Americane non ci sia l’Iran. Nonostante queste affermazioni, Bush-Cheney continueranno a mentire negando l’evidenza.
• Imputeranno all’Iran la responsabilità di un grande attacco terroristico contro gli interessi americani.
In una recente testimonianza al Senato Americano, Zbigniew Brzezinski ha dichiarato che l’amministrazione Bush “sta avanzando inesorabilmente verso un conflitto contro l’Iran e tutto il mondo islamico” e che la miccia che farà esplodere il conflitto sarà un grande attacco terroristico operato dagli Iraniani contro gli Americani sia all’interno dei confini nazionali statunitensi che all’estero (vedi anche qui e qui).
Nelle parole di Brzezinski, la cattiva gestione della guerra in Iraq dell’amministrazione Bush è una “calamità storica, strategica e morale” , “guidata da impulsi Manicheisti e arroganze imperiali” che “intensificano l’instabilità della regione” e “indebolisce la globale legittimità dell’America”.
Brzezinski, il maggior responsabile della geostrategia del “Grande Scacchiere Americano”, colui che ha gettato le basi per gli attacchi dell’11 Settembre 2001, ha criticato in maniera schietta la cattiva gestione della situazione attuale in Iraq da parte del governo Bush.
L’amministrazione Bush ha aspettato il momento propizio per dare il via al prossimo “11 Settembre”, ha concluso.
• La diplomazia tra Iraq e Iran sarà vista come un interferenza terroristica iraniana
• Una reazione Iraniana vera o fittizia che sia alla retorica o alle provocazioni dell’amministrazione Bush sarà intesa come una dichiarazione di guerra da parte di Teheran.
• Saranno “trovate” nuove “prove” riguardo le intenzioni nucleari dell’Iran e poi presentate alla Comunità Internazionale allo scopo di imporre sanzioni al Paese.
Il mondo abboccherà ancora a tutto ciò?

Gates getta le basi della propaganda
In una testimonianza al Senato che potrebbe gettare le basi per l’imminente attacco all’Iran, il Segretario alla Difesa Robert Gates, favorevole anch’egli all’attacco all’Iran, ha affermato che l’Iran è “molto implicato nella fornitura di armi ai militanti iracheni”.
Questa nuova affermazione (che Gates non ha sostenuto con prove certe e verificabili da una fonte attendibile) è basata su alcuni numeri di serie presumibilmente trovati sulle bombe rimanenti usate contro l’Esercito Americano in Iraq.
Gates ha anche dichiarato che il materiale sequestrato durante il raid (illegale e ordinato da Bush) dell’Ufficio di Collegamento Iraniano a Irbil in Iraq, viene incluso nel più grande inseme di informazioni false di intelligence contro Teheran.
Gates, il quale è diventato sostituto di Donald Rumsfeld facendo finta di essere critico nei confronti della gestione da parte dell’amministrazione Bush della guerra in Iraq, in realtà è ora la maggiore arma di distrazione di massa riguardo all’Iran.

Le operazioni sotto copertura
La regione iraniana e irachena è una zona alquanto frequentata da agenti CIA da più di un anno.
E’ noto che George W. Bush ha personalmente ordinato di dare il via ad alcune provocatorie operazioni sotto copertura gia parecchi mesi fa; operazioni mirate a trascinare l’Iran in guerra.
Il ministro dell’Intelligence iraniana Gholam Hossein Ejeli sostiene che l’Iran ha scoperto una fitta rete costituita da 100 uomini, tra agenti CIA e agenti del Mossad (vedi anche qui). Tutto ciò è la conseguenza dell’ordine dato da Bush di “sparare per uccidere”: dare dunque la caccia e uccidere gli Iraniani in Iraq.

Circondati militarmente e politicamente
Gli eventi si stanno susseguendo esattamente come previsto dall’ex ispettore dell’ONU alle armi Scott Ritter il cui libro “Obiettivo: Iran”, ha previsto ogni fase dell’ amministrazione Bush e dei suoi alleati.
Secondo John Pilger, la guerra è gia iniziata.
Come annotato da Dmitriy Sedov, i preparativi per la devastazione dell’Iran in primavera sono in atto da tempo.
Alcuni segnali chiari sono:
• “La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU prevede che un ulteriore inasprimento delle sanzioni imposte all’Iran sarà intrapreso dopo il 21 Febbraio 2006.
Dal punto di vista delle leggi internazionali, questo è un pretesto (fondamentalmente solo uno, ma esistente ) per legalizzare un aggressione contro un Paese
”.
• “Due portaerei statunitensi munite di armi nucleari si stanno dirigendo verso la regione.
Le portaerei americane hanno compiuto 5 missioni negli ultimi 15 anni. In 4 casi su 5 hanno lanciato offensive militari. Nel Marzo 2007, entrambe le portaerei prenderanno le loro posizioni di combattimento
”.
• “Ulteriori Forze di terra si sono spostate verso il confine tra Iraq e Iran. I preparativi per una nuova fase delle ostilità sono a buon punto”.
• “A febbraio i sistemi di missili difensivi Patriot saranno pronti a difendere Israele e le portaerei da attacchi aerei nemici”.
• “I soldati del genio britannico stanno entrando nel futuro teatro di guerra con l’obiettivo di operare nello Stretto di Hormuz, dove gli Iraniani hanno con molta probabilità disseminato parecchie mine”.
• “Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato una potente campagna di informazione e propaganda al fine di preparare l’opinione pubblica all’imminente aggressione”.
“Il comandante del CENTCOM John Abizade, contrario al conflitto contro l’Iran si è dimesso. Il sostituto è l’Ammiraglio W. Fallon, veterano della Guerra del Golfo e della Campagna di Bosnia del 1995."
L’amministrazione Bush sta premendo per l’ulteriore invio di più di 50000 soldati in Medio Oriente. Apparentemente saranno stanziati in Iraq, ma questi soldati sono chiaramente destinati a combattere contro l’Iran.

La distruzione e l’insabbiamento di uno sforzo diplomatico iraniano
Nel 2003 Teheran ha inviato (tramite l’Ambasciata Svizzera) un’ampia proposta da porre al vaglio dell’ amministrazione Bush affinché si trovasse un accordo per un possibile dialogo e cooperazione regionale. I funzionari del governo americano confermano che questa comunicazione sia stata ampiamente diffusa e discussa e al tempo stesso decisamente respinta alla Casa Bianca.
I repentini “vuoti di memoria” di alcune figure di spicco dell’amministrazione Bush riguardo questa proposta fanno pensare a un possibile insabbiamento di uno sforzo diplomatico iraniano. Il Segretario di Stato Condoleeza Rice ha confermato l’esistenza del documento in una recente intervista rilasciata alla National Public Radio, (dove appunto la Rice dichiarava che con quel documento “l’Iran voleva porsi sullo stesso piano degli Stati Uniti”), ma improvvisamente ha cambiato versione, dichiarando ora “di non ricordarsi di aver mai visto nulla di simile”.
Secondo il Washington Post, Flynt Leverett, membro dello staff del Consiglio Nazionale di Sicurezza, la proposta iraniana fu ricevuta e discussa. In seguito Leverett ha dichiarato che non era sua responsabilità sottoporre la proposta iraniana alla Rice, poiché il responsabile della politica mediorientale era Elliot Abrams, già membro della cospirazione Iran Contra.
Come la Rice, Abrams, che ora è consigliere alla Sicurezza Nazionale e Responsabile della “promozione della democrazia” in Medio Oriente, sostiene di non aver mai visto o sentito alcuna proposta iraniana.
Anche ex funzionari del Dipartimento di Stato dichiarano di aver visto l’offerta proveniente dall’ Iran facendo notare come questa sia stata inclusa nella proposta del 2003 fatta all’allora Segretario di Stato Colin Powell dove si cercava di definire un “grande accordo” con l’Iran. Secondo quegli stessi funzionari, Colin Powell non ha inoltrato la proposta alla Casa Bianca.

Ripresa del “terrorismo” internazionale
La propaganda dell’amministrazione Bush parla di nuove minacce dai “terroristi” che lavorano segretamente contro gli interessi Anglo-Americani. La “guerra al terrorismo” di Bush-Cheney sta avanzando per una nuova fase di violenze che porteranno alla guerra all’Iran.
Secondo alcuni funzionari dell’intelligence americana e britannica, “Al Qaeda” ha formato un nuovo esercito e sono ancora una volta “capaci e intenzionati a lanciare attacchi terroristici di massa di portata mondiale”. In Afghanistan, sotto l’occupazione americana (e durante una rapida crescita del mercato dell’eroina), sono tornati Al Qaeda e i Talebani poiché servono agli americani come fonti militari e di intelligence.
La reporter del New York Times Carlotta Gall riferisce che la nuova rinascita dei Talebani in Afghanistan è collegata al Pakistan e all’ISI. Nel corso delle sue indagini Gall è stato aggredita dagli agenti ISI: evidentemente la reporter aveva scoperto qualcosa di veramente grosso .
I civili Pakistani “temono” l’ISI e a ragione.
L’attività dell’ISI ( virtualmente un ramo della CIA ) porta direttamente al cuore delle continue operazioni militari e di intelligence degli Anglo-Americani in Medio Oriente e Asia Centrale. Il reporter dell’Wall Street Journal Daniel Pearl è stato ucciso nel 2002 durante le sue indagini sull’ISI e le relazioni tra quest’ ultimi, Al Qaeda e l’ 11 Settembre 2001. Proprio mentre Teheran tenta ripetutamente di collaborare con il governo americano per dare la caccia ai terroristi, l’amministrazione Bush continua a dare la responsabilità degli attacchi terroristici proprio a Teheran. Inoltre, senza dubbio, l’apparato di propaganda statunitense utilizzerà come “prova” un rapporto nel quale si faceva notare la presenza in Iran del figlio di Osama Bin Laden.

Scuotere il cane
Oltre ai tanti impegni geostrategici che stanno dietro all’attacco in Iran, l’amministrazione Bush, apertamente disprezzata e contestata, sta affrontando alcuni problemi di politica interna oltre che essere in competizione alle prossime elezioni americane con i Democratici.
L’amministrazione affronta anche la prospettiva di imbarazzanti e potenzialmente devastanti rivelazioni dal processo Scooter Libby/Dick Cheney/Plamegate e da altre indagini sui i crimini dell’amministrazione Bush. Cheney, e lo stesso George W. Bush sono ormai stati direttamente implicati nel procedimento contro Libby.
Altra vergogna per il governo Bush riguarda un report rilasciato dall’Ispettore Generale del Pentagono, dove si critica aspramente l’Office of Special Planning, guidato dal membro del Project for a New American Century [ “Progetto per un nuovo secolo americano” n.d.t], Douglas Feith, per aver escogitato un lavoro di intelligence poco onesto che ha poi portato alla guerra in Iraq, inclusa una “predisposizione” a collegare l’Iraq con Al Qaeda.
Maggiore sarà il danno all’amministrazione Bush, maggiore sarà la probabilità di una nuova distrazione alla “scuoti il cane”, - il prossimo 11 Settembre -, orchestrato dal governo Bush e Karl Rove.

Il silenzio di Washington sull’Iran
La “cattiva gestione” dell’ occupazione in Iraq, e i deboli tentativi di strappare il controllo dell’agenda politica irachena rimangono gli obiettivi della politica poco onesta di Washington nei confronti dell’ opinione pubblica.
L’Iran e le provocazioni di Bush e Cheney non sono stati uno dei maggiori argomenti di discussione. In base alle poche discussioni che vi sono state sull’Iran si può dire che i leader democratici sono divisi sull’argomento.
Anche la politica della “guerra al terrorismo” dei Democratici va a braccetto con quella dei Repubblicani; questa guerra determinerà la distruzione dell’Iran. Un pretesto convincente porterebbe facilmente i Democratici ad appoggiare un attacco.

Il petrolio iraniano
Secondo Michael Klare, il conflitto contro l’Iran deve essere visto come una guerra per le risorse energetiche. Secondo alcune stime Iraniane, nella regione ci sarebbero abbastanza risorse da durare per molti decenni.
L’amministrazione Bush deve essere infuriata con Teheran poiché quest’ultima ha mostrato un deciso interesse nel contrattare il mercato delle risorse energetiche con investitori stranieri (non americani), e mantenendo buoni legami sia con la Cina che con la Russia.
Quando la faccenda del picco del petrolio e del gas si fa seria, e la linfa vitale dell’impero Anglo-Americano comincia a finire goccia dopo goccia, ecco che l’importanza geostrategica dell’Iran acquista importanza.

Le porte dell’inferno sono spalancate
Alcuni scettici hanno sostenuto per anni che l’amministrazione Bush non avrebbe attaccato l’Iran, basandosi sul concetto razionale che nemmeno il governo Bush e i suoi fondamentalisti siano così pazzi da rischiare una guerra nucleare.
Ma in una testimonianza dinanzi al Congresso, Robert Gates ha dichiarato che invece il Pentagono ha pianificato una guerra su vasta scala contro Iran, Russia e Cina. Questa affermazione, una promessa di guerra mondiale, fa pensare che l’establishment Anglo – Americano sia pronto a muovere una guerra senza fine. E questo basta a chiudere il discorso sulla sanità mentale
Il Presidente Russo Vladimir Putin ha criticato l’amministrazione americana per il suo “uso incontrollato della forza militare” e “di azioni unilaterali e illegittime”. Ha concluso Putin, “Uno Stato, quello degli Stati Uniti d’America, ha oltrepassato i suoi confini nazionali sotto ogni aspetto”.
Il prossimo passo omicida sarà la distruzione dell’Iran.

Antrace: qualcuno sapeva in anticipo
Maurizio Blondet 27/02/2007
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L’11 settembre 2001 Jerome Hauer era direttore della Kroll Asssociates (la potente compagnia  di sicurezza e di investigazione privata) e uno tra i consiglieri del National Institute of Health, il principale organo sanitario americano, come specialista di guerra biologica.
Si apprende ora che quello stesso giorno in cui crollavano le Twin Towers, Hauer consigliò la Casa Bianca di cominciare ad assumere il Cipro, l’antibiotico efficace contro l’antrace (il carbonchio).
La prima lettera all’antrace, contenente la letale polverina bianca (spore «militarizzate») e una lettera in cattivo inglese apparentemente scritta da un fanatico islamico, apparve più di una settimana più tardi. Solo tre settimane dopo arrivarono altre lettere infette, dirette ai senatori Daschle e Leahy, due democratici. Il «consiglio» di Hauer non fu reso pubblico allora. Ma come mai Hauer sapeva tutto prima? Stranamente, non era la prima volta che questo esperto personaggio s’era rivelato profeta.
Nel 1998, Hauer fu assunto dall’ufficio di gestione emergenze (Office of Emergency Management) del comune di New York, e prontamente ottenne dal sindaco - Rudolf Giuliani - grossi fondi per studiare il virus del Nilo (West Nile virus), una gravissima encefalite trasmessa dalle zanzare. Solo dal 1999 apparvero in USA i primi casi, accompagnati da una immensa campagna di stampa allarmistica. I casi furono, dal ‘99 fino al 2001, solo 149.  Nel solo 2002 salirono a oltre 4.000, con 284 casi mortali. La faccenda delle lettere all’antrace è il particolare che i media non ricordano mai nelle rievocazioni della tragedie dell’11 settembre.
Appena le prime lettere arrivarono a destinazione Paul Wolfowitz, allora vice-ministro al Pentagono, affermò che esse «provavano» la complicità tra Osama bin Laden e Saddam, Hussein, perché l’Iraq aveva sviluppato l’antrace come arma biologica. Invece un piccolo giornale di Washington, lo «Hartford Courrant», scoprì che l’antrace delle lettere era di ceppo Ames, un ceppo del microbo trattato solo in USA, prodotto nel laboratorio militare di Dugway in un grado di purezza e concentrazione non raggiunto né dai sovietici né dall’Iraq. Si scoprì anche che l’antrace «Ames» era nella disponibilità di un altro laboratorio militare americano, l’USAAMRID di Fort Detrick: dal quale s’era licenziato nel ‘91 un biologo militare, il colonnello Philips Zak, ebreo e sionista fanatico. Zak era stato colto nel ‘92 a penetrare nel suo ex-laboratorio per asportarne colture batteriche pericolosissime. (1) Dopo questa scoperta, la faccenda antrace sparì dalle prime pagine.
L’FBI non ha mai cercato di rispondere alla ovvia domanda: se le lettere infette erano collegate all’attentato dell’11 settembre, opera della stessa mente. E perché il «terrorista islamico» aveva mandato l’antrace a senatori democratici, quando alla Casa Bianca c’era un governo repubblicano? Fatto sta che i democratici furono intimiditi. E il parlamento fu chiuso addirittura, per disinfestazione. Durante quei giorni senza controllo parlamentare, Bush emanò i decreti d’emergenza, i «Patriot Act».
Ora, un fascio di luce su Jerome Hauer (attualmente promosso direttore dell’Office of Public Health Preparedness per i suoi meriti profetici) consente di cominciare a dare qualche risposta all’enigma. Fu Hauer a gestire la difesa contro l’antrace, di cui accusò subito Al Qaeda. Ma soprattutto, va fatta luce sull’altra azienda di cui era «managing director», ossia la Kroll Associates. Si tratta della maggiore agenzia d’investigazione degli Stati Uniti, e fra i suoi clienti ha le forze armate e il governo.
Negli anni ‘80 la Kroll ebbe la responsabilità della sicurezza della Borsa: era conosciuta come «la CIA di Wall Street» sia per i suoi compiti (indagini riservate) sia perché arruolava ex-agenti dell’intelligence. ma non solo… L’11 settembre 2001, la Kroll Associate era la ditta responsabile per la sorveglianza e la sicurezza dell’intero World Trade Center. E responsabile della sicurezza  al WTC era il nuovo dirigente della Kroll, John O’Neill. Chi era costui? Fino ad agosto, il vicedirettore  dell’Fbi che si dedicava alla caccia ad Osama Bin Laden. Ma ad agosto O’Neill, ottimo poliziotto, si era dimesso denunciando pubblicamente che la nuova amministrazione Bush ostacolava, e aveva bloccato, le indagini su Al Qaeda.
O’Neill aveva abbandonato un  lavoro da 100 mila dollari l’anno. Ma ne aveva trovato uno da 300 mila, nel privato: appunto come direttore della security del WTC, assunto dalla Kroll. O’Neill prese servizio il 10 settembre 2001. Il giorno dell’attentato era nel suo ufficio in una delle due torri, e diede un valido aiuto all’evacuazione. Poi scomparve, apparentemente travolto nel crollo dei grattacieli. Ma un ex-collega dell’FBI lo ha visto, impolverato e mentre cercava di chiamare col telefonino, per la strada; dunque era già uscito dall’edificio, prima del crollo. L’ex collega lo vide allontanarsi tra le nubi di polvere. Non è stato più trovato. (2)
Il fatto è che se O’Neill fosse vivo, sarebbe difficile sostenere la versione ufficiale sull’attentato opera di Bin Laden e dei suoi piloti della domenica. Sarebbe stato un osso duro nei talk-show, avrebbe ripetuto le sue accuse contro l’Amministrazione Bush, avrebbe smascherato le complicità più scottanti. Non ha potuto farlo, è morto. Coincidenza? Ci siamo sempre domandati quale sia stata «l’anima buona» che gli trovò il lucroso posto dirigenziale nel luogo dove avrebbe trovato la morte nel primo giorno di occupazione. Ora lo sappiamo: Jerome Hauer, manager director della Kroll
Hauer fu intervistato lo stesso 11 settembre da Dan Rather, il celebre giornalista della CBS. E mentre ancora la polvere si stendeva su Manhattan, Rather chiese al direttore della Kroll chi pensava potessero essere gli autori dell’attentato: qualche stato ostile? Hauer rispose: «Mah, no, non sarei sicuro che sia un fatto organizzato da uno Stato… come ho già detto, certo, ci sono gli indizi di tipi come, mettiamo, Bin Laden». Già sapeva tutto, prima ancora che l’accusa contro Al Qaeda fosse ufficialmente elevata da Bush: ancora una volta profeta. Questa storia, con tutte le pezze d’appoggio e le fonti (compreso il video dell’intervista di Hauer alla CBS) è postato dal sito Winterpatriot. Da leggere prima che scompaia.

Note:
1) Ne ho parlato nel mio «11 Settembre, colpo di Stato in USA», Effedieffe, capitolo «Il caso antrace».
2) Anche di O’Neill ho raccontato la storia in «11 settembre, colpo di Stato in Usa».

False Flag