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L'IRAN
E LE BARRE DI URANIO SCOMPARSE DAL CONGO
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Parte
del materiale citato può essere trovato già tradotto
al seguente link. |
Michel
Chossudovsky, autore del best-seller internazionale America’s
War on Terrorism (Seconda Edizione, Global Research, 2005),
è docente di economia all'università di Ottawa e
direttore del Center for Research on Globalization. |
E' emerso un misterioso incidente che ha riguardato la scomparsa di barre
d'uranio dal Congo, che è coinciso con un decisivo meeting dell'Agenzia
Internazionale per l'Energia Atomica a Vienna dal 5 all'8 Marzo incentrato
sul programma nucleare Iraniano.
Secondo l'edizione del 7 Marzo del giornale di Kinshasa “
Le
Phare”, “
sono scomparse dal centro nucleare di Kinshasa
come parte di una vasta operazione di traffico internazionale oltre 100
barre di uranio oltre ad una non precisata quantità di uranio contenuta
in casse di forma semiovale". (
Le Phare, 8 Marzo 2007,
Le Phare, 7 Marzo 2007 .]
Il Commissario per l'energia atomica della Repubblica Democratica del
Congo, il Professor Fortunat Lumu, e un suo collega, sono stati arrestati
a fronte delle accuse di aver contrabbandato uranio. Il procuratore generale
Congolese Tshimanga Mukeba ha dichiarato che Lumu sta “
venendo
interrogato a proposito di non meglio specificate quantità di uranio
che sono scomparse in anni recenti.” E' accusato di “
aver
orchestrato contratti illeciti per produrre e vendere uranio.”
(BBC, 8 Marzo 2007.)
Anche l'IAEA si dice stia “
studiando la situazione”.
Mentre i nomi dei presunti acquirenti non sono stati rivelati, il crescente
consenso all'interno dei mass-media Occidentali, basati su un “
autorevole”
rapporto dell'Agosto 2006 del
Sunday Times, che viene citato
continuamente in rapporti stampa tutti uguali, è che dietro l'operazione
di contrabbando di uranio ci potrebbe essere Tehran.
Iraq, Iran, Niger, Congo,
yellow cake [l'ossido giallo di uranio,
n.d.t.], le barre d'uranio 238 scomparse.
Una sensazione di dejà vu.
Richiamate alla memoria la storia dell'uranio del Niger, che fu usata
come pretesto per sferrare guerra all'Iraq.
Ironicamente, mentre il Professor Lumu veniva arrestato il 6 Marzo per
presunto contrabbando di uranio 238 (uranio naturale) a Kinshasa, lo stesso
giorno negli Stati Uniti l'ex capo di gabinetto di Cheney, Lewis “
Scooter”
Libby, veniva dichiarato colpevole da un giudice federale di multipli
capi d'accusa e per ostruzione della giustizia in relazione all'operazione
dell'uranio del Niger.
Secondo rapporti di stampa Statunitensi, furono coinvolti anche il consigliere
di Bush Karl Rove e l'ex Vice Segretario di Stato Richard Armitage.
Com'è stato confermato nelle udienze del processo, la storia dell'uranio
era una balla originata da documenti falsificati che dicevano che Saddam
stava acquistando uranio dal Niger presumibilmente per la produzione di
una bomba nucleare. Libby agiva agli ordini del Vice Presidente Dick Cheney,
che è ampiamente ritenuto essere stato l'istigatore di quella operazione
psicologica.
Dejà vu?
Stiamo avendo a che fare con una simile operazione psicologica creata
ad arte nel caso delle barre d'uranio scomparse del Congo, che potrebbero
venir denunciate più avanti per essere usate come pretesto diretto
contro l'Iran?
Lo scorso Agosto, nel periodo più pesante dei bombardamenti criminali
Israeliani in Libano durante i quali sono state sganciati ordigni bunker
buster radioattivi, il Britannico Sunday Times, citando un
documento delle Nazioni Unite datato 18 Luglio 2006, riportò
che l'uranio 238 era stato smerciato dalle miniere di Lubumbashi in
Congo. Secondo gli ufficiali della dogana Tanzaniana citati dal Sunday
Times, la spedizione era “destinata al porto Iraniano
di Bandar Abbas.” La spedizione del carico radioattivo era
stata apparentemente intercettata a Dar Es Salaam nell'Ottobre del 2005
“durante un controllo di routine.”
Secondo il rapporto del Sunday Times intitolato “il
piano Iraniano per estrarre uranio in Africa”, “non
vi è alcun dubbio” che siano state contrabbandate
dal Congo grandi quantità di uranio 238. Nello stesso articolo,
il Sunday Times assicura senza addurre a sostegno alcuna prova
che l'Iran supportava cellule terroristiche in Inghilterra che “sarebbero
potute essere pronte a sferrare attacchi contro le centrali nucleari
in Inghilterra. Informazioni di intelligence che sono circolate in Parlamento
suggeriscono che cellule in sonno collegate a Tehran potrebbero star
conducendo operazioni di ricognizione presso alcuni siti nucleari come
fase preparatoria per un possibile attacco.”
Ufficiali della dogana [Tanzaniana], che hanno parlato al Sunday
Times ponendo come condizione quella di restare anonimi, hanno
aggiunto: “Il container [con le barre di uranio contrabbandate]
fu collocato in una parte sicura del porto e fu poi portato via, dagli
Americani, io credo, o quantomeno col loro aiuto. A tutti ci è
stato detto di non parlarne a nessuno.”
Il rapporto del team investigativo della Nazioni Unite fu sottomesso
al Presidente del comitato ONU per le sanzioni, Oswaldo de Rivero, alla
fine di Luglio e verrà esaminato presto dal Consiglio di Sicurezza.
La miniera è stata chiusa ufficialmente nel 1961, prima dell'indipendenza
del paese dal Belgio, ma gli investigatori delle Nazioni Unite hanno
detto al Consiglio di Sicurezza che hanno trovato delle prove che sarebbe
ancora in corso sul posto l'attività mineraria.
Nel 1999 ci furono dei rapporti che le autorità Congolesi avevano
riprovato a riaprire la miniera con l'aiuto della Corea del Nord. Negli
anni recenti i minatori si dice siano riusciti ad accedervi e ad estrarre
minerali preziosi dai pozzi mentre la polizia e le autorità locali
chiudevano un occhio.
A Giugno una commissione parlamentare avvisò che l'Inghilterra
sarebbe potuta essere attaccata da terroristi Iraniani se le tensioni
fossero aumentate.
Una fonte vicina all'MI5 ha dichiarato: “C'è una grande
preoccupazione a proposito di cellule dormienti Iraniane presenti in
questo paese. I servizi di intelligence stanno prendendo questa minaccia
molto sul serio.” (Sunday Times, 6 Agosto 2006)
Secondo il Sunday Times: “La rivelazione aumenterà
i timori dell'Occidente sulla portata del presunto programma militare
Iraniano e le conseguenze strategiche del costante supporto Iraniano
ad Hezbollah durante la guerra con Israele.”
All'interno dello stesso articolo, sono stati dosati con cura tutti
gli ingredienti necessari a “collegare i puntini”
per delineare il furtivo piano Iraniano: il copione includeva l'uranio
238 contrabbandato e destinato all'Iran, il coinvolgimento di Iran e
Corea del Nord nell'economia Congolese dell'uranio, cellule terroriste
dormienti Iraniane in Congo, terroristi Iraniani in Inghilterra, il
comitato per le sanzioni della Nazioni Unite che prende nota dell'uranio
contrabbandato, una commissione parlamentare Inglese che avverte il
Governo di Tony Blair che sarebbe potuto accadere in Inghilterra un
attacco terroristico sponsorizzato dall'Iran.
Il presunto “collegamento Iraniano” del Sunday
Times faceva affidamento su una Lettera del 18 Luglio 2006 del
Presidente della Commissione del Consiglio di Sicurezza, che è
selettivamente citato erroneamente e distorto. Il documento delle Nazioni
Unite citato ed il rapporto del Gruppo di Esperti sulla Repubblica Democratica
del Congo, nell'esaminare il contrabbando di uranio, non facevano neanche
menzione dell'Iran. (Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si
veda la sezione C del Rapporto del Gruppo di Esperti, 18 Luglio 2006,
pdf)
Riguardo al rapporto che citava gli ufficiali della dogana Tanzaniana,
la spedizione era relativa ad un carico relativamente piccolo di uranio
(100kg che contengono circa 70 grammi di Uranio 235 fissile) destinato
al Kazakistan, che quasi completamente non ha sbocchi sul mare, attraverso
il porto Iraniano di Bandar Abbas. “Il contenuto della spedizione
stava venendo inviato nell'ex repubblica Sovietica del Kazakistan per
essere fusa, e sarebbe passata per il più grande porto Iraniano,
quello di Bandar Abbas.” (Sunday Times, op. cit.)
La lettera delle Nazioni Unite datata 18 Luglio 2006 del Presidente
del Comitato del Consiglio di Sicurezza, riconosceva l'esistenza di
casi di contrabbando avvenuti nel corso di un periodo di sei anni da
e verso Kinshasa anche in relazione a consegne sequestrate dalle autorità
Tanzaniane. Tuttavia il documento delle Nazioni Unite dichiara che non
era stata fornita alcuna informazione dalle autorità Tanzaniane
a riguardo delle quantità coinvolte. (Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite, 18 Luglio 2006, op. cit. Si veda anche armscontrolwonk.com)
Riguardo al presunto collegamento nordcoreano, fu presente una delegazione
di ingegneri Nord Coreani nel 1999. Ma non ci fu nessuna pressione esercitata
su Kinshasa da Washington come confermato in un precedente rapporto
del London Times. (27 Marzo 2004)
La Brinkley Mining
L'estrazione e l'esplorazione mineraria di uranio nella Repubblica Democratica
del Congo (che contiene significative risorse non sfruttate) è,
praticamente, sotto il controllo delle multinazionali Occidentali. La
relazione principale non è con l'Iran ma con una compagnia Anglo-Sudafricana
registrata in Inghilterra: la Brinkley Mining PLC con una sua
sussidiaria nelle Seychelles. (Riserve d'uranio in Africa.) Il conglomerato
Anglo-Sudafricano Lonrho Africa possiede il 10% della Brinkley.
Mentre il principale azionista della Brinkley è l'Australiana
Atomaer, il Presidente della Brinkley è Gerard Holden che
è il Direttore Esecutivo della Lonhro Africa PLC.
Nel 2006, il centro per l'energia nucleare diretto dal Professor Fortunat
Lumu firmò un'intesa di ampio respiro con la Brinkley Mining.
Secondo questo accordo, Brinkley avrebbe “sfruttato e supervisionato
la totalità delle risorse di uranio in Congo.” (brinkley-mining.com)
L'accordo stabilito con l'autorità per l'energia atomica del
paese, Le Commissariat General a l'Energie Atomique (CGEA), includeva
la creazione della Brinkley Africa Ltd, che supervisiona “la
gestione interna delle risorse nucleari” nella Repubblica
Democratica del Congo. I diritti esclusivi sulla futura esplorazione
e produzione dell'uranio sono stati passati alla Brinkley Africa, che
è una sussidiaria della Brinkley Mining che ne possiede
il 70%, e che di contro è un'affiliata della Lonrho Africa.
La Brinkley Mining PLC riconobbe in un rapporto rilasciato il 7 Marzo
che essa “perse, nell'anno 2006, 2,747 milioni di stg,”
le azioni della Brinkley affondarono momentaneamente il 7 Marzo
di circa il 20%. Tuttavia, nonostante l'analisi finanziaria coincideva
con l'annuncio dell'arresto di Fortunat Lumu, il valore delle azioni
della Brinkley alla Borsa di Londra schizzarono in alto (8
Marzo, un aumento del 50% in relazione al suo basso valore del 7 Marzo
2007.)
Nel frattempo, un altro membro di primissimo piano della cerchia neocon,
il Presidente della Banca Mondiale Paul Wolfovitz, arrivò a Kinshasa
l'8 Marzo. Dopo un incontro col Presidente Congolese Joseph Kabila,
Wolfovitz annunciò un aiuto finanziario di 1.4 miliardi di dollari
per la ricostruzione della Repubblica Democratica del Congo post-conflitto.
Mentre vengono formalmente definiti dei programmi per la lotta alla
povertà, parte di questi stanziamenti della Banca Mondiale saranno
utilizzati per supportare gli interessi minerari Anglo-Americani e Sudafricani
in Congo.
Traffici organizzati
Venerdì 9 Marzo, in concomitanza con la visita ufficiale di Paul
Wolfowitz, il governo della Repubblica Democratica del Congo senza fare
esplicito riferimento alla Brinkley Mining PLC, annunciò di aver
“smantellato un'organizzazione illegale che stava cercando
di vendere uranio illegalmente a compagnie registrate in Inghilterra,
Sud Africa e alle Seychelles.” (Associated Press,
9 Marzo)
Il Ministro Congolese della Ricerca Scientifica, Sylvanus Mushi Bonane,
ha accusato il Professor Fortunat Lumu e il suo collega di aver creato
“compagnie fittizie per vendere uranio” e che erano
stati arrestati in flagrante:
“[Così] ha detto Bonane, aggiungendo che stavano per
vendere i materiali radioattivi quando furono arrestati. Gli ufficiali
non hanno voluto confermare un eventuale collegamento tra l'arresto
e la presunta spedizione del 2005” che secondo il Sunday
Times era destinato all'Iran. (Link)
Non c'era alcuna menzione dell'Iran nel comunicato ufficiale. In realtà
era l'opposto: il governo stava puntando l'indice contro un gruppo Anglo-Sudafricano.
Secondo Le Phare, l'arresto di Fortunat Lemu ha una relazione
con gli affari della Brinkley Mining, a cui erano stati garantiti
i diritti esclusivi dell'esplorazione ed estrazione dell'uranio.
Inoltre, il presunto contrabbando di uranio ha avuto luogo prima dell'assunzione
dei due funzionari all'autorità per l'energia atomica del paese.
Come avrebbero potuto questi funzionari arrestati essere coinvolti quando
al tempo non lavoravano neanche per il Commissariat Général
à l’Energie Atomique? (Le Phare, 8 Marzo 2007)
Mentre i media Occidentali hanno sottolineato un presunto “collegamento
Iraniano”, il traffico illegale descritto dalle autorità
della Repubblica Democratica del Congo si riferisce a vendite a “compagnie
registrate in Inghilterra, in Sudafrica ed alle Seychelles.”
La Brinkley Mining è registrata in Inghilterra e le
sue sussidiarie in Sudafrica ed alle Seychelles:
“Siamo felici per questo contratto,” Gerald Holden,
presidente della Brinkley, ha dichiarato a Bloomberg News. “Siamo
convinti che in Congo andrà tutto bene,” ha detto.
Bloomberg News ha riferito che Fortunat Lumu, capo della Commissione
all'Energia Atomica del Congo, "non avrebbe potuto lasciare
la capitale Kinshasa prima di aver risposto ad alcune domande riguardanti
la concessione alla Brinkley Mining.” (Link)
Disinfomazione mediatica
La copertura che il Daily Telegraph ha dedicato all'evoluzione dello
scandalo dell'uranio nella Repubblica Democratica del Congo, ha qualcosa
di familiare: mentre “non è stato provato”
che l'Iran vi possa essere dietro, ci sono state “una serie
di accuse” che implicavano sia l'Iran che la mafia siciliana:
"Si è temuto a lungo che materiali radioattivi stoccati
lì si sarebbero potuti rivelare utili a paesi che cercano di
sviluppare il combustibile necessario per un programma nucleare segreto.
Tuttavia nessuna della serie di accuse portate, tra cui pretese che
l'uranio sarebbe stato venduto all'Iran e alla Mafia, sono mai state
provate ed il governo Congolese ha negato qualsiasi spedizione illegale.
Ma ora è diventato chiaro che un'investigazione governativa sui
due carichi mancanti dell'uranio altamente radioattivo ha prodotto prove
sufficienti per arrestare i due sospetti.” (Daily Telegraph,
8 Agosto 2007, grassetto aggiunto.)
Mentre il rapporto del Luglio 2006 delle Nazioni Unite fa riferimento
alla mafia Italiana, l'Iran non viene menzionato. (Si veda il già
citato Rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.)
Usa Today in un articolo intitolato “Le Nazioni Unite
sventano un contrabbando di uranio collegato al nucleare Iraniano”
va ancora oltre. Esso dice senza mezzi termini che l'uranio fu smerciato
in Iran, e che la sospensione degli aiuti tecnici della IAEA all'Iran
deciso dal meeting dei governanti a Vienna (5-8 Marzo 2007) fu il diretto
risultato del presunto coinvolgimento Iraniano nello scandalo dell'uranio
Congolese:
L'agenzia nucleare dell'Onu ha deciso il taglio degli aiuti all'Iran,
sospendendo circa due dozzine di programmi come parte delle sanzioni
Onu. Nessuna, tuttavia, era in diretto collegamento con le attività
di arricchimento dell'uranio di Tehran.
L'azione dell'IAEA viene in concomitanza coi rapporti che è stato
contrabbandato uranio dalla Repubblica Democratica del Congo fino in
Iran e che il principale scienziato nucleare del paese e un suo collega
sono stati arrestati. Secondo la BBC, l'IAEA ha dichiarato oggi che
sta investigando le accuse, riportate da un giornale di Kinshasa.
(Usa Today, 9 Marzo 2007)
La BBC in una notizia intitolata “sgominato un giro di traffico
di uranio dal Congo” cita il Ministro per la Ricerca Scientifica,
il Signor Mushi Bonane, “è stato smantellato un vasto
traffico che mirava allo sfruttamento fraudolento dell'uranio del Congo.”
“Era un giro criminale,” ha detto, senza fornire
altri dettagli. Facendo riferimento a rapporti precedenti che i due
ufficiali erano stati arrestati su sospetto contrabbando di uranio,
il Signor Mushi ha detto che la prospezione e lo sfruttamento dell'uranio
Congolese non erano ancora iniziate. (BBC, Marzo 2007)
Con un'ironia amara, il rapporto della BBC è stato confutato
dal corrispondente Africano della BBC Arnaud Zajtman, (BBC Afrique
in Francese), che ha fornito i “dettagli mancanti.”
Riportando da Kinshasa, Zajtman cita la stessa dichiarazione del Ministro
per la Ricerca Scientifica Mushi Bonane.
[I due funzionari] “sono stati arrestati per aver negoziato
un accordo con una compagnia straniera relativo all'esplorazione ed
alla produzione.” (BBC Afrique, 9 Marzo 2007)
Essi sono anche accusati di corruzione:
“Le autorità della Repubblica Democratica del Congo
accusano gli ufficiali del centro nucleare di aver raggiunto un accordo
con una compagnia Inglese, senza aver prima ottenuto l'avallo del governo.”
(Les autorités congolaises accusent les responsables du centre
nucléaire d'avoir passé un partenariat avec une entreprise
britannique sans obtenir l'aval du gouvernement." (BBC
Afrique, 9 Marzo 2007)
Dov'è il collegamento con l'Iran ? O c'è forse un collegamento
con l'Inghilterra? Quello che è in gioco nello scandalo dell'uranio
del Congo è la concessione ad una compagnia mineraria Britannica
(senza l'approvazione del governo del Congo) dell' “opzione
per l'esplorazione e lo sviluppo di tutti i progetti relativi all'uranio
nella Repubblica del Congo.” (AP, 9 Marzo 2007)
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IL
FORREST GUMP DEL TERRORISMO HA VUOTATO
IL SACCO |
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“
Khalid Sheikh Mohammed ha ammesso la sua responsabilità
per gli attacchi dell'11-9 e per tutto un campionario di altri atti di
terrorismo, secondo una trascrizione redatta dal tribunale di Guantanamo
Bay, Cuba,” riporta la CNN, leggendo come suo solito da un
copione del Pentagono. “
La trascrizione… elenca le operazioni
di cui Mohammed riconoscere la responsabilità, incluso il tentato
attentato ad un aereo di linea sopra la Atlantico da parte di Richard
Reid con esplosivo nascosto in una scarpa, l'attentato ad un locale di
Bali, Indonesia, e l'attacco del 1993 al World Trade Center.”
“
Mohammed si assume la responsabilità per 29 operazioni,
mostra la trascrizione. Un'altra rivelazione è compresa nella versione
pubblica del testo. Mohammed si dice anche parzialmente responsabile per
il tentativo di omicidio contro papa Giovanni Paolo II mentre questi era
in visita nelle Filippine,” afferma la CNN. “
Mohammed
si assume anche la responsabilità di aver esplorato il Canale di
Panama per un attacco che avrebbe dovuto distruggerlo e per avere visitato
ponti sospesi e alti edifici a New York e Chicago, Illinois, sempre con
lo scopo di abbatterli.”
“
Stupido è chi stupido fa” disse Forrest Gump,
personaggio mentalmente disturbato dell'omonimo film di Robert Zemeckis,
testimone di prima mano di molti eventi storici e culturali. In modo simile
noi dovremmo credere che Khalid Sheikh Mohammed ha ideato molti eventi
terroristici di alto profilo, tra cui l'appoggio finanziario per i bombardamenti
al World Trade Center nel 1993 da parte di suo nipote Ramzi Yousef, il
piano dell'operazione Bojinka, un piano del 2002 per attaccare la
U.S.
Bank Tower di Los Angeles, l'omicidio del giornalista Daniel Pearl,
oltre a quelli elencati sopra.
Certo che l'ho fatto, e io ho anche un ponte sospeso a Chicago da vendervi.
Naturalmente non abbiamo prova che Mohammed esista, oltre a una foto che
sarebbe stata presa al momento della sua cattura a Rawalpindi, Pakistan,
nel 2003. Prima di questa data, l’ISI pakistano, l'altra metà
del progetto C.I.A. per la fabbricazione del terrorismo, aveva affermato
di avere ucciso Mohammed durante un raid a Karachi che aveva portato alla
cattura di Ramzi Binalshibh, soprannominato il “
ventesimo dirottatore”,
e compagno di stanza di Mohamed Atta, il pio musulmano a cui piaceva bere
Stoli [una marca di vodka n.d.t.] e divertirsi con la lap dance. Evidentemente
Khalid Sheikh Mohammed, proprio come quel cretino di Abu Musab al-Zarqawi,
aveva più di una vita da vivere, specialmente quando lo richiedevano
le esigenze della propaganda neoconservatrice.
Se dobbiamo credere alla biografia ufficiale di Mohammed, egli si unì
alla Fratellanza Islamica all'età di 16 anni e andò negli
Stati Uniti “
per ulteriori studi”, secondo Wikipedia.
Come sappiamo, senza aspettarci che la CNN venga a dircelo, la Fratellanza
Islamica fu penetrata molto tempo fa dall'intelligence britannica e americana.
“
L'intelligence americana formava un menage a trois insieme
ai sauditi e alla Fratellanza Islamica,” secondo Robert Baer,
l'ex funzionario C.I.A. membro del Direttorato per le Operazioni. “
Con
l'implicita approvazione della C.I.A., i reali sauditi incanalarono fondi
verso la Fratellanza,” scrive Martin A. Lee. “
Non
c'era traccia della C.I.A., nessuna notifica al congresso. Non un centesimo
proveniva dal Tesoro. Tutto ciò che la Casa Bianca doveva fare
era dare un cenno d'intesa ai paesi che ospitavano i membri della Fratellanza,”
ha detto l’ ex agente Robert Baer a Lee. “
I veterani della
Fratellanza Islamica [tramite Abdullah Azzam e il Maktab al-Khadamat finanziato
dalla C.I.A. e dall’ISI] hanno giocato un ruolo fondamentale durante
ogni fase dell'Odissea terroristica di Bin Laden.”
Oltre a combattere la jihad di CIA-ISI e sauditi contro i sovietici, Mohammed
combatté con i “
guerriglieri islamici” (membri
dell'intelligence e i loro fantocci) in Bosnia Herzegovina, una nota e
documentata operazione di intelligence militare sotto l'egida della Nato
e del Pentagono (vedete Marina Domazetovska che scrive per
Aktuel
Weekly, Skopje, 3 Marzo 2002).
In aggiunta al Forrest Gump del terrorismo, gli inquisitori a Guantánamo
Bay hanno pubblicato “
trascrizioni” di “
interviste”
(senza dubbio effettuate dopo un giro o due di ‘waterboarding’
[tortura, apertamente appoggiata da Cheney in persona, in cui si porta
il torturato quasi all’affogamento n.d.t.]) con i detenuti di “
alto
valore” Abu Faraj al-Libi e Ramzi Bin al-Shibh, gli ex membri
di medio rango di al Qaeda variamente descritti come il n. 3 e n. 5 nella
gerarchia di al-CIA-da (leggete il mio Rabia: Another al-Qaeda Middle
Ranker). Binalshibh, come detto sopra, era compagno di stanza di Atta
e avrebbe “
inviato decine di migliaia di dollari a Moussaoui”,
il deficiente mentale apprendista al-Qaedita che attualmente sconta una
condanna a vita nella prigione Federal ADX Supermax di Florence, Colorado.
Infine, non appena la storia di Khalid Sheikh Mohammed inizia a fare il
giro dei media aziendali, con il prevedibile genere di commenti basato
su poco più che il sentito dire, insinuazioni e copioni del Pentagono,
ingrandendo così la falsa costruzione neoconservatrice fatta di
crudeli misantropi musulmani che odiano la nostra “
libertà”
(di fare acquisti e partecipare a una cultura del consumo senza cervello),
ci volgiamo a leggere il sito satirico
The Spoof: “
Dopo
anni di imprigionamento e torture nelle mani della C.I.A. Khalid Sheikh
Mohammed ha confessato un'incredibile lista di crimini, il minore dei
quali è l'affondamento del Maine nel porto dell’ Avana nel
1898.”
Sì, per me ha senso.
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NUOVO CAPITOLO DELLA SCARAMELLA CONNECTION
- LA DIRTY BOMB |
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Si apre un nuovo, inquietante scenario sulla morte dell’ex agente
russo Alexander Livtinenko, amico e compagno di merende della spia di
casa nostra Mario Scaramella. Fra intrighi, connection e sigle, si arriva
alla preparazione della “
dirty bomb”, la provocazione
tanto cara agli Usa...
Novembre 2006. L’ex agente del Kgb Alexander Livtinenko avvelenato
al polonio. Caccia al posto: in un ristorante cinese nel cuore di Londra
quando si incontrava col nostro 007 Mario Scaramella? Oppure nell’hotel
dove aveva incontrato poche ore prima due “
amici”
sovietici? O dopo? Interrogativi che rimbalzano da un paio di mesi per
mezzo mondo e soprattutto in un frenetico ping pong fra servizi britannici
e statunitensi. Ma immaginiamo per un momento uno scenario “
diverso”,
praticamente opposto, con un giro di 180 gradi. Livtinenko non è
stato avvelenato nel modo classico, via tazzina di the o di caffè,
nè mangiando un hamburger. Potrebbe, invece, aver “
ingurgitato”
polonio per giorni, senza esserne pienamente consapevole. Trasformandosi,
quindi, in una autentica bomba umana. In che modo? Partecipando in prima
persona alla realizzazione di un ordigno nucleare, proprio a base di polonio:
una “
dirty bomb”, una bomba sporca da utilizzare
al momento opportuno per destabilizzare i destini del mondo.
LA DIRTY BOMB
L’incredibile notizia e il possibile scenario arrivano - guarda
caso - sia da fonti britanniche che americane, al tempo stesso alle
prese con ancor più cupi orizzonti di guerra sul versante iraniano.
Ma a questo punto i due fronti finiscono inevitabilmente per incrociarsi:
dal momento che la “dirty bomb” - da attribuire
all’ormai solito Iran - dovrebbe trasformarsi nella “provocazione”
finale, la miccia su cui innescare il maxi incendio sul già martoriato
Medioriente. Olocausto nucleare compreso. Ma torniamo al caso Livtinenko.
Il quale ha avuto spesso e volentieri a che fare con materiali pericolosi
(vedi alla voce “radioattivi”) in non pochi “trading”
esteri, soprattutto sull’asse Russia-Svizzera, come conferma lo
stesso Scaramella nelle sue verbalizzazioni. E, a quanto pare, ha continuato
a coltivare la sua passione nel corso degli ultimi tempi. E’ proprio
a Londra che prende corpo la connection con Akhmed Zakayev (i due si
sarebbero conosciuti tramite l’attrice Vanessa Redgrave), a favore
di alcuni fantomatici “gruppi islamici”. Qui si
comincia a “trattare” di sostanze radioattive,
di traffici, di scambi. E’ a quel punto che - secondo copione
- a Livtinenko viene chiesto di abbracciare la fede islamica (verrà
sepolto infatti nel cimitero islamico nella periferia londinese).
E’ in quel periodo che, verosimilmente, inizia la sua fattiva
collaborazione per la messa a punto della “dirty bomb”.
Esiste, però, uno scenario parallelo. Che mette meglio a fuoco
alcuni elementi essenziali del puzzle atomico. Secondo alcune fonti
investigative, infatti, il “gruppo” Livtinenko
- in primis il collega Scaramella - ha lavorato gomito a gomito con
un altro gruppo, quello di alcuni ex agenti Cia, come ad esempio Valerie
Plame Wilson ed alcune sigle “coperte” come, per
fare solo un nome, la “Brewster Jennings & Associates”.
«Un link con diverse diramazioni - spiegano a Londra - alcune
portano alla mafia russo-israeliana, altre fino ad Al Qaeda».
Del resto, è ancora al vaglio degli investigatori americani la
conversazione telefonica di un veterano della Forza di Difesa di Israele
con un collega che si trovava nel cimitero ebraico del New Jersey, circa
l’attacco via cielo alle Twin Towers e, soprattutto,
la lezione per gli americani di «imparare cosa sia vivere
con il terrorismo». Così raccontano a Washington:
«Il veterano israeliano ha comunicato i fatti all’FBI
e di seguito è stato contattato dagli agenti speciali dell’ufficio
di Newark, nel Jersey, Robyn Gritz e Andrew Stengel». Misteri
nei misteri. Servizi contro servizi.
SCARA & SHEVTS
E da un servizio all’altro, eccoci di nuovo a Londra, dove è
in piena attività la sigla privata per i “contratti
militari” Erinsys Ltd, una delle svariate società
che popolano l’affollato panorama della “security”
a stelle e strisce, e non solo. Ed infatti, Livtinenko era in “ottimi”
rapporti con Erinsys, a sua volta fortemente sponsorizzata
dal numero uno del consiglio nazionale irakeno pro Bush Ahmad Chalabi.
Confermano a Miami, in Florida, avamposto della sicurezza privata made
in Usa, fin dai tempi di Bush senior: «la società ha
grossi contratti non solo in Gran Bretagna e in Iraq, naturalmente,
ma anche in Sud Africa, nella regione del delta in Nigeria, e a Houston,
nel Texas». Senza confini, insomma. E senza tregua gli ultimi
spostamenti di Livtinenko nell’autunno dello scorso anno. Fonti
britanniche segnalano, in particolare, un viaggio in Israele, dove avrebbe
incontrato Leonid Nevzlin, oggi sospettato di alcuni “avvelenamenti”
eccellenti ed ex pezzo da novanta del chiacchierato colosso energetico
russo Yukos. Oggetto del meeting un misterioso dossier proprio
su Yukos: Livtinenko lo consegna a Nevzlin come frutto del
suo lavoro. Così farà, qualche giorno dopo, con un altro
esule sovietico di rilievo trapiantato nell’accogliente Londra.
Autore del dossier, invece, è a quanto pare un altro ex agente
del Kgb per diversi anni attivo a Washingyton, Yuri Shevts.
E proprio Shevts è uno degli uomini chiave nelle triangolazioni
con Scaramella. Ecco cosa rivela una fonte: «La lista dei
confidenti di Livtinenko mostra in modo inequivocabile come Shevts,
53 anni, e il consulente italiano per la sicurezza Scaramella si sono
scambiati di frequente informazioni su alcuni politici russi. Lo scorso
anno - viene aggiunto - Shevts ha incontrato Scaramella a Washington
per discutere a proposito di una inchiesta parlamentare che l’agente
italiano stava portando avanti sull’attività di spionaggio
sovietica» (per intendersi, quella che vedeva Romano Prodi
col colbacco e tesserino del Kgb…). La stessa fonte aggiunge:
«le tracce di polonio sono state rinvenute non solo in svariati
posti a Londra, soprattutto in alcuni noti alberghi a cinque stelle,
ma anche, inaspettatamente, all’Ashdown Park Hotel, che si trova
nell’est del Sussex e dove Mario Scaramella ha soggiornato per
alcuni giorni».
FBI ? NO PROBLEM
La nuova tesi sulla morte di Livtinenko trova conferma nelle parole
di un esperto russo di armi nucleari, Maxim Shingarkin. «Livtinenko
non è morto perché è stato avvelenato - sottolinea
- ma perché è entrato in contatto con il polonio. Questa
sostanza può essere utilizzata sia per scopi pacifici che militari.
Ad esempio, per produrre radiazioni alfa che alimentano velivoli spaziali,
o per batterie termo-elettriche, come fonte di neutroni per ricerche
geologiche. Ma può essere usata anche per produrre bombe radioattive.
Con ogni probabilità, nelle vicinanze di Londra, è stato
allestito un laboratorio per realizzare la “dirty bomb”.
Livtinenko potrebbe essere stato presente in un particolare momento,
forse durante un’emergenza, che può aver sprigionato la
sostanza, una sorta di aerosol mortale, Non dimentichiamo che un solo
centimetro cubo di polonio è in grado di contaminare una superficie
di 40 chilometri, quindi se qualcuno lo avesse usato anche in piccolissima
parte l’effetto sarebbe stato devastante. Le tracce di polonio
sparse in divedersi posti a Londra e non solo, sono degli effetti secondari
e limitati, senza pericolo per l’incolumità delle persone».
In sostanza, solo lui, Livtinenko, si sarebbe trasformato in una vera
e propria “bomba sporca umana”.
Tutte queste cose - è il tam tam che circola in alcuni ambienti
investigativi - l’FBI le conosce bene. «Così
come il ruolo giocato da Livtinenko nell’affare», viene
sottolineato. «E proprio dopo la morte di Livtinenko i vertici
americani sono diventati particolarmente nervosi». Forse
perché - tra i possibili scenari di utilizzo della bomba sporca
- ha cominciato a far capolino il nome di Manhattan, con la conseguenza
di contaminare l’intera città di New York e mezzo Stato
del New Jersey. E a dar maggior peso ancora a questi forti sospetti,
c’è un altro elemento: gli esperimenti previsti a Tucson,
in Arizona, per testare la “dirty bomb” e quindi
mettere a punto la “provocazione”. Sotto il vigile
sguardo dell’FBI…
CONTO ALLA ROVESCIA
Venti di guerra. Venti sempre più atomici. Venti di guerre sporche,
provocazioni ad hoc, travestimenti terroristici, minacce oscure. Scalpita
Israele che accusa la Russia e in particolare il ministro della Difesa
Ivanov per aver spedito in Iran missili di corta gittata. “Potrebbero
tornarvi indietro”, è stata la risentita risposta
“in stile mafioso”, come commentano alcuni a Londra.
Non getta acqua sul fuoco l’FBI, che diffonde voci su «minacce
terroristiche» ma contemporaneamente «chiude gli occhi
sui preparativi per la dirty bomb e il ruolo del gruppo di Livtinenko
nella sua preparazione», sottolinea l’accademico russo
Georgi Voskresenski. Fanno ben poco per disinnescare la tensione gli
stessi russi, che hanno appena siglato un accordo di fornitura nucleare
(a scopi energetici ma anche militari, bomba compresa) con l’Arabia
Saudita.
Ma sono gli States, in fibrillazione anche elettorale, a mandare - tanto
per cambiare - i segnali più inquietanti. Pochi sanno che nei
giorni precedenti quel tragico 11 settembre, «erano in corso
esercitazioni su uno scenario di attacco alle torri - rivela un free
lance americano - e incredibilmente quello scenario si è trasformato
in realtà. Stesso copione nella prima quindicina di dicembre
2006, quando si sono svolte le manovre militari di Vigilant Shield 07».
Di cosa mai si tratta? Di un meeting annuale di alcuni vertici delle
forze armate a stelle e strisce, per così dire “a tema”.
E il tema di fine anno è stato il seguente: scenario di conflitto
nucleare che vede da un lato gli Usa e dall’altro Russia e Cina
spalleggiate da Iran e Corea del Nord. A questo punto le variabili messe
in campo sono diverse, e tutte ovviamente tragiche.
Il primo copione si chiama Northcome exercise scenario e prevede in
fase iniziale una guerra nucleare “limitata” tra
Russia e Usa: la prima attacca, colpisce i centri della forze militari
statunitensi, e alcuni punti “sensibili” contemporaneamente:
in particolare il Pentagono, ma anche il bunker “Raven Rock”
nel Maryland. E via di questo passo, scenari grondanti di sangue e di
ordigni nucleari d’ogni sorta, war games in perfetta regola e
di volta in volta sotto il nome di Terminal Fury 07 o se preferite
Global Lightning 07, con i nomignoli al posto giusto: la Corea
del Nord si chiama Nemazee, Irminghan sta per Iran, e così Ruebek
la Russia e Churya la Cina, “nicknames” che diventano
“codenames”; e, ancora, con la giusta terminologia
guerresca, a furia di “nuclear accidents”, “catastrophic
events”, “extreme events” e of course
“dirty bombs” e “baby nukes”
(del cui uso si parla molto negli ambienti militari Usa per la prossima
operazione in Iran). Così descrive le operazioni il comandante
in capo Andrew Lucke: «E’ stata la prima, vera esercitazione
in cui abbiamo potuto sperimentare l’integrazione operativa tra
il Northern Us Command, il Joint Force Command, il quartier generale
NCR e Usanorth, in risposta ad un attacco contro la nostra nazione»,
ovvero per sviluppare la cosiddetta “strategy for homeland
defense”.
Ma al di là di war games e guerre stellari, sono cifre, date
e circostanze a far rabbrividire. In tutto il mondo si calcola l’esistenza
di circa 22 mila ordigni nucleari, 21 mila dei quali appartengono a
Usa e Russia praticamente fifty fifty (almeno 1000 pronto uso,
cioè lanciabili in 30 minuti appena). L’agenzia nucleare
IAEA ha segnalato, nel solo 2005, oltre cento casi (103 per la precisione)
di traffico illegale di ordigni nucleari. Sul fronte dei controlli,
poi, è buio pesto. Secondo la “Nuclear Regulatory Commission”
degli Usa negli ultimi dieci anni si sono perse (lost), volatilizzate
almeno 1500 “fonti radioattive”, visto che - per
fare un solo esempio - l’American Buoy Inspection Service
della Louisiana custodisce i suoi materiali radioattivi in container
perfettamente aperti, per nulla blindati e quindi accessibili per chiunque.
Il comandante di Centcom, John Abizaide, alcuni mesi fa si è
dimesso perché contrario alla guerra contro l’Iran; al
suo posto l’ammiraglio Fallon, un veterano dell’invasione
1991 in Iraq e della campagna in Bosnia 1995.
Due grossi contingenti militari si stanno addensando da giorni nella
zona, abbondantemente forniti di “baby nukes”,
pronte in qualunque momento allo scopo. Ingegneri britannici sono da
settimane al lavoro lungo lo stretto di Ormuz, postazione strategica
del prossimo conflitto. Da pochi giorni è stato completato e
iper rafforzato il sistema di difesa in Israele, soprattutto a base
di missili Patriot. Sta per mettersi in moto (in parte è
già successo) la macchina di informazione-disinformazione in
Israele e negli States per creare il clima giusto alla combinata “provocazione-aggressione”.
Senza contare le sanzioni nei confronti dell’Iran, già
in vigore praticamente da un anno. Insomma, il conto alla rovescia è
iniziato.
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SCEICCO KHALID MOHAMMED:
L’ULTIMO CAPRO ESPIATORIO “CONFESSA”
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Riprendete a dormire e date pure credito ad un comunicato stampa, faticosamente
redatto da un tribunale segreto militare, che riguarda un detenuto torturato
da individui rappresentanti di una oligarchia che, per mantenere l’ortodossia
del mito ufficiale sull’11 settembre, ha compiuto ogni inganno,
ha violato la legge in modo indecente e perpetrato spargimenti di sangue
di stampo imperialista negli ultimi sei anni.
Khalid Shaikh Mohammed, il presunto “
cervello di Al-Qaeda"
ha confessato il suo diretto coinvolgimento in una miriade di attacchi
terroristici e di complotti per uccidere in tutto il mondo, compreso l’11
settembre “
dall’A alla Z”, ma qualcuno sarà
rimasto deluso che dopo 5 anni di torture si sia fermato prima di ammettere
la responsabilità nell’uccisione di Kennedy, nell’avere
creato l’AIDS e di essere il vero Babbo Natale.
Il comunicato stampa del Pentagono è stato curato per conto del
Dipartimento della Difesa statunitense al fine di rimuovere qualunque
materiale sensibile che Khalid potrebbe aver rivelato senza volerlo tra
le sue sessioni di water boarding [1], ma sono sicuro che noi crederemo
a questo stesso branco di criminali che ci ha tenuto lezione sulle armi
di distruzione di massa e che “
solo per caso” ha
malamente investito 2 trilioni di dollari.
Nel documento, KSM si riconosce colpevole di ogni brutta cosa che è
accaduta nel mondo negli ultimi 20 anni, compreso i complotti per assassinare
Clinton, Carter e il Papa. E’ proprio un peccato che i signori della
tortura non abbiano passato più tempo ad usare realmente le maniere
forti su Khalid, così da farci scoprire che egli era il responsabile
del disastro dello Challenger e degli omicidi attribuiti a O.J. Simpson
[2].
"
Non è chiaro perché Mohammed avrebbe desiderato
confessare un numero tanto ampio di atrocità” afferma
il
Guardian, "
Questa presunta confessione può
darsi comunque che rafforzi la determinazione dell’amministrazione
Bush nel proseguire la sua controversa politica di far passare i più
grossi casi di sospetto terrorismo attraverso le udienze militari a porte
chiuse."
Si spiegherebbe perché la classe dirigente sia interessata nello
stendere ad asciugare il Ron Jeremy [3] del terrorismo come il capro espiatorio
della storia ufficiale dell’11 settembre che appare tanto leggera
quanto una modella sulle passerelle di Milano.
Invocando la linea “
ma lo ha ammesso lui”, sarà
efficacemente messo a tacere qualsiasi dibattito intorno alla montagna
di domande non risposte sull’11 settembre.
Ma tutto ciò è a doppio taglio.
Nella sua prima intervista dopo l’11 settembre, Osama Bin Laden
ha negato qualunque coinvolgimento negli attentati.
"
Ho già detto di non essere coinvolto negli attentati
dell’11 settembre negli USA. Come musulmano, cerco di fare il mio
meglio per evitare di dire una bugia. Non ho avuto alcuna conoscenza di
questi attentati, né considero l’uccisione di donne, bambini
e altre persone innocenti come un atto apprezzabile. L’Islam proibisce
in modo netto di recare danno a donne, bambini e altre persone innocenti.
Tale pratica è proibita perfino nel corso di una battaglia”,
ha dichiarato Bin Laden al giornale pachistano Ummat.
Se Bin Laden non era coinvolto nell’11 settembre, allora la “
confessione”
di KSM diventa obsoleta.
Tutta la faccenda si riduce al problema di credere ad un quotidiano pachistano
o ad un comunicato stampa faticosamente redatto da un tribunale segreto
militare, che riguarda un detenuto torturato da individui rappresentanti
di una oligarchia che, per mantenere l’ortodossia del mito ufficiale
sull’11 settembre, compie ogni inganno, viola la legge in modo indecente,
perpetra spargimenti di sangue di stampo imperialista negli ultimi sei
anni.
Ma poiché Khalid ha spifferato dall’A alla Z sull’11/9,
forse può fornirci qualche risposta ad alcune piccole e disturbanti
domande grazie qalle quali tuttora noi, “
fanatici cospirazionisti”
dell’11/9, continuiamo a pestare l’acqua nel mortaio.
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile degli ordini ricevuti
dall’FBI che permise e facilitò l’attentato al World
Trade Center del 1993? Nella sua confessione, KSM dice di avere organizzato
l’attentato, ma non riesce a fornire spiegazioni del perché
fu l’FBI a fornire alla cellula terroristica il materiale esplosivo
attraverso il loro informatore.
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed responsabile della completa inversione
delle usuali procedure operative del Norad l’11 settembre?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile del collasso di
tre costruzioni in acciaio, una delle quali non colpita da un aereo, attraverso
il solo danno provocato dalle fiamme, primo ed unico evento nella storia?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile nell’avere
sollecitato, secondo il Newsweek, un gruppo di alti funzionari del Pentagono
a cancellare i loro voli la sera del 10 settembre per ragioni di sicurezza?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile del numero imbattibile
di “
put options”, una scommessa speculativa basata
sul fatto di prevedere la caduta del valore delle azioni di una compagnia,
che furono giocate sull’
American e
United Airlines
nei giorni precedenti l’11/9? E questo nonostante un comunicato
del 10 settembre della
Reuters secondo cui “
le azioni
delle compagnie aeree sono destinate a volare”?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabiole del blocco delle
indagini antiterrorismo dell’FBI prima dell’11/9 intorno alla
famiglia bin Laden e alle associazioni benefiche saudite che erano gruppi
di copertura per Al-Qaeda?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed responsabile nell’avere
avvisato il Servizo Segreto di non allontanare il presidente Bush da una
scuola elementare della Florida, completamente insicura, avvisandolo che
egli non era un bersaglio l’11/9?
Io rimango fiducioso che la prossima volta che KSM vuoterà il sacco,
sarà capace di riempire queste lacune ed inoltre illuminarci sui
reali colpevoli che si celano dietro alcuni dei misteri della storia,
compreso la scomparsa di aerei e navi nel triangolo delle Bermuda, il
disastro di Chernobyl e perché Britney Spears [4] è diventata
folle.
Note del traduttore:
[1] Il waterboarding attualmente praticato richiede che si leghi la
vittima a una tavola in modo che la testa sia più bassa rispetto
ai piedi per impedire qualsiasi movimento. Si tiene uno straccio sulla
faccia del torturato, e ci si versa sopra dell'acqua. La respirazione
diventa difficile e la vittima avrà paura di morire per asfissia;
ma è relativamente difficile aspirare una grande quantità
d'acqua, perché i polmoni si trovano più in alto rispetto
alla bocca, e se i torturatori sono esperti è difficile che la
vittima muoia. (estratto)
[2] Nel 1995 O.J.
Simpson, famoso giocatore di football e attore, venne accusato del
duplice omicidio della moglie Nicole Brown e di Ronald Goldman. Il processo
divenne un evento mediatico di proporzioni epiche, trasmesso in diretta
e commentato da ogni telegiornale e testata giornalistica dell'epoca.
Il processo si protrasse e gli avvocati riuscirono a rimettere in discussione
tutte le prove a carico di O.J., che rischiava seriamente la pena di
morte. Nell'ottobre del 1995, dopo 253 giorni di processo e 126 testimoni,
la giuria dichiarò O.J. Simpson non colpevole dell'omicidio di
sua moglie Nicole Brown e di Ronald Goldman.
[3] Ronald
Jeremy Hyatt (Queens, New York, 12 marzo 1953) è un attore
statunitense. Lavora soprattutto nel settore porno, sin dalla fine degli
anni settanta. Per sua stessa ammissione "basso, grasso, peloso,
sudato, brutto", Ron Jeremy non poteva che rappresentare un
elemento a sé nel mondo del porno. Mentre tutti gli altri attori
hanno ruoli da macho, egli interpretò ruoli da simpaticone, che
lo trasformarono nel perfetto ambasciatore del porno in una età
in cui era ancora fuorilegge.
[4] Britney
Jean Spears (McComb, Mississippi, 2 dicembre 1981) è una
cantante, attrice e ballerina statunitense. Con circa 90 milioni di
dischi venduti, è annoverata tra le artiste femminili più
di successo nella storia della musica. A scandire il tramonto di questa
ex star che ha appena compiuto 25 anni, bastano i titoli sui giornali
delle ultime settimane. «SOS Britney: gli amici chiedono aiuto
a Timberlake »; «Britney in centro disintossicazione
per la terza volta in una settimana»; «Britney
Spears furiosa, colpisce auto paparazzi con ombrello» e infine
la smentita a notizie diffuse dalla stampa britannica «Britney
Spears non pensa al suicidio». Quest'ultimo gossip doveva
servire a tamponare la devastante notizia, pubblicata da News of the
World, secondo cui Britney, da tempo dedita a droghe quali la metanfetamina,
di recente avrebbe tentato di impiccarsi con le lenzuola del letto.
«Al termine di una giornata particolarmente disturbata»,
precisa
il tabloid, che l'ha vista scriversi sulla testa rasata il numero
666 e gridare di essere l'anticristo.
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Dalla A alla Z, passando
per la W di waterboarding |
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Dunque la notizia è che Khalid Sheikh Mohammed ha dichiarato a
un tribunale militare di essere responsabile dei seguenti atti o azioni
semplicemente pianificate (segue lista, con l'aiuto del New York Times):
1. Attentato del 1993 al World Trade Center.
2. Attacchi dell'11 settembre, dalla A alla Z.
3. Fallito attentato con scarpe imbottite d'esplosivo per abbattere due
aerei americani.
4. Sparatoria in Kuwait, 2002, un marine morto.
5. Attentato di Bali, 2002, più di 180 morti.
6. Pianificazione di attacchi contro vari importanti grattacieli americani.
7. Pianificazione di attacchi contro navi militari e petroliere americane.
8. Pianificazione del bombardamento del Canale di Panama.
9. Pianificazione dell'assassinio di vari ex-presidenti americani, compreso
Jimmy Carter.
10. Pianificazione di attacchi contro vari siti newyorkesi, compresi la
Borsa e i ponti.
11. Pianificazione di attacchi contro vari siti londinesi, compresi l'Aeroporto
di Heathrow e il Big Ben.
12. Pianificazione di attacchi contro edifici della città israeliana
di Eilat, utilizzando aerei decollati dall'Arabia Saudita.
13. Pianificazione di attacchi contro ambasciate israeliane e americane
nel mondo.
14. Invio di combattenti in Israele per sorvegliare bersagli strategici.
15. Bomba in un albergo di Mombasa, Kenya, frequentato da turisti israeliani.
16. Lancio di un missile terra-aria contro un aereo della El Al decollato
da Mombasa.
17. Sorveglianza di impianti nucleari negli Stati Uniti.
18. Intenzione di colpire il quartier generale della NATO a Bruxelles.
19. Intenzione di far esplodere 12 aerei americani pieni di passeggeri.
20. Tentato assassinio del Presidente Clinton nelle Filippine, nel 1994
o 1995.
21. Condivisione della responsabilità nel tentato omicidio di Papa
Giovanni Paolo II nelle Filippine.
22. Pianificazione dell'assassinio del Presidente pakistano Pervez Musharraf.
23. Tentata distruzione di una compagnia petrolifera americana a Sumatra,
di proprietà dell'ex segretario di stato Kissinger.
24. Decapitazione di Daniel Pearl.
E la lista continua, per un totale di più di 30 presunte malefatte
o male pensate.
Grazie a
Think
Progress vado a ripescare un vecchio articolo sulle tecniche
di interrogatorio della CIA a Guantanamo, in particolare quel waterboarding
al quale Khalid Sheikh Mohammed fu ripetutamente sottoposto, e
leggo
che "
il prigioniero di al Quaeda più tenace, Khalid Sheik
Mohammed, si conquistò l'ammirazione degli addetti agli interrogatori
quando fu in grado di resistere due minuti-due minuti e mezzo sott'acqua
prima di supplicare che lo lasciassero confessare".
Ah, già, e poi pare che la CIA nel 2003 gli
avesse
rapito i figli di 7 e 9 anni per costringerlo a parlare.
Nella dichiarazione ufficiale rivista dal Pentagono Khalid Sheikh Mohammed
ha
affermato:
"
So che gli americani ci torturano dagli anni Settanta. So che
parlano di diritti umani. E so che va contro la costituzione americana,
contro le leggi americane". E poi: "
Mi hanno detto:
ogni legge ha le sue eccezioni, per tua sfortuna tu sei parte di quelle
eccezioni".
Considerazioni:
1. Bene, avete il braccio destro tuttofare, il capro espiatorio definitivo;
e se adesso prendete Bin Laden (o un sosia del defunto, non importa),
cosa gli resta da confessare? Eh? Un furto di bagigi?
2. Record di due minuti e passa in apnea e neanche un riferimento agli
ufi, nella confessione. Strano.
3. Tre anni e mezzo di cura dell'acqua, comunque, trasformerebbero in
un braccio destro di alcàida anche mia suocera (lei per puro
protagonismo avrebbe aggiunto "c'ero anch'io a Dallas, quel
giorno là"; e guardate che come anni ci siamo).
4. Ammazzare Carter. Su.
Il .pdf con il verbale è qui.
|
Il terrorismo globale non
c’è più: il cervello ha confessato |
Maurizio Blondet
16/03/2007 |
|
«
Sono responsabile dell’operazione dell’11 Settembre
dalla A alla Zeta»: finalmente il cervello di Al Qaeda ha confessato.
Spontaneamente. A Guantanamo. In udienza a porte chiuse. Davanti a giudici
militari senza nome. Senza difesa legale. E attraverso un «
rappresentante
personale», qualunque cosa ciò voglia dire.
Khalid Sheikh Mohammed è dunque il numero uno di Al Qaeda? O il
«
braccio destro» di bin Laden? O uno dei tantissimi
«
bracci destri»? Certo è che finalmente la
complicata matassa è stata sciolta. Il terrorista braccio destro
o numero uno, un pakistano arrestato nel 2003, torturato (per sua denuncia
poi ritrattata), è l’intero terrorismo islamico che gli Stati
Uniti stavano cercando. Non è solo uno, è tutto.
L'intero terrorismo mondiale in una sola persona. Si è dichiarato
colpevole dell’11 settembre. Ma anche di aver organizzato il precedente
attacco alle
Twin Towers, quello del 1993. E’ reo confesso
dell’attentato alla discoteca di Bali. Di aver cercato di far esplodere
in volo due aerei tramite terroristi suicidi con scarpe esplosive. Ha
provato a far saltare l’
Empire State Building, la Sears Tower
di Chicago, la
Library Tower in California, e
Wall Streeet.
Ha ammesso di aver ammazzato il giornalista Daniel Pearl. Di essere stato
il comandante operativo militare, ma anche il responsabile - media (sic)
di Al Zarkawi. E’ stato il direttore della «
Casa dei martiri»
nella provincia di Kandahar, dove ha addestrato tutti i 19 dirottatori
dell’11 settembre. E’ il responsabile della pianificazione
e del finanziamento di operazioni (mai avvenute) per bloccare lo stretto
di Ormuz, il porto di Singapore e lo stretto di Gibilterra facendovi saltare
e affondare petroliere o navi d’altro tipo. E non si dimentichi
che ha pianificato lo stesso attentato per il canale di Panama. Ha architettato
anche la distruzione dei ponti sospesi di New York, e i piani per uccidere
vari presidenti USA, fra cui Carter.
Nel frattempo, ha pianificato anche la distruzione, a Londra, del Big
Ben, dell’aeroporto di Heathrow, del quartiere Canary Warf. Ha programmato
di colpire la città israeliana di Eilat con aerei decollati dall’Arabia
Saudita. Nei ritagli di tempo, ha progettato attentati alle ambasciate
americane in Giappone, Australia e Indonesia. Senza tralasciare,
en passant, di uccidere due soldati americani in Kuweit. Ha diretto lui
tutte le operazioni relative alla produzione di armi chimiche e batterioligche,
compreso l’antrace comprovatamente uscito dal laboratorio USA di
Fort Detrick. E’ stato lui a mettere a segno l’attentato dell’Hotel
di Mombasa. E’ stato lui, ancora e sempre lui, a dirigere il lancio
di un missile russo SA-7 contro un aereo El-Al in decollo da Mombasa.
Ha guidato la sorveglianza attorno a varie centrali aromiche americane,
che intendeva far saltare. Ha finanziato attentati anti-americani, anti-inglesi
ed anti-ebraici in Turchia. E’ lui il supervisore di operazioni
intese a colpire le centrali NATO in Europa. Si è dichiarato responsabile
del tentativo di distruggere una «
impresa petrolifera di proprietà
dell’ebreo ex segretario di Stato Henry Kissinger nell’isola
di Sumatra». Si è confessato non autore unico, ma co-operatore,
di un tentativo di ammazzare Giovanni Paolo II durante il viaggio alle
Filippine, e Musharraf . Non c’è notizia più bella.
Tutti i dubbi, gli interrogativi e le contraddizioni riguardanti
gli attentati «
islamici» e le ambiguità di
personaggi forse inventati come Al-Zarkawi sono risolti: è stato
lui, Sheik Mohammed. E lo ha fatto spontaneamente. Quindi, non c’è
dubbio.
L’intera questione del terrorismo islamico è stata risolta:
essendo in galera a Guantanamo questo cervello unico di tutte le
malefatte e i delitti avvenuti e non avvenuti nel mondo, non esiste più
alcun terrorismo islamico. Faceva tutto lui, Mohammed, questo stakanovista
del terrore. Non è più necessario cercare bin Laden, che
a questo punto si riduce a livello di numero 6 o 7: abbiamo nelle mani
il vero numero uno, Mohammed il pakistano.
Dunque, a che pro restare ad occupare l’Iraq e l’Afghanistan?
La guerra globale contro il terrorismo è vinta. Bush può
dire, finalmente, «
Mission accomplished». E’
finita, si torna a casa.
E’ strano che questo personaggio fosse in galera dal 2003, e tuttavia
Al Qaeda - della cui esistenza giura l’indubitabile Magdi Allam,
e il cui organigramma ci è stato tanto spesso riferito minutamente
da Guido Olimpio su indicazioni del Mossad - potesse in qualche modo operare.
Come faceva, senza Mohammed il pakistano, a cavare un ragno dal buco?
Da dove venivano i video di Al-Zarkawi, visto che l’uomo che ne
curava non solo l’organizzazione bellica, ma anche l’immagine
mediatica, era detenuto? E da dove vengono i video Made in USA degli altri
bracci destri e numeri-due che ci vengono ammanniti via Al Jazerra?
Strano anche il fatto che Mohammed non si sia dichiarato colpevole degli
attentati di Londra e di Madrid. Era in galera, ma che vuol dire? Un uomo
di tali capacità, con il dono dell’ubiquità e della
bilocazione, può benissimo aver addestrato i terroristi di Londra
e Madrid per via telepatica. E la sua partecipazione all’assassinio
di Hariri e al programma nucleare iraniano, perché ne tace? Forse
gli specialisti di «
interrogatori» a Guantanamo,
nell’entusiasmo, hanno dimenticato di fargli domande precise. Di
stringergli i pollici nelle tenaglie. Hanno pasticciato con troppa fretta
nel «
waterboarding», il soffocamento con acqua. E
così restiamo a corto di informazioni della massima importanza:
Mohamed ha allestito Auschwitz? E’ un negazionista? Ha portato lui
al potere Ahmadinejad, il nuovo Hitler? Ha finanziato Hamas? Ha ammazzato
lui Calipari? E’ lui la vera causa dell’effetto serra? Dello
scongelamento dell’Artide? Dello tsunami? Non sapremo mai la verità
completa, senza un altro giro di tenaglie. Ma anche così va bene:
il cervello del terrorismo totale ha confessato, sicchè il terrorismo
è finito e senza cervello.
Nemmeno il KGB nei suoi tempi migliori riusciva ad ottenere confessioni
così complete e spontanee. La civiltà occidentale ha vinto,
ha trionfato la democrazia di mercato giudaico-cristiana. Ecco finalmente
una verità a cui Pezzana può credere ciecamente: questa
sì è informazione corretta. Sono curioso di sapere cosa
scriverà Magdi Allam. E cosa Guido Olimpi o Massimo Introvigne:
anche il loro lavoro è finito. Dovranno cercarsene un altro. (leggere,
per credere, la spontanea confessione del delinquente al
sito
del Pentagono.)