L'IRAN E LE BARRE DI URANIO SCOMPARSE DAL CONGO

Michel Chossudovsky Global Research 11.03.2007
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Goldstein
Parte del materiale citato può essere trovato già tradotto al seguente link.
Michel Chossudovsky, autore del best-seller internazionale America’s War on Terrorism (Seconda Edizione, Global Research, 2005), è docente di economia all'università di Ottawa e direttore del Center for Research on Globalization.
E' emerso un misterioso incidente che ha riguardato la scomparsa di barre d'uranio dal Congo, che è coinciso con un decisivo meeting dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica a Vienna dal 5 all'8 Marzo incentrato sul programma nucleare Iraniano.
Secondo l'edizione del 7 Marzo del giornale di Kinshasa “Le Phare”, “sono scomparse dal centro nucleare di Kinshasa come parte di una vasta operazione di traffico internazionale oltre 100 barre di uranio oltre ad una non precisata quantità di uranio contenuta in casse di forma semiovale". (Le Phare, 8 Marzo 2007, Le Phare, 7 Marzo 2007 .]
Il Commissario per l'energia atomica della Repubblica Democratica del Congo, il Professor Fortunat Lumu, e un suo collega, sono stati arrestati a fronte delle accuse di aver contrabbandato uranio. Il procuratore generale Congolese Tshimanga Mukeba ha dichiarato che Lumu sta “venendo interrogato a proposito di non meglio specificate quantità di uranio che sono scomparse in anni recenti.” E' accusato di “aver orchestrato contratti illeciti per produrre e vendere uranio.” (BBC, 8 Marzo 2007.)
Anche l'IAEA si dice stia “studiando la situazione”. Mentre i nomi dei presunti acquirenti non sono stati rivelati, il crescente consenso all'interno dei mass-media Occidentali, basati su un “autorevole” rapporto dell'Agosto 2006 del Sunday Times, che viene citato continuamente in rapporti stampa tutti uguali, è che dietro l'operazione di contrabbando di uranio ci potrebbe essere Tehran.
Iraq, Iran, Niger, Congo, yellow cake [l'ossido giallo di uranio, n.d.t.], le barre d'uranio 238 scomparse.
Una sensazione di dejà vu.
Richiamate alla memoria la storia dell'uranio del Niger, che fu usata come pretesto per sferrare guerra all'Iraq.
Ironicamente, mentre il Professor Lumu veniva arrestato il 6 Marzo per presunto contrabbando di uranio 238 (uranio naturale) a Kinshasa, lo stesso giorno negli Stati Uniti l'ex capo di gabinetto di Cheney, Lewis “Scooter” Libby, veniva dichiarato colpevole da un giudice federale di multipli capi d'accusa e per ostruzione della giustizia in relazione all'operazione dell'uranio del Niger.
Secondo rapporti di stampa Statunitensi, furono coinvolti anche il consigliere di Bush Karl Rove e l'ex Vice Segretario di Stato Richard Armitage.
Com'è stato confermato nelle udienze del processo, la storia dell'uranio era una balla originata da documenti falsificati che dicevano che Saddam stava acquistando uranio dal Niger presumibilmente per la produzione di una bomba nucleare. Libby agiva agli ordini del Vice Presidente Dick Cheney, che è ampiamente ritenuto essere stato l'istigatore di quella operazione psicologica.

Dejà vu?
Stiamo avendo a che fare con una simile operazione psicologica creata ad arte nel caso delle barre d'uranio scomparse del Congo, che potrebbero venir denunciate più avanti per essere usate come pretesto diretto contro l'Iran?
Lo scorso Agosto, nel periodo più pesante dei bombardamenti criminali Israeliani in Libano durante i quali sono state sganciati ordigni bunker buster radioattivi, il Britannico Sunday Times, citando un documento delle Nazioni Unite datato 18 Luglio 2006, riportò che l'uranio 238 era stato smerciato dalle miniere di Lubumbashi in Congo. Secondo gli ufficiali della dogana Tanzaniana citati dal Sunday Times, la spedizione era “destinata al porto Iraniano di Bandar Abbas.” La spedizione del carico radioattivo era stata apparentemente intercettata a Dar Es Salaam nell'Ottobre del 2005 “durante un controllo di routine.”
Secondo il rapporto del Sunday Times intitolato “il piano Iraniano per estrarre uranio in Africa”, “non vi è alcun dubbio” che siano state contrabbandate dal Congo grandi quantità di uranio 238. Nello stesso articolo, il Sunday Times assicura senza addurre a sostegno alcuna prova che l'Iran supportava cellule terroristiche in Inghilterra che “sarebbero potute essere pronte a sferrare attacchi contro le centrali nucleari in Inghilterra. Informazioni di intelligence che sono circolate in Parlamento suggeriscono che cellule in sonno collegate a Tehran potrebbero star conducendo operazioni di ricognizione presso alcuni siti nucleari come fase preparatoria per un possibile attacco.”
Ufficiali della dogana [Tanzaniana], che hanno parlato al Sunday Times ponendo come condizione quella di restare anonimi, hanno aggiunto: “Il container [con le barre di uranio contrabbandate] fu collocato in una parte sicura del porto e fu poi portato via, dagli Americani, io credo, o quantomeno col loro aiuto. A tutti ci è stato detto di non parlarne a nessuno.”
Il rapporto del team investigativo della Nazioni Unite fu sottomesso al Presidente del comitato ONU per le sanzioni, Oswaldo de Rivero, alla fine di Luglio e verrà esaminato presto dal Consiglio di Sicurezza.
La miniera è stata chiusa ufficialmente nel 1961, prima dell'indipendenza del paese dal Belgio, ma gli investigatori delle Nazioni Unite hanno detto al Consiglio di Sicurezza che hanno trovato delle prove che sarebbe ancora in corso sul posto l'attività mineraria.
Nel 1999 ci furono dei rapporti che le autorità Congolesi avevano riprovato a riaprire la miniera con l'aiuto della Corea del Nord. Negli anni recenti i minatori si dice siano riusciti ad accedervi e ad estrarre minerali preziosi dai pozzi mentre la polizia e le autorità locali chiudevano un occhio.
A Giugno una commissione parlamentare avvisò che l'Inghilterra sarebbe potuta essere attaccata da terroristi Iraniani se le tensioni fossero aumentate.
Una fonte vicina all'MI5 ha dichiarato: “C'è una grande preoccupazione a proposito di cellule dormienti Iraniane presenti in questo paese. I servizi di intelligence stanno prendendo questa minaccia molto sul serio.” (Sunday Times, 6 Agosto 2006)
Secondo il Sunday Times: “La rivelazione aumenterà i timori dell'Occidente sulla portata del presunto programma militare Iraniano e le conseguenze strategiche del costante supporto Iraniano ad Hezbollah durante la guerra con Israele.”
All'interno dello stesso articolo, sono stati dosati con cura tutti gli ingredienti necessari a “collegare i puntini” per delineare il furtivo piano Iraniano: il copione includeva l'uranio 238 contrabbandato e destinato all'Iran, il coinvolgimento di Iran e Corea del Nord nell'economia Congolese dell'uranio, cellule terroriste dormienti Iraniane in Congo, terroristi Iraniani in Inghilterra, il comitato per le sanzioni della Nazioni Unite che prende nota dell'uranio contrabbandato, una commissione parlamentare Inglese che avverte il Governo di Tony Blair che sarebbe potuto accadere in Inghilterra un attacco terroristico sponsorizzato dall'Iran.
Il presunto “collegamento Iraniano” del Sunday Times faceva affidamento su una Lettera del 18 Luglio 2006 del Presidente della Commissione del Consiglio di Sicurezza, che è selettivamente citato erroneamente e distorto. Il documento delle Nazioni Unite citato ed il rapporto del Gruppo di Esperti sulla Repubblica Democratica del Congo, nell'esaminare il contrabbando di uranio, non facevano neanche menzione dell'Iran. (Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si veda la sezione C del Rapporto del Gruppo di Esperti, 18 Luglio 2006, pdf)
Riguardo al rapporto che citava gli ufficiali della dogana Tanzaniana, la spedizione era relativa ad un carico relativamente piccolo di uranio (100kg che contengono circa 70 grammi di Uranio 235 fissile) destinato al Kazakistan, che quasi completamente non ha sbocchi sul mare, attraverso il porto Iraniano di Bandar Abbas. “Il contenuto della spedizione stava venendo inviato nell'ex repubblica Sovietica del Kazakistan per essere fusa, e sarebbe passata per il più grande porto Iraniano, quello di Bandar Abbas.” (Sunday Times, op. cit.)
La lettera delle Nazioni Unite datata 18 Luglio 2006 del Presidente del Comitato del Consiglio di Sicurezza, riconosceva l'esistenza di casi di contrabbando avvenuti nel corso di un periodo di sei anni da e verso Kinshasa anche in relazione a consegne sequestrate dalle autorità Tanzaniane. Tuttavia il documento delle Nazioni Unite dichiara che non era stata fornita alcuna informazione dalle autorità Tanzaniane a riguardo delle quantità coinvolte. (Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 18 Luglio 2006, op. cit. Si veda anche armscontrolwonk.com)
Riguardo al presunto collegamento nordcoreano, fu presente una delegazione di ingegneri Nord Coreani nel 1999. Ma non ci fu nessuna pressione esercitata su Kinshasa da Washington come confermato in un precedente rapporto del London Times. (27 Marzo 2004)

La Brinkley Mining
L'estrazione e l'esplorazione mineraria di uranio nella Repubblica Democratica del Congo (che contiene significative risorse non sfruttate) è, praticamente, sotto il controllo delle multinazionali Occidentali. La relazione principale non è con l'Iran ma con una compagnia Anglo-Sudafricana registrata in Inghilterra: la Brinkley Mining PLC con una sua sussidiaria nelle Seychelles. (Riserve d'uranio in Africa.) Il conglomerato Anglo-Sudafricano Lonrho Africa possiede il 10% della Brinkley. Mentre il principale azionista della Brinkley è l'Australiana Atomaer, il Presidente della Brinkley è Gerard Holden che è il Direttore Esecutivo della Lonhro Africa PLC.
Nel 2006, il centro per l'energia nucleare diretto dal Professor Fortunat Lumu firmò un'intesa di ampio respiro con la Brinkley Mining. Secondo questo accordo, Brinkley avrebbe “sfruttato e supervisionato la totalità delle risorse di uranio in Congo.” (brinkley-mining.com)
L'accordo stabilito con l'autorità per l'energia atomica del paese, Le Commissariat General a l'Energie Atomique (CGEA), includeva la creazione della Brinkley Africa Ltd, che supervisiona “la gestione interna delle risorse nucleari” nella Repubblica Democratica del Congo. I diritti esclusivi sulla futura esplorazione e produzione dell'uranio sono stati passati alla Brinkley Africa, che è una sussidiaria della Brinkley Mining che ne possiede il 70%, e che di contro è un'affiliata della Lonrho Africa.
La Brinkley Mining PLC riconobbe in un rapporto rilasciato il 7 Marzo che essa “perse, nell'anno 2006, 2,747 milioni di stg,” le azioni della Brinkley affondarono momentaneamente il 7 Marzo di circa il 20%. Tuttavia, nonostante l'analisi finanziaria coincideva con l'annuncio dell'arresto di Fortunat Lumu, il valore delle azioni della Brinkley alla Borsa di Londra schizzarono in alto (8 Marzo, un aumento del 50% in relazione al suo basso valore del 7 Marzo 2007.)
Nel frattempo, un altro membro di primissimo piano della cerchia neocon, il Presidente della Banca Mondiale Paul Wolfovitz, arrivò a Kinshasa l'8 Marzo. Dopo un incontro col Presidente Congolese Joseph Kabila, Wolfovitz annunciò un aiuto finanziario di 1.4 miliardi di dollari per la ricostruzione della Repubblica Democratica del Congo post-conflitto. Mentre vengono formalmente definiti dei programmi per la lotta alla povertà, parte di questi stanziamenti della Banca Mondiale saranno utilizzati per supportare gli interessi minerari Anglo-Americani e Sudafricani in Congo.

Traffici organizzati
Venerdì 9 Marzo, in concomitanza con la visita ufficiale di Paul Wolfowitz, il governo della Repubblica Democratica del Congo senza fare esplicito riferimento alla Brinkley Mining PLC, annunciò di aver “smantellato un'organizzazione illegale che stava cercando di vendere uranio illegalmente a compagnie registrate in Inghilterra, Sud Africa e alle Seychelles.” (Associated Press, 9 Marzo)
Il Ministro Congolese della Ricerca Scientifica, Sylvanus Mushi Bonane, ha accusato il Professor Fortunat Lumu e il suo collega di aver creato “compagnie fittizie per vendere uranio” e che erano stati arrestati in flagrante:
[Così] ha detto Bonane, aggiungendo che stavano per vendere i materiali radioattivi quando furono arrestati. Gli ufficiali non hanno voluto confermare un eventuale collegamento tra l'arresto e la presunta spedizione del 2005” che secondo il Sunday Times era destinato all'Iran. (Link)
Non c'era alcuna menzione dell'Iran nel comunicato ufficiale. In realtà era l'opposto: il governo stava puntando l'indice contro un gruppo Anglo-Sudafricano. Secondo Le Phare, l'arresto di Fortunat Lemu ha una relazione con gli affari della Brinkley Mining, a cui erano stati garantiti i diritti esclusivi dell'esplorazione ed estrazione dell'uranio.
Inoltre, il presunto contrabbando di uranio ha avuto luogo prima dell'assunzione dei due funzionari all'autorità per l'energia atomica del paese. Come avrebbero potuto questi funzionari arrestati essere coinvolti quando al tempo non lavoravano neanche per il Commissariat Général à l’Energie Atomique? (Le Phare, 8 Marzo 2007)
Mentre i media Occidentali hanno sottolineato un presunto “collegamento Iraniano”, il traffico illegale descritto dalle autorità della Repubblica Democratica del Congo si riferisce a vendite a “compagnie registrate in Inghilterra, in Sudafrica ed alle Seychelles.” La Brinkley Mining è registrata in Inghilterra e le sue sussidiarie in Sudafrica ed alle Seychelles:
Siamo felici per questo contratto,” Gerald Holden, presidente della Brinkley, ha dichiarato a Bloomberg News. “Siamo convinti che in Congo andrà tutto bene,” ha detto.
Bloomberg News ha riferito che Fortunat Lumu, capo della Commissione all'Energia Atomica del Congo, "non avrebbe potuto lasciare la capitale Kinshasa prima di aver risposto ad alcune domande riguardanti la concessione alla Brinkley Mining.” (Link)

Disinfomazione mediatica
La copertura che il Daily Telegraph ha dedicato all'evoluzione dello scandalo dell'uranio nella Repubblica Democratica del Congo, ha qualcosa di familiare: mentre “non è stato provato” che l'Iran vi possa essere dietro, ci sono state “una serie di accuse” che implicavano sia l'Iran che la mafia siciliana:
"Si è temuto a lungo che materiali radioattivi stoccati lì si sarebbero potuti rivelare utili a paesi che cercano di sviluppare il combustibile necessario per un programma nucleare segreto. Tuttavia nessuna della serie di accuse portate, tra cui pretese che l'uranio sarebbe stato venduto all'Iran e alla Mafia, sono mai state provate ed il governo Congolese ha negato qualsiasi spedizione illegale.
Ma ora è diventato chiaro che un'investigazione governativa sui due carichi mancanti dell'uranio altamente radioattivo ha prodotto prove sufficienti per arrestare i due sospetti
.” (Daily Telegraph, 8 Agosto 2007, grassetto aggiunto.)
Mentre il rapporto del Luglio 2006 delle Nazioni Unite fa riferimento alla mafia Italiana, l'Iran non viene menzionato. (Si veda il già citato Rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.)
Usa Today in un articolo intitolato “Le Nazioni Unite sventano un contrabbando di uranio collegato al nucleare Iraniano” va ancora oltre. Esso dice senza mezzi termini che l'uranio fu smerciato in Iran, e che la sospensione degli aiuti tecnici della IAEA all'Iran deciso dal meeting dei governanti a Vienna (5-8 Marzo 2007) fu il diretto risultato del presunto coinvolgimento Iraniano nello scandalo dell'uranio Congolese:
L'agenzia nucleare dell'Onu ha deciso il taglio degli aiuti all'Iran, sospendendo circa due dozzine di programmi come parte delle sanzioni Onu. Nessuna, tuttavia, era in diretto collegamento con le attività di arricchimento dell'uranio di Tehran.
L'azione dell'IAEA viene in concomitanza coi rapporti che è stato contrabbandato uranio dalla Repubblica Democratica del Congo fino in Iran e che il principale scienziato nucleare del paese e un suo collega sono stati arrestati. Secondo la BBC, l'IAEA ha dichiarato oggi che sta investigando le accuse, riportate da un giornale di Kinshasa.
(Usa Today, 9 Marzo 2007)
La BBC in una notizia intitolata “sgominato un giro di traffico di uranio dal Congo” cita il Ministro per la Ricerca Scientifica, il Signor Mushi Bonane, “è stato smantellato un vasto traffico che mirava allo sfruttamento fraudolento dell'uranio del Congo.”
Era un giro criminale,” ha detto, senza fornire altri dettagli. Facendo riferimento a rapporti precedenti che i due ufficiali erano stati arrestati su sospetto contrabbando di uranio, il Signor Mushi ha detto che la prospezione e lo sfruttamento dell'uranio Congolese non erano ancora iniziate. (BBC, Marzo 2007)
Con un'ironia amara, il rapporto della BBC è stato confutato dal corrispondente Africano della BBC Arnaud Zajtman, (BBC Afrique in Francese), che ha fornito i “dettagli mancanti.” Riportando da Kinshasa, Zajtman cita la stessa dichiarazione del Ministro per la Ricerca Scientifica Mushi Bonane.
[I due funzionari] “sono stati arrestati per aver negoziato un accordo con una compagnia straniera relativo all'esplorazione ed alla produzione.” (BBC Afrique, 9 Marzo 2007)
Essi sono anche accusati di corruzione:
Le autorità della Repubblica Democratica del Congo accusano gli ufficiali del centro nucleare di aver raggiunto un accordo con una compagnia Inglese, senza aver prima ottenuto l'avallo del governo.” (Les autorités congolaises accusent les responsables du centre nucléaire d'avoir passé un partenariat avec une entreprise britannique sans obtenir l'aval du gouvernement." (BBC Afrique, 9 Marzo 2007)
Dov'è il collegamento con l'Iran ? O c'è forse un collegamento con l'Inghilterra? Quello che è in gioco nello scandalo dell'uranio del Congo è la concessione ad una compagnia mineraria Britannica (senza l'approvazione del governo del Congo) dell' “opzione per l'esplorazione e lo sviluppo di tutti i progetti relativi all'uranio nella Repubblica del Congo.” (AP, 9 Marzo 2007)

IL FORREST GUMP DEL TERRORISMO HA VUOTATO
IL SACCO
Kurt Nimmo Another Day in the Empire 15.03.2007
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di Alcenero
Khalid Sheikh Mohammed ha ammesso la sua responsabilità per gli attacchi dell'11-9 e per tutto un campionario di altri atti di terrorismo, secondo una trascrizione redatta dal tribunale di Guantanamo Bay, Cuba,” riporta la CNN, leggendo come suo solito da un copione del Pentagono. “La trascrizione… elenca le operazioni di cui Mohammed riconoscere la responsabilità, incluso il tentato attentato ad un aereo di linea sopra la Atlantico da parte di Richard Reid con esplosivo nascosto in una scarpa, l'attentato ad un locale di Bali, Indonesia, e l'attacco del 1993 al World Trade Center.”
Mohammed si assume la responsabilità per 29 operazioni, mostra la trascrizione. Un'altra rivelazione è compresa nella versione pubblica del testo. Mohammed si dice anche parzialmente responsabile per il tentativo di omicidio contro papa Giovanni Paolo II mentre questi era in visita nelle Filippine,” afferma la CNN. “Mohammed si assume anche la responsabilità di aver esplorato il Canale di Panama per un attacco che avrebbe dovuto distruggerlo e per avere visitato ponti sospesi e alti edifici a New York e Chicago, Illinois, sempre con lo scopo di abbatterli.
Stupido è chi stupido fa” disse Forrest Gump, personaggio mentalmente disturbato dell'omonimo film di Robert Zemeckis, testimone di prima mano di molti eventi storici e culturali. In modo simile noi dovremmo credere che Khalid Sheikh Mohammed ha ideato molti eventi terroristici di alto profilo, tra cui l'appoggio finanziario per i bombardamenti al World Trade Center nel 1993 da parte di suo nipote Ramzi Yousef, il piano dell'operazione Bojinka, un piano del 2002 per attaccare la U.S. Bank Tower di Los Angeles, l'omicidio del giornalista Daniel Pearl, oltre a quelli elencati sopra.
Certo che l'ho fatto, e io ho anche un ponte sospeso a Chicago da vendervi.
Naturalmente non abbiamo prova che Mohammed esista, oltre a una foto che sarebbe stata presa al momento della sua cattura a Rawalpindi, Pakistan, nel 2003. Prima di questa data, l’ISI pakistano, l'altra metà del progetto C.I.A. per la fabbricazione del terrorismo, aveva affermato di avere ucciso Mohammed durante un raid a Karachi che aveva portato alla cattura di Ramzi Binalshibh, soprannominato il “ventesimo dirottatore”, e compagno di stanza di Mohamed Atta, il pio musulmano a cui piaceva bere Stoli [una marca di vodka n.d.t.] e divertirsi con la lap dance. Evidentemente Khalid Sheikh Mohammed, proprio come quel cretino di Abu Musab al-Zarqawi, aveva più di una vita da vivere, specialmente quando lo richiedevano le esigenze della propaganda neoconservatrice.
Se dobbiamo credere alla biografia ufficiale di Mohammed, egli si unì alla Fratellanza Islamica all'età di 16 anni e andò negli Stati Uniti “per ulteriori studi”, secondo Wikipedia. Come sappiamo, senza aspettarci che la CNN venga a dircelo, la Fratellanza Islamica fu penetrata molto tempo fa dall'intelligence britannica e americana.
L'intelligence americana formava un menage a trois insieme ai sauditi e alla Fratellanza Islamica,” secondo Robert Baer, l'ex funzionario C.I.A. membro del Direttorato per le Operazioni. “Con l'implicita approvazione della C.I.A., i reali sauditi incanalarono fondi verso la Fratellanza,” scrive Martin A. Lee. “Non c'era traccia della C.I.A., nessuna notifica al congresso. Non un centesimo proveniva dal Tesoro. Tutto ciò che la Casa Bianca doveva fare era dare un cenno d'intesa ai paesi che ospitavano i membri della Fratellanza,” ha detto l’ ex agente Robert Baer a Lee. “I veterani della Fratellanza Islamica [tramite Abdullah Azzam e il Maktab al-Khadamat finanziato dalla C.I.A. e dall’ISI] hanno giocato un ruolo fondamentale durante ogni fase dell'Odissea terroristica di Bin Laden.”
Oltre a combattere la jihad di CIA-ISI e sauditi contro i sovietici, Mohammed combatté con i “guerriglieri islamici” (membri dell'intelligence e i loro fantocci) in Bosnia Herzegovina, una nota e documentata operazione di intelligence militare sotto l'egida della Nato e del Pentagono (vedete Marina Domazetovska che scrive per Aktuel Weekly, Skopje, 3 Marzo 2002).
In aggiunta al Forrest Gump del terrorismo, gli inquisitori a Guantánamo Bay hanno pubblicato “trascrizioni” di “interviste” (senza dubbio effettuate dopo un giro o due di ‘waterboarding’ [tortura, apertamente appoggiata da Cheney in persona, in cui si porta il torturato quasi all’affogamento n.d.t.]) con i detenuti di “alto valore” Abu Faraj al-Libi e Ramzi Bin al-Shibh, gli ex membri di medio rango di al Qaeda variamente descritti come il n. 3 e n. 5 nella gerarchia di al-CIA-da (leggete il mio Rabia: Another al-Qaeda Middle Ranker). Binalshibh, come detto sopra, era compagno di stanza di Atta e avrebbe “inviato decine di migliaia di dollari a Moussaoui”, il deficiente mentale apprendista al-Qaedita che attualmente sconta una condanna a vita nella prigione Federal ADX Supermax di Florence, Colorado.
Infine, non appena la storia di Khalid Sheikh Mohammed inizia a fare il giro dei media aziendali, con il prevedibile genere di commenti basato su poco più che il sentito dire, insinuazioni e copioni del Pentagono, ingrandendo così la falsa costruzione neoconservatrice fatta di crudeli misantropi musulmani che odiano la nostra “libertà” (di fare acquisti e partecipare a una cultura del consumo senza cervello), ci volgiamo a leggere il sito satirico The Spoof: “Dopo anni di imprigionamento e torture nelle mani della C.I.A. Khalid Sheikh Mohammed ha confessato un'incredibile lista di crimini, il minore dei quali è l'affondamento del Maine nel porto dell’ Avana nel 1898.”
Sì, per me ha senso.

NUOVO CAPITOLO DELLA SCARAMELLA CONNECTION - LA DIRTY BOMB
Andrea Cinquegrani La Voce della Campania Marzo 2007
Si apre un nuovo, inquietante scenario sulla morte dell’ex agente russo Alexander Livtinenko, amico e compagno di merende della spia di casa nostra Mario Scaramella. Fra intrighi, connection e sigle, si arriva alla preparazione della “dirty bomb”, la provocazione tanto cara agli Usa...
Novembre 2006. L’ex agente del Kgb Alexander Livtinenko avvelenato al polonio. Caccia al posto: in un ristorante cinese nel cuore di Londra quando si incontrava col nostro 007 Mario Scaramella? Oppure nell’hotel dove aveva incontrato poche ore prima due “amici” sovietici? O dopo? Interrogativi che rimbalzano da un paio di mesi per mezzo mondo e soprattutto in un frenetico ping pong fra servizi britannici e statunitensi. Ma immaginiamo per un momento uno scenario “diverso”, praticamente opposto, con un giro di 180 gradi. Livtinenko non è stato avvelenato nel modo classico, via tazzina di the o di caffè, nè mangiando un hamburger. Potrebbe, invece, aver “ingurgitato” polonio per giorni, senza esserne pienamente consapevole. Trasformandosi, quindi, in una autentica bomba umana. In che modo? Partecipando in prima persona alla realizzazione di un ordigno nucleare, proprio a base di polonio: una “dirty bomb”, una bomba sporca da utilizzare al momento opportuno per destabilizzare i destini del mondo.

LA DIRTY BOMB
L’incredibile notizia e il possibile scenario arrivano - guarda caso - sia da fonti britanniche che americane, al tempo stesso alle prese con ancor più cupi orizzonti di guerra sul versante iraniano. Ma a questo punto i due fronti finiscono inevitabilmente per incrociarsi: dal momento che la “dirty bomb” - da attribuire all’ormai solito Iran - dovrebbe trasformarsi nella “provocazione” finale, la miccia su cui innescare il maxi incendio sul già martoriato Medioriente. Olocausto nucleare compreso. Ma torniamo al caso Livtinenko. Il quale ha avuto spesso e volentieri a che fare con materiali pericolosi (vedi alla voce “radioattivi”) in non pochi “trading” esteri, soprattutto sull’asse Russia-Svizzera, come conferma lo stesso Scaramella nelle sue verbalizzazioni. E, a quanto pare, ha continuato a coltivare la sua passione nel corso degli ultimi tempi. E’ proprio a Londra che prende corpo la connection con Akhmed Zakayev (i due si sarebbero conosciuti tramite l’attrice Vanessa Redgrave), a favore di alcuni fantomatici “gruppi islamici”. Qui si comincia a “trattare” di sostanze radioattive, di traffici, di scambi. E’ a quel punto che - secondo copione - a Livtinenko viene chiesto di abbracciare la fede islamica (verrà sepolto infatti nel cimitero islamico nella periferia londinese).
E’ in quel periodo che, verosimilmente, inizia la sua fattiva collaborazione per la messa a punto della “dirty bomb”. Esiste, però, uno scenario parallelo. Che mette meglio a fuoco alcuni elementi essenziali del puzzle atomico. Secondo alcune fonti investigative, infatti, il “gruppo” Livtinenko - in primis il collega Scaramella - ha lavorato gomito a gomito con un altro gruppo, quello di alcuni ex agenti Cia, come ad esempio Valerie Plame Wilson ed alcune sigle “coperte” come, per fare solo un nome, la “Brewster Jennings & Associates”. «Un link con diverse diramazioni - spiegano a Londra - alcune portano alla mafia russo-israeliana, altre fino ad Al Qaeda». Del resto, è ancora al vaglio degli investigatori americani la conversazione telefonica di un veterano della Forza di Difesa di Israele con un collega che si trovava nel cimitero ebraico del New Jersey, circa l’attacco via cielo alle Twin Towers e, soprattutto, la lezione per gli americani di «imparare cosa sia vivere con il terrorismo». Così raccontano a Washington: «Il veterano israeliano ha comunicato i fatti all’FBI e di seguito è stato contattato dagli agenti speciali dell’ufficio di Newark, nel Jersey, Robyn Gritz e Andrew Stengel». Misteri nei misteri. Servizi contro servizi.

SCARA & SHEVTS
E da un servizio all’altro, eccoci di nuovo a Londra, dove è in piena attività la sigla privata per i “contratti militari” Erinsys Ltd, una delle svariate società che popolano l’affollato panorama della “security” a stelle e strisce, e non solo. Ed infatti, Livtinenko era in “ottimi” rapporti con Erinsys, a sua volta fortemente sponsorizzata dal numero uno del consiglio nazionale irakeno pro Bush Ahmad Chalabi. Confermano a Miami, in Florida, avamposto della sicurezza privata made in Usa, fin dai tempi di Bush senior: «la società ha grossi contratti non solo in Gran Bretagna e in Iraq, naturalmente, ma anche in Sud Africa, nella regione del delta in Nigeria, e a Houston, nel Texas». Senza confini, insomma. E senza tregua gli ultimi spostamenti di Livtinenko nell’autunno dello scorso anno. Fonti britanniche segnalano, in particolare, un viaggio in Israele, dove avrebbe incontrato Leonid Nevzlin, oggi sospettato di alcuni “avvelenamenti” eccellenti ed ex pezzo da novanta del chiacchierato colosso energetico russo Yukos. Oggetto del meeting un misterioso dossier proprio su Yukos: Livtinenko lo consegna a Nevzlin come frutto del suo lavoro. Così farà, qualche giorno dopo, con un altro esule sovietico di rilievo trapiantato nell’accogliente Londra. Autore del dossier, invece, è a quanto pare un altro ex agente del Kgb per diversi anni attivo a Washingyton, Yuri Shevts.
E proprio Shevts è uno degli uomini chiave nelle triangolazioni con Scaramella. Ecco cosa rivela una fonte: «La lista dei confidenti di Livtinenko mostra in modo inequivocabile come Shevts, 53 anni, e il consulente italiano per la sicurezza Scaramella si sono scambiati di frequente informazioni su alcuni politici russi. Lo scorso anno - viene aggiunto - Shevts ha incontrato Scaramella a Washington per discutere a proposito di una inchiesta parlamentare che l’agente italiano stava portando avanti sull’attività di spionaggio sovietica» (per intendersi, quella che vedeva Romano Prodi col colbacco e tesserino del Kgb…). La stessa fonte aggiunge: «le tracce di polonio sono state rinvenute non solo in svariati posti a Londra, soprattutto in alcuni noti alberghi a cinque stelle, ma anche, inaspettatamente, all’Ashdown Park Hotel, che si trova nell’est del Sussex e dove Mario Scaramella ha soggiornato per alcuni giorni».

FBI ? NO PROBLEM
La nuova tesi sulla morte di Livtinenko trova conferma nelle parole di un esperto russo di armi nucleari, Maxim Shingarkin. «Livtinenko non è morto perché è stato avvelenato - sottolinea - ma perché è entrato in contatto con il polonio. Questa sostanza può essere utilizzata sia per scopi pacifici che militari. Ad esempio, per produrre radiazioni alfa che alimentano velivoli spaziali, o per batterie termo-elettriche, come fonte di neutroni per ricerche geologiche. Ma può essere usata anche per produrre bombe radioattive. Con ogni probabilità, nelle vicinanze di Londra, è stato allestito un laboratorio per realizzare la “dirty bomb”. Livtinenko potrebbe essere stato presente in un particolare momento, forse durante un’emergenza, che può aver sprigionato la sostanza, una sorta di aerosol mortale, Non dimentichiamo che un solo centimetro cubo di polonio è in grado di contaminare una superficie di 40 chilometri, quindi se qualcuno lo avesse usato anche in piccolissima parte l’effetto sarebbe stato devastante. Le tracce di polonio sparse in divedersi posti a Londra e non solo, sono degli effetti secondari e limitati, senza pericolo per l’incolumità delle persone». In sostanza, solo lui, Livtinenko, si sarebbe trasformato in una vera e propria “bomba sporca umana”.
Tutte queste cose - è il tam tam che circola in alcuni ambienti investigativi - l’FBI le conosce bene. «Così come il ruolo giocato da Livtinenko nell’affare», viene sottolineato. «E proprio dopo la morte di Livtinenko i vertici americani sono diventati particolarmente nervosi». Forse perché - tra i possibili scenari di utilizzo della bomba sporca - ha cominciato a far capolino il nome di Manhattan, con la conseguenza di contaminare l’intera città di New York e mezzo Stato del New Jersey. E a dar maggior peso ancora a questi forti sospetti, c’è un altro elemento: gli esperimenti previsti a Tucson, in Arizona, per testare la “dirty bomb” e quindi mettere a punto la “provocazione”. Sotto il vigile sguardo dell’FBI…
 
CONTO ALLA ROVESCIA
Venti di guerra. Venti sempre più atomici. Venti di guerre sporche, provocazioni ad hoc, travestimenti terroristici, minacce oscure. Scalpita Israele che accusa la Russia e in particolare il ministro della Difesa Ivanov per aver spedito in Iran missili di corta gittata. “Potrebbero tornarvi indietro”, è stata la risentita risposta “in stile mafioso”, come commentano alcuni a Londra. Non getta acqua sul fuoco l’FBI, che diffonde voci su «minacce terroristiche» ma contemporaneamente «chiude gli occhi sui preparativi per la dirty bomb e il ruolo del gruppo di Livtinenko nella sua preparazione», sottolinea l’accademico russo Georgi Voskresenski. Fanno ben poco per disinnescare la tensione gli stessi russi, che hanno appena siglato un accordo di fornitura nucleare (a scopi energetici ma anche militari, bomba compresa) con l’Arabia Saudita.
Ma sono gli States, in fibrillazione anche elettorale, a mandare - tanto per cambiare - i segnali più inquietanti. Pochi sanno che nei giorni precedenti quel tragico 11 settembre, «erano in corso esercitazioni su uno scenario di attacco alle torri - rivela un free lance americano - e incredibilmente quello scenario si è trasformato in realtà. Stesso copione nella prima quindicina di dicembre 2006, quando si sono svolte le manovre militari di Vigilant Shield 07». Di cosa mai si tratta? Di un meeting annuale di alcuni vertici delle forze armate a stelle e strisce, per così dire “a tema”. E il tema di fine anno è stato il seguente: scenario di conflitto nucleare che vede da un lato gli Usa e dall’altro Russia e Cina spalleggiate da Iran e Corea del Nord. A questo punto le variabili messe in campo sono diverse, e tutte ovviamente tragiche.
Il primo copione si chiama Northcome exercise scenario e prevede in fase iniziale una guerra nucleare “limitata” tra Russia e Usa: la prima attacca, colpisce i centri della forze militari statunitensi, e alcuni punti “sensibili” contemporaneamente: in particolare il Pentagono, ma anche il bunker “Raven Rock” nel Maryland. E via di questo passo, scenari grondanti di sangue e di ordigni nucleari d’ogni sorta, war games in perfetta regola e di volta in volta sotto il nome di Terminal Fury 07 o se preferite Global Lightning 07, con i nomignoli al posto giusto: la Corea del Nord si chiama Nemazee, Irminghan sta per Iran, e così Ruebek la Russia e Churya la Cina, “nicknames” che diventano “codenames”; e, ancora, con la giusta terminologia guerresca, a furia di “nuclear accidents”, “catastrophic events”, “extreme events” e of course “dirty bombs” e “baby nukes” (del cui uso si parla molto negli ambienti militari Usa per la prossima operazione in Iran). Così descrive le operazioni il comandante in capo Andrew Lucke: «E’ stata la prima, vera esercitazione in cui abbiamo potuto sperimentare l’integrazione operativa tra il Northern Us Command, il Joint Force Command, il quartier generale NCR e Usanorth, in risposta ad un attacco contro la nostra nazione», ovvero per sviluppare la cosiddetta “strategy for homeland defense”.
Ma al di là di war games e guerre stellari, sono cifre, date e circostanze a far rabbrividire. In tutto il mondo si calcola l’esistenza di circa 22 mila ordigni nucleari, 21 mila dei quali appartengono a Usa e Russia praticamente fifty fifty (almeno 1000 pronto uso, cioè lanciabili in 30 minuti appena). L’agenzia nucleare IAEA ha segnalato, nel solo 2005, oltre cento casi (103 per la precisione) di traffico illegale di ordigni nucleari. Sul fronte dei controlli, poi, è buio pesto. Secondo la “Nuclear Regulatory Commission” degli Usa negli ultimi dieci anni si sono perse (lost), volatilizzate almeno 1500 “fonti radioattive”, visto che - per fare un solo esempio - l’American Buoy Inspection Service della Louisiana custodisce i suoi materiali radioattivi in container perfettamente aperti, per nulla blindati e quindi accessibili per chiunque. Il comandante di Centcom, John Abizaide, alcuni mesi fa si è dimesso perché contrario alla guerra contro l’Iran; al suo posto l’ammiraglio Fallon, un veterano dell’invasione 1991 in Iraq e della campagna in Bosnia 1995.
Due grossi contingenti militari si stanno addensando da giorni nella zona, abbondantemente forniti di “baby nukes”, pronte in qualunque momento allo scopo. Ingegneri britannici sono da settimane al lavoro lungo lo stretto di Ormuz, postazione strategica del prossimo conflitto. Da pochi giorni è stato completato e iper rafforzato il sistema di difesa in Israele, soprattutto a base di missili Patriot. Sta per mettersi in moto (in parte è già successo) la macchina di informazione-disinformazione in Israele e negli States per creare il clima giusto alla combinata “provocazione-aggressione”. Senza contare le sanzioni nei confronti dell’Iran, già in vigore praticamente da un anno. Insomma, il conto alla rovescia è iniziato.

SCEICCO KHALID MOHAMMED:
L’ULTIMO CAPRO ESPIATORIO “CONFESSA
Paul Joseph Watson Prison Planet 15.03.2007
Traduzione per Comedonchisciotte a cura di CDC
Riprendete a dormire e date pure credito ad un comunicato stampa, faticosamente redatto da un tribunale segreto militare, che riguarda un detenuto torturato da individui rappresentanti di una oligarchia che, per mantenere l’ortodossia del mito ufficiale sull’11 settembre, ha compiuto ogni inganno, ha violato la legge in modo indecente e perpetrato spargimenti di sangue di stampo imperialista negli ultimi sei anni.
Khalid Shaikh Mohammed, il presunto “cervello di Al-Qaeda" ha confessato il suo diretto coinvolgimento in una miriade di attacchi terroristici e di complotti per uccidere in tutto il mondo, compreso l’11 settembre “dall’A alla Z”, ma qualcuno sarà rimasto deluso che dopo 5 anni di torture si sia fermato prima di ammettere la responsabilità nell’uccisione di Kennedy, nell’avere creato l’AIDS e di essere il vero Babbo Natale.
Il comunicato stampa del Pentagono è stato curato per conto del Dipartimento della Difesa statunitense al fine di rimuovere qualunque materiale sensibile che Khalid potrebbe aver rivelato senza volerlo tra le sue sessioni di water boarding [1], ma sono sicuro che noi crederemo a questo stesso branco di criminali che ci ha tenuto lezione sulle armi di distruzione di massa e che “solo per caso” ha malamente investito 2 trilioni di dollari.
Nel documento, KSM si riconosce colpevole di ogni brutta cosa che è accaduta nel mondo negli ultimi 20 anni, compreso i complotti per assassinare Clinton, Carter e il Papa. E’ proprio un peccato che i signori della tortura non abbiano passato più tempo ad usare realmente le maniere forti su Khalid, così da farci scoprire che egli era il responsabile del disastro dello Challenger e degli omicidi attribuiti a O.J. Simpson [2].
"Non è chiaro perché Mohammed avrebbe desiderato confessare un numero tanto ampio di atrocità” afferma il Guardian, "Questa presunta confessione può darsi comunque che rafforzi la determinazione dell’amministrazione Bush nel proseguire la sua controversa politica di far passare i più grossi casi di sospetto terrorismo attraverso le udienze militari a porte chiuse."
Si spiegherebbe perché la classe dirigente sia interessata nello stendere ad asciugare il Ron Jeremy [3] del terrorismo come il capro espiatorio della storia ufficiale dell’11 settembre che appare tanto leggera quanto una modella sulle passerelle di Milano.
Invocando la linea “ma lo ha ammesso lui”, sarà efficacemente messo a tacere qualsiasi dibattito intorno alla montagna di domande non risposte sull’11 settembre.
Ma tutto ciò è a doppio taglio.
Nella sua prima intervista dopo l’11 settembre, Osama Bin Laden ha negato qualunque coinvolgimento negli attentati.
"Ho già detto di non essere coinvolto negli attentati dell’11 settembre negli USA. Come musulmano, cerco di fare il mio meglio per evitare di dire una bugia. Non ho avuto alcuna conoscenza di questi attentati, né considero l’uccisione di donne, bambini e altre persone innocenti come un atto apprezzabile. L’Islam proibisce in modo netto di recare danno a donne, bambini e altre persone innocenti. Tale pratica è proibita perfino nel corso di una battaglia”, ha dichiarato Bin Laden al giornale pachistano Ummat.
Se Bin Laden non era coinvolto nell’11 settembre, allora la “confessione” di KSM diventa obsoleta.
Tutta la faccenda si riduce al problema di credere ad un quotidiano pachistano o ad un comunicato stampa faticosamente redatto da un tribunale segreto militare, che riguarda un detenuto torturato da individui rappresentanti di una oligarchia che, per mantenere l’ortodossia del mito ufficiale sull’11 settembre, compie ogni inganno, viola la legge in modo indecente, perpetra spargimenti di sangue di stampo imperialista negli ultimi sei anni.
Ma poiché Khalid ha spifferato dall’A alla Z sull’11/9, forse può fornirci qualche risposta ad alcune piccole e disturbanti domande grazie qalle quali tuttora noi, “fanatici cospirazionisti” dell’11/9, continuiamo a pestare l’acqua nel mortaio.
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile degli ordini ricevuti dall’FBI che permise e facilitò l’attentato al World Trade Center del 1993? Nella sua confessione, KSM dice di avere organizzato l’attentato, ma non riesce a fornire spiegazioni del perché fu l’FBI a fornire alla cellula terroristica il materiale esplosivo attraverso il loro informatore.
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed responsabile della completa inversione delle usuali procedure operative del Norad l’11 settembre?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile del collasso di tre costruzioni in acciaio, una delle quali non colpita da un aereo, attraverso il solo danno provocato dalle fiamme, primo ed unico evento nella storia?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile nell’avere sollecitato, secondo il Newsweek, un gruppo di alti funzionari del Pentagono a cancellare i loro voli la sera del 10 settembre per ragioni di sicurezza?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabile del numero imbattibile di “put options”, una scommessa speculativa basata sul fatto di prevedere la caduta del valore delle azioni di una compagnia, che furono giocate sull’American e United Airlines nei giorni precedenti l’11/9? E questo nonostante un comunicato del 10 settembre della Reuters secondo cui “le azioni delle compagnie aeree sono destinate a volare”?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed il responsabiole del blocco delle indagini antiterrorismo dell’FBI prima dell’11/9 intorno alla famiglia bin Laden e alle associazioni benefiche saudite che erano gruppi di copertura per Al-Qaeda?
- E’ stato Khalid Shaikh Mohammed responsabile nell’avere avvisato il Servizo Segreto di non allontanare il presidente Bush da una scuola elementare della Florida, completamente insicura, avvisandolo che egli non era un bersaglio l’11/9?
Io rimango fiducioso che la prossima volta che KSM vuoterà il sacco, sarà capace di riempire queste lacune ed inoltre illuminarci sui reali colpevoli che si celano dietro alcuni dei misteri della storia, compreso la scomparsa di aerei e navi nel triangolo delle Bermuda, il disastro di Chernobyl e perché Britney Spears [4] è diventata folle.

Note del traduttore:
[1] Il waterboarding attualmente praticato richiede che si leghi la vittima a una tavola in modo che la testa sia più bassa rispetto ai piedi per impedire qualsiasi movimento. Si tiene uno straccio sulla faccia del torturato, e ci si versa sopra dell'acqua. La respirazione diventa difficile e la vittima avrà paura di morire per asfissia; ma è relativamente difficile aspirare una grande quantità d'acqua, perché i polmoni si trovano più in alto rispetto alla bocca, e se i torturatori sono esperti è difficile che la vittima muoia. (estratto)
[2] Nel 1995 O.J. Simpson, famoso giocatore di football e attore, venne accusato del duplice omicidio della moglie Nicole Brown e di Ronald Goldman. Il processo divenne un evento mediatico di proporzioni epiche, trasmesso in diretta e commentato da ogni telegiornale e testata giornalistica dell'epoca. Il processo si protrasse e gli avvocati riuscirono a rimettere in discussione tutte le prove a carico di O.J., che rischiava seriamente la pena di morte. Nell'ottobre del 1995, dopo 253 giorni di processo e 126 testimoni, la giuria dichiarò O.J. Simpson non colpevole dell'omicidio di sua moglie Nicole Brown e di Ronald Goldman.
[3] Ronald Jeremy Hyatt (Queens, New York, 12 marzo 1953) è un attore statunitense. Lavora soprattutto nel settore porno, sin dalla fine degli anni settanta. Per sua stessa ammissione "basso, grasso, peloso, sudato, brutto", Ron Jeremy non poteva che rappresentare un elemento a sé nel mondo del porno. Mentre tutti gli altri attori hanno ruoli da macho, egli interpretò ruoli da simpaticone, che lo trasformarono nel perfetto ambasciatore del porno in una età in cui era ancora fuorilegge.
[4] Britney Jean Spears (McComb, Mississippi, 2 dicembre 1981) è una cantante, attrice e ballerina statunitense. Con circa 90 milioni di dischi venduti, è annoverata tra le artiste femminili più di successo nella storia della musica. A scandire il tramonto di questa ex star che ha appena compiuto 25 anni, bastano i titoli sui giornali delle ultime settimane. «SOS Britney: gli amici chiedono aiuto a Timberlake »; «Britney in centro disintossicazione per la terza volta in una settimana»; «Britney Spears furiosa, colpisce auto paparazzi con ombrello» e infine la smentita a notizie diffuse dalla stampa britannica «Britney Spears non pensa al suicidio». Quest'ultimo gossip doveva servire a tamponare la devastante notizia, pubblicata da News of the World, secondo cui Britney, da tempo dedita a droghe quali la metanfetamina, di recente avrebbe tentato di impiccarsi con le lenzuola del letto. «Al termine di una giornata particolarmente disturbata», precisa il tabloid, che l'ha vista scriversi sulla testa rasata il numero 666 e gridare di essere l'anticristo.

Dalla A alla Z, passando per la W di waterboarding
Mirumir 16.03.07
Dunque la notizia è che Khalid Sheikh Mohammed ha dichiarato a un tribunale militare di essere responsabile dei seguenti atti o azioni semplicemente pianificate (segue lista, con l'aiuto del New York Times):
1. Attentato del 1993 al World Trade Center.
2. Attacchi dell'11 settembre, dalla A alla Z.
3. Fallito attentato con scarpe imbottite d'esplosivo per abbattere due aerei americani.
4. Sparatoria in Kuwait, 2002, un marine morto.
5. Attentato di Bali, 2002, più di 180 morti.
6. Pianificazione di attacchi contro vari importanti grattacieli americani.
7. Pianificazione di attacchi contro navi militari e petroliere americane.
8. Pianificazione del bombardamento del Canale di Panama.
9. Pianificazione dell'assassinio di vari ex-presidenti americani, compreso Jimmy Carter.
10. Pianificazione di attacchi contro vari siti newyorkesi, compresi la Borsa e i ponti.
11. Pianificazione di attacchi contro vari siti londinesi, compresi l'Aeroporto di Heathrow e il Big Ben.
12. Pianificazione di attacchi contro edifici della città israeliana di Eilat, utilizzando aerei decollati dall'Arabia Saudita.
13. Pianificazione di attacchi contro ambasciate israeliane e americane nel mondo.
14. Invio di combattenti in Israele per sorvegliare bersagli strategici.
15. Bomba in un albergo di Mombasa, Kenya, frequentato da turisti israeliani.
16. Lancio di un missile terra-aria contro un aereo della El Al decollato da Mombasa.
17. Sorveglianza di impianti nucleari negli Stati Uniti.
18. Intenzione di colpire il quartier generale della NATO a Bruxelles.
19. Intenzione di far esplodere 12 aerei americani pieni di passeggeri.
20. Tentato assassinio del Presidente Clinton nelle Filippine, nel 1994 o 1995.
21. Condivisione della responsabilità nel tentato omicidio di Papa Giovanni Paolo II nelle Filippine.
22. Pianificazione dell'assassinio del Presidente pakistano Pervez Musharraf.
23. Tentata distruzione di una compagnia petrolifera americana a Sumatra, di proprietà dell'ex segretario di stato Kissinger.
24. Decapitazione di Daniel Pearl.
E la lista continua, per un totale di più di 30 presunte malefatte o male pensate.
Grazie a Think Progress vado a ripescare un vecchio articolo sulle tecniche di interrogatorio della CIA a Guantanamo, in particolare quel waterboarding al quale Khalid Sheikh Mohammed fu ripetutamente sottoposto, e leggo che "il prigioniero di al Quaeda più tenace, Khalid Sheik Mohammed, si conquistò l'ammirazione degli addetti agli interrogatori quando fu in grado di resistere due minuti-due minuti e mezzo sott'acqua prima di supplicare che lo lasciassero confessare".
Ah, già, e poi pare che la CIA nel 2003 gli avesse rapito i figli di 7 e 9 anni per costringerlo a parlare.
Nella dichiarazione ufficiale rivista dal Pentagono Khalid Sheikh Mohammed ha affermato: "So che gli americani ci torturano dagli anni Settanta. So che parlano di diritti umani. E so che va contro la costituzione americana, contro le leggi americane". E poi: "Mi hanno detto: ogni legge ha le sue eccezioni, per tua sfortuna tu sei parte di quelle eccezioni".

Considerazioni:
1. Bene, avete il braccio destro tuttofare, il capro espiatorio definitivo; e se adesso prendete Bin Laden (o un sosia del defunto, non importa), cosa gli resta da confessare? Eh? Un furto di bagigi?
2. Record di due minuti e passa in apnea e neanche un riferimento agli ufi, nella confessione. Strano.
3. Tre anni e mezzo di cura dell'acqua, comunque, trasformerebbero in un braccio destro di alcàida anche mia suocera (lei per puro protagonismo avrebbe aggiunto "c'ero anch'io a Dallas, quel giorno là"; e guardate che come anni ci siamo).
4. Ammazzare Carter. Su.
Il .pdf con il verbale è qui.

Il terrorismo globale non c’è più: il cervello ha confessato
Maurizio Blondet 16/03/2007
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«Sono responsabile dell’operazione dell’11 Settembre dalla A alla Zeta»: finalmente il cervello di Al Qaeda ha confessato. Spontaneamente. A Guantanamo. In udienza a porte chiuse. Davanti a giudici militari senza nome. Senza difesa legale. E attraverso un «rappresentante personale», qualunque cosa ciò voglia dire.
Khalid Sheikh Mohammed è dunque il numero uno di Al Qaeda? O il «braccio destro» di bin Laden? O uno dei tantissimi «bracci destri»? Certo è che finalmente la complicata matassa è stata sciolta. Il terrorista braccio destro o numero uno, un pakistano arrestato nel 2003, torturato (per sua denuncia poi ritrattata), è l’intero terrorismo islamico che gli Stati Uniti stavano cercando. Non è solo uno, è tutto.
L'intero terrorismo mondiale in una sola persona. Si è dichiarato colpevole dell’11 settembre. Ma anche di aver organizzato il precedente attacco alle Twin Towers, quello del 1993. E’ reo confesso dell’attentato alla discoteca di Bali. Di aver cercato di far esplodere in volo due aerei tramite terroristi suicidi con scarpe esplosive. Ha provato a far saltare l’Empire State Building, la Sears Tower di Chicago, la Library Tower in California, e Wall Streeet. Ha ammesso di aver ammazzato il giornalista Daniel Pearl. Di essere stato il comandante operativo militare, ma anche il responsabile - media (sic) di Al Zarkawi. E’ stato il direttore della «Casa dei martiri» nella provincia di Kandahar, dove ha addestrato tutti i 19 dirottatori dell’11 settembre. E’ il responsabile della pianificazione e del finanziamento di operazioni (mai avvenute) per bloccare lo stretto di Ormuz, il porto di Singapore e lo stretto di Gibilterra facendovi saltare e affondare petroliere o navi d’altro tipo. E non si dimentichi che ha pianificato lo stesso attentato per il canale di Panama. Ha architettato anche la distruzione dei ponti sospesi di New York, e i piani per uccidere vari presidenti USA, fra cui Carter.
Nel frattempo, ha pianificato anche la distruzione, a Londra, del Big Ben, dell’aeroporto di Heathrow, del quartiere Canary Warf. Ha programmato di colpire la città israeliana di Eilat con aerei decollati dall’Arabia Saudita. Nei ritagli di tempo, ha progettato attentati alle ambasciate americane in Giappone, Australia  e Indonesia. Senza tralasciare, en passant, di uccidere due soldati americani in Kuweit. Ha diretto lui tutte le operazioni relative alla produzione di armi chimiche e batterioligche, compreso l’antrace comprovatamente uscito dal laboratorio USA di Fort Detrick. E’ stato lui a mettere a segno l’attentato dell’Hotel di Mombasa. E’ stato lui, ancora e sempre lui, a dirigere il lancio di un missile russo SA-7 contro un aereo El-Al in decollo da Mombasa. Ha guidato la sorveglianza attorno a varie centrali aromiche americane, che intendeva far saltare. Ha finanziato attentati anti-americani, anti-inglesi ed anti-ebraici in Turchia. E’ lui il supervisore di operazioni intese a colpire le centrali NATO in Europa. Si è dichiarato responsabile del tentativo di distruggere una «impresa petrolifera di proprietà dell’ebreo ex segretario di Stato Henry Kissinger nell’isola di Sumatra». Si è confessato non autore unico, ma co-operatore, di un tentativo di ammazzare Giovanni Paolo II durante il viaggio alle Filippine, e Musharraf . Non c’è notizia più bella.
Tutti i dubbi, gli interrogativi e le contraddizioni  riguardanti gli attentati «islamici» e le ambiguità di personaggi forse inventati come Al-Zarkawi sono risolti: è stato lui, Sheik Mohammed. E lo ha fatto spontaneamente. Quindi, non c’è dubbio.
L’intera questione del terrorismo islamico è stata risolta: essendo in galera a Guantanamo  questo cervello unico di tutte le malefatte e i delitti avvenuti e non avvenuti nel mondo, non esiste più alcun terrorismo islamico. Faceva tutto lui, Mohammed, questo stakanovista del terrore. Non è più necessario cercare bin Laden, che a questo punto si riduce a livello di numero 6 o 7: abbiamo nelle mani il vero numero uno, Mohammed il pakistano.
Dunque, a che pro restare ad occupare l’Iraq e l’Afghanistan? La guerra globale contro il terrorismo è vinta. Bush può dire, finalmente, «Mission accomplished». E’ finita, si torna a casa.
E’ strano che questo personaggio fosse in galera dal 2003, e tuttavia Al Qaeda - della cui esistenza giura l’indubitabile Magdi Allam, e il cui organigramma ci è stato tanto spesso riferito minutamente da Guido Olimpio su indicazioni del Mossad - potesse in qualche modo operare. Come faceva, senza Mohammed il pakistano, a cavare un ragno dal buco? Da dove venivano i video di Al-Zarkawi, visto che l’uomo che ne curava non solo l’organizzazione bellica, ma anche l’immagine mediatica, era detenuto? E da dove vengono i video Made in USA degli altri bracci destri e numeri-due che ci vengono ammanniti via Al Jazerra?
Strano anche il fatto che Mohammed non si sia dichiarato colpevole degli attentati di Londra e di Madrid. Era in galera, ma che vuol dire? Un uomo di tali capacità, con il dono dell’ubiquità e della bilocazione, può benissimo aver addestrato i terroristi di Londra e Madrid per via telepatica. E la sua partecipazione all’assassinio di Hariri e al programma nucleare iraniano, perché ne tace? Forse gli  specialisti di «interrogatori» a Guantanamo, nell’entusiasmo, hanno dimenticato di fargli domande precise. Di stringergli i pollici nelle tenaglie. Hanno pasticciato con troppa fretta nel «waterboarding», il soffocamento con acqua. E così restiamo a corto di informazioni della massima importanza: Mohamed ha allestito Auschwitz? E’ un negazionista? Ha portato lui al potere Ahmadinejad, il nuovo Hitler? Ha finanziato Hamas? Ha ammazzato lui Calipari? E’ lui la vera causa dell’effetto serra? Dello scongelamento dell’Artide? Dello tsunami? Non sapremo mai la verità completa, senza un altro giro di tenaglie. Ma anche così va bene: il cervello del terrorismo totale ha confessato, sicchè il terrorismo è finito e senza cervello.
Nemmeno il KGB nei suoi tempi migliori riusciva ad ottenere confessioni così complete e spontanee. La civiltà occidentale ha vinto, ha trionfato la democrazia di mercato giudaico-cristiana. Ecco finalmente una verità a cui Pezzana può credere ciecamente: questa sì è informazione corretta. Sono curioso di sapere cosa scriverà Magdi Allam. E cosa Guido Olimpi o Massimo Introvigne: anche il loro lavoro è finito. Dovranno cercarsene un altro. (leggere, per credere, la spontanea confessione del delinquente al sito del Pentagono.)
False Flag