“Il comitato ISOG si è incontrato a scadenze settimanali molte volte nel corso del 2006 per coordinare azioni quali la limitazione dell'accesso dell'Iran alle istituzioni di credito e bancarie, per organizzare la vendita di armamenti ai vicini dell'Iran, e per supportare quelle forze che si oppongono ai due regimi.” (Boston Globe, 25 Maggio 2007) L'ISOG aveva anche fornito assistenza sotto copertura in Iran a dissidenti e gruppi di opposizione. Il progetto propagandistico dell'ISOG consisteva nel diffondere disinformazione nei circuiti dei notiziari e nel “fabbricare uno sdegno internazionale nei confronti dell'Iran.” (Boston Globe, 2 Gennaio 2007) Dietrofront nella Politica verso Iran e Siria? Crederci o no? Le Operazioni segrete della CIA contro l'Iran Il via libera alle Brigate Islamiche in Iran Uno schema coerente. Le Origini Storiche del Terrorismo
Islamico Terroristi Islamici in Libano sponsorizzati
dagli Stati Uniti
Le recenti uccisioni di civili nei campi dei rifugiati Palestinesi nel nord del Libano sono scaturiti dal confronto tra Fatah Al Islam e le forze armate Libanesi. Fatah Al Islam è un gruppo fondamentalista Sunnita composto solo in minoranza da Palestinesi, che opera all'interno dei campi profughi. Fatah Al Islam trae ispirazione anche dalle sette Wahabite dell'Arabia Saudita, che furono coinvolte nelle operazioni segrete della CIA dall'inizio del conflitto Afghano-Sovietivo. Le forze armate Libanesi sono state coinvolte in raid nei campi, che hanno portato alla cacciata dei rifugiati Palestinesi. Il numero dei miliziani di Fatah Al Islam (composti da combattenti Sauditi, Siriani, Yemeniti e Marocchini), all'interno del campo era di circa 150-200 secondo i rapporti della stampa. L'offensiva militare Libanese è stata sproporzionata, ed ha portato ad un numero imprecisato di morti tra i civili. Tuttavia, l'assalto enormemente sproporzionato al campo è stato appoggiato incondizionatamente dal Segretario di Stato Statunitense Condoleezza Rice. “Il governo Siniora sta combattendo contro un nemico estremista molto forte,” ha detto la Rice. “Ma il Libano sta facendo la cosa giusta per provare a proteggere la sua popolazione, per affermare la sua sovranità e noi siamo molto favorevoli al governo Siniora e a quello che sta provando a fare.” Il Libano ha fatto uso di un'azione di polizia contro questo minuscolo gruppo per chiedere agli Stati Uniti 280 milioni di $ in assistenza militare per aiutare a sedare quella che chiama pomposamente una “rivolta.” Il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack ha detto che la richiesta di finanziamenti, 220 milioni di $ dei quali andrebbero alle Forze Armate Libanesi e gli altri 60 milioni di $ alle forze di sicurezza, stava venendo considerata da Washington. Gli Stati Uniti hanno dato al Libano lo scorso anno 40 milioni di $ in aiuti militari e quest'anno finora 15 milioni di $. (Chris Marsden, 27 Maggio 2007) Fatah Al Islam è stata presentata nei rapporti dei mass-media, in una logica estremamente perversa, come un'organizzazione collegata al movimento Fatah Palestinese, un'organizzazione secolare, fondata da Yaser Arafat. Da un punto di vista ideologico, Fatah Al Islam è simile ad Al Qaeda, che è nota per essere finanziata dall'Arabia Saudita e dagli Stati del Golfo e supportata dall'ISI in accordo con la sua controparte Statunitense. Secondo Seymour Hersh, l'Arabia Saudita sta fornendo finanziamenti ed anche supporto segreto a Fatah Al Islam, dopo stretto consulto con l'amministrazione Bush. Hersh indica un “accordo privato” tra i più alti ufficiali Neo-Conservatori ed il Principe Bandar bin Sultan dell'Arabia Saudita, che collaborò strettamente col Direttore della CIA George Tenet, quando era l'Ambasciatore Saudita a Washington. Il governo Libanese è coinvolto anche in questa operazione di intelligence: “Il giocatore chiave sono i Sauditi. Quello di cui io [Hersh] stavo scrivendo era una specie di accordo privato fatto tra la Casa Bianca, e qui stiamo parlando di Richard – Dick – Cheney ed Elliott Abrams, uno dei consiglieri principali della Casa Bianca, con Bandar [il Principe Bandar Bin Sultan, consigliere alla Sicurezza Nazionale Saudita]. E l'idea era quella di ricevere aiuto, aiuto segreto dai Sauditi, per supportare varie fazioni jihadiste radicali, gruppi Sunniti, in particolar modo in Libano, che sarebbero stati visti nel caso di un confronto effettivo con Hezbollah – il gruppo Sciita del Sud del Libano – sarebbero stati visti come delle pedine, è molto semplice. Siamo coinvolti ora nel supportare i Sunniti dovunque possiamo contro gli Sciiti, contro gli Sciiti in Iran, contro gli Sciiti in Libano, cioè Nasrallah. Tradotto significa guerra civile. Stiamo creando in alcuni posti, in particolare in Libano, dei conflitto settari...” (Intervista della CNN con Seymour Hersh, CNN Internatinoal's Your World Today, 21 Maggio 2007) Lo schema del supporto Saudita a Fatah Al Islam è parte di una operazione segreta sponsorizzata dagli Stati Uniti simile a quelle che la CIA portò avanti negli anni '80 per supportare Al Qaeda. Beh, gli Stati Uniti furono pesantemente coinvolti. Questa era un'operazione segreta che Bandar gestì con noi. Non dimenticatevi che, se ricordate bene, sapete, andammo in guerra in Afghanistan supportando Osama Bin Laden e i Mujahiddin nei tardi anni '80 con Bandar e persone come Elliott Abrams, il concetto era che i Sauditi ci promisero di poter controllare – di poter tenere sotto controllo i jihadisti... E abbiamo qui lo stesso modello, ... in cui usiamo ancora i Sauditi per supportare i Jihadisti [Fatah Al Islam], ed i Sauditi ci assicurano di poter controllare questi vari gruppi, i gruppi come quello che è in contatto col Governo proprio ora a Tripoli. (Ibid.) Un Evento inscenato in Libano? La costruzione di una Giustificazione
Umanitaria per l'Intervento Militare
«Nel carcere le condizioni sono spaventose», spiega il detenuto anonimo: «gli americani lavorano in stretta collaborazione con i capi dell’amministrazione penitenziaria nel torturare i detenuti, minacciarli e ricattarli onde costringerli a lavorare con loro in cambio di vantaggi pecuniari. In caso di rifiuto sono torturati di nuovo e minacciati di essere tenuti in prigione indefinitamente». Il trattamento rende i carcerati «psichicamente fragili, senza punti di riferimento e disperati»; così «diventano facili vittime delle profferte dei loro carcerieri». A quel punto, «sono presi in carico dalle truppe d’occupazione, che dispongono di servizi speciali i quali addestrano gli arruolati agli assassinii e ai sequestri, specialmente di personale scientifico» (oltre 300 cattedratici e scienziati iracheni sono stati uccisi o sono scomparsi). Apparentemente, questi prigionieri non hanno commesso nessun reato. «Sono per lo più giovani arrestati nel corso di rastrellamenti dagli occupanti. Sono portati in luoghi deserti, e lì sono fotografati con armi e munizioni tutto attorno, accusati di terrorismo in base a queste ‘prove’, e poi chiusi a Boka». Particolare significativo: secondo questo ed altri detenuti, nel carcere di Boka opererebbe Al Qaeda, che recluterebbe e formerebbe ideologicamente i giovani di fede sunnita. «In ogni tenda si pronunciano atti di lealtà all’emiro (Bin Laden) sotto gli occhi e senza il minimo intervento delle truppe d’occupazione; e ciò mentre la minima richiesta di miglioramento delle condizioni di detenzione è repressa con violenza estrema, anche con l’uso delle armi». Aggiunge il sito: «E’ di notorietà generale che per lo più i giovani ingiustamente incarcerati, spesso nemmeno praticanti in precedenza, in questa prigione ne escono solo quando hanno la testa infarcita della cultura estremista di Al Qaeda». Iraqirabita invita altri ex detenuti che siano passati nel carcere di Boka a scrivere le loro testimoniane; l’indirizzo è press@iraqirabita.org. La notizia è incontrollata e incontrollabile. Ma è in singolare «risonanza» con gli enigmatici eventi in corso in Libano. Anche qui, ha attaccato l’armata libanese una formazione detta Fatah al-Islam, che è insediata nel campo-profughi palestinese di Nahr al Bared e che, secondo Le Monde «è comparsa da meno di un anno e non dispone di sostegno politico in Libano». Tuttavia, è armata di armamento pesante ed è stata dichiarata subito, da tutti i media occidentali, come «fazione sunnita vicina ad Al Qaeda» e nello stesso tempo «manovrata dal regime siriano» (composto di sciiti, ancorchè secolarizzati). Il ministro degli Esteri siriano Oualid Moualem ha smentito: «Le nostre forze danno la caccia a questa formazione, anche in collegamento con l’Interpol», ha detto. «Siamo contro questa organizzazione. Essa non difende la causa palestinese e non ha di mira la liberazione della Palestina». (2) All’interno del campo di Nahr al Bared, da cui spara la formazione Fatah al-Islam e in cui avrebbe la sua piazzaforte (e perciò il campo è bombardato dall’armata libanese), risuonano - riferisce la Reuters - altoparlanti che gridano appelli all’esercito libanese perché cessi i bombardamenti. Evidentemente il gruppo è estraneo ai profughi, che chiedono pietà (una crisi umanitaria incombe nel campo, ha detto Richard Cook, dell’agenzia ONU per i rifugiati). Può essere formato da giovani «con la testa infarcita degli estremismi di Al Qaeda» e sottoposti ai trattamenti di cui parla il sito iraqirabita. La coincidenza dello scontro in Libano con l’intervento israeliano nella «guerra civile» di Gaza è indicativo di una false flag operation. Lo scopo evidente di Israele è di eliminare Hamas come forza politica e militare. Il 17 maggio scorso, Israele ha consentito il passaggio nella striscia di Gaza a oltre 500 armati di Fatah, a quanto si dice riforniti e addestrati dagli USA secondo il programma elaborato da John Bolton (pare anche in basi europee, e da addestratori indicati come «russi», forse ucraini), i quali sono andati a rinforzare i combattenti di Fatah che stanno scontrandosi con le forze di Hamas leali al primo ministro Ismael Haniyeh, e rischiano di avere la peggio. Elicotteri israeliani hanno dato sostegno ai miliziani di Fatah tirando missili contro dirigenti e militanti di Hamas, uccidendo spesso i loro familiari, mogli e figli. Le artiglierie israeliane sono ammassate a ridosso di Gaza ed alcuni carri armati sono penetrati nel territorio. Tsahal ha dichiarato che queste operazioni non sono in appoggio a Fatah, ma solo la risposta ai razzi Kassam che Hamas starebbe continuando a lanciare in Israele. Altro fatto misterioso: mentre sono impegnati nello scontro mortale intra-palestinese, i guerriglieri di Hamas trovano tempo e modo di lanciare in pochi giorni oltre 80 razzi, notoriamente inefficaci; hanno dunque una gran voglia di battersi su due fronti. Un sito ebraico pacifista, «desertpeace», scrive che mentre nelle ultime ore entrambe le fazioni palestinesi hanno ordinato un cessate il fuoco più o meno rispettato, «gruppi che non hanno relazione né con Hamas né con Fatah continuano a bombardare innocenti israeliani nelle cittadine del Negev». Senza relazione con Fatah o Hamas. Forse giovani «con la testa infarcita» delle lezioni di «Al Qaeda» apprese in qualche carcere di massima sicurezza. Fatto è che un generale israeliano ha spiegato che l’operazione in corso a Gaza ha proprio lo scopo di «far pagare ad Hamas» i lanci di razzi. Ma subito dopo ha aggiunto che l’operazione sarebbe continuata anche se Hamas avesse cessato i suoi tiri. «Non stiamo dialogando con Hamas. Non stiamo attaccando solo case e terreni. Vogliamo che Hamas paghi per il terrore». Insomma, vogliono la resa dei conti finale, con la scusa e sotto la copertura della «guerra civile» palestinese e mentre il misterioso intervento di «Al Qaeda» in Libano distrae l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Difatti, il 20 maggio, il gabinetto di sicurezza di Israele ha approvato il piano di escalare il conflitto con Hamas, autorizzando le operazioni fino allo «smantellamento delle infrastrutture terroristiche», ossia dell’intero governo di Hamas. Solo l’incertezza di Olmert dopo la batosta subita da Hezbollah lo trattiene dall’ordinare la completa re-invasione di Gaza. Il ministro dell’Interno palestinese Hani Kawassmeh ha scoperto che i suoi tentativi di arrivare ad un cessato il fuoco tra Hamas e Fatah trattenendo le rispettive milizie erano sistematicamente sabotate dal suo stesso capo della sicurezza, Rashid Abu Shbak, che risponde a Mahmoud Dahlan, un caporione di Fatah a Gaza. Shbak ha più volte ordinato alle milizie di Fatah di prendere le strade nonostante l’accordo raggiunto tra Hamas e le istruzioni di Kawassmeh, riaccendendo gli scontri che languivano. In conseguenza di questa scoperta, Kawassmeh si è dimesso. In seguito, forze di Hamas hanno attaccato la lussuosa magione di Shbak: uccise almeno cinque guardie del corpo, ma lui non era in casa. Ciò avviene mentre USA ed Unione Europea mantengono il loro embargo contro Hamas, contribuendo ad affamare la popolazione palestinese. Si tenga presente che, ad oggi, Israele continua a trattenere 800 milioni di dollari in diritti doganali dovuti al governo palestinese. Tutto ciò serve probabilmente non solo e non tanto a sostituire lo sgradito Hamas con un altro governo, ma a ridurre i palestinesi in ginocchio e costringerli ad accettare di essere rinchiusi nei loro ghetti sempre più ristretti, o ad abbandonare il Paese. (3) Scontri fratricidi e azioni di «Al Qaeda» paiono dunque parti di uno stesso piano di sovversione, ampiamente preordinato e controllato. Il Libano sarebbe coinvolto nel piano di cantonizzazione. Già un mese fa l’amico Wayne Madsen riportava: «Nostre fonti libanesi e il quotidiano libanese Aldiyar riferiscono che la NATO si accinge a costruire una base sul terreno di una vecchia base abbandonata a Klieaat nel nord-Libano. La base servirà come quartier generale delle forze di dispiegamento rapido NATO, squadroni di elicotteri e forze speciali […] L’allestimento di tale base si fa su pressione di individui del Dipartimento della Difesa USA e dello Stato Maggiore riunito. L’amministrazione Bush ha di recente avvertito le autorità libanesi della presenza di gruppi di Al Qaeda nel Libano del Nord». Guarda caso, ecco comparire battagliero il gruppo sconosciuto Fath al-Islam, da tutti (proprio tutti) i media additato immediatamente come un’emanazione di Al Qaeda. Chi li avrà informati con tanta tempestività, lo possiamo immaginare. E dove appare il nuovo ente terrorista con le sue armi pesanti? Proprio vicino alla base di Kleiaat nel Libano del nord. Secondo Madsen il gruppo, che non esisteva un anno fa, è stato lanciato con fondi della CIA e della Falange Libanese (Geagea), con la scusa di fare da contrappeso ad Hezbollah nel sud. In realtà, Fath al-Islam sembra fatto apposta per «giustificare» l’accesso delle forze USA e NATO nella base del Libano del nord, finora risparmiato dalla sovversione interna ed esterna. Note
Il gruppo con sede a Mumbai ha asserito che Al Qaeda è una organizzazione di facciata di CIA e MOSSAD. "Vi sono prove a sufficienza che Al Qaeda sia una organizzazione di facciata di CIA e MOSSAD. La giunta Bush ha utilizzato lo spauracchio del terrore di Al Qaeda per giustificare la sua infinita e sempre in estensione Guerra Globale al Terrore, che è solamente un mezzo per impadronirsi delle risorse mondiali e per instaurare l'egemonia di Israele in Asia occidentale", ha detto il gruppo di attivisti ed intellettuali. Il gruppo terrà mercoledì a Mumbai una conferenza stampa per "esporre i collegamenti tra Al Qaeda e la CIA-MOSSAD". Considerando i servizi israelo-americani complici negli attacchi dell'11/9 al WTC, il portavoce del gruppo ha detto che su questo è stato scritto ampiamente negli USA e nella stessa Europa e che più del 50% del popolo americano e molti di più europei ora credono e sono convinti di questo fatto. Ha detto che dei settori della elite dominante politica e militare indiana stanno importando la stessa formula Bush-Olmert in India. "Gli attacchi terroristici in aumento servono soltanto la causa dell'elite indiana e dividono le masse lungo linee comunitarie. Sono solamente i comuni indiani ad essere le vittime del terrorismo nei templi, nelle moschee, negli autobus o nei treni", ha detto aggiungendo che praticamente nessun leader politico subisce una sorte similare, dove i terroristi afferrano ed uccidono in "scontri". Ha detto che "Tutti gli attacchi terroristici hanno l'intenzione di spingere e trascinare le masse indiane ulteriormente nelle braccia in attesa dello Zio Sam e del Golia israeliano. Tutti gli attacchi terroristici disseminano ulteriore odio per i musulmani e l'Islam ed indeboliscono la comunità musulmana indiana".
Giovedì 7 giugno 2007 la Deutsche Press-Agentur e l'Agenzia Giornalistica Italia hanno riportato che la polizia tedesca aveva sorpreso degli uomini dei servizi di sicurezza americani che cercavano di portare di nascosto ("mettere alla prova i controlli", secondo loro) esplosivo al plastico C4 oltre un checkpoint a Heiligendamm dove aveva luogo il G8. Dopo che i congegni di analisi hanno individuato la valigetta contenente l'esplosivo, hanno precisato le agenzie, gli agenti USA, vestiti in abiti civili, sono stati immediatamente identificati. La polizia tedesca si è rifiutata di commentare il fatto. E' sempre così, dal momento che l'unica eccezione si verificò quando, il 19 settembre 2005, militari delle forze speciali britanniche, SAS, erano stati scoperti mentre, travestiti da arabi, stavano cercando di piazzare un'autobomba nel mercato di Bassora, in Iraq. E' comunque la prima volta che delle agenzie di stampa occidentali riportano il fallimento di una operazione camuffata ("operazione false flag") in Europa. Il 7 luglio 2005, all'epoca dell'apertura del summit del G8 in Gran Bretagna, un attentato a Londra provocò 56 morti e più di 700 feriti. L'agenda del summit venne modificata, i principali argomenti furono abbandonati per discutere della lotta contro il terrorismo internazionale. Come illustrato da molti, i terroristi avevano introdotto gli esplosivi (C4 secondo il capo dell'antiterrorismo francese) nello stesso identico modo, cioè sotto la copertura di una esercitazione antiterrorismo. D'altra parte, la polizia tedesca identifica la protesta ed il dissenso con il terrorismo poiché, il 13 giugno, appena quattro giorni dopo la fine del G8, ha condotto nuove incursioni contro 11 immobili sedi di organizzazioni di sinistra ed anarchiche ad Amburgo e nello Schleswig-Holstein per il "sospetto di terrorismo". Agenzia Giornalistica Italia G8: SICUREZZA ALLA PROVA, AGENTI
USA TENTANO DI PASSARE CON C4
Fonti del Pentagono citate dal Times hanno detto che il governo Brown, nonostante questi si sia profuso in dichiarazioni di amicizia verso l’amministrazione Bush, ha mandato «segnali contrastanti». Il ministero degli Esteri è andato a David Milliband, «che notoriamente esibisce dubbi sulla guerra in Iraq. L’anno scorso, in una riunione di gabinetto, ha chiesto che la Gran Bretagna prendesse una posizione più dura verso l’azione militare di Israele in Libano». «La casa Bianca ha notato anche la nomina di John Denham, che diede le dimissioni dal governo per protesta contro la guerra in Iraq, e di Harriet Haman, nuovo vice-segretario del Labour, che voleva che il partito chiedesse scusa per l’invasione»... Intanto, la CBS (2) riporta quanto segue: «Poche ore prima che gli artificieri di Londra disattivassero la grande auto-bomba… un messaggio è apparso sul forum internet più usato dai jihadisti, e il messaggio diceva: ‘Oggi io dico: rallegrati, Allah, Londra sarà bombardata’». Il sito, frequentatissimo da «jihadisti» che trattano Allah con tanta confidenza (non proprio islamica) si chiama «Al-Hesbah». Il commento incriminato vi è apparso alle 8.09 del mattino del 28 giugno, ossia 17 ore prima della scoperta dell’auto-bomba, all’alba del 29. Su «Al Hesbah», spiega la CBS, scrivono «gruppi militanti sunniti, Al Qaeda e i talebani, che postano anche video di propaganda». Peccato che la chat room «Al Hewsbah» sia registrata presso una ditta di registrazione di domini con sede a Scottsdale, Arizona, come risulta da una ricerca su «Whois.net», che qui sotto riportiamo. Domain ID: D104231626-LROR Domain Name: AL-HESBAH.ORG Created On:15-Apr-2004 14:06:18 UTC Last Updated On:10-May-2007 09:27:05 UTC Expiration Date:15-Apr-2008 14:06:18 UTC Sponsoring Registrar:Wild West Domains, Inc. (R120-LROR) Status:CLIENT DELETE PROHIBITED Status:CLIENT RENEW PROHIBITED Status:CLIENT TRANSFER PROHIBITED Status:CLIENT UPDATE PROHIBITED Registrant ID: GODA-06221929 Registrant Name: Registration Private Registrant Organization: Domains by Proxy, Inc. Registrant Street1: DomainsByProxy.com Registrant Street2: 15511 N. Hayden Rd., Ste 160, PMB 353 Registrant Street3: Registrant City:Scottsdale Registrant State/Province: Arizona Registrant Postal Code: 85260 Registrant Country: US Registrant Phone: +1.4806242599 Ora, è improbabile che un sito terrorista islamico anonimo venga ospitato in un paese che ha costituito un apposito ministero per combattere il terrorismo (Homeland Security), che continua a frugare nei bagagli a mano dei passeggeri aerei alla ricerca di shampoo e flaconi sospetti, le cui polizie sorvegliano e controllano occhiutamente qualunque minimo segnale di complicità, che dispone di norme d’emergenza (Patriot Act) grazie a cui può fare intercettazioni telefoniche di ogni tipo. Si noti che su questo sito americano appaiono «dettagliate dimostrazioni video su come fabbricare una bomba usando bombole di gas». Il metodo, come Londra ha ampiamente dimostrato, è inefficace. Solo degli inesperti possono credere che, mettendo delle bombole di gas a fianco di una tanica di benzina e dando fuoco alla benzina, il gas «esploda». Nel terribile congegno esplosivo manca la componente essenziale degli esplosivi: la sostanza ossidante. Nel caso, l’apparato scoperto a Londra poteva far «detonare» le bombole, surriscaldate dalla benzina e dunque in sovrapressione; ciò avrebbe formato una palla infuocata, ma non esattamente un’esplosione. Le schegge avrebbero potuto fare molto male a passanti che si fossero trovati vicini, ma non avrebbe potuto provocare «la strage» di cui tutti i media parlano a vanvera. Tutto ciò è stato chiarito anche da Larry Johnson, ex agente della CIA, nella trasmissione televisiva di Keith Olberman: «Gli ordigni erano primitivi e non avrebbero ucciso nessuno». Si aggiunga che, per la Fox News, «Vari night club in tutta l’Inghilterra erano stati avvertiti che potevano essere bersagli di terrorismo pochi giorni prima del doppio attentato». Da chi? «Dalla polizia» britannica. (3) Può essere significativa la dichiarazione del sindaco di Londra, Ken Livingstone. Nell’isteria generale per le auto non esplose, egli ha ricordato che Londra ha visto veri, sanguinosi attentati, per esempio dell’IRA, e attacchi minori di gruppi di estrema destra. «Ciò che mi riguarda come sindaco è scongiurare tutti gli atti di violenza che vengono da giovani spostati, siano del British National Party (estrema destra) o di un islamista o un wahabi». Wahabi? Ken Livingstone ha infatti accusato chiaramente l’Arabia Saudita. «Dobbiano capire che quando parliamo della versione wahabita dell’Islam, che è molto intollerante, il nostro problema nell’affrontarlo è il fatto che esso viene dall’Arabia Saudita. Sappiamo che per decenni, un fiume di centinaia di milioni di sterline è arrivato dall’Arabia Saudita, con autorizzazione ufficiale per la forma più intollerante di Islam». Per il resto, «in questa città i musulmani sono statisticamente più rispettosi delle leggi dei non musulmani, e meno inclini a usare la violenza per scopi politici dei non musulmani», ha detto alla BBC. Stavolta, la polizia è riuscita a prendere vivi alcuni islamici incapaci di detonare, uno dei quali con cintura esplosiva (che non ha detonato) attorno alla vita. Possiamo pensare che i dubbi si chiariranno. Dopotutto, è facile creare in laboratorio degli esecutori materiali di questo genere, fanatici desiderosi di «fare qualcosa» per rispondere ai massacri di civili che l’Occidente compie in Iraq, Afghanistan e Palestina. Non c’è bisogno nemmeno che qualcuno impartisca loro ordini precisi. Basta che frequentino il sito Al Hasbah, da cui imparino a fabbricare, usando materiale in libera vendita, bombe che non esplodono. Intanto viene rivelato che un rapporto segreto della Homeland Security (guidata dall’israelo americano Michael Chertoff) sostiene che Al Qaeda sta per preparare un attentato «spettacolare» questa estate. Ci sono segnali «che ricordano quelli che ricevemmo nell’estate del 2001», ha detto una fonte alla ABC. La quale aggiunge che «due settimane fa» i federali avevano avuto «rapporti d’intelligence» che parlavano di possibili attentati «a Glasgow e a Praga», contro «aeroporti e infrastrutture aerportuali». Questi avvertimenti non erano stati comunicati allo spionaggio britannico. Anche i servizi segreti tedeschi hanno dato l’allarme su un attentato possibile quest’estate. Al contrario dell’Homeland Security, hanno reso pubbliche le loro preoccupazioni. Note
In un discorso davanti ai «Labour Friends of Israel», l'aprile scorso: «Molti di voi conoscono che il mio amore per Israele e per la comunità ebraica viene da lontano. Mio padre era il presidente del Comitato per Israele nella Chiesa di Scozia. Ho già detto ad alcuni di voi che egli ha fatto per vent'anni almeno due visite all'anno in Israele… sicchè io ho ricevuto una chiarissima visione delle tribolazioni del popolo ebraico, delle sue enormi sofferenze nell'olocausto, e della straordinaria lotta di un popolo che ha creato questa patria meravigliosa». Il discorso era piaciuto. Tanto che la presidente del gruppo «Laboristi amici di Israele», Jane Kennedy, aveva risposto: «Ho sempre intuito che Gordon Brown è un istintivo amico di Israele…la combinazione di Gordon come primo ministro e Tony Blair come capo del Quartetto per il Medio Oriente è una prospettiva davvero eccitante…». E per giunta, Brown ha posto al Dipartimento della Cultura, Sport e Media un notissimo filo-khazaro, James Purnell (che avrà il controllo sulla BBC, meno istintivamente amica di Khazaria) a al Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale Douglas Alexander, che è un membro del suddetto gruppo laborista. Ma ciò che basta agli «amici di Israele» può non bastare ad Israele. L'altro avvertimento si cela nel caso, avvenuto nella stessa Londra poche ore prima (una specie di Tangeri anni '30, questa Londra) del miliardario egiziano Ashraf Marwan, genero del fu presidente Nasser, «caduto dalla finestra» del suo appartamento al quarto piano del lussuoso residence Carlton House Terrace. Su questo personaggio, mercante d'armi, amico di Kashoggi e di Gheddafi, i media britannici hanno subito tirato fuori una storia: Marwan «aveva fatto la spia per il Mossad» nella guerra contro l'Egitto del 1970, e da quando la notizia era stata portata alla luce da Harold Bloom, giornalista di Vanity Fair, «temeva per la propria vita». Dunque, i mandanti sarebbero i servizi egiziani, che hanno liquidato un traditore della patria. Ma in patria, invece, il defunto era ritenuto un eroe. Ed esiste tutta un'altra versione della sua storia come spia. Secondo questa versione, Marwan, genero di Nasser, era poi divenuto consigliere di Anwar Sadat. Nel 1971, fu reclutato - o si fece reclutare - come informatore della CIA dal «capostazione» dell'epoca al Cairo, Thomas Twetten. Con informazioni CIA sventò un (vero o presunto) complotto contro Sadat, di stampo filo-sovietico: fu lui che fece arrestare il capo e il vice-capo dei servizi segreti egiziani di allora, ed ebbe una parte importante nel portare l'Egitto nel campo occidentale. Nel 1975 Marwan diventa ricco uomo d'affari, con partecipazioni nella Ubichem London, American International Petroleum, la squadra del Chelsea, British Home Store. Ma nel 2002, un articolo su Yedioth Ahronot scritto dallo storico ebreo britannico Ahron Bregman, tira fuori la storia, per cui Marwan comincia a «temere per la propria vita». Secondo Bregman, il miliardario egiziano si sarebbe presentato spontaneamente, nel '69, all'ambasciata israeliana a Londra e si sarebbe offerto di dare informazioni. Accuratamente controllato dal Mossad, riuscì a conquistare la fiducia degli israeliani, e fornì loro informazioni esatte per anni. Tranne una volta: nell'imminenza della guerra Egitto-Israele del 1973. Allora, egli fece credere al Mossad che Sadat non avrebbe tentato di liberare i territori egiziani occupati nel '67 in quanto non disponeva di missili a lunga gittata. Notizia che si rivelò falsa. Dunque, Bregman identificò Marwan come un agente «falso traditore», che intossicò il Mossad. Ma poco dopo, nel 2004, il giornalista (ebreo) Howard Blum di Vanity Fair scrive un libro, «Eve of Destruction», dove corregge: no, Marwan era una spia per Israele, una vera spia, le cui informazioni furono definite da Moshe Dayan «senza prezzo». E aggiunge Blum: Marwan fa bene a temere per la propria vita. Sicuramente, sarà ucciso. Profezia - o avvertimento - perfettamente avveratosi. «Al Qaeda» ha colpito ancora. Come si preparava a colpire a Gaza. Mahmoud Zahhar, un leader di Hamas, durante un sermone nella moschea di Al-Islah ha aggiunto nuove rivelazioni su ciò che i guerriglieri di Hamas hanno scoperto nella sede di Al Fatah, e precisamente nella sede dell'intelligence detta «La Nave»: c'erano cinquanta auto imbottite di esplosivo «pronte all'uso». Le abbiamo smontate, ha aggiunto, «e abbiamo scongiurato a Gaza un mare di sangue». Zahhar ha parlato dei documenti comprovanti la collaborazione fra Fatah e Al-Mossad: «Pubblicheremo tutto, la gente resterà stupefatta da ciò che abbiamo scoperto». Fra l'altro, ha scoperto «tunnel segreti, fosse comuni e arsenali». Terrorismo di Al Qaeda, naturalmente.
Il tempismo del tentato attacco coincide con la presa del potere da parte del nuovo primo ministro Gordon Brown da Tony Blair proprio ieri. "La minaccia del terrorismo è ritornata ieri a Londra dopo che una grande autobomba è stata trovata nel cuore della capitale", riporta il Daily Mail. "Gli ufficiali della squadra antiterrorismo hanno disinnescato il 'voluminoso' congegno dopo che la polizia ha investigato i rapporti di un veicolo sospetto di buon mattino". "Secondo un testimone, il personale alla porta del nightclub Tiger Tiger ha avvisato la polizia dopo che l'auto, ritenuta essere una Mercedes argento, la scorsa notte era stata portata contro dei cassonetti e l'autista era scappato". "Il testimone ha detto che l'auto era guidata "irregolarmente" prima del lieve incidente. L'autista non è stato fermato". In qualsiasi investigazione criminale ed in particolare nelle inchieste di terrorismo, è della massima importanza mirare a chi ha il motivo ed i precedenti per attuare un simile attentato. E' importante mettere in evidenza che non tutti gli attacchi terroristici fanno parte necessariamente di qualche elaborato progetto o cospirazione - in realtà sono solitamente episodi modesti come questo che sono opera di estremisti solitari o di fondamentalisti islamici che odiano l'occidente, dai quali la Gran Bretagna è sommersa. Ma, mentre i fatti emergono, saremmo stolti a tralasciare il fatto che i servizi di sicurezza britannici sono stati strettamente coinvolti in numerosi attentati terroristici in Gran Bretagna nei decenni passati, vale a dire autobombe delle quali era stata incolpata l'IRA o le sue ramificazioni. Ciò è particolarmente rilevante considerando che i funzionari si sono rifiutati di escludere un collegamento irlandese in questo caso. Tutti i principali attentati dell'IRA in Inghilterra ed in Irlanda del Nord hanno avuto dappertutto le impronte digitali del governo britannico e del FRU. Ad iniziare almeno dagli anni '80, alle SAS ed agli agenti dei servizi segreti militari britannici fu ripetutamente ordinato di inserirsi all'interno dei gruppi violenti dell'IRA ed aiutare i terroristi ad eseguire attentati. Come sappiamo che ciò avvenne? Perché uno degli individui ai quali venne ordinato di farlo, Kevin Fulton, ha denunciato il fatto che gli fu detto che aveva la benedizione del primo ministro per aiutare i terroristi nella fabbricazione di bombe e negli assassini politici. Inoltre, riflettendo lo sfondo dell'infiltrazione del cosiddetto complotto delle bombe liquide, all'attentato di Omagh del 15 agosto 1998 fu permesso di proseguire nonostante il fatto che il MI5 avesse completamente infiltrato la cellula terroristica della vera IRA, conoscesse la data dell'attentato ed avesse rintracciato il veicolo dei terroristi mentre veniva portato sul luogo dell'esplosione. Ancora, in questo caso il MI5 aveva uno dei suoi agenti all'interno della stessa squadra antiterrorismo. In questo caso, l'attentato con l'autobomba procedette e 29 persone, compresi due neonati e nove bambini, furono lacerati mentre facevano spese in una tranquilla via di mercato. Dei documenti, depositati come parte di un'azione intrapresa in tribunale contro il governo britannico da un risentito agente dell'intelligence militare, ha rivelato anche che un maggiore della FRU (Force Research Unit) era l'ufficiale che gestiva il più infame agente dell'esercito britannico all'interno dell'IRA - un uomo dal nome in codice di Stakeknife. Stakeknife è uno dei più importanti Provisional di Belfast. I suoi agenti di collegamento militari gli permisero di eseguire un gran numero di assassini terroristici per proteggere la sua copertura all'interno dell'IRA. Inoltre, il London Observer ha rivelato alcuni dei metodi impiegati dalla FRU in Irlanda del Nord, inclusa la tecnica della "bomba umana", che concerneva "costringere dei civili a guidare dei veicoli carichi di esplosivo contro i checkpoint dell'esercito". L'ex ufficiale antiterrorismo del MI5 David Shayler vide anche dei documenti che indicavano che nel 1994 gli israeliani avevano fatto saltare in aria la loro ambasciata a Londra dopo che una autobomba esplose ad di fuori dell'edificio a Kensington. Egli presentò pure le prove che lo MI5 sapeva in anticipo dell'autobomba del 1993 a Bishopsgate per la quale era stata accusata l'IRA e poteva informare la squadra antiterrorismo, ma lasciò che l'attacco procedesse. Dimenticare la storia comprovata del coinvolgimento dei servizi di sicurezza nelle autobombe e negli altri attentati terroristici in Gran Bretagna ed Irlanda del Nord in seguito a questo ultimo episodio sarebbe molto ingenuo e, mentre altre informazioni sui colpevoli del tentato attacco di questa mattina vengono rilasciate, è probabile che quella storia diventi più preveggente.
L'isteria ha raggiunto nuove vette questo pomeriggio quando una jeep Cherokee è andata a sbattere contro un edificio del terminale all'aeroporto di Glasgow, prima che due asiatici con gli abiti in fiamme uscissero e fossero afferrati dai vacanzieri e dalla polizia. Nonostante il fatto che in entrambe questi episodi e nei fatti di ieri le auto coinvolte fossero riempite con nulla di più letale della benzina, che difficilmente è un esplosivo che provoca una carneficina, il governo britannico ed i media si sono imbarcati in un nuovo assalto da mercanti di paura e pubblicizzano in modo martellante dell'inevitabilità che altri attentati siano imminenti. Gordon Brown ha fatto irruzione a Downing Street con l'aiuto di una nuova iniezione di strategia della tensione. Nell'articolo di ieri, abbiamo sottolineato la storia delle autobombe nel Regno Unito ed in Irlanda del Nord e come le impronte digitali dei servizi di sicurezza e del MI5 fossero dappertutto in tutti i casi. Sia che i recenti fatti rappresentano un altro ciclo di attacchi terroristici inscenati o siano opera esclusiva di estremisti musulmani, i veri colpevoli sono nel governo. Sotto l'attiva gestione di Tony Blair, la Gran Bretagna è rimasta spalancata alle devastazioni dell'immigrazione selvaggia ed incontrollata ed è ora inondata da un esercito di musulmani radicalizzati e colmi di odio che vengono ripetutamente pungolati e provocati come risultato del cieco sostegno della Gran Bretagna alle avventure militari dell'America. Se fossimo veramente in guerra con i terroristi islamici allora il governo britannico in primo luogo imporrebbe rigidi controlli nel lasciare entrare nel paese i musulmani e ne deporterebbe altri in massa - ma invece è accaduto il contrario, mentre i diritti di tutti vengono violati ed abusati in nome della sicurezza. Dei dettagli interessanti iniziano già ad emergere riguardo a cosa le autorità potrebbero avere saputo prima di questa nuova ondata di tentati attacchi. Nonostante l'utilizzo di autobombe sia classificato un evento a sorpresa, dei giorni prima dell'incidente sono state ottenute e pubblicate delle informazioni riguardanti il probabile uso di autobombe in Gran Bretagna. "In seguito ad una rassegna la scorsa settimana ed alla luce di informazioni che gli estremisti potrebbero adottare delle tattiche utilizzate dagli insorti in Iraq, sono stati riveduti i piani di emergenza", riferiva il London Telegraph. Fonti della sicurezza temevano che il torneo di tennis di Wimbledon sarebbe stato vulnerabile ad un attacco con una autobomba. E' stato anche riportato che i nightclub potevano essere un obiettivo per delle autobombe. Il primo veicolo scoperto venerdì mattina era parcheggiato fuori di un night club. E' importante sottolineare che vi sono diversi tipi di attacchi terroristici "inscenati" ed abbiamo fatto questa distinzione in numerose precedenti occasioni e presentato le prove per sostenerlo caso per caso. Il primo tipo è quello dove l'operazione è totalmente progettata ed eseguita da unità canaglia dei servizi di intelligence dopo di che vengono incastrati i capri espiatori. Il secondo è quello dove un gruppo viene infiltrato e radicalizzato da un informatore del governo e provocato nel tentare attentati terroristici. Il terzo si ha quando la politica del governo attizza il risentimento tra gruppi che vengono essenzialmente spinti a commettere atti di violenza. In qualsiasi categoria ricadano questi ultimi fatti, verranno esagerati, falsificati e sfruttati dallo stato per realizzare la sua agenda politica, definendo quindi lo stato come il vero terrorista. La nuova isteria viene già sfruttata per spingere avanti la legge per la detenzione di 90 giorni senza processo che precedentemente il governo non era riuscito a fare approvare assieme ad un grande numero di altre misure per svuotare di contenuto qualsiasi diritto sia rimasto ai britannici. Restate sintonizzati per altri rapporti mentre si svolgono i fatti.
Un sito web islamico che portava l’apocalittico messaggio che "Londra sarà bombardata" prima della scoperta di due rozze autobombe a Londra la scorsa settimana, è noto per essere stato da tempo infiltrato e controllato da agenzie di intelligence e provocatori che stavano cercando di intrappolare sospetti terroristi. Ore prima che gli artificieri inglesi smantellassero una grossa autobomba nel cuore del quartiere dei teatri, ricco di turisti, della capitale britannica, è apparso un messaggio su uno dei più frequentati forum jihadisti di internet, che affermava: "Oggi io dico: gioite, per Allah, Londra sarà bombardata", a quanto ha riferito Venerdì CBS News. Il sito in questione, Al Hesbah, è stato attaccato da altri analoghi forum jihadisti con l’accusa di essere uno strumento delle agenzie di intelligence per monitorare e intrappolare estremisti islamici. Il sito Al-Tajdeed lanciò, nel marzo dello scorso anno, una campagna col tentativo di spiegare che Al Hesbah "serve agenzie di intelligence arabe e occidentali, e per indicare i fondatori del famoso sito Al-Ansar, compreso l’operatore noto come 'Irhabi 007' e altri membri del Global Islamic Media Front", secondo un resoconto di Gabriel Weimann, professore di comunicazione alla Haifa University, Israele. Ciò è stato anche riferito da The Intelligence Summit, un gruppo no profit che monitora i siti web islamici. Secondo la Jamestown Foundation, è stato gettato il sospetto che l’intelligence saudita avesse infiltrato Al-Hesbah ed estratto informazioni che hanno portato al rapido arresto di sospetti legati all’attacco allo stabilimento petrolifero di Abqaiq nel febbraio 2006. Il sito fu successivamente sospeso dopo che due dei suoi maggiori frequentatori, Muhammad al-Zuhayri e Muhammad Tamallat, furono mostrati essere agenti dell’intelligence. Ciò non è affatto un argomento conclusivo, ma è certamente interessante che un sito web accusato di essere una facciata per agenzie di intelligence arabe e occidentali sia stato il luogo in cui, ore prima della reale scoperta di autobombe, si è proclamato che Londra sarebbe stata bombardata.
Il 10 agosto [2006] il vice commissario della Polizia Metropolitana londinese, Paul Stephenson, ha dichiarato che un piano per "provocare morte e distruzione inaudita" e "sterminio su scala inimmaginabile" era appena stato sventato grazie all’arresto di 24 individui. "Crediamo che l’obiettivo dei terroristi fosse quello di introdurre esplosivi su aerei di linea, nascondendoli nei bagagli a mano, per farli detonare in volo", sosteneva Stephenson. Tutti i mass media d’Inghilterra e del mondo hanno strombazzato queste affermazioni. Tuttavia, dopo pochi giorni, le terribili accuse contro le persone catturate, così come le avevano descritte ai media le "fonti" anonime della polizia e del governo britannico, hanno iniziato ad essere più chiare. L’affermazione secondo la quale un attacco sarebbe stato "imminente" era falsa. Le 10 persone accusate di gravi reati di terrorismo non avevano mai fatto una prenotazione, né acquistato un biglietto aereo; alcuni di loro non avevano neanche il passaporto. A quanto sembra, solo uno di loro aveva cercato su internet gli orari dei voli. Non c’era nessuna bomba. Le affermazioni secondo le quali le persone arrestate avrebbero avuto intenzione di distruggere 10-12 voli di linea erano "teoriche ed esagerate", come ammesso da un ufficiale britannico al New York Times il 28 agosto. Le illazioni circa una complessa "connessione pakistana" tra gli attentatori e Al Qaeda sono sparite. La possibilità di fabbricare "bombe liquide" mescolando insieme prodotti di uso comune nelle toilette degli aerei in volo è stata smentita dagli esperti. Messinscena Menzogne e invenzioni Mercurio rosso Autogol a Manchester Il riflusso della Ricina
L’MI5 ha fatto sapere che le cellule islamiche legate ad «Al Qaeda» sono raddoppiate in un solo anno: ha catalogato ben 219 «centri d’attività terroristica» in Gran Bretagna. Con tutti questi nemici occulti in casa, con i medici immigrati che si sono rivelati un pericolo costante, con la grande comunità musulmana sospetta per principio, si può immaginare che l’attività d’indagine sia più che febbrile, molteplice, incessante. Che ogni dettaglio venga controllato senza tregua. Che siano in corso giganteschi controlli, verifiche di documenti, intercettazioni e silenziose ma accanite cacce all’uomo. Invece no. Tanto che il segretario dell’Interpol, Ronald Noble, ha scelto proprio questo momento per accusare Londra di non collaborare alle indagini sul terrorismo insieme agli organi internazionali. E l’ha fatto con una lettera aperta, postata sul sito dell’Interpol il 9 luglio. (1) Nella lettera (fin troppo) aperta, intitolata «Il pericolo viene da Al Qaeda, non dagli immigrati», il segretario Noble (americano, già sottosegretario al Tesoro USA e responsabile delle dogane) lamenta che Londra non condivide con Interpol le informazioni sui terroristi. Aggiunge che Londra non confronta sistematicamente i passaporti dei visitatori stranieri con le generalità contenute in uno speciale database di Interpol che cataloga oltre sette milioni di passaporti perduti o rubati. E ciò benchè «esista un legame evidente tra i passaporti rubati e le attività terroristiche collegate ad Al Qaeda». «Il Regno Unito rischia di lasciarsi fuggire una pista importante; altri Paesi che consultano Interpol non otterranno dati completi (per la mancata condivisione inglese); e gli individui iscritti nella lista dei terroristi presunti in Gran Bretagna (e non comunicati ad Interpol] potrebbero progettare e perpetrare altri attentati», scrive Noble. Questa trascurataggine è strana, ironizza Noble, se si pensa che «ci frugano sistematicamente nei bagagli a mano per vedere se portiamo bottiglie d’acqua o altri liquidi. Queste priorità sembrano fuori posto». «E’ la mancata sistematicità nel confronto dei passaporti dei visitatori esteri con il database dei passaporti rubati a costituire il più grande pericolo terroristico, non il controllo degli immigrati o dei medici nati all’estero», aggiunge il poliziotto: «La Gran Bretagna ha 30 milioni di visitatori all’anno, non 30 milioni di richieste d’immigrazione. Prendere di mira o discriminare immigranti e dottori non avrà alcun risultato significativo nel ridurre il terrorismo globale». E via rincarando: «Ho spesso sottolineato la necessità di consultare i nostri archivi globali prima di rilasciare un qualunque visto. Ho citato il recente esempio di un indiano che ha richiesto un visto di viaggio in USA - di viaggio, non di immigrazione. Il solo modo con cui gli USA hanno potuto sapere che su questa persona pendeva un mandato d’arresto emesso in Germania per omicidio nel ‘95 è stato di consultare il database Interpol. Perché? Perché il mandato d’arresto non era stato emesso né dal Paese di nazionalità di questo individuo, né dal Paese di destinazione». Insomma una lezione di metodologia d’indagine e una ramanzina da poliziotto ai poliziotti e servizi di Londra: perché non ci dite su chi state indagando? Chi sospettate e perché? E vi tenete per voi le vostre scoperte (se poi ci sono)? Vengono in mente i tremendi attentati, quelli perfettamente riusciti, nel metrò di Londra il 7 luglio di due anni fa: allora il presunto cervello dell’attentato, Arun Rashid Aswath, risultò essere un informatore dell’MI5. Nel giorno dell’attentato, nelle stesse quattro stazioni dove avvenne, era in corso una esercitazione che simulava un attentato. E i poliziotti britannici che spararono a bruciapelo ad un innocuo passante nel metrò, colpevole di essere sudamericano e un po’ scuro di pelle, erano stati addestrati dal Mossad. Il Mossad, del resto, sapeva in anticipo dell’attentato, tanto che quel mattino avvisò Ben Netanyahu, in visita a Londra, di non uscire dall’albergo. E’ ovvio che un certo genere di informazioni non possano essere «condivise» con l’Interpol. Converrà ricordare anche che l’autobomba come mezzo d’elezione dei terroristi ha una lunga storia, e non tutta a senso unico. Il 4 gennaio 1948, dopo la decisione ONU di dividere la Palestina in due Stati, due uomini con abiti arabi posteggiarono un camion pieno di arance davanti al governo municipale palestinese di Jaffa, dov’era anche una mensa per bambini poveri. I due «arabi» se la svignarono. Il camion esplose pochi minuti dopo, facendo 26 morti e centinaia di feriti, molti fra i bambini. L’eccidio fu opera della Banda Stern, i cui membri, ebrei fanatici, avevano in programma la restaurazione di Israele biblico su tutto il territorio. (2) Nel marzo 1972 l’esercito repubblicano irlandese (IRA) piazzò due auto-bomba a Belfast, uccidendo cinque persone. A luglio, l’IRA piazzò venti auto esplosive di nuovo nel centro di Belfast, attorno alla zona recintata per il precedente attentato, facendo scoppiare gli ordigni a intervalli di cinque minuti: Belfast sembrò per un istante sotto un fuoco d’artiglieria pesante. I morti furono sette (civili) e due militari, più 130 feriti gravi. A Beirut fra gli anni ‘70 e ‘80, le autobomba furono generosamente usate da tutte le numerose fazioni in lotta, da Hezbollah ai «cristiani» di Geagea. Ma non mancò di utilizzarle anche il Mossad, per terrorizzare la popolazione e indurla a rivoltarsi contro i palestinesi (a cui gli attentati vennero attribuiti) o per assassinare i rappresentanti della Palestina: così per esempio fu ucciso, nel 1972, il romanziere Ghassan Kanfani. Come ricorda Robert Fisk, parecchi autisti delle auto-bomba (non erano ancora suicidi) furono arrestati e confessarono di essere stati preparati dallo Shin Bet, la sicurezza interna israeliana. Solo dal 1983 Hezbollah perfezionò la tattica cominciando ad utilizzare autisti votati alla morte per compiere i suoi enormi attentati, come quello che uccise in un sol colpo 200 Marines a Beirut. Per ritorsione il capo della CIA William Casey organizzò, con ex SAS britanniche e falangisti libanesi, un attentato all’auto esplosiva (marzo 1984) davanti alla casa dello sceicco Fadlallah, l’allora guida di Hezbollah: 80 passanti uccisi e 200 feriti nel popoloso quartiere di Bir el Abeid. Ma Fadlallah, illeso, fece innalzare sulla zona dell’eccidio, ancora nel lago di sangue, un grande cartello con la scritta «Made in USA». Nonostante l’insuccesso, Casey si appassionò a questa nuova «arma» e ai suoi effetti di terrorismo psicologico. Ottenne da Ronald Reagan una direttiva segreta (NSDD-166) che consentì la fornitura, da parte americana, di «tecnologia militare, addestramento della guerriglia islamista afghana con esplosivi e tecniche di sabotaggio per compiere attacchi mirati contro ufficiali sovietici», che allora occupavano l’Afghanistan. Forze speciali americane insegnarono una quantità di cose agli uomini dell’ISI pakistano, che le trasmisero ai guerriglieri afghani. Fra l’altro, come fabbricare l’ANFO, un esplosivo composto di nitrato d’ammonio e gasolio, componenti di facile reperimento commerciale. Decine di auto-bomba all’ANFO, ma anche con plastico e detonatori elettronici USA, scoppiarono a Kabul, di preferenza davanti a cinematografi o a teatri, uccidendo un numero imprecisato ma notevole di soldati e ufficiali sovietici. Ma l’ISI ne approfittò per far piazza pulita anche di personalità afghane di sinistra, monarchiche o laiche. I professori universitari di Kabul divennero una preda privilegiata. Così i pakistani spianarono la strada al potere degli «studenti islamici» da loro formati in Pakistan, ed oggi noti come Talebani. I guerriglieri così ben addestrati formavano intanto il nucleo di ciò che conosciamo come Al Qaeda. Che tutto questo possa essere «condiviso» con l’Interpol, è decisamente escluso. Note |
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