| |
| |
I
SERVIZI FRANCESI HANNO SVENTATO UNA ONDATA DI ATTENTATI DI AL-CIA
IN EUROPA
|
|
|
| Thierry Meyssan è
giornalista e scrittore e presidente del Réseau Voltaire |
Una vasta compagna di attentati
islamici avrebbe dovuto terrorizzare l’Europa tra il 20 e il 28
gennaio. E’ stata sventata in extremis dalla Direzione generale
per la sicurezza esterna (DGSE) francese e dal suo omologo spagnolo, il
CNI, sotto la supervisione di Josè Luis Rodriguez Zapatero. Ma
questi attentati erano attesi dalla NATO per poter intervenire militarmente
in Pakistan. Thierry Meyssan rivela i retroscena di questa macchinazione
abortita.
Minacce sull’Europa
La stampa europea ha largamente riportato dello smantellamento di una
rete del terrorismo islamico, il 18 gennaio 2008. Su istruzione dell’emiro
pachistano Baitullah Mehsud, sei kamikaze e cinque complici si accingevano
a compiere tre attentati nel corso di 48 ore a Barcellona, in due vagoni
della linea 3 della metropolitana, in un centro commerciale non identificato
e alla moschea di Ciutat Vella.
Questa operazione avrebbe segnato l’inizio di una nuova ondata
di attentati in Portogallo, Francia, Germania e nel Regno Unito. La
notizia è stata data dal ministro degli Interni, Alfredo Perez
Rubalcaba, che ha posto tutte le forze di sicurezza del paese in stato
di allerta [1]. La Spagna è già stata
segnata, l’11 marzo 2004, da una serie di attentati nei treni
della periferia di Madrid che hanno fatto 191 morti e più di
1800 feriti.
La retata [2] si è resa possibile grazie
alle informazioni date da un giovane, destinato a sacrificarsi nel corso
degli attentati, che è fuggito dai suoi compagni e si è
spontaneamente presentato alla polizia. Tre complici sono fuggiti verso
la Francia dove sono attivamente ricercati [3].
Misure eccezionali sono state dispiegate per trovare una seconda squadra
che sarebbe stata incaricata di fabbricare gli esplosivi [4].
Il capo della cellula catalana, Maroof Ahmed Mirza, si era formato nel
corso di quattro anni in una madrassa (scuola coranica) estremista in
Pakistan. Era seguito da diversi servizi di intelligence occidentali.
I servizi francesi avevano osservato il suo arrivo nel loro paese ed
avvertito i loro omologhi spagnoli del Centro Nacional de Inteligencia
(CNI) del suo insediamento in Catalogna. Questi ultimi ne avevano ritrovate
le tracce in una misera zona, Raval, dove era diventato imam della moschea
nella calle de l'Hospital. Per copertura, si muoveva insieme
ai suoi uomini nell’ambito di una piccola comunità musulmana
non violenta a Barcellona [5]. Si rifaceva alla
Jamaat Al-Tabligh Wal-Dawa (Congregazione per la propagazione
e la predicazione), una organizzazione apparsa nel 1927 nell’India
britannica, legata alla corrente ideologica deobandi.
Secondo la testimonianza del giovane pentito (designato nei verbali
d’inchiesta sotto lo pseudonimo di “F-1”),
egli sarebbe stato scelto insieme a due compagni per morire in un attentato
suicida a Francoforte, ma all’ultimo momento i piani erano stati
modificati. Avrebbe dovuto partecipare all’operazione di Barcellona
ed essere rimpiazzato a Francoforte da un certo Akeel Abassi. Il giudice
Ismael Moreno, incaricato dell’indagine, ha anche ascoltato le
altre persone coinvolte. In totale si tratta di nove pachistani e un
indiano (o forse di otto pachistani, un bengalese e un indiano [6]),
che presentano profili simili a quelli dei giovani accusati di essere
i responsabili degli attentati di Londra, che fecero 52 morti, il 7
luglio 2005 [7].
La stampa ha abbondantemente riprodotto il seguente estratto dei verbali
di interrogatorio.
Uno dei jihadisti si rivolge a F-1: “Perché non hai
completato la tua formazione in Pakistan?”
F-1 (testimone sotto protezione): “Perché mi sono ammalato
e sono dovuto rientrare”.
Jihadista: “Tu piaci molto all’emiro Baitullah Mehsud.
Gli piaci così tanto che se tu avessi terminato la tua preparazione
avrebbe fatto di te un esperto di esplosivi piuttosto che un kamikaze”.
F-1: “Che differenza c’è tra un kamikaze e un
esperto di esplosivi?”
Jihadista: “Ci sono tre gruppi differenti: i pianificatori,
quelli che fabbricano le bombe e i kamikaze”. [8]
In realtà, F-1 sarebbe un agente dei servizi segreti esterni
francesi (DGSE, Direction générale de la sécurité
extérieure) infiltrato nella rete jihadista. I militari
francesi avrebbero tenuto una riunione urgente con i loro omologhi spagnoli,
a Natale a Madrid. Il presidente del governo spagnolo, Josè Luis
Rodriguez Zapatero, sarebbe stato personalmente informato del pericolo,
ma l’Eliseo non lo avrebbe tenuto al corrente che in termini vaghi
per evitare interferenze [9]. La retata sarebbe
stata decisa in occasione della preghiera collettiva dei membri del
commando e della loro purificazione rituale, indicatrici di un imminente
passaggio all’azione [10].
Altri sei persone, pedinate dal Centro Nazionale de Coordinaciòn
Antiterrorista spagnolo, sono state arrestate il 24 gennaio all’aeroporto
britannico di Gatwick, mentre il Centre for the Protection of National
Infrastructure del servizio di controspionaggio (MI5) lanciava un allarme:
questa squadra di pianificatori doveva lanciare un’altra cellula
kamikaze che avrebbe commesso un attentato nel tunnel sotto la Manica
[11].
Tutti i servizi informativi europei sono stati messi in stato di allerta
tanto più che questi avvenimenti coincidevano con il viaggio
in Europa del presidente pachistano, Pervez Musharraf, (Bruxelles, Parigi,
Londra, Davos) [12]. Un viaggio ad alto rischio
nel corso del quale l’ex capo di stato maggiore, circondato da
una schiera di spin doctors statunitensi, doveva costruirsi un’immagine
di leader rifinito e frequentabile. Sfortunatamente i suoi riflessi
autoritari risorgevano ogni volta che veniva interrogato sull’indipendenza
dei giudici nel suo paese o sulla possibile implicazione del suo partito
politico – il PML-Q – nell’assassinio di Benazir Bhutto.
Inoltre, gli eventi di Barcellona si presentavano in un contesto fatto
di numerose minacce:
1) Il 3 gennaio, un certo Murabit Muwaded (ossia “il combattente
per l’unità”) ha postato in arabo sul forum
del sito islamico al-ekhlaas.net un messaggio che prometteva di “mettere
fine alle ambizioni del presidente Sarkozy nei paesi del Maghreb”
e di provocare “il crollo dell’economia francese a livello
internazionale”.
2) Il 5 gennaio, un centro statunitense incaricato di sorvegliare le
comunicazioni della rete di Osama Bin Laden ha trovato su internet delle
minacce “contro Parigi e il suo sindaco Bertrand Delanoe”
finalizzate “alla caduta di Nicolas Sarkozy”.
3) Il 10 gennaio dei controllori di volo portoghesi hanno intercettato
un messaggio sulle onde corte in cui si facevano minacce terroriste
verso Parigi [13].
4) Il 21 gennaio, Le Parisien ha pubblicato in prima pagina una intervista
con la “vedova nera”, una ex dirigente di Al-Qaeda
che annunciava che la Francia sarebbe stata punita per la sua alleanza
con l’America [14].
5) Il 24 gennaio, un messaggio postato sul forum del sito internet al-ekhlaas.net,
questa volta firmato “Al-Qaeda in Gran Bretagna”,
esigeva il ritiro delle truppe britanniche dall’Afghanistan e
dall’Iraq, così come la liberazione dei “musulmani
prigionieri” nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh.
Gordon Brown e Tony Blair erano indicati come bersagli.
Baitullah Mehsud
Il 5 febbario, Nigel Inkster, già vice-direttore dei servizi
segreti esterni britannici (MI6), presentava a Londra il molto atteso
rapporto annuale dell’International Institute for Strategic
Studies (IISS). In tale occasione, ha “confermato”
che Baitullah Mehsud aveva organizzato l’assassinio dell’ex
Primo Ministro pachistano Benazir Bhutto, nel dicembre 2007. Inkster
ha indicato il capo neo-talebano come il nuovo nemico pubblico n. 1
dell’occidente al posto di Osama Bin Laden e di Abu Moussab Al-Zarkawi
[15].
Ricordate bene questo nome: Baitullah Mehsud. Animerà i vostri
incubi mediatici durante i prossimi anni.
Baitullah Mehsud è noto da lunga data come un signore della guerra
pashtun operante nel Waziristan (zona tribale pachistana, alla frontiera
con l’Afghanistan). Due anni fa, aveva negoziato un cessate il
fuoco locale ed era stato presentato dai suoi amici statunitensi come
un “artigiano di pace” [16].
Cambiata l’immagine, fa irruzione sulla scena mondiale il 28 dicembre
2007, quando il portavoce del ministro dell’Interno pachistano
ha dichiarato: “Abbiamo rapporti d’intelligence che
indicano che il leader di Al-Qaeda Baitullah Mehsud è dietro
l’omicidio [di Benazir Bhutto]. Abbiamo appena ricevuto una intercettazione
dei servizi che è stata registrata questa mattina e nella quale
Baitullah Mehsud si complimenta con i suoi uomini per aver compiuto
questa azione vile” [17]. Suprema consacrazione,
il generale Michael V. Hayden, direttore della CIA, dichiara a sua volta:
“[l’assassinio della signora Bhutto] è stato
perpetrato da una rete che fa capo a Baitullah Mehsud. Non abbiamo alcun
motivo per dubitarne” [18].
Non si sa molto di Mehsud, salvo la breve biografia che gli ha dedicato
il mese scorso la Jamestown Foundation [19]. Se
il suo periodo pro-USA è passato sotto silenzio, si apprende
che avrebbe giurato alleanza con il mullah Omar, capo storico dei talebani,
e che sarebbe alla testa di un esercito di 20.000 uomini, per la maggior
parte provenienti dal suo clan, di cui non se ne aveva mai sospettato
l’ampiezza. Proibirebbe le immagini, il che spiegherebbe perché
non si dispone di alcuna sua fotografia. Ha, però, avuto la buona
idea di accordare in gennaio un’intervista a Shahid Nadeem di
Al-Jazeera. Da qui sappiamo che avrebbe iniziato la sua carriera
nell’esercito sovietico prima di unirsi ai talebani [20].
L’agenzia texana Statfor da parte sua ha stabilito un
legame tra la setta dei sospetti di Barcellona e precedenti eventi terroristici
[21]. La Jamaat Al-Tabligh Wal-Dawa conterebbe
al momento tra 70 e 80 milioni di membri il che ne farebbe la più
importante confraternita musulmana del mondo. Due dozzine di questi
membri sarebbero implicati negli attentati di Londra del luglio 2005
[22], nei progetti di attentati con esplosivo liquido
dell’agosto 2006 [23] e negli attentati mancati
di Glasgow del luglio 2007.
Dietro le apparenze
Il caso di Barcellona è eccezionale e si può immaginare
che i governi spagnolo e britannico abbiano calorosamente ringraziato
la Direction générale de la sécurité
extérieure (DGSE) francese – e particolarmente l’audace
agente F-1 – per aver sventato questo complotto e salvato tante
vite innocenti.
Niente affatto. Perché c’era un secondo livello di manipolazione.
Il lettore attento si è forse già insospettito davanti
alla campagna mediatica che ha preceduto i progetti di attentato. Avrà
notato la confusione tra corrente wahabita e deodandi. Avrà forse
sorriso davanti alle minacce della “vedova nera”,
pretesa ex dirigente di Al-Qaeda quando tale movimento – come
affermano gli stessi media – rifiuta ogni ruolo politico alle
donne. Si sarà interrogato su questo Mehsud che passa da un giorno
all’altro da “artigiano di pace” a “nemico
pubblico n. 1”. E, se ha visto la sua intervista su Al.Jazeera,
si ricorderà dei commenti del giornalista: “E’
un uomo molto semplice. Ha una guardia pesantemente armata ma non si
comporta come un capo inaccessibile. Nel suo villaggio è a casa
sua. Contrariamente a certi combattenti stranieri di Al-Qaeda non si
nasconde”. Insomma, sembra ignorare il suo nuovo ruolo di
cattivo planetario e non teme di essere oggetto di un attacco da parte
delle forze speciali degli Stati Uniti.
Viene il momento in cui cade la maschera.
I sei terroristi della cellula di pianificazione arrestati da Scotland
Yard all’aeroporto di Gatwick, il 24 gennaio, sono stati interrogati
a lungo dal controspionaggio britannico (MI5) nel centro di alta sicurezza
di Paddington Green. Sorpresa: uno era il fratello minore, altri tre
i nipoti e gli ultimi due collaboratori diretti di Chaudhry Shujaat
Hussain, presidente del Pakistan Muslim League Quaid-i-Azam
(PML-Q), il partito politico del presidente Pervez Musharraf. Questa
piccola folla era al seguito di Pervez Musharraf atteso a Londra. Non
avevano nulla da chiarire sul loro passaggio a Barcellona. Dopo le verifiche
d’ufficio, la ragione di stato ha prevalso. Sono stati discretamente
espulsi verso Islamabad (Pakistan) con il primo volo disponibile mentre
Scotland Yard parlava di un equivoco (ma allora perché
espellerli?) [24].
Se non fosse stato sventato il 19 gennaio, lo scenario del terrore sarebbe
stato il seguente:
- Nei due primi giorni di viaggio di Pervez Musharraf in Europa (il
20-21 gennaio a Bruxelles e a Parigi), la prima cellula faceva 48 ore
di carneficina a Barcellona. Il 22 gennaio, il presidente pachistano
ancora a Parigi, vi avrebbe operato una seconda cellula. Tra il 23 e
il 25, quando Musharraf avrebbe perorato al Forum economico di Davos,
le bombe esplodevano a Francoforte. E durante il suo soggiorno a Londra
(dal 26 al 28), un attentato devastava il tunnel sotto la Manica.
- Dal Pakistan, Baitullah Mehsud rivendicava questa campagna di terrore.
Concedendo interviste alla stampa europea, Pervez Musharraf denunciava
l’uccisore di Benazir Bhutto e chiamava in soccorso l’esercito
USA. Già segretamente sul posto, l’ammiraglio Mike McConnell,
direttore generale dei servizi USA, e il generale Michael Hayden, direttore
della CIA, dirigevano un’operazione contro Mehsud. Sfortunatamente
lo mancavano di poco, uccidendo il suo vice, il libico Abu Laith a-Libi,
il 31 gennaio (questo ultimo punto è stato comunque condotto
a buon fine alla data prevista, questione di fare fruttare la trasferta).
Il giorno stesso, George W. Bush dava fiato alle trombe pronunciando
un discorso a Las Vegas sulla guerra globale al terrorismo. Il 1 febbraio,
a Parigi, Nicolas Sarkozy, ricevendo il segretario generale della NATO,
invocava uno scatto dell’Occidente. Il giorno seguente a Londra
Gordon Brown e Dick Cheney rispondevano all’appello dalla residenza
di Chequers Court.
- Il 5 febbraio l’International Institute for Strategic Studies
pubblicava un rapporto che valutava appunto l’ampiezza della minaccia
Mehsud. I ministri della NATO, riuniti il 7 e 8 febbraio, a Vilnius
(Lituania), decidevano di estendere le operazioni dell’Alleanza
dall’Afghanistan al Pakistan.
Fantapolitica? No. A parte che l’agenda delle personalità
sopra descritte è esatta, ricordatevi come, nel 1978, il consigliere
per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Zbignew Brzezinski [25]
arruolava a Beirut il giovane golden boy Osama Bin Laden, per farne
il capo dell’insurrezione anti-comunista in Afghanistan [26];
come quest’ultimo reclutò dei mercenari negli ambienti
sunniti estremisti per condurre la guerra contro i sovietici; come costituì
attorno a sé un vero movimento con l’aiuto congiunto degli
Stati Uniti, dei Britannici, dei Sauditi e poi dei Pachistani. Ricordatevi
anche del ruolo dei servizi segreti pachistani (ISI) nella formazione
dei moujahiddin, poi dei talebani e del personale di Al-Qaeda [27].
Ricordatevi del ruolo del generale Mahmoud Ahmad (direttore dell’ISI)
nell’organizzazione degli attentati dell’11 settembre 2001
e che si trovava a Washington proprio in quel giorno [28].
Notate che l’International Institute for Strategic Studies
di Londra è stato il solo organismo non governativo a redigere
un rapporto che accreditava la favola delle armi di distruzione di massa
in Iraq e che è un maestro nell’arte della disinformazione
[29]. Notate che la Fondazione Jamestown, che diffonde
le principale informazioni su Baitullah Mehsud, è diretta dall’inossidabile
Zbignew Brzezinski, peraltro consigliere speciale di Barack Obama, l’unico
candidato alla presidenza degli Stati Uniti che chieda un intervento
militare in Pakistan.
Così, i servizi segreti militari francesi e spagnoli, e Josè
Luis Rodriguez Zapatero, non hanno solamente impedito degli attentati
in Europa, hanno impedito (o, almeno, differito) una operazione militare
della NATO in Pakistan alla quale si sono fortemente opposti.
NOTE
[1] «L’Espagne en état d’alerte après
un coup de filet antiterroriste», di Harold Hecke, Associated
Press, 19 gennaio 2008.
[2] Le dieci persone coinvolte sono: Hafeez Ahmed, Maroof Ahmed Mirza
, Mohammad Ayud Elahi Bibi, Imran Cheema, Shaib Iqbal, Mehmooh Khalib,
Roshan Jamal Khan, Qadeer Malik, Mohammed Shoaib et Mohamed Tarik.
[3] Tres de los islamistas dispuestos a atentar en Barcelona han
huído y su objetivo no era España, ABC, 25 gennaio
2008.
[4] «Sospecha de la presencia en España de un comando
proveedor», di Enrique Figuerdo e Eduardo Martin de Pozuello,
La Vanguardia, 29 gennaio 2008.
[5] «El jefe del grupo se formó cuatro años
en una ’madrasa’ paquistaní», El Pais,
3 febbraio 2008.
[6] «Spain terror plot : MEA in dark over arrest of Indians
, Times of India, 26 gennaio 2008.
[7] «Los detenidos tienen idéntico perfil que los autores
del 7-J», El Pais, 27 gennaio 2008.
[8] "¿Por qué vamos a atacar en el metro de Barcelona
y no en otro lado ?", preguntó..., El Pais,
26 gennaio 2008.
[9] «Islamistas.- El servicio secreto francés convocó
de urgencia al CNI en Navidad para informarle del plan terrorista»,
Europa Press, 2 febbraio 2008.
[10] «Terrorisme : le kamikaze infiltré changera d’identité
en France», di Joana Viusà, L’Indépendant
de Perpignan, 1 febbraio 2008.
[11] «Suicide bomb suspects held at Gatwick after tip-off»,
di David Leppard, The Sunday Times, 3 febbraio 2008.
[12] «Les services européens redoutent des attentats»,
di Arnaud De La Grange, Le Figaro, 21 gennaio 2008.
[13] «Un appel terroriste visant la tour Eiffel a été
intercepté au Portugal», di Yves Bordenave, Le
Monde, 12 gennaio 2008.
[14] «La «veuve noire» d’Al-Qaïda:
«La France sera bientôt punie», propositi raccolti
da Jean-Marc Ducos, Le Parisien, 21 gennaio 2008.
[15] «Abou Moussab al-Zarkaoui, super-héros du Mal»,
di Vladimir Alexe, Réseau Voltaire, 19 luglio 2005.
[16] «Le chef taliban Mehsud, principal ennemi d’Islamabad»,
di Nadia Blétry e Pir Zubair Shah, Le Temps, 7 febbraio
2008.
[17] Dichiarazione in urdu di Javed Iqbal Cheema su PTV News, 28 dicembre
2007.
[18] «CIA Places Blame for Bhutto Assassination ; Hayden Cites
Al-Qaeda, Pakistani Fighters», di Joby Warrick, The Washington
Post, 18 gennaio 2008.
[19] «Baitullah Mehsud – The Taliban’s New Leader
in Pakistan», di Imtiaz Ali, Terrorism Focus, Volume
5, Issue 1 (Gennaio 8, 2008), Jamestown Foundation ed.
[20] «Baitullah Mehsud, nouveau chef taliban, défie
l’armée pakistanaise», di Françoise Chipaux,
Le Monde, 1 febbraio 2008.
[21] «Tablighi Jamaat : An Indirect Line to Terrorism»,
Statfor, 23 febbraio 2008.
[22] «Londres renoue avec la stratégie de la tension»,
di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 13 luglio 2005.
[23] «Complot terroriste au Royaume-Uni : que se passe-t-il
vraiment?», di Craig Murray ; «Londres : terrorisme
fictif, guerre réelle», di Jürgen Elsässer;
«Fabriquez vous-mêmes votre bombe au TATP»,
di Thomas C. Greene; «L’alerte terroriste inquiète
les Britanniques, sauf Tony Blair»; «Les certitudes
de Nicolas Sarkozy: “Un faisceau d’éléments
permet de penser que la nébuleuse Al Qaïda n’est pas
très éloignée de ce qui aurait pu se passer”»;
«Le mensonge des attentats à l’explosif liquide»,
di James Petras, Réseau Voltaire, 29 agosto 2006.
[24] «España tomó por terroristas a cargos del
partido de Musharraf», El Pais, «El CNI
confundió a familiares de un colaborador de Musharraf con islamistas»,
di Nando Garcia, El Mundo, 6 febbraio 2008.
[25] «La stratégie anti-russe de Zbigniew Brzezinsk»,
di Arthur Lepic, Réseau Voltaire, 22 ottobre 2004.
[26] «La Ligue anti-communiste mondiale, une internationale
du crime», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire,
12 maggio 2004.
[27] Si troverà una esposizione dettagliata di questi fatti nell’opera
che gli ha consacrato il vice-direttore dei servizi indiani incaricato,
nel corso di diversi anni, di osservarli: Fulcrum of Evil: ISI-CIA-Al
Qaeda Nexus di Maloy Krihna Dhar, Manas Publication, Delhi, 2006
[28] Leggere L’Effroyable imposture 1, di Thierry Meyssan,
marzo 2002, riedizione Demi-lune 2007 [trad. italiana: L’incredibile
menzogna, Fandango, 2002]
[29] «Les experts qui ont donné raison à la
CIA», Réseau Voltaire, 4 febbraio 2004.