“Mamma” Tavistock
Lo storico centro di questo apparato di guerra psicologica di massa
ha la propria sede fuori Londra, presso il Tavistock Center
[2]. Creato subito dopo la I Guerra Mondiale sotto
il patronato del Duca George di Kent (1902-42), l’originale Clinica
Tavistock, diretta da John Rawlings Rees, si trasformò nella
centrale di guerra psicologica della famiglia reale e dell’intelligence
britannica. Rees e un gruppo scelto di psichiatri freudiani e neofreudiani
misero a frutto le esperienze di collasso psicologico osservate in tempo
di guerra per elaborare teorie su come tali condizioni di crollo psichico
potessero essere prodotte in assenza del terrore della guerra. Il risultato
fu una teoria del lavaggio del cervello di massa, ottenuta attraverso
lo studio delle reazioni di gruppo, che poteva essere utilizzata per
alterare i valori degli individui e produrre, col passare del tempo,
cambiamenti nei princìpi assiomatici che governano una società.
Negli anni ’30 la rete di Tavistock intessè una relazione
simbiotica con l’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte,
creato dalle reti oligarchiche europee, che si focalizzava sullo studio
e la critica della cultura da un punto di vista neofreudiano. Verso
la fine degli anni ’30, con il trasferimento dei suoi membri operativi
dalla Germania a New York, la Scuola di Francoforte coordinò
la prima analisi dell’impatto di un fenomeno mediatico di massa,
cioè la radio, sulla cultura. Si trattava del “Radio
Research Project”, con base a Princeton. [3]
Con lo scoppio della II Guerra Mondiale, gli uomini del Tavistock presero
il controllo effettivo del Direttivo di Guerra Psicologica dell’Esercito
Britannico, mentre il network alleato negli Stati Uniti si integrava
nell’apparato di guerra psicologica americano, che includeva il
Comitato sulla Morale Nazionale e l’Osservatorio sui Bombardamenti
Strategici.
Alla fine della guerra, gli sforzi combinati del Tavistock (divenuto
Tavistock Institute nel 1947) e dei funzionari dell’ex
Scuola di Francoforte avevano creato un’equipe di “truppe
di attacco psicologico”, come le chiamava Rees, e di “guerrieri
culturali” che contava diverse migliaia di persone. Oggi
questo network conta diversi milioni di persone in tutto il mondo e
rappresenta il fattore più importante nella progettazione degli
scopi e dei contenuti dei prodotti mediatici di massa.
Le “immagini nella vostra testa”
Nel 1922, Walter Lippmann definì come segue il concetto di “opinione
pubblica”:
“Le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini
di se stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie
relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini,
quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono
in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole”.
Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund
Freud, sarebbe divenuto uno dei più influenti commentatori politici
[4]. Aveva trascorso gli anni della I Guerra Mondiale
al Quartier Generale di Propaganda e Guerra Psicologica di Wellington
House, fuori Londra, in un gruppo di cui faceva parte anche il nipote
di Freud, Eduard Bernays [5]. Il libro di Lippmann,
L’Opinione Pubblica, pubblicato un anno dopo l’uscita
de La psicologia di massa di Freud, che trattava temi simili, fu un
prodotto del periodo trascorso all’interno del gruppo di Rees.
E’ tramite i media, scrive Lippmann, che la maggior parte delle
persone elabora quelle “immagini nella testa”,
il che garantisce ai media “un potere spaventoso”.
Il network di Rees aveva passato gli anni della I Guerra Mondiale a
studiare gli effetti della psicosi bellica e la sua capacità
di produrre il collasso della personalità individuale. Dal loro
lavoro emerse una tesi terribile: grazie all’uso del terrore,
l’uomo può essere ridotto ad uno stato infantile e sottomesso,
in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui
il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa prevedibile
o, nei termini usati dal Tavistock, “sagomabile”.
Controllando i livelli di ansietà è possibile produrre
una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento
potrà così essere controllato e manipolato dalle forze
oligarchiche per cui il Tavistock lavorava [6].
I mass media erano in grado di raggiungere grandi quantità di
persone con messaggi programmati o controllati, il che rappresenta la
chiave per la creazione di “ambienti controllati”
per il lavaggio del cervello. Come mostravano le ricerche del Tavistock,
la cosa importante era che le vittime del lavaggio del cervello di massa
non si rendessero conto di trovarsi in un ambiente controllato; pertanto
doveva esserci un ampio numero di fonti d’informazione, i cui
messaggi dovevano essere leggermente diversi, così da mascherare
la sensazione di un controllo dall’esterno. Quando possibile,
i messaggi dovevano essere offerti e rinforzati attraverso l’”intrattenimento”,
che avrebbe potuto essere consumato senza apparente coercizione, in
modo da dare alla vittima l’impressione di stare scegliendo di
propria volontà tra diverse opzioni e programmi.
Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che
disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche e a
formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri
intorno a loro credano; la verità non ha nulla a che fare con
le loro considerazioni. L’apparenza di notizia fornita dai media
conferisce un’aura di realtà a queste favole: se non fossero
reali, allora perché mai sarebbero state riportate?, pensa l’individuo
medio secondo Lippmann. Le persone la cui fama viene costruita dai media,
come le star del cinema, possono diventare “opinion leaders”,
con il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità
politiche.
Se la gente pensasse troppo a questo procedimento, il giocattolo potrebbe
rompersi; ma Lippmann scrive:
“La massa di individui completamente illetterati, dalla mente
debole, rozzamente nevrotici, sottosviluppati e frustrati è assai
considerevole; molto più considerevole, vi è ragione di
ritenere, di quanto generalmente si creda. Così viene fatto circolare
un vasto richiamo al popolo tra persone che, sul piano mentale, sono
bambini o selvaggi, le cui vite sono un pantano di menomazioni, persone
la cui vitalità è esaurita, gente ammutolita e gente la
cui esperienza non ha mai contemplato alcun elemento del problema in
discussione”.
Nell’affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche
che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia
del potere che la nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare
la pubblica opinione. Le parole, o anche un’immagine statica,
richiedono che la persona compia uno sforzo per crearsi un’”immagine
mentale”. Ma con un film:
“Tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi
immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere
una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato
di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene
srotolato sullo schermo”.
E’ significativo che come esempio del potere del cinema egli utilizzi
il film propagandistico “Nascita di una nazione”,
girato da D. W. Griffith a favore del Ku Klux Klan; nessun
americano, scrive Lippmann, potrà mai più sentir nominare
il Ku Klux Klan “senza vedere quei cavalieri bianchi”.
L’opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in
ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una “elite
sociale”. Questa elite, egli afferma, è:
“Un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo,
ricco, urbano, che ha natura internazionale, è diffuso in tutto
l’emisfero occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro
a Londra. Conta fra i propri membri le persone più influenti
del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli
dell’alta finanza, i livelli più alti dell’esercito
e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi
giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell’invito.
E’ allo stesso tempo un grande circolo di discussione e un vero
e proprio ambiente sociale”.
Con un atteggiamento tipicamente elitario, Lippmann conclude che il
coordinamento dell’opinione pubblica manca di precisione. Se si
vuole raggiungere l’obiettivo di una “Grande Società”
in un mondo unitario, allora “la pubblica opinione deve essere
creata per la stampa, non dalla stampa”. Non è sufficiente
affidarsi ai capricci di “un ambiente sociale superiore”
per manipolare le “immagini nella testa delle persone”;
questo lavoro “può essere gestito solo da una classe
di individui specializzati” che operi attraverso “centrali
d’intelligence”. [7]
Il “Radio Research Project”
Mentre Lippmann scriveva il suo libro, la radio, il primo mass media
tecnologico a entrare nelle case, stava assumendo sempre maggior rilievo.
A differenza dei film, che venivano visti nei cinema da grandi gruppi
di persone, la radio offriva un’esperienza individualizzata all’interno
della propria casa, avente per fulcro la famiglia. Nel 1937, su 32 milioni
di famiglie americane, 27,5 milioni possedevano un apparecchio radiofonico,
più di quante possedessero un’automobile, il telefono o
perfino l’elettricità.
In quello stesso anno la Rockefeller Foundation finanziò
un progetto per studiare gli effetti che la radio produceva sulla popolazione.
[8] Ad essere reclutati per quello che sarà
poi conosciuto come “Radio Research Project”, con
quartier generale all’Università di Princeton, vi furono
alcuni settori della Scuola di Francoforte, ormai trapiantatisi dalla
Germania in America, oltre a personalità come Hadley Cantril
e Gordon Allport, che diventeranno elementi chiave delle operazioni
del Tavistock americano. A capo del progetto c’era Paul Lazarsfeld,
della Scuola di Francoforte; i suoi assistenti alla direzione erano
Cantril e Allport, insieme a Frank Stanton, che sarebbe poi diventato
capo del settore informazione della CBS, e più tardi il suo presidente,
nonché capo del consiglio di amministrazione della RAND Corporation.
Il progetto fu preceduto da un lavoro teoretico realizzato in precedenza
studiando la psicosi e la propaganda di guerra, nonché dal lavoro
di Walter Benjamin e Theodor Adorno, operativi della Scuola di Francoforte.
Questo lavoro preliminare era incentrato sulla tesi che i mass media
potessero essere usati per indurre stati mentali regressivi, atomizzare
gli individui e generare un incremento dell’instabilità.
(Queste condizioni mentali indotte vennero poi definite dal Tavistock
col termine di stati “brainwashed”, e il processo
d’induzione che ad essi conduceva venne chiamato “brainwashing”,
cioè “lavaggio del cervello”).
Nel 1938, quando era a capo della sezione “musica” del Radio
Research Project”, Adorno scrisse che gli ascoltatori di programmi
musicali radiofonici:
“fluttuano tra l’oblio completo e improvvisi tuffi nella
coscienza. Ascoltano in modo atomizzato e dissociano ciò che
sentono... Non sono bambini, ma sono infantili; il loro stato primitivo
non è quello di chi non è sviluppato, ma quello di chi
ha subìto un ritardo mentale provocato da un’azione violenta”.
Le scoperte del Radio Research Project, pubblicate nel 1939, confermarono
la tesi di Adorno sul “ritardo mentale indotto”
e servirono da manuale per i programmi di lavaggio del cervello.
Studiando i drammi radiofonici a puntate, comunemente noti come “soap
opera” (poiché molti di essi erano sponsorizzati da
ditte produttrici di sapone), Herta Hertzog scoprì che la loro
popolarità non poteva essere attribuita a nessuna caratteristica
socio-economica degli ascoltatori, ma piuttosto al format seriale in
sé, che induceva ad un ascolto abitudinario. La forza che la
serializzazione possiede nel produrre il lavaggio del cervello è
stata riconosciuta dai programmatori del cinema e della TV; ancora oggi
le “soap” pomeridiane sono quelle che generano
maggiore assuefazione televisiva, con il 70% delle donne americane al
di sopra dei 18 anni che guardano ogni giorno almeno due di questi programmi.
Un'altra indagine del Radio Research Project si occupò degli
effetti prodotti nel 1938 dalla lettura radiofonica de La guerra dei
mondi di H. G. Wells da parte di Orson Welles, in cui si simulava un’invasione
marziana. Il 25% degli ascoltatori del programma, che era stato presentato
come se si trattasse di un notiziario, credette davvero che fosse in
corso un’invasione, generando il panico nazionale; e questo nonostante
i chiari e ripetuti avvertimenti che si trattava di un programma di
fiction. I ricercatori del Radio Project scoprirono che molte persone
non avevano creduto all’invasione marziana, ma avevano pensato
che fosse in corso un’invasione da parte della Germania. Questo,
come i ricercatori riferirono, dipendeva dal fatto che il programma
era stato presentato nel format del “notiziario”,
che in precedenza era stata utilizzata per fornire il resoconto della
crisi bellica che si prospettava a seguito della Conferenza di Monaco.
Gli ascoltatori avevano reagito al format, non al contenuto del programma.
I ricercatori dimostrarono così che la radio aveva già
condizionato a tal punto le menti dei suoi ascoltatori, le aveva rese
così frammentate e irriflessive, che nella ripetizione del format
stava la chiave della popolarità [9].
La “baby-sitter con un occhio solo”
La televisione iniziava a fare il suo ingresso come nuova tecnologia
mass-mediatica proprio nel momento in cui venivano pubblicati i risultati
del Radio Research Project, nel 1939. Sperimentata dapprima
su larga scala nella Germania nazista, durante le Olimpiadi di Berlino
del 1936, la televisione fece la sua prima apparizione pubblica alla
Fiera Mondiale di New York del 1939, dove attirò vaste folle
di persone. Adorno e altri riconobbero immediatamente il suo potenziale
come strumento per il lavaggio del cervello di massa. Nel 1944 Adorno
scriveva:
“La televisione punta alla sintesi di radio e cinema... ma
le sue implicazioni sono enormi e promettono di intensificare l’impoverimento
della sostanza estetica in modo così drastico che in futuro l’identità
appena velata di tutti i prodotti culturali industriali potrà
uscire trionfante allo scoperto, concretando in modo irridente il sogno
wagneriano della Gesamtkunstwerk, la fusione di tutte le arti in un’opera
unica”.
Come apparve evidente fin dai primi studi clinici sulla televisione
(alcuni dei quali furono condotti tra la fine degli anni ’40 e
l’inizio dei ’50 da ricercatori del Tavistock), i telespettatori,
in un arco di tempo relativamente breve, entravano in uno stato di semi-coscienza
simile al trance, caratterizzato dalla presenza di sguardo fisso. Più
a lungo si guardava, più pronunciata diventava la fissità
dello sguardo. In tali condizioni di semi-coscienza crepuscolare, gli
spettatori divenivano ricettacolo di messaggi che potevano essere contenuti
nei programmi stessi, oppure, per dislocazione, nella pubblicità.
Il lavaggio del cervello era completo [10].
La televisione si trasformò da curiosità di quartiere
in strumento ad ampia penetrazione di massa, soprattutto nelle aree
urbane, pressappoco tra gli anni 1947-1952. Come ha osservato Lyndon
LaRouche, ciò coincise con un momento assai critico della vita
psicologica nazionale. Il sogno di milioni di veterani della Seconda
Guerra Mondiale e le loro speranze di costruire un mondo migliore, si
erano schiantati al suolo dinanzi alla corruzione morale dell’amministrazione
Truman e alla successiva crisi economica. Questi veterani si ritirarono
nella loro vita familiare, nei loro lavori, nelle loro case, nei loro
tinelli. E al centro di quei tinelli c’era il nuovo apparecchio
televisivo, le cui immagini banali assicuravano che le scelte moralmente
ignobili che essi avevano compiuto erano state quelle giuste.
I primi programmi televisivi si rifacevano ai modelli già sperimentati
della radio, come descritti dal Radio Research Project: le
“situation comedy”, o “sitcom”,
i quiz, i varietà, lo sport e le “soap”.
Molti erano in forma seriale, con personaggi, se non storie, collegate
tra loro. Tutti erano banali e deliberatamente progettati per essere
così.
I figli di questi veterani infelici, i cosiddetti “baby-boomers”,
divennero la prima generazione ad essere accudita da ciò che
LaRouche chiama “la baby-sitter con un occhio solo”.
I genitori incentivavano i bambini a guardare la televisione, spesso
come mezzo per tenerli sotto controllo, e loro fissavano per ore tutto
ciò che passava sullo schermo. I contenuti dei primi programmi
per bambini erano banali (ma non più dei programmi televisivi
in generale) e mentalmente devastanti; ancor più devastante fu
la sostituzione del contatto concreto con la famiglia con la visione
televisiva, quando il “tavolo per la cena” venne
rimpiazzato dalla “cena televisiva” di fronte al
tubo catodico. Com’era prevedibile, i bambini svilupparono fissazioni
ossessive per gli articoli pubblicizzati dalla TV, chiedendo che tali
articoli gli venissero comprati, altrimenti non avrebbero potuto essere
come i loro amici [11].
A metà degli anni ’70, Eric Trist, che rimase fino alla
sua morte (avvenuta nel 1993) a capo delle operazioni del Tavistock
americano, e Fred Emery, “esperto” di media del
Tavistock, scrissero una relazione sulle ricerche compiute riguardo
all’impatto di 20 anni di televisione sulla società americana.
Nel lavoro di Emery del 1975, intitolato Futures We Are In,
essi riferivano che il contenuto delle programmazioni non era più
tanto importante quanto lo era il totale delle ore trascorse davanti
alla televisione. Il tempo di fruizione televisiva media era costantemente
cresciuto nei due decenni trascorsi dall’introduzione del mezzo,
tanto che a metà degli anni ’70 esso poteva essere considerato
un’attività quotidiana, seconda solo al lavoro e al sonno,
che occupava circa sei ore giornaliere (e da allora è cresciuta
ulteriormente fino a sette ore, con l’aggiunta di videogames,
videocassette, e così via); fra i bambini in età scolare,
il tempo trascorso a guardare la televisione era inferiore solo al tempo
destinato alle attività scolastiche. Queste scoperte, secondo
il Tavistock, indicavano che la televisione era paragonabile ad una
droga che produce dipendenza. Similarmente, Emery riferiva di studi
neurologici i quali, a suo dire, dimostravano che la visione televisiva
continuata “spegne il sistema nervoso centrale umano”.
Che le loro affermazioni siano fondate o no su analisi scientifiche,
Emery e Trist presentano prove convincenti del fatto che una fruizione
televisiva prolungata e massiccia abbassa le capacità di riflessione
concettuale su ciò che viene presentato sullo schermo. Gli studi
evidenziano che la semplice presenza di immagini sulla televisione,
specialmente se presentate nell’appropriato format di documentario
o di notiziario, ma anche nel corso della visione in generale, tende
a far considerare quelle immagini “autentiche” e a far attribuire
ad esse un’aura di “realtà”.
Trist ed Emery non trovano nulla di sbagliato in questa evoluzione,
la quale indica che la televisione sta producendo una generazione cerebralmente
morta. Al contrario, essi evidenziano come tale evoluzione si inserisca
all’interno di un più ampio piano globale di controllo
sociale, portato avanti dalla Tavistock e dai network suoi alleati per
conto dei loro sponsor. La società, essi affermano in A Choice
of Futures, libro pubblicato nello stesso periodo, è sprofondata
in stati di coscienza mentale sempre più bassi, al punto che
anche uno Stato fascista di tipo orwelliano ormai non sarebbe più
realizzabile. A questo punto, grazie alla televisione e ad altri mass
media, il genere umano versa in uno stato di dissociazione le cui implicazioni
politiche si manifesteranno in una società di stampo “Arancia
Meccanica”, dal nome del libro di Anthony Burgess, in cui
gang giovanili scatenate commetteranno atti di violenza casuale, per
poi tornare a casa a guardare i notiziari e vedere sullo schermo ciò
che hanno compiuto.
Gli artefici del lavaggio del cervello sottolineano che questa evoluzione,
che secondo loro ha il proprio modello nella violenza in Irlanda del
Nord, non è stata indotta dagli effetti della sola televisione.
La società è passata attraverso una “turbolenza
sociale” dovuta ad una serie di shock politici ed economici,
che comprendono la guerra in Vietnam, il rialzo dei prezzi petroliferi
e l’assassinio di alcuni leader politici. L’impatto psicologico
di questi eventi, la cui responsabilità essi omettono di attribuire
all’establishment anglo-americano, è stato amplificato
dalla loro penetrazione nelle case, in dettagli crudi e spaventosi,
attraverso i notiziari televisivi. Nello scenario descritto da Trist
e Emery, sembra quasi di sentire il possibile sommario di un futuro
telegiornale: “La fine del mondo: tutti i dettagli nell’edizione
delle 11”.
Consolidare il paradigma
Nel 1991, in un’antologia dei lavori del Tavistock che egli stesso
aveva pubblicato, Trist scriveva che tutti i “nodi”
internazionali o centri dell’apparato di brainwashing dell’istituto
miravano allo scopo fondamentale di consolidare uno spostamento di paradigma
verso un “ordine mondiale postindustriale”. Il
loro obiettivo, egli affermava, era di rendere questo cambiamento irreversibile.
In quest’opera, e in altre, Trist, proprio come Alexander King,
invita ad una campagna di “rieducazione” di massa
che distrugga le ultime vestigia di resistenza nazionale, soprattutto
all’interno degli Stati Uniti, a questo nuovo ordine mondiale.
Circa dieci anni prima, un altro dei serventi del Tavistock, Bernard
Gross, in una relazione consegnata alla conferenza del 1981 sulla Società
del Mondo Futuro, presieduta da Al Gore, offriva uno spiraglio
sulle caratteristiche di questo “nuovo ordine mondiale”.
Gross affermava che nel periodo che stava per iniziare il mondo si sarebbe
trovato di fronte a ciò che il Tavistock ama chiamare una “scelta
critica”: una serie di opzioni, ciascuna delle quali appare
cattiva, ma, a causa del terrorismo diffuso e della pressione degli
eventi, una decisione va comunque presa scegliendo l’opzione che
rappresenta il “male minore”. La società
industriale dell’occidente scivolerà nel caos; questo caos,
egli affermava, potrà condurre o a un fascismo di tipo autoritario,
come quello che gli inglesi contribuirono ad instaurare nella Germania
nazista; oppure ad una forma di fascismo più umana e benevola
che Gross definiva “fascismo amichevole”. La scelta,
sosteneva Gross, è tra il tentativo di ritornare al vecchio paradigma
industriale, nel qual caso avremo un fascismo di tipo nazista; oppure
di abbracciare il post-industrialismo, in cui avremo il “fascismo
amichevole”. Quest’ultimo, egli affermava, è
chiaramente preferibile, poiché esso rappresenta una mera transizione
verso un nuovo “ordine mondiale di informazione globale”,
che comporterà una maggiore libertà e possibilità
di scelta individuale, una vera democrazia di massa aperta e partecipativa.
Per Gross la scelta è chiara: in ogni caso vi saranno dolore
e sofferenza; ma solo il “fascismo amichevole”
dell’informazione globale, di una società interconnessa
da TV via cavo, satelliti e reti informatiche, offre speranza per un
“futuro” migliore.
Ma chi amministrerà questo ordine mondiale del “fascismo
amichevole”? Gross spiegava che oggi esiste una vera e propria
“Internazionale Aurea”, termine che egli ricalcava
sull’Internazionale Comunista (Comintern) di Nikolai Bukharin.
Si tratta di un’illuminata elite internazionale, avente per fulcro
la potente oligarchia eurocentrica che controlla l’industria della
comunicazione globale, nonché varie altre risorse chiave e la
finanza globale. Questa elite deve essere istruita e informata dall’intelligence
delle reti Tavistock; deve comprendere che le grandi masse di zombi
teledipendenti possono essere facilmente costrette ad amare questo nuovo
mondo, grazie alla persuasione degli spettacoli televisivi e all’infinita
fornitura di “informazione”. Una volta conquistate
le masse attraverso questa “educazione”, la resistenza
dei settori nazionali si sgretolerà.
Nel 1989, per iniziativa di Trist, il Tavistock tenne un seminario presso
la Case Western Reserve University per discutere dei mezzi con cui arrivare
a creare un fascismo internazionale “senza più Stati”,
un nuovo ordine mondiale basato sull’informazione. Nel 1991 il
Tavistock incaricò il suo giornale, Human Relations,
di pubblicare gli atti di quel seminario. Molti interventi contengono
un appello ai mass media affinché si schierino a favore di questo
progetto.
Inoltre, a partire dal 1981, esisteva ormai un’altra tecnologia
a disposizione dei funzionari del lavaggio del cervello: internet. Secondo
Harold Permutter, uno dei partecipanti al seminario della Case Western,
internet rappresenta uno strumento sovversivo per penetrare i confini
nazionali con “informazioni” relative a questo
nuovo ordine mondiale; esso funziona anche come collante per un network
di organizzazioni non governative che avrebbero fatto circolare propaganda
a favore del nuovo ordine mondiale. Queste ONG avrebbero dovuto essere
la sovrastruttura su cui sarebbe stato edificato il nuovo ordine mondiale.
Perlmutter e altri partecipanti alla conferenza affermarono che il loro
movimento non poteva essere sconfitto, perché non esisteva in
senso formale. Risiedeva solo nelle menti dei suoi cospiratori, menti
che erano a conoscenza della macchina per il lavaggio mediatico del
cervello creata dal Tavistock. Come la televisione era stata la droga
informativa dell’ultima parte di questo millennio, così
internet, con la sua abbondanza di chat e “informazione”
per la maggior parte inutile, con i suoi messaggi sovversivi programmati,
sarebbe stato la droga del nuovo millennio, si vantava il Tavistock.
[12]
“Gli americani, in realtà, non pensano. Hanno solo
opinioni, sensazioni”, diceva Hal Becker di The Futures
Group in un’intervista del 1981. “La televisione
crea le opinioni e poi le conferma. La gente ha davvero subito un lavaggio
del cervello ad opera del tubo catodico? In realtà c’è
molto di più. Io credo che la gente abbia perso la capacità
di collegare insieme le immagini della propria vita senza l’intervento
della televisione. E’ questo che intendiamo quando diciamo che
ci troviamo in una società catodica. Ci dirigiamo verso una società
orwelliana, ma Orwell commise un errore in 1984. Il Grande Fratello
non ha bisogno di guardarti, finché sei tu a guardarlo. E chi
può dire che si tratti, in fondo, di una cosa così malvagia?”.
La mosca nella pomata
Ma perfino i circoli elitari dei network internazionali del Tavistock
hanno la vaga sensazione che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato
nel loro piano. Questa sensazione fu espressa da un autore che Emery
citava nel 1973, il quale si chiedeva cosa sarebbe successo quando la
generazione di baby-boomer teledipendenti fosse arrivata alle redini
del potere. Li avevamo davvero preparati ad esercitare il comando? Sarebbero
stati in grado di ragionare e di risolvere problemi? Emery ignorava
il problema, affermando che esiste tempo sufficiente per addestrare
i nuovi quadri dirigenti. Ma la questione rimane aperta.
Nel 1981, alla conferenza Società del Mondo Futuro,
durante la quale Gross intonò il suo peana al nuovo ordine globale
dell’informazione abbigliato da “fascismo amichevole”,
Tony Lentz, assistente professore di lingue presso la Pennsylvania State
University, fece notare di aver personalmente osservato una devastazione
delle capacità di espressione scritta e orale, dovuta ai mass
media e alla televisione; molti studenti non solo non riuscivano più
a scrivere in modo corretto, ma non riuscivano più nemmeno a
pensare in modo intelligente. Non si trattava di un semplice caso di
scarsa istruzione, come egli faceva notare nel suo articolo “The
Medium is Madness”, ma del fatto che essi non sentivano più
alcun desiderio di pensare. Ricordando che, secondo Platone, la nostra
conoscenza del mondo deve fondarsi sulla conoscenza del pensiero di
qualcuno che conosce il mondo, Lentz affermava che la televisione ha
instillato nelle persone l’idea che le semplici immagini rappresentino
la conoscenza. Non esistono più interrogativi, non vi è
più lo sforzo per penetrare il pensiero di altre persone, ma
soltanto dialogo e immagine, suono e furia, che naturalmente non significano
nulla. [13]
“Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili
ma potenti illusioni presentate dalla televisione”, scriveva
Lentz, “conduce ad una sorta di follia di massa che potrebbe
avere implicazioni piuttosto spaventose per il futuro della nazione...
Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a qualcun altro il
potere di creare per noi le nostre illusioni. La prospettiva è
agghiacciante, e visto il nostro retaggio culturale dovrebbe essere
motivo di riflessione”.
Note
1. The Futures Group, un think-tank privato, fu una delle prime organizzazioni
a specializzarsi nell’utilizzo di interfaccia computerizzate per
la manipolazione psicologica di direttori d’azienda e di leader
politici. Nel 1981 progettò il programma RAPID per il Dipartimento
di Stato americano, che utilizzava la grafica computerizzata per fare
il lavaggio del cervello a leader selezionati di settori industriali
avanzati e spingerli a sostenere le politiche del Fondo Monetario Internazionale
e i programmi per il controllo della popolazione. Partecipò anche
all’elaborazione di una mappatura completa della popolazione americana
per le maggiori multinazionali.
2. Il movimento LaRouche iniziò il suo sconvolgente lavoro sulla
rete Tavistock nel 1973-74 e pubblicò i risultati delle sue indagini
sulla rivista Campaigner (numeri di Inverno 1973 e Primavera 1974).
Informazioni aggiuntive sono state pubblicate su EIR, le più
recenti nel numero del 24 maggio 1996, in un rapporto speciale intitolato
“The Sun Never Sets on the British Empire”.
3. Per un rapporto completo sulla Scuola di Francoforte e sui suoi network,
compreso il suo ruolo nell’elaborazione delle strategie dei mass
media e della guerra culturale, si legga Michael Minnicino, "The
New Dark Age: The Frankfurt School and `Political Correctness,'",
Fidelio, Inverno 1992.
4. Lippmann, che migrò dai network socialisti della Fabian
Society ai circoli di Thomas Dewey e dei fratelli Dulles, divenne
portavoce di una fazione imperialista americana, controllata dai britannici,
che si schierò contro la visione anti-imperialista di Franklin
D. Roosevelt. Si legga in proposito Lyndon LaRouche, The Case of Walter
Lippmann, Campaigner Publications Inc., New York, 1977.
5. Bernays è noto per aver elaborato la pubblicità di
“Madison Ave”, sfruttando le teorie freudiane di
manipolazione psicologica.
6. Tutta la teoria psicologica del Tavistock (come anche quella freudiana)
muove dalla concezione dell’uomo come bestia dotata di pensiero.
Essa rifiuta esplicitamente, con grande malizia, l’immagine giudaico-cristiana
dell’uomo creato ad immagine di Dio, la quale implica che l’uomo,
e l’uomo soltanto, sia stato beneficiato dal suo Creatore con
la creatività. Il Tavistock sostiene che la creatività
derivi unicamente da impulsi nevrotici o erotici sublimati e vede l’uomo
come una lavagna su cui disegnare e ridisegnare le proprie “immagini”.
7. Si tratta di una concezione simile a quella espressa da Rees nel
suo libro The Shaping of Psychiatry by War, in cui si parla
della creazione di un gruppo elitario di psichiatri che dovranno garantire,
a vantaggio dell’oligarchia dominante, la “salute mentale”
del mondo.
8. I nazisti avevano già ampiamente utilizzato la propaganda
radiofonica per il lavaggio del cervello come elemento integrante dello
Stato fascista. I loro metodi vennero osservati e studiati dai ricercatori
del Tavistock.
9. E’ importante sottolineare che non vi è nulla di intrinsecamente
malvagio nella radio, nella televisione o in qualsiasi altra tecnologia.
Ciò che li rende pericolosi è il controllo del loro utilizzo
e dei loro contenuti da parte del Club of Isles per fini malvagi, per
creare ascoltatori e spettatori assuefatti e perfino maniaci, le cui
capacità critiche vengono così seriamente compromesse.
10. Per una più completa trattazione sulla televisione, sulla
sua programmazione e sul lavaggio del cervello che essa produce sul
popolo americano, si veda la serie di 16 articoli “Turn Off
Your Television” dello stesso autore, pubblicata su New
Federalist, 1990-93. E’ disponibile in ristampa presso la
EIR.
11. Una delle specializzazioni del Tavistock è lo studio della
manipolazione psicologica dei bambini e dell’impatto della pubblicità
sulla mente dei minori. Tali pubblicità vengono progettate con
cura per indurre i bambini a desiderare il prodotto pubblicizzato.
12. Vi sono stati investimenti massicci sull’infrastruttura di
internet, sproporzionati rispetto alle possibilità di rientro
a breve o a medio termine. Ciò porta a pensare che si tratti
in realtà di “investimenti a fondo perduto”
per favorire l’impatto psicologico delle nuove tecnologie.
13. Queste espressioni riecheggiano il pensiero di Platone, ma ne sono
appunto soltanto un’eco. Per una migliore comprensione dei problemi
educativi si veda Lyndon LaRouche, On the Subject of Metaphor,
Fidelio, Autunno 1992.