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Osservazioni
sul crollo
del complesso WTC
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Professor Raffaele Giovanelli
25/10/2006
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L'argomento « 11 settembre» è ormai vecchio
e preso in ostaggio da due fazioni ferocemente contrapposte.
Per evitare la rissa, che rischia di portare i fatti nella sfera delle
opinioni soggettive e visceralmente preconcette, ci atte-niamo a poche
osservazioni su alcuni fatti assolutamente obiettivi ed accettati da entrambe
le fazioni.
Il ponte di Tacoma
Comincerò ricordando il ponte di Tacoma, un ponte sospeso che venne
inaugurato nel giugno del 1940, negli USA. Quattro mesi dopo, in una giornata
di vento costante a circa 70÷80 km/ora, il ponte crollò
dopo una sofferta agonia, che durò alcune ore e che consentì
la raccolta di un'ampia documentazione.
Unica vittima fu un cagnolino, rimasto chiuso in un'auto abbandonata sul
ponte.
Ma quel crollo divenne celebre perché fu ricchissimo di insegnamenti
e permise di evitare crolli per altri ponti simili.
Il ponte era stato progettato per resistere ad uragani con venti superiori
a 200 km/ora, mentre crollò a causa di un «venticello»
che non avrebbe dovuto creare alcun problema di stabilità.
A causa di quel crollo vennero apportate anche modifiche immediate ai
ponti sospesi già costruiti.
L'ingegneria dei grattacieli dopo i crolli del
WTC
Vediamo ora che cosa è cambiato nell'ingegneria dei grattacieli
dopo il crollo, ufficialmente per incendio, di ben tre edifici con struttura
in acciaio.
Di questi tre, due erano colossi alti più di 400 metri, costruiti
in acciaio con un coefficiente di sicurezza pari a 5÷6
(figura 1), imbottiti di amianto per resistere ad eventuali incendi.
Quando vennero costruiti l'amianto non era ancora entrato nella lista
nera dei materiali dannosi per la salute e proprio l'abbondanza di amianto
pare abbia indotto il Comune di New York a meditare su una possibile demolizione
delle due Torri già ben prima del 2001.
Le conseguenze di quei crolli, sull'attuale ingegneria dei grattacieli,
inspiegabilmente fu di fatto nulla.
Eppure qualche voce preoccupata sul futuro dei grattacieli, a causa della
loro apparente vulnerabilità, c'era stata.
Henry Petrosky, professore alla Duke University, agli inizi del 2002,
sulla rivista Welding Innovation, aveva scritto: «con il crollo
delle torri del World Trade Center il destino dei futuri progetti di grattacieli
è stato messo in discussione».
Ma Petrosky in quel momento non era al corrente delle segrete cose.
Ci sono stati convegni sull'argomento, studi approfonditi, ma alla fine
ci si è limitati a ribadire l'ovvio: in futuro porre maggiore attenzione
al pericolo degli incendi nei grattacieli e nelle strutture in ferro in
generale.
Ma gli edifici del WTC non sono solo caduti, si sono sgretolati e sono
scomparsi in circa 10 secondi, una cosa incredibile per strutture in acciaio
di quella mole.
Se fosse stata accettata realmente la versione del crollo per collasso
termico si sarebbe dovuto provvedere a mettere in sicurezza tutti i grattacieli
esistenti e a riprogettare quelli in costruzione.
Volendo fare un confronto con il crollo del ponte sospeso di Tacoma basta
considerare che il crollo di un ponte può al massimo fare qualche
centinaia di vittime mentre con il crollo di un grattacielo, con le modalità
che si sono viste, si potrebbero avere qualche decina di migliaia di morti.
Eppure la reazione fu nulla.
L'ingegneria dei grattacieli non subì scosse e la costruzione di
nuovi grattacieli subì solo lievi ripensamenti.
Il crollo dei grattacieli del World Trade Center
Premessa
Per svolgere riflessioni che siano in linea di principio accettabili da
tutti, partiamo dalle analisi svolte dal NIST (ente pubblico statunitense
per la normazione e la tecnologia), dalle sue omissioni e, per il pubblico
italiano, dalle notizie che ha elargito sull'argomento il sito internet
di Attivissimo.
Debbo anzi alla solerzia di questo autore se mi sono imbattuto in un aspetto
che credo sia stato trascurato dai tanti che hanno criticato le versioni
ufficiali.
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Figura 1 -
Vista di una torre del WTC in costruzione. L'immagine chiarisce
come la struttura fosse largamente dimensionata e come la parte
più resistente fosse posta al centro. In tal modo si riduceva
il rischio che l'impatto di un aereo danneggiasse gravemente le
strutture portanti principali. |
Il particolare di cui parleremo è quello della
prima fase del crollo della Torre Sud.
A differenza della Torre Nord, che crollò in modo perfettamente
verticale sin dalla prima fase, mostrando il cedimento iniziale proprio
del nucleo di pilastri centrali, quelli con maggior resistenza, la Torre
Sud invece iniziò il crollo con una vistosa inclinazione del blocco
superiore di 25 piani, quelli sopra gli 8 piani incendiati direttamente
dall'aereo (figura 7), ricordando che i piani delle due torri erano 110.
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Figura 2 -
La Torre Sud complessivamente ha im-piegato circa 10 secondi per
le fasi del crollo. Nella prima fase, al momento in cui è
stata scattata questa fotografia, la parte superiore inizia a
crollare con una vistosa rotazione attorno ad un lato (punto A
di figura 3). Per raggiungere questo assetto si può valutare
il tempo impiegato in circa un secondo. |
Attivissimo dice: «Queste immagini, insieme
alle precedenti, permettono di notare che il crollo della Torre Sud
non è stato così compatto e sulla pianta dell'edificio,
come spesso si ritiene, ma si è allargato su tutti i lati, scagliando
detriti ben oltre la pianta dell'edificio. Le nubi, infatti, non sono
soltanto fumo e polvere, ma contengono detriti anche molto grandi (travi
d'acciaio singole e multiple)… L'esame delle foto permette anche
di valutare l'ampiezza di quest'allargamento, considerato che ogni facciata
delle torri misurava 64 metri».
Questo è ciò che afferma Attivissimo nel suo sito destinato
a smascherare le bufale.
Purtroppo in questo caso, involontariamente, alimenta proprio le ipotesi
che lui considera essere delle bufale.
Cominciamo dai detriti scagliati lontano, uno degli aspetti che ha permesso
di contestare le «verità» ufficiali.
I detriti, che si vedono scagliati lontano, non hanno una temperatura
elevata, certamente non superiore a 500 °C, altrimenti apparirebbero
luminosi.
Quindi dove sarebbe la temperatura elevata (oltre 800 ÷ 900°C
) necessaria per indebolire la struttura sino al collasso istantaneo?
Che cosa può aver scagliato travi (o pilastri) d'acciaio «freddo»
a tanta distanza?
Lo schiacciamento della struttura avrebbe accartocciato i pilastri e le
travi, ben difficilmente avrebbe potuto scagliare lontano parti della
struttura, certamente non nella fase iniziale del crollo.
Ma ci sono altri aspetti che quella sequenza di fotografie rivelano.
Oltre all'inclinazione iniziale della parte superiore si assiste anche
al suo inspiegabile successivo sgretolamento.
Si tratta di un edificio in acciaio che non può sgretolarsi come
se fosse fatto in mattoni o in cemento armato, a meno che non sia sottoposto
all'azione di qualche altro agente distruttore, oltre al fuoco ed alla
forza di gravità.
La fugace apparizione del crollo della parte
superiore
Paolo Attivissimo è stato imprudente nel mostrare il crollo della
Torre Sud nella fase iniziale.
Il crollo partì, come si è detto, con un vistoso sbandamento
laterale della parte superiore (figura 2).
Quindi, nelle condizioni che appaiono in figura 2 e 3, sul tronco di grattacielo
restante, inizialmente avrebbe dovuto gravare il peso della parte sovrastante
inclinata, peso che si sarebbe concentrato prevalentemente sul lato B
(figura 3b). Con queste condizioni iniziali, ammesso che i crolli siano
stati originati dal cedimento improvviso dei piani direttamente coinvolti
nell'impatto degli aerei, la parte sottostante non poteva crollare verticalmente
ma sarebbe dovuta crollare dal lato del carico, ribaltandosi (secondo
la modalità illustrata in figura 5b - particolare e).
Invece incredibilmente poi la parte sottostante ha avuto un crollo verticale,
come si può vedere dalle sequenze fotografiche successive (figure
2a, b, c).
La sezione superiore, pur restando inclinata, è scesa poi verticalmente,
come se fosse stata risucchiata da quella inferiore.
La dinamica del crollo, come risulta da una interpretazione compatibile
con l'esclusione di qualsivoglia agente, oltre gli aerei ed il loro carburante,
è invece illustrata nella sequenza di figura 5a.
Questa figura sintetizza il pregevole studio condotto da Zdenek Bazant
e Young Zhou (1) (di seguito li indicheremo come BZ).
Ma, come vedremo, questa interpretazione è in contrasto con la
documentazione delle immagini del crollo.
Analizzeremo in dettaglio questo aspetto poiché da esso si possono
trarre indicazioni interessanti.
Il NIST, come altri enti governativi, non ha fatto una simulazione numerica
dettagliata della fase finale dei crolli ed in particolare della Torre
Sud, partendo dalle condizioni iniziali che sono ben chiarite dalla fotografie
e dai filmati.
Dalle fotografie riportate nelle figure 2 e 3 si può stimare la
velocità di rotazione e di traslazione orizzontale della parte
superiore della Torre Sud, i 25 piani più alti.
La trattazione di BZ ha fornito una interpretazione del perché,
nonostante la rotazione iniziale di quel blocco di 25 piani, la Torre
Sud abbia poi proseguito nel crollo verticale, con l'improvvisa apparente
scomparsa della rotazione. L'ipotesi di BZ, nel caso della Torre Sud,
è l'unica possibile per fornire un minimo di veridicità
ad un crollo che fosse dovuto all'impatto della parte superiore (figura
5a) su quella inferiore.
Ma come vedremo questa unica ipotesi possibile è smentita dalla
documentazione fotografica.
Si può valutare in circa 30° l'angolo di rotazione effettivamente
subito dalla parte superiore, dopo circa un secondo dall'inizio del crollo.
Quindi la sua velocità angolare sarà stata dell'ordine di
5÷6 giri/min.
La velocità di traslazione del baricentro G avrà raggiunto
i 20÷30 metri/secondo (forse un valore più elevato se si
considera che il baricentro reale era più in alto del punto di
mezzo) se la rotazione si è svolta sempre attorno al punto A.
Questa velocità conferisce al blocco di 25 piani un'energia cinetica
«orizzontale» enorme a causa della sua massa di circa 8÷9x107kg.
Anche Bazant e Zhou (BZ) affermano che la parte superiore iniziò
effettivamente la rotazione attorno al punto A a cau-sa del cedimento
laterale dei pilastri dei piani incendiati (figura 5a - fase b).
Ma questa rotazione, dovuta all'azione della gravità sul baricentro
G, esigeva una reazione vincolare che i pilastri dei piani incendiati
non avrebbero potuto sostenere.
Dopo una rotazione di appena 2.8°, secondo BZ, i pilastri non avrebbero
dovuto reggere lo sforzo orizzontale generato dalla rotazione.
Il centro di rotazione sarebbe quindi passato nel baricentro G della parte
superiore, così che questa parte avrebbe ruotato attorno a G, lasciando
il baricentro quasi allineato con l'asse della torre.
Questo particolare, come si è detto, è di vitale importanza
per garantire un minimo di credibilità alla teoria del crollo indotto
dalla parte superiore, un crollo che è stato sostanzialmente verticale.
Nella fase finale (figura 5a - e) la parte superiore si sarebbe distrutta
cadendo sulla parte inferiore ancora ferma, innescandone poi il crollo.
Ma le immagini fotografiche contraddicono inequivocabilmente questa ipotesi.
La nube, che BZ fanno giustamente comparire solo in questa ultima fase,
in realtà (inspiegabilmente per le spiegazioni ufficiali basate
sul crollo termico) si è creata sin dall'inizio del crollo, oscurando
i particolari, che nella foto sono stati ricostruiti prolungando gli spigoli
nella parte visibile.
Una struttura d'acciaio non si sgretola, ma si accartoccia e si deforma,
tanto più se il suo fattore di sicurezza è 5 (o 6) e non
2, come asseriscono BZ.
Inoltre, se con l'impatto con la parte inferiore viene bloccato lo spostamento
della parte superiore, questa ruoterà attorno al punto di arresto
e quindi in ogni caso crollerà lateralmente.
Ma, come appare dalle fotografie, tutto questo non è vero.
La parte superiore ebbe il baricentro spostato lateralmente rispetto all'asse
della torre.
Proprio ciò che BZ avevano cercato di negare.
Poi le due parti rimasero agganciate e, a causa del crollo indipendente
della parte inferiore, quest'ultima trascinò nel crollo verticale
anche la parte superiore ruotata.
La rotazione della parte superiore venne arrestata dal crollo della parte
inferiore.
Si deve infine notare che nella fase del crollo della parte inferiore,
questa agì su quella superiore sottoponendo a trazione ciò
che restava dei pilastri inizialmente collassati.
Dallo schema di figura 3b appare che proprio lo schiacciamento dei piani,
causa della rotazione attorno ad A, può aver assicurato il sostegno
dello sforzo laterale, che BZ non trovarono in un modello costituito da
pilastri integri.
In ogni caso la rotazione del blocco superiore sino ad un angolo di circa
30° è testimoniata inequivocabilmente dalla documentazione
fotografica, della quale proprio il sito di Attivissimo ha fornito le
immagini più significative.
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| a) |
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| b) |
Figura 3a, b -
La fotografia in a) mostra il lato B dove si è verificato
lo schiacciamento iniziale. Il centro di rotazione iniziale è
attorno ad A, il lato dove non si verifica inizialmente lo schiacciamento.
Dal lato B si sarebbe avuta una grande compressione applicata alla
rimanente struttura verticale. Se il crollo di questa parte fosse
stato causato dall'impatto della parte superiore, l'intera struttura
sarebbe crollata accartocciandosi ed adagiandosi dal lato di B (come
illustrato in figura 5b). I detriti avrebbero raggiunto una
distanza superiore all'altezza dell'edificio e quindi sarebbero
arrivati da quel lato ad una distanza pari a 500÷600 metri
dalla base. |
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| a) |
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| b) |
Figura 4 - In a)
viene mostrato in nero la posizione che avrebbe dovuto
avere il blocco superiore secondo BZ, in viola la posizione che
avrebbe dovuto assumere il blocco se la rotazione fosse avvenuta
attorno al vero baricentro G, in azzurro è rappresentata
la posizione reale come risulta dalle fotografie e dai filmati.
In b) vengono indicate le tre diverse posizioni utilizzando colori
diversi per necessità di contrasto.
Essendo il baricentro della parte superiore G spostato verso l'alto,
avremmo dovuto vedere sporgere lo spigolo come appare in colore
viola.
La conclusione è che un crollo sostanzialmente verticale
appare inspiegabile, se si ipotizza l'assenza di altre cause oltre
il cedimento «termico».
Infatti le condizioni iniziali lasciavano prevedere un crollo laterale
di tutta la struttura (figura 5b).
Si noti che un ribaltamento laterale avrebbe interessato gli edifici,
che su quel lato, si trovavano entro 500÷600 metri dalla
base della Torre Sud, quindi ben oltre la zona realmente ricoperta
dai detriti.
Si deve infine notare che durante le demolizioni le cose non vanno
sempre perfettamente come previsto e l'iniziale deviazione nel crollo
della Torre Sud è da considerare normale durante queste operazioni. |
Esame delle immagini
Dal confronto delle due immagini in figura 4a e 4b si comprende la difficoltà
da cui BZ avevano tentato di uscire.
Per salvare l'ipotesi di un crollo dovuto all'impatto della parte superiore,
è essenziale che questa abbia ruotato attorno al suo baricentro
G e non abbia subito uno spostamento laterale per rotazione sino a 30°
attorno ad A.
Ma le fotografie invece mostrano proprio che la rotazione è avvenuta
totalmente attorno ad A (figura 3b).
Se la rotazione fosse avvenuta attorno a G, nella foto di figura 4b la
posizione del blocco superiore sarebbe dovuta essere quella indicata con
la linea viola.
Invece non è stato così.
La posizione del blocco è stata quella indicata dalla linea azzurra.
La massa della parte superiore è enorme: dell'ordine di 8÷9•107
kg.
Come risulta dalle foto il baricentro G di questa massa si è spostato
di circa 20 metri dalla sua posizione iniziale (per avere un'idea approssimata
della scala si consideri la lunghezza dei lati della pianta delle due
Torri, che è di 64 metri), che ovviamente prima del crollo era
collocata sull'asse dell'edificio.
Inoltre al momento della foto quella massa stava viaggiando orizzontalmente
a circa 20 metri al secondo.
La conseguenza di questa differenza è che, se fosse vero ciò
che affermano BZ, il blocco superiore potrebbe essere ricaduto sulla parte
inferiore provocandone il crollo (vedi figura 5a - e, ammesso che il crollo
della parte superiore possa aver provocato da solo il collasso di quella
inferiore).
Se invece, come risulta dalle foto, la parte superiore ha effettivamente
ruotato attorno al punto A, allora, poiché quella parte non è
caduta lontano dalla base del grattacielo, il blocco superiore deve aver
subito un trascinamento dovuto al crollo della parte inferiore.
Quindi il crollo della parte inferiore non può essere stato causato
dall'azione della parte superiore, ma deve essere dipeso da altra causa.
La formazione di una densa nube di polvere ha oscurato la zona del cedimento
iniziale.
Ma anche appare strano che ci sia stata la creazione di una nube già
così estesa in leggero anticipo sull'inizio del collasso.
Nella loro simulazione BZ infatti hanno giustamente disegnato la nube
quando inizia il collasso della parte inferiore (fi-gura 5a - e, ricavata
dal rapporto di BZ). (1)
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Figura 5a -
Nella descrizione di BZ all'inizio abbiamo la rotazione attorno
al lato A.
Poi, per evitare di vedere innescato un crollo laterale (vedi figura
seguente 5b), BZ debbono fare l'ipotesi che la rotazione prosegua
attorno al baricentro G, che essi, trascurando il peso delle travi
superiori, collocano a metà altezza.
Così si potrebbe giustificare il crollo totale come causato
dal crollo verticale della parte superiore su quella inferiore.
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Si deve infine osservare che, dai dati forniti dagli
stessi BZ, il baricentro G si trova molto più in alto del punto
di mezzo.
Infatti, a causa del «cappello» (figura 6 ) di travi che collegava
l'anima centrale con le travi periferiche, il baricentro G si sarebbe
dovuto trovare a circa ¾ dell'altezza (figura 4a).
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Figura 5b -
La rotazione attorno al punto A, che effettivamente è avvenuta
sino a circa 30°, avrebbe dovuto causare poi il ribaltamento
di tutta la torre e non certamente un crollo verticale. |
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Figura 5c
- Nella fase d ed e è la parte inferiore che attira nel
crollo la parte superiore arrestandone la rotazione. |
Questa è la ricostruzione del crollo più
vicina alle evidenze documentate.
Il crollo della parte superiore non ha causato il crollo della parte inferiore,
ma è stato da questa trascinato in basso, mentre la rotazione veniva
arrestata.
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Figura 6 –
Schema della struttura delle Torri. Nel particolare di destra
è rappresentato l'insieme delle travi che nella sommità
collegavano le travi esterne con il gruppo di travi interne. |
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Figura 7
- Riassunto dei fatti dell'11 settembre per le due Torri del WTC.
Le Torri avevano 110 piani ed un'altezza di 417 metri. |
Le domande che dobbiamo porci, dopo aver visto la parte superiore della
Torre Sud fortemente inclinata, sono: che cosa ha impedito a quel blocco,
pari a 25 piani, di scivolare verso terra rotolando e staccandosi dalla
restante parte (secondo la sequenza di figura 5a)?
Nonostante la velocità orizzontale iniziale, che la parte superiore
aveva acquistato, che cosa ha riagganciato le due parti facendole crollare
assieme verticalmente?
Le risposte a queste domande alla fine necessariamente inducono a ipotizzare
altri agenti distruttori, che hanno operato in concomitanza con l'impatto
degli aerei e con gli incendi che sono seguiti.
Il tempo di caduta
Nel sito di Attivissimo si ironizza sul fatto che tutti i dissidenti dalle
interpretazioni ufficiali (siamo in attesa ancora di sapere quale ha da
essere la spiegazione ufficiale unica della causa dei crolli) si ostinano
a dichiarare che tempi di caduta così brevi sarebbero una
palese dimostrazione che la causa vera dimostrerebbe l'esistenza di una
sorta di demolizione programmata.
E' indubbio che un corpo di qualsivoglia massa in caduta libera è
soggetto all'accelerazione di gravità e quindi per scendere da
una assegnata altezza impiega lo stesso tempo impiegato da una massa molto
più piccola, purché in entrambi i casi la resistenza dell'aria
abbia la stessa influenza e le velocità iniziali siano uguali.
Ed è su questo particolare che Attivissimo ha commesso un altro
errore, quando afferma che si vedono grosse travi di ferro sopravanzare
parti delle torri mentre cadono, fornendo così una chiara indicazione
che queste (le torri) non sarebbero scese in caduta libera ma sarebbero
state più lente.
In realtà il paragone non si può fare perché ignoriamo
con quale velocità iniziale sono state scagliate le travi prese
a confronto, mentre sappiamo con certezza che le Torri partivano da una
velocità verticale nulla e la resistenza dell'aria per detriti
più leggeri è superiore a quella per una trave di ferro.
I tempi di caduta risultano in modo inequivocabile dai filmati dei quali
si conoscono le velocità di ripresa (i fotogrammi al secondo).
Nessuno degli esperti schierati sul fronte dell'ufficialità ha
contestato i dati circa i tempi di caduta.
Vediamo ora perché i critici delle versioni ufficiali annettono
tanta importanza a questi tempi.
Essi dicono che la caduta si sarebbe dovuta rallentare a causa della distruzione
delle strutture sottostanti, strutture che in ogni caso avrebbero dovuto
offrire una certa resistenza al collasso anche se fossero state a temperatura
elevata.
Ma rimane il contenzioso circa lo stabilire quanta resistenza si sarebbe
incontrata alle diverse temperature a cui potevano essere arrivate le
strutture in acciaio.
Il contenzioso passa allora a valutare le temperature e qui la polemica
divampa con la formazione di schieramenti e diverse scuole di pensiero.
Tuttavia esiste una grandezza che non viene toccata dalla temperatura:
le masse degli edifici che stanno cadendo.
Alle masse, indipendentemente dalla loro temperature, è associata
l'inerzia.
Sono affermazioni di una ovvietà disarmante ma lo scopo è
proprio quello di disarmare qualsiasi obiezione.
Costruiamo quindi l'ipotesi detta del «pankake»
o accatastamento
Questa ipotesi è stata poi rifiutata dal NIST, che ha preferito
adottare l'ipotesi del crollo per implosione, un meccanismo per il quale
è difficile calcolare il tempo necessario per completare il crollo.
L'ipotesi fondata sul «pankake» consiste in un modello formato
da 110 masse sovrapposte, una massa M per ogni piano dei grattacieli (scendendo
la massa M aumenta di un fattore 1.049).
Sarà n il numero dei piani più alti che iniziano a cadere
in un sol blocco.
La massa totale del blocco dei piani superiori sarà: n•M.
la distanza tra un piano e l'altro è uguale a d.
Il blocco di n piani cade, come nel caso della Torre Sud, da un'altezza
di 8•d, essendo 8 il numero di piani che cedono, supponiamo
improvvisamente, a causa dei danni determinati dall'aereo e dall'incendio.
Quando la massa dei 25 piani più alti (supponiamo che le travi
ed i solai degli 8 piani bruciati siano stati espulsi) arriva a colpire
la massa del primo piano che non ha bruciato (il 77mo ), possiamo ragionevolmente
supporre che si verifichi un urto anelastico.
Supponiamo che ogni piano sia sostenuto dalla struttura che però
non avrebbe offerto alcuna resistenza al trascinamento verso il basso
quando arriva il crollo della parte superiore.
Tutte le ipotesi fatte sono per ottenere la massima velocità di
caduta, conservando un minimo di verosimiglianza.
La massa del 77mo piano viene inglobata nella massa dei 25 piani che stanno
cadendo, provocando un piccolo rallentamento perché si tratta dell'urto
tra un corpo in movimento ed uno 25 volte più piccolo ma fermo.
La massa che crolla aumenta ad ogni piano e l'urto si ripete per 77 volte.
Alla fine la caduta viene un po' rallentata, anche se si considera nulla
la resistenza della struttura.
Mentre in caduta libera il blocco dei 25 piani impiegherebbe 8,07 secondi,
con il rallentamento inerziale delle masse dei piani inferiori si avrebbe
un tempo di caduta dell'ordine dei 15 secondi, tenendo conto del fatto
che la struttura diventa più pesante scendendo d'altezza poiché
deve sostenere un carico statico maggiore.
Succede allora che la caduta del blocco superiore nella realtà
del crollo delle Torri ha impiegato un tempo inferiore al tempo di caduta
libera comprensivo dei rallentamenti necessari per mettere in movimento
i singoli piani del grattacielo. La conseguenza è la prova che
i grattacieli hanno subito una demolizione progressiva programmata in
modo da consentire il crollo in caduta libera della parte superiore.
Prima di distribuire patenti di bufala Attivissimo dovrebbe impegnarsi
a fornire repliche tecnicamente accettabili ai punti sopra menzionati.
E' chiaro che se anche uno solo dei punti contestati resta senza una spiegazione
valida, tutto il castello delle versioni ufficiali crolla.
Per una panoramica delle critiche alle versioni ufficiali si vedano i
siti riportati al punto. (2)
Qualche osservazione sui documenti ufficiali
A sostegno delle tesi ufficiali tra le tante pubblicazioni primeggia l'imponente
mole di lavori del NIST (ente statuniten-se per la normazione e la tecnologia).
Si tratta di 43 volumi di documentazione e di ricerca sugli attentati
dell'11 settembre 2001 al World Trade Center.
I volumi, pubblicati nell'ottobre 2005 e noti collettivamente come NIST
NCSTAR, sono tutti scaricabili da wtc.nist.gov.
Per chi desidera conoscere i segreti costruttivi dei grattacieli in acciaio
si tratta di una lettura molto interessante, consigliata ai giovani ingegneri
civili desiderosi di conoscere tecniche in Italia poco note.
Purtroppo si incontrano anche defatiganti ripetizioni, che ovviamente
sono da saltare.
Agli effetti della comprensione di che cosa è realmente accaduto
nelle Torri dopo l'impatto con gli aerei, si trova solo un'accurata simulazione
numerica dell'impatto.
Ivi si mostra come gli aerei avrebbero facilmente demolito le travi della
parete esterna arrivando a danneggiare seriamente i pilastri del nucleo
centrale delle due strutture.
Da notare che i danni risultano essere del tutto asimmetrici.
Non viene detto perché poi i pilastri dei piani interessati dall'impatto
avrebbero ceduto tutti insieme allo stesso modo provocando una traslazione
verticale per la Torre Nord.
Sul mistero del crollo verticale della Torre Sud si è ampiamente
parlato sopra.
Poiché nel nucleo centrale erano contenute anche le scale, che
in parte sono rimaste agibili durante l'incendio, si può nutrire
qualche dubbio sulla veridicità dei risultati delle simulazioni.
In realtà una sola versione ufficiale che spieghi in modo esauriente
la dinamica dei crolli non esiste.
Le bufale che Paolo Attivissimo crede di aver trovato e di aver distrutto
restano come legittime richieste di chiarimento che un fatto di tanta
gravità esige.
Riferimenti
1) Bazant
WTC Story; Gordon's
Site
2) WTC
ch2; WTC
apndx B; WTC
ch2
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