"Alles, was heute gedacht wird, ist
Nur, damit gut erscheine, was alles gemacht
Wird! Alles, was heute gemacht wird, ist falsch, also ist
alles, was
Heute gedacht
Wird, falsch
Der Zweck, wofür eine Arbeit gemacht wird, ist nicht
mit jenem Zweck
Identisch, zu dem sie verwertet wird
Die Erkenntnis kann an einem anderen Ort gebraucht
Werden, als wo sie gefunden wurde.
"Tutto ciò che oggi si penserà è tale
solo affinché appaia giusto tutto ciò che
verrà fatto! Tutto ciò che oggi verrà fatto è
sbagliato, dunque
è
tutto ciò che
oggi verrà
pensato, falso
Lo scopo per cui un lavoro verrà fatto non è
uguale a quello scopo
per il quale verrà intrapreso
La conoscenza può essere portata in un altro luogo
da quello dove si trova
Bertolt Brecht, Der Untergang des Egoisten Johann Fatzer
Premessa
In questo breve saggio continuiamo l'analisi della propaganda atlantica
approfondendo l'analisi storico-esplicativa generale, sviluppata in
un saggio precedente (Teobaldelli: 2004), e procedendo ad un'analisi
concreta di quella parte della propaganda atlantica che più sfugge
alla comprensione, quella più subdola legata alla produzione
culturale più varia, nell'ambito non delle news, bensì
della fiction, primariamente televisiva e cinematografica (ma anche
radiofonica).
Prima di procedere direttamente al'analisi concreta sarà bene
vedere a livello generale la differenza fra due tipi di propaganda,
quella diretta e quella indiretta.
1. Propaganda atlantica,
diretta e indiretta
La propaganda atlantica può essere divisa a scopi analitici in
due gruppi principali:
- diretta; elaborazione e trasmissione notizie costruite appositamente
per un intervento di diverso livello e corrispondente al grado di presenza
nello stato in oggetto e all'obiettivo che si cerca di raggiungere.
ed
- indiretta; elaborazione e trasmissione di fiction culturale ad alto
spettro che crei un'opinione di massa media amica; avente cioè
i tratti virtuali di giustificazione dell'operato del potere. Tali tratti
sono opportunamente scelti dall'ideologia dominante capitalistico-occidentale
per autolegittimarsi e per provvedere una visione storico ideologica
del mondo che non contrasti con il suo esercizio del potere ma anzi
lo favorisca.
Comunque tale divisione è da considerarsi solamente valida a
fini scientifici per l'analisi semiotica, poi spiegherò il perché,
vediamo prima di esplicitare la differenza fondamentale tra i due gruppi.
1.1. La propaganda atlantica diretta
La propaganda diretta, è quella che consiste nell'elaborazione/produzione
di notizie tendenziose relative ad avvenimenti storici più o
meno recenti, cioè contemporanei; essa si avvale solitamente
di un supporto diretto sul campo, cioè di strutture clandestine
che lavorano nello stato oggetto della propaganda poiché il fine
di tale propaganda consiste nell'intervento diretto nel paese in oggetto,
intervento che ha gradi diversi a seconda del contesto.
Tale intervento è solitamente all'inizio quello di cominciare
a "destabilizzare" il potere nemico creando "problemi
sociali" di vario tipi in accordo alle condizioni oggettive realmente
esistenti nel paese.
Facciamo un esempio per capirci: se nello stato che si vuole colpire
esiste una differenza possibile, che può essere una minoranza
linguistica, etnica, religiosa, politica ecc., allora si cerca di avvicinare
tale minoranza (i leaders di essa) finanziandola massicciamente e spingendola
a rompere la "pace sociale" mettendo in opera azioni di disturbo
di vario tipo.
Tali azioni creano le condizioni poi per la propaganda che si avvale
delle agenzie di informazioni che attingono le notizie dai gruppi direttamente
coinvolti nella azione di disturbo o da espliciti o meno espliciti corrispondenti
che casualmente si trovano già sul posto e che confermano quelle
verità che si stanno cercando di veicolare. Il flusso di informazioni
che conseguentemente si crea con estrema rapidità, poiché
in realtà le informazioni da trasmettere sono già pronte
prima delle azioni scatenanti, affluisce massicciamente sui media e
permette così ai vari commentatori di corte disseminati strategicamente
all'interno dei media stessi, di calcare la mano con analisi e commenti
che allargano il problema dell'evento sino a far si che la verità
stessa dell'evento singolo passi in secondo piano. In primo piano viene
posto, con ampio contenuto informativo, il problema della "legittimità
del potere" che si sta cercando di destabilizzare.
Un esempio storico che ha evidenziato ampiamente il meccanismo della
propaganda atlantica diretta è quello della guerra civile scatenata
in Jugoslavia. Attraverso il finanziamento dei gruppi separatisti cattolici
in Croazia, in Slavonia e in Bosnia, e quelli musulmani in Bosnia e
in Serbia (Kosovo ma non solo), si è proceduto ad orchestrare
una campagna mediatica di gigantesche proporzioni che ha preparato le
condizioni per la totale deligittimazione del potere jugoslavo indentificato
dalla propaganda come "serbo". Basti pensare che manifestazioni
popolari organizzate dai separatisti si presentarono spesso per le strade
con cartelli dove vi erano slogan scritti in lingua inglese. Infatti
il target mediatico era quello di creare nel mondo occidentale (soprattutto
di lingua inglese, america e paesi del Commonwealth, anche se le scritte
in inglese rendevano così più facile la lettura in tutta
l'Europa dove l'inglese si studia nelle scuole pubbliche sin dal dopoguerra)
le condizioni per un rigetto emotivo verso il potere socialista jugoslavo,
così da facilitare poi l'intervento militare diretto che intanto
veniva preparato dietro le quinte attraverso la vendita clandestina
di armi e l'addestramento militare a gruppi paramilitari costituiti
da giovani del luogo e da mercenari provenienti dall'estero e reclutati
attraverso le famigerate "compagnie di sventura" (così
venivano chiamate già nel 16° secolo le compagnie di mercenari),
quali ad esempio la Halliburton & Co. o la DynCorp .
1.2. La Propaganda atlantica indiretta
È quella che consiste nel controllo pressoché totale dei
media, ma non solo per quel che riguarda le informazioni attinenti alla
realtà quotidiana, all'attualità, bensì essa riguarda
la cultura in senso generale. L'obiettivo è cioè quello
di rafforzare nella maggioranza dell'audience un'immagine rassicurante
della società occidentale quale il migliore dei mondi possibili
così da impedire il formarsi di gruppi di opinione contrari che
possano mettere in dubbio il potere, la società si autorappresenta
e si autolegittima con caratteri di razionalità scientifica,
mentre in realtà rappresenta soltanto una astrazione di sè
stessa, un'idea incompiuta perché irreale. Ecco il carattere
metafisico della auto-immagine di sè che ha il pensiero occidentale
(vedi in proposito il mio: Teobaldelli: 1999).
Gli ingredienti fondamentali sono, come acutamente ha notato lo scrittore
francese Armand Mattelart (vedi Mattelart: 1979, 1991), quelli collegati
all'ideologia del progresso nella sua versione contemporanea che ne
fa una ideologia della comunicazione. La società occidentale
si auto-rappresenta nella maggioranza delle trasmissioni di qualunque
tipo, come la società più giusta, più avanzata
tecnologicamente e con il grado di benessere più diffuso, e lo
fa spesso in maniera non esplicita raffigurando semplicemente una realtà
virtuale costruita in studio che nel suo rassomigliare a quella reale
conferisce a quest'ultima tratti razionali che provengono dall'astrazione
più che dalla verificazione di tali caratteri.
Il settore economico della propaganda martella incessantemente con numeri
e formule astratte che danno all'uomo medio una impressione di scientificità
e di verità indiscutibile ai parametri messi in onda dalla propaganda.
In tal modo riesce addirittura quasi impossibile mettere in dubbio criticamente
quello che sembra evidente e oggettivo, nei media che bombardano quotidianamente
la massa divenuta semplicemente un target. E le ragioni del potere riscrivono
da capo ogni giorno senza pausa, la realtà quotidiana e storica,
senza voler spiegare rischiando di annoiare l'audience, ma soltanto
raffigurando e mostrando che è così. Ecco che il mezzo
televisivo è sicuramente il mezzo su cui la propaganda fa più
affidamento grazie al fatto che le immagini veicolano con sè
una forte impressione di verità che non ha quasi bisogno di spiegazioni
razionali. Ad esempio il cormorano sporco di petrolio che ci fu mostrato
durante la prima guerra del golfo, e che era il risultato della cattiveria
del dittatore Saddam, era in realtà un cormorano della Patagonia,
e le immagini erano di repertorio ma mostrate in quel contesto non davano
adito a repliche, Saddam è un dittatore maligno da combattere!
Ma questa che è la propaganda diretta si scopre più facilmente
all'analista, più difficile è l'analisi di quella indiretta.
Prendiamo ad esempio la pubblicità. Essa nel cercare di promuovere
i prodotti destinati per la maggior parte all'uso quotidiano, raffigura
la realtà quotidiana nella quale si mostra l'utilità del
prodotto in oggetto.
Eppure se si guarda criticamente a quello che essa mostra si comprende
subito che la realtà raffigurata non è quella reale. La
maggior parte degli interni sono lussuosissimi, le auto usate nuovissime
e full optional, i vestiti bellissimi e nuovissimi, gli attori belli,
sani e felici, insomma come a dire che l'occidente è proprio
così. La ricchezza, il lusso, lo sfarzo, sono i caratteri reali
dell'occidente, ma chi vive nell'occidente sa che non è cosi.
Basterebbe farsi un giro ai quartieri spagnoli o al quartiere Sanità
di Napoli, nella periferia di Milano o Parigi, o aggirarsi nei
sobborghi di Londra e Liverpool o New York per capire che molte sono
le persone in occidente i cui standard di vita quotidiana sono molto
lontani da quelli raffigurati dalla pubblicità e sono fatti di
povertà, degrado, umiliazione e abbruttimento. Ugualmente può
dirsi degli standard umani, ad esempio la bellezza. Vedendo i serial
statunitensi si è portati a pensare che negli Stati Uniti gli
standard di bellezza siano molto ampi. Poi basta recarvisi una sola
volta per notare che l'obesità ad esempio ha negli Stati Uniti
il carattere di una malattia epidemica, è cioè così
altamente diffusa che è impossibile non notarla.
Un'altra caratteristica della propaganda indiretta è quella che
tratteremo qui, cioè il rapporto con la storia, la quale appunto
viene continuamente riscritta subdolamente in maniera indiretta nelle
varie fictions.
Ultimamente tale uso storico della propaganda si sta addirittura dedicando
alla storia presente. Tutto ciò in maniera subdola, cioè
indirettamente.
Facciamo un esempio. In un film poliziesco ambientato a New York, ad
un certo punto i trafficanti di droga devono essere rincorsi fin nel
loro covo lontano che guarda caso si trova non negli States ma a Cuba.
Ecco che la polizia appronta un piano per intervenire all'interno dell'isola
per catturare con gran spiegamento di uomini e mezzi i narcotrafficanti
nonostante gli sforzi di proteggerli dei cattivi comunisti.
In tal modo subdolamente si dà per scontato che Cuba sia abitualmente
dedita al narcotraffico (calunnia che la propaganda atlantica da decenni
persegue, vedi in proposito l'interessante analisi di Alfredo Prieto
Gonzales sulla conéxion Cubana nella stampa statunitense: cfr.
A. P. Gonzales: 1990) e inoltre che per il rispetto delle leggi degli
Stati Uniti si debba intervenire superando persino le frontiere nazionali
in altri stati, magari "Stati Canaglia" (un pò come
dire che la legge degli Stati Uniti è al di sopra delle leggi
degli altri stati nazionali, basta pensare all'affare Noriega e Panama
per capire come questa idea abbia permesso e permetta così l'intervento
militare diretto contro altre nazioni coperto come intervento di "polizia
internazionale" e legittimato dai media senza problemi).
1.3. La Propaganda diretta e indiretta:
il velo di Maya dell'occidente
Ecco perché la distinzione che abbiamo fatto tra propaganda diretta
e indiretta ha finalità solamente analitiche, perché in
realtà esse sono solo due facce della stessa medaglia e cioè
la Propaganda come sistema di giustificazione e legittimazione del potere
capitalista nel suo essere sfruttamento quotidiano dove opera senza
problemi perché detiene il potere (propaganda indiretta) e nel
suo intervenire per conquistare accesso alle risorse umane e naturali
dove non detiene il potere (propaganda diretta).
L'intero sistema delle comunicazioni di massa è dunque sottoposto
ad intervento propagandistico incentrato sull'obiettivo di auto-legittimare
il modello sociale del potere capitalista occidentale e basato sull'onnipotenza
finanziaria del potere capitalista che attraverso enormi flussi di denaro
si ramifica e controlla giornali, radio, televisioni, produzioni e distribuzioni
cinematografiche.
Certo ci sono le produzioni indipendenti, il giornalismo indipendente,
ma tali fenomeni sono marginalizzati perché privi del capitale
che li supporta, che li sostiene per raggiungere quei canali distributivi
di massa che invece sono monopolizzati dalle grandi produzioni.
Un esempio lampante è quello delle major hollywodiane che obbligano
i gestori dei cinema che desiderano proiettare i film da queste prodotti,
a trasmettere film delle major nella quota maggioritaria dell'80/85%
della propria proiezione totale, pena il non trasmetterne affatto. Così
i gestori sono obbligati o a trasmettere solamente i film delle major
oppure ad affidarsi al mercato considerato più insicuro del film
indipendente, più insicuro perché non usufruisce di quella
promozione generalizzata ad alto costo (trailers nelle principali tivù,
recensioni nei giornali e riviste, ecc.) propria delle major hollywodiane
(da notare poi che tale situazione è vista da molti come una
delle ragioni della crisi odierna del cinema).
In tal modo il modello maggioritario di rappresentazione è quello
auto-legittimantesi dell'ideologia dominante, cioè il capitalismo.
Esso reiterato ad libitum su giornali, televisioni, teatri e cinema,
è come un enorme velo di Maya che copre la realtà quotidiana
di una coltre patinata che nasconde agli occhi dell'uomo medio, reso
solo e passivo di fronte al teleschermo, le ingiustizie sociali, la
povertà, la degradazione, la corruzione, il controllo sociale,
la repressione del dissenso, la protesta, insomma tutti quei risvolti
reali che costituiscono il compromesso sociale nelle società
capitaliste.
Tuttavia la propaganda si smaschera nelle sue pretese di verità
rispetto al reale allorquando la si pone, tramite un'accurata analisi
semiotica, in rapporto al reale che essa pretende di rappresentare.
Ma vediamo di analizzare un caso concreto così da renderci conto
meglio di come la propaganda lavori nel caso della fiction. Prenderò
in esame due film di guerra che hanno come sfondo lo stesso avvenimento
storico, e cioè la famosa battaglia di Stalingrado che decise,
a giudizio unanime di tutti gli storici, le sorti stesse della seconda
guerra mondiale e condusse alla vittoria contro il nazi-fascimo.
2. Stalingrado: il
fatto storico
Il caso della battaglia di Stalingrado è di portata storica immensa,
dato che quella battaglia decise il capovolgersi degli eventi bellici
in maniera catastrofica per l'impero nazista e i suoi lacché
determinandone la sconfitta.
Il 22 giugno del 1941 Hitler scatena l'operazione "Barbarossa"
attaccando a sorpresa la Russia. In settembre cade la capitale dell'Ucraina
Kiev e già in Novembre la Wehrmacht si trova nei pressi di Mosca
(dopo aver operato stragi immani tra la popolazione civile in Ucraina).
Qui arriva la prima battuta di arresto e tutto l'inverno e la primavera
successiva l'esercito tedesco non riesce ad avanzare ma anzi deve fare
i conti con la contro-offensiva sovietica. Ecco che al fine di tagliare
i rifornimenti caucasici e la via di comunicazione fluviale del
Volga all'Armata Rossa Hitler decide di allargare il fronte sud-orientale
in direzione di Stalingrado e del basso Caucaso (da ricordare il contributo
anche dell'Armir = Armata italiana in russia benedetta nella sua crociata
contro i comunisti dal Vaticano).
Il 25 luglio cade Rostov chiave d'ingresso al Caucaso e l'esercito tedesco
si lancia contro il basso Volga, mentre l'aviazione inizia pesanti bombardamenti
su Stalingrado; alla fine di agosto la città è sotto i
bombardamenti della Luftwaffe e sotto i cannoneggiamenti dell'artiglieria
pesante, mentre la Wehrmacht prepara l'assalto alla città. Il
motto di resistenza viene espresso nella famosa frase "il Volga
ha una sola riva" a significare che mai ai tedeschi poteva essere
permesso l'attraversamento del fiume.
Il 16 settembre del 1942 inizia il barbaro assalto alla città
che nei piani strategici dell'armata rossa deve resistere ad ogni costo
finché non sono terminati i preparativi di una potente controffensiva
più a Nord. Stalingrado deve resistere o sarà la fine.
La popolazione civile e l'armata rossa si impegnano dunque in una strenua
resistenza ingaggiando una battaglia cruenta e sanguinosa che ha luogo
strada per strada, casa per casa e che si protae dal 16 settembre del
1942 al 31 gennaio del 1943 e che vede la città completamente
distrutta e la popolazione civile decimata per tre/quarti. Ma la resistenza
eroica della città ha permesso alla controffensiva lanciata il
19 Novembre a sud di Mosca di tagliare le direttrici di comunicazione
e rifornimento delle forze nazi-fasciste e di avanzare vittoriosamente
verso l'Ucraina (Kiev ed Odessa) chiudendo così in un assedio
mortale le divisioni naziste impegnate a Stalingrado (la stessa sorte
tocca all'Armir che viene totalmente sbaragliata e totalmente distrutta).
3. Stalingrado e il cinema:
due film a confronto
Veniamo ora all'analisi dei due film che hanno come sfondo tematico
la battaglia di Stalingrado.
3.1. Stalingrad (1993) di Joseph Vilsmaier
Il primo è del 1993 e si intitola appunto Stalingrado del regista
Joseph Vilsmaier. È la storia di un gruppo di soldati tedeschi
che fanno parte della divisione di assalto alla città di Stalingrado
e che vivono l'iniziale esaltazione e la finale disperazione dell'evento
bellico. Il film tematizza il sentimento di amicizia e cameratismo del
soldato e la totale incomprensione dell'assurdità della guerra.
L'esercito sovietico non è tematizzato se non come nemico quasi
invisibile e che si presenta principalmente attraverso la morte durante
i combattimenti dei propri camerati. La totalità della storia
è vissuta all'interno del gruppo di soldati tedeschi e dell''esercito
tedesco quasi come a voler rappresentare l'assoluta non-conoscenza delle
ragioni per cui si combatte da esercito aggressore e l'assoluta non-conoscenza
dell'Altro, del nemico che si sta cercando di combattere e di annientare.
E anche i dialoghi vertono in maggior parte su questo tema principale,
cioè sull'assoluta incomprensione di quella immane tragedia.
È un film che tematizzando la battaglia di Stalingrado cerca
di riflettere su questa umana e purtroppo ricorrente tragedia che è
la guerra come aggressione di un potere avido e ingordo, il quale neanche
i propri soldati che ne eseguono gli ordini riescono a comprendere,
e le cui immani bugie e costruzioni propagandistiche si infrangono nell'assurdità
della barbarie dell'uomo che aggredisce e uccide l'altro uomo.
Il taglio del film è dunque prettamente psicologico, evidenzia
il conflitto interiore dell'uomo singolo come individuo che si ritrova
per colpa di un destino incomprensibile ad essere schiacciato sul terreno
della storia dove è stato gettato e calato da un ente astratto
e impersonale, il potere che lo ha usato per i propri fini meschini.
Il film finisce infatti tragicamente con la sconfitta dell'esercito
tedesco e la morte tragica dei soldati. Il film non ha pretese di essere
un film storico, non si mostra alcun dettaglio nè delle barbarie
operate dai nazisti, nè di dare giudizi storico-morali, esso
non pretende di fare la morale su questo fatto storico contingente che
fu il nazifascismo, non c'è nel film alcuna condanna esplicita
del nazifascismo, bensì Stalingrad è semplicemente neint'altro
che un film che prende a pretesto un fatto storico come esempio per
esprimere attraverso l'espressione artistica cinematografica una assoluta
condanna della guerra come fatto umano universale. Poteva essere ambientato
in un altro contesto, in una qualsiasi altra battaglia in una qualsiasi
altra guerra. Stalingrad è un film che cerca di riflettere a
fondo sul dramma psicologico e individuale dell'uomo che si ritrova
senza cognizione di causa ad uccidere altri uomini come lui in una guerra
che egli non ha nè deciso nè voluto.
3.2. Enemy at the Gates (2001) di Jean-Jacques
Annaud
Il secondo film che analizzeremo è molto recente, del 2001,
una produzione televisiva, Enemy at the Gates, cioè "Il
nemico ai cancelli", di Jean-Jacques Annaud. La storia è
quella di un soldato sovietico, russo, e precisamente di un cecchino,
bravissimo, che combatte per le case e le vie di Stalingrado una guerra
appunto da cecchino, quasi individuale, solo, con il fucile, si apposta
punta e spara contro i tedeschi. Ad un certo punto il partito comunista
decide di usarlo per la sua propaganda e il soldato diviene una mitica
figura di eroe all'interno della pubblicistica comunista. Di lui scrive
un giovane e ambizioso giornalista. In questo film è al contrario
l'esercito tedesco a non essere tematizzato, lo è veramente ma
solo in parte. Ad esempio in una delle prime scene, il primo battesimo
del fuoco del cecchino, si vede un gruppo di tre quattro ufficiali tedeschi
che in tutta tranquillità e disarmati, si accingono a pulirsi
e a radersi, e vengono freddati dal cecchino. Per la maggior parte del
film è invece l'esercito sovietico ad essere tematizzato. Il
film mostra la paura della guerra dei soldati russi, che vengono spinti
a forza contro i tedeschi dai comunisti. In una scena si vede addirittura
che alcuni soldati tentano di tornare indietro perché presi dal
panico della guerra e alcuni dirigenti comunisti iniziano a sparare
loro contro così da costringerli a ritornare verso il nemico.
Allo stesso modo si mostra esplicitamente che il cecchino viene usato
e strumentalizzato dalla propaganda del partito comunista. Ad un certo
punto uno di questi giornali finisce sulla scrivania del comando nazista
che decide di mandare il suo cecchino migliore per uccidere il cecchino
comunista. Così arriva a Stalingrado un ufficiale dell'elite
nazista, un cecchino professionista e nel film si capisce molto bene
che è molto più bravo del cecchino russo che ai primi
incontri con questi, inizia ad avere paura. Intanto il giornalista cerca
di sedurre la ragazza del cecchino sovietico, e di spingerla anche fuori
dal partito. Si capisce che il giornalista è molto critico nei
confronti del comunismo. Ad un certo punto però comprende che
non riesce ad avere lei che ama il cecchino, sa che ha perso la sua
battaglia, e così dopo un acceso discorso anticomunista al cecchino
russo, in una situazione in cui i due sono in un edificio con di fronte
il terribile e perfetto cecchino tedesco appostato e pronto a sparare,
il giovane giornalista si scorge e il cecchino tedesco spara convinto
di uccidere il cecchino russo uccidendo invece il giornalista, mentre
così il cecchino russo ha la chance di ovviare alla sua inferiorità
e di uccidere il nazista vincendo la sua battaglia.
Enemy at the Gates è dunque chiaramente un film che tematizza
la battaglia di Stalingrado come un evento storico nel quale i cattivi
e antidemocratici comunisti vincono sui tedeschi grazie a metodi meschini
e vili (l'uso dei cecchini)e grazie all'autoritarismo e alla mistificazione
propagandistica senza l'appoggio del popolo, il quale piuttosto appare
subire più la violenza dittatoriale dei comunisti che quella
dell'assalto nazista alla città.
Ora bisogna dire che il film, considerato da un punto di vista estetico,
è di scarsa qualità artistica. I dialoghi sono artificiali,
il taglio psicologico piuttosto piatto così come la tematizzazione
della guerra è pressoché inesistente ed il dramma più
forte che si avverte per tutta la durata del film non è l'invasione
nazista della città bensì il suo essere ostaggio della
dittatura comunista.
3.3. I film e la storia da un punto di vista
estetico: arte vs. propaganda
Ora il problema del rapporto dell'arte con la storia può dare
adito a numerose e interminabili discussioni. Cercherò dunque
brevemente e in maniera divulgativa di esprimere il mio punto di vista.
La storia come analisi e interpretazione degli eventi umani cade nel
dominio della scienza in quanto essa ha a che fare con il concetto di
vero/falso. In tal senso ad esempio un documentario può essere
visto come forma espressiva scientifica. Il suo rapporto con la verità/falsità
del fatto storico di cui tratta può essere preso a giudizio del
suo valore come documentario, come esercizio storico di analisi.
L'arte al contrario non deve necessariamente rispondere ai criteri vero/falso,
essa non è scienza, bensì appunto arte, espressione
estetica, e può benissimo saltare le barriere della realtà
storica presente o passata, così come il genere fantascientifico
salta persino le leggi della biologia, della fisica o della chimica.
Cosìad esempio il film El Viaje di Fernando Solanas (1989) mostra
ad un certo punto una Buenos Aires le cui vie sono completamente invase
dall'acqua, e dove gli abitanti si spostano da un punto all'altro con
le barche. L'acqua è spiegata nel film come arrivata dal Cile
con l'alta mare del 1973, metafora della strategia repressiva fascista
inaugurata in quel lontano settembre del 1973 in Cile con il colpo di
stato di Pinochet contro Salvador Allende e che poi come una marea si
estese in quasi tutto il sudamerica lasciando dietro di sè una
lunga striscia di sangue.
Dunque i dettagli storici, o reali possono nell'arte benissimo essere
superati, cambiati e stravolti per privilegiare l'espressione artistica.
Tale stravolgimento però risponde a criteri artistici, ha cioè
nel processo di formazione dell'opera d'arte la sua ragion d'essere.
Ad esempio nel film di Vilsmaier che vuole essere un film sulla guerra
in senso universale vi sono effetti speciali dei combattimenti che rimandano
all'immaginario dei film di guerra contemporanei, scene molto simili
a "Good morning, Vietnam", "Apocalyps Now" , e certo
che non si sia utilizzato alcun criterio realistico nel realizzare le
scene di combattimento di una battaglia avvenuta nella seconda guerra
mondiale non ne inficia in alcun modo il risultato artistico finale.
Ma che dire del film di Jean-Jacques Annaud? Se la sua intenzionalità
artistica era quella di mostrare in un contesto di guerra la battaglia
fra due singoli individui, cioè il cecchino russo contro quello
tedesco, che giustificazione artistica si può dare allo stravolgimento
della realtà storica di Stalingrado per cui si trasforma una
eroica resistenza popolare russa alle truppe nazifasciste in una rappresentazione
filmica dove la popolazione si trova a dover scegliere se morire sotto
il fuoco dei tedeschi o sotto quello dei comunisti?
Per quale scopo artistico si trasforma un evento eroico in un evento
vile e meschino se non per pura e semplice intenzionale volontà
di calunnia?
Possiamo dunque affermare facilmente e tranquillamente che mentre il
primo è un film che rientra nella categoria di film come espressione
artistica umana, e un buon film, il secondo si evidenzia come pura e
semplice propaganda anticomunista, e definirlo un buon film proprio
non si può.
Stalingrad è un buon film, buoni gli scenari, di buon livello
il taglio psicologico e i dialoghi e gli attori, così come di
buon livello l'intenzionalità umana e artistica tesa a raffigurare
e a criticare artisticamente questa grande tragedia umana che è
la guerra.
Enemy at the Gates è un film pessimo. Artisticamente di basso
valore, pessimi i dialoghi, sebbene buona sia la recitazione degli attori,
ma la pessima regia di basso livello artistico purtroppo ne fa un film
veramente sgradevole e noioso, e il suo raffigurare la realtà
storica di Stalingrado come un evento dove i cattivi sono i dirigenti
del partito comunista, come una tragedia derivante dallo Stalinismo,
ne fanno un volgare film di propaganda anticomunista che rappresenta
di fatto soltanto un vero e proprio insulto alla città di Stalingrado
e alla memoria storica collettiva e quanto di più lontano dall'arte.
4. La propaganda atlantica
indiretta come calunnia storica: Jean-Jacques Annaud e il Tibet
Ora bisognerebbe riflettere sul fatto che questo film altro non fa che
infangare la memoria storica sia della battaglia di Stalingrado sia
dell'intera lotta di difesa e liberazione di cui l'Unione Sovietica
si rese protagonista nella seconda guerra mondiale pagando con 20 milioni
di morti il suo sacrificio. Tale infame rappresentazione filmica della
battaglia che fu l'evento chiave della lotta contro l'orrore nazifascista
della seconda guerra mondiale non può essere considerato come
un semplice episodio casuale di un regista di basso livello culturale
che a corto totalmente di elementari nozioni di storia, rappresenta
l'evento storico in maniera errata con la complicità di una produzione
distratta ed ignorante. Purtroppo non è così.
Vediamo dunque ora come si può senza dubbio affermare che il
regista Jean-Jacques Annaud è in realtà in forte odore
di essere nel libro paga della propaganda atlantica e come l'analisi
dei suoi film siano, qualora serva, una indubbia e ulteriore prova dell'esistenza
di tale strategia propagandistica atlantica basata sulla calunnia.
In un film precedente del 1997, un film non per la televisione bensì
una grande produzione cinematografica, "Seven Years in Tibet"
(Sette anni in Tibet) con Brad Pitt quale protagonista, il regista Annaud
si occupa questa volta della vita dello scalatore austriaco Heinrich
Harrar. Il film non è stato girato in Tibet bensì nelle
Ande.
Harrar nel 1939 si trova in India per scalare delle vette. Scoppia la
seconda guerra mondiale ed egli si rifugia dunque in Tibet dove incontra
Dalai Lama e diventa suo amico. Ora bisogna dire a rigor del vero che,
sebbene nel film non si capisca, Heinrich Harrar era sì uno scalatore
austriaco ma c'è un piccolo particolare in più, era infatti
un fedele sostenitore del nazismo. Nel film si vede chiaramente che
il Tibet non è cinese e che corre il pericolo di cadere nell'orrore
del comunismo cinese. Insomma ancora una volta troviamo nel film di
Annaud gli stessi ingredienti: un nazista come eroe, un anticomunismo
viscerale, e la totale mistificazione storica. Il Tibet infatti che
fa parte della Cina da tre secoli, ha iniziato ad essere un problema
allorquando nell'immediato dopoguerra, nel 1950, gli Stati Uniti hanno
iniziato a reclutare oppositori del comunismo trovandone parecchi esuli
dal Tibet in Nepal ed in India, la maggior parte dei quali ex membri
della guardia del Dalai Lama, signore di tipo feudale che prima dell'avvento
del comunismo non aveva problemi con la sovranità cinese in Tibet
e che poi si era dato all'esilio avversando quei cambiamenti sociali
che il comunismo aveva promosso in Tibet e che erano visti dai Signori
quali il Dalai Lama, come una vera e propria tragedia. Immaginate ad
esempio che nel Tibet precedente alla vittoria maoista la schiavitù
era largamente diffusa ed i contadini erano come i servi della gleba
del nostro feudalesimo, non potevano cioè lasciare la terre del
signore dove abitavano, bensì erano costretti a lavorarle per
tutta la vita, di padre in figlio. Quando la rivoluzione cinese ha il
sopravvento e i primi cambiamenti sociali, la riforma agraria principalmente,
sconvolgono l'ordine verticale dei signori del Tibet, il Dalai Lama
inaugura la sua personale guerra contro il comunismo ma è costretto
all'esilio. Egli è un perfetto sconosciuto finché nel
1950 gli Stati Uniti non decidono di usare il Tibet in funzione anticinese
appoggiandone attraverso il Dalai Lama una rivendicazione di indipendenza.
Nel 1943 però, quando il Tibet è piuttosto minacciato
dal nazifascismo, si legge nel rapporto sulle relazioni estere del governo
degli Stati Uniti:
"Il Governo degli Stati Uniti ha bene in mente il fatto che il
Governo Cinese da tempo rivendica la sua sovranità sul Tibet
e che nella costituzione cinese esso figura nella lista delle aree che
costituiscono la Repubblica della Cina. Questo Governo non ha mai sollevato
alcuna questione su tale rivendicazione (Blum: 1995, cit. p. 25)"
Ecco però che nel 1950, dopo la vittoria comunista sui nazionalisti
di Chang Kai-Shek, la politica estera statunitense cambia ed il
Dalai Lama ad il Tibet assurgono agli onori della stampa mondiale grazie
alla propaganda atlantica.
E ancora ecco che nella nuova strategia di propaganda indiretta il nostro
Jean-Jacques Annaud fa di un personaggio nazista un eroe fornendogli
il volto di un divo di Hollywood e rilanciando la causa del Tibet e
del Dalai Lama. Che per un filonazista come Annaud la schiavitù
e la servitù non siano un problema non ci sorprende di certo,
ci sorprende invece che riesca a trovare ingenti somme di denaro per
produrre film di basso valore artistico con interpreti di grido quali
Brad Pitt. Film tesi a mistificare la storia socialista e comunista
esaltando personaggi di indubbio valore morale.
4.2. La propaganda nella strategia atlantica:
la puzza di fascismo diventa globale
Si deve concludere che talI film sono il risultato di una pura ed intenzionale
strategia di diffamare, sporcare, infamare e cancellare dall'orizzonte
della storia futura un movimento di idee, di ideali, di lotte eroiche
individuali e popolari che è la storia del socialismo e del comunismo,
strategia che negli anni 80' ha riguardato l'operazione di pulizia e
oblio della sconfitta del Vietnam, attraverso Rambo, e che grazie al
successo da questa ottenuta è stata poi estesa alla riscrittura
della storia del movimento operaio e contadino, del socialismo e del
comunismo.
Allo stesso modo come ogni volta che il capitalismo atlantico si appresta
ad intervenire militarmente in qualche paese opera una campagna di diffamazione
e calunnia attraverso la propaganda diretta, così tale film rientra
in quella che è una strategia indiretta di propaganda che metta
al riparo dal possibile dissenso, una strategia di fabbricazione del
consenso che purtroppo il capitalismo atlantico ha ereditato da quella
perfetta macchina del consenso che fu la propaganda nazifascista che
aveva pressoché annullato il pericolo di un rivolgimento socialista
in Europa. Tale distruzione alla radice del dissenso fu realizzato così
bene che l'elite capitalista occidentale ne fu completamente affascinata.
E a ben vedere è questa una delle ragioni principali del salvataggio
e traduzione dell'elite nazifascista nel centro e sud america, dove
essa provvedè nelle scuole militari atlantiche ad insegnare e
a tramandare le stesse metodologie in ambito atlantico, a militari USA
così come a tutte le elite centro e sudamericane che poi furono
utilizzate per sanguinose dittature militari fasciste quando ancora
una volta il pericolo rosso si manifestò nel centro e sudamerica,
e ai numerosissimi militanti neofascisti europei che contribuirono allo
Stay Behind in Europa.
Ecco che questo uso del fascismo contro il comunismo ripropone al mondo
intero una situazione analoga a quella degli anni 30, l'uso capitalista
del fascismo contro il pericolo del comunismo (e per l'imperialismo)
è sempre più in voga, e l'odore di fascismo, anzi la puzza,
torna a farsi globale.
4.3. La propaganda atlantica: un urgente
problema morale e storico
Dunque la strategia propagandistica ormai da 15 anni ha invaso persino
la fiction, così come già avevano fatto l'Istituto Luce
fascista e Il ministero della Propaganda nazista, ma stavolta con dimensioni
globali.
Ecco i film sulla Bosnia che contemporanei alla guerra civile jugoslava
già indicano nei "serbi" i cattivi che si macchiano
del sangue di centinaia di migliaia di vite umane ammassate in fosse
comuni che poi la storia vera mai ritroverà. Ecco ancora film
con arabi terroristi, iracheni o siriani o palestinesi che minacciano
l'occidente democratico, e cattivi russi che massacrano i poveri ceceni.
Ecco Operazioni di Polizia Statunitense lanciarsi in operazioni militari
all'interno dell'isola di Cuba. Ecco la fabbricazione del consenso che
procede all'operazione di Calunnia della Storia passata e di quella
contemporanea attraverso la diffamazione di tutti gli oppositori dell'imperialismo
capitalista mentre contemporaneamente si susseguono senza sosta operazioni
clandestine, atti di terrorismo, assassinii, sabotaggi, e interventi
militari, bombardamenti di popolazioni civili inermi, e indiscriminata
e avida rapina delle risorse. E la fiction giorno per giorno fabbrica
un mondo virtuale che legittima e giustifica l'orrore.
Scrive il filosofo Pareyson a proposito del rapporto arte e comunicazione:
"La comunicabilità dell'arte ha un'efficacia così
vasta e profonda, che la sola frequentazione delle opere vale a istituire
un gusto, ch'è un modo di vedere e apprezzare, ma anche un modo
di pensare e sentire [...] e che una visione della vita partecipata
dall'arte acquista una potenza attrattiva e diffusiva mille volte maggiore
che con qualsiasi altra forma di comunicazione (Pareyson: 1974, cit.
p. 282, corsivo mio)"
E il nazifascismo capì proprio questo, che la propaganda che
aveva inaugurato la prima guerra totale, il primo conflitto mondiale,
come sistema di creazione delle news non era sufficiente per tutta quella
parte della popolazione che non attingeva alle news del potere ma aveva
propri canali, come ad esempio gli organi di stampa del partito socialista
e comunista; e così si va alla radice e si colonizza persino
la creazione artistica creandone un surrogato legato e finalizzato al
gioco del potere, che permetta così di utilizzare delle masse
a proprio piacimento, così come già nell'epoca dell'assolutismo.
Scrive già il Leopardi criticando l'uso e la manipolazione della
storia da parte del potere nelle mani di una piccola classe di persone:
"Ma ora che il potere è ridotto in pochissimi, si vedono
gli avvenimenti e non si sanno i motivi, e il mondo è come quelle
macchine che si muovono per molle occulte, o quelle statue fatte camminare
da persone nascostevi dentro [...] Dal che si può vedere quanto
sia scemata l'utilità della storia (Leopardi: 1997)"
Ed il potere oligarchico antipopolare e oppressivo si spinge oltre e
con il nazifascismo invade persino l'arte, una delle attività
umane che più di tutte ha a che fare con la libertà, libertà
di espressione appunto. Ecco colonizzata la radio ed il cinema che diventava
allora un grande mezzo di comunicazione. Ecco che il sistema crea dall'alto
gli artisti da propinare alle masse, mentre quelli veri si riducono
con la violenza al silenzio.
Ed il capitalismo contemporaneo ugualmente riduce al silenzio quegli
artisti che essendo veri sono troppo liberi, lo fa con la violenza del
capitale al quale si deve per forza accedere per "entrare nel mercato",
e gettona invece abbondantemente infami clerici come Jean-Jacques Annaud.
E nella contemporaneità si ha un mezzo più potente a disposizione,
la televisione, e canali di distribuzione globali che diffondono la
calunnia storica passata e presente nel villaggio globale raggiungendo
masse di milioni e milioni di persone, e contribuendo ogni giorno a
formare, o meglio a de-formare coscienze in erba, aggredendole sin dall'età
prescolare.
Hans Fallada, uno scrittore tedesco che ha vissuto il nazismo, racconta
in una delle tre storie del libro "Ognuno muore solo", la
vicenda di un uomo che tenta di rompere il velo della propaganda con
una sua personale battaglia. Egli scrive frasi contro il Nazismo in
bella calligrafia con penna stilografica su delle cartoline, le quali
poi egli accuratamente lascia in luoghi pubblici, sul pianerottolo
di un condominio, nella toilette di un locale, nella speranza di poter
così iniziare ad incrinare la spessa e densa coltre di menzogne
del regime, finché non viene scoperto dalla perfetta macchina
repressiva nazista, e arrestato finisce deportato in un lager.
Come quest'uomo, penso che nella nostra coscienza ognuno di noi debba
cominciare a chiedersi quali mezzi possano essere adottati per evitare
questa estrema e barbara colonizzazione delle coscienze, per difendere
i propri cari, i propri figli dal cadere vittime di tale gigantesca
mistificazione del reale. Ognuno di noi deve iniziare, credo, a pensare
a come difendersi dalla propaganda atlantica che rappresenta oggi un
urgente problema morale e storico che non si può ignorare, soprattutto
per la immane pericolosità ad esso intrinseca: Si deve cercare
di rompere la verticalità comunicativa della propaganda, ricominciando
a comunicare trasversalmente, con gli altri vicini a noi
La Cina dopo aver visto il film sul Tibet ha classificato Jean-Jacques
Annaud come persona non grata e lo ha incluso nella lista delle persone
che non possono ottenere il visto di ingresso in Cina. Personalmente
non faccio che immaginare di vedere Jean-Jacques Annaud proprio a Stalingrado
(oggi Volgograd), e dibattere di persona con il pubblico dopo la visione
del suo film su Stalingrado, magari di fronte ad una platea di veterani
e di civili sopravvissuti a quella eroica e cruenta battaglia. Penso
che dopo un tale dibattito forse sarebbe completamente inutile negargli
il visto per la Russia.
Bibliografia
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Egoisten Johann Fatzer, Edition Suhrkamp Leipzig, Buehnenfassung
von Heiner Mueller, Suhrkamp, 1994.
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2004 La Propaganda Atlantica Contemporanea, in: Resistenze,
Centro Cultura e Documentazione Popolare.