Riduco all'estremo la mia solita premessa: nei film di Hollywood io cerco la propaganda intenzionale che vi inserisce l'USIA, United States Information Agency, l'ente federale istituito nel 1953 al fine di creare all'estero una ben precisa e falsa immagine degli Stati Uniti, per agevolare le politiche estere della Nazione. Hollywood infatti è controllata completamente dall'USIA. La cosa assume immediata verosimiglianza se si pensa che gli Stati Uniti non sono e non sono mai stati una democrazia: sono da sempre ciò che può essere chiamato una dittatura dell'imprenditoriato. Confido che il lettore sia al corrente delle mie rivelazioni su Hollywood, ed eventualmente lo rimando al mio libro "I Divi di Stato", Il Settimo Sigillo, Roma 1999. Lo strano regista Mi ha dato molto da pensare la figura del regista Terence Malick. Nato a Waco, Texas, nel 1945, è un laureato in filosofia, materia che ha insegnato al MIT; ha tradotto negli USA opere di Heidegger ed è autore di saggi sull'arte. Prima di questo film aveva realizzato un lungometraggio (Lanton Mills) nell'ambito della sua frequentazione universitaria dell'American Film Institute, e poi diretto solo due film, Badlands (La rabbia giovane) nel 1973 con Martin Sheen e Sissy Spacek, da lui stesso prodotto con scarsi mezzi per la Columbia, e Days of Heaven (I giorni del cielo) nel 1978 con Richard Gere, prodotto dalla Paramount con basso budget (allora M. Sheen e Gere costavano poco). Due film abbastanza buoni ma non dei successi. In sostanza Malick come regista è stato fermo per vent'anni e poi di punto in bianco ha diretto un kolossal come questo, con tante star e tanti mezzi del Pentagono. Come è possibile? Avanzo una ipotesi. Nell'ultimo decennio l'USIA ha mostrato la tendenza a " commissionare " direttamente certi film a Hollywood : ha dei temi propagandistici precisi che le preme proporre e obbliga Hollywood a fornirne il film-contenitore. Si ottengono così dei prodotti filmici che coniugano perfettamente le esigenze di spettacolo con quelle di propaganda, altamente complessi eppure coerenti, con evocazioni subliminali multiple, riferite a più eventi, epoche e personaggi, e con richiami politici, storici e sociali che si incrociano da un capo all'altro della pellicola. Un buon esempio di film del genere è Forrest Gump, specificatamente dedicato ad una riabilitazione subliminale di tutti gli anni Sessanta e Settanta americani e contenente una rievocazione criptica della vicenda di Jean Seberg che ha solo uno scopo propagandistico e che spazia per tutta l'opera senza alterarne minimamente l'equilibrio. Orbene per tali operazioni occorrono registi adatti; devono essere non solo abili appunto come registi, per garantire successo di pubblico all'opera, ma anche esperti di propaganda con tutto ciò che ne consegue : possedere cognizioni di psicologia, sociologia, antropologia e così via. Devono essere cioè anche degli intellettuali veri e propri, e di un tipo abbastanza preciso, che chiamerei umanistico-pratico. Ecco, mi pare che Malick sia stato ripescato dall'USIA in questa ottica. Non che elementi del genere siano introvabili a Hollywood, e basti citare Zemeckis e Zwick, per non parlare del grande Spielberg. Ma non sono poi così tanti e il lavoro urge. Sempre che sia stato "ripescato". Rimane infatti da spiegare " ... l'assenza, un po' misteriosa, del regista dai set per vent'anni", come dice il critico Pino Farinotti ("Dizionario di tutti i film. L'unico completo", Mondadori 1999, pag. 1436). Dove, su che cosa e per chi ha lavorato Malick in quegli anni? Io so solo che l'USIA impiega schiere di funzionari di alto livello intellettuale come addetti allo studio e alla " correzione" dei copioni sottoposti da Hollywood. Con Hollywood non abbiamo film, ma versioni di film Prima di proseguire è bene - specie per questo film - fare una osservazione. Non tutti i film di Hollywood sono realizzati avendo in mente una sceneggiatura univoca e girando così le sole scene necessarie. Spesso sono girate scene e interi episodi con una sovrabbondanza mirata, in modo che il montaggio possa far sortire due, tre e anche quattro o più versioni del film, diverse o per qualche episodio o per l'inizio o per il finale. Ci sono molti casi documentati del genere e ricorderò solo Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, del quale sono stati girati sul momento tre finali diversi (di questo film è stata presentata all'ultimo Festival di Cannes una versione 50 minuti più lunga di quelle uscite nel 1979: contiene tre episodi girati allora e mai mostrati; non so quale finale gli sia stato attaccato). Ciò capita soprattutto per i film ad alto contenuto propagandistico ed il motivo è di far pervenire ad ogni Paese o area estera la versione più adatta. Ad esempio, sempre con Apocalypse Now, in Europa esso finisce con il cap. Willard (M.Sheen) che ordina il bombardamento del folle col. Kurtz (M.Brando), ma in America Latina lo lascia indisturbato e nel Sud Est asiatico prende il suo posto. Ora, tornando a noi, siamo informati qui in Italia che non pochi attori - Mickey Rourke, Martin Sheen, Lucas Haas, Bill Pullman, Jason Patric, Viggo Mortensen e altri - hanno girato delle scene per La sottile linea rossa, che però non sono state utilizzate. Ma, così per tutti o solo per l'Italia, o l'Europa? Non lo sappiamo. Così come non sappiamo se nella versione del film distribuita diciamo in Brasile è ancora presente la scena con Clooney, o con Travolta. Occorre quindi tenere in mente che con ogni probabilità stiamo analizzando non il vero film The Thin Red Line, che con ogni probabilità non esiste neanche, così come non esiste il vero Apocalypse Now e tantissimi altri, ma solo la sua VERSIONE PER L'ITALIA, o se va bene solo la sua VERSIONE PER L'EUROPA. Ciò per le immagini, mentre vale sempre la questione del DOPPIAGGIO : per i film di Hollywood la versione nelle varie lingue locali in genere contiene delle differenze rispetto all'originale, in genere a scopo di propaganda politica o culturale. L'ultimo esempio viene dal "Pearl Harbor" della Disney (un tipico film di propaganda), uscito recentemente: nella versione distribuita in Giappone sono state tolte alcune scene ed è stata modificata la traduzione di almeno una battuta (anziché "dirty jap", solo "jap" ; "dirty" vuol dire "sporco" mentre lo slang spregiativo "jap" normalmente in Italia è doppiato con "muso giallo". Il Resto del Carlino 26/5/2001 ). Poco male comunque, perché i giapponesi si fanno un punto d'onore di non andare a vedere film americani, anche se quelli in alcuni casi (non in tutti infatti) si ostinano a doppiarli e a proporli. In ogni caso, nel film vorrebbe essere trattato un episodio della battaglia di Guadalcanal, della Seconda Guerra Mondiale. Si combatte sull'isola contro i giapponesi e nel novembre del 1942 un battaglione dell'Army (l'Esercito) dà il cambio ai Marines (che sono un Corpo a parte) nel tentativo di prendere un campo di aviazione nemico, operazione per cui occorre guadagnare prima una collina difesa. Il film tratta appunto della tribolata conquista di questa collina. Come dice il sottotitolo sono seguiti i comportamenti di vari soldati sotto il profilo psicologico, i loro pensieri e le loro reazioni alla terribile situazione. E' un'opera corale, senza un protagonista preciso. Una voce fuori campo rivela i sentimenti del soldato Witt (Jim Caviezel), che riflettono il suo stupore per l'insensatezza della guerra e si interrogano sui motivi del sempiterno Male nel mondo. Voce efficace, sullo sfondo di una natura di struggente bellezza. Alla fine Witt muore. La propaganda Non ci sono dubbi che si tratti di un film con contenuti propagandistici statali americani. La dimostrazione oggettiva - oltre all'analisi del contenuto ideologico che segue - è data dalla presenza nel film di numerosi e importanti mezzi militari originali americani della Seconda Guerra Mondiale: zatteroni da sbarco Higgins, alcune navi da guerra ed una bella nave da sbarco LST (Landing Ship Tank) evidentemente rimessa a nuovo nella sua parte frontale apribile per l'occasione. Ciò oltre alla dovizia di armi individuali autentiche, come i fucili Garand M1 americani e Arisaka mod.1905 giapponesi. Mezzi del genere sono disponibili solo nei depositi del Pentagono e questi ne concede l'uso non in base a tariffe, ma solo in base all'autorizzazione dell'USIA. Il primo elemento di propaganda in un film di propaganda è costituito dal soggetto. Qui il soggetto è un'azione bellica americana nel corso della Seconda Guerra Mondiale. L'azione è conclusa vittoriosamente. Hollywood-USIA insiste sull'argomento, come fatto solo un paio di anni fa con Salvate il soldato Ryan. Se ci pensiamo solo la filmografia americana va a rivangare il soggetto anche adesso, a più di mezzo secolo. Perché? Perché il soggetto si presta a convogliare dei MESSAGGI SUBLIMINALI DI SINTESI ritenuti utili per i nostri anni. Li vedremo alla fine. Inoltre questi film di Hollywood che trattano di azioni americane nella Seconda Guerra Mondiale hanno di per sé un effetto-massa distorcente, e comodo per gli Stati Uniti. Su questa guerra, al cinema e quindi in televisione, vediamo come protagonisti solo i soldati americani e pare che in proposito abbiano fatto tutto loro, compreso naturalmente vincere in modo schiacciante. Non è così e le cifre parlano : gli USA ebbero 270.000 caduti in battaglia, numero insignificante per l'evento. Il motivo è appunto che in quella guerra gli USA furono ben lontani dal fare tutto loro. Il grande scontro era contro la Germania ed essi vi si sottrassero, perché giudicarono di non essere in grado, e lasciarono l'onere alla Russia. La quale ebbe in effetti alcuni milioni di caduti in battaglia, come del resto i tedeschi. Ma la quale anche vinse la guerra in Europa. Il decantato sbarco in Normandia ( quello del soldato Ryan ) avvenne a cose fatte e servì per rattoppare la situazione, per raccogliere le briciole. Per quanto riguarda il fronte del Pacifico si vedrà appresso di cosa si trattò, più o meno, e anche qui nonostante i peana di Hollywood non ci fu una vittoria completa : fu battuto il Giappone ma non fu presa la Cina, che era il vero obiettivo. Quindi, all'ultimo, gli USA la Seconda Guerra Mondiale neanche la vinsero. Solo Hollywood l'ha stracombattuta e stravinta. Hollywood dirà che un soggetto di azioni belliche è molto adatto per descrivere gli stati d'animo umani in situazioni estreme, proprio come nel film all'oggetto. Sì, e mi dispiace che Hollywood si appropri di qualcosa che non le appartiene. Lasciatemi riportare il brano di una lettera scritta da un ufficiale della XXIV divisione corazzata tedesca a proposito della battaglia di Stalingrado. E' bene ricordarselo nel mentre che si assiste a un film di Hollywood che vuole proporre le tribolazioni dei suoi soldati americani: "Abbiamo combattuto per quindici giorni per un solo edificio, con mortai, bombe a mano, mitragliatrici e baionette... Il fronte è un corridoio fra due stanze bruciate, oppure un soffitto sottile fra due piani. I rifornimenti arrivano dalle case vicine per le uscite antincendio e i comignoli. Si combatte ininterrottamente, dal mattino alla sera. Da un piano all'altro, con le facce nere di sudore impastato a polvere, ci si batte a bombe a mano in mezzo a esplosioni, nuvole di polvere e di fumo... Chiedete a qualsiasi soldato cosa significhi in una battaglia del genere il combattimento corpo a corpo. E immaginatevi Stalingrado ; ottanta giorni e ottanta notti di corpo a corpo... Stalingrado di giorno è un'enorme nuvola di fumo acre, accecante, è un'immensa fornace illuminata dai riflessi delle fiamme. E quando cala la notte, una di quelle notti brucianti, di urla, di sangue, i cani si gettano nel Volga e nuotano alla disperata sull'altra sponda. La notte di Stalingrado è un incubo per questi animali. Scappano da questo inferno, e nemmeno una tempesta riesce a spegnerlo; solo gli uomini resistono." Se a Stalingrado avessero combattuto gli americani anziché i russi, o i tedeschi, cosa avrebbe mai fatto Hollywood? In ogni caso l'argomento del nostro film è la guerra insulare nel Pacifico. Il film non ci dà davvero l'idea di come gli americani condussero al tempo la presa delle varie isole. L'idea ce la dà la battaglia di Okinawa, dal nome dell'isola fra le più meridionali dell'arcipelago giapponese. L'isola, lunga 130 chilometri, aveva una popolazione di circa 500.000 abitanti ed era difesa da una guarnigione composta da 120.000 uomini; c'erano solo due divisioni organiche, la XXIV e la LXII, ed il resto erano Compagnie di fucilieri e personale non combattente. Scelto il punto di sbarco, ad una latitudine intermedia per tagliare l'isola in due, alla fine del marzo 1945 gli americani cominciarono le operazioni. Sul punto si concentrò una flotta di 1.300 navi, comprendente 18 portaerei, 40 corazzate e 200 incrociatori, che bombardò la zona dal 24 al 31 del mese; fra gli ordigni di tutti i tipi furono gettati 30.000 proiettili da 400 mm. Il 1° aprile un numero incalcolabile di mezzi da sbarco, fra gli anfibi cingolati Christie, gli zatteroni Higgins e le navi LST, riversò sulla spiaggia 4 divisioni intere di Marines per un totale di 50.000 uomini, cui nel giro di qualche giorno se ne aggiunsero altre 16, con 200.000 effettivi. Non trovarono alcuna resistenza perché i giapponesi nel punto non c'erano mai stati, avendo deciso di affrontarli all'interno. Cominciò comunque, nell'isola, la battaglia. Che dopo tre mesi fu vinta, naturalmente dagli americani vista la spropositata potenza di fuoco, ma sono più illuminanti le conclusioni. Gli americani persero 7.000 uomini. Dei 120.000 soldati giapponesi furono accettati come prigionieri solo 7.400 elementi trovati nelle infermerie gravemente feriti, più i 4.000 dell'ultimo nucleo di resistenza che patteggiò la resa ; gli altri furono tutti uccisi o in combattimento o in numeri maggiori dopo la resa (nei tre mesi di scontri gli americani non fecero mai prigionieri). La maggioranza dei 7.400 morì in breve tempo, non essendo curati. Nella popolazione civile fu eseguita una carneficina. Durante i combattimenti morirono 200.000 civili sotto i bombardamenti costieri o nelle stragi di villaggi eseguiti sistematicamente dalla fanteria. Nei giorni seguenti la resa, terrorizzati dai soldati americani, decine di migliaia di civili si nascosero nelle numerose grotte dell'isola, dove gli americani li ricacciarono più dentro coi lanciafiamme sigillando poi gli ingressi con cariche esplosive. Un FAMOSO FILMATO, girato al momento dagli americani, riprese civili che si gettavano dalle alture sul mare andando a sfracellarsi sulle rocce. Molti di voi sicuramente lo hanno visto, perché è inserito in tutti i documentari americani sulla guerra del Pacifico trasmessi dalla televisione italiana. Il commento lo presenta come la testimonianza del fanatismo dei giapponesi, che preferivano la morte alla resa. NON PREFERIVANO LA MORTE: erano inseguiti nelle grotte dai lanciafiamme e non avevano alternative. MA QUELLO E' IL COMMENTO AMERICANO DEL FILMATO. Al confronto di una falsificazione del genere, di un travisamento così totale, così perfido, direi così diabolico, la famosa foto dei Marines che piantano la bandiera americana sul monte Suribachi di Iwo Jima è un piccolo scherzo di carnevale: sapete infatti che è un falso, che si trattò di uomini messi in posa dall'operatore, con una bandiera più grande, da parata. In ogni caso Okinawa compendia la sostanza della guerra del Pacifico americana in ogni dove: sbarchi di Marines appoggiati da una potenza di fuoco mirabolante ; superiorità anche numerica ; niente prigionieri; stragi di civili. Non è questa la sensazione convogliata dal film di Malick. Malick ci dirà di non aver trattato la battaglia di Okinawa, ma quella di Guadalcanal, che ha comportato scontri di terra quasi trascurabili al confronto, e dove non c'erano civili giapponesi. Ci dirà di avere il diritto, lui o la produzione, di scegliere nell'ambito di una vasta guerra l'episodio in cui inserire i suoi personaggi da approfondire. Sì, ma sceglie Guadalcanal. Il fatto era che scegliere Okinawa, o Iwo Jima, avrebbe reso le mistificazioni d'obbligo troppo sfrontate, le omissioni tassative troppo palesi. Ma anche Guadalcanal richiedeva mistificazioni e omissioni : si è appena detto che Okinawa è il paradigma di tutte le azioni del Pacifico, quindi anche di questa. E sono state fatte. Con il termine di "battaglia di Guadalcanal" si intende in realtà una serie di quattro grandi battaglie navali combattute nei pressi di questa isoletta delle Salomone lontanissima dal Giappone, 1.000 chilometri a est della Nuova Guinea; gli scontri di terra furono modesti, ancorché cattivi. Nell'isola c'erano alcune migliaia di indigeni melanesiani e una guarnigione di 2.200 soldati giapponesi, la metà dei quali costantemente in infermeria per via del clima tropicale malsano e della presenza endemica di sanguisughe e insetti, comprese zanzare malariche. Il 7 agosto 1942, preceduti dai bombardamenti di "ammorbidimento" di una imponente flotta, sbarcarono due divisioni intere di Marines (24.000 uomini), che rapidamente eliminarono tutti i giapponesi, senza fare prigionieri. Presero possesso di una pista di atterraggio che ribattezzarono Campo Henderson; la pista era nei pressi di una collina, che sarebbe poco dopo stata chiamata Bloody Ridge (Cippo della Morte, o Maledetto). Gli scontri di terra successivi, che durarono sino al 7 febbraio 1943, furono per respingere assalti di soldati giapponesi portati sull'isola dalla loro Marina, la quale appunto per tale scopo ingaggiò le quattro grandi battaglie con le flotte americane. Alla fine i Marines ebbero circa 1.000 morti, mentre i giapponesi ne ebbero 22.000 ; non furono fatti prigionieri tranne qualche ferito grave che fu lasciato morire per conto suo. La popolazione locale fu più che dimezzata dai bombardamenti e da stragi gratuite. L'inquinamento propagandistico è il seguente. 1) Il campo d'aviazione e la collina furono presi subito senza problemi dai Marines il 7 agosto, essendo dopo solo difesi, sia pure con combattimenti attorno alla collina. A parte la difficoltà dell'operazione, esagerata per normali motivi di spettacolo, notiamo che i soldati protagonisti sono presentati nel film come appartenenti all'Esercito, all'Army. Una falsificazione incontrovertibile: solo i Marines operavano sbarchi in territorio ostile nella Seconda Guerra Mondiale; reparti dell'Esercito potevano essere immessi dopo il consolidamento delle posizioni, dopo settimane o mesi. Il regista se ne rende conto perché addirittura posticipa l'azione al novembre, quando poteva essere ammissibile la presenza di soldati dell'Army a rincalzo (che comunque a Guadalcanal non furono inviati). La falsificazione è importante perché i Marines erano tutti dei volontari, e cioè dei mercenari, infatti pagatissimi; soldati di leva furono impiegati in questo Corpo solo negli ultimi due mesi di guerra, in un numero massimo di 20 per Compagnia. Presentando dunque i suoi personaggi come Marines, come mercenari, il regista avrebbe trovato difficile esporne stati d'animo delicati come quelli di Witt, o momenti di paura e stress come quelli degli altri. Ciò per quanto riguarda l'aspetto filmico del lavoro, potentemente correlato comunque con quello della propaganda. Il regista, presentandoci questi coscritti nella loro umanità, con squarci della loro vita civile, convoglia la nostra simpatia e comprensione umana : non sono certamente dei mostri, ma uomini anche benintenzionati in una situazione difficile. Si giustifica così anche l'uccisione degli arresi, una cognizione negativa per l'immagine statunitense (ma vedremo solo per certi aspetti) che soprattutto negli ultimi anni si sta facendo largo nel mondo. La stessa operazione, che evidentemente preme all'USIA, è stata compiuta da Steven Spielberg in Salvate il soldato Ryan. 2) In ogni caso l'uccisione di uomini che si arrendevano è presentata come sporadica, avvenuta nella furia del combattimento e per iniziative dei singoli. Invece i prigionieri venivano fucilati a gruppi di decine, nella maggioranza a combattimenti terminati e in base agli ordini degli ufficiali. 3) Nel film non si vedono le stragi nei melanesiani. Si mostra il loro timore verso gli americani, ma sembra solo il timore di pacifici selvaggi alla vista di uomini che uccidono altri uomini ; alla vista della guerra. E non era timore ; era terrore. Dal film potremmo immaginare che avessero lo stesso atteggiamento verso i giapponesi. Invece non era così, perché non c'erano motivi. 4) Il film pone gli americani in inferiorità numerica, il contrario di come fu sia a Guadalcanal che da tutte le altre parti nel Pacifico (i giapponesi tenevano solo 1 milione di uomini nel Pacifico, i restanti 5 milioni essendo in Cina; gli americani ne tenevano nel teatro 1.250.000, che concentravano nei punti di attacco). Tuttavia vincono, e con un aiuto piuttosto relativo dalla Marina sottocosta ; anzi compiono l'assalto decisivo di baionetta. La scena finale in cui il soldato Witt muore è costruita con intenti subliminali. Rimane solo nella foresta e viene circondato da un cerchio di fanti giapponesi che gomito a gomito gli si stringono attorno col fucile puntato, mentre la voce fuori campo fa alcune considerazioni sulla vita e sulla morte, per suo conto; accenna un gesto di ribellione e viene ucciso. I giapponesi sono gli indiani dei western (il cerchio). Sono molti e sono selvaggi. C'è un altro significato aggiunto. Gli indiani, cioè i giapponesi, non fanno considerazioni filosofiche. L'americano è solo e incompreso nel loro territorio. Lui è l'autocoscienza dell'umanità ed è il Progresso che avanza, implacabile ma incolpevole, portandosi dietro tanti dubbi e dovendo interferire per forza nella Natura e nei popoli inferiori. Non ci sono colpe nella presenza americana nelle isole del Pacifico, in luoghi che non sono i suoi. Tornando all'inferiorità numerica notiamo che continua la consueta bugia di USIA-Hollywood sul valore delle forze di terra americane. Queste invece, Marines o Army che siano, sono e sono sempre state debolissime ; la Marina e l'Aviazione americane sono molto forti, ma le forze di terra sono così. Ci sono precisi motivi per questo esito e rimando al mio Sacrifici Umani ( Edizioni Il Cerchio, Rimini 1993 ) per la spiegazione a mio avviso scientifica del fatto. Il governo americano non vuole assolutamente che il mondo si accorga di tale debolezza: nelle guerre evita con varie scuse gli scontri di terra (a meno che non si trovi di fronte un avversario debolissimo) e fa polverone con l'Aviazione, e per il resto ci pensa l'USIA. Altre inserzioni di propaganda In conclusione, La sottile linea rossa è un film di propaganda congegnato con molta intellettualità e realizzato con padronanza delle tecniche subliminali. Non è stato facile decodificarlo. Per quanto riguarda la validità filmica dell'opera non sono un esperto. Come semplice spettatore posso dire che si tratta di un film lungo (due ore e mezza) e globalmente noioso. Si possono apprezzare i paesaggi : grandiosa la collina con l'erba alta e fitta mossa dal vento, un'inquadratura ripetuta due o tre volte che mi sembra copiata da Van Gogh (fra le altre cose Malick è un esperto d'arte). C'è una grande cura dei dettagli: ogni mezzo e ogni arma, comprese quelle leggere giapponesi, sono originali. A mio avviso è particolarmente buona, dal punto di vista filmico, la scena dell'attacco finale al campo base giapponese. Ma all'ultimo si tratta sempre di un prodotto di propaganda, di un manifesto pubblicitario come un altro, di carta straccia. Da buttare nella mondezza, come tutti indistintamente i film di Hollywood prodotti dopo il 1953. |
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| Hollywar |