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PASSAGGIO
A NORDOVEST |
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John Kleeves, Orion - N° 182 |
Sottopongo all'attenzione dei lettori di "Orion" questo vecchio film di
Hollywood perché é stato protagonista di un evento eccezionale:
il 23 ottobre 1999 nel prime time delle 20.30. Rete Quattro lo ha riproposto
al pubblico italiano. Lo ha ritrasmesso. E' un evento eccezionale non
per la vetustà del film, ma per il tipo di film che é.
Falsi Storici
Sappiamo tutti che Hollywood ha sempre falsificato le vicende cogli
indiani.
Prima lo ha fatto in una maniera semplicemente spudorata, stracciando
la verità storica come si fa con la pubblicità nella posta
e presentando pari pari le vittime come carnefici e i carnefici come
vittime. Poi, quando si é accorta che il gioco era durato abbastanza
- che era stato scoperto - ricorrendo a sofisticati metodi subliminali
per suggerire che il genocidio compiuto nei confronti degli indiani,
ormai innegabile, era stato dovuto non ad una precisissima volontà
del Congresso - come storicamente assodato - ma proprio a incomprensioni
fra popoli così diversi.
Questa, infatti, é la linea della serie del western hollywoodiani
"dalla parte degli indiani" inaugurata nel 1970 con i film Soldato blu,
Un uomo chiamato cavallo e Piccolo grande uomo, e quindi proseguita
- citando le tappe principali - con Il ritorno dell'uomo chiamato cavallo
e Buffalo Bill e gli indiani del 1976, con Shunka Wakan. Il trionfo
dell'uomo chiamato cavallo del 1982, con Balla coi lupi del 1990 e con
Lakota Woman, Assedio a Wounded Knee e Geronimo del 1994.
Per dare un'idea di questo secondo tipo di falsificazione esaminando
in sintesi il Balla coi lupi di Kevin Kostner. Sembra un film "dalla
parte degli indiani", perché viene presentata una tribù
di Lakota come verosimilmente era, nella sua umanità, nella differenziazione
dei suoi componenti, nei suoi pregi e difetti.
Bello sforzo. Ma nelle prime scene si vedono dei Pawnee che uccidono
un civile bianco: basta questo a fuorviare lo spettatore. Ciò
suggerisce che vi erano indiani buoni (nel caso i Lakota) e indiani
cattivi (nel caso i Pawnee) e che il genocidio fu dovuto alle azioni
di questi ultimi, cui gli statunitensi reagirono in quel loro tipico
modo indiscriminato, un modo neanche dettato dalla cattiveria ma dall'ottusità,
dall'incapacità di distinguere(gli americani da sempre fanno
i tonti per non pagare il dazio).
La conferma arriva nel finale, quando aleggia il massacro della buona
tribù Lakota da parte delle Giacche Blu: é per colpa di
quei Pawnee. Non é questa la verità sugli indiani. Altra
falsificazione di Balla coi lupi, giusto per citarne un'altra: si mostra
la strage di bisonti (passati dai circa 80 milioni di capi del 1850
ai 541 della conta del 1889) e si suggerisce che gli autori (cacciatori
come Buffalo Bill) ne ricercassero le pelli senza pensare, o anche non
curandosene, che così affamavano gli indiani delle praterie centrali.
Come é documentato, come é da sempre cognizione comune
negli Stati Uniti, e come quindi il signor Kevin Kostner sa benissimo,
la strage di bisonti fu ordinata dal Congresso allo scopo preciso di
terminare quegli indiani, che infatti in seguito a ciò scomparvero
quasi del tutto a forza di decine di migliaia di morti ogni inverno.
Se questi sono gli ultimi film di Hollywood sugli indiani, "dalla loro
parte", pensate cosa erano i precedenti, universalmente riconosciuti
come scandalosamente faziosi.
Passaggio a Nord-Ovest
Bene, Passaggio a Nord-Ovest di King Vidor non solo é uno
di questi film precedenti, ma é nella fattispecie uno dei più
disgustosi. Il fatto che sia stato realizzato nel 1940, prima quindi
che Hollywood cadesse sotto il completo controllo dell'USIA (United
States Information Agency, istituita in effetti nel 1954; l'USIA é
il ministero della Propaganda Americana) non diminuisce la sua carica
disinformativa perché la storia degli indiani é sempre
stata distorta spontaneamente dall'establishment americano attraverso
la sua consolidata Retorica di Stato.
Avete visto il film. E' ambientato ai tempi coloniali americani, durante
la Guerra francese e Indiana del 1754-1763 (nome locale della Guerra
dei Sette Anni) che vedeva da una parte i francesi e gli indiani Albenaki
e Micmac (degli Algonchini) e dall'altra gli inglesi e gli indiani Irochesi,
e rievoca la più rimarchevole impresa del maggiore Robert Rogers
(nato a Methuen in Massachusetts nel 1731 e morto a Londra nel 1795),
comandante dei Rangers dal 1758 al 1765. I Rangers erano un corpo di
volontari strapagati, e cioè di mercenari, specificatamente designato
a compiti di search and kill (trova e uccidi) di indiani allo scopo
di liberare accuratamente intere zone (ranges) della loro presenza:
percorrevano i boschi del New England (perciò erano vestiti interamente
di verde, cioè mimetizzati) in gruppi tendendo agguati e assalendo
di sorpresa piccoli accampamenti, senza fare prigionieri di sorta.
Erano stati creati nel 1670, quando gli indiani del New England avevano
cominciato a unirsi contro il pericolo comune, e nel 1675, sotto il
comando del capitano B. Church, avevano ricoperto un ruolo importante
nella vittoria del Great Swamp Fight che aveva risolto la King Philip's
War, l'ultimo tentativo di riscossa indiana nel New England guidato
da "Re Filippo", capo dei Wampanoag e da Canonchet capo dei Narragansett;
dopo la battaglia i prigionieri furono venduti come schiavi nelle Antille,
mentre la testa di Re Filippo, orrendamente deturpata da morsi umani,
fu esposta nella piazza di Plymouth.
Nel 1759 Rogers, con 200 uomini scelti sul totale di circa 1000 (erano
9 compagnie), penetrò in profondità nell'ostile e impervio
territorio canadese percorrendo circa 650 km in 60 giorni e distrusse
l'accampamento degli Abnachi, che era presso il forte francese St. Francis,
al momento sguarnito. Il film narra appunto l'epica e vera vicenda,
aggregando alla spedizione i due personaggi immaginari di Langdone
Towne, bravo giovane colto, e del suo simpatico e sdentato amico Hunk
Marriner (accoppiata classica, buona per spunti sia edificanti che divertenti).
Le seguenti sono falsificazioni.
La verità fa male
La prima scena vede il buon nativo americano Hunk esposto alla gogna
a Plymouth per "Disloyal Conversation" ("Calunnie contro la corona").
Aveva protestato contro l'ingiustizia e l'esosità fiscale del
governatore inglese Sir William Johnson e ciò sarebbe per lo
spettatore un fugace suggerimento sulle cause della Guerra di Indipendenza
americana che sarebbe cominciata poco dopo, nel 1776: appunto, come
sempre detto dalla Retorica di Stato americana, una protesta contro
ingiustizie e troppe tasse al popolo (Hunk é un popolano).
Invece il motivo della rivolta fu un altro: la scoperta da parte dei
grandi commercianti Puritani del New England che la Corona intendeva
lasciare alla East India Company di Londra il monopolio del traffico
con la Cina, cosa che risultò proprio in seguito alla vittoria
inglese nella Guerra Francese e Indiana, quando la Corona impedì
agli americani la colonizzazione del neo-acquisito Ohio Territory (era
la via per raggiungere il Pacifico e i suoi porti sulla Cina).
Si vede, all'inizio e alla fine del film, il generale Sir Jeffrey Amherst,
comandante delle forze inglesi; Sir Jeffrey Amherst é l'uomo
che in occasione della rivolta del capo Pontiac del 1763 fece distribuire
negli accampamenti indiani fazzoletti e coperte infetti di vaiolo, che
aveva fatto mettere da parte nell'ospedale di Fort Pitt (l'odierna Pittsburgh)
in occasione di un'epidemia là scoppiata (il vaiolo era endemico
fra gli americani, dove faceva poche vittime; era invece micidiale per
gli indiani).
Averlo presentato come un vecchio e bonario lord gli ha conferito un'indebita
aria da galantuomo.Gli indiani sono presentati esattamente come animali:
la guida irochese di Rogers é un bruto interessato solo all'alcool
e il maggiore gli fa passare la sbronza come si farebbe con un orso
che ha trovato un barile di whisky. Per spiegare lo spirito del Corpo
a Langdon e Hunk, i due novellini, Rogers dice che i suoi uomini <<fra
un pasto e l'altro uccidono un indiano>>.
Bisogna giustificare tale animosità al pubblico, incombenza che
la sceneggiatura affida a qualcuno degli stessi: gli Abenaki hanno sterminato
la tale famiglia e scotennato il tale parente, dicono con le lacrime
agli occhi. Quando arriverà il momento gli indiani saranno abbattuti
senza battere ciglio, come in una stagione di caccia alle quaglie; non
si vede su di loro una sola goccia di sangue, per non suscitare pietà
nel pubblico, ma fanno "ah" e cadono.
Prima dell'attacco all'accampamento Abenaki il maggiore Rogers raccomanda
ai suoi: Ammazzate ogni uomo valido.
E' sottinteso allora che donne e bambini, magari vecchi, saranno da
risparmiare. Infatti nel corso dell'attacco Rogers si avvede che il
Ranger Brockton nella foga dell'ammazza-ammazza sta per uccidere un
ragazzo indiano sui 10 anni che con madre e padre esce dalla capanna
in fiamme "Brockton! E' troppo giovane! Prigioniero!"
urla. Lo sceneggiatore insomma vuole evidenziare il concetto che i Rangers
cercavano di risparmiare gli inermi, specie i bambini e le donne. Un
falso di prima grandezza: come detto, i Rangers erano un Corpo espressamente
designato per stragi capillari di civili, ovviamente di ogni sesso e
età, e così facevano normalmente; figurarsi poi in un
caso del genere, quando non avrebbero potuto portarsi dietro prigionieri
neanche volendo.
Del resto i civili indiani furono sempre un obiettivo dei soldati americani,
di qualunque corpo fossero; anzi furono sempre l'obiettivo primario
perché questa fu costantemente, dall'inizio dei primi del Seicento
sino all'amara fine del 1890, la strategia bellica degli americani:
evitavano gli scontri con i guerrieri e attaccavano gli accampamenti,
e preferibilmente proprio quando gli "uomini validi" erano assenti,
perché alla caccia o magari perché attirati apposta da
qualche parte.
Il primo attacco del genere ad un accampamento indiano avvenne nel 1634,
in Connecticut: era scoppiata una lite fra degli indiani Pequot e dei
commercianti Puritani che li avevano ingannati,e per punizione John
Winthrop, il capo della Massachusetts Bay Colony, organizzò la
spedizione: di notte il campo Pequot fu incendiato e i Puritani spararono
sugli indiani che uscivano dalle tende uccidendone circa 700; gli scampati
quindi furono venduti come schiavi a tribù vicine (che entro
breve avrebbero fatto la stessa fine).
Come si vede la stessa meccanica dell'attacco di Rogers agli Albenaki,
solo che con lui non vi furono scampati: i morti risultarono circa 1.500,
tutti i membri della tribù.
Quindi ci fu una miriade di episodi del genere, fra i quali alcuni famosi
come il Sand Creek Massacre del 1864, quando 900 Giacche Blu a cavallo
sterminarono un villaggio di Arapaho e Cheyenne di circa 500 persone,
tutti vecchi, donne e bambini perché gli uomini erano stati
altrove per parlamentare, o come il Wounded Knee Massacre del1890, quando
il VII Cavalleggeri sterminò un altro villaggio di 200 persone,
sempre vecchi, donne e così via perché gli uomini validi
erano già stati uccisi, alla spicciolata, in precedenza.
Nel 1868 lo stesso reparto, questa volta comandato dal Colonnello Custer,
aveva sterminato l'accampamento Cheyenne di Pentola Nera, formato da
108 persone delle quali solo 11 "uomini validi" (Custer in effetti cadde
al primo scontro con la cavalleria indiana, nel 1876 a Little Big Horn).
In ogni caso non fu questa prassi americana di uccidere i civili a causare
il genocidio degli indiani, passati da circa 5 milioni di individui
della fine del '500 (qualcuno li calcola in 10 milioni in quel momento)
ai 250.000 trovati dal censimento generale dell'anno 1900: il genocidio
fu dovuto alle epidemie che quasi subito i Puritani cominciarono a spargere
artatamente fra gli indiani e alle carestie provocate, specie quella
legata alla strage dei bisonti: terminarono il lavoro gli stenti fatti
patire apposta agli indiani nelle riserve.
Anche l'alcool ne uccise parecchi: é vero che gli Indiani lo
sopportavano male, pur amandolo, ma é anche vero che i coloni
Puritani fabbricavano whisky adulterato solo per loro, al preciso scopo
di danneggiarli. Il whisky, vero "torcibudella", fatto con la "polvere
da sparo", di alcuni fumetti western e coloniali era in realtà
whisky per indiani, che effettivamente qualche volta entrava in circolazione
anche fra i bianchi. Ciò da un'idea migliore della caratura morale
dell'episodio dell'Irochese ubriaco proposto dal film.
Ciliegina sulla torta, il ragazzo Abenaki salvato da Rogers viene
adibito all'assistenza del ferito Langdon (che si era rivelato eroico,
certo); non sparge una lacrima e assolve con zelo all'incombenza, quasi
con affetto per il ferito. L'insinuazione é: non era colpa sua
di essere nato fra i selvaggi Abenaki; si rende conto dell'ineluttabilità
della loro distruzione, della quale quindi non incolpa gli americani,
e si appresta ad entrare nella Civiltà. Ricordo uno spunto analogo
nel Berretti Verdi di John Wayne del 1968.
A proposito, i Berretti Verdi (Green Berets, un corpo di counterinsurgency,
cioè controguerriglia), sono ricalcati proprio sui Rangers di
Rogers; ora hanno cambiato nome e si chiamano Delta Force. L'attuale
corpo dei Rangers, molto piccolo, é formato praticamente da assassini
comuni e si occupa di "operazioni speciali" nell'ambito soprattutto
delle stesse Forze Americane: eliminazione di elementi gravemente insoddisfacenti
specie sotto azione, facendola apparire opera dell'avversario.
Il film naturalmente non manca di far notare l'orrenda pratica indiana
di scotennare le vittime: una donna bianca che viveva con gli Abnachi,
dai quali era stata catturata molti anni prima, dice che nel campo c'erano
"700 scalpi al sole".
Oramai lo sanno anche i bambini (ma nel 1940 no...) che la pratica era
stata introdotta in Nord America dai bianchi, sia francesi che inglesi,
che pagavano sicari indiani per uccidersi reciprocamente chiedendo come
prova lo scalpo. La stessa prova poi fu chiesta agli "uccisori di indiani",
assassini pagati dai privati o dai governi coloniali per "disinfestare"
certe zone; i privati in genere erano Compagnie Immobiliari, che compravano
per poco vastissimi apprezzamenti e li rivendevano a lotti ai coloni,
"bonificati" e ad alto prezzo.
Nel 1703 il Massachussets pagava 12 sterline per uno scalpo indiano,
indipendentemente dal sesso e dall'età, una cifra altissima portata
addirittura a 100 sterline nel 1722.
La pratica andò avanti sino quasi alla fine dell'Ottocento ed
i famosi Daniel Boone (1734-1820) e Davy Crockett (1786-1836) non erano
altro che "uccisori di indiani", poi assoldati anche per altri compiti;
Crockett ad esempio fu assunto con altri mercenari da Stephen Austin
in Texas, trovandovi però la morte all'Alamo (é un personaggio
celebrato dall'iconografia americana, ma se Sant'Anna lo avesse pagato
di più avrebbe combattuto per lui).
C'é un'astuta riabilitazione dell'episodio della testa di Re
Filippo. Si é detto che la medesima fu deturpata da morsi
umani, una cognizione diffusa ma mai chiarita nelle scuole medie americane,
dove si suggerisce che gli autori fossero gli abitanti di Plymouth,
fra cui delle donne. Il film coglie l'occasione per suggerire una certa
spiegazione meno infamante. La prepara accuratamente.
Terminato l'attacco all'accampamento alcuni Rangers fanno commenti sugli
animali nocivi appena sterminati e si sente quasi distrattamente la
frase "Giocavano a palla con le loro teste". Oltre
che di scalpi il campo era dunque pieno anche di teste mozzate. Fanno
la loro comparsa allora delle teste mozzate, ed é introdotta
-per colpa degli indiani - un'atmosfera macabra e di follia. Che si
concretizza con puntualità poco dopo: durante al marcia di ritorno
si scopre che un Ranger si porta dietro in un fagotto una testa di indiano,
che rosicchia nei momenti di fame; l'uomo é evidentemente impazzito
e difatti scompare urlando nella macchia. Potrebbe essere andata circa
così anche per la testa di Re Filippo, si suggerisce.
Mi pare che il Ranger impazzito fosse proprio Brockton, il che sarebbe
un ultimo tocco da virtuosi: un americano che stava per uccidere un
piccolo indiano di 10 anni non poteva che essere uno che covava i germi
della follia. Perfetto!La figura del maggiore Rogers é nella
sostanza stravolta. Compì effettivamente l'impresa narrata nel
film, e circa con quelle modalità, ma non era quel "soldato della
Frontiera" che si vuole fare credere. Rogers non aveva ideali, era solo
un mercenario.
Aveva cominciato arruolandosi a 13 anni come scout nella guerra del
Re Giorgio (1744-1748) ed aveva proseguito nella carriera. Uccideva
e faceva uccidere indiani di ogni sesso ed età, ma ciò
non gli impediva di trafficare con loro, tanto che nel 1765 il governo
coloniale rifiutò di pagarlo per questo e lui si recò
in Inghilterra per l'incasso.Tornò quindi nella Frontiera, doveva
anche ottenuto il comando della stazione di Mackinac, e qui fu accusato
di collusione coi francesi , il cui aiuto infatti si era garantito per
realizzare un lucroso ma troppo ambizioso progetto: creare uno Stato
indipendente nell'Ovest. Fu processato per questo a Montreal nel 1769,
ma assolto.
Infine scoppiata nel 1776 la Guerra di Indipendenza, si direbbe che
il Rogers-Tracy del film si sarebbe senz'altro schierato con i rivoluzionari
americani; invece no, il Rogers-Rogers stette cogli inglesi, che credeva
vincenti, tanto da essere incarcerato come loro spia. Poi evase, partecipò
effettivamente alla guerra contro gli americani e quindi nel 1780 fuggì
definitivamente in Inghilterra, dove morì dimenticato da tutti.Il
suo interesse per il passaggio a Nord-Ovest evidenziato nel finale del
film (da cui il titolo, non così incongruo come sembrerebbe:
la spedizione contro gli Abnachi serviva anche ad esplorare la zona
in funzione del Passaggio) era invece reale, perché ne conosceva
l'importanza commerciale.
Infatti così dice, ed é l'ultima frase del film: "Prima
della fine della mia vita caricherò una canoa con i prodotti
del Giappone e la porterò giù per l'Hudson sino a New
York". Si, a quello serviva il Passaggio a Nord-Ovest: la
conquista del Mercato dell'Oriente. Finalmente una verità.
A che gioco giochiamo?
Questo é il tipo di film. Ora, film del genere sugli indiani
Hollywood smise di farli trent'anni fa. Perché tutti al mondo
avevano capito che erano dei falsi smaccati, e vergognosamente iniqui
nei confronti delle vittime di quello che era forse stato il più
grande genocidio della Storia, e non li accettavano più: alla
loro uscita erano infamati dai critici e il pubblico ne rideva come
del prodotto di mentecatti o di bugiardi nati. Ma Rete Quattro lo ritrasmette
in Italia, come se niente fosse; come si trattasse di un film normale.
Ricordo che la stessa Rete recentemente ha ritrasmesso anche Berretti
Verdi citato addietro, un film sul Vietnam talmente falso da dover essere
ritirato dalla circolazione in Italia poco dopo la sua uscita per via
delle proteste che si accendevano nelle sale; lo ha fatto il 7 Novembre
1998, sempre nel prime time delle 20.30. A che gioco sta giocando Rete
Quattro? Sta facendo propaganda filoamericana, é ovvio, ma perché
in tale modo sfacciato? Perché crede che gli italiani siano un
popolo di mentecatti?
Potrebbe crederlo: la generazione intelligente ed umana, quella che
protestava per il Vietnam e per gli indiani, é invecchiata e
in disarmo, e gli é subentrata quella delle discoteche e dell'ecstasy,
dell'ignoranza e del disimpegno. Oppure perché é costretta
dai distributori di Hollywood, che fanno sconti per ambiti serial a
patto che vengano trasmesse schifezze del genere? In ogni caso, cos'é
allora Rete Quattro per l'Italia? E cos'é L'Italia per Rete Quattro?
Io sono sempre in attesa di un'iniziativa parlamentare che chieda conto
dell'incontrollata diffusione in Italia di prodotti filmici americani
disonesti e altamente pericolosi. Improbabile, ma non è detto
che non capiti. Nel caso Rete Quattro dovrebbe essere fra i primi media
invitati a spiegare il loro operato.