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La crisi
economica del sistema occidentale
Un approccio geopolitico
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Tiberio Graziani* 2 Luglio 2009
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Traduzione dall’originale
in inglese a cura di Massimo Janigro |
*Relazione presentata
a The International Conference “Prague Dialogue on Europe
in the 21st Century” Prague, Czech Republic, May 13
– 15, 2009 |
Relativamente all’attuale crisi sono state approntate diverse analisi,
quasi tutte da un punto di vista economico . In questo contesto molti
studi sono stati prodotti con il fine di analizzare l’impatto della
crisi sull’economia globale e sul sistema industriale mondiale.
I risultati di questi studi contribuiscono a trovare soluzioni per il
superamento della crisi, senza perdita di potere da parte del sistema
occidentale guidato dagli Stati Uniti. Poiché adesso sembra che
un nuovo sistema multipolare stia emergendo, dopo il momento unipolare
a guida statunitense, è necessario pensare alle relazioni fra le
diverse posizioni geopolitiche degli attori mondiali e la crisi. Prendere
in considerazione le diverse strategie geopolitiche dei principali attori
globali (USA, UE, Russia, Cina, India) le loro differenti identità
culturali e le loro ambizioni, può aiutarci a definire migliori
approcci per ricostruire (o costruire) una stabilità sociale e
per trovare nuove forme di cooperazione internazionale durante la crisi.
CRISI GLOBALE O CRISI DEL SISTEMA OCCIDENTALE?
Generalmente ci riferiamo all’attuale terremoto finanziario (ma
anche economico ed industriale) come alla ‘crisi globale’;
che è un’espressione veritiera solo in parte ed in alcuni
contesti. Ma, se la analizziamo da un punto di vista geopolitico, vediamo
che il disastro finanziario è, prima di tutto, una crisi interna
al ‘sistema occidentale’, che sta causando conseguenze
in altre aree geopolitiche.
Per esprimere meglio questo concetto, vale la pena descrivere, brevemente,
cosa intendiamo per ‘sistema occidentale’ e ‘sistema
globale’ ed analizzare il ruolo del cosiddetto processo di
globalizzazione nel quadro geopolitico.
Definizioni
1 – Sistema Occidentale (SO). Da un punto di vista geopolitico,
possiamo sostenere che il SO è costituito di base da Stati Uniti,
Europa (UE) e Giappone (più Canada, Australia e Nuova Zelanda).
Il ruolo centrale di questa larga area geopolitica è svolto dagli
Stati Uniti e dal loro storico partner speciale: la Gran Bretagna. L’Europa
ed il Giappone (rispettivamente la parte occidentale e orientale del
Continente Eurasiatico) sono la periferia di questa zona, con un’importante
funzione geostrategica rispetto continente Eurasiatico. Infatti, dalla
fine della Seconda Guerra Mondiale e nello scenario della dottrina geopolitica
statunitense, le nazioni dell’UE e il Giappone costituiscono due
simmetriche teste di ponte statunitensi, con la funzione peculiare di
controllare la Russia e la Cina, i due polmoni dell’Eurasia. In
realtà, per ragioni storiche, geografiche e culturali, la posizione
geopolitica naturale dell’Europa dovrebbe essere Eurasiatica,
non Atlantica.
Il controllo del continente eurasiatico, che porterebbe all’egemonia
statunitense nell’emisfero nord del paese, ha condizionato sia
la politica estera di Washington che il sistema dell’industria
militare Americana, in particolare negli ultimi anni.
Secondo Henry Kissinger, gli Stati Uniti sono un’isola al di fuori
dell’Eurasia. Il già consigliere Nazionale per la Sicurezza
e Segretario di Stato sotto la presidenza di Richard Nixon, riconosce
che un’unica Grande Potenza che egemonizzi le due principali sfere
eurasiatiche, Europa ed Asia, sarebbe un danno strategico per gli Stati
Uniti. Questo genere di pericolo, chiarisce Kissinger, deve essere evitato,
anche nel caso in cui la supposta Grande Potenza non mostrasse intenzioni
aggressive, perché, se queste intenzioni divenissero aggressive
nel futuro, Washington non potrebbe determinare gli eventi, perché
l’effettiva capacità di resistenza degli Stati Uniti sarebbe
diminuita. (Henry Kissinger, L’arte della diplomazia,
Sperling & Kupfer Editori, Milano 2006, pp. 634-635).
2 – Sistema Globale (SG). Nell’attuale struttura geopolitica
questa espressione (che trae il suo nome dal lessico della comunicazione
informatica) intende la programmatica volontà dell’Occidente
di egemonizzare il pianeta, principalmente su basi finanziarie, economiche
e tecnologiche. Il Sistema Globale deve essere considerato come un progetto;
un obiettivo da raggiungere attraverso gli strumenti e i processi della
competività economica e finanziaria. L’architrave della
strategia volta alla creazione della Società Globale è
l’interdipendenza economica fra gli stati a scala mondiale.
Il tentativo di creare un Sistema Globale – a livello finanziario
– riflette la ‘politica’ dei grandi gruppi
finanziari.
3 – Globalizzazione. Concordiamo con la definizione data dall’economista
francese Jacques Sapir "La cosiddetta globalizzazione è
in relatà la combinazione di due processi. Il primo è
l’estensione mondiale del capitalismo – nella sua forma
industriale – verso aree che non aveva ancora toccato. Il secondo,
che è in larga parte l’implementazione della politica statunitense,
corrisponde a una politica volontaria di apertura commerciale e finanziaria”
(Jacques Sapir, Le nouveau XXI siécle, Paris, 2008,
p. 63-64). In altre parole, il ruolo del processo di globalizzazione
è stato quello di una strategia statunitense per l’egemonia
del mondo durante il suo ‘momento unipolare’.
La Crisi occidentale e il nuovo sistema multipolare
Tutti noi sappiamo come la cosiddetta crisi finanziaria è, in
realtà, un raggrupparsi di diverse crisi che, partendo dagli
Stati Uniti, si stanno ora diffondendo in tutto il pianeta, coinvolgendo
le economie nazionali e, quindi, colpendo la relativa stabilità
sociale. Adottando una prospettiva geopolitica, possiamo osservare che
la crisi, partendo dal centro geopolitico del sistema occidentale, ha
prima cominciato a propagarsi all’interno della sua periferia,
principalmente nelle nazioni dell’UE e del Giappone, e in una
seconda fase si è irradiata verso l’emisfero orientale
del globo. La velocità e l’intensità della diffusione
della crisi è condizionata dalle differenze strutturali delle
nazioni colpite.
In linea di massima possiamo vedere che la crisi globale (occidentale)
è avvenuta:
- Durante un cambiamento geopolitico (da un sistema unipolare ad un
sistema multipolare, che sembra avere le sue colonne portanti in Eurasia
e Sud America, rispettivamente nell’emisfero nord orientale e
in quello sud-occidentale del globo);
- In uno specifico momento economico, in cui nuovi attori internazionali
stanno emergendo in Asia (Cina ed India), economicamente, finanziariamente
e industrialmente;
- Durante la riaffermazione della Russia come potenza globale e, soprattutto,
come potenza pivotale eurasiatica.
In una situazione del genere, la crisi potrebbe non solo accelerare
la transizione da un sistema unipolare ad uno multipolare, ma potrebbe
anche consolidarla. Infatti, le nazioni Europee, finalmente, dovrebbero
capire che i loro interessi fondamentali e specifici (forniture di energia,
sicurezza, sviluppo culturale) hanno una dimensione continentale e sono
strettamente connessi con quelli russi ed asiatici.
All’interno di un contesto eurasiatico integrato, l’Europa
troverebbe il suo naturale collocamento geopolitico, cooperando con
queste nazioni su basi paritarie. La ‘penisola’ europea
costituirebbe una sorta di area perno tra l’Asia e l’Africa
e svolgerebbe il ruolo di porto eurasiatico sull’Oceano Atlantico.
Il consolidamento del sistema multipolare richiede un cambiamento di
ruolo da parte degli stati europei, da quello passivo e periferico di
oggi a quello attivo all’interno della potenzialmente emergente
integrazione eurasiatica. Il cambio dell’assetto geopolitico dell’Europa
è una condizione essenziale al fine di superare l’attuale
crisi e costruire una stabilità sociale, coerentemente alla sua
cultura, fondata su principi anti individualistici.
Analoghi segnali sembrano apparire in Giappone. Tokyo è sempre
più interessata nelle crescenti relazioni politiche ed economiche
con Pechino e Nuova Delhi, e, soprattutto, nel raggiungere un ruolo
attivo nella collaborazione con queste due nazioni asiatiche, nella
parte orientale del continente Eurasiatico.
‘COME SUPERARE LA CRISI’: TENSIONI ALL’INTERNO
DEL MONDO OCCIDENTALE
Riferendosi alle soluzioni deputate alla soluzioni della crisi, osserviamo
come all’interno dell’area Occidentale siano scaturite alcune
importanti tensioni. La crisi, in altre parole, sembra svelare le profonde
differenze fra Europa e Stati Uniti, relativamente ai rispettivi comportamenti
in materia economica e di welfare.
Parigi e Berlino – pur essendo guidate da governi atlantisti (Sarkozy
e la Merkel sono, infatti, l’espressione della nuova oligarchia
neo-atlantista) – devono prendere in considerazione il fatto che,
strutturalmente, le cosiddette dinamiche neoliberiste delle economie
europee ( a parte che per la Gran Bretagna) sono basate sulla contraddizione
tra comportamenti neoliberisti e pratiche ispirate da principi di solidarietà.
Comportamenti e pratiche caratterizzate da un’attitudine di solidarietà
sono, oggigiorno, ancora presenti nell’Europa Continentale e Mediterranea,
nonostante le periodiche e potenti ondate di ultraliberismo degli ultimi
due decenni e, soprattutto, i ricorrenti richiami (più spesso
vere minacce o diktat, più che semplici richiami) presentati
da alcune organizzazioni economiche internazionali (fra loro: la Banca
Mondiale, Il Fondo Monetario Internazionale, L’Organizzazione
Mondiale per il Commercio e alcune agenzie private di rating.)
L’attitudine solidaristica delle nazioni europee si articola in
diverse istituzioni sociali; fra queste possiamo menzionare (anche se
parzialmente privatizzate negli ultimi anni) quelle strutture volte
al sostegno di pensionati e disoccupati (sicurezza sociale), a fornire
servizi sociali (per esempio, l’assistenza medica) a sostenere
aziende di interesse strategico e, in particolare, il sistema delle
piccole e medie imprese che costituisce –per alcuni aspetti –
il tessuto dell’intera Unione Europea.
Se prendiamo in considerazione quanto descritto nelle ultime righe,
riusciamo a capire meglio la discrepanza che c’è stata
–fra i rappresentanti di Stati Uniti ed Unione Europea –
nella cornice degli incontri multilaterali dedicati alla crisi ‘globale’.
Comunque, anche se le marcate differenze (più regole richieste
dalle nazioni dell’Unione Europea; più ‘libero
mercato’ richiesto dagli Stati Uniti) non hanno generato
una ‘vera’ soluzione della crisi, (almeno finora)
e anche se, in aggiunta, non hanno provocato una divisione fra gli Stati
Uniti e le nazioni europee, queste differenze hanno di sicuro posto
un grande problema all’interno della ‘casa occidentale’.
Il sistema occidentale, amministrato dall’oligarchia atlantista,
deve affrontare il fatto che le sue ‘periferie’
(le nazioni europee ed il Giappone) non sono più così
affidabili come lo erano nel passato, nonostante i tanti trattati economici
e militari, la profonda interdipendenza economica e la presenza delle
truppe militari (NATO) largamente diffuse in Europa e nel Mar Mediterraneo.
L’Europa, in particolare, potrebbe sfuggire dal controllo statunitense,
se la strategia economica nord americana provasse a caricare i propri
debiti sulle spalle dei cittadini europei.
Il tornare ad un’economia ‘controllata’ dallo
Stato e le cosiddette misure protezioniste adottate dagli Stati Uniti
e da alcuni stati europei, lungi dall’essere vere soluzioni politiche,
sembrano più temporanee vie d’uscita egoistiche e opportunistiche,
adottate dalle oligarchie occidentali. In altri termini questo tipo
di escamotages, basato sul coinvolgimento dello Stato nel campo economico
e nel campo finanziario, ha il chiaro obiettivo di utilizzare lo stato
per pagare i debiti provocati dall’irresponsabile speculazione
di alcune lobby finanziarie. Non c’è né una vision
politica, né una visione solidaristica dell’economia, ma,
piuttosto, lo sfruttamento neoliberista dei guadagni e dei risparmi
nazionali. La finanza statunitense ha bisogno della neo economia di
stato, semplicemente per tirare un respiro in un momento particolare
della sua storia.
Gli obiettivi designati a pagare la crisi, sono le periferie del sistema
occidentale; cioè, Europa e Giappone. Queste due aree geo-economiche
sono caratterizzate, per ragioni storiche, da una cultura familiare
del risparmio ancora diffusa, che invece manca completamente negli Stati
Uniti. Più o meno il loro sistema economico, anche se orientato
al ‘libero mercato’ e basato su comportamenti ‘neo-liberisti’,
mantiene ancora qualche carattere che possiamo definire di economia
sociale. Per ragioni diverse ma analoghe, le due periferie del sistema
occidentale dovrebbero affrontare la crisi meglio degli Stati Uniti.
I PROTAGONISTI EMERGENTI
I nuovi protagonisti globali (Russia, Cina e India) dovrebbero affrontare
la crisi con meno danni rispetto a agli Stati Uniti e all’Europa.
Russia e Cina dovrebbero reagire abbastanza bene alla scossa innescata
dalla speculazione finanziaria, principalmente a causa delle loro strutture
politiche e della fermezza dei rispettivi poteri politici centrali.
Fino a un certo punto, ci possiamo aspettare che l’ondata di shock
della crisi finanziaria si possa infrangere contro il muro eurasiatico,
costituito principalmente da Cina e Russia. Questo è possibile
se Mosca e Pechino cominciano, nell’immediato futuro a condividere
le proprie politiche economiche e monetarie.
Per quanto riguarda l’India pensiamo che Nuova Delhi, al fine
di superare la crisi senza danni profondi, dovrebbe bilanciare la debolezza
del suo sistema politico rafforzando le relazioni economiche con Mosca
a Pechino all’interno dello scenario di una comune visione eurasiatica.
L’integrazione geopolitica dell’Eurasia potrebbe essere
il miglior modo per ridurre le conseguenze della crisi e, ovviamente,
per contribuire a consolidare l’emergente sistema multipolare.
Fra i nuovi protagonisti emergenti devono essere inclusi, ovviamente,
anche Brasile, Argentina e Venezuela. Come noto durante gli ultimi anni
queste nazioni, situate nel subcontinente sudamericano, quello che una
volta veniva chiamato ‘il cortile di casa statunitense’,
ha rafforzato le relazioni strategiche con le principali nazioni eurasiatiche,
Cina, Russia e alcune nazioni del medio oriente (tra cui l’Iran)
per partecipare attivamente al cambiamento geopolitico mondiale, dal
sistema unipolare a quello multipolare. In questo nuovo contesto di
importanti relazioni fra nazioni detentrici di risorse energetiche e
materie prime importanti a livello mondiale, il Brasile, il Venezuela
e, per alcuni aspetti, l’Argentina, dovrebbero resistere alle
conseguenze causate dalla crisi ‘globale’.
EUROPA
In merito alla costruzione della sicurezza e della stabilità
sociale in Europa, crediamo che i governi europei debbano, prima di
tutto, riconsiderare la loro struttura geopolitica, che significa acquisire
piena sovranità in tutti i campi: politico, economico, militare
e culturale. In generale, gli Europei dovrebbero capire che i propri
interessi sono ‘interessi Eurasiatici’, non interessi statunitensi
o ‘occidentali’. Per gli europei (non per le oligarchie
che attualmente governano il continente) non c’è libertà
economica senza sovranità continentale.
Considerando gli elementi pratici, indichiamo solo due aspetti principali
su cui i governi europei dovrebbero porre la loro attenzione:
a) ristrutturazione del sistema bancario e
b) costruzione di una nuova economia mista.
Il sistema bancario, è oggi, come tutti noi sappiamo, un’istituzione
“privata”, orientata all’ottenere profitto.
Esso non prende in considerazione lo scenario sociale quando agisce
e le conseguenze che potrebbe provocare.Il sistema bancario è
‘non responsabile’: ciò non può più
essere tollerato. Per ricostruire la stabilità sociale ed economica,
infatti, il sistema bancario dovrebbe divenire una istituzione ‘sociale’,
con l’obiettivo di provvedere un servizio all’intera società.
La creazione di una ‘nuova economia mista integrata’
Europea è qualcosa di veramente importante e profondamente connessa
con la ristrutturazione del sistema bancario Europeo.
E’ possibile cominciando col finanziamento pubblico di infrastrutture
strategiche su scala continentale nei settori dell’energia e della
comunicazione, in un contesto di cooperazione con la Russia, l’Africa
del Nord e le nazioni del vicino Oriente.
Altri importanti punti da considerare con riguardo sono:
-Lo sviluppo integrato dell’industria militare europea;
-Lo sviluppo integrato della ricerca europea in materia di alte tecnologie;
-L’implementazione di strumenti utili per la crescita della giustizia
sociale e la solidarietà a livello continentale, con il rispetto
delle tradizioni locali;
- La creazione di un’organizzazione colettiva per la sicurezza
a livello continentale (Europa –Russia) e a livello Mediterraneo
(Europa –Nord Africa);
- Il rafforzamento delle relazioni culturali all’interno del Vecchio
Continente (Europa-Asia –Africa)sulle basi della ‘Unità
spirituale eurasiatica’.