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L'arco di instabilità
degli Stati Uniti non fa che ampliarsi
Pepe Escobar sul Nuovo Grande Gioco
in America Latina e l'esportabilità del Piano
Colombia
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Manuela
Vittorelli è membro di Tlaxcala,
la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo
articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne
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e la fonte. |
Il Nuovo Grande Gioco non si concentra solo sullo scontro tra gli Stati
Uniti e gli antagonisti strategici Russia e Cina, con il Pipelineistan
a fare da elemento determinante.
La dottrina del dominio ad ampio spettro impone il controllo di quello
che il Pentagono ha battezzato “
arco di instabilità”
dal Corno d'Africa alla Cina occidentale. In prima pagina qui c'è
l'ex “
guerra globale al terrore”, ora “
operazioni
d'emergenza oltremare” sotto la gestione dell'amministrazione
Obama.
Innanzitutto la logica basilare resta quella del divide et impera. Per
quanto riguarda il dividere, Pechino lo definirebbe, senza traccia di
ironia, “
scissionismo”. Scissionismo in Iraq –
bloccando l'accesso della Cina al petrolio iracheno. Scissionismo in Pakistan
– con un Belucistan indipendente che impedisca alla Cina di accedere
al porto strategico di Gwadar. Scissionismo in Afghanistan – con
un Pashtunistan indipendente che permetta la costruzione del
Trans-Afghanistan
Pipeline, oleodotto che aggirerebbe il territorio russo. Scissionismo
in Iran – finanziando la sovversione nel Khuzestan e nel Sistan-Belucistan.
E, perché no, scissionismo in Bolivia (il tentativo risale all'anno
scorso) a vantaggio dei colossi energetici statunitensi. Chiamatelo modello
(scissionista) Kosovo.
Il Kosovo, a proposito, è noto come la Colombia dei Balcani. Quello
che Washington chiama “
emisfero occidentale” è
una sottosezione del Nuovo Grande Gioco. Il legame tra il recente colpo
di Stato militare in Honduras, il ritorno dei morti viventi – cioè
la resurrezione della
Quarta Flotta statunitense nel luglio del
2008 – e ora la sovralimentazione di sette basi militari americane
in Colombia non può essere attribuito solo alla continuità
tra George W. Bush e Obama. Niente affatto. Tutto questo ha a che fare
con la logica interna del
Dominio ad Ampio Spettro.
La conquista delle basi
Dodici nazioni sudamericane, sotto l'ombrello dell'Unione delle Nazioni
Sudamericane, la scorsa settimana si sono date appuntamento a Bariloche,
in Argentina, e dopo un'animata discussione di sette ore sono riuscite
solo a sottolineare, alquanto umilmente, che “le truppe straniere
non possono costituire una minaccia per la regione”, facendo
riferimento alla presenza militare statunitense in Colombia. Almeno
il Presidente brasiliano Lula da Silva chiederà a Obama di incontrare
i presidenti sudamericani e di rivelare la vera sostanza di questo nuovo
patto militare con la Colombia.
La propaganda, naturalmente, ha prevalso. L'influente quotidiano conservatore
brasiliano O Globo, che da tutti i punti di vista sembra redatto
a Washington, praticamente ha incolpato di tutto il Presidente venezuelano
Hugo Chavez.
È istruttivo esaminare il modo in cui vedono la questione alcune
delle migliori menti sudamericane. Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano
(il cui libro Le vene aperte dell'America Latina è stato donato
a Obama da Chavez al recente summit dell'Organizzazione degli Stati
Americani) in un'intervista a un giornale ecuadoregno ha sottolineato
come gli Stati Uniti, che hanno trascorso un secolo a fabbricare dittature
militari in America Latina, restino a corto di parole quando si verifica
un colpo di Stato come quello dell'Honduras.
Per quanto riguarda le basi militari in Colombia, Galeano ha detto che
“offendono non solo la dignità collettiva dell'America
Latina ma anche la nostra intelligenza”.
Gli Stati Uniti hanno già costruito tre basi militari in Colombia,
più una dozzina di stazioni radar. Il governo colombiano porterà
il numero delle basi a sette, una delle quali – Palanquero –
con accesso aereo a tutto l'emisfero. Sette basi in Colombia è
la naturale risposta del Pentagono alla perdita della base di Manta
in Ecuador e alla perdita del controllo sul Paraguay, dove governa ora
la sinistra. Washington già addestra le forze armate, le forze
speciali e la polizia nazionale della Colombia.
La famigerata Scuola delle Americhe con sede a Fort Benning, il campo
d'addestramento americano per eccellenza per le dittature militari ultra-repressive,
cioè la “Scuola degli Assassini” ribattezzata
nel 2001 Western Hemisphere Institute of Security Cooperation,
Istituto dell'Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza,
ha addestrato non solo più di 10.000 colombiani ma anche gli
autori del colpo di Stato in Honduras.
L'esperto di scienze politiche argentino Atilio Boron attacca senza
pietà; per lui “Pensare che quelle truppe e quei sistemi
d'arma si trovino in America Latina per ragioni diverse da quella di
assicurare il controllo politico di una regione che gli esperti considerano
la più ricca del pianeta in termini di risorse naturali –
acqua, energia, biodiversità, minerali, agricoltura, ecc. –
sarebbe di una stupidità imperdonabile”.
L'autore e attivista politico americano Noam Chomsky, in un'intervista
concessa all'avvocata venezuelano-americana Eva Golinger durante la
sua recente visita in Venezuela, ha spiegato come l'“ondata
rosa” della sinistra sudamericana stia spaventando così
tanto Washington da costringerla a collaborare con governi che solo
pochi decenni fa avrebbe deposto sommariamente. Chomsky si riferisce
al governo di Joao Goulart in Brasile, che fu rovesciato nel 1964 aprendo
la strada, sotto la supervisione degli Stati Uniti, al “primo
stato di sicurezza nazionale di stampo neonazista”. La politica
di Lula, oggi, non è diversa da quella di Goulart.
Entra in gioco la NATO
La Colombia ha ricevuto più di 5 miliardi di dollari dal Pentagono
da quando il presidente Bill Clinton lanciò il Piano Colombia
nel lontano... 2000. Il Presidente colombiano Alvaro Uribe governa su
una terra ammaliante infestata di paramilitari e di omicidi extragiudiziali
– decine di contadini e di sindacalisti uccisi a sangue freddo.
Ma a Washington lo elogiano come un eroe dei diritti umani.
Non è magnifico? In un documento dei servizi segreti del Pentagono
che risale al 1991 ed è ora di pubblico dominio, l'allora senatore
Alvaro Uribe Velez viene descritto come “dedito alla collaborazione
con il cartello di Medellin ad alti livelli governativi”.
Il documento evidenzia che Uribe “ha lavorato con il cartello
di Medellin ed è amico intimo di Pablo Escobar Gaviria”,
l'archetipico e ora defunto signore della droga colombiano. Non c'è
da meravigliarsi che Uribe abbia sempre combattuto ferocemente ogni
possibile forma di trattato di estradizione.
Boron definisce Uribe “il Cavallo di Troia dell'impero”.
È questo Cavallo di Troia che permette di presentare come “guerra
alla droga” quella che di fatto è un'operazione di
controinsurrezione. Inutile dire che la Colombia resta il fornitore
numero uno di cocaina degli Stati Uniti, Piano Colombia o no.
La controinsurrezione è anche in gran parte diretta contro il
venezuelano Chavez (chi se non lui), che nei suoi tanti momenti di disinvolta
sincerità non fa mistero di “conoscere molto bene Uribe
e anche la sua psicologia”. Eva Golinger, autrice di un essenziale
libro sulla strategia complessiva di Washington, Bush vs Chavez:
Washington's war on Venezuela (Bush contro Chavez: la guerra di
Washington al Venezuela), ha detto a Russia Today che “Il
vero obiettivo del Piano Colombia non è affrontare direttamente
la guerra alle droghe”; è piuttosto il “controllo
delle risorse naturali e delle risorse strategiche”.
Ben al di là del Venezuela, qui si tratta della militarizzazione
delle Ande e oltre. La Colombia è effettivamente il Cavallo di
Troia con il compito di presidiare praticamente tutto il Sudamerica,
per non parlare dell'America Centrale, adesso che l'egemonia politica,
economica e militare degli Stati Uniti si va riducendo a vista d'occhio.
La bellezza del Piano Colombia è la sua versatilità:
può essere applicato dall'AfPak al Messico. Pochi sanno che nell'aprile
del 2007 l'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia, William Wood,
fu mandato in Afghanistan a mettere in atto... un Piano Colombia, cioè
controinsurrezione mascherata da lotta alle droghe. La Colombia è
uno specchio dell'Afghanistan, e viceversa. Inutile dire che l'Afghanistan
della controinsurrezione – ora sotto il tacco supremo dell'ex
organizzatore degli squadroni della morte in Iraq per conto del Generale
Petraeus, il Generale Stanley McChrystal – produce ancora più
del 90% dell'oppio mondiale.
Ed è qui che inevitabilmente entra in gioco la NATO. L'unica
parte del mondo in cui la NATO non è attiva è il... Sudamerica.
Pochi inoltre sanno che alcuni mesi fa il capo del Comando Sud del Pentagono,
l'Ammiraglio James Stavridis, è diventato il comandante supremo
della NATO. Tre degli ultimi cinque comandanti supremi della NATO –
Stavridis, Bantz Craddock e Wesley Clark – venivano proprio dal
Comando Sud, aggiungendo un ulteriore significato alla tetra espressione
“Scuola delle Americhe”.
Non meraviglia che a metà luglio a Cuba il Presidente boliviano
Evo Morales abbia detto di ritenere “sulla base di informazioni
affidabili che l'impero, attraverso il Comando Sud degli Stati Uniti,
abbia fatto il golpe in Honduras”. E tutto questo mentre
non solo il Messico e l'Argentina – ma anche il Brasile e l'Ecuador
– si accingono a legalizzare gli stupefacenti.
Guerra alla droga? Va bene per i titoli di prima pagina. Pare piuttosto
che il Pentagono si sia messo all'opera, come dice Galeano, per insultare
l'intelligenza dell'America Latina per molto tempo a venire.