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Madeleine Albright
e Thorbjørn Jagland, nel corso di una riunione
al quartier generale della NATO. |
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Dietro al Nobel per la
Pace 2009
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Thierry Meyssan* Beirut
(Libano) Voltairenet
13 ottobre 2009
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Traduzione di
Alessandro Lattanzio |
*Thierry Meyssan Analista politico
francese, fondatore e presidente del Réseau Voltaire e della conferenza
Axis for Peace. Pubblica recensioni settimanali sulla politica estera
nella stampa araba e russa. Ultimo libro pubblicato: L'Effroyable
imposture 2, ed. JP Bertand (2007).
Se l'assegnazione del Nobel per la pace ha portato un coro di
lodi da parte dei leader dell'Alleanza atlantica, ha anche sollevato
lo scetticismo nel mondo. Invece di discutere le ragioni che potrebbero
giustificare, a posteriori, questa scelta a sorpresa, Thierry Meyssan
espone la corruzione del Comitato per il Nobel e i legami tra il suo
presidente, Thorbjørn Jagland, e i collaboratori di Obama.
"Questa mattina, ascoltando le notizie, mia figlia è
venuta e mi ha detto: "Papà, sei Nobel per la pace"[1].
Questa è la commovente storiella che il Presidente degli Stati
Uniti ha raccontato ai giornalisti compiacenti, per dimostrare che non
aveva mai desiderato questa premiazione e che è stato il primo
a sorprendersi. Senza cercare più lontano, questi ultimi hanno
immediatamente intitolato i loro giornali sull’"umiltà"
dell'uomo più potente del mondo.
In effetti, nessuno sa cosa sorprenderà di più: l'attribuzione
di un tale premio prestigioso a Barack Obama, la messa in scena grottesca
che lo accompagna, o il metodo utilizzato per corrompere la giuria e
dirottarne i soldi dallo scopo originale.
In primo luogo, ricordare che, secondo le regole del Comitato per il
Nobel, le candidature sono presentate da parte delle istituzioni (parlamenti
nazionali e accademie politiche) e da persone qualificate, soprattutto
giudici e precedenti premiati. In teoria, una candidatura può
essere fatta senza che al candidato sia stata notificata. Tuttavia,
quando la giuria emette la sua decisione, si stabilisce un legame diretto
con il premiato, per assicurare che sia informato un'ora prima dell'inizio
della conferenza stampa. Per la prima volta nella sua storia, il Comitato
del Nobel non ha fatto questa cortesia. Essa, ci assicura il suo portavoce,
non osava svegliare il Presidente degli Stati Uniti in piena notte.
Forse ignorava che i consiglieri si alternano alla Casa Bianca, per
ricevere chiamate d'emergenza e svegliare il presidente, se necessario.
Inoltre, il comitato del Nobel ha almeno informato il giornalista Gerhard
Helsok, che alla vigilia aveva annunciato la notizia sul canale norvegese
TV2.
La graziosa oleografia della bambina che annuncia il Premio Nobel al
suo papà, non basta a placare il disagio causato da questa premiazione.
Secondo la volontà di Alfred Nobel, il premio riconosce "la
persona che [durante l'anno precedente] abbia più o meglio lavorato
per la fraternità tra le nazioni, l'abolizione o la riduzione
degli eserciti permanenti, e per l'incontro e la diffusione del progresso
per la pace". Nello spirito del fondatore, si tratta di sostegno
all'azione militante e di non rilasciare un certificato di buone intenzioni
a un capo di stato. I vincitori hanno, a volte, violato il diritto internazionale,
dopo il ricevimento del loro premio, il Comitato del Nobel ha deciso,
quattro anni fa, di premiare non un atto particolare, ma le persone
che hanno con onore dedicato la loro vita alla pace. Così, Barack
Obama sarebbe stato più meritevole degli attivisti per la pace
nel 2008, e non avrebbe commesso alcuna grave violazione del diritto
internazionale nel 2009. Per non parlare di quelle persone ancora detenute
a Guantanamo e a Bagram, né degli afgani e degli iracheni che
affrontano un’occupazione straniera, e che pensare degli honduregni
schiacciati da una dittatura militare o dei pakistani, il cui paese
è diventato il nuovo obiettivo dell'Impero?
Torniamo al fatto, a ciò che il "comunicato"
della Casa Bianca e i media anglo-sassoni vogliono nascondere al pubblico:
il rapporto sordido tra Barack Obama e il Comitato del Nobel.
Nel 2006, il Comando europeo (vale a dire, il comando regionale delle
truppe statunitensi, la cui autorità riguardato sia l'Europa
che gran parte dell'Africa) ha sollecitato il senatore d’origine
keniota, Barack Obama, a partecipare ad una operazione segreta inter-agenzie
(USAID-CIA-NED-NOS). Si trattava di usare il suo status di parlamentare
per condurre un tour in Africa, per consentire sia la difesa degli interessi
delle aziende farmaceutiche (per affrontare le produzioni senza licenza)
e sia per respingere l'influenza cinese in Kenya e Sudan [2].
Solo gli eventi nel Kenya, qui ci interessano.
La destabilizzazione del Kenya
Barack Obama e la sua famiglia, accompagnati da un addetto stampa (Robert
Gibbs) e da un consigliere politico-militare (Mark Lippert), arrivarono
a Nairobi su un aereo speciale noleggiato dal Congresso. Il loro aereo
era seguito da un secondo velivolo, questa volta noleggiato dall’esercito
degli USA, che trasportava un team di specialisti in guerra psicologica,
presumibilmente guidato dal generale in pensione J. Scott Gration.
Il Kenya, allora, era in pieno boom economico. Fin dall'inizio della
presidenza di Mwai Kibaki, la crescita era passata dal 3,9 al 7,1% del
PIL e la povertà era scesa dal 56 al 46%. Questi eccezionali
risultati erano stati ottenuti riducendo i legami economici con le potenze
post-coloniali anglo-sassoni, sostituiti da accordi più equi
con la Cina. Per rompere il miracolo Kenyano, Washington e Londra decisero
di rovesciare il presidente Kibaki e d’imporre l’opportunista
fidato Raila Odinga [3]. In questa prospettiva,
la National Endowment for Democracy creò un nuovo partito
politico, il Movimento Arancione, e architettò una rivoluzione
"colorata" per le successive elezioni parlamentari
del dicembre 2007.
Il senatore Obama è stato accolto come un figlio di questa terra
e il suo viaggio fu iper-pubblicizzato. Interferiva nella politica locale
e partecipava alle riunioni di Raila Odinga. Obama chiamava alla "rivoluzione
democratica", mentre il suo "compagno",
il Generale Gration, dava a Odinga un milione di dollari in contanti.
Queste azioni destabilizzarono il Paese e sollevò proteste ufficiali
di Nairobi presso Washington.
A seguito di questo tour, Obama e il Gen. Gration presentarono una relazione
al Generale James Jones (allora capo del Comando europeo e comandante
supremo della NATO) a Stoccarda, prima di tornare negli Stati Uniti.
L'operazione continuò. Madeleine Albright, in qualità
di Presidente del NDI (il ramo del National Endowmement for Democracy [4],
specializzato nel trattamento dei partiti di sinistra), fece un viaggio
a Nairobi, dove si occupò dell'organizzazione del Movimento Arancione.
Poi John McCain, in qualità di presidente della IRI (la filiale
della National Endowmement for Democracy specializzata
nel trattamento dei partiti di destra) completò la coalizione
dell’opposizione, trattando con piccoli partiti di destra [5].
Nelle elezioni parlamentari del dicembre 2007, uno studio finanziato
dall’USAID annunciò la vittoria di Odinga. Il giorno delle
elezioni, John McCain disse che il presidente Kibaki aveva truccato
le elezioni a favore del suo partito e che, in realtà, l'opposizione
guidata da Odinga aveva vinto. La NSA, in collaborazione con gli operatori
della telefonia locale, indirizzò degli SMS anonimi alla popolazione.
Nelle aree popolate dai Luo (gruppo etnico di Odinga), dissere "Cari
keniani, i kikuyu hanno rubato il futuro dei nostri figli ... Dobbiamo
trattarli nell'unico modo che comprendono… la violenza".
Mentre nelle aree popolate dai kikuyu, scrissero: "Il sangue
di nessun Kikuyu innocente verrà versato. Li massacreremo fin
nel cuore della capitale. Per la giustizia, creato un elenco di Luo
che conoscete. Vi invieremo i numeri di telefono durante la trasmissione
di tali informazioni." In pochi giorni, questo tranquillo
paese sprofondò nella violenza settaria. I disordini provocarono
oltre 1000 morti e 300000 sfollati. 500000 posti di lavoro furono persi.
Madeleine Albright, di ritorno, si offrì di mediare tra il Presidente
Kibaki e l'opposizione che cercava di rovesciarlo. Con finezza, lei
si allontanò e mise avanti il Centro di Oslo per la pace e i
diritti umani (Oslo Center for Peace and Human Rights). Il
consiglio di amministrazione di questa rispettata ONG era ora presieduta
dall'ex primo ministro della Norvegia, Thorbjørn Jagland. Rompendo
con la tradizione di imparzialità del Centro, inviò due
mediatori sul posto, tutte le spese furono a carico del NDI di Madeleine
Albright (vale a dire in ultima analisi, del bilancio del Dipartimento
di Stato USA): un altro ex primo ministro norvegese, Kjell Magne Bondevik,
e l'ex segretario generale, Kofi Annan (il ghanese è assai presente
negli Stati scandinavi, da quando ha sposato la nipote di Raoul Wallenberg).
Obbligato, per ripristinare la pace civile, ad accettare i compromessi
che gli imposero, il presidente Kibaki s’impegnò a creare
la carica di primo ministro e di affidarla a Raila Odinga. Questi cominciò
subito a ridurre gli scambi commerciali con la Cina.
Piccoli doni tra amici
Se l'operazione del Kenya si ferma lì, la vita dei protagonisti
continua. Thorbjørn Jagland negoziò un accordo tra la
National Endowment for Democracy e il Centro di Oslo, che fu
formalizzato nel settembre 2008. Una fondazione collegata fu creata
ad Minneapolis, permettendo alla CIA di sovvenzionare indirettamente
l’ONG norvegese. Essa agisce per conto di Washington in Marocco
e, in particolare, in Somalia [6].
Obama fu eletto presidente degli Stati Uniti. Odinga dichiarò
alcuni giorni di festa nazionale in Kenya, per festeggiare il risultato
delle elezioni negli Stati Uniti. Il generale Jones divenne consigliere
per la sicurezza nazionale. Assunse Mark Lippert come Capo di gabinetto
e, come suo Vice, il Generale Gration.
Durante la transizione presidenziale negli Stati Uniti, il presidente
del Centro di Oslo, Thorbjørn Jagland, fu eletto presidente del
comitato Nobel, nonostante il rischio che un tale politico astuto rappresenta
per l'istituzione [7]. La candidatura di Barack
Obama al Nobel per la pace fu presentata entro, e non oltre, il 31 gennaio
2009 (termine regolamentare [8]), dodici giorni
dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. Vivaci dibattiti animarono
la commissione, che, ai primi di settembre, non giunse ad accordarsi
su un nome, come previsto dal calendario regolare [9].
Il 29 settembre, Thorbjørn Jagland fu eletto Segretario Generale
del Consiglio d'Europa, a seguito di un accordo dietro le quinte tra
Washington e Mosca [10]. Questo buon metodo ne chiedeva
un altro in cambio. Sebbene l’adesione al Comitato per il Nobel
sia incompatibile con un esecutivo politico importante, Jagland non
si dimise. Egli sostiene che lo spirito del regolamento vieta l’accumulo
con un incarico ministeriale, e non dice nulla del Consiglio d'Europa.
Rientrò quindi a Oslo, il 2 ottobre. Lo stesso giorno, il comitato
nominò il Presidente Obama, Premio per la Pace 2009.
Nella sua dichiarazione ufficiale, il comitato ha detto, senza ridere:
"E' assai raro che una persona come Obama sia riuscita a catturare
l'attenzione di tutti e a dar loro la speranza per un mondo migliore.
La sua diplomazia si basa sul concetto che chi guida il mondo deve farlo
su una piattaforma di valori e atteggiamenti condivisi dalla maggior
parte degli abitanti del pianeta. Per 108 anni, il Comitato del Nobel
ha cercato di stimolare questo tipo di politica internazionale e quei
passi di cui Obama è il principale portavoce" [11].
Da parte sua, il fortunato vincitore ha detto: "Apprendo la
decisione del comitato Nobel con sorpresa e profonda umiltà (...)
voglio accettare questo premio come un invito all'azione, un invito
a tutti i paesi perché prendano posizione di fronte alle sfide
comuni del XXI secolo". Quindi questo uomo "umile"
ritiene di incarnare "tutti i paesi". Cosa che non
fa presagire nulla di pacifico.
Note
[1] «Déclaration de Barack Obama à l'annonce
du prix Nobel de la paix 2009», Réseau Voltaire, 9
octobre 2009.
[2] Per i dettagli di questa operazione, vedere ‘Le Rapport Obama’,
di Thierry Meyssan, di prossima pubblicazione.
[3] Raila Odinga è figlio di Jaramogi Oginga Odinga, che ebbe
come principale consigliere per la politica, il padre di Barack Obama.
[4] «La NED, nébuleuse de l'ingérence "démocratique"»,
Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 22 janvier 2004.
[5] In precedenza gli Stati Uniti avevano creato un loro partito in
Kenya, guidato da Tom Mboya. Si trattava, in quel momento, di lottare
contro l'influenza russa e, di già, cinese.
[6] Il Centro di Oslo ha anche partecipato alla destabilizzazione dell'Iran,
durante le elezioni presidenziali, canalizzando i fondi per l'ex presidente
Khatami.
[7] Vicepresidente dell'Internazionale socialista, Thorbjørn
Jagland è un forte sostenitore della NATO e dell'ingresso della
Norvegia nella Unione europea. Frequenta l’elite global e ha partecipato
ai lavori del Council on Foreign Relations, della Commissione Trilaterale
e del Bilderberg Group. Il suo bilancio politico è stato segnato
da diversi scandali di corruzione che coinvolgono la sua famiglia, compreso
il suo amico e ministro per la Pianificazione, Terje Roed Larsen (il
coordinatore attuale dei negoziati delle Nazioni Unite in Medio Oriente).
[8] 205 domande sono state depositate. Ma solo in conformità
con il regolamento, 199 sono state ritenute ammissibili. Raggiunta questa
cifra, il Comitato del Nobel non ha avuto la possibilità di aggiungere
dei nomi supplementari nelle sue deliberazioni.
[9] Il premio doveva essere aggiudicato il 9 ottobre. Per motivi organizzativi,
il vincitore dovrebbe essere trovato entro il 15 settembre.
[10] Anche se gli Stati Uniti non sono membri del Consiglio d'Europa,
hanno una grande influenza. Mosca non tifava per Jagland, ma l’ha
voluto per contrastare il polacco Cimoszewicz.
[11] «Communiqué du Comité Nobel norvégien
sur le prix de la Paix 2009», Réseau Voltaire, 9 octobre
2009.