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Barack Obama: speranza
o illusione?
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Alessandro Lattanzio
7 Novembre2008
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Acquistiamo armi per difenderci dagli USA. L’interesse degli
USA sarà sempre lo stesso. Obama sarà abile nel manipolare
la politica estera, ma, fondamentalmente gli scopi e le intenzioni del
Nord America saranno sempre gli stessi: dominare il mondo.
Gen. Jesus Gonzales, responsabile venezuelano per gli appalti in
materia di armamenti
C’è una ricorrenza che torna tra il periodo di transizione
presidenziale da Bush junior a Barack Obama: il Congo. Già nel
1961, mentre John Fitzgerald Kennedy si stava preparando ad assumere
la presidenza degli Stati Uniti d’America, il Congo ex-belga era
preda delle convulsioni imperialistiche che avrebbero portato all’efferato
omicidio di Patrice Lumumba, al massacro dei patrioti congolesi, alla
notorietà internazionale del tristo figuro Moises Chombè,
testa di legno degli interessi neocolonialisti e all’ascesa della
stella filoatlantista di Mobutu Sese Seko.
Oggi cambiano i personaggi (con il congolese Generale fellone e traditore
Nkunda nel ruolo del Chombè del XXI° secolo) , ma il teatro
e la tragedia sono sempre quelli: la Repubblica Democratica del Congo
e le sue risorse, il suo popolo ed il martirio di quel popolo. Sono
da 5 a 7 milioni, i morti provocati da questa guerra tra imperialismo
occidentale (USA-Israele-Regno Unito-Belgio) e potenze eurasiatiche
(Repubblica Popolare Cinese, Pakistan). Ovviamente una guerra che i
mass media di disinformazione occidentale occultano da faida tribale.
Ma questi milioni di morti, vittime antipatiche, non meritano una frazione
dell’‘informazione indignata’ che invece
si riserva per le ‘vittime’ simpatiche all’Occidente,
come i bonzi da hotel a cinque stelle di Dharamsala (provincia di Hollywood).
Da una parte abbiamo la ‘trasversale dei laghi’,
ovvero la catena di stati filo-occidentali, come Uganda, Rwanda, Etiopia,
Tanzania e Kenya i cui regimi per quanto corrotti ed oppressivi, sono
così simpatici ai vari reporters (sans dignitè), da non
meritare una sola nota di biasimo, al contrario di notori 'oppressori
dei popoli' come Putin, Chavez, Castro, Morales e Mugabe. Ovviamente
questi sentimenti di simpatia sono suscitati da nobili ispirazioni e
intenti, tutti Made in Langley e firmati NED, Open Society,
IRI, RIIA, ecc.
Dall’altra parte abbiamo una coalizione di stati africani che
sostengono la Repubblica Democratica del Congo: Angola, Mozambico, Namibia,
Zimbabwe e Sud Africa, tutti stati governati da partiti con un netto
passato anticolonialista. Queste realtà africane hanno sempre
cercato una loro via al progresso e allo sviluppo, richiamandosi al
Socialismo e alla lotta di Liberazione Nazionale, hanno avuto il sostegno
dell’URSS, ed oggi, hanno quello della Cina Popolare. Beijing
ha stipulato, negli ultimi due/tre anni, importanti accordi di cooperazione
economico-industriale: ponti, porti, centri siderurgici, raffinerie,
centrali elettriche, scuole ospedali e dighe, tutte cose che hanno facilitato
la penetrazione cinese in Africa e una forma di baratto, risorse in
cambio di sviluppo, che ha avvantaggiato entrambi i contraenti. Una
politica che ha funzionato, e funziona così bene, da suscitare
le ire degli ispirati terzomondisti catto-comu-consumisti occidentali.
(Si sono arrabbiati perfino della diga fatta costruire da cinesi e nordocreani
nello Zimbabwe!) Noblesse oblige!
Le ONG d’occidente, buoniste e lacrimevoli sui bimbetti negri
che muoiono di fame e malattie, rischiano di non poter più speculare
su questo ben di Dio, se i negretti non muoiono più per colpa
dei musi giallorossi, e neanche potrebbero fare la questua presso le
centrali dell’umanitarismo e della nonviolenza (Langley, Pentagono,
Casa Bianca, Wall Street, ecc.) se si rivelassero totalmente inutili.
Infatti, dopo l’ondata delle ONG pro-colonialiste e filo-imperialiste
nel Congo orientale, sono rispuntati i signorotti della guerra ben armati
e assistiti da forze ONU al di sotto di ogni sospetto. Il Monuc, ovvero
le truppe ONU in Congo, sono comandate da ufficiali inglesi, olandesi
e belgi, che operano apertamente in rappresentanza degli interessi dei
loro paesi.
Lo scontro con la Repubblica Popolare della Cina, in Africa, è
uno degli argomenti che dovrà affrontare la ‘Banda
dei Quattro’ (Madeleine Albright, Richard Holbrooke, George
Soros e Zbignew Brzezinski) che ha imposto il senatore interventista
e guerrafondaio Joe Biden come Vice del ‘Presidente eletto’
Barack Obama. Già, perché se Obama dovrà affrontare
la grave crisi economico-finanziaria che colpisce la società
statunitense e sarà impegnato ad applicare (o meno) le promesse
sociali fatte in campagna elettorale, dovrà demandare al suo
vice (ferrato proprio nel campo della politica estera) la gestione del
difficile, per Washington, quadro internazionale. La ‘Banda
dei Quattro’ deve ricuperare il terreno perso durante gli
otto anni dell’amministrazione Bush:
- Iraq. Sebbene continuino a strepitare ed a minacciare
(1), i circoli diplo-militari degli USA percepiscono
a pieno la loro sconfitta in Iraq. Petraeus o non Petraeus, Washington
dovrà abbandonare la presa sull’Iraq, e ciò significa
lasciare il terreno all’Iran, che rafforzerà il proprio
ruolo di potenza regionale mediorientale. Una potenza che non potrà
più essere ignorata o minacciata, come nel caso del programma
elettronucleare che Tehran porta avanti da un decennio. È possibile
che Israele ed i circoli statunitensi ad esso vicino, con le loro minacce
e i loro ricatti, cerchino di contrattare, con la ‘Banda dei
Quattro’, le modalità della ritirata da Baghdad e,
sottobanco, tentano il dialogo con Tehran, per vedere di rallentare
ed influenzare l’inevitabile avanzata ‘sciita’
in Iraq.
- Afghanistan. Sebbene, anche qui, si discuta di un
maggior interventismo ed impegno militare (soprattutto da parte degli
alleati NATO), il fatto che ci siano state insistenti voci di contatti
tra movimento dei Taliban e ufficiali statunitensi, mediati dalla monarchia
saudita (2), indica quanto meno una possibile flessione
dell’impegno statunitense nella regione. Probabilmente una presenza
USA resterà, non foss’altro che per esercitare una pressione
sul Pakistan e per controllare, e non di certo per estinguere, le lucrose
rotte dell’eroina (3). Di questa regione è
un notorio esperto Zbignew Brzezinski, in fondo è lui il nonno
del movimento dei Taliban. Si riprenderà quel discorso interrotto
con l’avvento dell’amministrazione di Bush junior, ovvero
il tentativo di portare nell’orbita USA il governo del mullah
Omar; operazione gestita dal clan Brzezinski nell’ambito dell’amministrazione
democratica di Clinton. S’è visto come, invece, l’amministrazione
Cheney avesse un altro progetto per la regione. Con l’amministrazione
Obama/Biden, e già come detto se ne scorgono i segni, si riallacceranno
quei rapporti rescissi alla vigilia dell’11 settembre 2001.
Il Clan Brzezinski, nel governo Obama, avrà il compito di gestire
la ritirata dal fronte meridionale dell’assalto al Kontinentalblok
Eurasia, l’Iraq e l’Afghanistan si sono dimostrati due mortali
vicoli ciechi, e l’Iran ha guadagnato una posizione strategica
e diplomatica rilevante, bisognerà trattare con esso, e Obama
l’ha già detto. Biden assegnerà agli ‘alleati’
NATO il compito di gestire la retroguardia e le conseguenze degli interventi
armati, mentre gli USA volgeranno sempre più le loro attenzioni
al ‘fronte occidentale’ del confronto con la Federazione
Russa: Balcani e Caucaso.
La presenza di Albright, Holbrooke e Soros nel comitato promotore del
senatore Obama, fa intendere quali saranno le linee guida aggressive
degli USA nei prossimi quattro/otto anni. Mosca è il bersaglio
di turno.
- Caucaso. In Ossezia e Cecenia continuano gli attentati
e gli agguati, prima contro i poliziotti e adesso contro i civili. Nessuna
ONG umanitarista dice nulla su queste violazioni contro i diritti umani,
al contrario di quello che dicevano nell’agosto scorso, quando
si sperticavano in accuse contro la Russia, incolpandola di presunti
massacri di civili georgiani. I massacri ci sono stati, ma era stata
la parte ‘sbagliata’, quella georgiana, ad averli
commessi. Perciò è calata una coltre di silenzio che è
durata fino a questi giorni. Ora che il vento di Washington è
cambiato, ci si prepara a sbarazzarsi del manutengolo Saakhashvili (4),
messo al potere da Soros, e che ha provato a giocare i suoi sponsor,
lavorando per la banda neocon di Cheney/McCain, l’8 agosto scorso.
Una mossa che di certo non gli verrà perdonata, avendo, tra l’altro,
fallito miseramente nel cercare di screditare lo status di potenza risorta
della Federazione Russa.
L’attentato ad Amman contro Meir Dagan, direttore del Mossad,
è probabilmente la risposta dei russi alla serie continua di
agguati e atti terroristici che insanguinano il Caucaso meridionale.
Il coinvolgimento israeliano, nel torbido affare georgiano, ha spinto
la Federazione Russa ad intervenire massicciamente nel Mediterraneo
e in Medio Oriente. Un motivo in più, per Washington, per giocarsi
le carte caucasica e balcanica.
- Balcani. Il processo di separazione del Kossovo
dalla Serbia verrà accelerato. I padrini di Thaqi e dell’’indipendenza’
di Pristina, saranno presto assisi a Washington, Langley, Pentagono
e Casa Bianca. Come per l’Afghanistan riprenderanno il discorso
interrotto dall’11 settembre 2001. Il Kossovo mafioso è
il terminale della filiera dell’eroina, che si sviluppa dall’Afghanistan
di Karzai, e si diffonde in Eurasia, dall’Asia Centrale alla Russia
e all’Europa e che produce sia profitti per le agenzie segrete
e l’Intelligence Community degli USA, sia problemi d’ordine
interno a Mosca, Tehran, Ankara, Belgrado, Berlino, Parigi… come
rinunciare ad un simile asso nella manica? Da ciò, si origina
il suaccennato discorso della ripresa dei contatti con i Taliban.
Un altro elemento non va trascurato, che va aldilà dei discorsi
prettamente geopolitici. Oltre, molto oltre, ai futuri discorsi su un
Tibet ‘indipendente’ e una Birmania ‘libera’,
vecchi cavalli di battaglia dell’imperialismo hollywoodiano, crescerà
un altro tipo di propaganda e programma neo-imperialista. Assai più
sottile e quindi più pericoloso. Ma anche ‘visionario’
ed epocale.
Il XXI° secolo sta vedendo il sorgere di potenze extra-occidentali
potenti e dinamiche (Cina Popolare, Unione Indiana) e di una costellazione
di stati non meno dinamici e determinati (Malaysia, Iran, Turchia, Brasile).
Ritornando al paragrafo iniziale, la questione della penetrazione cinese
in Africa non è solo una questione di ordine tattico, politico
o geografico, ma è il perno del secolo, che da Americano si tramuta
in Cinese, Indiano o Eurasiatico. La vera ideologia eco-terroristica
portata avanti da certi ambienti, apparentemente scollegati da quelli
neocon o neowilsoniani, ha un obiettivo preciso: scongiurare questo
mutamento epocale, evitare che l’Axis Mundi scivoli dall’Atlantico
a qualche parte tra Mosca, New Delhi e Beijing, evitare che le risorse
del Mondo vadano ad alimentare altre economie ed altre società,
che non quelle occidentali.
Gli eco-terroristi, come Al Gore ed il circo Barnhum che lo circonda,
non hanno alcun interesse ad affrontare il presunto ‘global
warming’ (5); basta conoscere la biografia
del suddetto premio Nobel, per capire che il discorso ecologico da egli
avanzato è appunto, un discorso. Il nodo, il punto centrale avanzato
da questo eco-terrorismo è l’affermazione scopertamente
rivelatrice secondo cui se le risorse della Terra vengono consumate,
in Cina e in India, con lo stesso ritmo con cui vengono consumate in
occidente, il nostro pianeta collasserebbe.
Ora, trascurando il fatto secondario che uno statunitense medio consuma
quanto quattro europei e venti cinesi/indiani e che perciò occorreranno
decenni, ai cinesi e agli indiani, per pareggiare con gli occidentali,
non ci si sofferma mai sul fatto, tra l’altro sempre ribadito
in altri contesti, che le risorse della terra sono limitate. Bene, se
è così, le risorse verrebbero vendute, dai legittimi proprietari,
al miglior offerente (oggi i cinesi, per esempio), mentre l’occidente
in declino avrà sempre meno possibilità di accaparrarsi
tali risorse; è il gioco a somma zero che riguarda i mercati
di beni relativamente limitati; quindi non si avrà, in definitiva,
un incremento pauroso dei consumi e dell’inquinamento, ma semmai
una loro ridistribuzione. Ciò significa che l’Occidente,
e gli USA soprattutto, dovranno iniziare a riconsiderare lo ‘stile
di vita’ dei loro popoli, ma, soprattutto dovranno iniziare
a considerare, seriamente, il loro declino nell’arena internazionale,
ad iniziare ad accettare il passaggio dell’egemonia economico-tecnico-politica
sul Mondo, dall’occidente all’Eurasia e al suo sempre più
evidente alleato latinoamericano (bolivarismo).
In sintesi, si tratta di gestire le risorse e di controllarne il flusso
di distribuzione globale, chi controllerà queste leve avrà
la leadership strategica del XXI° secolo.
Le élites dominanti occidentali ed i loro circoli come il CFR,
RIIA, Bilderberg, la Trialteral di Brzezinski(6),
faranno di tutto per impedire tale passaggio di consegne. E le teorie
catastrofiste, come il ‘Global Warming’ o il ‘Picco
del petrolio’, si adattano a questi interessi occidentali
minacciati. Non è un caso che tali ‘studi’
provengono da istituti sospetti o dal Pentagono. Infatti, si tratta
di un mezzo mass-mediatico e culturale, di uno strumento ideologico
e propagandistico per mobilitare l’opinione pubblica occidentale
contro il ‘Pericolo Giallo’ di oggi, (l’inquinamento
ed il 'consumismo' dei cinesi, il riarmo russo, l’'estremismo'
nucleare iraniano, e le prossime campagne ‘culturali’
anti-indiane). Si tratta di preparare l’opinione pubblica ad una
nuova forma di 'Guerra Globale', non più al ‘Terrorismo’,
ma all’‘Inquinamento’ (ovviamente altrui,
essendo oramai passato il messaggio che ciò sia colpa di Cina,
India, Indonesia, Brasile, ecc.).
Questa nuova guerra richiederà misure e casus belli ben più
drastici di quelli visti dall’11 settembre 2001.(7)
La figura del Presidente statunitense Barack Obama, l’eco-terrorismo
hollywoodiano, le ONG ed altre varie truppe cammellate serviranno al
perseguimento del nuovo obiettivo internazionale stabilito dalle centrali
strategiche atlantiste. Si vedrà come reagiranno le capitali
e i governi degli stati e delle potenze nel mirino ‘ecologista’
dell’occidentale. Essi saranno, probabilmente, indicati dall’apparato
d’Infotaiment statunitense-occidentale, come i nuovi
Hitler del XXI° secolo.
Note:
1) L'agenda di guerra per Obama, di Daniel R. Coats e Charles S. Robb
- The
Washington Post, in Megachip
2) La
mediazione saudita nel processo di pace afghano secondo M. K. Bhadrakumar
3) Guerra
alla droga: Mosca accusa Washington, Stefano Vernole 6 Novembre
2008
4)
Peacereporter
5) Per un esempio, tra i tanti, vedasi qui.
6) Il fatto che un tizio come Brzezinski sia così esposto nella
campagna di sostegno al ticket Obama/Biden deve far riflettere sulla
gravità della situazione economico-strategica degli USA.
7) Per avere un’idea di ciò che rappresenti, in realtà,
quest’ipocrita discorso sulla ‘salvezza’
della Terra, si legga attentamente qui.