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CIBERGUERRA:
NUOVI STRUMENTI DI AGGRESSIONE PER LA DISTRUZIONE DI MASSA
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Tom Burghardt
è un ricercatore e attivista che vive nella San Francisco
Bay Area. Oltre ad essere pubblicati in Covert Action Quarterly
e Global Research (un gruppo indipendente di ricerca e media basato
a Montreal cui partecipano scrittori, studenti, giornalisti e
attivisti), i suoi articoli possono essere letti in Dissident
Voice, The Intelligence Daily, Pacific Free Press e nel sito
Wikileaks. È l'editore di Police State America:
U.S. Military "Civil Disturbance" Planning, distribuito
da AK Press. |
Una caratteristica fondamentale dei regimi autoritari, e specialmente
di quelli che agiscono in paesi (come i nostri) estremamente militarizzati
anche se formalmente democratici, è l'esistenza di una struttura
di controllo interno che equipara "
dissidenza" e "
criminalità"
e che considera le salvaguardie di legge un lusso inaccettabile "
in
un periodo di guerra".
In questo contesto, gli aggressori militaristi e i loro sostenitori usano
sempre una retorica difensiva per giustificare l'adozione di nuove tecnologie
offensive in grado di seminare distruzione tra le popolazioni che lo stato
considera sacrificabili.
Lo spauracchio di al-Qaeda non suscita più una risposta travolgente
in termini di mobilizzazione della popolazione in nuove avventure imperialiste;
se ci si vuole garantire il sostegno delle masse per il trasferimento
della ricchezza alle corporazioni sono dunque necessarie nuove minacce,
e nuovi scenari sconvolgenti. Oggi, il "
ciberterrore"
funziona come un "
nuovo Osama".
E con un Congresso occupato a far approvare il
Cybersecurity Act of
2009 (una legge di sapore orwelliano che concederà al presidente
il potere di "
dichiarare un'emergenza di cibersicurezza"
e di bloccare o filtrare il traffico di qualsiasi rete "
critica"
su Internet, naturalmente "
nell'interesse della sicurezza nazionale")
gli spazi concessi al libero flusso di informazioni e di voci dissidenti
si riducono lentamente.
DARPA – e la banda della cibersicurezza – alla
riscossa
Proteggere le infrastrutture critiche da hacker, criminali e terroristi
non è il solo gioco alla moda. Il Pentagono sta progettando di
creare un nuovo dipartimento, il Cyber Command, in grado di
lanciare attacchi devastanti contro qualsiasi nazione o gruppo che Washington
consideri ufficialmente un nemico.
Come Antifascist Calling aveva già segnalato l'anno
scorso, la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency),
la "squadra informatica" del Pentagono, sta creando
l'NCR (National Cyber Range). Lo STO (Strategic Technology
Office) definisce l'NCR il contributo della DARPA alla nuova
CNCI (Comprehensive National Cyber Initiative) federale, un "banco
di prova" per valutare sul piano qualitativo e quantitativo le
cibertecnologie di ricerca e sviluppo del paese. Sfruttando il patrimonio
di ricerche d'avanguardia della DARPA, l'NCR rivoluzionerà l'uso
dei cibertest a grande scala. L'obiettivo finale dell'NCR è fornire
un ambiente innovativo, sicuro, interamente automatico e completo che
consenta alle nostre strutture nazionali d'indagine sulla cibersicurezza
di valutare la qualità della ricerca, accelerare la transizione
tecnologica, creare una piattaforma per sperimentare percorsi di ricerca
nuovi o già esistenti ("National Cyber Range,"
Defense Advanced Research Projects Agency, Strategic Technology Office,
senza data)
In un comunicato stampa del gennaio 2009 l'agenzia ha annunciato che
l'NCR "accelererà la ricerca governativa e lo sviluppo
in aree ad alto rischio e lavorerà in stretta cooperazione con
partner del settore privato per un rapido avvio della trasformazione
tecnica nel campo della cibernetica".
Vista la tendenza del Pentagono a inquadrare i dibattiti sui temi legati
alla difesa e alla sicurezza come "dominio sull'avversario"
e individuazione di punti deboli che possano essere "sfruttati"
dai pianificatori delle guerre, si può ipotizzare che l'NCR sia
un ambiente di prova per creare nuove armi offensive.
Tra i "partner del settore privato" scelti dall'agenzia
per "sviluppare, realizzare e provare nuovi concetti e possibilità
innovative” ci sono: BAE Systems, Information and Electronic
Systems Integration Inc., Wayne, N.J., General Dynamics, Advanced
Information Systems, San Antonio, Texas; Johns Hopkins University
Applied Physics Laboratory, Laurel Md.; Lockheed Martin Corp., Simulation,
Training and Support, Orlando, Fla.; Northrop Grumman, Intelligence,
Surveillance and Reconnaissance Systems Division, Columbia, Md.;
Science Applications International Corp., San Diego, Calif.;
SPARTA, Columbia, Md.
Anche se poco nota al di fuori del mondo della difesa e dello spionaggio,
SPARTA descrive le sue "attività fondamentali"
come "sistemi strategici di difesa e offesa, sistemi di armamenti
tattici, sistemi spaziali". Le sue operazioni nei campi della
sicurezza e dello spionaggio includono "attività di
controspionaggio, operazioni sulle reti informatiche, sicurezza delle
informazioni".
James Bamford ha scritto in The Shadow Factory che nell'ottobre
2006 SPARTA "ha ingaggiato Maureen Baginski, direttore dell'intercettazione
di segnali dell'NSA, in qualità di presidente del suo settore
National Security Systems". Secondo Bamford, l'azienda, come
altre nell'universo dello spionaggio industriale, è sempre alla
ricerca di analisti "per ottenere l'accesso a obiettivi d'interesse
e il loro sfruttamento".
I comunicati di SPARTA sono piuttosto criptici, ed è quindi difficile
saperne di più sui suoi contratti. Inoltre, l'azienda sostiene
che, in base alla sezione 508 del Rehabilitation Act, non è
tenuta a rendere pubbliche tali informazioni, dato che nella sua sfera
d'attività rientrano "gestione o uso di ...operazioni
di spionaggio... collegate alla sicurezza nazionale, comando e controllo
di forze militari, apparecchiature che costituiscono parte integrale
di armi o sistemi d'arma, sistemi critici per l'adempimento di missioni
militari o di spionaggio". Un bell'esempio di apertura e trasparenza!
Si può solo fare un'ipotesi sul ruolo dell'azienda nel congegnare
il "salto in avanti" dell'NCR della DARPA.
Anche se lo stanziamento iniziale di fondi della difesa a favore dell'NCR
può sembrare una bella somma per i contractor, si tratta solo
di un anticipo sul progetto della Fase I. Melissa Hathaway, il direttore
della Joint Interagency Cyber Task Force nell'amministrazione
Obama, ha dichiarato "Non penso che si tratti di un investimento
su un solo anno, e nemmeno su pochi anni; si tratta di un approccio
che copre vari decenni". Ad aprile Hathaway, ex consulente
della misteriosa Booz Allen Hamilton corporation, ha dichiarato
all'INSA (Intelligence and National Security Alliance) “costruire
l'architettura del futuro esige un'attività di ricerca e sviluppo
che si concentri su tecnologie nuove in grado di migliorare sicurezza,
affidabilità e resistenza della nostra infrastruttura digitale.
Assieme, governo e settore industriale, dobbiamo studiare come ottimizzare
i soldi spesi nella ricerca e nello sviluppo, e dobbiamo collaborare
per aumentare gl'incentivi di mercato a favore di hardware e software
affidabili e resistenti, prodotti più sicuri, e servizi sicurizzati"
(Osservazioni di Melissa E. Hathaway, direttore facente funzione del
Cyberspace for the National Security and Homeland Security Councils,"
INSA, 30 aprile 2009).
Non deve sorprenderci il fatto che Hathaway abbia scelto come forum
l'INSA. L'organismo, che si definisce una "associazione professionale
senza scopi di lucro, creata per aumentare la sicurezza del paese grazie
alla collaborazione tra leader dei settori pubblico e privato nel campo
dello spionaggio e della sicurezza nazionale", è stato
creato da e per i contractor del misterioso e generosamente finanziato
mondo dello spionaggio statunitense. Il Washington Post ha
definito l'INSA (fondata da BAE Systems, Booz Allen Hamilton, Computer
Sciences Corporation, General Dynamics, Hewlett-Packard, Lockheed Martin,
ManTech International, Microsoft, the Potomac Institute and Science
Applications International Corporation) "un punto d'incontro
per le spie e chi lavora con loro".
Sono i "partner" i primi beneficiari diretti del lancio dell'NCR
della DARPA: senza dubbio le osservazioni di Hathaway sono musica celestiale
per le orecchie di questi banditi di strada che ogni anno, grazie alle
"priorità nazionali di sicurezza", ramazzano
centinaia di milioni dei contribuenti. E il fatto che il Pentagono stia
arricchendo aziende legate al progetto INSA con documentati casi di
"comportamenti illegali, come frodi contrattuali e violazioni
alle leggi ambientali, etiche e del lavoro" (secondo i dati
registrati nella FCMD (Federal Contractor Misconduct Database)
del POGO (Project on Government Oversight) non sembra preoccupare
oltremodo il Congresso.
Secondo il POGO, l'elenco delle multinazionali scelte dall'agenzia per
creare l'NCR e che si sono distinte per "gestione irregolare
di fondi dal 1995" include (tra parentesi l'ordine nella classifica
e l'ammontare della multa in dollari) la Lockheed Martin (No.
1 577,2 milioni), la Northrop Grumman (No. 3 $790,4 milioni),
la General Dynamics (No. 4 63,2 milioni), la BAE Systems (No.
6 1,3 milioni), la SAIC Science Applications International Corporation
(No. 9 14,5 milioni) e la Johns Hopkins University (No. 81
4,6 milioni).
Per quanto possano preoccupare queste cifre, un vero furto aziendale
a grande scala, è la natura stessa del progetto ad angosciare.
Come indica Aviation Week, "l'esercito USA e l'industria nazionale
stanno testando e perfezionando dispositivi per attaccare e controllare
il ciberspazio, i sistemi elettronici e le reti informatiche e si preparano
a trasferirli dai laboratori sul terreno, per metterli a disposizione
dei pianificatori bellici".
Sistemi ad alta tecnologia per una guerra d'aggressione
La difesa americana sta progettando sistemi che possono creare il caos
premendo semplicemente un tasto. La DARPA sta attualmente mettendo a
punto "dispositivi per futuri attacchi" che possono
essere impiegati da "non specialisti" (ovverosia
dall'arma di soldati robot statunitensi) nelle zone di guerra imperialiste.
Secondo Aviation Week, uno di questi dispositivi "combina ricerca
cibernetica, analisi tecnologica e monitoraggio del flusso d'informazioni
per suggerire all'operatore come scatenare nel modo migliore un attacco
e per controllare poi il successo dell'operazione".
“Il punto forte del dispositivo è la sua capacità
d'infiltrarsi nei sistemi di comunicazione satellitare, di comunicazione
vocale via Internet e nelle reti private Scada; cioè in pratica
in tutte le reti senza fili. Il sistema Scada (supervisory control and
data acquisition, [controllo di supervisione e acquisizione dati: un
sistema informatico distribuito di monitoraggio elettronico dei sistemi
fisici. NdT]) è particolarmente interessante perché controlla
in modo automatico processi di estremo interesse per attacchi terroristici,
come siti nucleari, reti di distribuzione dell'energia, reti idriche,
impianti chimici e oleodotti. Il dispositivo di ciberattacco potrebbe
dunque testare queste reti teoricamente inviolabili per scoprire eventuali
punti vulnerabili a intrusioni via etere" (David A. Fulghum,
"Network Attack Weapons Emerge," Aviation Week,
21 maggio 2009)
Come ci si poteva attendere, la retorica messa in scena del Pentagono
delinea una semplice risposta "difensiva" alle future
depredazioni da parte di forze oscure e nefaste che minacciano la madrepatria.
In effetti gli Stati Uniti hanno sistematicamente usato tattiche militari
contro infrastrutture civili per stroncare la volontà del nemico
di combattere. Su un arco di vari decenni, dal sud-est asiatico all'Iraq
e alla Iugoslavia, i guerrafondai imperialisti hanno commesso crimini
di guerra distruggendo reti di distribuzione elettrica, sistemi idrici
e infrastrutture di trasporto e produzione dei loro nemici.
L'NCR costituirà un nuovo e migliore strumento per mettere in
ginocchio i nemici degli USA. Riuscite a immaginare la capacità
di morte e distruzione di uno strumento che può far sì,
ad esempio, che semplicemente premendo un pulsante gl'impianti chimici
dell'avversario rilascino isocianato di metile (il tristemente noto
effetto Bhopal) su una città addormentata, o che una centrale
nucleare passi in fase critica e rilasci nell'atmosfera una nube radioattiva
mortale?
Nel 1999, nel corso dell'aggressione per "liberare"
dalla Jugoslavia il narcostato Kosovo, gli aerei militari statunitensi
lanciarono su Belgrado e su altre città serbe le BLU-114/B, "bombe
soffici" a grafite descritte come "bombe blackout".
Come spiegò all'epoca World Socialist Web Site, ”Una
conseguenza particolarmente pericolosa del blackout energetico è
il degrado dei sistemi idrici in molte città iugoslave, che dipendono
da stazioni di pompaggio funzionanti a elettricità. Secondo i
residenti di Novi Sad, la capitale di 300.000 abitanti della provincia
serba di Vojvodina è rimasta senza approvvigionamento idrico
per otto giorni, e le famiglie sono state costrette a usare l'acqua
del Danubio per lavarsi e per rifornirsi di acqua potabile.
Anche gl'impianti di depurazione delle acque di scarico sono andati
fuori uso; liquame non trattato ha quindi cominciato a infiltrarsi nella
rete di fiumi che sboccano nel Danubio, la più importante via
fluviale dell'Europa centrale” (Marty McLaughlin, "Wall
Street celebrates stepped-up bombing of Serbia," World Socialist
Web Site, 5 maggio 1999)
Grazie ai progressi tecnologici dell'NCR della DARPA e dei suoi "partner
privati", aumenteranno in modo esponenziale le possibilità
per i criminali di guerra americani di depredare le risorse estrattive
gettando nel caos le società locali. Come ha segnalato Wired,
ogni confronto tra armi nucleari e cibernetiche potrebbe sembrare artificioso,
ma c'è almeno un punto in comune: chi esplora l'etica dell'uso
di bombe, trojan, worm e bot in tempo di guerra spesso si trova a percorrere
sentieri già esplorati da precedenti generazioni di esperti nucleari
della guerra fredda.
Iniziative quali la NCR sono considerate un aspetto della "guerra
contro le reti" teorizzata nel documento "Revolution
in Military Affairs" di Rumsfeld. Stephen Graham, geografo
della Durham University, afferma che, secondo il Pentagono, il dominio
può essere ottenuto con "una sorveglianza e una conoscenza
del contesto sempre più estese, una guerra aerea devastatrice
e ben mirata, la soppressione e il degrado delle comunicazioni e delle
capacità di difesa di qualsiasi avversario".
"Ci sono un sacco di cose sconosciute nei ciberattacchi",
spiega Neil Rowe, professore del Center for Information Security
Research della U.S. Naval Postgraduate School, che rifiuta
di considerare i ciberattacchi una risorsa bellica legittima. "La
possibilità di danni collaterali è superiore a quella
della tecnologia nucleare... E i ciberattacchi possono diffondersi attraverso
le infrastrutture civili e colpire un numero estremamente più
elevato di persone" (Marty Graham, "Welcome to Cyberwar
Country, USA" Wired, 11 febbraio 2008) .
Si tratta ovviamente di approcci integrati nati dalla teoria dei responsabili
delle multinazionali di creare "un sostegno continuo e sempre
attivo alle operazioni militari in territorio urbano", un'area
di guerra imperialista in cui Wal-Mart si trasforma incessantemente
in Terminator.
Secondo Aviation Week, il dispositivo attualmente testato sul
terreno "catturerà le conoscenze utili ma lascerà
gli umani nel circuito". Semplicità e facilità
di uso sono i segreti del successo nella messa in opera di questa mostruosa
serie di strumenti bellici. E gli "esperti" del Pentagono
stanno progettando una console in grado di "quantificare i
risultati, in modo da consentire all'operatore di premere un pulsante
con il numero corrispondente alla scelta", "migliorare l'esecuzione
con uno strumento per non esperti che mette insieme le varie fasi e
ne conserva traccia", e infine "creare ottime grafiche che
consentano di svolgere la missione in modo più intuitivo".
”Uno schermo a sfioramento al di sotto del display schematico
della rete sembra come una console di mixaggio del suono in uno studio
di registrazione. Sulla sinistra sono elencate le caratteristiche della
missione di ciberattacco (velocità, segretezza, attribuzione
e danni collaterali, e così via), accanto a ognuna delle quali
appare l'immagine di un cursore. I cursori possono essere mossi per,
ad esempio, aumentare la velocità di attacco o ridurre i danni
collaterali” (Aviation Week, op. cit.)
Un dispositivo regolabile per aumentarne le capacità distruttive;
come altro definirlo se non un invito a massacri su scala postindustriale?
Gli stregoni della DARPA stanno inoltre mettendo a punto "dispositivi
digitali che anche un operatore inesperto può far funzionare.
In gioco vi sono algoritmi soprannominati Mad WiFi, Air Crack e Beach.
Per l'attività segreta, gli sviluppatori dell'industria hanno
inoltre una serie di algoritmi proprietari".
Quello soprannominato "Air Crack" dispone di "strumenti
open source per forzare la chiave crittografica di una rete senza fili".
I criptoattacchi, d'altra parte, "utilizzano tecniche più
sofisticate per superare la barriera della password".
Uno degli strumenti usati per "forzare" le ciberbarriere
protettive viene indicato come "dispositivo di deautorizzazione".
Secondo Aviation Week, l'operatore attaccante "può
mettere momentaneamente fuori servizio tutti i nodi di una rete, in
modo che il sistema d'attacco possa poi seguirne le procedure di ricollegamento
e ottenere le informazioni necessarie per penetrare rapidamente nella
rete". Come ha spiegato The Register a gennaio, quando
i contratti DARPA erano appena stati firmati, “Il previsto
Cyber Range potrà simulare non solo le grandi reti informatiche
piene di nodi, ma anche le persone che usano i sistemi interconnessi.
I software di simulazione degli utenti, degli amministratori, di ignoti
utenti collegati e in transito vengono indicati nei piani Cyber Range
col nome di "replicanti". Sembra chiaro che ignorano di essere
semplici pedine in un gioco di guerra virtuale destinato a testare l'efficienza
del nuovo ciberarsenale statunitense. Dovranno solo vivere un tremendo
perpetuo "Giorno della Marmotta" in cui armi e giocatori cambiano
ma distruzioni e sofferenze restano per l'eternità"
(Lewis Page, "Deals inked su DARPA's Matrix cyber VR,"
The Register, 5 gennaio 2009)
A fine 2008, Rance Walleston, capo della divisione ciberguerra della
BAE, ha dichiarato ad Aviation Week "Vogliamo trasformare
in scienza l'arte dei ciberattacchi". E, come ha aggiunto
The Register, le "aree di ciberguerra virtuali"
del Pentagono potrebbero essere in funzione già dal prossimo
anno "pronte a testare le nuove pesti elettroniche, megabombe
digitali e piaghe informatiche della BAE".