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Un
Ottobre per noi, per la Russia e per il mondo intero
Appello di 17 intellettuali e artisti russi
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Traduzione a cura di Mirumir
e Andrej Andreevic |
Non sorprende che il novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre
in Russia sia diventato oggetto di vasta attenzione. Gli eventi dell'ottobre
del 1917 furono, di fatto, un terremoto che scosse il mondo, alterandone
le fondamenta economiche, sociali e culturali. Molti mezzi di informazione
raffigurano questo fenomeno di portata storica mondiale come un semplice
colpo di stato messo in atto da un manipolo di cospiratori e avventurieri
con l'aiuto dei servizi di sicurezza occidentali. È circolato di
tutto: sfacciate bugie, distorsioni dei fatti e calunnie su coloro che
presero parte a questo evento importantissimo e lo capeggiarono. Ancora
oggi si ripetono le vecchie fiabe secondo le quali il "
colpo
di stato d'Ottobre" fu messo in atto dall'"
agente dei
tedeschi" Lenin e dalla "
spia degli anglo-americani"
Trockij, teorie che pure sono state respinte da autorevoli studiosi di
diversi paesi. Intanto il popolo russo viene dipinto come una massa di
burattini nelle mani di "estremisti rivoluzionari", anche se
la rivoluzione non avrebbe potuto avere inizio né tanto meno trionfare
senza che la popolazione giocasse un ruolo decisivo.
Non una cospirazione, ma una rivoluzione sociale
La Rivoluzione di Ottobre non fu innescata da cospiratori o da agenti
di potenze straniere. Fu un terremoto sociale, un uragano, uno tsunami
che nessuno avrebbe potuto provocare semplicemente evocandolo. La rivoluzione
nacque dalla logica interna degli eventi, quando una moltitudine di fonti
di malcontento popolare confluirono in un unico potentissimo flusso. Interpretare
questo come il prodotto di una cospirazione è quanto meno strano.
Se così fosse, perché fu instaurato un nuovo governo al
posto del vecchio in un paese così grande e in tempi così
brevi, e perché il popolo russo non si limitò ad appoggiare
questo governo ma lo difese con le armi durante la Guerra Civile?
Per qualche ragione, i detrattori del "
Colpo di stato di Ottobre"
dimenticano la crisi profonda in cui la Russia era stata gettata dalla
monarchia zarista e dal Governo Provvisorio successivo. Ipnotizzate dallo
slogan "
Guerra fino alla vittoria finale!", le autorità
si rifiutarono di tener conto delle reali necessità della popolazione.
I detrattori dimenticano anche la disintegrazione spontanea della monarchia
alla vigilia della rivoluzione, nonostante siano davanti agli occhi di
tutti gli intrighi infiniti nella corte zarista, le sconfitte militari
e infine l'abdicazione di Nicola II, l'autocrate e comandante in capo
dell'esercito russo. Anche il governo borghese che rimpiazzò la
monarchia si dimostrò impotente, e non riuscì ad affrontare
le grandi sfide di allora: la necessità di fermare la guerra e
di dare la terra ai contadini.
L'Ottobre del 1917 segnò il culmine della grande rivoluzione sociale
russa del ventesimo secolo. Fu guidato da socialdemocratici rivoluzionari
che prima di altri avevano riconosciuto i bisogni e le speranze della
gente, i problemi pressanti della società russa che esigevano una
soluzione. Tra i capi, il ruolo decisivo fu svolto naturalmente da Vladimir
Il'ic Uljanov e dai suoi più stretti collaboratori.
Nessuno dei capi della Rivoluzione d'Ottobre era privo di colpe, ma è
sbagliato sia demonizzarli che idolatrarli. Le calunnie che oggi vengono
accumulate su questi personaggi non hanno alcun fondamento reale. Non
erano al servizio di nessuno, solo dei loro ideali rivoluzionari. Nessuna
tentazione terrena, come il denaro o le comodità accessorie della
prosperità filistea, aveva per loro alcun significato. Misuravano
le loro vite basandosi su criteri supremi, spendendosi al servizio della
libertà e della felicità degli oppressi e dei diseredati.
Le rivoluzioni non possono essere ridotte alla violenza
La Rivoluzione d'Ottobre è spesso definita un "rovesciamento
violento" dell'ordine. Eppure il "rovesciamento"
vero e proprio, a Pietrogrado, avvenne quasi senza vittime. Non siamo
certo fautori della violenza, ma riconosciamo che essa è inevitabile
in particolari fasi dell'evoluzione storica, quando è legata
alla presenza di antagonismi nazionali e di classe. La rivoluzione è
di fatto associata per molti aspetti con la violenza, come fu chiaro
per esempio nelle rivoluzioni borghesi nei Paesi Bassi, in Inghilterra,
in Francia e via dicendo. L'abolizione dello schiavismo negli Stati
Uniti fu accompagnata dal conflitto più sanguinoso dell'Ottocento,
la Guerra Civile americana. In Russia, la fine del feudalesimo fu anch'essa
accompagnata da guerre e da rivoluzioni.
Questi sviluppi non erano il prodotto di macchinazioni o intrighi politici,
ma della crisi del vecchio sistema e dell'impossibilità di risolvere
problemi secolari in modo graduale. La gente ricorre alla violenza rivoluzionaria
in casi particolari, quando la classe dirigente, accecata dall'avidità
di arricchirsi e di conservare i propri privilegi, trascura il benessere
della popolazione. Le classi diseredate allora non possono far altro
che prendere in mano il proprio destino. Questa è la principale
lezione della Rivoluzione russa del ventesimo secolo.
Allo stesso tempo, la rivoluzione sociale non può essere ridotta
unicamente alla violenza, soprattutto alla violenza armata. Il suo obiettivo
ultimo è gettare le basi di un mondo nuovo, creare migliori condizioni
di vita per tutti e non solo per le élite sociali. In questo
senso, tali rivoluzioni sono davvero le locomotive della storia e accelerano
il suo progresso.
L'eredità della Rivoluzione d'Ottobre
La storia di diversi paesi è stata contrassegnata dalle lotte dei
lavoratori contro il capitalismo. Solo in Russia, però, queste
azioni hanno assunto una tale portata. La Russia divenne per questo l'epicentro
mondiale, dove tutte le questioni fondamentali del mondo contemporaneo
si intersecarono e dove si risolse la fondamentale malattia del capitalismo,
il conflitto tra lavoro e capitale. Furono solo i lavoratori russi che
ebbero la volontà e la determinazione di trovare una via d'uscita
da questo conflitto, non solo rovesciando il capitalismo, ma avviando
anche la transizione verso un sistema sociale più progressista,
il socialismo.
Come in precedenza la Comune di Parigi, la Rivoluzione d'Ottobre mise
il potere nelle mani delle classi sociali più basse, gli operai
e i contadini, e degli elementi dell'intelligencija che riflettevano i
loro interessi. La rivoluzione affermò i soviet come la forma più
democratica, garantendo a una popolazione stanca della guerra la pace
lungamente attesa e il diritto all'auto-determinazione. Elevando milioni
di lavoratori alla possibilità di esercitare la propria creatività
sociale, la rivoluzione mostrò chiaramente che non sono solo le
"
élite" a poter essere il soggetto e il demiurgo
della storia.
Grazie alla Rivoluzione d'Ottobre nel mondo apparvero due sistemi sociali
contrapposti, una circostanza che contribuì molto a determinare
il successivo sviluppo dell'umanità. Grazie all'influenza dell'Ottobre
sorsero movimenti di liberazione nazionale e nello stesso sistema capitalistico
presero il via le riforme. Sotto l'impatto della Rivoluzione russa si
disintegrarono gli imperi coloniali e crollarono regimi monarchici ormai
da molto tempo superati.
La Rivoluzione d'Ottobre mise in moto un'idea unificante sovranazionale
e sovraconfessionale, l'idea della giustizia e della liberazione sociale.
Sulla base di questa idea sorse per la prima volta nella storia un'unione
volontaria di popoli con eguali diritti, l'Unione Sovietica. Le idee e
le iniziative dell'Ottobre erano in accordo con gli obiettivi e gli scopi
vitali di molti grandi delle scienze e delle arti: Timirjazev e Vernadskij,
Platonov e Majakovskij, Šolochov e Eizenštejn. Il progresso
verso il futuro socialista innescato dalla Rivoluzione d'Ottobre fu attivamente
appoggiato da importanti figure del ventesimo secolo come George Bernard
Shaw, Picasso, Einstein e Ciolkovskij.
La varietà della storia sovietica
La Rivoluzione d'Ottobre fu il punto d'inizio della storia sovietica,
che non prese la forma diritta e spianata della Prospettiva Nevskij.
La storia sovietica incluse grandi conquiste e spaventose tragedie.
Sappiamo benissimo che, dopo il trasferimento pacifico del potere ai
lavoratori nella maggior parte delle province della Russia, ebbe inizio
una sanguinosa guerra civile accompagnata dall'intervento straniero
e dal terrore Bianco e Rosso.
Essendo prive di importanti esperienze storiche, le autorità
sovietiche fecero naturalmente molti errori. Uno di questi fu la politica
del "comunismo di guerra", un prodotto della generale
crisi nazionale. Bisogna riconoscere che i bolscevichi lo respinsero
e scelsero la Nuova Politica Economica (NEP), il primo modello
storico che combinò i principi del socialismo e del capitalismo.
Molte caratteristiche della NEP furono in seguito riprodotte nel contesto
dello sviluppo di vari paesi europei e della Cina. La NEP consentì
anche di curare rapidamente le ferite della guerra, e di risollevare
l'economia russa ai livelli prebellici.
Basandosi sull'esperienza della Nuova Politica Economica Lenin elaborò
un piano di sviluppo futuro dello stato sovietico, un piano che prevedeva
cambiamenti politici ed economici radicali. Tali trasformazioni erano
mirate soprattutto a conseguire rapidi progressi nello sviluppo dell'energia,
della cultura e dell'istruzione, aree che erano decisive nel ventesimo
secolo e lo sono anche nel ventunesimo. Questi cambiamenti avevano come
presupposto la democratizzazione del sistema politico coinvolgendo i
lavoratori nella gestione dello stato e il rinnovamento del partito.
Una delle mosse progettate da Lenin era l'allontanamento di Josif Stalin
dalla carica di segretario generale. Già allora Stalin dimostrava
una tendenza alla slealtà, alla rozzezza e all'abuso di potere.
Questi piani, tuttavia, erano destinati a restare irrealizzati. Pur
dichiarando come proprio obiettivo il socialismo, il regime autoritario
che si consolidò dopo la morte di Lenin fu spesso in conflitto
con in principi del socialismo. Le libertà politiche dei cittadini
che erano state proclamate dalla rivoluzione furono ampiamente violate.
Il prezzo pagato per l'industrializzazione e la collettivizzazione forzata
fu esorbitante. In breve, il potere popolare dei primi anni della rivoluzione
degenerò nel governo della burocrazia e del suo leader Stalin.
Consideriamo un crimine le imponenti repressioni staliniste e la violazione
dei diritti dell'individuo e di intere nazionalità nell'Unione
Sovietica. Tutto questo screditò gli ideali della rivoluzione
e del socialismo.
Pur riconoscendo questi fatti non accettiamo le bugie pseudostoriche
e una propaganda sorprendentemente di parte nella valutazione dell'intera
storia sovietica. Questa storia fu molto varia; al suo interno le tendenze
democratiche e burocratiche entrarono in conflitto e si rimpiazzarono
a vicenda. Così le libertà della NEP furono rimpiazzate
dal totalitarismo staliniano, al quale subentrò il "disgelo"
chrušheviano. In seguito l'autoritarismo di Brezhnev fu sostituito
dalla perestrojka, che proclamò come proprio obiettivo la creazione
di un socialismo umano e democratico.
La storia di tutti i paesi è oggetto di discussione e di dibattito.
Le crudeltà delle guerre coloniali britanniche e francesi e della
schiavitù negli Stati Uniti non furono migliori del gulag sovietico.
E comunque questo non ostacolò le conquiste sociali e culturali
di quei paesi. Perché allora tali conquiste dovrebbero essere
negate al popolo sovietico, che riportò una grande vittoria sul
fascismo, creò una letteratura e una cultura inimitabili, costituì
un sistema ampiamente accessibile di welfare sociale per la popolazione
e fu un pioniere dello spazio? Non va dimenticato che l'Ottobre liberò
un'energia creativa senza precedenti. Fece sì che masse di persone
creassero una nuova società; portò alla realizzazione
di molte delle idee dell'internazionalismo; e permise agli strati più
oppressi della società russa di entrare in contatto con le vette
della cultura nazionale e mondiale. Né bisognerebbe cancellare
dalla storia sovietica l'entusiasmo delle masse che si concretizzò
nelle conquiste della scienza e della tecnologia. Il romanticismo rivoluzionario
e l'eroismo di milioni di cittadini sovietici si manifestarono qui chiaramente.
Perché è crollato il modello sovietico
Va notato che abbiamo diversi punti di vista sulla natura del sistema
sociale che esisteva nell'Unione Sovietica. Tuttavia concordiamo sul fatto
che il rifiuto dei principi del potere del popolo, dell'internazionalismo,
della giustizia e dell'umanesimo nati dalla Rivoluzione d'Ottobre è
destinato a portare prima o poi alla catastrofe una società che
stia costruendo il socialismo. Questo è ciò che è
accaduto nell'Unione Sovietica.
I limiti posti all'iniziativa creativa della popolazione sotto il regime
totalitario restrinsero drammaticamente le opportunità di crescita
dell'economia sovietica. La carenza dei beni di consumo fu una delle sue
caratteristiche. Di conseguenza, non riuscimmo a portare il benessere
dei lavoratori ai livelli noti in altri paesi sviluppati, e questa fu
una delle cause del crollo del sistema sovietico. Un'altra causa fondamentale
fu la mancanza di una vera democrazia economica e politica, che divenne
particolarmente intollerabile quando nel mondo si diffuse la rivoluzione
della tecnologia e dell'informazione. Una delle conseguenze di ciò
fu la completa alienazione delle autorità burocratiche e del partito
dai lavoratori. Il tentativo di superare questa alienazione durante la
perestrojka non diede i risultati sperati. In breve, il collasso dell'Unione
Sovietica e del governo sovietico divennero realtà. Ne approfittarono
le forze politiche che sciolsero l'Unione Sovietica e portarono la Russia
verso l'instaurazione di un selvaggio capitalismo oligarchico, caratterizzato
da una massiccia disoccupazione, un crollo degli standard di vita per
la popolazione, una profonda stratificazione sociale, un nazionalismo
rampante e una crescente criminalità.
Il fallimento del modello sociale sovietico non significa che gli ideali
dell'Ottobre fossero falsi. Come i principi del cristianesimo non avevano
alcuna colpa per le pratiche dell'Inquisizione, il totalitarismo staliniano
non è riuscito a distruggere gli ideali della Rivoluzione. Il socialismo
come causa storica non può essere realizzato all'improvviso. Appare
ora una nuova generazione di giovani, giovani che non accettano il capitalismo
come sistema. Ci sono tutte le ragioni per sperare che questa generazione
sia capace di dare nuova vita agli ideali della Rivoluzione d'Ottobre.
Da cosa dipende la grandezza della Russia moderna
Le idee della Rivoluzione d'Ottobre univano non solo gli internazionalisti
proletari, ma anche i sostenitori del rafforzamento e dello sviluppo dello
stato russo. Queste idee aprirono la strada a chi voleva portare la cultura
nazionale russa fino ai confini e anche altri paesi: si trattava di persone
che condividevano sentimenti patriottici e che erano pronte a difendere
la patria sovietica contro i potenziali aggressori. La forza di questo
sentire fu evidente durante la Grande Guerra Patriottica, quando si difese
la sovranità dell'URSS e le conquiste dell'Ottobre.
La Rivoluzione d'Ottobre mostrò la grandezza di spirito del popolo
russo, che propose una via alternativa, non capitalista verso il progresso
nazionale. Vedere la rivoluzione come una cospirazione di forze estremiste
è pericoloso anche perché fornisce argomenti all'interpretazione
anti-russa della storia, che vede la Russia come imprevedibile e dunque
come una costante minaccia per il mondo. Dalla Russia, dicono i sostenitori
di questa teoria, ci si può aspettare solo sviluppi negativi; dunque
il paese va tenuto a bada, e la sua ricchezza naturale, il suo potenziale
energetico e le sue risorse intellettuali devono essere sottoposte a controllo
e sfruttamento.
La Russia di oggi deve pacatamente confutare queste affermazioni provocatorie,
e mantenere la rotta. La grandezza della Russia non consiste nel copiare
ciecamente gli esempi stranieri, e tanto meno in un senso di superiorità
verso gli altri popoli, ma nell'affidarsi ai talenti e alle capacità
creative della sua popolazione, come pure nell'assimilazione della conoscenza
e dell'esperienza elaborate dalla cultura e dalla civiltà mondiali.
La Russia è capace di ridiventare una grande potenza, e i suoi
nemici saranno costretti a tenerne conto. Ma questo succederà solo
se il paese riuscirà a superare la povertà e la profonda
stratificazione sociale della sua popolazione, migliorerà qualitativamente
il livello di vita dei suoi cittadini, amplierà i loro diritti
sociali e democratici e riuscirà a conservare il meglio del suo
passato.
È difficile sopravvalutare l'importanza storica della Rivoluzione
d'Ottobre. Le sue conseguenze positive sono ovvie. Un terzo dell'umanità
si è già incamminato sulla strada aperta dalla rivoluzione.
Oggi molti paesi proseguono su quella strada, imparando dalle sconfitte
e dalle tragedie passate. L'Ottobre ha dimostrato che un altro mondo,
più giusto, è possibile. Tutta una serie di forze politiche
e sociali, paesi e popoli, stanno ora lottando per questo nuovo mondo.
Lo dimostra la nuova ondata di trasformazioni sociali, che si manifesta
con impeto particolare in vari paesi dell'America Latina e dell'Asia.
La Rivoluzione d'Ottobre era e rimane il nostro destino, e non possiamo
respingere questa parte così importante della storia russa. Gli
errori ci sono stati sempre e ovunque, e neanche le grandi rivoluzioni
del passato sono riuscite a evitarli. Ciononostante, gli anniversari di
queste rivoluzioni si festeggiano in tutti i paesi, anche a livello ufficiale.
Solo in Russia non è così. In Russia continua la denigrazione
del passato rivoluzionario del paese.
Alla vigilia del novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre,
alziamo le nostre voci contro questa pratica denigratoria. Il popolo deve
riavere la festa della rivoluzione e la verità sull'Ottobre. Non
dobbiamo dimenticare che apparteniamo a un paese la cui storia comprende
una grande rivoluzione. Possiamo e dobbiamo esserne fieri.
1. Arslanov V., Dottore in Storia dell'Arte, professore, Accademia
Russa dell'Istruzione
2. Bagaturija G., Dottore in filosofia, professore, Università
Statale di Mosca Lomonosov
3. Buzgalin A., Dottore in economia, professore, Università Statale
di Mosca Lomonosov
4. Dzarasov S., Dottore in economia, Accademia Russa delle Scienze
5. Galkin A., Dottore in storia, professore, Accademia Russa delle Scienze
6. Istjagin L., Dottore in storia, Accademia Russa delle Scienze
7. Kelle V., Dottore in filosofia, Accademia Russa delle Scienze
8. Kolganov A., Dottore in economia, Università Statale di Mosca
Lomonosov
9. Loginov V., Dottore in storia, professore, Accademia Russa dell'Istruzione
10. Medvedev R., Dottore in storia
11. Rudyk E., Dottore in economia, Accademia Russa del lavoro
12. Serebrykova Z., Dottore in storia
13. Shatrov M., scrittore
14. Slavin B., Dottore in filosofia, professore, Università Pedagogica
di Stato di Mosca
15. Smolin O., Dottore in filosofia, professore, MP
16. Voeikov M., Dottore in economia, Accademia Russa delle Scienze
17. Vorobiev A., accademico, Accademia Russa delle Scienze