L'anello debole
Gianfranco La Grassa - 10 Luglio 2009
D’Alema annuncia nuove scosse e sostiene di notare alcune somiglianze tra la nostra situazione e quella da cui nacque il nazismo. L’unica reale somiglianza – ma sempre tenendo conto del solito mutatis mutandis – è la finanza italiana di tipo “weimariano”; oltre ad un caos politico, discendente da quello economico e sociale, che sta raggiungendo livelli assai elevati, “di guardia”. Tuttavia, va detto che il nazismo fu fenomeno tragico ma in qualche modo shakespeariano, mentre qui in Italia siamo al massimo alla pochade. La tragedia di D’Alema è dunque “la tragedia di un uomo ridicolo”; e tuttavia non per questo poco pericoloso, non in sé ma solo come aspetto manifesto di manovre torbide, assai più oscure e coperte, che Cossiga ha denunciato, limitandosi tuttavia a deviare l’attenzione sui Servizi Segreti (un sintomo quanto mai significativo, ma non l’origine della “malattia”).
E’ dal crollo del “socialismo reale” e dell’Urss – soprattutto con “mani pulite”, operazione a mio avviso istigata dagli Usa tramite la nostra Confindustria guidata dalla Fiat – che si tenta di affidare le sorti del paese a quello che ho chiamato, con una certa approssimazione ma a mio avviso efficace, “antifascismo azionista”, la cui base “di massa” è stata assicurata dai rinnegati piciisti, divenuti pidiessini e poi via via altro ancora, più certi resti democristiani, anch’essi in pieno rinnegamento del minimo di autonomia assicurata da Dc-Psi, e ridotti a praticare, nelle loro punte più “avanzate”, una ridicola versione del vecchio cattolicesimo dossettiano. Vi si oppose, per necessità di autodifesa, Berlusconi con settori dell’originario blocco Dc-Psi, dotato di un pingue elettorato per nulla disposto a votare i vecchi nemici. Agnelli, disincantato imprenditore capitalista, poteva capire che “i suoi interessi di destra erano meglio difesi dalla sinistra”; tale discorso era però un po’ troppo complicato per i più semplici elettori.
Le trame segrete di destabilizzazione in Italia furono impostate in varie occasioni, di cui quella rimasta più nota (non necessariamente la principale, poiché le più rilevanti restano segrete) è la riunione sul panfilo Britannia. Senza dubbio, fu pure all’opera il “beneamato” gruppo Bilderberg, che è poi in sostanza, per quanto ricordo, la Trilateral, di cui – sempre nei miei ricordi – era ritenuto parte attiva il Club di Roma con le sue catastrofiche previsioni (entro la fine del secolo!) circa le sorti dell’umanità (quindi anche del “campo capitalistico”; per dire della “sottigliezza” di questi ingannatori “pifferai”). In realtà, si voleva fin da allora (erano più o meno i tempi in cui fu “incidentato” Mattei) porre ostacoli allo sviluppo e alla forza dell’industria “pubblica” (di cui l’Eni fu sempre asse portante), tassello cruciale della politica – anche allora moderatamente filoaraba e con qualche occhiata a est – del centrosinistra.
L’intervento berlusconiano fu il granello di sabbia nell’ingranaggio che i settori politico-economici appena considerati, americo-italiani (cioè americani con al seguito tutta la nostra classe “dirigente” antinazionale), credevano di aver ben oliato grazie ai rinnegati del vecchio piciismo, la cui degenerazione era cominciata con Berlinguer (diffidare sempre dei moralisti, i peggiori in assoluto) per concludersi, dopo il “crollo del muro”, con il dichiarato servaggio nei confronti dei suddetti settori politico-economici. L’ideologia divenuta dominante – che i destri sciocchi attribuirono (e ancora stoltamente attribuiscono) a manovre egemoniche di tipo “gramsciano” – è stata quella del pensiero unico o politically correct o “progressismo”, rafforzato da quell’antifascismo che mutò, falsificandolo, il significato della Resistenza in semplice lotta contro l’aggressore (il vecchio alleato, abbandonato nella sconfitta con la tipica piroetta di tutti gli opportunisti), in aiuto dato agli “Alleati” per “liberare” il paese, e in altre vergognose deformazioni tipiche di quello che fu l’antifascismo azionista. Non i subdoli “comunisti”, dell’indubbiamente incolto Berlusconi (che si è così dato la zappa sui piedi), hanno invaso e impregnato la cultura italiana; bensì l’ideologia dei comunque sempre traditori, che seguono i vari vincitori d’epoca in epoca per divenire i loro migliori sicari ed esecutori di tutti i peggiori misfatti.
D’altra parte, l’egemonia non si conquista con manovre subdole, di corridoio, se non vi sono le condizioni sociali della degenerazione; il comunismo gramsciano, cioè leninista, era ormai storicamente sconfitto e non poteva capovolgere il corso degli eventi; quel comunismo non ha mai tradito nessuno, o stolti “destri” berlusconiani, poiché era saldamente convinto che si dovesse “fare come in Russia” (dicendola in parole semplici) e quindi fu sempre – a parte qualche sbandamento tatticistico a causa del patto Molotov-Von Ribbentrop – contrario al fascismo e alla Germania di allora. Nessun trasformistico tradimento di alleanze, compiuto invece da certi altri settori politico-economici, sempre i soliti (antinazionali) che hanno portato progressivamente l’Italia allo sfascio attuale.
A partire dal 1991 – dissoluzione dell’Urss – gli Usa si convinsero di poter affermare, e con dura aggressività (pur nell’ipocrisia della lotta al terrorismo, agli Stati canaglia, ecc.), il loro predominio mondiale. Hanno tentato di ridurre l’Italia, con “mani pulite” (cioè con i loro servi antinazionali di cui detto sopra), a obbediente esecutore dei loro ordini, ma non hanno insistito fino in fondo nel tentativo di impedire ogni ritorno di un minimo di protagonismo italiano sulla scena mondiale (quella prevalentemente economica, ma necessariamente con qualche “prolungamento” politico). Caduta la prospettiva apertamente “imperiale”, l’elezione del nuovo presidente segna l’affermazione di una nuova tattica, di cui vi erano già timidi segnali da due-tre anni. Obama è appunto il “serpente”. Accetta di trattare da pari a pari con le potenze in crescita e “potenzialmente” antagoniste (ciò che non è al momento l’India). Tuttavia, scatena i suoi scherani in giro per il mondo.
Dice alla Russia che si aprono prospettive di duratura collaborazione, riducendo di qualche decina le testate nucleari, “abbozzando” sullo “scudo antinucleare”, per prolungare defatiganti trattative di facciata (1). Intanto, gli Usa tramano sempre con Georgia e Ucraina, pur se queste hanno sempre maggiori difficoltà a mantenere la loro arroganza antirussa. Si inviano truppe in Afghanistan e si approfitta dei timori anti-islamici russi per stipulare accordi circa il transito (abbreviato) di materiale bellico lungo i territori della nuova potenza. Idem con la Cina. Tante chiacchiere, qualche intromissione (verbale) di troppo, che è stata rintuzzata. Tuttavia, trattative anche, ma non principalmente (come credono gli economicisti), sulla questione delle riserve cinesi in dollari o sugli investimenti cinesi negli Usa o sulla reiterata richiesta di questi ultimi alla Cina affinché rivaluti lo yuan, ecc. Sono però convinto che siano stati gli statunitensi ad aizzare gli uighuri (non che questi agiscano da semplici burattini, non dico questo), così come le opposizioni in Birmania (anche qui nessuna mia particolare predisposizione per i militari, solo valutazione strategico-geopolitica corretta), così come i monaci tibetani, ecc.
Con gli uighuri la questione è più complessa. Si tratta la Cina da potenza, ma intanto si cerca di screditarla – sulla questione dei “diritti umani” lesi – presso, ad esempio, i “civili” europei, cosicché questi ultimi seguano le loro dirigenze economico-politiche serve degli Usa. Inoltre, si stimola nel contempo l’animosità han contro i musulmani; e ciò può servire in Pakistan dove si spera che la Cina, notoria alleata influente di questo paese, aiuti gli Usa ad impedire svolte filo-islamiche, in grado di far poi franare pure l’Afghanistan, ecc. Fra l’altro, si organizza – anche di questo sono convinto almeno al 90% – un colpo di Stato burletta in Honduras, che poi ovviamente si condanna in nome della “democrazia”; magari si aiuterà (forse) il legittimo presidente a farvi ritorno, ma dopo opportuni compromessi (e qualche buon colloquio riservato e segreto). Sul fronte persiano non vi è bisogno di spendere altre parole; qui i “nuovi” Usa si sono tolta pure la foglia di fico. E intanto qualche generale, non un pinco pallino qualsiasi, dichiara che se Israele volesse attaccare l’Iran, gli Usa non potrebbero opporsi in nome della non ingerenza negli affari interni di un altro paese (una “faccia di tolla” fra le più stolide di tutti i tempi). Altra ciliegina, l’appoggio ad uno Stato palestinese (e spiace che Hamas abbia dovuto dire che è un atteggiamento nuovo), senza però replicare ad Israele che ha subito aggiunto: “smilitarizzato”. Cioè un suo protettorato guidato dal Quisling palestinese.
Credo basti per dimostrare come questi Stati Uniti non siano la stessa cosa di prima (errore), nemmeno “peggiori” in senso stretto; hanno preso atto della loro attuale debolezza (solo relativamente ai primitivi progetti “imperiali”, solleticati dalla dissoluzione del cristallizzato mondo bipolare) e hanno adeguato le loro tattiche di “aggiramento”; appunto a “spire di serpente”. Non si può però attuare una tattica del genere senza a questo punto rinsaldare fortemente il campo dei propri sicari e scherani. E qui entra in gioco l’orrida UE, la serva che più serva non si può.
Il G8 (allargato poi a 14) ha dimostrato come l’Europa sia generalmente allineata con gli Usa. Sembra veramente finita, o comunque è minima minima, la differenziazione che fu della Francia gollista; una differenziazione mantenuta fino alla seconda guerra contro l’Irak. Della Germania, ora guidata da una ex comunista della Rdt (la Germania detta “dell’est”), è inutile parlare perché anche la vicenda Magna-Fiat-Opel, nel suo essere piccolo sintomo di uno scontro più vasto, dimostra con chi è schierata la componente adesso più forte del Governo tedesco. In Germania, caso unico credo, la “sinistra” (la socialdemocrazia) si muove, certo anche per interessi specifici di Schroeder e della sua parte, con maggiore autonomia rispetto agli Stati Uniti e con un po’ più ampio riferimento “a est”, mentre il “verde” Fischer, sempre per interessi specifici, è ormai allineato con gli Usa; e questo spero spieghi la nostra idiosincrasia verso certo ambientalismo, fulcro delle forze più reazionarie attualmente esistenti (2).
Mantengono le loro differenziazioni, certamente non enfatizzate in un’occasione come questa, Cina e India, ma anche la Russia. Non ci si lasci fuorviare dalle (blande) condanne all’Iran e alla Corea del Nord, accettate da tutti i “grandi”; non sono certamente quelle che gli Usa e la (sua serva) UE avrebbero voluto. Nessun accenno alle preannunciate “terribili” sanzioni, che avrebbero solo sanzionato come i vari G, la stessa Onu, ecc. abbiano ormai la stessa autorità (di facciata e di parata) della vecchia “Società delle Nazioni” di triste memoria. Lasciamo perdere i sorrisi e guardiamo avanti ai prossimi mesi e anni. Piaccia o non piaccia, negli ultimi tempi (almeno a partire dall’incontro di Putin e Berlusconi in Sardegna nel 2003) l’Italia di una certa parte politica, definita di “destra” (non tutta la destra comunque; certamente però, tutta la sinistra è stata contro), ha svolto un’attività verso l’estero non certamente equidistante, non esageriamo, ma in ogni caso attenta a mantenere canali aperti verso est (Russia più che altro, carente invece la politica verso la Cina).
Sarà stato perché vi sono interessi di Berlusconi in gioco? Ripeto quanto riguarda pure Schroeder (classificato “a sinistra”, per quel che valgono ormai le etichette): non hanno alcuna importanza i motivi per cui certe politiche vengono svolte, l’importante è che vengano svolte. Gli attacchi forsennati di certa stampa estera – l’equivalente della nostra “progressista”, quella della fazione da me definita approssimativamente “antifascismo azionista”; è ovvio che il N.Y. Times o il Guardian, ecc. non appartengono minimamente a tale corrente (solo italiana), ma i fini sono gli stessi, quelli dei “progressisti” – non sono stati ispirati da quella italiana né tanto meno dal desiderio di vendetta di Murdoch. Questa è la debolezza della destra filo-berlusconiana: che non può dire la verità. L’unico che ogni tanto l’adombra, ma sempre assai fumosamente, è Cossiga (e talvolta, ancora più criptico, Geronimo alias Cirino Pomicino). Gli attacchi – cui ha fatto da supporto il Pd e ancor più Di Pietro e, buon ultimo ma non l’ultimo in ordine di virulenza, D’Alema, che forse spera di potersi ancora proporre quale “il più prono” ai desideri statunitensi come ai tempi della guerra alla Jugoslavia, anche allora con un Presidente Usa democratico – sono partiti da ben precisi ambienti americani, coadiuvati sempre dalla nostra finanza e industria arretrata con al vertice la Fiat, ormai testa di ponte degli Usa anche “ufficialmente” con la recente nomina di Marchionne, da noi riportata in blog.
Si tratta dei soliti avvertimenti indiretti, “mafiosi”, che i “grandi della terra” inviano per interposta persona mentre si sorridono e si abbracciano; talvolta anche mandando allo sbaraglio determinate forze, i loro “ascari” di turno. Difficile adesso dire se anche questa volta è stato così; se Obama (eseguendo la nuova tattica statunitense) ha mandato allo sbaraglio i vari D’Alema e consoci per ammonire Berlusconi – credo già avvisato durante il faccia a faccia avvenuto recentemente negli Usa – affinché receda dalla sua “avventurosa” politica estera (spero sia chiaro il significato del termine virgolettato). Alcuni sintomi farebbero pensare che l’avvertimento è andato a buon fine. Non solo le smentite americane, ufficiali e dure, alle notizie riportate dal “Guardian”, ma anche tutto l’andamento avuto dal G8 (poi allargato), dove le dichiarazioni di apprezzamento per il ruolo svolto dal Governo italiano sono certamente ufficiali – come tutte quelle che si fanno in consessi del genere – ma non era affatto necessario venissero affermate secondo modalità così calorose e di riconoscimento di una “forte leadership italiana”. Poveri sinistri (e povero sindaco di Padova, ormai fuori di misura perché, quando la sconfitta è cocente, ogni misura va persa); patetico e di una stupidità abissale il titolone odierno de “L’Unità”: “Clima imbarazzante”, giocando sul fatto che si è parlato di clima.
In effetti, un clima imbarazzante per la sinistra (e per il capo dei “guastatori”, Di Pietro); ha accettato – credendo di essere appoggiata da Obama – di fornire “le truppe ascare”, ma sembra non gli sia andata troppo bene, è stata avviata al macello. Ormai è evidente la necessità – anche per le componenti finanziario-industriali del nostro capitalismo asservito (per interessi propri, tipici di tutti i settori “complementari” rispetto ad un sistema economico predominante; ci si ricordi sempre di List e della teoria ricardiana confacente al predominio inglese della prima metà ottocento) – che si dissolva quell’accozzaglia di correnti, tutte disperate e senza più un’idea, ancora pigramente definite “sinistra”, in cui confluiscono veri “nani e ballerine”, con politici della stessa fatta di un D’Alema, scornato nelle sue speranze di tornare ad essere il più apprezzato maggiordomo degli Usa.
Finito il G della parata (e delle “sparate”, che dureranno l’espace d’un matin), su cui le uniche valutazioni serie sono state quelle di Cossiga, vedremo prossimamente quali manovre escogiterà la GFeID per ovviare a quella che sembra una deriva continua della sua “marmaglia” asservita. Intanto, seguiremo le modalità degli ulteriori attacchi a Berlusconi. Indubbiamente, nella nullità (che apparirà fra non troppo tempo) dello show recitato dai “grandi”, un effettivo risultato sembra esserci stato: il sostanziale rafforzamento di Berlusconi con l’avallo, magari senza entusiasmo, di questi ultimi. Dovranno essere quindi ristudiate le mosse da parte degli antiberlusconiani; perché continuare come prima credo sarebbe un autentico suicidio. C’è un Fini sempre pronto, c’è la “nuova agitazione” di un Montezemolo, c’è stato l’invito a Chiamparino (dopo una cena con Marchionne; almeno sembra che questa ci sia stata, ne ha parlato la stampa della GFeID) di non bruciarsi nell’inutile tentativo di salvare il Pd dalla sua sorte ormai segnata.
Ancora troppo poco; assisteremo certo a qualche altra trovata. Più o meno come sta facendo anche la Chiesa, con la nuova enciclica, cercando ancora di propagandare l’economia sociale, anzi ormai etica: l’imprenditore che non cerca solo profitto, ma il “bene della gente”. Non ha sempre svolto la funzione di soddisfare al massimo i “bisogni dei consumatori”, secondo quanto insegnano nelle Università? Già, ma adesso non si bada solo al consumo, bensì soprattutto alla salvezza delle anime rispettando le regole morali. E, per far questo, si rispolvera la “terza via” tra liberismo e statalismo, già “scoperta” (e invecchiata in due-tre anni) da Giddens per conto dei laburisti di Blair; ma ancora una volta, essa mancava del “supplemento d’anima”, che verrà fornito dalla Chiesa. Siamo veramente all’ennesima “scoperta dell’acqua calda” che farà la fine delle altre in poco tempo.
Non dico di sottovalutare tutti questi armeggi e inganni ideologici; però mi sembra che si sia un po’ a corto di idee. Sarà ben altra l’ideologia, e la dura realtà che l’imporrà, ad affermarsi per eventualmente protrarre – perché penso che sarà ancora protratto – il predominio dei gruppi decisori, che manovreranno sempre più scopertamente nel loro scontro multipolare, avanzando nella storia dei prossimi decenni (ben prima della metà del secolo).
Tornando al nostro pauvre pays, e per i prossimi tempi, non è ancora chiaro se veramente, come potrebbe sembrare, Berlusconi ha fatto concessioni ad Obama nel suo “privato” incontro. Ci sono notiziole che fanno pensare di si – ad esempio certe scelte di Tremonti (ma è un berlusconiano proprio sincero e fedele?) seguite dall’irritazione di Scaroni (Eni) che avrebbe chiuso per ritorsione uno stabilimento chimico in Sardegna, passivo ma tenuto aperto per intercessione del premier – ma sono riportate da una stampa di cui ormai non ci si può minimamente fidare. Sono anch’io convinto che dietro una certa politica, a mio avviso meno miope di quella degli asserviti “sinistri” (e dei destri alla An), ci siano cointeressenze. Non penso che Russia e Italia possano fare accordi per l’amicizia tra Putin e Berlusconi; mai visti due tipi così differenti fra loro. E poi vi pare che il primo abbia grandi predisposizioni all’amicizia per qualcuno? Inoltre, non c’è la sola Russia, ma Libia e Algeria, e adesso anche l’Egitto, ecc. Tutto questo salterebbe in aria per l’intervento degli Usa della “nuova” tattica?
Assisteremo ad altre convulsioni e altri “balletti”. La situazione è tale che il nostro paese resta comunque l’“anello debole” del campo capitalistico “occidentale”, quello più a rischio per carenze strutturali a causa della presenza della Fiat e degli altri settori di una finanza e industria sclerotiche e asservite, ma con molti addentellati in ambienti politici interni e internazionali (statunitensi soprattutto), che le usano per rendere il nostro paese uno “stuoino su cui pulirsi i piedi”, da sfruttare anche ai fini della crisi tutt’altro che in via di risoluzione (ne riparleremo in altra occasione). La fragilità di un certo attuale indirizzo politico, almeno un po’ meno succube degli Usa rispetto a quello dei Governi di sinistra, dipende dall’essere fondamentalmente accerchiato (avete notato, ad esempio, come al G8 la più scatenata contro l’Iran sia stata la Francia ex gollista? Come al solito, il “rinnegato” è il peggiore di tutti). In Europa, solo i socialdemocratici tedeschi (tutti?) potrebbero aiutare, ma c’è sempre la stolta divisione tra “destra” e “sinistra” anche su scala europea a far da diaframma; inoltre, alle prossime elezioni di settembre, tale partito rischia la disfatta come alle europee, mentre magari avanzeranno i “verdi”, punta avanzata del filo-americanismo.
Bisognerebbe gettarsi con maggior vigore verso est (e non solo verso la Russia), ma non ci sono molte speranze su questo punto, anche perché una forza politica, onde porsi nelle condizioni di agire in tal senso, dovrebbe innanzitutto apportare radicali rimaneggiamenti ai vertici dei “distaccamenti speciali di uomini in armi”, quelli dell’egemonia corazzata di coercizione. Oltre al fatto che – e anche di questo si dovrà trattare più volte – non sembra esserci a est un insieme di paesi abbastanza compatto da aiutare il rinsaldamento della nostra minima autonomia in tema di politica estera, con appoggio ai settori più avanzati e trainanti del nostro sistema economico, in quanto strumento di rafforzamento del sistema sociale. Per il momento l’intera politica delle potenze – quella già esistente e quelle nella fase di crescita e affermazione – è la solita di questo tipo di formazioni sociali (particolari).
Certi nostri critici credono che noi siamo così ingenui da pensare a Russia, Cina & C. come ad “avanguardie” del “progresso dei popoli”. Fessi non siamo e qualcosa della storia conosciamo; nessuna illusione in proposito. Solo che nemmeno siamo illusi e utopisti come coloro che pochissimi anni fa osarono sostenere – e adesso tutti tacciono in proposito, nessuno critica, nessuno fa autocritica – che i no global, l’altermondialismo, ecc. erano la seconda potenza mondiale, antagonista degli Usa. Lasciamo perdere simili dementi (alcuni ben consapevoli delle mascalzonate propalate), con cui non desideriamo instaurare dialoghi fittizi. Il compito del momento è illuminare la situazione odierna, senza ingannare. La lotta fondamentale dell’epoca che s’apre è tra potenze (ripeto: l’esistente e quelle in formazione). I popoli – o meglio le loro dirigenze dominanti, oggi per lo più religiose; non vedo laici in azione! – lottano più efficacemente nelle “regioni” crocicchio di svariati influssi e maggiormente sensibili agli esiti di questa lotta, che allo stato attuale non ha aperto crisi di egemonia dei dominanti in nessuna delle suddette potenze.
Nel conflitto, coperto da sorrisi e incontri “multilaterali” che finiranno sempre in nulla (come rilevato perfino da Cossiga), il nostro paese è obiettivamente un “vaso di coccio”, è appunto un anello debole, sempre a rischio di possibile collasso (non sto parlando di quello, ben più banale, relativo alla crisi economica che al massimo lo può coadiuvare, non provocare). Su questo punto, sui movimenti che accompagnano la nostra politica, indebolita dalla presenza della GFeID (Fiat in testa!) e dal cancro rappresentato dalla sedicente “sinistra”, va sviluppata la nostra riflessione; non sulle relazioni con piccoli spezzoni di, veri o presunti, soggetti “in buona fede”. Non è questo lo scopo per cui il blog è nato; ed è bene che non si tenti di snaturarlo. Non siamo partito e quindi nemmeno portatori di una linea. Salvo quella di demarcazione rispetto al mero dialogo con “sinistri in buona fede”. In questo senso, dialoghiamo con chiunque porti avanti l’analisi strutturale (ma anche culturale) di questo “anello debole” che è l’Italia. E vogliamo individuare meglio i punti di forza (economici e politici) e soprattutto di debolezza del paese per afferrare più compiutamente sia le cause di quest’ultima sia se ci siano o meno settori (politici ed economici) in grado di rappresentare suoi possibili punti di forza su cui basarsi.
Né tra le cause della debolezza né tra i punti di forza ci sono i “sinistri in buona fede”, che sono quindi fuori del nostro orizzonte di discussione. Non dobbiamo, lo ripeterò 62354 volte, diventare 100 da 10 o 1000 da 100. Dobbiamo produrre analisi della situazione di fase e nuove categorie teoriche per questa analisi. Dobbiamo avere le antenne alzate per captare quanto avviene in questo “anello debole”. Ed è certamente indispensabile cominciare a valutare quali blocchi sociali, formati anche dai dominati, potrebbero, o dovrebbero, “coagularsi”. Altri scopi sono al di fuori della nostra portata, salvo che ci si accontenti e crogioli nell’ambito di piccole sacche di “bravi e buoni”. Questi ultimi sono quanto di meno interessante ci sia oggi in campo. Siamo già noi del blog “bravi e buoni”; non vogliamo però esagerare in bravura e bontà, altrimenti so già, da lunga esperienza, che diventeremo inutili. Sono certo che nessuno dei redattori desidera un simile sbocco del lavoro di tre anni.

1. - “Ottimo” l’incontro di ieri (7 luglio) con Putin, che ha raffreddato certe “enfasi” di Obama su nuovi possibili rapporti “epocali” con la Russia. Si tratta di due potenze (una in essere e l’altra in formazione), che trattano fra loro come hanno sempre fatto le potenze in ogni epoca storica: fra ammiccamenti, sorrisi e pugnalate alle spalle (quando possibile); solo quando “ci vuole”, si usa lo scontro aperto, la “continuazione della politica con altri mezzi”.
2. Schroeder è ai vertici del Northstream, progetto della Gazprom, collegato al progetto del ramo sud dello stesso gasdotto (in cui c’entra anche l’Eni); mentre Fischer è stato nominato ai vertici del Nabucco, progetto controllato dagli Usa e del tutto alternativo e antagonista nei confronti della Russia. In ogni progetto reazionario, favorevole agli americani, troviamo sempre i radicali italiani e i verdi d’ogni nazione europea. Così come, nel 1999, i Medici senza frontiere avallarono la tesi del genocidio kosovaro (smentita dall’Ocse in autunno), giustificazione per l’aggressione statunitense alla Jugoslavia con grave colpo dato all’Europa (consenziente e muta) e stabilimento di basi militari Usa in Kosovo, Bulgaria ecc. Ricordo che il massimo dirigente di questa organizzazione fintamente neutrale era all’epoca Kouchner, attuale Ministro degli Esteri della Francia antigollista e uno dei maggiori fautori di punizioni all’Iran (per conto di Usa e Israele). Si tenga conto di chi sono i peggiori reazionari oggi in campo.

GLG