DOPPIOPESISMO E IMBARBARIMENTO
Non dovrebbe essere permesso ad alcuno di parlare adesso di killeraggio, di imbarbarimento della politica, ancora una volta di fascismo berlusconiano montante, dopo che per mesi e mesi la sinistra non ha fatto la benché minima opposizione sulla base di una politica e di progetti alternativi, ma si è dedicata solo al killeraggio del premier per veri o presunti (non me ne frega molto) festini o altre attività a base sessuale. Non è permesso a Fini di svegliarsi solo ora, mentre prima sperava evidentemente che il killeraggio togliesse di mezzo il Cavaliere in modo da spianargli la strada (con l’appoggio della sinistra che ormai impazzisce per lui). Non è lecito dimenticare che D’Alema chiamò iene i giornalisti e chiese un miliardo solo per una vignetta di Forattini, infamante ma non reiterata per mesi e mesi (e, temo per lui, del tutto esatta; ma ciò non rileva perché non provata).
Non è lecito dimenticare Prodi che chiese otto miliardi (ma perse la causa) per una inchiesta del Giornale sulla nefasta Nomisma, di cui ricordo solo la comica consulenza (non però incriminabile, per carità) di tale società alle FFSS, costata a queste due milioni a pagina (per non so quante migliaia di pagine); un presunto “studio” che conteneva continue “scoperte dell’acqua calda”. E mi fermo qui, ma di prove del doppiopesismo di questi finti moralisti ce ne sono a migliaia.
Il vero fatto è che tutti, a sinistra e a destra, stanno oscurando le reali ragioni del contendere che si situano nella politica estera italiana. Sulla politica interna, c’è da molto discutere sulle scelte governative; pur se io non concedo che sia adesso la Gelmini a distruggere la scuola, che la questione degli immigrati vada discussa e risolta solo sulla base del solito permissivismo e buonismo della sinistra (anche qui imitata da Fini), che la campagna di Brunetta, per me demagogica, non sollevi comunque il problema di un apparato pubblico pletorico (anche nel settore dell’insegnamento), inefficiente, fatto di molte “assenze”, triplo o quadruplo al sud rispetto al nord, ecc. Il problema vero è però nella politica estera. Gli “sconsiderati” (eufemismo) di sinistra ci hanno rotto i…. “timpani” con la globalizzazione.
I finti ultrarivoluzionari alla Negri o i cretini dell’altermondialismo (Le monde diplomatique, divenuto un cesso di giornale, in testa) ce li hanno rotti con la fine degli Stati nazionali, le masse moltitudinarie e gli ignobili social forum contro le pestilenziali multinazionali (salvo Greenpeace e le altre multinazionali che li finanziano per raccontare panzane di tutti i tipi). Non c’è affatto globalizzazione, siamo al “ritorno delle nazioni” (come almeno scrive una persona sensata qual è Jacques Sapir), che tuttavia non sono per l’esattezza tornate giacché non si erano mai eclissate; più semplicemente, la UE è composta di Stati che per anni si sono sdraiati sulle posizioni della superpotenza Usa; il “socialismo” si è dissolto, e così pure la “sua” superpotenza. E’ potuto allora sembrare che ci fosse la piena globalizzazione sulla base del generale asservimento al centro del mondo rappresentato dallo Stato statunitense (un vero Stato!).
Proprio come per alcuni decenni nell’800, la posizione centrale fu assunta dallo Stato inglese (e fiorivano le ideologie di Ricardo sul libero commercio internazionale) finché la Germania (a partire dall’unione doganale del 1834, e poi politica nel 1871), gli Usa (con una guerra civile in cui il nord industriale schiacciò il sud cotoniero; e che fosse anche schiavistico non interessava gran che a nessuno, nemmeno al presidente ideologo Lincoln) e appena più tardi il Giappone sorsero come potenti Stati nazionali in grado di far declinare quello inglese.
Oggi comunque, anche se la globalizzazione dei mercati è una bufala, resta vero che non ci si muove con destrezza nell’ambito della situazione di crisi (non parlo soltanto di quella attuale, sia o non sia in superamento, mi riferisco ad un più lungo periodo), se non si compete mondialmente; ma non si compete solo nel “libero mercato”, bensì svolgendo complesse politiche in cui bisogna fare i conti con l’ancora energica volontà di supremazia statunitense; basta con le favole su Obama, che vuole quello che vuole un qualsiasi presidente americano, solo prendendo atto che gli Stati nazionali non sono finiti, non si sono dissolti e anzi alcuni stanno crescendo in forza, per cui occorrono altre tattiche.
Quello che va imputato al Governo italiano è di essere cerchiobottista, di voler tenere il piede in due staffe, per non dare dispiaceri agli Usa. La sinistra (e Fini) sono però per la resa completa a questi ultimi, agiscono per divenire lo stuoino di questi ultimi, in ciò aiutati dagli inglesi e da altri membri della UE (in specie quelli orientali). La vicenda dello scontro tra Eni-Gazprom e Nabucco, su cui adesso non torno in specifico ma che qui continuiamo a seguire, è al momento paradigmatico (solo un esempio particolarmente illuminante) per giudicare chi desidera un minimo di autonomia italiana e chi è ormai il “nemico in casa”, il traditore che apre le porte a quello “esterno e invasore”.
I traditori di questa fatta dovrebbero essere perseguiti nei debiti modi. E’ inutile che gridino al fascismo (che non esiste visto che stanno agendo senza essere messi definitivamente in condizioni di non nuocere ai nostri interessi fondamentali); in qualsiasi epoca storica e in qualsivoglia paese o popolo, i traditori sono sempre stati trattati con molto “sgarbo”. Non passa giorno senza che un sinistro o un centrista si aggiunga alla lista di coloro che strepitano: Berlusconi è come Putin. Magari fosse così, dico io. Non ho visto Putin, e nemmeno Medvedev, fare i cerchiobottisti, cercare di ingraziarsi gli americani. Berlusconi (e Frattini, e Tremonti, ecc.) lo fa continuamente. Tuttavia, sul piano dei gasdotti, appoggia pienamente Eni-Gazprom e agisce per facilitare la costruzione anche dell’altro terminale di quello che partirà dal Caucaso. Tale terminale è nel Nord Africa, e l’Eni (sempre appoggiata dall’attuale Governo) cura i rapporti con la Noc libica e la Sonatrach algerina (e l’Algeria ha storici legami, brutti da ricordare, con la Francia, che per questo è “incazzata” con noi). I traditori urlano che così saremo troppo dipendenti dalla Russia: mentitori (e sapendo di mentire). Nel Southstream, Eni e Gazprom sono fifty-fifty; e il Tag (già in attività) – che con il Northstream (Gazprom, ma con presidente Schroeder) servirà il nord Europa – è per l’89% dell’Eni.
I suddetti mentitori, tempo fa, ululavano che bisognava liberarsi della dipendenza dalla Russia perché, a causa delle “bizze” dell’Ucraina (e ben sappiamo da chi è manovrato questo paese della “rivoluzione arancione”), potevamo passare degli inverni senza riscaldamento. Né il Souhstream né il suo omologo a nord passano per l’Ucraina (e nemmeno tramite Polonia e altri paesi più facilmente succubi degli americani in funzione antirussa); allora adesso i cialtroni s’inventano la dipendenza pura e semplice dalla Russia. No, brutti imbroglioni, saranno semmai altri paesi (europei) a dipendere dalle nostre scelte (decise a metà con i russi). Ed è grazie alle prospettive createsi con l’Eni che la Russia soprassiede dal rivolgersi più ampiamente ai mercati emergenti – e sempre più affamati di energia – verso est. Si tratta di “piccoli” paesi come Cina e India, ecc. La UE dovrebbe ringraziare l’Italia per la sua politica estera energetica. Invece no, perché i padroni (in realtà “Padrini”) americani sono scontenti. E la sinistra è in piena sintonia con tale completo asservimento. E la destra finiana segue a ruota.
Allora, critichiamo la politica interna del Governo; critichiamo la sua “timidezza” e il cerchiobottismo; cerchiamo, se lo troviamo, qualcuno che veramente assomigli a Putin. Soprattutto protestiamo perché si accetta – e non certo ingenuamente – un terreno di scontro mediatico sugli scandali, sul pettegolezzo, sul gettare fango su singole persone, e via dicendo. Urliamo senz’altro contro l’imbarbarimento della politica. Non però al seguito dei traditori. Con loro non si va da nessuna parte. Uno Stato nazionale – che ancora esiste alla faccia dei sostenitori, cretini o forse anche peggio, della loro fine – deve eliminare le quinte colonne che ha in casa, deve schiacciare le “serpi in seno”, altrimenti si va alla deriva. Questo, intanto, è il primo compito, la conditio sine qua non di ogni possibile riassestamento del nostro tessuto economico e sociale, per poter proseguire accettabilmente il nostro “percorso storico”.
Dico sinceramente quello che penso: non credo che l’attuale Governo (e assetto politico in generale) sia consono ai nostri essenziali bisogni. Tuttavia, il peggio che ci possa accadere è che la “forbice” – rappresentata da questa sinistra (e centro) e da una certa destra – tagli quel po’ di rete internazionale che è stata intessuta a nostro vantaggio, malgrado tanta codardia. Un conto è però quest’ultima, un altro il tradimento, il diventare il “Cavallo di Troia” degli Usa. Sono due cose del tutto diverse. Quindi critica e lotta contro l’attuale Governo, ma senza più alcuna concessione ad alcun sinistrismo e a quant’altro lo accompagna. Non se ne dovrebbe vedere più l’ombra; dovrebbe essere espunto dal nostro paese come un corpo ormai completamente estraneo.
Non abbiamo a che fare con avversari politici, ma con nemici al servizio di chi ci vuol affossare per tenerci in qualità di servi, con la mano sempre tesa all’elemosina dello straniero (pre)potente. Basta con questo sconcio. Non si accetti più il gossip, la diversione della lotta dal suo vero terreno, dai suoi veri obiettivi.
GLG