INCREDIBILE MA VERO
Il 12 u.s. il giornale Libero ha riportato un “incredibile” articolo di Davide Giacalone (in realtà più che credibile; dirò più avanti perché uso il termine virgolettato). Vediamo intanto di riassumerlo. Si tratta di una risposta ad un precedente intervento di Mughini; questo non mi sembra però interessante. E’ invece rilevante ciò che sostiene Giacalone; lo riferirò con mie parole, sforzandomi di rispettare le sue tesi.
Dopo il “crollo del muro” e la dissoluzione dell’Urss, l’Italia non era più un avamposto necessario del mondo detto “libero” contro il campo “socialista”. Il regime Dc-Psi diveniva perfino dannoso – perché si era abituato a sfruttare la “rendita di posizione” appena accennata – e la Finanza, con l’aiuto dei comunisti (post-tali), partì all’attacco, usando però una via traversa, e deviante, rispetto alla (lotta) politica: quella della magistratura che effettuò un “golpe” vero e proprio. Subito dopo, venne dato avvio al più grande “sacco” della ricchezza del paese attraverso la privatizzazione (svendita alle grandi imprese private) delle aziende pubbliche; un’azione, dice Giacalone, di fronte alla quale le tangenti – che diedero origine ai processi con cui fu fatto fuori il personale politico della prima Repubblica – erano mance, spiccioli. Dal completamento del saccheggio ci avrebbe salvato l’intervento di Berlusconi in politica (i motivi di questa sua scelta non sono rilevanti in un contesto così grave). Da allora, la politica italiana non si è più ripresa, è stata un vero “puttanaio”. E ciò, fondamentalmente, sia quando si è stati governati da una parte sia quando il governo è passato all’altra parte.
La politica è per il momento completamente finita (come dimostrano le ultime battaglie a base di gossip o altre campagne giudiziarie, ecc.); questo soprattutto a causa della sinistra, che ha perso ogni possibilità e capacità di svolgere un’autentica opera sia di opposizione che di governo. Difficile dire quanto durerà una situazione del genere. Giacalone sostiene che prima o poi la politica dovrà tornare (se non sarà però troppo tardi); nel frattempo, non si può che denunciare e ancora denunciare questa degenerazione.
Il linguaggio di Giacalone ha punte di grande asprezza e disprezzo per l’attuale ceto politico, ma nell’insieme credo di aver rispettato quanto ha scritto. Mi permetto tuttavia due considerazioni aggiuntive. Se quanto è avvenuto, si è verificato solo dopo il crollo del socialismo reale e dell’Urss, bisogna dire esplicitamente che ciò era nell’interesse e nelle possibilità (di realizzazione) della famosa “manina d’oltreoceano”, cui ha più volte accennato Geronimo (Cirino Pomicino). E’ bene esprimersi con nettezza sul fatto che certe operazioni sono partite dagli Stati Uniti o almeno da ambienti politico-economici assai potenti di quel paese, rimasto unico predominante dopo la caduta dell’altra superpotenza (con tutta la sua “sfera d’influenza”).
Inoltre, non parlerei solo di finanza italiana, ma anche di Confindustria, capitanata da chi, proprio in quell’epoca, affermò che i suoi interessi di destra erano meglio difesi dalla sinistra. Infine, la “finanza” – quella che io chiamo invece GFeID (grande finanza e industria decotta), intendendo con la parola decotta (esempio tipico la Fiat) i settori industriali della passata stagione d’industrializzazione, quelli “maturi”, con margini di profitto e di produttività (anche per il sistema nel suo complesso) ormai ridotti; settori e imprese divenuti anzi vere sanguisughe sempre finanziate dallo Stato in varia guisa – si è servita non di comunisti, bensì di postcomunisti, che hanno garantito i loro mandanti con il cambiamento di nome e il passaggio brusco, e senza alcuna autocritica, dall’altra parte. Ci si chieda come mai il Pci, fra tutti i partiti comunisti europei, è stato quello salvato dallo sfacelo, dal duro contraccolpo del “crollo del muro”. La risposta è facile facile.
Fatte queste poche precisazioni, quanto ha scritto Giacalone è la pura e semplice verità, è esattamente come si sono svolti i fatti dal 1992: anno della famosa riunione sul “panfilo Britannia”, dove tutti i “si dice”, piuttosto concordanti, segnalano la presenza di Amato, Ciampi, Draghi e molti altri per decidere delle privatizzazioni di cui detto sopra. Allora perché ho cominciato con il definire “incredibile” (ma tra virgolette) l’articolo di Giacalone? Mi dispiace farne una questione anche personale. Sono però stufo di avere scritto determinate cose – e non è la prima volta che mi capita – non so quanto tempo fa, di essere stato ampiamente silenziato, per trovarmele scodellate molti anni dopo esattamente (o quasi) come le avevo sostenute io.
Nel gennaio 1995 uscì un pamphlet che scrissi assieme ad un amico di Torino (Costanzo Preve): “Il teatro dell’assurdo”, rimasto pressoché ignoto soprattutto “per merito” della sinistra, in tutti i suoi comparti. In esso, era esposto proprio quello che ha riferito Giacalone: “crollo del muro” e dell’Urss, conseguente superfluità (e dannosità) del regime Dc-Psi, intervento della GFeID – ma con dietro la “manina d’oltreoceano”, armata di Buscetta – utilizzo dei “salvati” dell’ex Pci dopo un “colpo di Stato” mascherato da operazione di pura Giustizia, intervento di Berlusconi quale granellino di polvere che fece in buona parte inceppare il marchingegno non troppo ben studiato (molti milioni di elettori democristiani e socialisti non avevano alcuna predisposizione a votare i nemici “comunisti”, capaci di gettare alle ortiche in un battibaleno i vecchi vestiti per addobbarsi di un nuovo abito che mostrava apertamente le toppe).
Da allora, e in particolare negli ultimi anni (nel blog cui collaboro: ripensaremarx, nome forse non del tutto felice), ho ripetuto – con sempre nuovi particolari e nuove interpretazioni dei disegni della GFeID e degli “ambienti internazionali” che vi stanno dietro – le stesse affermazioni sopra succintamente riportate. Malauguratamente, per troppo tempo, non ho voluto esprimere con aperto linguaggio di rottura ciò che ormai pensavo della presunta sinistra. Ed è stata proprio questa, in particolare la “gauche caviar”, ad avere sempre cancellato posizioni simili alle mie, perché non le consentivano di intrallazzare con ambienti economico-finanziari, i peggiori tra quelli delle nostre classi dirigenti, quelli spesso denominati “poteri forti” o anche “piccolo establishment” (capeggiati, tanto per non far nomi, da Intesa, Unicredit e, sopra tutti, Fiat).
Mi scuso con il lettore, ma non posso nascondere il mio rincrescimento, e più ancora la mia completa disistima (e disprezzo) per quelle centinaia di “fini intellettuali” sempre pronti a firmare ogni appello per la libertà di stampa, che è solo la “loro libertà” di sproloquiare avendo negli ultimi trenta (meglio detto, quaranta) anni sbagliato ogni previsione (ma proprio tutte, non una esclusa!), nel mentre si sono dilettati a mettere il bavaglio a personaggi (non solo il sottoscritto) che invece ne hanno “indovinate” (sulla base di analisi oggettive e non di pii desideri) circa l’80%. Non è quindi per nulla piacevole constatare oggi che, da sempre più parti, viene riportato quanto da me colto con precisione già quindici anni fa, ma ignorato e fatto ignorare pressoché da tutti. Oggi, lunedì, nel blog di cui sopra viene riportato l’articolo (credibilissimo e giusto) di Giacalone e altri due pezzi (uno del ben noto Guzzanti, che ha lasciato da poco il Pdl), dai quali si evince come certe interpretazioni, di cui mi sono fatto portatore fin dall’inizio, siano per l’essenziale azzeccate; gli scandali sessuali e altre azioni giudiziarie (alcune di cui si sta adesso vociferando) servono a coprire manovre, orientate dall’estero, sempre più pericolose e per noi dannose.
I reali interessi del paese – quelli della maggioranza della popolazione, non di pochi gruppi finanziari e industriali “parassiti”, appoggiati da “ambienti internazionali” e contornati da forze politiche subordinate ai loro disegni – sono ampiamente in gioco. E’ ormai da tempo in atto un conflitto complesso, ma dai contorni (energetici) ben delineati, che si apre alla nuova epoca di “multipolarismo”, non più di predominio di un’unica superpotenza. L’Italia è uno dei punti di snodo di tale conflitto; si approssima l’“ora della verità”. Tornerò ancora sull’argomento.
GLG