E’ vero che quel gruppo dirigente è cambiato nel frattempo, ma buona parte d’esso proviene pur sempre dall’essere stato “miracolato” nel 1992 e seguenti. Fa difetto la memoria. Ricorderò, per l’ennesima volta, alcuni passi salienti. La ormai famosa, e data da tutti per scontata, riunione sul panfilo “Britannia” (della Regina d’Inghilterra, quasi si fosse ancora ai “bei tempi antiqui”) in acque italiane, dove gli “antifascisti azionisti” (fra i meno Resistenti di tutti) programmarono la svendita delle imprese pubbliche ai privati confindustriali. Iniziò, più o meno contestualmente, l’operazione di smantellamento dei partiti governativi di allora mediante l’operazione detta “mani pulite”, forse (pur se non ci credo) indipendente ma certo propiziata e fortemente (benché nascostamente) sostenuta da oltreoceano, con al seguito la nostra Confindustria (domandina semplice semplice: chi disse in quegli anni che “i miei interessi di destra sono meglio difesi dalla sinistra”?). Di tutto l’apparato politico, a parte scampoli di Dc e Psi pronti a svendersi per salvarsi dall’attacco generale e insostenibile data la potenza della “corazzata attaccante”, fu graziato il partito di (ormai fasulla) opposizione, unico fra quelli (finti) comunisti a salvarsi dal “crollo del muro” e dalla dissoluzione dell’Urss; facendo però debita abiura, mutando ogni pochi anni denominazione e perdendo sempre più il filo di una qualsiasi progettualità politica, adesso arrivata alle “luci rosse”, alle “escort”, insomma a “mutande e reggiseno”. Il regista fondamentale di “mani pulite” fu proprio Di Pietro, un uomo a mio avviso “infilato” in quel ruolo, anni prima, quale “bomba ad orologeria” pronta a scoppiare quando se ne fosse presentata l’occasione; e l’occasione fu appunto la sparizione dell’antagonista (da quasi mezzo secolo) degli Usa e della Nato e la conseguente fine della posizione speciale dell’Italia nel contesto del bipolarismo. Solo un ingenuo può credere che il Pci fosse al di fuori delle cosiddette tangenti e maneggi vari; e non semplicemente per i suoi rapporti con il “campo socialista”, ma più ancora per quelli con il nostro settore pubblico dell’economia e anche con le grandi imprese private (lascio perdere tutto l’apparato economico del Pci, mai vissuto di soli affari alla luce del Sole; basta con questi “ameni racconti”, che il sottoscritto sa perfettamente essere solenni bugie!). Comunque, riducendosi al minimo possibile, ci si dovrebbe rammentare degli intralci messi a Tiziana Parenti, che indagava sugli affari del “grande partito”, e fu infine sollevata da quell’incarico perché pretendeva di andare oltre ciò che era consentito. Sembra persa la memoria del miliardo di Gardini arrivato a Botteghe Oscure laddove, si dice, se ne persero le tracce per cui non fu possibile perseguire nessuno. Stranissimo! Indagando in altre direzioni, la magistratura (in specie milanese) ha sempre sostenuto il principio del “non può non sapere”; così è anche per l’ultima sentenza di risarcimento a De Benedetti da parte della Fininvest. Le Botteghe Oscure erano la sede centrale del Pci, quindi di tutti i suoi organi dirigenti: Direzione, Segreteria, Segretario. Eppure tutti questi, guarda un po’, “potevano non sapere”; quindi stop generale e sul miliardo (con la scusa che Greganti, “l’eroe”, non parlava) si sospese subito ogni ricerca. C’è chi sostiene d’essere passato, in quegli anni, davanti al numero 4 di via delle Botteghe Oscure e di aver per un attimo visto sopra il portone: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. Nessuno fa un pensierino malizioso? Ripeto ancora che, oltre tutto, la faccenda del miliardo è solo la famosa punta dell’iceberg. Ci sono poi tante altre storie, anche successive alla stagione di “mani pulite”, passando per la Banca 121 del Salento, per la faccenda dell’Unipol che mirava alla Banca Nazionale del Lavoro (“minimo affaruccio” venuto a galla perché, alla fine, si sono cominciati a regolare i conti anche fra i “beneficati” del 1992-93), arrivando infine al recentissimo scandalo della Sanità in Puglia, che sembra essersi arenato. In certe direzioni (politiche), caso strano, c’è sempre qualcuno che ha la possibilità di non sapere (e di non “pagar dazio”). D’altra parte, anche chi avrebbe l’interesse a sollevare infine un vespaio per questi opposti trattamenti fa un po’ di can can sui giornali (alcuni, pochi), ma alla fine lascia correre. Non sarà che, come dicono a Roma, “er mejo c’ha la rogna”? In ogni caso, confido nell’intelligenza del lettore. Non è deliziosamente ingenuo “nutrire il sospetto” che Di Pietro possa incutere qualche timore al Pd, visto che al vertice di quest’ultimo ci sono ancora molti dei miracolati di anni passati, a partire dalla stagione di “mani pulite”? Per quanto mi riguarda, non “nutro sospetti”. |
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