Ci salvò, immagino per i suoi interessi ma non me ne può fregare di meno, Berlusconi che, pian piano, in mezzo a difficoltà d’ogni genere, continuò in formato ridotto la politica Andreotti-Craxi di minima autonomia verso est e verso il mondo arabo. Adesso siamo di nuovo al dunque. Obama, molto peggiore del precedente Bush (a parte la mera forma che, lo ripeterò in ogni occasione, è serpentesca), non accetta più certe “intemperanze” del nostro attuale premier. Le manovre di sostituzione (tentativo) sono in pieno svolgimento. Cossiga, nell’intervista di ieri al Giornale, propende per una volontà di sua sostituzione (da parte dei complottardi) con Draghi, altri pensano a Tremonti (dubbia interpretazione), altri ancora a Fini. In ogni caso, la sinistra, da sola, è al momento squinternata e sta cercando (ma credo non sia facile) di rinserrare le fila solo sull’antiberlusconismo. Uno straccio di programma, per quanto finto e basato sul solo servilismo completo (senza residui) verso gli Usa (e Israele), sembra invece necessario. Quindi, se si vuole fare un Governo finto-tecnico, è necessaria la presenza di una parte della destra – e sappiamo già chi è pronto – che deve anzi fare da battistrada. Tuttavia, simili mosse, rispetto al vecchio ribaltone della Lega nel 1994, sarebbero oggi un autentico passo di elefante. Lo sconquasso provocato sarebbe difficilmente immaginabile, così come le sue conseguenze. Per cui, si deve stare con gli occhi aperti, ma non è facile che i complottatori (la cui presenza è ormai evidente negli accadimenti di ogni giorno; e l’ultima conferma si ha nelle ambigue parole di D’Alema all’Annunziata) possano andare al di là di un continuo ricatto e tenuta sotto pressione del premier al fine di logorarlo nel giro di qualche tempo (non lungo, ma non comunque dall’oggi al domani). Tuttavia, anche per la sua età e ancor più per le caratteristiche personali poco appropriate, Berlusconi – che in passato ha rappresentato un piccolo ostacolo rispetto ai rinnegati della sinistra tesi ad un nostro schieramento decisamente contrario agli interessi del paese, e solo servizievole verso gli Usa – può al massimo essere interpretato come personaggio di transizione, che non a caso, in ormai quindici anni, non ci ha condotto definitivamente da nessuna parte. Si è soltanto vissuta una continua fase intermedia (quella mascherata ideologicamente come passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, mai avvenuta se non nelle bugie di qualche “illusionista”), ma nulla di più. Mancano in Italia i presupposti “decisionisti” che contano veramente. Non c’è un partito nazionale coeso; nemmeno Berlusconi, del resto, ne saprebbe essere capo poiché quello che di positivo è in grado di fare è troppo affidato all’estemporaneità dei comportamenti (certo non puramente soggettivi e personali, non sono così fesso come certi giornalisti del “pettegolezzo”). In effetti, la sua idea di fondare il Pdl corrispondeva ad esigenze tatticistiche del momento, ma non ad un disegno di lunga lena; ormai è chiaro che si è portato il nemico “in casa”. I cosiddetti corpi speciali in armi sono nel nostro paese “tranquilli”, non hanno affatto le brutte tradizioni di altri paesi. Tuttavia, non so quanto rispondano alle esigenze di una politica di maggiore autonomia e indipendenza; personalmente nutro molti dubbi. Mancano poi organismi – facciamo un esempio, anche se non trasferibile così com’è alla situazione italiana: i pasdaran in Iran – in grado di mobilitarsi prontamente per spezzare le sommosse di chi cerca di pescare nel torbido al servizio di potenze straniere (in specie gli Usa). Sulle “ronde” stendiamo un velo pietoso; non perché non siano pericolose in quanto sembrano reviviscenza di una tradizione che ha già procurato guai. Soprattutto sono del tutto fuori contesto; la Lega, loro sostanziale sostegno, non sembra avere una corretta visione strategica del ruolo che l’Italia potrebbe ricoprire verso est e verso il mondo arabo. Tale partito è sempre “alla carica” contro gli arabi (e spesso contro i meridionali). Quindi, simili rigurgiti “passatisti” non hanno affatto quel carattere di difesa dell’autonomia nazionale che hanno in Iran le forze sopra citate, anzi ribadirebbero di fatto la nostra dipendenza. In questa situazione carica di pericoli, con la necessità di seguirla da vicino – non rinunciando certo al ripensamento teorico, che ha la sua parte nell’attuale nostra fatica e incertezza nel seguire le vicende convulse che “scoppiano” nel mondo e nel nostro paese – si deve constatare la demenza di coloro che melanconicamente inseguono miti del passato o si danno a visioni avveniristiche di un lontano futuro (anch’esso mitizzato profeticamente) o difendono formalismi ridicoli e superati. Fuor di genericità, abbiamo ancora i comunisti, i comunitaristi e gli “uomini che sognano le Fate” (si legga la grande poesia di Po-chu-i), pensando all’Uomo nella sua essenza che infine trionferà non si sa bene quando; abbiamo i difensori della Costituzione repubblicana; e un mucchio di altri che appaiono fuori del mondo. Ripeto quanto detto all’inizio: debbo considerarli subnormali e ritardati mentali? Preferisco pensarli quali piccoli, meschini, maneggioni, non per questo meno condannabili e criticabili con la massima durezza. Ci sono individui che hanno finto per anni di essere antimperialisti, di volere la società degli eguali, il Bene e la Giustizia Supremi, ecc. Altri hanno finto di seguire Gramsci sull’egemonia, scordandosi che il leninista sardo disse: “corazzata di coercizione”, perché altrimenti l’egemonia si dissolve. Adesso cambiano ritmo politico; dopo le fanfare sulle masse popolari, sul lavoro sempre in singolar tenzone con il capitale, si sono rifugiati nella difesa dell’ambiente, predicano di tornare alla frugalità dei consumi, alla diminuzione della produzione, al vivere con sempre meno beni. Intanto, di fronte alla crisi (che è una decrescita), si manifestano processi di netto inasprimento delle contraddizioni, ma non perché i dominati stiano togliendo potere ai dominanti. Si nota invece l’acutizzarsi dello scontro tra questi ultimi; alcuni vogliono prendere il potere supremo su scala internazionale e altri vi si oppongono, con l’avvio appunto del multipolarismo. La lotta non si svolge però soltanto tra i vari paesi in cerca di supremazia e di allargare le proprie sfere di influenza. Dentro ogni paese ci sono le quinte colonne dei più potenti dominanti di altri paesi (di fatto, gli Usa), ci sono cioè quelli che, essendo a capo di una finanza e di un’industria ormai alla fine del loro ciclo “vitale”, si rendono servi di quelli che possiedono rinnovato slancio, e in questa servitù ci guadagnano a scapito di tutto il resto della popolazione dei loro paesi. Nel rapporto Usa-UE, i primi sono i “greci”, i secondi (con l’Italia) sono “Troia” (si interpreti pure l’espressione nei due sensi). Imprese come Fiat, e gruppi politici del tipo della “sinistra” e di An (nonché gli organismi europei) sono i “cavalli” ben noti. Bisogna difendersi qui e ora senza, lo ribadisco, rinunciare ad una complessa rivisitazione della teoria, rimasta al palo per troppo tempo; questa non deve però spargere confusione e parlare di “meravigliose sorti e progressive” per i secoli che verranno, non deve dirottare l’attenzione su tutto ciò che evita di affrontare il tema degli attuali rapporti (di forza) sociali a livello interno come internazionale. La nostra attenzione – anche di rivisitazione storica oltre che teorica – deve sempre essere investita dalla prospettiva dei gravi momenti che si approssimano entro pochi anni, al massimo un paio di decenni (ma in Italia fra molto ma molto meno). Tutto il resto è una vile fuga dal presente, al servizio di chi ci vuol dominare. Non esistono subnormali o ritardati mentali, ma consapevoli imbroglioni, servi di chi dà loro meschini onori, piccole posizioni di potere, una minima visibilità. Con costoro, per favore, più nessuna interlocuzione. Abbiamo da assolvere nell’immediato futuro (purtroppo molto parzialmente a causa delle nostre scarse, quasi nulle, forze) immani compiti; lasciamo perdere i consapevoli imbroglioni, concentriamoci altrove. Attenzione soprattutto ai manipoli di disadattati e violenti, manovrati da intellettuali che cercano il brivido di decenni infausti, perché chi consentirà loro di continuare a devastare l’ambiente (materiale e sociale) si assumerà la responsabilità di una violenta reazione, appoggiata da chi non ne può più di questi teppisti; e le reazioni possono prendere una strada sbagliata, ma inevitabile, se si lasciano ancora agire i teppisti in oggetto. Comunque, certamente, maggiore attenzione ancora ai mandanti, che si annidano nella finanza “weimariana” e nell’industria sanguisuga (Fiat in testa), sempre all’opera per subordinare questo povero paese e farne una pedina degli Usa al fine di mangiarne tutte le risorse. APPENDICE A UNA SITUAZIONE IN PEGGIORAMENTO |
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