SITUAZIONE IN PEGGIORAMENTO
Gianfranco La Grassa - 15 giugno 09
Personalmente, faccio difficoltà a pensare di trovarmi in presenza di subnormali e ritardati mentali. Quindi, quando constato delle evidenti assurdità nei ragionamenti di certe persone, penso che abbiano precisi, e poco onesti e puliti, interessi in gioco. Per carità, non dico sempre soldi o chissà quali posizioni di potere, ma piccole “soddisfazioni” di cui spesso si accontentano gli intellettuali dell’epoca odierna, ormai giunti ad un grado di piccineria che sprofonda in pieno nel ridicolo. La situazione sta peggiorando e, per quanto riguarda il nostro paese, potremmo (non voglio fare la Cassandra a tutti i costi) andare incontro al momento in cui verranno chiusi quei piccoli “spifferi” di autonomia, come già accadde alla “caduta del muro” per opera dell’operazione “mani pulite” manovrata d’oltre atlantico e dalla nostra Confindustria, il cui principale esponente dichiarò apertamente: “se voglio difendere i miei interessi di destra debbo rivolgermi alla sinistra”. Allora ci si servì dei rinnegati piciisti, ben preparati dall’epoca berlingueriana intessuta di “questione morale”, perbenista ed ipocrita. Essi, ormai marci fino al midollo e pronti alla svendita, furono comprati promettendo loro salvezza dal crollo generale di tutti gli altri partiti di derivazione comunista, a patto che divenissero i sicari più obbedienti dello schieramento reazionario, riunitosi sul panfilo Britannia a tramare contro gli interessi del paese, ecc.; tutte cose già dette molte volte.
Ci salvò, immagino per i suoi interessi ma non me ne può fregare di meno, Berlusconi che, pian piano, in mezzo a difficoltà d’ogni genere, continuò in formato ridotto la politica Andreotti-Craxi di minima autonomia verso est e verso il mondo arabo. Adesso siamo di nuovo al dunque. Obama, molto peggiore del precedente Bush (a parte la mera forma che, lo ripeterò in ogni occasione, è serpentesca), non accetta più certe “intemperanze” del nostro attuale premier. Le manovre di sostituzione (tentativo) sono in pieno svolgimento. Cossiga, nell’intervista di ieri al Giornale, propende per una volontà di sua sostituzione (da parte dei complottardi) con Draghi, altri pensano a Tremonti (dubbia interpretazione), altri ancora a Fini. In ogni caso, la sinistra, da sola, è al momento squinternata e sta cercando (ma credo non sia facile) di rinserrare le fila solo sull’antiberlusconismo. Uno straccio di programma, per quanto finto e basato sul solo servilismo completo (senza residui) verso gli Usa (e Israele), sembra invece necessario. Quindi, se si vuole fare un Governo finto-tecnico, è necessaria la presenza di una parte della destra – e sappiamo già chi è pronto – che deve anzi fare da battistrada.
Tuttavia, simili mosse, rispetto al vecchio ribaltone della Lega nel 1994, sarebbero oggi un autentico passo di elefante. Lo sconquasso provocato sarebbe difficilmente immaginabile, così come le sue conseguenze. Per cui, si deve stare con gli occhi aperti, ma non è facile che i complottatori (la cui presenza è ormai evidente negli accadimenti di ogni giorno; e l’ultima conferma si ha nelle ambigue parole di D’Alema all’Annunziata) possano andare al di là di un continuo ricatto e tenuta sotto pressione del premier al fine di logorarlo nel giro di qualche tempo (non lungo, ma non comunque dall’oggi al domani). Tuttavia, anche per la sua età e ancor più per le caratteristiche personali poco appropriate, Berlusconi – che in passato ha rappresentato un piccolo ostacolo rispetto ai rinnegati della sinistra tesi ad un nostro schieramento decisamente contrario agli interessi del paese, e solo servizievole verso gli Usa – può al massimo essere interpretato come personaggio di transizione, che non a caso, in ormai quindici anni, non ci ha condotto definitivamente da nessuna parte. Si è soltanto vissuta una continua fase intermedia (quella mascherata ideologicamente come passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, mai avvenuta se non nelle bugie di qualche “illusionista”), ma nulla di più.
Mancano in Italia i presupposti “decisionisti” che contano veramente. Non c’è un partito nazionale coeso; nemmeno Berlusconi, del resto, ne saprebbe essere capo poiché quello che di positivo è in grado di fare è troppo affidato all’estemporaneità dei comportamenti (certo non puramente soggettivi e personali, non sono così fesso come certi giornalisti del “pettegolezzo”). In effetti, la sua idea di fondare il Pdl corrispondeva ad esigenze tatticistiche del momento, ma non ad un disegno di lunga lena; ormai è chiaro che si è portato il nemico “in casa”. I cosiddetti corpi speciali in armi sono nel nostro paese “tranquilli”, non hanno affatto le brutte tradizioni di altri paesi. Tuttavia, non so quanto rispondano alle esigenze di una politica di maggiore autonomia e indipendenza; personalmente nutro molti dubbi.
Mancano poi organismi – facciamo un esempio, anche se non trasferibile così com’è alla situazione italiana: i pasdaran in Iran – in grado di mobilitarsi prontamente per spezzare le sommosse di chi cerca di pescare nel torbido al servizio di potenze straniere (in specie gli Usa). Sulle “ronde” stendiamo un velo pietoso; non perché non siano pericolose in quanto sembrano reviviscenza di una tradizione che ha già procurato guai. Soprattutto sono del tutto fuori contesto; la Lega, loro sostanziale sostegno, non sembra avere una corretta visione strategica del ruolo che l’Italia potrebbe ricoprire verso est e verso il mondo arabo. Tale partito è sempre “alla carica” contro gli arabi (e spesso contro i meridionali). Quindi, simili rigurgiti “passatisti” non hanno affatto quel carattere di difesa dell’autonomia nazionale che hanno in Iran le forze sopra citate, anzi ribadirebbero di fatto la nostra dipendenza.
In questa situazione carica di pericoli, con la necessità di seguirla da vicino – non rinunciando certo al ripensamento teorico, che ha la sua parte nell’attuale nostra fatica e incertezza nel seguire le vicende convulse che “scoppiano” nel mondo e nel nostro paese – si deve constatare la demenza di coloro che melanconicamente inseguono miti del passato o si danno a visioni avveniristiche di un lontano futuro (anch’esso mitizzato profeticamente) o difendono formalismi ridicoli e superati. Fuor di genericità, abbiamo ancora i comunisti, i comunitaristi e gli “uomini che sognano le Fate” (si legga la grande poesia di Po-chu-i), pensando all’Uomo nella sua essenza che infine trionferà non si sa bene quando; abbiamo i difensori della Costituzione repubblicana; e un mucchio di altri che appaiono fuori del mondo. Ripeto quanto detto all’inizio: debbo considerarli subnormali e ritardati mentali? Preferisco pensarli quali piccoli, meschini, maneggioni, non per questo meno condannabili e criticabili con la massima durezza.
Ci sono individui che hanno finto per anni di essere antimperialisti, di volere la società degli eguali, il Bene e la Giustizia Supremi, ecc. Altri hanno finto di seguire Gramsci sull’egemonia, scordandosi che il leninista sardo disse: “corazzata di coercizione”, perché altrimenti l’egemonia si dissolve. Adesso cambiano ritmo politico; dopo le fanfare sulle masse popolari, sul lavoro sempre in singolar tenzone con il capitale, si sono rifugiati nella difesa dell’ambiente, predicano di tornare alla frugalità dei consumi, alla diminuzione della produzione, al vivere con sempre meno beni. Intanto, di fronte alla crisi (che è una decrescita), si manifestano processi di netto inasprimento delle contraddizioni, ma non perché i dominati stiano togliendo potere ai dominanti. Si nota invece l’acutizzarsi dello scontro tra questi ultimi; alcuni vogliono prendere il potere supremo su scala internazionale e altri vi si oppongono, con l’avvio appunto del multipolarismo. La lotta non si svolge però soltanto tra i vari paesi in cerca di supremazia e di allargare le proprie sfere di influenza. Dentro ogni paese ci sono le quinte colonne dei più potenti dominanti di altri paesi (di fatto, gli Usa), ci sono cioè quelli che, essendo a capo di una finanza e di un’industria ormai alla fine del loro ciclo “vitale”, si rendono servi di quelli che possiedono rinnovato slancio, e in questa servitù ci guadagnano a scapito di tutto il resto della popolazione dei loro paesi.
Nel rapporto Usa-UE, i primi sono i “greci”, i secondi (con l’Italia) sono “Troia” (si interpreti pure l’espressione nei due sensi). Imprese come Fiat, e gruppi politici del tipo della “sinistra” e di An (nonché gli organismi europei) sono i “cavalli” ben noti. Bisogna difendersi qui e ora senza, lo ribadisco, rinunciare ad una complessa rivisitazione della teoria, rimasta al palo per troppo tempo; questa non deve però spargere confusione e parlare di “meravigliose sorti e progressive” per i secoli che verranno, non deve dirottare l’attenzione su tutto ciò che evita di affrontare il tema degli attuali rapporti (di forza) sociali a livello interno come internazionale.
La nostra attenzione – anche di rivisitazione storica oltre che teorica – deve sempre essere investita dalla prospettiva dei gravi momenti che si approssimano entro pochi anni, al massimo un paio di decenni (ma in Italia fra molto ma molto meno). Tutto il resto è una vile fuga dal presente, al servizio di chi ci vuol dominare. Non esistono subnormali o ritardati mentali, ma consapevoli imbroglioni, servi di chi dà loro meschini onori, piccole posizioni di potere, una minima visibilità. Con costoro, per favore, più nessuna interlocuzione. Abbiamo da assolvere nell’immediato futuro (purtroppo molto parzialmente a causa delle nostre scarse, quasi nulle, forze) immani compiti; lasciamo perdere i consapevoli imbroglioni, concentriamoci altrove. Attenzione soprattutto ai manipoli di disadattati e violenti, manovrati da intellettuali che cercano il brivido di decenni infausti, perché chi consentirà loro di continuare a devastare l’ambiente (materiale e sociale) si assumerà la responsabilità di una violenta reazione, appoggiata da chi non ne può più di questi teppisti; e le reazioni possono prendere una strada sbagliata, ma inevitabile, se si lasciano ancora agire i teppisti in oggetto. Comunque, certamente, maggiore attenzione ancora ai mandanti, che si annidano nella finanza “weimariana” e nell’industria sanguisuga (Fiat in testa), sempre all’opera per subordinare questo povero paese e farne una pedina degli Usa al fine di mangiarne tutte le risorse.

APPENDICE A UNA SITUAZIONE IN PEGGIORAMENTO
Una missione che andrà a buon fine nonostante gli scetticismi di molti esponenti dell’opposizione (vedi l’ex ministro degli esteri D’ Alema) e i presunti report americani in cui si stigmatizzano i “troppo confidenziali” rapporti tra Berlusconi e Putin. Così non fosse – fanno notare i diplomatici di Palazzi Chigi – non si spiegherebbe perché Berlusconi sia il secondo leader europeo dopo Brown ad essere ricevuto alla Casa Bianca da Obama. Un appuntamento, dunque, che anche Sarkozy o Angela Merkel hanno ancora sospeso nell’agenda. (dal Giornale del 15 giugno).
Si tenta di prenderci per fessi e si inverte il significato del ricevimento così premuroso (e deciso senza tanto preavviso) di Berlusconi da parte di Obama. Lo riceve prima di Sarkozy e Merkel appunto perché questi ultimi o non pongono problemi (vedi la lunga telefonata tra Merkel e Obama dopo l’accordo, adesso messo in discussione proprio in seguito a quella telefonata, tra Magna e Opel) oppure hanno posizioni al momento ben definite (ad esempio contrastanti circa l’entrata della Turchia in Europa). Berlusconi ha posto ulteriori dubbi, e ben più gravi, al presidente americano: aperture alla Russia (anche sull’aggressione della Georgia all’Ossetia del sud e in altre occasioni importanti), ricevimento con tutti gli onori di Gheddafi, che ha ricordato come gli Usa non siamo meno terroristi di Al Qaeda, ecc.
Berlusconi è chiamato “a rapporto”, finti ingenui di Palazzo Chigi e de Il Giornale; per questo è ricevuto con tanta fretta e, significativamente, prima del G8, cercando di evitare che si creino grossi problemi di scontro e caos “istituzionale” in quella circostanza (del tipo di ciò che accadde a Napoli nel 1994). Infatti, più significativo di ogni altra cosa è l’attacco concentrico al premier, con insistente parlare di complotto, su cui lo stesso Giornale richiama l’attenzione (sia il direttore che Cirino Pomicino in un interessante pezzo in cui, senza nominarlo, semina dubbi anche su quanto dichiarato da Cossiga allo stesso giornale, e sui motivi per cui ha detto quel che ha detto). Non scordiamoci i vagamente mafiosi avvertimenti di D’Alema, ben noto giocatore “all’americana” (Jugoslavia insegni).
E nemmeno la prospettiva della pubblicazione di altre 5000 foto, la possibile decisione della Consulta contraria al lodo Alfano; tutto rientra nel clima di minaccia che prelude a ciò che esigerà Obama dal nostro Premier. Non a caso nell’agenda dell’incontro saranno in primo piano proprio i rapporti con la Russia e l’accordo Fiat-Chrysler che, senza il perfezionamento della Opel, potrebbe finire con il flop della prima azienda dopo quello della seconda. E ben si sa che l’allargamento ad Opel serve a potenziare uno dei “cavalli di Troia” in Europa con effetti, mai citati e resi visibili, sull’affare Northstream che incide anche sul Southstream di Eni-Gazprom (poiché l’azienda russa è interessata vitalmente al ramo nord del gasdotto).
Da come procederà il complotto al rientro del premier dagli Usa, sapremo quel che egli ha concesso
o non concesso a Obama. Intanto, da un articolo di Mania su La Repubblica del 13 giugno apprendiamo di “statalisti” (guidati da Scaroni) all’attacco dei “privati” per aver maggior peso in Confindustria. Anche qui è necessario decriptare quanto i giornali deformano per non far capire al pubblico la portata reale (politica) delle notizie riportate malissimo. Il management delle nostre aziende di settori di punta (Eni, Enel, Finmeccanica) è stufo di una politica confindustriale condotta all’insegna dell’industria decotta con l’appoggio della finanza “weimariana”, “quinta colonna” portante degli interessi antinazionali succubi di quelli Usa. Se la Fiat rientrasse con la Opel, vedrete quanti soldi mangerà alle nostre poche risorse e come danneggerà i nostri decisivi interessi (in specie energetici) che sono invece a est (Russia e Cina) e a sud (mondo arabo e non Israele); e semmai anche in Iran.
Alla faccia dei finti subnormali e ritardati mentali – finti “antimperialisti”, reali reggicoda degli Usa per i “trenta denari” – noi siamo per l’azione di Scaroni all’interno di Confindustria. Purtroppo, contiamo quanto lo zero, ma diciamo quello che pensiamo; e non perché crediamo ad un capitalismo buono contro uno cattivo. Chi vuol mettere sullo stesso piano tutti i settori capitalistici, e tutte le potenze in campo mondiale, è appunto un farabutto che tira il sasso – in favore degli Usa – e na- sconde la mano, gonfiando il suo petto da Giuda e strepitando contro l’intero mondo capitalistico, contro tutto l’imperialismo. Guardarsi sempre da chi ulula per il “popolo”, per il generale affrancamento degli “umili e oppressi”, per una Umanità che fra mille anni sarà tutta gioiosa e serena, tutta in “Koiné”. Abbiamo a che fare con i più vili (perché meschini e miserabili) traditori, che tramano per piccoli benefici, oggi e subito, concessi al loro miserabile servigio. Noi siamo zero, ma guardiamo a chi porta avanti la situazione multipolare nel mondo e a chi invece rappresenta la “Vandea” dell’arretramento e della subordinazione ad una potenza preminente.
E adesso attendiamo di vedere – non subito, non in base agli ingannevoli, e retorici, comunicati ufficiali – che cosa ha combinato Berlusconi alla “corte di Obama”, questo “santino” dell’immonda sinistra (e di quella parte di destra che non ha bisogno di essere nominata).

GLG