Libri di Geopolitica
Eurasia – Rivista di studi Geopolitici

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Eurasia Rivista

GazpromNation, di Stefano Grazioli, Lulu.com pp. 192 €18,54 ISBN: 978-1-4092-8611-0

Bisogna aver paura della Russia? E’ tornato il Grande Gioco in Asia Centrale? Qual è il ruolo di Gazprom? Come ha scritto quella vecchia volpe di Evgeni Primakov, ex capo dello spionaggio russo ed ex primo ministro “la Russia è stata analizzata, ma non pienamente compresa. L’ignoranza porta direttamente alla distorsione”. GazpromNation è il libro per capire davvero chi e perché comanda oggi a Mosca e quali sono le strategie del Cremlino sullo scacchiere mondiale, con particolare attenzione allo spazio postsovietico e alle repubbliche dell’Asia centrale.

Viene spedito in 3/5 giorni lavorativi
La repubblica islamica dell'Iran, di Pejman Abdolmohammadi, De Ferrari Editore pp. 264 €. 18,00 ISBN: 978-88-6405-047-8

In un momento in cui il ruolo strategico dell'Iran nello scacchiere mediorientale diventa sempre più importante, uno studio approfondito degli avvenimenti storici e politici, che hanno concorso a far sì che l'Iran, a seguito della rivoluzione del 1979, diventasse la prima Repubblica Islamica nel mondo, è senz'altro in grado di offrire una serie di strumenti utili alla comprensione dell'attuale politica persiana.
Il presente lavoro si pone l'obiettivo di ricostruire il pensiero politico dell'Ayatollah Ruhollah Khomeini, focalizzando l'attenzione sui suoi aspetti progettuali e sulla conseguente realizzazione della "repubblica islamica" in Iran. L'Ayatollah Khomeini, oltre ad essere stato un leader politico carismatico, è stato, infatti, anche l'ideatore di un repubblicanesimo islamico che ha tentato, sotto la forma di una teocrazia rappresentativa, di far convivere i princípi laici e quelli religiosi. L'evoluzione del suo pensiero nel corso degli anni e la sua attuazione in un modello politico storico sono gli argomenti centrali di questo testo. Esso ripercorre i momenti cruciali del periodo vissuto dall'Ayatollah, ovvero la rivoluzione costituzionale (1906), la fine della dinastia Qajar, l'avvio del processo modernizzatore di Reza Shah con i Pahlavi, il regno di Mohammad Reza Shah, la nazionalizzazione del petrolio guidata da Mosaddegh e la rivoluzione iraniana del 1979, momenti che, senza dubbio, hanno lasciato impronte evidenti nello sviluppo del suo pensiero.

Note sull'autore
Pejman Abdolmohammadi (Genova, 1979), dottore di ricerca in "Pensiero politico e Comunicazione politica" presso la Facoltà di Scienze Politiche dell' Università di Genova, è attualmente docente in "Storia e politica internazionale del Mediterraneo" presso la stessa Facoltà. Nel 2007-2008 ha tenuto inoltre due corsi integrativi intitolati "Storia e politica dell' Iran contemporaneo" e "La geopolitica del Golfo Persico"

Per informazioni
De Ferrari Editore - Editoriale Tipografica Sorriso Francescano
Tel. 010 311624

 

Nakba. La tragedia del 1948, "Quaderni storici sulla Palestina" - InfoPal. Per ordinare il libro: Abspp, via Venini 65 , Milano, tel. 02.28970178; Abspp, via Bolzaneto 19/1 Genova, tel. 010.7411692; Abspp, via degli Aceri 114 Roma; Islam-online.it

Il libro, pubblicato in questi giorni dalle edizioni al Hikma di Imperia, è a cura di Angela Lano e Jacopo Falchetta, con la collaborazione storico-iconografica dell'arch. Mohammad Hannoun, dell'Api - Associazione palestinesi in Italia.
Una terra senza popolo”, questa è la visione della Palestina diffusa dalla propaganda sionista sin dalla fine dell’Ottocento... Non c’è nulla di più falso: la Palestina era abitata, piena di vita e di bellezza. Lo dimostrano i racconti dei vecchi palestinesi, scampati alla pulizia etnica delle bande terroriste ebraiche, le foto d’epoca, i documenti, gli archivi minuziosi di siti come Palestineremembered.com, i libri, le mostre itineranti.
La Palestina ha un popolo, quello palestinese, formato da musulmani, cristiani ed ebrei che da sempre vi hanno risieduto, e un aggressore e occupante venuto dall’esterno, il Sionismo. Il conflitto “israelo-palestinese” non è iniziato con la Guerra dei Sei giorni, nel 1967, come molti pensano, ma nel 1947-48, con la pulizia etnica subita dai palestinesi. E ancor prima, a fine Ottocento, tra sionisti e arabo-palestinesi, con l’occupazione di terre da parte degli ebrei venuti dall’Europa.
Lo scopo di questo nostro Quaderno storico sulla Nakba è proprio quello di far chiarezza, di spiegare le origini dell’ingiustizia subita dal popolo di Palestina, e di confutare la propaganda israeliana. Ci siamo spinti a ritroso nel tempo, alle prime aliyah, le migrazioni ebraiche in Palestina, per ripercorrere poi tutte le tappe dell’invasione sionista – un’aggressione continua che ben si inserisce all’interno dell’ideologia coloniale.
Un’appendice curata dal prof. Aldo Bernardini, docente di diritto internazionale, fornisce uno stimolo di riflessione sulle discutibili basi giuridiche dello stato di Israele. A questo libro ne seguiranno altri sui successivi periodi storici palestinesi.

Angela Lano Direttore dell’agenzia stampa Infopal.it

Promuovono i Quaderni di Storia palestinese l'associazione e l'agenzia stampa Infopal, l'Abspp - Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, l'Api - Associazione palestinesi in Italia Torino-Milano-Genova

 

La questione serba e la crisi del kosovo, di Stefano Vernole,pp. 192 - € 18,00 NOCTUA posta@noctuaedizioni.it

Malgrado la presenza di un esercito internazionale d’interposizione, il cosiddetto UCK ha provveduto ad espellere dal Kosovo e Metohija quasi tutte le minoranze non albanesi (circa il 20% degli attuali abitanti), cioè 240.000 persone, di nazionalità serba, montenegrina, turca, rom, ebraica, egiziana, gorana (cioè slava-islamizzata), croata e albanese (alcuni appartenenti a quest’ultima comunità sono stati infatti considerati "collaborazionisti" di Belgrado e, stando ai dati forniti dal portavoce della KFOR Ole Irgens, delle 130 persone rapite nei soli primi cinque mesi di amministrazione internazionale, almeno 40 risulterebbero albanesi).
Di costoro, solo poche centinaia di serbi sono finora riusciti a rientrare, sostenuti dal forte attaccamento che da sempre li lega alla loro terra, ma nel sud del Kosmet sono costretti a vivere in piccole enclavi costantemente sotto assedio.La situazione di maggiore tensione è però quella della città di Kosovska Mitrovica, al Nord, dove la comunità serba è più numerosa e il contingente francese che presidia il ponte sul fiume Ibar la separa dalla maggioranza albanese.
Al dramma umanitario dei profughi, bisogna aggiungere la distruzione di circa 150 chiese e siti religiosi ortodossi, un danno profondo non solo per la cultura serba ma per tutta la cristianità medioevale.Sotto la spinta della parte occidentale della Comunità internazionale, cioè gran parte dell’Unione Europea più gli Stati Uniti, il governo albanese di Pristina ha proclamato unilateralmente il 17 febbraio 2008 la sua indipendenza dal resto della Serbia.
Questo processo di secessione trova però enormi difficoltà ad essere legittimato dalle Nazioni Unite, dove il veto russo-cinese blocca l’ingresso del nuovo Stato kosovaro in tutte le organizzazioni diplomatiche multilaterali, per cui i riconoscimenti avvengono solo su iniziativa delle singole nazioni.Rimangono, inoltre, ancora sul tavolo tutti i pericoli derivanti da un possibile "effetto domino" che la dichiarazione del 17 febbraio rischia d’innescare, non solo nella penisola balcanica ma anche nel resto d’Europa.

La quarta guerra mondiale, di Costanzo Preve, Insegna del Veltro, Viale Osacca 13 43100 Parma 2008, pp. 128, € 15,00

Il periodo storico apertosi con la dissoluzione sociale e geopolitica degli Stati socialisti ispirati all’ideologia del comunismo storico novecentesco realmente esistito (1917-1991), da non confondere con il comunismo ideale utopico-scientifico di Marx (l’ossimoro è del tutto volontario), può essere connotato dal fenomeno economico della globalizzazione neoliberale, oppure dal fenomeno politico e geopolitico del progetto statunitense di costituire un impero mondiale. Ma questo progetto non può essere portato a termine senza una quarta guerra mondiale, sia pure “informale”.
La prima guerra mondiale (1914-1918) fu vinta dai peggiori, i quali dissolsero le benemerite unità geopolitico-multinazionali austroungarica ed ottomana, riducendo ad inferno l’area centroeuropea e vicino-orientale. La seconda guerra mondiale (1939-1945) non è mai esistita come guerra unitaria, ma è stata in realtà l’addizione di tre guerre distinte: una guerra europea tradizionale di Germania e Italia contro Inghilterra e Francia (1939-1941); una guerra ideologica tra il fascismo e il comunismo (1941-1945); una guerra imperiale degli USA per l’occupazione economica e geopolitica dell’Europa e dell’Asia Orientale (1941-1945). Questre tre distinte guerre si sono bensì incrociate, ma la loro unificazione “simbolica” è stata il frutto di un’operazione ideologica posteriore.
La terza guerra mondiale (1945-1991) ha visto la vittoria del modello di capitalismo globalizzato liberale, largamente postborghese e postproletario (la cui proiezione culturale è stata definita postmodernismo) sul modello del comunismo storico novecentesco del Partito-Stato. Il comunismo è stato dissolto dall’interno, attraverso una controrivoluzione socioculturale dei nuovi ceti medi in rivolta contro la proletarizzazione forzata imposta da un dispotismo sociale egualitario. Siamo oggi però all’interno di un nuovo orizzonte d’epoca, quello della quarta guerra mondiale. È possibile non prendere posizione, o prendere posizione da una parte o dall’altra. Chi scrive ha scelto il suo campo: contro il nuovo impero USA, basato su un odioso messianesimo interventistico.

Costanzo Preve (1943) ha studiato scienze politiche, filosofia e neoellenistica a Parigi, Torino e Atene (1961-1967). Ha insegnato filosofia e storia nei licei italiani (1967-2002). Saggista e scrittore, è autore di studi pubblicati in lingua italiana e nelle maggiori lingue europee (cfr. Wikipedia ecc.). Per le Edizioni all’insegna del Veltro ha pubblicato Filosofia e geopolitica (Parma 2005).
insegnadelveltro1@tin.it

L’unità dell’Eurasia, Claudio Mutti, Effepi 2008, Pagine: 192 Prezzo: 20,00€

Presentazione
Negli ultimi anni, almeno a far tempo dal collasso dell’Unione Sovietica, si è assistito ad un rinnovato interesse verso l’analisi geopolitica quale chiave interpretativa per la comprensione dei mutati rapporti fra gli attori globali e, soprattutto, quale ausilio per la decifrazione dei nuovi possibili scenari.
In tale ambito, l’Eurasia sembra costituire, considerando i numerosi studi che la riguardano, un privilegiato campo d’indagine.
Analisti influenti come ad esempio l’atlantista Brzezinski o i neoeurasiatisti Dugin e Zjuganov concordano, pur da punti di vista diversi e decisamente antagonisti tra loro, sul fatto che il futuro del pianeta si giochi sulla scacchiera eurasiatica.
All’inarrestabile e lunga offensiva sferrata dagli USA contro la massa continentale eurasiatica tra il 1990 e il 2003 (1) pare contrapporsi, a partire almeno dall’ultimo quinquennio, una sorta di reazione che si esprime, per ora, attraverso l’intensificazione di nuove e profonde collaborazioni strategiche tra Pechino, Nuova Delhi e Mosca ed il continuo rafforzamento dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (SCO).
Queste intese sembrerebbero preludere a un’inedita ed articolata integrazione del continente eurasiatico che, passando – per evidenti motivi di opportunità – sia sopra sia le differenze culturali, religiose, etniche, sia sopra le particolari aspirazioni nazionali delle popolazioni che lo abitano, vanificano le aspettative dei propagandisti dello “scontro di civiltà”.
La teoria dello scontro di civiltà, come noto, è stata messa a punto da Samuel Huntington, l’ex consigliere di Johnson al tempo del conflitto vietnamita. Lo studioso americano, in diversi articoli e principalmente nel suo The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, (New York, Simon & Schuster, 1996), ha ipotizzato che i conflitti tra le varie popolazioni del pianeta, ed in particolare tra quelle che abitano l’Eurasia, non trarrebbero origine principalmente da cause ideologiche o economiche, bensì da motivazioni culturali, precipuamente religiose. Per Huntington la politica globale del XXI secolo sarà dunque dominata dallo scontro di civiltà. Questa particolare lettura della storia, quella cioè dell’inconciliabilità delle civiltà, ha influenzato vasti settori dell’opinione pubblica occidentale e costituisce, tuttora, uno dei riferimenti costanti dei numerosi think tank d’oltreoceano specializzati nella individuazione delle aree calde o d’instabilità dell’Eurasia.
In realtà, nella storia non si sono mai verificati degli scontri di civiltà, ma piuttosto degli incontri e delle contaminazioni tra le varie culture. In particolare nell’Eurasia, nel cui spazio sono presenti la quasi totalità delle civiltà del pianeta.
L’Eurasia, infatti, ancor prima di essere un concetto utile all’analisi geopolitica e geostrategica, è, si potrebbe dire, un’idea culturale, la cui unitarietà è dimostrata dalla sua stessa storia.
L’opposizione tra Europa ed Asia è sempre stata una opposizione artificiale, sovente frutto di interpretazioni storiche strumentalizzate, principalmente dagli Europei, a fini egemonici, dunque strettamente connessa a prassi geopolitiche. Basti pensare all’epoca del colonialismo di spoliazione ed alla sovrastruttura ideologica che lo sosteneva, al “white man’s burden” (2) del cantore dell’imperialismo britannico, Rudyard Kipling e, soprattutto, alla sua nota composizione letteraria The Ballad of East and West, dove lo scrittore e poeta inglese teorizza esplicitamente, nel famoso verso East is East, and West is West, and never the twain shall meet, l’inconciliabilità tra le culture orientali ed occidentali (3).
Ma, a ben guardare, la contrapposizione “ideologica” tra Europa ed Asia, tra Occidente ed Oriente, risale forse ancor più indietro, a certe tendenze maturate in seno al cristianesimo, che esaltando la specificità della visione cristiana del mondo ritengono le culture delle popolazioni non europee non solo incivili, ma anche inferiori.
La presunta separazione ed incompatibilità tra le culture asiatiche e quelle presenti nella parte occidentale dell’Eurasia, cioè nella penisola europea, a un più attento esame si è sempre risolta nel principio della polarità. Già Polibio, nelle sue Storie, risolveva l’opposizione tra Oriente e Occidente nella unitarietà del mondo mediterraneo (4), un concetto che venne ripreso e sviluppato brillantemente, alcuni secoli più tardi, dallo storico francese Fernand Braudel. Peraltro, per gli antichi la terra abitata e conosciuta era considerata al pari di una casa comune (oikouméne ghê). Secondo lo storico olandese Huizinga “nella storia antica, in quanto ci è nota, non troviamo mai l’Oriente contrapposto esplicitamente all’Occidente” [5]. Per l’autore dell’ Autunno del medioevo e di Homo Ludens, anche la civiltà islamica ha ignorato la scissione tra Oriente e Occidente, tra Asia ed Europa dunque [6].
L’unitarietà profonda delle molteplici e variegate civiltà eurasiatiche non è mai stata messa in dubbio, ma anzi è stata sempre riscontrata e riconfermata dalle scoperte archeologiche, dalle ricerche etnografiche e, in particolare, dallo studio comparato delle religioni e dei miti.
Quantunque esistano, quindi, analisi e ricerche specifiche sull’unità culturale dell’Eurasia, nondimeno si deve ancora constatare a tale riguardo la mancanza di studi sistematici e organici.
I lavori di un Gumilëv, come anche di un Altheim, sull’influenza della cultura mongola e unnica nel mondo slavo-russo e germanico e sulla genesi degli attuali popoli asiatici ed europei, o quelli di un Giuseppe Tucci sul mondo tibetano e sulle culture dell’Estremo Oriente e la loro parentela con il pensiero antico, oppure quelli di un Eliade dedicati alla comparazione delle religioni e dei miti, o, ancora, quelli di un Dumézil e di un Benveniste per quanto riguarda gli studi cosiddetti indoeuropei, o infine quelli della scuola degli eurasiatisti russi degli anni venti e trenta del XX secolo, tra cui certamente il linguista Trubeckoj, costituiscono indubbiamente le basi metodologiche per intraprendere una tale impresa. A ciò si potrebbero aggiungere anche i risultati e le metodologie acquisite dagli studiosi delle scienze cosiddette tradizionali, come, tanto per citare qualche nome, Guénon, Coomaraswamy, Schuon, Evola, Burckhardt, Nasr.
È proprio nell’ambito della scoperta, o meglio della riscoperta, dell’unitarietà delle culture eurasiatiche che i saggi di Claudio Mutti qui raccolti trovano la propria corretta collocazione; soprattutto, oltre ad offrire una valida introduzione a questa tematica - in Italia ancora in via di definizione – essi apportano nuovi spunti di riflessione, utili non solo allo sviluppo di tali ricerche, ma anche alla comprensione di importanti snodi storici di quell’ecumene che, per dirla con Eliade, peraltro a ragion veduta citato dall’Autore, si estende dal Portogallo alla Cina e dalla Scandinavia a Ceylon. La peculiarità degli studi qui presentati risiede, a nostro avviso, nel costante riferimento che Mutti presta alle dinamiche geopolitiche dello spazio eurasiatico; un riferimento destinato certamente a suscitare una comune coscienza geopolitica tra le popolazioni che attualmente abitano la massa eurasiatica.

Tiberio Graziani
Direttore della rivista "Eurasia"

Note:
1. Prima Guerra del Golfo (1990-1991); aggressione alla Serbia (1999), nell’ambito della pianificata disintegrazione della Confederazione jugoslava; occupazione dell’Afghanistan (2002); devastazione dell’Iraq (2003). A ciò occorre aggiungere anche l’allargamento della NATO nei Paesi dell’Europa orientale e le cosiddette “rivoluzioni colorate” quali significativi elementi di intromissione da parte della potenza d’oltreoceano in quella che fu la sfera d’influenza della maggior potenza eurasiatica del XX secolo, l’Unione Sovietica.
2. Il popolare componimento di Rudyard Kipling venne pubblicato col sottotitolo The United States and the Philippine Islands nel 1899; esso si riferiva alle guerre di conquista intraprese dagli Stati Uniti nei confronti delle Filippine e di altre ex-colonie spagnole.
3. Per una rapida riflessione sulla questione del concetto di Occidente in rapporto all’identità europea, si veda in questo stesso volume il capitolo su “L’invenzione dell’Occidente”.
4. Ma ben prima di Polibio anche Erodoto. Scrive a riguardo Luciano Canfora “…proprio ai Greci spetta la responsabilità di aver separato ‘Barbari’ da ‘Greci’. Nel primo rigo delle Storie di Erodoto Greci e Barbari costituiscono ormai una consolidata polarità, sebbene proprio Erodoto sia più cosciente di altri di quanto i concetti fondamentali dei Greci, a cominciare dalle denominazioni delle divinità (II, 50), venissero da lontano.”, in Il sarto cinese, nota a Arnold Toynbee, Il mondo e l’Occidente, Sellerio editore, Palermo, 1992, p. 107.
5. Johan Huizinga, Lo scempio del mondo, Bruno Mondadori, Milano, 2004, p.26.
6. Johan Huizinga, op.cit., p. 35 e seguenti.

La lotta per il Kosovo, di Yves Bataille – Alessandro De Rienzo – Stefano Vernole, Insegna del Veltro, Viale Osacca 13 43100 Parma pp. 160, € 18,00

Questo quaderno di geopolitica n. 6 è dedicato ad un tema estremamente attuale: la provincia sotto amministrazione internazionale del Kosovo, contesa da Serbi ed Albanesi, il cui status futuro risulta forte fattore di divisione tra Russia e Stati Uniti.
La prima parte, ad opera del geopolitico franco-serbo (da diversi anni risiede quasi stabilmente a Belgrado) Yves Bataille, affronta le vicende passate e future della Serbia, con una particolare attenzione al ruolo svolto da Washington e dalle ONG atlantiste nella disgregazione della ex Jugoslavia.
Del medesimo autore è anche uno scritto a difesa del presidente del Partito Radicale Serbo, Vojislav Seselj, dalle improbabili accuse di Yves Tomic, collaboratore del Tribunale dell'Aja.
In quanto testimone diretto dei bombardamenti che nel 1999 tormentarono per 78 giorni la Serbia, i testi di Bataille ci aiutano a comprendere la genesi del nazionalismo serbo, passato e presente, ma anche la strategia nordamericana volta alla conquista dell'Eurasia.
Alessandro De Rienzo, funzionario giuridico e consulente per le Nazioni Unite, ha prestato servizio dal 2003 al 2007 presso la Special Chamber della Corte Suprema del Kosovo a Pristina; il suo saggio analizza in maniera estremamente rigorosa successi, contraddizioni e fallimenti nel processo di privatizzazione delle principali imprese del Kosovo, uno degli scenari più discussi e discutibili dell'amministrazione internazionale.
Stefano Vernole, giornalista pubblicista protagonista dal 1995 ad oggi di una quindicina di viaggi nella ex Jugoslavia, si sofferma sull'importanza del Kosovo e Metohija per l'identità spirituale e culturale del popolo serbo, tracciandone una breve storia a partire dalla battaglia del Campo dei Merli del 1389 fino ad oggi.
Suo è anche l'apparato di note a corredo del primo scritto di Bataille, utile per approfondire questioni controverse, quali la presunta "pulizia etnica" del 1999 e i risvolti geopolitici dell'aggressione alla Federazione Jugoslava.
Tutta da gustare l'appendice, inaugurata dal famoso discorso di Slobodan Milosevic a Kosovo Polje il 28 giugno 1989, prosegue con l'intervento di Yves Bataille alla manifestazione del Partito Radicale Serbo tenutasi a Banovo Brdo il 19 aprile 2006 e con la lettera documento di Lord Robertson a Kofi Annan nella quale il segretario generale della NATO ammette l'utilizzo di uranio impoverito durante il bombardamento atlantista del Kosovo, per chiudersi con una serie di significative immagini riguardanti la ex Jugoslavia.
insegnadelveltro1@tin.it
Il mondo fatto a pezzi, François Thual, Insegna del Veltro pp. 130, € 15,00

Con la secessione del Cossovo, il numero degli Stati formalmente “indipendenti” è arrivato a centonovantaquattro, contro la cinquantina di Stati che esistevano nel 1945. A che cosa corrisponde questa proliferazione? Quali sono le forze che agiscono per frantumare il pianeta? Che cosa possiamo presagire da questa balcanizzazione mondiale? Questo fenomeno è un fattore di pace o di ulteriori conflitti?
François Thual mostra come il narcisismo identitario delle comunità etniche e la loro aspirazione a un’indipendenza puramente formale producano una polverizzazione geopolitica funzionale a una nuova strategia di dominio imperialista.
Lungi dal costituire un antidoto alla mondializzazione, la regressione tribale ne costituisce lo stadio avanzato. In ogni caso, la crescente frantumazione del pianeta rappresenta uno dei fenomeni geopolitici più caratteristici del secolo appena iniziato.

L'Autore
François Thual (1944), ex funzionario civile del ministero francese della Difesa, insegna al Collège Interarmes de Défense e all’École Pratique des Hautes Études. Autore di una trentina di opere dedicate al metodo geopolitico ed alla sua applicazione in diverse zone del mondo, si è occupato in particolare di geopolitica delle religioni (Ortodossia, Islam sciita, Buddhismo).

SCACCO MATTO ALL' AMERICA E A ISRAELE - Fine dell'ultimo Impero di Luca Lauriola, Casa Edizioni Palomar di Alternative srl Via Nicolai, 47 70122 BARI1, Prezzo: € 24.00

Il fine di questa interessante ricerca storico-politica è quello di dimostrare che gli Stati Uniti non sono più la maggiore potenza militare, economica e scientifica del mondo, nonostante quanto politici e intellettuali continuino a sostenere.
L'intesa strategica raggiunta tra Russia, Cina e India configura una nuova area geopolitica alternativa in grado di scalzare economicamente, scientificamente e militarmente l'attuale dominio politico dell'asse Usa-Israele.

CAPITALE FITTIZIO E CRISI DEL CAPITALISMO di Loren Goldner, Edizioni PonSinMor Gassino Torinese, Collana: Saggi controcorrente/3, pp. 320, Formato: cm 14x21, Prezzo: € 17.00, ISBN: 978-88-902775-2-8

Il libro verrà spedito franco spese postali e con sconto del 20% a chi lo prenota entro il mese di novembre all'indirizzo pon-sin-mor@libero.it oppure al tel/fax 011 9606374.

Questo è un libro per alcune generazioni a partire dagli anni '60. Il capitalismo vi è descritto in tutte le sue sfumature: economiche, storiche, sociali, ideologiche, in ogni zona del pianeta. Tutte le speranze, le lotte, le illusioni, le effimere conquiste e le sconfitte, le delusioni di questi ultimi decenni vi si incontrano nell'unica certezza, maturata da solidi principi materialisti e dalla lezione dei fatti, che si tratta di un sistema che ormai si auto-cannibalizza.
Il libro dimostra che, riprendendo in mano la lezione del III volume, sia pure incompleto, del Capitale di Marx, si può e si deve osservare il processo concreto delle crisi di liquidità capitaliste (come quella attuale dei mutui immobiliari negli Stati Uniti, che ormai sta facendo tremare l'Europa) come chiave per comprendere l'origine della sua metamorfosi in capitale fittizio e i modi per contrastarlo.

Loren Goldner ha alle spalle un ventennio di studi sul capitalismo americano nelle sue radici e nei rapporti col mercato mondiale. La diagnosi sul destino del mondo nella prospettiva dell’inevitabile sgonfiamento dell’immensa bolla di capitale fittizio sembra una profezia al cospetto del crack borsistico che sta colpendo il mercato immobiliare americano. A leggere questo libro si capisce che non è ancora finita: tutto il settore FIRE (finanza, assicurazioni, immobiliare) è gonfio dell’aria calda del capitale fittizio, alimentato da decenni di indebitamento statale USA interno e sul mercato mondiale e configura lo spettro di un’enorme valorizzazione. Ma ce n’è per tutti: anche per tanta “sinistra” occidentale, da decenni arroccata sui miti di un movimento operaio classico dell’epoca espansiva del capitalismo e di un marxismo ecclesiastico resosi incapace di raccogliere le sfide del presente.

Nelle Edizioni PonSinMor è apparso il volume L’avanguardia della regressione. Pensiero dialettico e parodie postmoderne nell’era del capitale fittizio, in Appendice al quale il suo saggio più noto, Il comunismo è la comunità materiale umana: Amadeo Bordiga oggi.
Ma il capitalismo si espande ancora?, di Pagliarone Antonio e Sottile Giuseppe; Asterios 2007, 200 pagine € 22,00 Asterios 2007 Collana: Lo stato del mondo ISBN: 8886969910 - ISBN-13: 9788886969918

Segui il tuo corso e lascia dir le genti
K. Marx citando Dante nella Divina Commedia

Questa raccolta di testi ha lo scopo di proporre e far conoscere una serie di contributi critici sulla situazione economica e sociale di vari paesi sviluppati e cosiddetti "emergenti" scritti da autori che affrontano l'analisi da un punto di vista prevalentemente empirico. Questo perché ci sembra nel nostro paese manchi una letteratura economica con queste caratteristiche; infatti molti dei lavori qui presentati, utilizzando l'evidenza empirica, tendono ad andare contro corrente rispetto a luoghi comuni ormai da noi sedimentati a causa di una pessima informazione circolante, tutta volta a fornire una immagine apologetica ed ideologica della situazione sociale ed economica generale. Questa raccolta non indica un orientamento economico e politico da parte dei curatori ma ha come obiettivo quello di stimolare un interesse ed un approccio non ideologico e propagandistico sulle questioni di carattere economico.
Articoli di questo genere sono disponibili in un sito che ha la stessa funzione della raccolta presentata ed il cui indirizzo è countdownnet.info.
La raccolta è stata curata da Antonio Pagliarone e Giuseppe Sottile. Doriana Mascolo e Sergio Mazzarelli hanno tradotto alcuni testi. Un particolare ringraziamento va a Paolo Giussani per i contributi forniti e per i consigli preziosi, senza i quali non sarebbe stato possibile fare uscire questo volume, e ad altri che ci hanno dato una mano nella revisione dei testi.
Antonio Pagliarone e Giuseppe Sottile

La raccolta è costituita dai seguenti articoli alcuni preceduti da una breve nota che ne illustra il contenuto in generale.
Introduzione
Ma il capitalismo si espande ancora? Dal mito della crisi al mito dello sviluppo, di Antonio Pagliarone
La dinamica dell'economia USA
Il contrasto tra il 1929-30 ed il 1999-2000, di Kurt Richebächer
Le corporation non finanziarie ed il ciclo economico USA dal 1971 al 2001, di Trevor Evans
La generazione del debito, di Porter Stansberry
Lavori spazzatura, di Daniel Gross
Bassa occupazione, crescita modesta: le spese militari logorano l'economia, di David Gold
La realtà europea
La deregulation del mercato del lavoro ed i problemi dell'occupazione in Europa, di Andrew Glyn
L'orario di lavoro a inizio secolo, di Pietro Basso
L'andamento del saggio del profitto in Germania a partire dagli anni '60, di M. Ufuk Tutan, Ýzmir e Al Campbell
La globalizzazione e lo sviluppo del capitalismo in Russia, di Simon Clarke
Turchia 2001-2004. Strangolata dal FMI, bloccata da un debito crescente e con una ripresa squilibrata, di Erinc Yeldan
Le condizioni di altri paesi
Cosa sta succedendo alle statistiche del PIL in Cina?, di Thomas Rawski
Le difficoltà strutturali dell'economia giapponese, di Makoto Itoh
Principi, strategie e tattiche della "demercificazione" in Sud Africa, di Patrick Bond
Una sintesi delle condizioni del mercato del lavoro in Argentina, di Claudio Lozano e Eduardo Manjovsky
La crisi economica dell'Argentina: interpretazioni e proposte, di Claudio Katz
I Signori dello Spazio L'ultima frontiera nella competizione strategico-militare delle superpotenze di Gabriele Garibaldi, Arianna Editrice, 2007, pp. 200, prezzo 10,90 euro

Se con la nuova "Politica Spaziale Nazionale" gli USA hanno mostrato i muscoli, la Cina ha fatto altrettanto con l'abbattimento di un proprio satellite meteorologico fuori-uso l'11 gennaio 2007. La sfida lanciata dagli USA ai propri "concorrenti" è stata così raccolta dalla Cina, con un'azione che rafforzerà le ragioni dei "falchi" del Pentagono e può molto verosimilmente innescare una corsa agli armamenti dello spazio destinata a segnare il nuovo secolo.
I signori dello spazio è il primo libro in Italia – attingendo a documenti strategici e studi di settore statunitensi e cinesi – ad affrontare la problematica degli armamenti spaziali, destinati ad avere implicazioni globali per il forte rischio di escalation della tensione, anche nucleare, che portano con sé.

Lo spazio oggi è analogo all'aviazione prima della Prima Guerra Mondiale. La transizione dell'aviazione da elemento di supporto a strumento bellico in sé e per sé, sarà presto emulata dai sistemi spaziali. Ogni tentativo di impedire questo processo non solo è destinato al fallimento, ma lascerà anche gli Usa vulnerabili agli attacchi da parte di altri Paesi che perseguono aggressivamente la space weaponization”
[William Callahan, National War College, 20 aprile 2000]

"I Paesi emergenti competono strategicamente nel 21esimo secolo tramite rivoluzioni negli affari militari. Conformandosi al trend in corso, essi hanno adottato misure per non restare indietro rispetto al cambiamento, al fine di perseguire il dominio negli affari regionali e ottenere un ruolo più forte nello scenario internazionale. Ciò dà ora inizio ad una nuova corsa agli armamenti"
[Yao Youzhi, "PLA Daily", settembre 2003]

"Gli Stati Uniti preserveranno i propri diritti, capacità e libertà d'azione nello spazio; ... e negheranno, se necessario, agli avversari l'uso di capacità spaziali ostili agli interessi nazionali statunitensi... In questo nuovo secolo, coloro i quali sanno sfruttare pienamente lo spazio, godranno di ulteriore prosperità e sicurezza, e deterranno un vantaggio sostanziale su quelli che non sono in questa posizione. La libertà di azione nello spazio è tanto importante per gli Stati Uniti quanto lo è il potere aereo e marittimo"
[U.S. National Space Policy, 31 agosto 2006]

Crociata USA contro il Venezuela - decifrato il codice Chávez, di Eva Golinger; Zambon 2006, Brossura, 200 pagine € 13,80

L'autrice esamina gli avvenimenti che sfociarono nel complotto ordito nel 2002 da generali, industriali e autorità religiose contro il presidente venezuelano Hugo Chávez e mette a nudo la complicità degli USA che hanno appoggiato, istigato e finanziato il tentato colpo di stato.
Sulla base di documenti ufficiali nordamericani (CIA, Dipartimento di Stato) che vengono riprodotti integralmente nel libro, Eva Golinger riesce a dimostrare in modo inoppugnabile la criminosa attività dei servizi USA, anche in Venezuela -come del resto in ogni altra regione del "loro" impero, costantemente impegnati nella manipolazione delle notizie, nell'ingerenza politica e militare.
È merito di Eva Golinger quello di essere riuscita a descrivere l'atmosfera di vero e proprio terrorismo psicologico che radio, televisione e giornali hanno instaurato in Venezuela all'immediata vigilia del golpe, a smascherare in modo semplice e convincente le menzogne ed i meccanismi messi in atto per rendere possibile il golpe, a descrivere l'entusiasmo e la determinazione del popolo a voler difendere il suo presidente.
"Un documento eccezionale destinato a tutti coloro che rifiutano i meccanismi della menzogna e la manipolazione mediatica, un notevole risultato nella ricerca della verità, ottenuto grazie all'alto livello di responsabilità e professionalità dell'autrice."
Eva Golinger, di professione avvocato, con specializzazione in diritto di immigrazione e difesa dei diritti umani, fa la spola fra Caracas e Nuova York.

UNA GUERRA EMPIA: la cia e l'estremismo islamico di John K. Cooley, Eleuthera, Pagg.400 - Euro 18,08 ISBN 88-85060-42-0

Per opporsi all'invasione sovietica dell'Afganistan, nel 1979, gli Stati Uniti strinsero una sorprendente alleanza anti-comunista con gli estremisti islamici. Cooley racconta i retroscena di questa alleanza e di come la CIA pianificò la "guerra santa" in Afganistan.
Racconta come, con l'aiuto dell'Arabia Saudita, dei servizi segreti militari pakistani e persino con il coinvolgimento della Cina, vennero armati, addestrati e finanziati duecentocinquantamila mercenari islamici di ogni parte del mondo. Inoltre, con un'impressionante mole di prove, Cooley traccia le dirompenti conseguenze di quell'operazione: il trionfo dei Talibani, la diffusione mondiale del terrorismo islamico, la destabilizzazione dell'Algeria e della Cecenia, gli attentati al Trade World Center…
E in tutto ciò spicca curiosamente il ruolo di Usama Bin Laden, già "protetto" della CIA ed ora "nemico pubblico numero uno".

ELEUTHERA - via Rovetta, 27 - 20127 Milano - tel. 02/26143950, fax 02/2846923 - eleuthera@tin.it

L'alleanza contro Babilonia Usa, Israele e l'attacco all'Iraq di John K. Cooley, Eleuthera, € 18,00, 319 p., 2005

Le rovine dell'antica Babilonia sono ancora lì a ricordarci che il conflitto attuale è uno dei tanti che hanno travolto l'Iraq e più in generale il Medio Oriente.
E alla storia vecchia e recente si ricollega Cooley, narratore e giornalista, per spiegare l'invasione e l'occupazione dell'Iraq.
Questa guerra segna un punto di svolta nelle relazioni tra l'Occidente e il mondo arabo e altera l'equilibrio di potere in Medio Oriente. L'elemento cruciale di questa svolta è la relazione tra Israele e gli Stati Uniti.

Iraq trincea d'Eurasia, di Padre Jean-Marie Benjamin, insegnadelveltro, libro intervista a cura di Tiberio Graziani. Prefazione di Enrico Galoppini, pp.124, 10,50 Euro

Libro intervista a cura di Tiberio Graziani. Prefazione di Enrico Galoppini. Seguito da "L'asse e l'anaconda. L'Iraq di fronte alla conquista dell'Eurasia" di Carlo Terracciano.
insegnadelveltro1@tin.it


Iraq - La resistenza faccia a faccia col nemico occupante, di M. Hassan - D.Pestieau; Zambon 2006, Brossura, 185 pagine € 12,00

"A due mesi di distanza dall'avvenuto passaggio dei poteri al governo provvisorio del primo ministro Allawi, l'Iraq offre un quadro desolante. Net triangolo sunnita, soprattutto nella zona di Falluja, il governo non esercita autorità alcuna. Nella lotta al terrorismo non ha potuto registrare successi di sorta, ed anzi la vita dei suoi stessi massimi esponenti è costantemente in pericolo: essi debbono venir scortati da guardie armate. L'industria petrolifera, sul cui funzionamento si era puntato, è quasi completamente paralizzata dai sabotaggi, soprattutto nel sud del Paese. (...) Il presidente Bush -spinto da uno zelo missionario ha giustificato la sua guerra contro l 'Iraq, fra l'altro, con l'argomento secondo cui, dopo la caduta di Saddam Hussein, la democrazia avrebbe potuto espandersi a tutta la regione. Ora invece gli islamisti radicali rispondono a questo intervento dei "nuovi crociati" rivendicando a loro volta che le donne musulmane non vengano costrette ad assoggettarsi ai costumi occidentali. (...) Non possiamo far a meno di notare che USA e Gran Bretagna, anziché limitare i danni del terrorismo, hanno ottenuto con questa loro guerra esattamente il contrario."
Dalla "Frankfurter Allgemeine Zeitung del 1°settembre 2004" (forse il più importante giornale conservatore dell'Europa continentale).
Per la prima volta gli autori esaminano la realtà e le origini della Resistenza Irachena contro l'occupazione, sottolineando le profonde radici storiche del fenomeno.

Gli autori:
Dott. Mohammed Hassan, nato nel 1958 ad Addis Abeba, già ambasciatore dell'Etiopia a Pechino, Washington e Bruxelles, politologo e pedagogo specializzato sui problemi del Medio Oriente. Ha studiato ed è vissuto in Iraq, Somalia, Egitto e Belgio.
David Pestieau, nato nel 1969 a Ithaca (USA), fisico e giornalista del settimanale belga "Solidaire".

Accadde in Iraq Dall’invasione del Kuwait alla resistenza anticoloniale 1990 - 2005, di Cesare Allara; Edizioni Colibrì 2005, 433 pagine € 15,00, vendibile ai soci Ccdp

Viviamo in una società in cui è sempre più difficile orientarsi, bombardati da notizie che non diventano informazione, che sono apparentemente caotiche, ma dietro alle quali in realtà c’è un disegno che va in qualche modo scoperto, denunciato”.
Questo lavoro ha l’ambizione di salvare dall’intenso bombardamento mediatico quelle notizie di cronaca che ci permettono di conoscere e capire gli avvenimenti iracheni anche al di fuori dell’interpretazione ufficiale o politicamente corretta che una classe politica e giornalisti felicemente embedded, intruppati, ci propinano quotidianamente.

I proventi dell’autore saranno devoluti a sostegno di progetti umanitari in Iraq e Palestina.

IO ACCUSO Autodifesa di Slobodan Milosevic di fronte al Tribunale Internazionale dell´Aja, di Slobodan Milosevic; Zambon, Brossura, 237 pagine ISBN 88-87826-33-1 €10,00

Da capro espiatorio ad accusatore: Milosevic punta il dito sulle potenze che hanno voluto la distruzione della Jugoslavia - vera prima tappa della "guerra permanente" per il Nuovo Ordine Mondiale. Il testo integrale della sua autodifesa dinanzi al "tribunale ad hoc" dell'Aia, ed altri testi inediti.
Introduzione di Giuseppe Mattina
Con i seguenti Allegati: Processo Milosevic:
un "processo alle intenzioni" (a cura di ICDSM-Italia)
Discorso di Milosevic a Campo dei Merli, 28 giugno 1989
Slobodan Milosevic si rivolge alla nazione, 2 ottobre 2000
Lettera di Milosevic all'opinione pubblica, agosto 2003
A cura della Sezione Italiana del Comitato Internazionale per la difesa di Slobodan Milosevic (ICDSM Italia)
"Non mi piegheranno. Riuscirò ad affrontarli ed a vincerli": queste le ultime dichiarazioni che Slobodan Milosevic ha rilasciato il giorno 10 marzo…"Un uomo può venir ucciso in diversi modi; può venir abbattuto a colpi di mazza, oppure fucilato, annegato o strozzato, ma ci sono anche dei metodi più sottili e raffinati per raggiungere lo stesso obiettivo.“
Klaus Hartmann

MEMORIA DI UNA STREGA ROSSA Quarant'anni di passione e potere in Jugoslavia, di Mira Markovic, a cura di Giuseppe Zaccaria; Zambon, Brossura, 237 pagine ISBN 88-87826-30-7 €12,00

Mira Markovic, di volta in volta definita la strega rossa, la lady Macbeth dei Balcani, è stata una delle donne più influenti del mondo e la protagonista indiscussa degli ultimi decenni di storia della ex-Jugoslavia. Prima di scomparire dalla scena con una fuga rocambolesca, ha trascorso lunghe settimane con l'autore raccontando la sua vita: la sua nascita, la fanciullezza col nonno, uomo borghese illuminato, l'incontro con Slobodan Milosevic e la politica, gli anni del potere e il suo sodalizio con Milosevic. Un esempio emblematico di storie familiari ed eventi politici che si intrecciano e si sovrappongono fino ad annullare i confini del privato e del pubblico. Ne è uscito un documento storico preziosissimo per chi voglia approfondire, con animo spassionato e mente sgombra da ogni pregiudizio politico e ideologico, un pezzo di storia della fine del novecento che ha traumatizzato l'Europa.
Giuseppe Zaccaria ha 53 anni ed è nato a Bari. Inviato speciale de La Stampa, nell'ultimo quindicennio ha seguito alcuni fra i principali avvenimenti internazionali, dalla caduta di Ceaucescu in Romania alle vicende mediorientali, la prima guerra del Golfo e le vicende della guerra in Iraq, la vittoria presidenziale di Nelson Mandela in Sud Africa, le crisi di Indonesia e quindi di Timor Est, nonché tutte le fasi della dissoluzione jugoslava (guerra croato-serba, croato-bosniaca, lunga guerra di Bosnia, guerra del Cossovo). Nel 1996 ha vinto il premio Hemingway con il libro Noi criminali di guerra, pubblicato da Baldini e Castoldi, che trattava - primo in Occidente - il problema poi affrontato dal Tribunale dell'Aja e da numerosi altri studi. Quel libro fa parte, ora, del materiale di prova assunto dal tribunale, che ha ascoltato l'autore come testimone nel 1997. Dopo la guerra del Cossovo e la destituzione, Slobodan Milosevic ha concesso a Zaccaria la sola intervista rilasciata nell'arco degli ultimi sette anni, una sorta di testamento politico che, pubblicato da La Stampa, venne ripreso dai giornali di tutto il mondo e dalla stessa Cnn. Nel 2000 ha vinto anche il premio Saint Vincent.

MENZOGNE DI GUERRA: Le bugie della NATO e le loro vittime nel conflitto per il Kosovo di Jürgen Elsässer, Traduzione di Mara Oneta Prefazione di Andrea Catone Ed. La Citta' del Sole, Napoli 2002 ISBN 88-8292-183-2; prezzo 11 euro
Febbraio 2002: il "New York Times" rivela che il Pentagono ha elaborato un piano di disinformazione rivolto a Paesi amici e nemici, l'"Office of Strategic Influence". "1984" di George Orwell è ormai superato dalla realtà! Ma l'Ufficio bugie lavora già da tempo senza bisogno di investiture ufficiali e con ottimi risultati,
soprattutto riguardo la Jugoslavia. Non era mai successo finora che così pochi sentissero a così tanti e così a fondo come in rapporto alla guerra per il Kosovo!
L'invenzione di una nuova Auschwitz, di un nuovo Genocidio in piena Europa alle soglie del XXI secolo è stata la trovata geniale dell'agenzia americana "Ruder&Finn", ingaggiata sin dal 1993 per far coincidere nell'opinione pubblica serbi e nazisti
e giustificare così l'aggressione della NATO, la sua "guerra celeste", modello Hiroshima: 600 missioni aeree al giorno, e fu l'uranio e le bombe sulle industrie chimiche di Pancevo, furono i missili sulla "Zastava di Kragujevac", fu la distruzione dei ponti e delle centrali elettriche, degli acquedotti e delle reti fognarie, delle scuole, degli ospedali, degli ospizi, degli asili, delle stazioni. E nel Kosovo, occupato dalla NATO e dall'UCK, si è avuta la "pulizia etnica" di circa 300.000 tra serbi, rom, appartenenti ad altre etnie non albanesi ed anche albanesi antisecessionisti su cui
è calato "the Sound of Silence", un silenzio mortale di governi occidentali e mass media. Questo libro di Jürgen Elsässer, redattore del mensile tedesco KONKRET, è un utilissimo strumento nella battaglia di controinformazione, grazie alla ricca - e in buona parte inedita - documentazione, grazie al meticoloso e dettagliato smontaggio delle notizie, passate al vaglio dell'analisi critica e del raffronto tra versioni diverse: un lavoro filologico accurato e puntiglioso, di passione e ragione, volto non a costruire una propria verità di comodo, ma a documentare quanto effettivamente accaduto.

Per ordinare il libro:
Edizioni La Citta' del Sole
Via Giovanni Ninni 34, 80135 Napoli Tel. 081-4206374, fax 081-7041804
Jugoslavia: Prima vittima del Nuovo Ordine Mondiale, di Robin De Ruiter, p.168 - € 12,00, Ed. Zambon Editore, 2003

Un testo che contiene una ulteriore documentazione che contribuisce a dimostrare le vere motivazioni della distruzione della Jugoslavia, da parte della Nato e dei suoi mandanti, commettendo uno storico crimine contro i popoli jugoslavi, ma anche ingannando scientificamente e proditoriamente l’opinione pubblica internazionale, soprattutto quella occidentale.
Questo lavoro di De Ruiter ( giornalista e scrittore olandese) aiuta a svelare di quali crimini sia capace il sistema capitalistico nell’intento di perseguire l’obbiettivo del raggiungimento dei suoi interessi . Un libro utile per la battaglia della verità e della vera informazione, anche perché l’autore non è un marxista, ma un attento e acuto studioso, da sempre impegnato in una battaglia del “bene contro il male” prima di tutto. Così vengono indicati i suoi intendimenti di fondo.
In questo testo emerge chiaramente che, quelle nazioni e popoli che non accettano di essere “colonie” “de facto”, lo diventano “de jure”
(Rambouillet, Aja, Iraq…insegnano).
Un capitolo è dedicato a dimostrare che la funzione dei mass media e della stampa non è “informare” bensì essere strumento funzionale ai disegni dei potenti della terra ( siano essi poteri militari, economici o politici), tranne poche ed esemplari eccezioni, solitamente soffocate ed emarginate.
Le guerre non cominciano quando partono i primi colpi e si contano le prime vittime. Esse vengono pianificate molto tempo prima e portate avanti secondo piani prestabiliti; nei tempi attuali con il dominio di una sola potenza imperialista su scala planetaria, qualsiasi popolo o nazione che non accetta i diktat militari, politici o economici, o semplicemente è situata in un area geostrategicamente appetita all’imperialismo, quel popolo e paese sono un obbiettivo e se non si piegheranno supinamente, la sventura della guerra sarà il loro scenario futuro.
La tragica realtà degli avvenimenti contemporanei è purtroppo lì a dimostrarlo come dato di fatto incontestabile: la Jugoslavia ieri, la Palestina e l’Iraq oggi, ma la lista dei futuri target è già pubblica, Siria, Iran, Corea del Nord, Bielorussia, Venezuela…ecc.ecc.
Il libro affronta anche il tema degli oleodotti, della Croazia, Bosnia e Kosovo, con i retroscena documentati di ogni vicenda; fino ad arrivare al processo dell’Aja e ai suoi risvolti illegali dal punto di vista del diritto internazionale.
La parte finale consiste in alcune pagine di fonti bibliografiche e medianiche.
Uno strumento utile ed intelligente di informazione e conoscenza, nella impervia e sicuramente lunga lotta per la pace contro la guerra.
Enrico Vigna, Associazione “SOS Yugoslavia” - Gennaio 2004

Il libro è difficilmente reperibile in libreria, per averlo tramite l’Associazione “SOS Yugoslavia”, scrivere e ordinarlo a: posta@resistenze.org. Oppure al 338/1755563
Il corridoio, viaggio nella Jugoslavia in guerra, di Jaen Toschi Marazzani Visconti; Pagg. 403, La Citta' del Sole, Via Giovanni Ninni 34, 80135 - Napoli, 2005 , 18.00 Euro

Segnaliamo l’uscita di questo importante e prezioso testo di una rara figura di giornalista qual è l’autrice, una attenta osservatrice delle tragiche vicende jugoslave e delle distruzioni collaterali.
Un lavoro di documentazione che, soprattutto nella parte relativa alle vicende della regione Krajina e della Bosnia Erzegovina, va finalmente a colmare un vuoto di informazione e documentazione, con precisione, dettagli e particolarità conoscitive, non fondate sugli assiomi culturali e politici, con cui, in questi anni la propaganda di guerra targata NATO, aveva sapientemente drogato e permeato “ penne e cervelli”, sia di giornalisti che di osservatori, oltrechè della stragrande maggioranza del movimento per la pace in generale, che, sulle vicende jugoslave si è più spesso trovato a fianco di “letture” e “proposizioni” geopolitiche funzionali ai piani egemonici dell’imperialismo, invece che degli interessi reali dei popoli. Questo molto spesso per “ignoranza” storica o di conoscenza diretta degli avvenimenti.
Il valore di questo libro sta proprio in questo punto fondamentale: a differenza di molti esperti, conoscitori, studiosi o analisti che studiano, analizzano, discernono a mille o più chilometri di distanza, seduti davanti a Internet o con documentazioni di “riporto”, l’autrice affronta le vicende con cognizione di causa, abbinando documentazioni ufficiali, interviste, riferimenti pubblici, con sue testimonianze dirette fatte sul campo, con i protagonisti diretti.
E come sempre tutto questo è il miglior servizio che si possa fare, per far emergere la verità e stimolare riflessioni e conoscenza.
Un lavorio serio, dettagliato, intelligente, anche discutibile in certe letture, perché coraggioso nell’affrontare contraddizioni, tragicità, complessità, insite in tutte le conflittualità, mai riconducibili a schemini o formule meccaniche di analisi e interpretazione. Quasi mai JTMV si lascia a andare a interpretazioni soggettive, personali; in ogni passaggio cerca di “fornire” chiavi di lettura e comprensione, mantenendole sempre in quadri generali, in dinamiche internazionali, sia storicamente che geopoliticamente. E questo è il vero lavoro di INFORMAZIONE ( l’autrice non è una militante politica), questo è il più grosso servizio che si può fare alla causa della verità e della giustizia; altrimenti si finisce nel campo dei “tifosi”, pro o contro ma senza alcuna possibilità di incidere, di relazionarsi fuori da coloro che già sono schierati.
In questo testo JTMV fornisce strumenti di riflessione, di conoscenza, di sapere documentato, stimola il lettore all’approfondimento, non alza bandierine o tesi precostituite, non ricerca consensi, fornisce materiale storico, spesso inedito, a ciascuno poi raggiungere una propria conclusione.
Le vicende relative alla pulizia etnica della popolazione serba, avvenuta nella Krajina e nella Slavonia ad opera delle milizie croate ustascia, è da sempre documentata e provata, ma è stata scientificamente censurata in tutti questi anni, qui trova la possibilità di conoscerla.
Anche nel processo di secessione della Bosnia Erzegovina, ci sono state dinamiche e passaggi “pianificati e pilotati” in luoghi molto lontani da Sarajevo e dalle genti jugoslave; questo libro rompe il letale e complice silenzio e fornisce molti elementi, per chi non è “pre schierato” a priori o in malafede, per avvicinarsi a “scomode” verità, anche per l’opinione pubblica occidentale.
Per più di 40 anni in Bosnia hanno vissuto i Bosniaci, non erano divisi etnicamente in croati, musulmani o serbi, nel senso che l’appartenenza etnica non aveva nessuna incidenza nel campo della società civile, dei rapporti sociali, in quello giuridico o dei diritti sanciti. In tutti questi 40 anni nessuno aveva mai denunciato l’esistenza di campi di prigionia, né violenze o stupri in bordelli adibiti ad uso delle bestialità criminali. Le donne croate, musulmane o serbe non erano costrette a vagare con i propri bambini in braccio, attraversando ponti costruiti per unire le genti, per cercare scampo da guerre, morte e atrocità, con pochi fagotti, tanto terrore e senza più alcuna speranza in un futuro vivibile e dignitoso; ercando solo un qualsiasi tetto o riparo, una qualsiasi elemosina, una qualsiasi forma di sopravvivenza. I ragazzi e gli uomini croati, musulmani o serbi, lavoravano, studiavano, vivevano nella ricerca di costruire un proprio futuro migliore, non dovevano uccidere per non essere uccisi; costruivano ponti e case, non le distruggevano o bruciavano.
Eppure nelle capitali dell’occidente “democratico” teorizzavano che prima quei popoli erano stati infelici, oppressi, soggiogati per 40 anni !? E ora come stanno questi popoli, dopo questi “liberi”, “democratici”, ALLUCINANTI ( per tutti, al di là delle etnie…) 13 anni ?! Dopo aver vissuto anni di violenze, di lutti, di violenze dispiegate, di campi profughi, di sopravvivenza primordiale e di disperazione, senza più le proprie case, le proprie famiglie distrutte o devastate, senza più la propria terra e le proprie radici, con la propria dignità violentata …ORA SONO FELICI ?!
Quando la guerra era in corso, (…in troppo pochi…) abbiamo cercato di arginare, contrastare le loro menzogne, falsità, assurdità, perché ritenevamo che questo impegno fosse il miglior servizio alla lotta per la pace contro la guerra…poi è calato su queste genti e quelle terre il silenzio, l’oblio dell’indifferenza. Questo lavoro di JTMV aiuta a capire chi ha diretto e voluto questa guerra e a chi è servita: tra tante incertezze o dubbi, una cosa è certa NON certo ai popoli jugoslavi.
Un libro che propone un pezzo di storia, dove si sono sperimentate e attuate metodologie di disinformazione scientifica e pianificata, che sono riuscite a fare sì che 40 anni di pace, sviluppo e libertà, si sono trasformati in un tempo di buio, decadenza, regresso; mentre una guerra folle e insensata, che ha causato orrori, morte, miseria, è stata “gestita mediaticamente” come passaggio di progresso ed evoluzione; dove, ovviamente, da una parte vi erano i “buoni” e dall’altra c’erano, geneticamente, i “cattivi”. E questo è stato il tragico e orrido scenario che sta come sottofondo, come lettura ufficiale ( anche a sinistra), di quei terribili anni ed eventi.
Con questo libro l’autrice aiuta a mettere in guardia dai pericoli insiti in dinamiche orchestrate dai poteri forti imperialisti ( Kosovo e Iraq sono stati i passaggi successivi), per perseguire i loro interessi geopolitici o geostrategici, un pericolo che da qualsiasi punto si può provocare e sviluppare tragedie di proporzioni internazionali e di carattere storico, con ferite e ripercussioni insanabili per generazioni.
L’invito è di leggere, far leggere e circolare il più possibile questo testo, insomma di “usarlo” come strumento di informazione e documentazione sulle questioni jugoslave.
Come SOS Yugoslavia e Forum Belgrado Italia, faremo in modo di contribuirne alla diffusione più ampia, c’è anche la disponibilità dell’autrice a fare presentazioni e serate ove sarà possibile e utile. Chiunque sia interessato ad averne più copie per la diffusione ci contatti e gliele forniremo.
…Vincerete, ma non convincerete. Anche se vi rimane il potere di chiamare bianco ciò che è nero e nero ciò che è bianco. Il potere di trasformare…un ricercatore della verità in un impostore; un rifiuto di prendere posizione in un partito preso; e chi dubita e diffida delle verità troppo semplici in un credulone. Bella impresa non c’è che dire. Effimera, ma voi andrete fino in fondo, ormai avete preso gusto alla velocità. Ma ricordatevi bene: anche se li assassinerete sul piano fisico e morale, l’anima degli uomini che rifiutano di sottomettersi è immortale…” ( R. Debray)
Enrico Vigna – Portavoce del Forum Belgrado Italia e Presidente di SOS Yugoslavia
Il Dossier nascosto del “genocidio” di Srebrenica, AA VV; traduzione di J. Toschi Marazzani Visconti; La Citta' del Sole 2007, Brossura, 175 pagine € 12,00

Segnaliamo, invitiamo alla lettura e alla diffusione di questa preziosa e documentata ricerca/studio legata ai tragici eventi accaduti a Srebrenica, presentati dai grandi media occidentali come la peggiore atrocità in Europa dopo la seconda guerra mondiale.
Il testo, tradotto da Jean Toschi Marazzani Visconti, attenta ed esperta osservatrice “sul campo”degli eventi legati alle guerre dell’ex Jugoslavia, è una ricostruzione fondata su fatti, testimonianze, documentazioni, investigazioni, ricerche e studi, elaborati con un lavoro di anni, da un gruppo di personalità anglosassoni indipendenti che formano lo Srebrenica Research Group, in cui ciascuno, secondo le sue competenze professionali o di ricerca, ha cercato senza pregiudizi o “partiti presi” a priori, di lavorare per cercare la verità dei fatti (anche se scomoda ai padroni del mondo), perché solo con la verità è possibile arrivare alla giustizia.
Pensiamo siano sufficienti due dati per comprendere l’importanza e la validità di tale lavoro, a chiunque non intende essere un replicante (anche in buona fede) di strategie e scenari funzionali a poteri o interessi geopolitici imperialistici.
Il primo è legato alle personalità che in questo testo mettono in discussione l’impianto della “disinformazione strategica” costruito scientificamente attorno alla tragedia (sempre sulla pelle di uomini e donne, musulmani o serbi non ha importanza): da generali NATO, ai massimi responsabili ONU in Bosnia, da professori universitari e studiosi, a giornalisti di grandi testate o reti televisive occidentali, e così via.
L’altro aspetto è legato ai numeri e fatti minuziosi che smascherano in modo inequivocabile le falsità e le menzogne, dette e scritte da disinformatori coscienti e stipendiati o, nel migliore dei casi, da informatori distratti o di parte.
Come scriveva l’indimenticato Filippo Gaia, direttore di Maquis: «Sapere per conoscere, conoscere per capire, capire per poter essere uomini e donne più liberi e coscienti».

A cura del Forum Belgrado Italia

Per favorirne la lettura e la diffusione, il FB Italia, tramite S.O.S. Jugoslavia, mette a disposizione il libro in queste modalità:
1 copia, 12 euro senza spese postali
3 copie, 25 euro senza spese postali
5 copie, 40 euro senza spese postali

Il ritorno di Sendero Luminoso, di Silvano Ceccoli, Pref. di Enrico Vigna, intr. di Nerio Nesi, 49 illustrazioni b/n, Aiep Editore - Repubblica di S.Marino, 2006, Brossura, 633 pagine € 15,00

L’uscita di scena del dittatore Fujimori e la successiva elezione di Alejandro Toledo avevano suscitato molte aspettative nel popolo peruviano che sperava in una reale svolta politica, che potesse traghettare il paese verso una società più democratica e in uno stato di diritto, lasciando alle spalle i tempi bui della dittatura. Furono però sufficienti solo alcuni mesi della presidenza Toledo per rendersi conto che quelle speranze erano solo pie illusioni. Il popolo peruviano ha potuto constatare sulla propria pelle che tutti i cambiamenti promessi in campagna elettorale erano solo parole al vento.
I diritti del lavoro, aboliti dalla precedente dittatura, non sono mai più stati ripristinati e la maggioranza del popolo peruviano continua a sopravvivere nella miseria e nell’indigenza più totale, come prima e più di prima. In questo contesto sociale e economico degradato ha ripreso quota il progetto politico utopistico e rivoluzionario del gruppo armato, noto come Sendero Luminoso, che, senza mai interrompere la propria lotta armata, ha cambiato il modo di accattivarsi le simpatie delle masse povere dell’interno e ha saputo, con il vuoto di potere generatosi con la fuga di Fujimori, espandere il proprio raggio d’azione e aumentare il proprio proselitismo, sfruttando l’enorme malcontento popolare prodottosi dalla delusione della gestione di Toledo.
Le azioni di Sendero Luminoso hanno ripreso ad occupare le prime pagine dei giornali nazionali, per testimoniare che la realtà peruviana è rimasta immutata rispetto al decennio passato e i problemi socio-economici di questo paese andino sono rimasti irrisolti e incancreniti, per colpa di una casta politica dirigente corrotta, lontana anni luce dai veri problemi della gente comune. Attraverso l’evolversi delle vicende di Sendero Luminoso, l’autore narra la storia a noi poco nota di questi ultimi cinque anni del Perù.

Silvano Ceccoli
(1960), sammarinese, vive e lavora a Genova. Appassionato di storia latinoamericana, sulla storia del Perù ha già scritto due libri: Sendero Luminoso, la storia di una falsa sconfitta (1999); Il Perù di Sendero Luminoso (2001). Questo libro è la continuazione delle opere precedenti e fornisce notizie su una vicenda come quella di Sendero Luminoso, poco nota al grande pubblico europeo.

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