Libri di Storia

Profit Uber Alles! Le Corporations americane ed Hitler, di Jacques R. Pauwels, La Città del Sole, Pagg.96, euro 6

Nel momento in cui i “liberatori” di ieri “esportano” oggi “la democrazia” in mezzo mondo, questa lettura può essere preziosa per comprendere le relazioni – di ieri e di oggi – tra guerra e profitto: l’alta finanza e le grandi corporations degli Stati Uniti (Standard Oil, General Motors, Ford, IBM, Coca Cola, Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Goodrich, Singer, Kodak, ITT, J. P. Morgan, etc. etc.) finanziarono l’ascesa al potere del nazionalsocialismo, l’aiutarono a riarmarsi e a preparare la guerra, lo sostennero nelle sue aggressioni e continuarono a lavorare per lo sforzo bellico tedesco anche quando il proprio paese scese in guerra contro la Germania. Business are business: e la guerra è certamente l’affare più remunerativo che si possa immaginare, ieri come oggi.
L’alta finanza statunitense è stata sempre maestra in quest’“arte” di mettere il profitto uber alles.
Nel 1941 l’allora Vice Presidente Harry Truman dichiarava: “Se la Germania vince, dobbiamo aiutare la Russia, e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania, affinché possiamo ottenere il massimo vantaggio da entrambe”? È possibile seguire un filo nero che congiunge le motivazione dei “liberatori” della seconda guerra mondiale con gli “esportatori di democrazia” dei giorni nostri. È un caso che il nonno di Gorge W. Bush fosse uno dei finanziatori di Hitler? Oppure per il nipote il profitto è, come per suo nonno, sempre e comunque uber alles?

1939: L'ALLEANZA CHE NON SI FECE E L'ORIGINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, di Carley Jabara Michael, La Città del Sole, pagine: 356 € 24,00, ISBN: 8882923703

Nella minuziosa ricostruzione storica delle modalità e delle cause che portarono al fallimento dei tentativi di accordo tra URSS e anglo-francesi e alla decisione sovietica di siglare il patto di non aggressione con la Germania nazista, l'autore ricorre alla analisi comparata e contestuale delle fonti britanniche, francesi e russe, utilizzando anche i materiali resi copiosamente - ma ancora disordinatamente e discrezionalmente - disponibili dall'apertura e desecretazione degli archivi sovietici dopo la fine dell'URSS.
L'accesso a questo nuovo materiale sovietico d'archivio offre alcune conferme circa le valutazioni e il comportamento dei dirigenti dell'Unione Sovietica. Ciò che rende particolarmente interessante il lavoro di Carley è l'analisi contestuale di tutte le fonti. È illuminante la lettura di quelle franco-inglesi, da cui emerge l'orientamento antisovietico e la sostanziale diffidenza occidentale nei confronti dell'URSS, che a sua volta ricambiava pienamente questa diffidenza.
L'illusione della diplomazia britannica di trovare ancora un appeasement con Hitler scongiurando la guerra, e la scelta deliberata di non favorire l'affermazione di un ruolo nuovo e importante che l'URSS avrebbe inevitabilmente assunto nel continente europeo, divenendo un perno essenziale dell'alleanza antitedesca (come di fatto avvenne con la partecipazione dell'URSS nel giugno 1941all'alleanza antifascista), spingono la direzione sovietica a siglare il patto Ribentropp-Molotov.

1917 - 2007 NOVANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE DI OTTOBRE Atti del Convegno organizzato dal Comitato 7 novembre a cura di Cristina Carpinelli. Novembre 2008, pp. 145, euro 12,50 ISBN 978-88-89484-37-1 Casa Editrice Sedizioni edizioni plurimediali 20123 Milano Via cappuccio 18 tel.+39.02.45479442 fax+39.02.99986076 sedizioni@me.com
Dalla quarta di copertina:
In questo libro sono raccolti gli atti, a cura della Redazione della rivista “Gramsci oggi”, del Convegno sul novantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre organizzato il 10 novembre 2007 dal “Comitato 7 Novembre”, presso l’aula magna del liceo scientifico statale “F. Severi” di Milano. Un convegno, durante il quale l’Ottobre è stato ricordato non per farne una commemorazione nostalgica, ma per renderne vivo l’insegnamento. A novant’anni di distanza, infatti, i princìpi che hanno determinato la Rivoluzione d’Ottobre dimostrano tutta la loro vitale attualità attraverso le lotte concrete dei lavoratori, degli studenti e delle masse popolari per la conquista dei loro diritti e della loro emancipazione sociale. La profonda crisi in cui si dibatte il capitalismo mondiale mette in evidenza due elementi fondamentali: da una parte dimostra, ancora una volta come in passato, che il suo sistema non è in grado di rispondere positivamente ai bisogni di miliardi di uomini, mentre dall’altra dimostra che il vento rivoluzionario generato dagli avvenimenti dell’Ottobre non si è affatto esaurito.

INDICE:
- Prefazione di Rolando Giai-Levra
- Apertura lavori di Sergio Ricaldone
- Messaggio di Domenico Losurdo
Prima Relazione
“L’Ottobre bolscevico” di Alexander Höbel
- Interventi
La Rivoluzione d’Ottobre e le tre fasi della 'Grande Paura' della borghesia” di Sergio Cararo
“Il Partito Comunista della Federazione Russa” di Mauro Gemma
- Messaggio di Raffaele De Grada
Alcune brevi note sulla Rivoluzione russa dell’Ottobre 1917” di Cristina Carpinelli
7 Novembre, questione ancora attuale” di Marco Rizzo
Seconda Relazione
Sviluppo e crisi del ‘socialismo reale’” di Andrea Catone
- Interventi
I Soviet e i Consigli di fabbrica” di Rolando Giai-Levra.
Diamo insieme una prospettiva di respiro al nostro impegno politico” di Sergio Manes
Alcune riflessioni sul 90° Anniversario della Rivoluzione russa dell’Ottobre 1917” di Alessandro Leoni
Gramsci e la Rivoluzione d’Ottobre” di Vittorio Gioiello
Lenin-Lukács” di Tiziano Tussi
Sommario
1917/2007 - Novantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre” di Rolando Giai-Levra
Appendici
Il marxismo sulla situazione rivoluzionaria e il presente” di Hans-Peter Brenner
Nessuna opposizione entro le maglie del capitalismo, ma sì opposizione al capitalismo” di Hans Heinz Holz

Perche' Stalin creò Israele di Leonid Mlechin. Prefazione di Luciano Canfora introduzione di Enrico Mentana, Sandro Teti Editore - Collana: Historos pag. 216 - EUR 17,00 ISBN: 978-88-88-249-209
Nella nascita dello Stato di Israele il ruolo di Stalin è stato fondamentale. Lo dimostrano i documenti recentemente scoperti negli archivi sovietici, su cui questo testo si basa. Il voto determinante dell'Urss in sede Onu, a favore della nascita di Israele, è storia. Molto meno noto è che nel 1948 l'Unione Sovietica fornì armi allo Stato ebraico, violando l'embargo sostenuto da Stati Uniti e Gran Bretagna.
Ha detto il primo ministro Golda Meir: "Non sappiamo se avremmo potuto resistere senza le loro armi".
Il giornalista e storico russo Leonid Mlechin ripercorre i passaggi salienti della politica estera sovietica nella gestione dei rapporti in Medio Oriente a partire dal 1917.
Documenti originali e in parte inediti, provenienti dagli archivi del Politbjuro, del Comitato centrale del Partito comunista, dei servizi segreti e del Ministero degli Esteri dell'Unione Sovietica, telegrammi cifrati degli ambasciatori, memorie di politici e diplomatici che hanno vissuto in prima persona quei cruciali avvenimenti. A riemergere è il progetto strategico di Stalin, finalizzato alla costituzione di un presidio filosovietico in Medio Oriente.
Questo testo, impreziosito dalla prefazione di Luciano Canfora e dall'introduzione di Enrico Mentana, si presenta come un importante strumento di approfondimento conoscitivo tanto per gli studiosi specialisti, quanto per chi è interessato alla questione mediorientale e intende guardare oltre i recenti sviluppi.

Sandro Teti Editore Piazza Sant'Egidio, 9 00153 Roma
Tel. 0658334070 - 58179056 Fax 06233236789 info@sandrotetieditore.it

Stalin. Storia e critica di una leggenda nera di Domenico Losurdo, con un saggio di Luciano Canfora, Carocci, Milano 2008, pp. 388, euro 29,50
C’è stato un tempo in cui statisti illustri - quali Churchill e De Gasperi - e intellettuali di primissimo piano - quali Croce, Arendt, Bobbio, Thomas Mann, Kojève, Laski - hanno guardato con rispetto, simpatia e persino con ammirazione a Stalin e al paese da lui guidato. Con lo scoppio della Guerra fredda prima e soprattutto col Rapporto Chrušcev poi, Stalin diviene invece un “mostro”, paragonabile forse solo a Hitler. Darebbe prova di sprovvedutezza chi volesse individuare in questa svolta il momento della rivelazione definitiva e ultima dell’identità del leader sovietico, sorvolando disinvoltamente sui conflitti e gli interessi alle origini della svolta.
Il contrasto radicale tra le diverse immagini di Stalin dovrebbe spingere lo storico non già ad assolutizzarne una, bensì a problematizzarle tutte. Ed è quanto fa Domenico Losurdo, analizzando le tragedie del Novecento con una comparatistica a tutto campo e contestualizzando molte delle accuse mosse a Stalin, in questo volume - saggio storico, storiografico e filosofico a un tempo - che non mancherà di suscitare vivaci polemiche.

INDICE
Premessa. La svolta nella storia dell’immagine di Stalin
1. Come precipitare un dio nell’inferno: il Rapporto Chrušcëv
2. I bolscevichi dal conflitto ideologico alla guerra civile
3. Tra Novecento e lunga durata, tra storia del marxismo e storia della Russia: le origini dello “stalinismo"
4. L’andamento complesso e contraddittorio dell’era di Stalin
5. Rimozione della storia e costruzione della mitologia. Stalin e Hitler come mostri gemelli
6. Psicopatologia, morale e storia nella lettura dell’era di Stalin
7. L’immagine di Stalin tra storia e mitologia
8. Demonizzazione e agiografia nella lettura del mondo contemporaneo

Da Stalin a Gorbacëv: come finisce un impero di Luciano Canfora

Gianfranco Ciriacono

Le Stragi Dimenticate
Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella

Cdb Editore, 2005, 128 pagine, € 12,00

Per avere il testo: gianfranco.ciriacono@tin.it
oppure telefonare al 339 5891869

I Massacri dimenticati dalla Storia

Finalmente viene sfatata un'altra favola. Le forze americane che nel luglio 1943 sbarcarono in Sicilia, nell'operazione Husky, si macchiarono di crimini chiaramente banditi dalle Convenzioni di Ginevra: fucilarono a sangue freddo dei prigionieri, militari e civili, eseguendo un ordine diretto del comandante, il generale George Patton.
Il 10 luglio1943 ebbe inizio il più gigantesco sbarco anfibio sino allora compiuto nel corso della seconda guerra mondiale: lo sbarco e l’invasione della Sicilia da parte anglo-americana.
La storia raccontata dai vincitori della seconda guerra mondiale ha nascosto molto bene fatti che avrebbero rotto da subito l’immagine dei soldati inglesi e americani che distribuiscono biscotti e cioccolato, dei soldati americani che sono venuti d’oltre Atlantico a “liberare” l’Italia dal tallone di ferro tedesco. Si tratta ad esempio degli eccidi di braccianti, agricoltori e soldati da parte delle truppe americane appena dopo lo sbarco, in provincia di Ragusa, all’aeroporto di Biscari e a Piano Stella, il 13 luglio 1943.
Un libro ne parla. Il suo titolo è significativo: Le stragi dimenticate. Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella. L’editore? Non è certo un editore noto e presente in tutte le librerie, ci mancherebbe. L’editore in questione è una cooperativa locale che ha dato la possibilità al nipote di una delle vittime, Gianfranco Ciriacono, di pubblicare una meticolosa ricostruzione di quel che avvenne ad Acate e in provincia di Ragusa nei giorni dello sbarco del 1943.
Il libro è rintracciabile, infatti, solo in alcune librerie siciliane o richiedendolo allo stesso autore (gianfranco.ciriacono@tin.it oppure 339/5891869).
L’autore si è preso la briga di fare delle ricerche sia attraverso i documenti dell’Archivio di Stato, gli atti della Corte Marziale negli Stati Uniti che attingendo ad ogni possibile testimonianza dei sopravvissuti. E ne è risultato un libro-denuncia di eccidi, stupri, ruberie.
Gli eccidi denunciati riguardano la zona di Gela e del ragusano, invasa appunto dagli americani.

Gli eccidi americani
Il 13 luglio, nell’insediamento colonico “Arrigo Maria Ventimiglia”, in contrada Piano Stella, del comune di Caltagirone, 7 braccianti vengono trucidati, inermi e nelle loro case, “scambiati” dai soldati americani per cecchini.
Il 14 luglio, nei pressi dell’aeroporto di Biscari, dopo uno scontro a fuoco, ai soldati americani si arrendono 36 italiani, parecchi dei quali in abiti civili. Il comandante di fanteria cui i soldati si erano arresi ordina che i prigionieri vengano uccisi: allineati sull’orlo di una vicina forra essi vengono giustiziati da un plotone di soldati. Nella stessa zona, e lo stesso giorno, un’altra compagnia di fanteria cattura 37 militari italiani e anche loro vengono freddamente eliminati. Di questi fatti i vertici militari statunitensi furono messi al corrente velocemente, e la loro risposta fu: "dite all’ufficiale responsabile delle fucilazioni di riferire che gli uomini uccisi erano dei cecchini, o qualcos’altro, altrimenti la stampa farà il diavolo a quattro e anche i civili si infurieranno!"
Il libro, naturalmente, entra nel dettaglio degli atti e delle testimonianze, che qui non è il caso di riportare ampiamente. Ma quel che abbiamo estratto è sufficiente per denunciare il fatto che l’esercito invasore – “liberatore” della democrazia più civile e moderna del mondo – quella americana – agiva alla stregua di quei popoli che ci hanno fatto intendere feroci ed incivili.

Per avere il testo: gianfranco.ciriacono@tin.it oppure telefonare al 339 5891869.

LE STRAGI E GLI ECCIDI DEI SAVOIA (ESECUTORI E MANDANTI) di Antonio Ciano; Il libro si prenota presso il distributore unico di Napoli sig. Alfredo Bizzarro Tel. 081-411505 oppure 339-4157715
Dopo lo straordinario successo de “I Savoia e il massacro del Sud” che in Italia e all’estero ha venduto oltre 150 mila copie, Antonio Ciano, scrittore meridionalista di Gaeta, dopo dieci anni si ripropone con un altro capolavoro:
Il libro piu’atteso e piu’ sconvolgente che sia stato mai scritto contro i cosiddetti padri della patria. Antonio Ciano porta all’attenzione degli italiani 85 anni di stragi ed eccidi nascosti alla opinione pubblica italiana e alla storia. nel 1849 Genova si ribello’ a casa Savoia, i genovesi volevano la repubblica, furono massacrati ben 700 cittadinii. Nel 1860 Garibaldi fece fucilare contadini ed operai a Bronte in Sicilia. Bixio da solo fece eseguire ben 700 fucilazioni. gli eccidi continuarono a Gaeta con la citta’ rasa al suolo senza dichiarazione di guerra, i morti furono 2000.
Furono eccidiate le campagne del Teramano e i morti furono 526 e 147 in provincia dell’Aquila. Poi furono incendiate e distrutte: Vena Martello, San Vito, Pagese, San Martino, Paranesi, Leofaro, ed altre 50 città del Sud. Una ecatombe che i libri di storia non hanno mai raccontato, un vero genocidio.
A Vieste centinaia furono i morti.
A Gioia del Colle, 159
A Montecillone, 60 fucilati.
Ad Auletta, 45 morti.
A Pietrelcina, 45 morti.
A Paduli altri fucilati.
A Nola i morti fucilati furono 232.
A Scurcola, 140 morti.
A Casamari, 47 partigiani fucilati.
A Montefalcione, 150.
A Pontelandolfo, forse un migliaio.
A Casalduni, centinaia.
A Gaeta, oltre 2000.
A Torino, 500 morti nel 1864.
In Calabria, vi fu fino al 1970.
In Sicilia forse 5000 morti nel 1866.
Nel 1869, per la tassa sul macinato, vi furono morti e feriti in Emilia Romagna. In tutta Italia i morti furono oltre 250.
In Sicilia, nel 1893 centinaia di morti per i fasci siciliani.
Nel 1998 Bava Beccarsi, su ordine di Umberto I di Savoia, massacrò a Milano oltre 300 operai.
Oltre 50 mila impiccati in Libia.
In Etiopia furono massacrati oltre 30 mila etiopi con migliaia di preti copti morti a Debre Libanos.
In Russia non si sa quanti sovietici furono fucilati.
In Jugoslavia fu mattanza , gli slavi morti fucilati furono migliaia tra fucilati e morti in campi di concentramento.
Ecco, finalmente un libro che attacca la casa regnante che causò ed avallò crimini contro l’umanità. Ancora oggi le strade sono infestate da una toponomastica che onora i criminali del 1800, cosa vergognosa per la nostra patria nata il 2 giugno del 1946. la Repubblica è nata sulle ceneri di casa Savoia, del fascismo e del Risorgimento piemontese, ma si onorano ancora coloro i quali hanno massacrato il Sud, il Nord e il mondo con le loro guerre di aggressione.
Un libro atteso da sempre, sconvolgente per i temi trattati. L’Italia deve fare i conti col suo passato e con la storia artefatta dai vincitori di allora. E’ giunto il tempo di raccontare la verità per poter dare un futuro ai nostri figli e alla nostra repubblica, un futuro che cancelli le leggi savoiarde ancora in vigore, che dia un senso al pensare di tutti gli italiani bombardati ieri dalle bombe dei Savoia ed oggi dalle onde televisive di piduisti e massoni. Pio IX ritenuto dalla storiografia ufficiale come un papa anti italiano si prodigò fino alla morte per evitare il genocidio che poi c’è stato tra padani e italiani. Gramsci rivisto sotto una veste non conosciuta. Angelo Manna con la sua interpellanza parlamentare e Cosmo Ciaramaglia, filosofo e scrittore di Gaeta. Il centenario dell’unità d’Italia del 1961 a Gaeta con il sindaco Corbo che attaccò Cialdini davanti al presidente del consiglio dei ministri Fanfani. Un libro da leggere, da far studiare nelle scuole ai nostri ragazzi affinché sappiano cosa è successo in Italia negli anni che vanno dal 1860 al 1945. Il libro farà discutere molto, anche i vertici massimi di questo Stato. Si mette in discussione la italianità dei Savoia che non hanno mai voluto una Italia unita. Il Sud ancora oggi è una colonia asfissiata dal latifondo economico e politico della padania. Tutto cominciò nel 1860.

MAFIA & ALLIES SICILIA 1943: MASSONERIA, MAFIA E LIBERATORI SBARCANO IN ITALIA, di Massimo Lucioli, Scripta Manent diffusione libraria, pp. 270 - € 15,00

Lo scellerato connubio tra la mafia italo-americana ed i servizi segreti degli Stati Uniti d'America -ONI e OSS- determinò allora le premesse di ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti: I giornali e la televisione quotidianamente raccontano del dilagare e dello strapotere della criminalità organizzata in Italia; pochi sanno che la Mafia, riarticolatasi ed organizzata come vera e propria attività 'imprenditoriale', ritornò nel Vecchio Continente sotto l'egida delle forze alleate durante le operazioni per la conquista della Sicilia del '43 coordinata da Salvatore Lucania alias 'Lucky Luciano', agente al soldo dell'intelligence a stelle e strisce.

Il secolo corto: La Filosofia del bombardamento. La storia da riscrivere, di Filippo Gaja; Maquis Editore 1994 Pagine 464 €15,00, CCDP

Da oltre 10 anni un libro fondamentale per comprendere l'egemonia statunitense e la strategia dell'attacco preventivo.

Dalla quarta di copertina:
Tutta la storia politica del primo decennio del dopoguerra, nel corso del quale gli Stati Uniti detennero il monopolio dell'arma nucleare e godettero dell'invulnerabilità, fu condizionata da un atroce segreto che era a conoscenza soltanto del presidente americano in carica e di poche decine di ministri, ammiragli e generali: i piani per la distruzione atomica dell'Unione Sovietica. In una sequenza allucinante ne furono elaborati, con aggiornamenti e varianti, diciotto. Non si è trattato di esercitazioni teoriche astratte, ma di piani operativi che sarebbero stati messi in atto se soltanto si fossero realizzate le condizioni strategiche opportune. Se fosse stato possibile, il gruppo dirigente americano avrebbe senza esitazioni anticipato di quarant'anni la «distruzione del bolscevismo» con un colpo solo. Il primo piano, elaborato nel dicembre del 1945, cinque mesi dopo il primo bombardamento atomico della storia sulla città giapponese di Hiroshima, prevedeva lo sganciamento di trenta bombe nucleari del tipo Mark III usato su Nagasaki il 9 agosto 1945; gli ultimi piani della serie, nella prima metà degli anni '50, giungevano a ipotizzare il bombardamento di 300 località grandi e piccole dell'URSS con 450 atomiche.
Ma il bombardamento nucleare dell'URSS avrebbe effettivamente incenerito il "comunismo" com'era nei voti degli strateghi americani? Che cosa avrebbe fatto l'Armata Rossa sovietica stanziata nei paesi satelliti dell'Est europeo, fuori portata dal fuoco atomico? Avrebbe invaso l'Europa occidentale in una ultima, disperata offensiva terrestre? II ministro della Difesa americano James Forrestal, preso nella spirale ossessiva del dilemma se scatenare o no la guerra totale fini per perdere la ragione: internato in un ospedale psichiatrico militare, si gettò dalla finestra e si uccise. La conoscenza di questi piani segreti, resi pubblici dai fisici americani Daniel Axelrod e Mikio Kaku, induce ora a una radicale rilettura della storia europea e italiana degli ultimi quarantotto anni. Tutto assume un significato diverso da quello che storici e commentatori politici ci hanno imposto finora. Molti assiomi vengono rovesciati.
L'evoluzione degli avvenimenti, la funzione degli uomini e il ruolo delle forze possono ora essere spiegati con piena razionalità. In Italia, territorio di frontiera di importanza strategica chiave nell'immane scontro, ogni fenomeno, più o meno misterioso, dal radicamento della mafia italoamericana in Sicilia, alle elezioni politiche del '48 alle egemonie politiche, alle stragi, ai poteri occulti, a "Gladio", alla P2 e alle loro ramificazioni, e alla corruzione della classe politica, rientra in un quadro perfettamente logico, con riflessi che giungono fino ai giorni nostri e di cui la situazione presente è una diretta conseguenza. «Il secolo corto» costituisce un primo tentativo di rilettura della nostra storia. In ventuno capitoli offre una risposta alle molte angosciose domande che la tardiva conoscenza del piani segreti del Pentagono solleva. Prima fra tutte la questione chiave: perché l'attacco nucleare sull'URSS non c'è stato?

TRE QUADERNI SULLA QUESTIONE SIONISTA
1. SIONISMO E IMPERIALISMO 88 pagine, a cura di Paolo Pioppi euro 6
2. LA NATURA DEL SIONISMO 130 pagine, di Mauro Manno euro 6

3. LA COLONIZZAZIONE SIONISTA DELLA PALESTINA 96 pagine di Giancarlo Paciello euro 6

I quaderni sulla questione sionista non passano alla censura di Liberazione I censori dello Stato Pontificio almeno leggevano i libri che mettevano all'indice, tanto che si racconta di censori che, leggendo, si convertirono alle idee degli eretici. A Liberazione non vogliono correre simili rischi.
La censura colpisce il titolo blasfemo ("LA QUESTIONE SIONISTA") senza bisogno di considerare il contenuto. Il diavolo è furbo e conosce la dialettica: meglio evitare ogni contatto, anche casuale. Basta la parola "SIONISMO", magari associata a termini come 'imperialismo' e 'colonizzazione' per armare di forbici la direzione, indispettita - immaginiamo lo sconcerto - dal fatto che il giorno 13 dicembre, per la colpevole disattenzione degli addetti, la pubblicità a pagamento (debitamente saldata in anticipo col versamento lunedì 11 di ben 540 Euro per tre inserzioni programmate per i giorni 13, 14 e 16) era uscita sul giornale in bella vista a pagina 7.
Sembrerebbe la manifestazione di una colossale coda di paglia, pronta a prendere fuoco, e anche manifestazione di discreta ignoranza, come in tutti i bigottismi. Siamo certi che la lettura dei quaderni sarebbe utile a direttori e redattori di Liberazione per liberarsi di qualche pregiudizio. Abbiamo deciso perciò di farne omaggio al direttore e alla redazione, sperando che, prima di appiccare il fuoco, qualcuno, di nascosto, senza farsi vedere, ne sbirci almeno l'indice, esponendosi così a qualche tormento di dubbio. E se Tolstoi, Freud, Einstein o i religiosi ebrei presenti nei giorni scorsi a Teheran avessero ragione sul sionismo? (C'è qualche testimonianza nel primo quaderno). E se la collaborazione pratica e la vicinanza ideologica dei sionisti con fascisti e nazisti e con gli antisemiti della peggior specie fosse un fatto accertato (come si documenta nel secondo quaderno)?
Questi e altri dubbi potrebbero insinuarsi con effetti devastanti nell'animo dei buoni redattori, spingendoli a vedere quello che tutto il mondo - con la sola grossa eccezione delle élites dei paesi occidentali infeudati agli americani e dei loro strabordanti mezzi di persuasione di massa - ormai vede con angoscia: il mostro razzista e guerrafondaio installato in Palestina dai sionisti.

Paolo Pioppi 15 dicembre 2006

COME RICEVERLI

I quaderni si possono ordinare al prezzo di 6 Euro ciascuno, oppure 15 Euro per tutti e tre scrivendo a pasti@mclink.it. I o telefonando (o con SMS) al 339 8881082. Il pagamento deve essere effettuato sul conto corrente postale numero 86557006 intestato Adolfo Amoroso, via dei Lanfranchi 28, 00148 Roma. Sconti per ordinazioni di più copie.
Per la presentazione dei testi con gli autori ci si può rivolgere agli stessi recapiti.

La Gladio del lago, di Giorgio Cavalleri; Essezeta/Arterigere 2007, Brossura, 238 pagine € 15,00, vendibile ai soci Ccdp

Yalta nel febbraio 1945 segnò la svolta. Si combatteva ancora in Europa e il mondo era già stato suddiviso in spazi blindati. Occorreva far sì che, chiusa per quanto riguarda l'Italia la partita resistenziale, dove l'Alleato aveva contrastato la visione di un "esercito di popolo" per limitare il contributo partigiano ad una presenza il più marginale possibile, l’orso comunista non muovesse passo in Europa. L'Italia era al primo posto, nelle attenzioni, per via delle sue frontiere orientali. Ma non solo: sarebbe stato indispensabile intervenire anche nel caso di una vittoria elettorale del Fronte Popolare (Pci e Psi) che un rapporto del National Security Council dell'8 marzo 1948 valutava come una minaccia "per gli interessi americani nel Mediterraneo" sino al punto, in una prospettiva del genere, da "offrire assistenza militare ed economica al movimento clandestino anti-comunista".
E proprio quello che Giorgio Cavalleri racconta dalle sue origini, per certi aspetti ancora indecifrabili, i suoi primordi, i primi passi in quella direzione il che suona come una scoperta, qualcosa di non immaginabile. Ai "servizi" venne attribuito il compito di vigilare "con ogni mezzo" sugli equilibri raggiunti a tavolino tra Roosevelt, Churchill, Stalin in quel lontano inverno del '45. Per conseguire questo risultato fu lecito tutto e tutto fu programmato per tempo. Questo emerge dagli stessi archivi americani a cui Cavalleri ha attinto. Infatti, a partire dalla tarda primavera 1944, da una "base" della Repubblica Sociale Italiana sul laghetto di Montorfano nella Brianza comasca, il "Battaglione Vega", un nucleo speciale della Decima Mas, la famigerata unità di rastrellatori di partigiani nata dalle ceneri della gloriosa unità marinara protagonista di epiche imprese nel mar Mediterraneo, si stava addestrando in stretto contatto con la Regia Marina del governo badogliano del Sud, sotto il diretto controllo dell'Oss (i "servizi" americani di Donovan) per potere essere impiegato in operazioni di "intelligence" allo scopo di garantire stabilità politica nel segno della moderazione e al riparo da temuti ma improbabili sommovimenti comunisti.

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